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L’Asparago di Badoere diventa Igt

foto Consorzio Asparago di Badoere

Anche l’Asparago di Badoere è ufficialmente a Indicazione Geografica Protetta, tutelato a livello europeo e mondiale. Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 271 è stato infatti pubblicato il Regolamento (CE) n. 923 del 14/10/2010, riguardante appunto la registrazione della denominazione “Asparago di Badoere IGP”. La richiesta d’iscrizione, con il relativo disciplinare, era stata pubblicata il 29 gennaio scorso e da allora non è perveuta alcuna oservazione o opposizione da parte altri Paesi della Comunità.

In Veneto 33 prodotti Igp. “Con l’Asparago di Badoere – ha commentato l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato – il numero di produzioni agricole e agroalimentari regionali a denominazioni vola ancora più in alto. E continuerà a salire. Con questa IGP siamo ormai a quota 33, con la quasi totalità del prodotti relativa esclusivamente al territorio regionale: un dato che fa del Veneto la prima regione italiana in assoluto per varietà tutelate da denominazione europea, cui si aggiungono 26 DOC e 8 DOCG, in procinto di diventare 11, e oltre 350 prodotti tipici. E’ un vero e proprio tesoro di sapori del territorio, una fonte di reddito per le nostre imprese agricole – ha concluso Manzato – che vogliamo e dobbiamo difendere, promuovere e valorizzare dagli assalti della banalizzazione e di una mondializzazione standardizzata, senza volto e di ignota qualità, magari imposta da potentati economici altrui”.

Due le tipologie, bianca e verde. L’Asparago di Badoere è un prodotto davvero identitario e ha una lunghissima tradizione: l’origine sembra risalire all’adesione delle terre venetiche alla Roma repubblicana e imperiale. Con questa IGP, la Provincia di Treviso può vantare ben due Indicazioni protette di asparagi (c’è infatti anche quella di Cimadolmo), cui si affianca la DOP Asparago di Bassano. L’Asparago di Badoere si presenta in due tipologie: quella “bianca” (5 varietà) e quella “verde” (5 varietà). Quello bianco presenta un sapore dolce, non acido né salato, tenero e privo di fibrosità; quello verde ha invece sapore marcato, non acido né salato, con aroma fruttato ed erbaceo persistente. Viene prodotto nell’areale che include i comuni di Piombino Dese e Trebaseleghe (Padova), Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano, Morgano, Paese, Preganziol, Quinto, Resana, Treviso, Vedelago, Zero Branco (Treviso) e Scorzè (Venezia).

(fonte Regione Veneto)

Castagne: per Confagricoltura raccolto a rischio

 

foto Consorzio Marrone di San Zeno Dop

 

Il raccolto di castagne italiane quest’anno potrebbe diminuire anche del 70%. A lanciare l’allarme è Confagricoltura: “le piogge abbondanti hanno reso difficile l’allegagione e un micidiale parassita, arrivato dall’Oriente, colpisce gli alberi, rendendo quasi sterili le piante più giovani e danneggiando gravemente quelle più adulte”. Il castagno è la specie forestale più ampiamente distribuita in Italia ed è presente in tutte le regioni principalmente in Campania, Toscana, Lazio, Calabria e Piemonte.

Poiché l’insetto si diffonde principalmente attraverso il materiale di propagazione (talee o parti di piante), Confagricoltura raccomanda di fare attenzione alla provenienza e di sorvegliare le piantine messe a dimora. L’infestazione del “Cinipide galligeno”, questo il nome del parassita, mette a rischio una produzione di qualità che ha ottenuto ben 10 tra Dop e Igp (Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, Marrone del Mugello Igp, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, il Marrone di Castel del Rio Igp, il Marrone di San Zeno Dop, la Castagna Cuneo Igp, il Marrone di Combai Igp e la Castagna di Vallerano Dop).

