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Ittiturismo, la Giunta del Veneto fissa le regole per le autorizzazioni

pescavongole caleri

Pesca vongole Porto Caleri

La Giunta regionale ha approvato le disposizioni applicative finalizzate all’esercizio dell’ittiturismo, ovvero di somministrazione pasti ed ospitalità da parte delle imprese ittiche venete.

Una nuova opportunità per le imprese ittiche venete. La legge che ha previsto in Veneto questa innovativa forma di attività turistica connessa alle attività della pesca professionale e dell’acquacoltura aveva infatti disegnato una cornice generale, la cui realizzazione concreta ha richiesto una profonda disamina di tutte le questioni messe in campo, in considerazione della interdisciplinarietà della materia e quindi dalla molteplicità di Istituzioni coinvolte. Tra le disposizioni applicative vi è quella che riguarda la validità del “corso di pescaturismo” ai fini dell’esercizio anche dell’attività ittituristica. “Di fatto ora questa attività può prendere il via – sottolinea l’assessore alla pesca e all’agricoltura del Veneto Franco Manzato – fornendo alle imprese ittiche venete una nuova opportunità per integrare il proprio reddito attraverso attività che tendono a promuovere l’ammodernamento, la sostenibilità e l’inclusività delle imprese stesse attraverso la valorizzazione delle proprie produzioni, delle tradizioni e delle tipicità locali delle nostre aree costiere, lagunari e lacuali”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca e turismo in Veneto. Manzato: opere a mare valutate con i pescatori.

pescavongole caleri“Ogni tipo di opera a mare dovrà essere valutata, prima della realizzazione, anche dal tavolo permanente della pesca professionale, costituito insieme alle associazioni di categoria per regolare il settore peschereccio e per gestire flora e fauna ittica”. Lo ha ribadito l’assessore alla pesca del Veneto Franco Manzato, nei giorni scorsi a Caorle, in provincia di Venezia, per il workshop sul tema “Creare una filiera per il pesca turismo – ittiturismo. Il punto di vista del settore produttivo”.

In arrivo risorse per il settore. I dati evidenziano che il turismo costiero genera un altissimo numero di pernottamenti registrati (nel solo Veneto sono circa 25 milioni l’anno), con presenze nelle spiagge che si valutano in circa 65 milioni, generando un valore valutabile in 4,7 miliardi di euro. “Questo significa che il Veneto ha, nell’ittiturismo e nel pesca turismo, potenzialità enormi – ha ricordato Manzato – e soprattutto può creare ulteriori opportunità con il sistema turistico costiero, creando sinergie tra gli operatori delle strutture ricettive e coloro che operano nel pesca e ittiturismo”. “La Giunta regionale sta lavorando per ampliare le possibilità di questo settore – ha concluso l’assessore – mettendo a disposizione risorse provenienti da fonti diverse: comunitarie (fondi Feamp, fondi Feasr e Fesr, e progetti Leader) e regionali; nel bilancio 2014 sono stati stanziati 5 milioni di euro destinati alla pesca e all’acquacoltura”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca. Effetti preoccupanti del maltempo sui molluschi in Basso Polesine

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Vongolari, foto Impresapesca Coldiretti Rovgo

Filari di allevamento di mitili spezzati e stagnazione di acqua dolce, in particolare nella laguna di Marinetta, stanno innescando le prime morie di vongole veraci.  E’ il preoccupante esito dei primi sopralluoghi degli operatori mitilicoltori e venericoltori negli allevamenti in concessione demaniale bassopolesani, dopo le abbondanti precipitazioni che hanno messo in ginocchio il Veneto e le forti mareggiate che hanno spazzato il litorale polesano.

