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Galan: il futuro del commercio ortofrutticolo passa per l’unione dei produttori

Giancarlo Galan, Ministro dell'Agricoltura

In occasione di una visita, il 7 marzo 2011, al Mercato agroalimentare (Maap) di Padova, il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha dichiarato: “L’Italia è il quinto Paese al mondo come produzione di frutta e primo in Europa, eppure deve crescere nelle esportazioni, nella capacità di vendere. Per raggiungere l’obiettivo è necessario attivare tutte le leve a disposizione: è bene utilizzare la produzione di energia da fonti rinnovabili nei mercati come fatto qui al Maap (il Mercato agroalimentare di Padova), ancora più importante è costruire piattaforme logistiche che agevolino lo sviluppo degli scambi. Occorre pertanto avere basi nei mercati, in Russia, ad esempio, dove è necessaria una base in loco, altrimenti vendere diventa difficilissimo”.

“Sono molto orgoglioso della bandiera italiana che mi è stata preparata qui a Padova – ha proseguito Galan – composta con prodotti ortofrutticoli per il 150esimo anno dell’Unità d’Italia, simbolo di un comparto che dovrebbe rappresentare uno dei traini per la nostra economia. Bisogna che tutti i produttori di ortofrutta lavorino per un obiettivo comune: crescere in Europa, consorziandosi maggiormente. Siamo produttori di grande qualità, ma soffriamo di un grande gap rispetto alla Francia e alla Germania, un ritardo che va assolutamente colmato. E’ per questo che ribadisco l’urgenza di smetterla con la malsana competizione portuale al nord: creiamo un porto comune che metta insieme Venezia, Trieste e Capo d’Istria. Solo così si potrà sfruttare al meglio il cosiddetto green corridor da Alessandria a Venezia”.

(fonte Agi.it)

Nasce il “super Consorzio” Radicchi Veneti per promuovere nei mercati internazionali la rinomata cicoria

Presentazione Consorzio Radicchi Veneti a Berlino (foto http://www.viniesapori.net)

Una “cabina di regia” per coordinare e favorire la penetrazione commerciale dei Radicchi IGP Veneti nel mercato internazionale. Questo è quanto si propongono i tre Consorzi di tutela delle diverse varietà del prodotto Igp veneto (Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP, Radicchio di Verona Igp e Radicchio di Chioggia Igp), intenzionati ad adottare una strategia che prevede la creazione di un Consorzio di secondo livello, capace di rendere sinergica l’azione dei singoli Consorzi.

Un progetto inedito a livello nazionale, presentato lo scorso 11 febbraio alla fiera ortofrutticola internazionale Fruit Logistica. Dallo stand espositivo della Regione Veneto, Paolo Manzan, presidente del Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp (soggetto capofila del progetto), assieme a Lorenzo Ambrosi e Patrizio Garbin, presidenti rispettivamente del Consorzio Radicchio di Verona Igp e del Consorzio Radicchio di Chioggia Igp, hanno illustrato nel dettaglio il piano d’azione mirato ad un accrescimento qualitativo della comunicazione del prodotto radicchio e quindi ad un aumento del fatturato delle imprese produttrici.

Nello scenario nazionale ed internazionale del mercato dei prodotti agroalimentari, il settore dell’ortofrutta rappresenta un’importante sezione dell’economia agroalimentare veneta, soprattutto per quanto riguarda alcuni mercati chiave dell’Europa Centrale e degli Stati Uniti. In questo momento di crisi globale, l’Euro forte ha danneggiato le produzioni europee a vantaggio delle produzioni del Nuovo Mondo, che godevano di un rapporto qualità prezzo più alto già in precedenza. La competizione si è stabilizzata verso il basso, verso prodotti di prima fascia, dove le produzioni italiane purtroppo a parità di prezzo si dimostrano essere meno competitive in termini di valore aggiunto.

Necessità di far sistema. La concorrenza con questi Paesi si può contrastare intraprendendo un percorso di miglioramento dell’immagine, connesso ad un’attività di promozione che sappia rivalutare il territorio e l’insieme della produzione stessa. Da qui la necessità di “fare sistema” per una più efficace incidenza commerciale del prodotto radicchio. Il nuovo Consorzio nasce dunque per coordinare una campagna di informazione univoca, che porti a una maggiore conoscenza sia della marca che della certificazione del prodotto. Un’iniziativa capace non solo di contribuire al fatturato dei produttori veneti, ma anche di generare importanti riflessi sull’intera economia regionale: puntando sulla stretta correlazione tra cibo e territorio di origine, la campagna informativa promossa dal nuovo Consorzio porterà ad un aumento della consapevolezza da parte dei consumatori e distributori dell’importanza di questo legame, che rappresenta per il Veneto un’essenziale leva per la valorizzazione, anche turistica, dei prodotti e dei territori.

