• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Parlamento Europeo: no alla “colla per carne”

Il Parlamento Europeo ha bloccato l’autorizzazione della trombina come additivo alimentare. Soprannominata “colla per carne”, la trombina è un enzima di origine bovina o suina, che può essere usato per “incollare” resti di carne allo scopo di ricostituire pezzi interi. Con un voto molto stretto, i parlamentari europei hanno affermato che tale ricostituzione rischia di trarre in inganno il consumatore ed è pertanto inaccettabile.

La proposta di aggiungere la trombina bovina o suina alla lista di additivi approvati a livello UE era della Commissione europea. Ma i parlamentari hanno bloccato la proposta, appoggiando la risoluzione della commissione ambiente, passata per un solo voto, con 370 a favore, 262 contrari e 32 astensioni. Servivano infatti almeno 369 voti (la maggioranza assoluta) per esercitare il potere di veto del Parlamento secondo la procedura prevista. “I consumatori europei devono poter essere sicuri che, se comprano una bistecca o un pezzo di prosciutto, non si tratta di pezzi di carne incollati insieme”, ha detto davanti alla plenaria il presidente della commissione Ambiente Jo Leinen, tedesco, del gruppo dei socialisti e democratici. Di opinione diversa la spagnola Pilar Ayuso, del partito popolare, il centro-destra europeo: “la procedura è stata considerata sicura, ed è già praticata in vari paesi”.

Additivo o non additivo? Gli Stati membri dell’UE possono decidere di autorizzare l’utilizzo della trombina a livello nazionale, come “aiuto” alla trasformazione degli alimenti. La proposta della Commissione mirava a chiarire che la trombina è un additivo e, in quanto tale, dovrebbe essere sottoposto alle regole europee. Secondo la normativa europea, un additivo può essere autorizzato dall’UE solo se offre benefici ai consumatori, e non li trae in inganno. Secondo la proposta, i prodotti ricostituiti con la trombina avrebbero dovuto esporlo sull’etichetta, e non potevano essere usati dai ristoranti. Ma i deputati hanno ritenuto che tali misure non fossero sufficienti a garantire la dovuta trasparenza per il consumatore. Il Parlamento ha inoltre rilevato il più elevato rischio d’infezioni batteriche in prodotti ricostituiti con la trombina.

(fonte: Asterisco Informazioni)

Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Vino biologico: rinviata la decisione Ue

“Il rinvio della decisione comunitaria sul vino biologico fa, a dir poco, cadere le braccia: anche questa volta, come già per l’OCM vino, le sorti dei produttori vengono messe nelle mani dei Paesi non produttori. Il Veneto è il maggiore produttore di vino biologico e dovrebbero essere gli altri a chiederci che ne pensiamo, e invece ne dobbiamo subire le decisioni”. E’ sconcertato, e forse anche un po’ sconfortato, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, per un rinvio “che non sembra preludere a nulla di buono, arenato – pare – sulla questione dei solfiti. Stiamo forse prendendo in giro i consumatori al massimo livello?”

Regole per il “vino biologico”: a decidere, che siano i produttori. Il problema è solo apparentemente semplice: attualmente in Europa e in Italia non c’è il “vino biologico”, ma il vino “prodotto da uve biologiche”. Questo perché non ci sono regole precise per quali trattamenti riservare in cantina a queste uve per poter definire “biologico” il prodotto finale. I solfiti sono un elemento che si produce naturalmente nella trasformazione dell’uva in vino e che serve a preservalo dalle alterazioni naturali. Fissare una quantità significa di fatto autorizzarne anche un utilizzo “dall’esterno”, “fissarlo per il vino biologico a un livello poco più basso di quello già oggi legale per il vino “normale” – dice Manzato – è semplicemente poco serio, tenuto conto che i solfiti non sono un medicinale per gli esseri umani e che creano in alcuni individui problemi di intolleranza. Facciamo decidere i produttori, quelli veri. Invito il nostro governo ad un’azione forte su questo tema che apre più di una crepa sul sistema biologico in generale”.

Il Veneto è leader nazionale nelle coltivazioni biologiche, con 18 mila ettari di superficie dedicata (il 2 per cento della Superficie Agricola Utilizzabile della regione). Sul totale dell’export nazionale di prodotti biologici, il Veneto detiene una quota del 40 per cento, costituita per il 90 per cento da ortofrutta e vino, quest’ultimo vero e proprio fiore all’occhiello e prodotto principalmente nelle DOC Lison Pramaggiore (l’area omogenea vitata biologica maggiore al mondo), nella DOCG Conegliano Valdobbiadene, e nelle DOC veronesi.

(fonte Regione Veneto)

Nuovo logo comunitario per i prodotti biologici: istruzioni per l’uso

In data 31/03/2010 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il Regolamento Comunitario 271/2010 che modifica il Reg. CE 889/2008 e reca le disposizioni sull’utilizza del nuovo logo europeo per i prodotti biologici.
Il Regolamento prescrive che dal 1° Luglio 2010, per i prodotti biologici, dovrà comparire sulla confezione anche il logo comunitario di cui all’articolo 25, paragrafo 1, per quanto riguarda gli alimenti preconfezionati.