Stress e moria molluschi. Impresapesca Coldiretti Rovigo rilancia l’appello a regione del Veneto, Genio civile e Consorzio di bonifica Delta del Po affinché attivino i necessari interventi di tutela ambientale produttiva e di vivificazione.  “La laguna di Marinetta – affermano Massimo Lazzarin e Diego Crivellari, presidenti dei Consorzi Delta nord e Molluschicoltori veneti di Rosolina – è stata negli ultimi anni caratterizzata da frequenti morie, a causa dell’insufficiente ricambio idrico della laguna di Vallona, contigua a quella di Marinetta, accentuato dagli sbarramenti dovuti alle palificazioni artificiali e dall’interramento della bocca a mare di Porto Levante. La situazione presente accentua il ristagno di acqua dolce in Marinetta al punto da creare uno stress nei molluschi e nei casi più gravi la loro moria”.

Necessari interventi di vivificazione. Secondo i tecnici di Impresapesca Coldiretti Rovigo, negli allevamenti di mitili, ubicati in mare aperto da Porto Levante a Scardovari, si sono rilevate rotture dei filari di allevamento con la conseguente perdita del prodotto che sarebbe giunto a maturazione in primavera. Roberto Banin, presidente della Cooperativa mitilicoltori di Scardovari, ha iniziato in questi giorni, appena le condizioni meteo lo hanno reso possibile, la ricognizione dei danni all’interno delle aree di allevamento, ma i primi risultati stanno preoccupando gli allevatori in vista della prossima campagna di cozze a Scardovari.  Per Impresapesca Coldiretti è prioritario attivare gli interventi di tutela ambientale produttiva negli ambienti lagunari del Delta del Po, che sono estremamente sensibili e tendono a mutare continuamente, interrandosi a causa dell’apporto dei sedimenti dai fiumi e dalle mareggiate. Per questo occorre intervenire con opere di vivificazione per non perdere in maniera irreversibile aree le cui eccellenze ittiche sono riconosciute a livello europeo.

(Fonte: Impresapesca Coldiretti Rovigo)

Pesca. Veneto premiato a Roma come regione capofila del “BuonPescato Italiano”

buon-pescato-italianoLa Regione del Veneto è stata premiata a Roma dalla Direzione Generale Pesca ed Acquacoltura del Ministero per le Politiche Agricole in qualità di promotrice e capofila dell’iniziativa “Il BuonPescato Italiano”.

L’80 per cento dei prodotti ittici in vendita proviene dall’estero. La manifestazione itinerante “Il BuonPescato Italiano” è stata realizzata nel corso del 2013 per promuovere la conoscenza e il consumo delle specie marine pescate nei nostri mari (in Italia l’80 per cento dei prodotti ittici messi in vendita proviene dall’estero), convenienti sia sotto il profilo economico sia per quando riguarda caratteristiche organolettiche e nutrizionali. L’iniziativa ha interessato cinque regioni, e tra queste il Veneto era l’unica del Nord e ha fatto da apripista alle altre. Un autoarticolato attrezzato ha toccato tutti i capoluoghi di provincia della regione, da Belluno a Treviso, dove si è svolta la festa del Buon Pescato con stand gastronomici e assaggi delle specie ittiche autoctone dell’alto Adriatico.

(Fonte: Regione Veneto)

Nasce il Consorzio Trentino di Piscicoltura

Nasce-il-consorzio-trentino-di-piscicoltura_largeNasce il consorzio trentino di piscicoltura, uno spin-off tra Fondazione Edmund Mach e l’associazione ASTRO per la produzione intensiva del Carpione, un pesce esclusivo del lago di Garda che San Michele ha contribuito a salvare dall’estinzione studiandone la biologia e mettendo a punto una metodica di riproduzione e allevamento.