La speranza arriva da un altro insetto. L’assalto dell’insetto si manifesta quando sui germogli e sulle infiorescenze, all’interno della chioma, si formano escrescenze (galle) in cui si sviluppano le larve. Confagricoltura segue con attenzione l’operato delle varie task force costituite nelle  regioni colpite: gli interventi meccanici e chimici, sono di difficile attuazione e non risolutivi, le larve all’interno delle galle sono ben protette dall’effetto degli insetticidi, e molte coltivazioni si trovano all’interno dei Parchi. La speranza viene da un altro imenottero, il “Torymus sinensis” che introduce le sue uova nelle galle, distruggendo le larve del “Cinipide”. L’insetto-killer del parassita delle castagne è stato recentemente introdotto in Italia, ma una sua eventuale efficacia sarà visibile solo nei prossimi anni, nel frattempo – a parere di Confagricoltura – è necessario mettere in piedi misure di  sostegno a favore dei produttori danneggiati.

(fonte Confagricoltura)

Prodotti Dop e Igp, Consorzi di tutela chiedono maggior chiarezza, Ue si dichiara favorevole

Per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona, affrontando nello specifico il tema legato alle produzioni Dop e Igp, si sono confrontati lo scorso 28 settembre a Bruxelles pubblicamente il Commissario Dacian Ciolos e il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro.  L’incontro, organizzato dall’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche e da Cnaol, in collaborazione con Origin, Efow e Qualivita, si è svolto in Parlamento a Bruxelles alla presenza di un folto pubblico con l’intervento di numerosi parlamentari.

Due gli argomenti trattati: la definizione di un ruolo chiaro e preciso per i Consorzi di tutela e la possibilità, per questi ultimi, di regolamentare i volumi delle produzioni. A supportare con forza le richieste del settore sono intervenuti rappresentanti di produttori (oltre a francesi e italiani) provenienti da Austria, Germania, Polonia e Ungheria. Il Commissario si è detto favorevole all’inserimento di una definizione chiara dei ruoli dei Consorzi di tutela. In merito alla seconda richiesta avanzata dal settore relativa alla programmazione, il Commissario ha specificato che è sua intenzione trattare l’argomento ma è necessario individuare degli strumenti compatibili con la normativa sulla concorrenza e comunque legati ad aspetti qualitativi. Il Presidente De Castro ha ribadito la posizione favorevole del Parlamento e si è detto aperto ad un ampio confronto con la Commissione per definire i contenuti della riforma.

Commento del Presidente di Aicig Giuseppe Liberatore: “il Commissario Ciolos ed il Presiente De Castro, insieme con tutti gli altri parlamentari intervenuti, hanno dato forti segnali di apertura nei confronti delle nostre richieste. È infatti fondamentale definire a livello comunitario il ruolo dei Consorzi di tutela che da sempre si occupano, con notevoli sforzi anche economici, della protezione e della valorizzazione delle rispettive Dop e Igp. È poi importante individuare degli strumenti di programmazione delle produzioni adeguati per salvaguardare gli aspetti qualitativi e permettere ai produttori di competere sui mercati”.

(fonte Aicig)

28 settembre: a Bruxelles le istanze dei Consorzi Indicazioni Geografiche italiani

Il 28 settembre prossimo, anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago porterà le istanze dei produttori della quarta specialità casearia vaccina italiana innanzi al Parlamento Europeo, insieme a tutti gli altri grandi prodotti DOP ed IGP che rappresentano la colonna portante del sistema UE di produzioni alimentari di qualità. Proprio sulla qualità sarà incentrata la tavola rotonda che le associazioni AICIG e CNAOL hanno organizzato per i parlamentari europei, per collaborare alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei prodotti alimentari tutelati da DOP e IGP.