Istruzioni per l’uso. Quando viene usato il logo comunitario, il numero di codice dell’organismo di controllo deve essere collocato nello stesso campo visivo del logo biologico dell’UE inoltre deve comparire nello stesso campo visivo del logo e immediatamente sotto il numero di codice dell’organismo anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è comosto e compare nelle forme seguenti:

–    «Agricoltura UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata nell’UE,
–    «Agricoltura non UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata in paesi terzi,
–    «Agricoltura UE/non UE» quando parte della materia prima agricola è stata coltivata nella Comunità e una parte di essa è stata coltivata in un paese terzo.

Possibile anche l’indicazione di un Paese se tutte le materie prime agricole sono ivi prodotte. L’indicazione «UE» o «non UE» può essere sostituita o integrata dall’indicazione di un paese nel caso in cui tutte le materie prime agricole di cui il prodotto è composto siano state coltivate in quel paese. Ai fini della succitata indicazione possono essere omessi, in termini di peso, piccoli quantitativi di ingredienti purché la quantità totale di questi sia inferiore al 2 % della quantità totale, in termini di peso, di materie prime di origine agricola. La succitata indicazione non figura con colore, dimensioni e tipo di caratteri che le diano maggiore risalto rispetto alla denominazione di vendita del prodotto. Il logo e le relative diciture devono essere apposte in modo da risultare facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili. I riferimenti grafici del Logo comunitario devono rispettare le indicazioni riportate all’allegato XI del reg. CE 889/2008.

Quando il logo comunitario non può essere utilizzato o è facoltativo. Per i prodotti con ingredienti biologici inferiori al 95%; i prodotti della caccia e della pesca con ingredienti biologici; i prodotti in conversione e per i prodotti al di fuori del campo di applicazione del regolamento 834/2007 come ad es. i prodotti cosmetici, tessili, pet-food, ecc. L’uso del logo è facoltativo per i prodotti importati dai paesi terzi. Tuttavia, se il logo comunitario figura nell’etichettatura, questa riporta anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

(Fonte: CCPB controllo e certificazione)

Apre il portale europeo delle dogane

La Commissione Europea avvia la prima fase del sito web dedicato a chi opera nell’import ed export. Il nuovo portale delle Dogane comunitarie si chiama European Customs Information Portal (ECIP) e si rivolge a tutti coloro (trasportatori, produttori e commercianti) che effettuano operazioni doganali nell’importazione ed esportazione delle merci dall’Unione Europea.

Il sito web intende diventare il punto d’accesso per tutte le informazioni pratiche sulle procedure doganali, comprese quelle amministrative e legali. Inoltre, il portale consente un unico punto d’accesso ai singoli siti web delle Dogane dei vari Paesi comunitari. La fase iniziale dell”ECIP è focalizzata sull’emendamento sulla sicurezza (Safety and Security) del Codice Doganale, che entrato in vigore il primo luglio 2009.

(fonte Trasporto Europa)

Zibaldone europeo: aviaria, Ogm, emissioni CO2, fonti rinnovabili

L’influenza aviaria rimane una minaccia. Nonostante l’azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus dell’influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 Paesi infettati all’apice dell’epidemia mondiale del 2006, la malattia persiste in cinque Paesi rappresentando perciò ancora una minaccia per la salute animale ed umana. Alla vigilia della Conferenza internazionale sull’epidemia animale, che si aprirà lunedì ad Hanoi, la FAO segnala che, nonostante i notevoli risultati ottenuti, il virus H5N1 è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina. La guardia non va dunque abbassata.

Efsa - Parma

Dibattito OGM . In questi ultimi giorni, il dibattito su OGM sì OGM no è tornato ad animarsi. Il Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha ribadito che l’Esecutivo “per principio non è né a favore né contrario agli OGM” e che “le recenti decisioni in materia si sono basate esclusivamente sulla posizione dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare di Parma”. Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, si è detto d’accordo con la posizione di Barroso.

Riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050. L’istituto indipendente European Climate Foundation (ECF) ha trasmesso alla presidenza spagnola dell’UE e ai Commissari europei Günther Oettinger (Energia) e Connie Hedegaard (Clima), una relazione intitolata “Tabella di marcia 2050 per un’Europa prospera e a bassa emissione di carbonio”, che esamina la fattibilità di una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, come deciso dal Consiglio europeo nell’ottobre 2009.

Produzione di energia da fonti rinnovabili: nuovo bando. Con DGR n 1189 è stato approvato il bando relativo all’Azione 2.1.1 del POR Veneto 2007/2013 “Incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili”. L’importo messo a bando è di 6.759.012,20 euro. La scadenza del bando è fissata per il 14/08/2010. Per informazioni e approfondimenti sul POR Veneto è possibile consultare il sito internet regionale alla pagina: http://www.regione.veneto.it/Economia/Programmi+Comunitari/  Per avere specifiche informazioni sul bando qui segnalato: http://www.regione.veneto.it/Bandi+Avvisi+Concorsi/Bandi/POR+CRO+FESR+2007-2013.htm

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa

foto Fao

Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.