Obiettivo del consorzio. Sarà quello di fornire materiale da semina per recuperare la specie e produrne un quantitativo rilevante per l’immissione sul mercato. Si tratta di un risultato molto importante per il Trentino e, più in generale, per la salvaguardia del suo patrimonio ittico. La Fondazione Mach è riuscita in un intento risultato vano per altri enti e istituti. Le attività di ricerca e sperimentazione sono partite nel 2008 dal recupero di tre esemplari pescati nel Garda da alcuni pescatori veronesi che collaborano con il centro ittico di San Michele. “Per la Fondazione Mach – spiega il direttore generale, Mauro Fezzi– la costituzione del consorzio è motivo di soddisfazione perché rappresenta un riconoscimento dell’impegno dedicato al settore dell’itticoltura. Se il consorzio avrà successo potrà rappresentare anche un modello importante per la valorizzazione dell’ambiente, attraverso la salvaguardia di questa specie, e non ultimo, un’interessante fonte di entrata per la Fondazione stessa”.

Cosa farà il Consorzio. La Fondazione Mach ha messo a punto e validato scientificamente una serie di metodologie per la riproduzione in cattività di questo pesce che metterà a disposizione del Consorzio. Fornirà un numero adeguato di riproduttori per la produzione delle uova, dei quali il Consorzio assumerà la custodia, e trasferirà materiale ittico di rimonta e di rinsanguamento del parco riproduttori del Consorzio. “Riteniamo che la possibilità di allevare e commercializzare un pesce di alta qualità e prelibatezza come il Carpione del Garda –spiega il direttore di Astro, Diego Coller – sia una grande opportunità per il nostro settore, in quanto possiamo inserire nella nostra gamma di prodotti un altro pesce di acqua dolce, accanto alla trota e al salmerino alpino, che può consentirci di affermarci sul mercato in una posizione importante fra i produttori di pesce d’acqua dolce. Sarà impegno di ASTRO di commercializzare il Carpione nelle zone dove questo è maggiormente conosciuto, ma anche far sì che possa essere apprezzato anche nei restanti territori nazionali ed anche esteri”.

Il progetto Carpiogarda: studiata la biologia del Carpione e brevettato il modello di riproduzione. “Nel 2008 è stato avviato il progetto Carpiogarda le cui finalità erano lo studio della biologia riproduttiva del Carpione ed il protocollo di allevamento. Successivamente gli approfondimenti scientifici e sperimentali hanno consentito di produrre un know-how ed il 21 settembre 2012 la richiesta di brevetto” spiega l’inventore Fernando Lunelli, che dirige l’impianto ittico della Fondazione Mach e che ha curato l’intero progetto di recupero. Il forte interesse economico (esigenze di mercato pari a circa 100 t/anno) e naturalistico (recupero conservazione della specie) per tale specie ha maturato l’idea di costituire lo spin-off tra la Fondazione Mach e ASTRO.

Il Carpione, pesce esclusivo del lago di Garda, dalle carni molto prelibate. Il Carpione (Salmo carpio L.,1758) vive solo nel Lago di Garda. È un salmonide, simile alla trota lacustre, ma di taglia più piccola, dalla biologia riproduttiva particolare ed unica nei salmonidi dato che si riproduce due volte all’anno a notevoli profondità (da -80 m a -180 m) sui versanti ghiaiosi di frana sommersa oppure su sedimenti fluviali sommersi, principalmente della sponda bresciana. Comportamento gregario, alimentazione costituita da plancton e piccoli crostacei anche negli adulti, carni chiare e molto prelibate. Dall’arte culinaria è considerato al top delle specie d’acqua dolce. Negli anni precedenti agli anni Sessanta la pesca professionale produceva mediamente circa 250 quintali all’anno (dichiarati) con punte oltre i 450 quintali mentre negli ultimi anni, periodo 2007-2013, le catture sono inferiori a 50 kg. Per i pescatori professionisti rivestiva una fonte economica rilevante ed un indotto per tutto il territorio rivierasco e oltre, fino a Milano.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Bando per valorizzazione pesca amatoriale e tutela fauna ittica acque interne del Veneto. Domande di contributo entro il 25 novembre 2013.