Tra gli argomenti sul tavolo, la regolamentazione degli incrementi dei volumi produttivi. Oltre agli esponenti della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, in particolare il presidente Paolo De Castro, all’incontro parteciperà anche il Commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos. Tra gli argomenti sul tavolo, per l’Italia assumerà particolare rilievo la regolamentazione degli incrementi dei volumi produttivi, cruciale per la redditività della imprese lattiero-casearie e per la valorizzazione dei prodotti. Il via libera europeo al contingentamento delle produzioni DOP, come previsto anche dal D. Lgs. italiano 61/2010, consente ai consorzi di «attuare politiche di governo dell’offerta, al fine di salvaguardare e tutelare la qualità del prodotto» e contribuire a un miglior coordinamento di tutti gli attori della filiera. Questo strumento normativo, sollecitato e molto atteso dal mondo produttivo, consente inoltre di definire piani di miglioramento della qualità del prodotto; proprio a questo proposito, i consorzi sono ora in attesa dell’emanazione dei relativi decreti di attuazione.

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Fino al 9 ottobre a Isola della Scala (VR) c’è Risitaly Top Show

In occasione della Fiera del Riso di Isola della Scala (VR), uno dei maggiori eventi nazionali del settore, con i suoi 500.000 visitatori e 400.000 risotti serviti, la Strada del Riso Vialone Nano veronese in collaborazione col Consorzio di tutela del Riso Nano Vialone e l’Ente Fiera organizza la quarta edizione di TOP SHOW, 16  giorni di incontri gastronomici legati al riso che vedranno impegnati cuochi di di tutta italia, che oltre ai risotti proporranno anche piatti tipici e vini doc delle rispettive regioni.

Le novità. A caratterizzare l’edizione 2010 del Risitaly Top Show saranno i gemellaggi gastronomici con Treviso, Mantova e Fermo, la presenza internazionale dell’India e del premio Nobel Lech Walesa, ma soprattutto la presenza di molti nomi famosi come le Stelle Michelin delle Marche e dell’Alto Adige e il veronese Dodici Apostoli, affiancati da molti ristoranti emergenti ma di assoluto valore. Protagonista resta comunque il Riso Vialone  Nano Veronese, che in questa rassegna vede esaltate le sue caratteristiche di grande prodotto per l’Alta Cucina.

(fonte Fiera del Riso)

Al via il programma 2010-2011 “Frutta nelle scuole”

Prende il via il secondo anno del programma dell’Unione europea “Frutta nelle scuole”, nato con l’obiettivo di educare a una sana alimentazione fin da piccoli, coordinato dal ministero delle Politiche agricole, che ha avuto inizio nell’anno scolastico 2009-10 e che interesserà anche il prossimo anno 2010-11. Il programma è finalizzato a incentivare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini, ma anche ad educarli ad assumere abitudini alimentari corrette e a sviluppare uno spirito critico nei confronti dell’enorme pressione della pubblicità, facendo loro conoscere i prodotti naturali nella varietà e nelle diverse tipologie.

Coinvolte 8.400 scuole primarie in Italia. “Frutta nelle scuole” provvede alla distribuzione di frutta e ortaggi al momento della merenda di metà mattina, con lo scopo di sostituire agli snack preconfezionati prodotti naturali e salutari. Ad affiancare questa distribuzione, una campagna di comunicazione e di informazione, sempre a cura del Ministero delle politiche agricole, rivolta non solo agli alunni, ma anche a genitori e insegnanti, affinché tutti possano conoscere in maniera chiara ed esaustiva gli aspetti nutrizionali di frutta e verdura, oltre che quelli legati alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente. Ad essere distribuiti nelle scuole saranno prodotti ortofrutticoli di qualità certificati (DOP, IGP e biologici), nel rispetto della stagionalità e del territorio dal quale provengono. Tutti saranno dati ai bambini in confezioni singole, così da poter essere mangiati subito, garantendo i dovuti standard igienico-sanitari. Protagonisti del programma saranno anche macedonie, centrifughe e spremute, preparate sul momento e senza aggiunta di zuccheri. Per l’anno scolastico 2010-11 saranno coinvolte un totale di 8400 scuole primarie di tutta Italia e distribuiti circa 7.400.000 kg di frutta e verdura a 1.340.000 bambini.