(fonte Asterisco Informazioni)

Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Crescono le cooperative nel sistema ortofrutticolo

”Un sistema ortofrutticolo di 600 cooperative che da’ lavoro a 19 mila persone, con un giro d’affari complessivo di 4,6 miliardi di euro, elevati livelli di mutualita’, dal momento che la media dei conferimenti da parte dei soci si attesta all’86% e raggiunge l’89% nel settore degli ortofrutticoli trasformati”. Sono questi i numeri diffusi lo scorso 25 gennaio da Davide Vernocchi, presidente del settore ortoflorofrutticolo di Fedagri-Confcooperative, nel corso dell’Assemblea nazionale del comparto, organizzata presso la Camera di Commercio di Cremona. Numeri che, nonostante la crisi ancora in atto, ”dimostrano la stabilita’ strutturale della cooperazione che opera nei comparti orticolo, frutticolo e florovivaistico”.

Riguardo le dimensioni economiche, spiega Vernocchi, ”il 7,5% delle cooperative detiene il 70% del fatturato (per una dimensione media di 7,7 milioni di euro). Inoltre il 40% del fatturato proviene dalla trasformazione ed e’ realizzato dal 20% delle imprese. Sul fronte della provenienza della materia prima, invece, ben l‘82% del prodotto della cooperazione ortofrutticola di Fedagri deriva dall’ambito locale, a garanzia dell’origine. Le nostre cooperative si distinguono anche per l’alta propensione all’export, strettamente correlata alle dimensioni di impresa, con il 43% delle aderenti che esporta regolarmente. L’internazionalizzazione si rileva sempre piu’ determinante nella crescita del sistema ortofrutticolo: a gennaio 2011 le esportazioni sono cresciute del 19% rispetto a gennaio 2010”.

(fonte Asca.it)

E’ nato il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia (RO)

Venerdì 21 gennaio scorso, presso il Mercato Ortofrutticolo di Lusia (RO), è stato costituito il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia. Il Consorzio promuoverà e diffonderà l’insalata certificata polesana dal produttore al consumatore. Avrà inoltre il compito di sorvegliare la corretta produzione e commercializzazione dell’insalata IGP di Lusia, difendendone il marchio e promuovendolo sui mercati nazionali ed esteri. A far parte del Consorzio, che sarà effettivamente attivo dalla prossima primavera, 20 produttori e 6 confezionatori. Il CdA è composto da 6 produttori (Alessandro Braggion, Presidente,  Mauro Magon,  Vice Presidente e poi Giovanni Dal Bello, Paolo Barsison, Giovanni Pavarin, Gianni Pomaro) e da 3 confezionatori (Luca Gastaldello, Fabio Masiero e Renato Maggiolo).

Il chi è dell’insalata IGP di Lusia. Appartiene alla famiglia Asteracee Lactuca Sativa e si presenta nelle due varietà Capitata o Cappuccia e Crispa o Gentile. La zona di produzione ricade all’interno di alcuni comuni della provincia di Rovigo, quali Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo e della provincia di Padova quali Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Il periodo di coltivazione garantisce la presenza sul mercato del prodotto per 10/11 mesi all’anno. L’Insalata di Lusia IGP va conservata in luoghi freschi e asciutti, al riparo da luce o fonti di calore. Per non compromettere la turgidità e la croccantezza delle foglie, è importante che le fasi di raccolta, toelettatura, lavaggio e confezionamento dell’Insalata di Lusia IGP siano molto ravvicinate. L’Insalata di Lusia IGP contiene vitami­na A e C, calcio e ferro, è ricca di fibre ed è conosciuta per le sua dote rinfrescante e depurativa. La lattuga è ricca di acido folico regolatore del sistema ormonale che aiuta il risveglio primaverile; inoltre per la composizione del lattice il consumo di lattuga risulta essere un blando analgesico e un ottimo rilassante.