Pesca a moscaPer finanziare azioni di valorizzazione della pesca amatoriale e iniziative di tutela della fauna ittica delle acque interne, la Giunta veneta ha messo formalmente sul piatto 250 mila euro. “La somma, come è stato stabilito nella recente riunione del Tavolo Blu – ha spiegato l’assessore alla pesca del Veneto, Franco Manzato, – verrà assegnata tramite bando alle associazioni di pescasportiva del Veneto: la metà per il finanziamento di progetti volti alla valorizzazione del mondo associativo della pesca sportiva ed amatoriale, l’altra metà per progetti che realizzano forme di tutela del patrimonio ittico autoctono, con riferimento alle acque interne e marittime interne. La suddivisione non è peraltro rigida e una diversa ripartizione potrà essere decisa nel caso non venisse utilizzata l’intera somma per uno dei due obiettivi indicati”.

I beneficiari. Con il medesimo provvedimento, il Tavolo Blu, ovvero la Consulta regionale della pesca sportiva, è stato integrato con la rappresentanza di Spinning Club Italia. Le graduatorie dei progetti ammissibili, una per ciascuno dei due obiettivi previsti, saranno predisposte dall’Unità di Progetto Caccia e Pesca e successivamente approvate dalla giunta regionale.  Per ambedue le tipologie di intervento previste, beneficiarie del contributo regionale saranno le Associazioni di pescatori sportivi/amatoriali del Veneto e le Federazioni/Consorzi/Unioni di associazioni di pescatori sportivi/amatoriali, sempre con sede nel Veneto.

Modalità. Le domande di contributo andranno compilate utilizzando la modulistica che sarà disponibile presso l’Unità di Progetto Caccia e Pesca e nel sito web http://www.regione.veneto.it, e dovranno pervenire alla Regione del Veneto, Unità di Progetto Caccia e Pesca, Via Torino 110, 30172 Venezia – Mestre entro lunedì 25 novembre prossimo mediante raccomandata A/R, trasmissione a mezzo fax al numero 041/2795504 o con di posta elettronica certificata (PEC) al seguente indirizzo: protocollo.generale@pec.regione.veneto.it.

(Fonte: Regione Veneto)

Frena la crisi della pesca in Veneto, ma flotta regionale ridimensionata

pesca-300x300Nel Veneto, il trend negativo dei principali indicatori economici del settore della pesca sta finalmente frenando la sua corsa verso il basso. L’incremento del numero delle imprese attive e della produzione di vongole di mare fa dunque ben sperare. I segnali di ripresa del comparto arrivano dall’Osservatorio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia, che nel suo ultimo Rapporto annuale presenta tutti i dati sulle dinamiche del settore ittico veneto.

In atto un ridimensionamento della flotta regionale. E’ ormai da alcuni anni che l’intera filiera ittica veneta è in crisi. Una situazione, questa, di forte stress strutturale dovuta per lo più alla scarsità di risorsa ittica, conseguente al sovrasfruttamento degli stock avvenuto negli anni passati. A questa difficoltà si sta cercando ora di rimediare con metodiche di pesca più ecosostenibili, che necessitano però di un periodo di tempo per dare risultati concreti: l’estensione del periodo di fermo biologico, tra l’altro, dovrebbe consentire alle risorse ittiche di rigenerarsi. Per ora, i dati elaborati dall’Osservatorio di Veneto Agricoltura evidenziano, nel 2012, un rallentamento della crisi ma anche il perdurare del ridimensionamento della flotta regionale. Sempre nell’ottica della ecosostenibilità, l’applicazione del regolamento UE “Mediterraneo”, che abolisce la pesca a strascico entro le tre miglia, ha fatto registrare l’abbandono delle imbarcazioni di piccola stazza e lo spostamento della forza lavoro in altri ambiti, tra i quali l’acquacoltura che vede aumentare di anno in anno il numero di imprese e addetti. Il perdurante aumento dei costi di produzione, col gasolio che è aumentato di quasi il 18% nel corso di un anno, si riversa sull’intero settore e inevitabilmente determina un aumento dei prezzi dei prodotti e conseguentemente una contrazione nei consumi.