(fonte Agricoltura Italiana on line)

Agroalimentare Veneto: un 2009 discontinuo

Discontinuo, ecco il termine utilizzato dai tecnici di Veneto Agricoltura per disegnare l’andamento del settore primario veneto lo scorso anno. Il “Rapporto 2009 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”,  presentato oggi, giovedì 24 giugno 2010, dall’Amministratore Unico dell’Azienda regionale Paolo Pizzolato, nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine giugno. Pizzolato non si è soffermato solo al 2009, ma ha anche fornito alcuni dati, alcune proiezioni relative al primo semestre 2010, ormai al termine.

Riorganizzazione di Veneto Agricoltura. Il 2009 – ha detto Pizzolato – è stato un anno difficile per tutti i settori produttivi. Anche l’agricoltura non ha potuto sottrarsi a questo trend negativo. Comunque, il primario ha reagito meglio e quindi si cominciano già ad intravvedere segnali di ripresa. Veneto Agricoltura, azienda della Regione, si sta riorganizzando per rispondere alle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla stessa Regione. L’ente avrà una struttura più flessibile, più veloce nel dare feedback agli input della nostra imprenditoria agricola e agroalimentare, rendendosi sempre più struttura di servizio. Siamo anche un’azienda di ricerca applicata, al fine di portare l’innovazione al mondo agricolo, forestale e agroalimentare: i nostri progetti saranno sempre più finalizzati all’utilità concreta dell’imprenditoria per renderla sempre piú competitiva sui mercati europei e internazionale. Da tempo siamo all’avanguardia in vari settori, ad esempio quello delle agroenergie; procederemo spediti anche in altri tra cui la pesca e l’acquacoltura.

I dati 2009. Con una flessione dell’8,4% rispetto al 2008 per un totale di 4,5 miliardi di euro il fatturato del primario veneto sconta la diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli che ha interessato molte colture e allevamenti. Continua il calo delle imprese agricole venete, scese a 79.500 unità (-3,2% rispetto al 2008) e degli occupati in agricoltura (-1,8%). Positiva invece la bilancia commerciale, che registra una diminuzione delle importazioni (-13%), proporzionalmente maggiore di quella delle esportazioni (-8%), con una conseguente  riduzione del deficit di circa il 28% rispetto al 2008.

Attività colturali. Per il mais variazioni lievi rispetto all’anno precedente, che rimane la principale coltura del Veneto. Gli ettari sono scesi a 234.700 (-1,3%) mentre la produzione, grazie all’incremento della resa, è salita a 2.250.000 tonnellate (+1%). Il prezzo medio annuo è invece calato notevolmente attestandosi su circa 130 euro/t (-30%). Non è andata meglio per il frumento tenero: subisce una significativa contrazione della superficie coltivata (-9%) e della produzione (560.000 t, -14,6%), e registra un ribasso dei listini del 32% con un prezzo medio annuo sceso a 146 euro/t. Non dissimili i risultati del frumento duro con una contrazione produttiva del 12% e picchiata dei prezzi pari in media al -44%. Ride il riso, la cui produzione torna a crescere (18.500 t, +17%) e il cui prezzo, in un’annata commerciale particolarmente sfavorevole per i cereali, ha registrato un lieve aumento (+1,5%). Boom della superficie coltivata a colza più che raddoppiata in un anno, raggiungendo i 3.400 ettari, fatto che conferma l’interesse dei coltivatori per le agroenergie. Se cresce il colza, scende la soia, la cui coltivazione è calata 15% (61.000 ettari) come anche il prezzo (-14%); comunque  l’andamento climatico favorevole ha fatto lievitare la resa e di conseguenza la produzione (222.700 t, +26,5%). Superficie e produzione sostanzialmente stabili invece per la barbabietola da zucchero: gli ettari coltivati sono stati 15.700 (+3%) e la produzione 965.000 t (-1%).