Commercio equo e solidale in aumento nei paesi sviluppati fino al 10%. Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 e il 10%, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.

Tuttavia, gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria. Non solo, per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all’etichettatura di biologico.I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà e a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati remunerativi.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/Fao)

Chi inquina paga

Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili dell’inquinamento. E’ la Corte europea di Giustizia ad affermare questo principio sulla base di un caso verificatosi in Italia e precisamente in provincia di Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico.

Responsabilità ambientale. Secondo la Corte, i Paesi dell’UE possono anche subordinare il diritto degli operatori a utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti dal caso di inquinamento. La direttiva europea sulla responsabilità ambientale prevede che, per determinate attività, chi abbia provocato un danno ambientale, o una minaccia imminente di provocarlo, è considerato responsabile dell’inquinamento. Quindi, deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l’onere finanziario, secondo il principio “Chi inquina, paga”.

Necessario però avere indizi plausibili. Il giudice europeo ha ribadito che le autorità nazionali possono imporre ad alcuni operatori delle misure di riparazione dei danni ambientali, a causa della vicinanza dei loro impianti a una zona inquinata. Il tutto senza avere preventivamente indagato sugli eventi all’origine dell’inquinamento, né avere accertato l’esistenza di un illecito in capo agli operatori e nemmeno un nesso di causalità tra questi ultimi e l’inquinamento rilevato. Occorrono tuttavia, conformemente al principio “chi inquina paga”, indizi plausibili, quali la vicinanza dell’impianto dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Quale futuro vogliamo per l’agricoltura europea? Due mesi per dire via web la nostra opinione.

Si è aperto in questi giorni il dibattito pubblico sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) nell’Unione Europea. Fino alla fine di giugno, tutti i cittadini europei potranno collegarsi alla pagina web  http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate e rispondere a una serie di domande, esprimendo così la propria opinione sul futuro della PAC.

Le domande sono le seguenti:

  • Perché una politica agricola comune europea?
  • Quali sono gli obiettivi che la società assegna all’agricoltura in tutta la sua diversità?
  • Perché riformare la PAC e in che modo renderla rispondente alle aspettative della società?
  • Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

A luglio i risultati della consultazione. Al termine del dibattito pubblico, un organismo indipendente redigerà una sintesi dei contributi pervenuti e nel mese di luglio la Commissione europea organizzerà una conferenza per illustrare i risultati della consultazione. La Commissione auspica che emergeranno idee importanti per elaborare la Comunicazione sulla PAC dopo il 2013 che sarà presentata alla fine del 2010. Il dibattito in corso riguarda dunque gli obiettivi futuri della PAC nell’ambito della strategia Europa 2020, mentre la discussione sui mezzi per raggiungerli avverrà in un secondo tempo.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

PAC e misure di mercato dopo il 2013

La Presidenza spagnola ha presentato un documento di sintesi frutto di un profondo dibattito in seno alle Istituzioni europee. Il testo, presentato in occasione del Consiglio agricoltura del 29 marzo scorso, vede, come spesso accade in queste occasioni, gli Stati membri collocarsi su posizioni diverse.

La Francia, sostenuta da Finlandia e Irlanda, ha chiesto che il documento rimarchi con forza il ruolo strategico svolto dal settore agricolo, evidenziando il contributo potenziale “alla strategia UE 2020 per la crescita sostenibile e l’occupazione”. La delegazione tedesca, invece, si è rammaricata di non aver ritrovato nel testo la sua posizione, in particolare a proposito della necessità di migliorare ulteriormente l’orientamento dei mercati e del fatto che non appare necessario introdurre nuove misure.

I passaggi salienti del documento. In pratica, il testo della Presidenza spagnola sottolinea che:

  • una maggioranza di Paesi ritiene che l’orientamento dei mercati raggiunto dall’agricoltura europea (dopo le riforme della PAC intraprese dal 1992) è sufficiente;
  • questi Paesi mettono in evidenza la necessità di continuare a disporre in futuro di una rete di sicurezza efficace, tenuto conto della volatilità sempre maggiore dei prezzi e dell’instabilità del mercato;
  • alcuni Ministri hanno sottolineato la necessità di esaminare la possibilità di prevedere ulteriori misure di gestione del mercato (creazione di sistemi di garanzia dei redditi, rafforzamento delle organizzazioni di produttori e della cooperazione interprofessionale, miglioramento della trasparenza dei prezzi e del funzionamento della catena alimentare);
  • un numero sostanziale di Stati membri auspica che la PAC futura istituisca un meccanismo finanziario che consenta all’UE di reagire rapidamente e con flessibilità a situazioni di gravi crisi.

Prossime tappe. I Ministri europei dell’Agricoltura discuteranno ancora sul futuro della PAC in occasione della riunione informale che si svolgerà il 30 maggio e il 1° giugno a Merida (Spagna). Successivamente, la Commissione dovrebbe presentare una comunicazione sulla PAC del dopo 2013 alla fine dell’autunno 2010, per giungere quindi a delle proposte legislative attorno alla metà del 2011.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)