Rapporto annuale scaricabile anche da internet. L’insieme degli aspetti socio-economici che caratterizzano il settore ittico veneto vengono presentati nel report “La pesca in Veneto 2012”, pubblicato in questi giorni dall’Osservatorio di Veneto Agricoltura. Si tratta di una esaustiva analisi dello stato congiunturale della pesca e dell’acquacoltura regionale e allo stesso tempo di un utile strumento statistico per gli operatori del settore e dei decisori pubblici. I numerosi dati elaborati offrono infatti una istantanea del settore ittico veneto e delle sue tendenze per l’anno in corso. Il Rapporto può essere scaricato dal sito internet di Veneto Agricoltura.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Pesca in Polesine: concessioni e manutenzione delle lagune i nodi da sciogliere

Immagine 1I pescatori vogliono fare il loro lavoro, liberati dai laccioli burocratici. Il settore ittico è regredito ai prezzi di 20 anni fa; nel frattempo è andato perduto il 32 per cento delle imprese di pescatori, l’acquacoltura è ferma e l’immobilismo delle politiche del comparto l’ha consegnato all’invasività della normativa europea. Nel mezzo, la redistribuzione delle concessioni dal 2014 ed il prossimo calo delle produzioni di acquacoltura a causa dell’agonia delle lagune, non più sottoposte a vivificazione. Per il Polesine si aggiunge l’annosa vicenda, ancora irrisolta, della demanialità delle lagune e la disparità di superficie coltivabile rispetto alle marinerie di Venezia e Ferrara.

Gli interventi. Un quadro disastrato è emerso dal workshop sulla “Normativa delle concessioni demaniali e problematiche connesse al mondo della pesca”, organizzato da Impresapesca e Coldiretti Veneto, ieri, al Centro visitatori dell’Ente parco di Porto Viro. Ma anche l’ottimismo dell’organizzazione agricola, che per bocca del presidente regionale, Giorgio Piazza, ha assicurato: “C’è bisogno di condivisione e soprattutto, di certezze per gli imprenditori. Di togliere le complicazioni burocratiche. Con Impresapesca Coldiretti sta intervenendo nel settore ittico per fare chiarezza e dare risposte alla gente che lavora e opera nel comparto. Imprenditori che hanno bisogno di essere messi in condizione di fare con passione, il loro lavoro, in armonia l’azione della natura di questi ambienti dinamici di incontro tra acqua dolce e salata, dove basterebbero pochi interventi, costanti”. Tonino Giardini, responsabile nazionale di Impresapesca ha sottolineato l’importanza di un’evoluzione professionale: “Oggi la pesca e l’acquacoltura sono attività che non fanno reddito. Si vende a prezzi di 20 anni fa, con i costi di gestione aumentati del 280 per cento e con i problemi ambientali degli scarichi a mare inadeguati. Il prodotto, però, acquista sempre più valore e rischiamo di aumentare sempre di più le importazioni dal resto del Mediterraneo, dove ci sono attenzioni diverse su qualità e salubrità e minori costi. Non possiamo reggere questo confronto – ha detto Giardini – se non posizionandoci sul mercato e appropriandoci di una parte della filiera, come hanno fatto i produttori agricoli nel primario”.

Il settore ittico in Veneto. Un compiuto rendiconto sulla consistenza del settore è stato compiuto da Alessandro Faccioli, responsabile veneto di Impresapesca: 3713 imprese, di cui 1500 di pesca; 1531 di acquacoltura, 99 di commercio all’ingrosso di prodotto fresco, 28 di commercio all’ingrosso di surgelato o conservato, 203 di commercio al dettaglio, 299 di commercio ambulante. Poi il problema delle disparità di superfici coltivate: “A Venezia – ha spiegato Faccioli – la superficie è di 2.37 ettari per operatore; a Porto Tolle dei 5000 ettari in concessione, solo 350 sono utilizzati e quindi, solo 0,24 ettari effettivi sono disponibili per addetto”. Sul contenzioso in atto sulla demanialità di parte delle lagune polesane ha detto: “Ci impegniamo a stimolare le istituzioni e gli enti, affinché vegano finalmente rilasciate dopo oltre tre anni le concessioni in laguna di Caleri, vengano attivati i nuovi procedimenti di delimitazione delle lagune, dichiarandole finalmente beni del demanio marittimo, e venga tutelato il diritto di pesca e acquacoltura nelle acque tra il Po di Maistra ed il Po di Goro al Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine”.