Le orticole. Nel 2009 si è registrato un ulteriore calo delle superfici (ora  34.900 ettari, -1%). La variazione riguarda quasi esclusivamente le orticole in serra, scese a 3.650 ha, -8%. Il valore della produzione degli ortaggi segna invece una variazione moderatamente positiva (+1% circa), raggiungendo i 635 milioni di euro.  Bene il radicchio, salito a 9.750 ettari (+3%), con una produzione complessiva pari a 135.000 tonnellate (+2%). Il prezzo medio annuo è risultato in aumento del +15-20% a seconda della varietà con un’impennata dei prezzi nei primi mesi dell’anno, superiori anche del 60%, successivamente scesi a valori nella norma.  Si mangia più verdura? Forse. Si è visto che anche la lattuga ha registrato un significativo aumento di produzione (39.200 t, +7,5%) ma, come insegnano i manuali di economia, con la conseguente flessione delle quotazioni (-6%). Uguale sorte per la fragola, per la quale a una produzione di 225.00 tonnellate (+18%) ha fatto da contraltare una diminuzione di prezzo del -25%. Invariate invece la superfici coltivate a patata (3.200 ha, 126.000 t), con il prezzo in calo del 10%.

Florovivaismo. E’ una bella realtà produttiva regionale. Infatti sono ancora in crescita le superfici che hanno raggiunto i 3.200 ettari (+7%), con un incremento in particolare di quelle in coltura protetta (+11%). Cresce anche il numero delle aziende (1.733, +1%) per una produzione complessiva regionale di 1,38 miliardi di piante (+2,5%) di cui il 76% è costituito da materiale vivaistico. Le quotazioni dei fiori recisi sono risultate in aumento del +14%.

Frutta. Se da una parte la produzione delle principali colture è apparsa in significativa crescita, per effetto di un andamento climatico in molti casi favorevole, dall’altra si è assistito durante l’anno a un crollo dei prezzi all’origine. Qualche esempio? Il melo (produzione +10%) che ha visto abbassare le proprie quotazioni del -17%, ed ancor di più le pesche e le nettarine (produzione +19%, prezzi – 43%). Il pero invece, pur avendo prodotto il 7% in più, ha leggermente incrementato le quotazioni dell’anno precedente (+2%). Listini al ribasso anche per actinidia (-30%) e ciliegio (-15%). Le difficoltà a livello commerciale hanno messo in evidenza le carenze strutturali del comparto frutticolo e la necessità di riorganizzare l’offerta, stipulare accordi con la Grande Distribuzione ed espandere le esportazioni.

Vigne e vini. 70.000 sono all’incirca gli ettari del vigneto veneto. La vendemmia 2009 è da considerare moderatamente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Sono stati raccolti circa 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) di uva che hanno consentito di ottenere 8,1 milioni di ettolitri di vino (+0,7%). Significative le variazioni riscontrate nella ripartizione delle tipologie di prodotto: sono aumentate del +25% le produzioni DOC-DOCG e del +71% quelle per i vini da tavola, mentre scendono del – 22% i vini IGT. Variazioni che vanno interpretate come conseguenza della riforma della OCM vino e delle modifiche apportate in alcune importanti denominazioni, in particolare nella DOC Prosecco. Le note stonate arrivano dal versante commerciale: sia per i prezzi delle uve – calati mediamente del -10-20%, con punte anche del 30-40% a seconda delle zone e delle tipologie -, sia per i prezzi dei vini (in particolare i bianchi alla borsa merci di Treviso hanno subìto un calo del -25%; i vini rossi DOC invece, alla borsa merci di Verona, hanno spuntato mediamente un +3% rispetto al 2008). Un miliardo di euro è il valore del vino veneto esportato nel 2009, una bella cifra ma in calo del -5,5% sul 2008.