Le origini dell’insalata di Lusia. La produzione di ortaggi ha avuto inizio nel Veneto a partire dai primi anni del Novecento, inizialmente ad esclusiva conduzione familiare. A partire dal 1933 compare chiaramente la dicitura lattuga o salata riferita alla Lattuga Cappuccia. La prima documentazione statistica, che risale agli anni ‘50 e coincide con la fondazione della Centrale Ortofruttucola di Lusia, vede le insalate tra i primi prodotti, in termini quantitativi, seconde alla patata. Negli anni ’60 poi alcuni commercianti di Lusia, che frequentavano il mercato di Verona, notarono la Lattuga Gentile che venne presto introdotta nella maggior parte delle aziende locali, con ottimi risultati. Queste ultime furono così inentivate a mettere in atto una vera e propria selezione per migliorare la coltivazione e le caratteristiche organolettiche di questa insalata.

(fonte flashplaza.it/provincia di Rovigo)

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)

11-12 e 16-19 dicembre: radicchio protagonista nel trevigiano e nel vicentino

foto Strada del Radicchio rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Veneto

Il radicchio rosso, uno dei re indiscussi della cucina invernale veneta, e’ il grande protagonista dell’attesa del Natale, grazie a feste ed esposizioni che coinvolgono gran parte delle localita’ di produzione.

Dal 16 al 19 dicembre, nel trevigiano, si terra’ la ”Mostra del Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto”, che quest’anno propone un connubio originale. Per quattro giorni la piazza principale della citta’ del Giorgione sara’ animata da diverse iniziative e attivita’, quali il concorso per il miglior radicchio variegato e le degustazioni di piatti con questo prodotto. Ad accompagnare le specialita’ ci saranno il Vespaiolo e gli altri vini Breganze Doc del Vicentino. Ad attirare l’interesse dei gourmet in particolare sara’ la Cena di Natale del 17 dicembre: organizzata in collaborazione con la ”Strada del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco”, vedra’ protagonista un menu abbinato ai ”nettari” di una cantina di Breganze, tra cui la Rosa di Sera Spumante, il Cabernet Doc Savardo, il Pinot Nero e il Torcolato Breganze Doc.

Nel basso Vicentino, ad Asigliano, sino a domenica 12 dicembre, si terra’ la 21/a Festa del Radicchio, a cui si affianca l’8/a Rassegna provinciale delle verdure d’inverno. L’iniziativa, promossa da Vicenza Qualita’ in collaborazione con la Coldiretti Vicenza, intende valorizzare questa ”perla” dell’agroalimentare locale, richiesta e apprezzata anche dall’estero. Importanti eventi in calendario nel week-end: sabato 11 lo stand gastronomico proporra’ risotti a base di radicchio rosso e salame ai ferri, mentre domenica mattina una marcia non competitiva offrira’ un’immersione nel territorio attraverso le coltivazioni dell’ortaggio. Sempre domenica si terra’ in piazza una mostra mercato dei prodotti tipici, con la presenza di casari, fornari e polentai, ad animare la piazza.

(fonte Ansa Veneto)

La cucina di Carlo Goldoni

Carlo Goldoni

(di Umberto Tiozzo, socio Argav) È proprio la Zucca Marina di Chioggia la protagonista del divertente equivoco su cui si basa la commedia Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni. Infatti è per colpa di Toffolo Marmottina, il quale offre un pezzo di succa barucca a Lucietta, novizia di Titta-Nane, che si innesca la serie di pettegolezzi, maldicenze e incomprensioni che fanno scoppiare gli spassosi litigi nella comunità di pescatori chioggiotti.

Non di solo zucca vive…il teatro di Goldoni, ma di tutte le verdure dell’orto veneziano! Ma non è questo l’unico passo in cui Goldoni alla penna affianca anche il mestolo. Nel suo teatro, infatti, si avverte spesso un buon odore di cucina e nelle sue commedie troviamo un panorama della gastronomia veneziana, nella quale si fa un largo impiego di verdure. Come la cipolla, ad esempio, che nel saòr, tipica preparazione marinara, oltre a servire come conservante delle pietanze, evitava lo scorbuto a quanti erano costretti a vivere per lunghi periodi sulle barche. Verdure anche nel mazzetto di odori per il bollito, il piatto giornaliero della borghesia veneziana, in genere misto con pollo o cappone, dindio (tacchino), vitello, castrato e, talvolta, anche pecora; il tutto servito con altre verdure per la salsa “verde”. Ogni gourmet che si rispetti ha una ricetta segreta da suggerire, così anche il vecchio Todero, in Sior Todero Brontolon, propone la sua al servitore Gregorio per la cottura del riso: «I risi se mette súso bonóra, acciò che i créssa e i fássa fazión…a Fiorenza…i li fa bóger tre ore. E mezza lira de risi basta per otto o nove persone!».