Regione, entro l’anno due bandi. La Regione Veneto, presente col capo del Genio civile di Rovigo, Adriano Camuffo, ha fatto un’apertura molto apprezzata: “Il nostro ufficio è aperto e disponibile ad ogni iniziativa che muove l’economia, entro i margini di manovra delle direttive regionali. Ci sarà entro l’anno un primo bando che riguarderà le concessioni delle nuove aree su cui non ci sono contenziosi in corso. Un secondo bando riguarderà le aree già concesse i cui diritti scadranno dal 2014”. E qui arriva l’ansia maggiore degli attuali concessionari, ma anche qualche rassicurazione da parte di Stefano Zunarelli, professore di diritto della navigazione all’Unibo: “La direttiva Bolkestein è storia passata perché non si applica alla pesca e acquacoltura, che non sono servizi. Però sono i principi di libertà di stabilimento e di iniziativa economica derivanti dal diritto europeo che fanno sì che tutte le imprese hanno diritto di partecipare alle procedure di evidenza pubblica. Ma la legge regionale può prevedere delle proroghe, quando queste sono adottate in prospettiva transitoria e finalizzate ad arrivare alla successiva procedura trasparente. L’importante è che le imprese arrivino preparate a quel momento – ha concluso – ad esempio sperimentando reti d’impresa che consentano di ovviare alle piccole dimensioni e alla carenza di strutturazione”.

Allarme Consorzio di bonifica, in tre anni, senza manutenzione causa tagli, a rischio sopravvivenza laguna e produzione ittica. Infine, un intervento del direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Giancarlo Mantovani, che ha dimostrato con dati e mappe aeree che: “Fra tre anni, se non si proseguiranno i lavori di manutenzione delle lagune, le bocche a mare si chiuderanno, l’acqua diventerà color caffelatte e la pesca sarà impossibile, come era accaduto alla fine degli anni ‘80”. Il problema è quello del taglio totale dei finanziamenti regionali alla vivificazione degli ambienti deltizi che c’entra molto, non solo con la sopravvivenza della laguna, ma anche con la produzione ittica. “Quando si chiusero i finanziamenti dei Piani integrati mediterranei, alla fine degli anni ’90 – ha spiegato Mantovani – ci fu un calo della produzione, che riprese quando ripresero i finanziamenti regionali a partire dal 1999. Negli anni 2011-12-13 abbiamo zero euro e calerà la produzione: già ci sono stati fenomeni di morìa. Il problema è l’idrodinamica lagunare: l’acqua deve scorrere entro le lagune e deve essere mantenuta la morfologia originaria con una bocca a mare attiva, i canali sublagunari e le barene. Significa escavo dei canali, consolidamento degli scanni e ripristino delle barene. Ci vuole il coraggio delle scelte – ha concluso – se si dice che la laguna è importante per l’economia ed il territorio, allora bisogna collaborare per cercare delle modalità di finanziamento. In fondo servirebbero 2-3 milioni di euro l’anno per avere dei buoni risultati su novemila ettari di lagune”.