Latte. La produzione di latte è stata pari a 11 milioni di quintali (-2%, fonte Agea), ma il comparto ha dovuto subire una diminuzione di prezzo notevole (-11%, mediamente 37 euro/100 litri Iva compresa). Il numero degli allevamenti è sceso di un ulteriore -3%, mentre l’annoso problema delle quote latte sembra avviato ormai a una soluzione considerando che gli esuberi di quota individuale sono diminuiti del 73% passando da 137.000 a 37.000 tonnellate. Oltre il 75% del latte prodotto in Veneto è destinato alla trasformazione casearia, con una netta prevalenza per i formaggi DOP (circa il 40%).

Carne. La produzione veneta di carne bovina nel 2009 è di circa 209.000 tonnellate (-2,3%), mentre il prezzo medio dei vitelloni è sceso del -3%. Per quanto riguarda la carne suina, a un moderato aumento della produzione (137.600 t, +1,5) è corrisposto il calo dell’8% dei prezzi, analogamente alla carne avicola che ha registrato una crescita produttiva del +2,4% rispetto al 2008, raggiungendo le 444.000 tonnellate, ma anche una flessione delle quotazioni pari al -2,3%.

Pesca. Nel 2009 si è registrato un aumento delle aziende attive nella pesca e acquacoltura del +3%, con un incremento più che proporzionale delle aziende dedite all’acquacoltura (+4,8%). Ma il numero dei pescherecci è diminuito del -5,4%, scendendo a 730 unità, mentre il prodotto transitato nei 6 mercati ittici regionali è diminuito dello 0,1% in quantità e dell’1,8% in valore, per un fatturato complessivo di circa 117 milioni di euro.

(fonte Veneto Agricoltura)

E’ arrivato il radicchio nuovo al Mercato orticolo di Chioggia

Radicchio Chioggia Ortomercato del Veneto

Al Mercato orticolo di Chioggia è iniziata la nuova stagione del radicchio rosso precoce primaverile. Le prime due partite, solo 14 quintali conferiti mercoledì, sono state quotate 1,92 euro al chilo. Un dato che ha incoraggiato gli ortolani a raccogliere. Infatti, il giorno successivo ne sono arrivati più del doppio, subito venduti nella caratteristica asta all’orecchio a 2,32 euro, confermando così la buona partenza di questa annata.

Il vero boom dei conferimenti è atteso comunque per la settimana prossima, quando si supereranno i 500 quintali giornalieri, per stabilizzarsi attorno ai 1500. Il prezzo spuntato alle prime aste ha per gli operatori un grande valore scaramantico, una sorta di viatico per tutta la successiva campagna del mese di aprile, decisiva per il reddito di un’intera annata delle aziende orticole locali con circa 50 quintali venduti attorno a 2,70 euro e la media del mese si è attestata poco sopra i due euro, mentre nel 2008 il primo radicchio, conferito il 4 aprile, fu quotato poco più di 80 centesimi e la media del mese non raggiunse i quaranta centesimi.

Giuseppe Boscolo Palo, Presidente Chioggia Ortomercato del Veneto

Radicchio primaverile: costi di produzione più elevati rispetto a quello autunno-invernale. «Speriamo che si confermi il buon andamento dell’aprile dello scorso anno – afferma Giuseppe Boscolo Palo, presidente di Chioggia Ortomercato del Veneto e produttore anch’egli – ma va precisato che il radicchio precoce ha costi di produzione più elevati. Alle voci di spesa che gravano su quello autunno-invernale, infatti, per il radicchio primaverile vanno aggiunti i costi di produzione in serra delle piantine da trapianto, di disinfezione del terreno, di acquisto del concime naturale, dei teli di polietilene per le coperture di archi, archetti e per le pacciamature a terra. Complessivamente siamo attorno ai 70-80 centesimi al chilo. Una volta portata la merce al mercato – aggiunge Boscolo – c’è una percentuale da versare al commissionario cui si affida il prodotto per l’asta.