Oggi domenica 28 novembre, al Mercato orticolo di Brondoo zucca protagonista a tavola e nello spettacolo. Gran finale del mese di iniziative per la valorizzazione della Zucca Marina di Chioggia, messe in campo da Chioggia Ortomercato. A partire dalle 11:00 l’appuntamento è al Mercato orticolo di Brondolo , dove nel padiglione ovest si svolgerà la manifestazione “Zucca per tutti”, con la prima edizione della gara gastronomica con piatti e preparazioni a base di zucca. Dopo aver assaggiato le pietanze preparate da 9 ristoranti chioggiotti, alle 14:00 la manifestazione concluderà in bellezza con la messa in scena de “Le Baruffe Chiozzotte” di Carlo Goldoni da parte di Teatronovo di Chioggia (n.d.r.)

 

Russia principale importatore dell’ortofrutta UE

L’export dell’Unione Europea di ortofrutticoli freschi verso la Russia è pari al 55% in termini di volume e al 33% in termini di valore. La Russia rappresenta una destinazione importante per l’export ortofrutticolo europeo, con un forte potenziale di crescita ulteriore. Dal 2000 le esportazioni sono aumentate ogni anno, sia in volume che in valore. La tendenza al rialzo si è bloccata nel 2009, a causa della crisi economica; lo scorso anno si è infatti registrato un calo del 6% in volume per le esportazioni di ortaggi, mentre per il comparto frutta la situazione è rimasta improntata al rialzo. Le esportazioni di pomodori europei verso il grande Paese euroasiatico hanno registrato un aumento del 137,8% tra il 2005 e il 2008. L’export di ortaggi è aumentato del 35,7% nel periodo 2005-2008. Secondo Freshfel Europe, il consumo ortofrutticolo in Russia è in crescita, ma rimane al di sotto del livello di consumo dell’Europa occidentale e ben lontano dai 400 grammi al giorno stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le previsioni indicano che la vendita di frutta e ortaggi in Russia crescerà e il consumo tra il 2008 e il 2015 potrebbe raddoppiare fino a raggiungere i 25 miliardi di euro all’anno.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/SSV)

L’Asparago di Badoere diventa Igt

foto Consorzio Asparago di Badoere

Anche l’Asparago di Badoere è ufficialmente a Indicazione Geografica Protetta, tutelato a livello europeo e mondiale. Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 271 è stato infatti pubblicato il Regolamento (CE) n. 923 del 14/10/2010, riguardante appunto la registrazione della denominazione “Asparago di Badoere IGP”. La richiesta d’iscrizione, con il relativo disciplinare, era stata pubblicata il 29 gennaio scorso e da allora non è perveuta alcuna oservazione o opposizione da parte altri Paesi della Comunità.

In Veneto 33 prodotti Igp. “Con l’Asparago di Badoere – ha commentato l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato – il numero di produzioni agricole e agroalimentari regionali a denominazioni vola ancora più in alto. E continuerà a salire. Con questa IGP siamo ormai a quota 33, con la quasi totalità del prodotti relativa esclusivamente al territorio regionale: un dato che fa del Veneto la prima regione italiana in assoluto per varietà tutelate da denominazione europea, cui si aggiungono 26 DOC e 8 DOCG, in procinto di diventare 11, e oltre 350 prodotti tipici. E’ un vero e proprio tesoro di sapori del territorio, una fonte di reddito per le nostre imprese agricole – ha concluso Manzato – che vogliamo e dobbiamo difendere, promuovere e valorizzare dagli assalti della banalizzazione e di una mondializzazione standardizzata, senza volto e di ignota qualità, magari imposta da potentati economici altrui”.

Due le tipologie, bianca e verde. L’Asparago di Badoere è un prodotto davvero identitario e ha una lunghissima tradizione: l’origine sembra risalire all’adesione delle terre venetiche alla Roma repubblicana e imperiale. Con questa IGP, la Provincia di Treviso può vantare ben due Indicazioni protette di asparagi (c’è infatti anche quella di Cimadolmo), cui si affianca la DOP Asparago di Bassano. L’Asparago di Badoere si presenta in due tipologie: quella “bianca” (5 varietà) e quella “verde” (5 varietà). Quello bianco presenta un sapore dolce, non acido né salato, tenero e privo di fibrosità; quello verde ha invece sapore marcato, non acido né salato, con aroma fruttato ed erbaceo persistente. Viene prodotto nell’areale che include i comuni di Piombino Dese e Trebaseleghe (Padova), Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano, Morgano, Paese, Preganziol, Quinto, Resana, Treviso, Vedelago, Zero Branco (Treviso) e Scorzè (Venezia).

(fonte Regione Veneto)