(Fonte: Coldiretti Impresapesca)

Pesca marittima alto Adriatico, trend negativo per la flotta riminese, mentre Cattolica segna un rialzo

pesca-300x300In linea con l’intera realtà della pesca marittima dell’area alto Adriatica, anche la flotta riminese mostra un trend negativo, con 155 imbarcazioni registrate nel 2012 e un calo annuo del 4,3%. In controtendenza, invece, la flotta cattolichina, che segna un incoraggiante +1,5% e alla quale si accompagna anche la vicina flotta marchigiana di Gabicce, che usualmente conferisce il proprio pescato al mercato ittico di Cattolica.

Lo sbarcato locale al mercato ittico di Rimini, con le 1.739 tonnellate conferite nel 2012, segna un incoraggiante rialzo annuo del 20,1%, mentre per il mercato di Cattolica continua la discesa della produzione iniziata nel 2010 e che segna un -23% nell’ultimo anno. Di contro, i relativi fatturati mostrano incoraggianti rialzi per entrambi i mercati ittici.  Riprende quindi la redazione di reports sulle marinerie dell’alto Adriatico da parte di Veneto Agricoltura (Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Chioggia), che in quest’ultimo lavoro ha esaminato quelle romagnole di Rimini e Cattolica. Il numero delle imprese ittiche riminesi è praticamente inalterato (+0,4%), mentre a Cattolica le stesse segnano un interessante rialzo annuo del 4,7% dovuto in gran parte alle ditte che operano nella pesca e nel commercio al dettaglio di prodotti ittici. Le vongole di mare pescate dal CO.GE.MO. di Rimini nel 2012 sono state 2.038 tonnellate, con un aumento annuo delle stesse del 41%. Anche la mitilicoltura dell’area segna un interessante balzo del 45,2%, con la produzione di 5.758 tonnellate registrata per il 2011. In aumento le importazioni per la provincia di Rimini di prodotti della pesca che, secondo i dati della locale Camera del Commercio, determinano anche un aumento del 13,2% del saldo negativo della bilancia commerciale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Fermo pesca 2013, De Girolamo firma il decreto, ecco le date di interruzione delle attività estive

pesca-300x300“Il fermo biologico è una misura necessaria per garantire il futuro della pesca nel Mediterraneo. Dobbiamo assolutamente tutelare le risorse dei nostri mari, con l’obiettivo della conservazione degli stock ittici e dell’ecosistema marino. Troppo spesso, in passato, il nostro mare ha vissuto un eccessivo sfruttamento delle risorse. Bisogna avere uno sguardo lungimirante e rendersi conto dell’importanza che il mare avrà anche per le generazioni che verranno”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, dopo aver firmato il decreto che stabilisce i periodi per l’arresto temporaneo della attività di pesca per il 2013.

Le date. “Attraverso successivi provvedimenti – ha aggiunto il Ministro De Girolamo – saranno determinati i criteri e le modalità di erogazione degli aiuti alle imprese di pesca che effettuano l’interruzione temporanea obbligatoria”. Per il “fermo pesca” del 2013 sono previsti i seguenti periodi di interruzione dell’attività:  dal compartimento marittimo di Trieste al compartimento marittimo di Rimini: dal 22 luglio al 1° settembre (42 giorni); dal compartimento marittimo di Pesaro al compartimento marittimo di Bari: dal 5 agosto al 15 settembre (42 giorni);  dal compartimento marittimo di Brindisi al compartimento marittimo di Imperia: dal 30 settembre al 29 ottobre (30 giorni);  imbarcazioni facenti base logistico-operativa nel Porto di Pescara dal 5 agosto al 3 settembre (30 giorni);   per le unità da pesca iscritte nei compartimenti marittimi della regione Sardegna e della regione Sicilia, il fermo ha durata di almeno trenta giorni consecutivi, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione, la cui decorrenza è disposta con provvedimento regionale. La Regione Abruzzo, in relazione alle problematiche connesse all’insabbiamento del Porto di Pescara che hanno determinato l’impossibilità di esercitare l’attività di pesca a partire da luglio 2012, ha chiesto la possibilità di derogare all’imminente Fermo Biologico 2013 per le imbarcazioni della Marineria di Pescara.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentarie e Forestali)