Prevista una produzione di ottima qualità. Per le aziende iscritte al Consorzio del Radicchio di Chioggia Igp, ci sono ulteriori costi legati all’applicazione del disciplinare di produzione, alla certificazione e all’utilizzo del packaging dell’Igp. Nella forbice tra tutto questo e il prezzo di vendita ci stanno gli ammortamenti di mezzi e attrezzature, il rischio d’impresa (di fatto, le calamità naturali e le perdite per le vendite sottocosto di altri periodi dell’anno) e, finalmente, la remunerazione del nostro lavoro». «La produzione si presenta di ottima qualità – annuncia Pietro Cigna, un’esperienza

Pietro Cigna, Direttore Chioggia Ortomercato del Veneto

trentennale nella direzione del mercato, con l’Apos prima, il Cogemo poi, e ora nella nuova società di gestione – con buona pezzatura, colore vivace e foglia croccante. Le temperature sotto la media del periodo hanno ritardato di qualche giorno la maturazione del radicchio precoce, ma ne hanno favorito colorazione e consistenza».

Ma come si riconosce il vero radicchio nuovo da quello invernale ancora conservato nei frigoriferi? «Intanto c’è da dire che il prodotto deve provenire esclusivamente dagli orti litoranei di Sottomarina e Rosolina – spiega Giuseppe Palo -, e di questa origine, di cui da anni andiamo chiedendo la esplicita specificazione in etichetta,  è il passaggio nel nostro mercato che fa da garanzia rispetto alle importazioni da aree del sud del mondo, come Cile o Egitto. Il cespo del radicchio precoce di Chioggia è più leggero dell’invernale frigoconservato, la foglia leggermente più sottile e l’attacco del fittone (la radice) ha un diametro inferiore, attorno ai 2 centimetri».

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

I “ricciarelli di Siena” diventano Igp, la “patata di Bologna” Dop. A breve, Igp anche il “Marrone della Valle di Susa”

La Commissione Europea ha iscritto nel registro delle DOP e IGP i “Ricciarelli di Siena” e la “Patata di Bologna”. A breve,  anche il Marrone della Valle di Susa verrà inserito nell’elenco delle indicazioni geografiche tutelate.

Patata di Bologna Dop. Questo tubero presenta tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, elementi che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata in molteplici modi in cucina. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. La DOP si lega da sempre alla zona di produzione, come confermano le peculiarità qualitative della Patata di Bologna (odore, gusto, intensità del colore della polpa e della buccia), determinate, oltre che dalla genetica, anche dall’ambiente di coltivazione (suolo, clima, tecnica colturale, tipologia di conservazione) tipico della provincia di Bologna.

Ricciarelli di Siena IGP. Nati come dolci tipici delle ricorrenze natalizie, i Ricciarelli di Siena hanno esteso il loro consumo anche agli altri mesi dell’anno, soprattutto per effetto della forte affluenza nel territorio di visitatori e turisti di ogni parte del mondo. Fin dall’antichità Siena si è caratterizzata per una forte presenza dell’artigianato dolciario, retaggio del ruolo importante svolto nei secoli dalle locali spezierie che, sorte nel Medioevo, sono state le depositarie della produzione tipica del territorio.

Marrone della valle di Susa, presto Igp. È stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento come IGP del “Marrone della Valle di Susa”. È dunque iniziata la procedura comunitaria che prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati Membri di presentare domanda di opposizione alla richiesta di IGP. Trascorso questo periodo il Marrone della Valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP. Il Marrone della Valle di Susa si caratterizza per il colore e la croccantezza della polpa, per il sapore dolce e profumato e per la pezzatura medio grossa: elementi che hanno reso il Marrone della Valle di Susa molto apprezzato sul mercato interno ed estero. Fin dal 1200 si hanno notizie della coltivazione dei castagneti da frutto. Merita di essere ricordato il «Castagneretum di Templeris», situato tra i comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa, appartenente all’ordine dei Templari, ove ancora oggi vi sono le più antiche ceppaie.

(fonte: Ministero delle politiche agricole)