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La tradizione contadina del filò si fa concerto al Festival di musica e cultura popolare di Rovigo

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La trevigiana Francesca Gallo, unica donna in Italia che costruisce fisarmoniche

Pubblico incollato alle poltrone fino a mezzanotte, nonostante la serata nebbiosa da lupi. Forse proprio l’atmosfera bombata, quasi d’altri tempi, i racconti dei musicisti, l’interpretazione delle “Dodici parole della verità”, il timbro evocativo dell’organetto irlandese o le storie di gente del fiume sottolineate dall’armonica diatonica, hanno creato il giusto mix per il primo concerto-filò del XV Festival di musica e cultura popolare “Ande, bali e cante, che si è svolto lo scorso 9 dicembre al teatro Duomo a Rovigo.

Far filò, socialità naturale. L’introduzione etnografica di Chiara Crepaldi e Paolo Rigoni, che hanno raccontato e interpretato l’antica pratica del filò, lo stare insieme nelle lunghe serate d’inverno, quando non c’erano la tv e l’elettricità, ha dato il là al concerto. “C’era solo la necessità del corpo – ha spiegato Chiara Crepaldi – di superare il grigio, il freddo, la fame, il buio e dipingere con la fantasia delle storie, a puntate, dove vi era di tutto, dissacrazione, terrore, magia, doppi sensi per adulti, oppure rompere il vuoto coi canti. Una socialità naturale. Lo specialista intrattenitore era solitamente un anziano o una persona non produttiva, uno storpio, un cieco. Le donne filavano, da cui il nome. Si riunivano in 30-40 persone di diverse famiglie in una stalla o in una cucina padronale”.

Tra imbiancatura del radicchio e patate americane appese alle travi. “L’inizio ufficiale – ha continuato Paolo Rigoni – era il 25 novembre, giorno di Santa Caterina d’Alessandria, giorno “indicatore” del tempo agrario e decretava la fine dei lavori agricoli. Si iniziava il pasto unico invernale, per ottimizzare le risorse. Ci si alzava tardi e si andava in stalla alle 10 fino alle 16.30, poi si pranzava e si tornava in stalla e in questi tempi si faceva filò. Gli uomini curavano gli attrezzi, ci si dedicava all’imbiancatura del radicchio sotterrandolo, si curavano amorevolmente le patate americane appese alle travi. La chiesa cattolica condannava questo ‘costume pestifero e pernicioso’ perché dava modo agli incontri tra ragazzi e ragazze. Nel 1934 il Delta polesano era il primo territorio in Italia per figli illegittimi. Conseguenza del fatto che i fidanzamenti duravano molto e non c’era la casa disponibile per sposarsi”.

Dalla storia degli uomini alla storia della musica. Gli artisti del Festival erano disposti a semicerchio sul palco e come in un filò si esibivano a turno. Apertura coi polesani Trio Labir, Marco Dainese (viola, voce), Alberto Muneratti (chitarra acustica, bouzouki) e Walter Sigolo (fisarmonica, voce, percussioni. Un tripudio di modernità per chi si attendeva “la solita fisarmonica”. Rock progressive anni ’70 con viola e fisarmonica in un dialogo di respiro europeo con la chitarra a fare da sezione ritmica quasi jazz. Gradevoli e interessanti. “Me lo ricordo al catechismo, questa scatola misteriosa che non si poteva assolutamente toccare”. E’ Francesco Ganassin ad introdurre gli spettatori al misterioso suono dell’armonium, ecclesiale ma morbido e caldo. Altra curiosità: la melodica suonata da Alessandro Tombesi. “Sì, non lo suono tutti i giorni… – sorride. – E’ un aerofono, ma dietro i tasti ci sono le ance libere”. Poi Francesca Gallo, l’unica donna in Italia a costruire fisarmoniche e porta avanti i marchi storici “Galliani&Plonner” nella sua bottega in quel di Treviso. Con la sua simpatica parlata volutamente dialettale ha raccontato di come è cresciuta a sceglier legno per costruire le fisarmoniche del babbo: “Sapete le maestre a scuola che non si fanno i fatti loro? Cosa fa tuo papà? Costruisce fisarmoniche. Eh? Fisarmoniche. Mi son resa conto che quel che per me era normale, per gli altri era strano. E mi sento un animale dello zoo quando vengono e mi intervistano…”. Con la sua dolce voce da soprano (è diplomata in canto lirico ed ha rinunciato ad una carriera con la valigia in mano, come ha detto lei) ha fatto cantare il pubblico accompagnandosi con la sua armonica diatonica.

Cultura popolare che rivive. Canti di italiani emigranti o di fate del Sile, che con ‘orasion foreste’ facevano ritrovare i corpi degli annegati dispersi e di mamme che perduto il figlio, persero la parola. Tutte storie recuperate dai racconti degli anziani. “Merica, Merica… cossa sarà sta Merica?”. Ancora stupenda musica di respiro irlandese con i giovani Seaclaid, organetto, flauto e chitarra lanciati in armonie molto evocative e quasi new age. Infine un duo madre e figlio, Flavia Ferretti (del gruppo padovano Nanabò) e Michele Cavazzini con splendidi e piacevolissimi pezzi eseguiti agli organetti.  Il XV Festival di musica e cultura popolare “Ande, bali e cante” è una creazione dell’Associazione culturale Minelliana di Rovigo, col contributo e patrocinio della Regione Veneto, della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo ed il patrocinio di Provincia di Rovigo, Comune di Rovigo ed Interporto.

Fonte: Servizio Stampa Festival Ande Bali e Cante

Semplicità la parola chiave del successo di Segusino (TV), territorio ricco di prodotti di qualità

Soci Argav a Segusino 2 gennaio 2016

I soci ARGAV a Segusino (TV) (foto Nadia Donato)

(di Maurizio Drago) Per i giornalisti e i soci ARGAV è  diventata ormai tradizione visitare,  all’inizio di ogni anno,  il Presepio Artistico di Segusino (TV), visibile al pubblico fino al 7 febbraio 2016 e realizzato dall’associazione Amici del Presepio di Segusino. Che lo scorso 2 gennaio ci hanno invitato a passare una giornata nel piccolo paese trevigiano posto ai confini con il bellunese, per vedere il prezioso e artistico presepe, arricchito in ogni nuova edizione di  temi e di contenuti, per conoscere i loro prodotti locali (primo tra tutti il formaggio s’cek) e per visitare alcune aziende, tutte a conduzione familiare: piccoli caseifici, allevamenti di maiali e oche, stalle dove le mucche producono il latte per ottimi formaggi, e poi tartufai nella zona, piccoli salumifici che lavorano ottimi salami e lardi e piccole cantine.

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particolare presepio artistico di Segusino, foto Nadia Donato

Dal presepe, un successo anche economico per l’interno borgo. Un paese, quello di Segusino, non facile da raggiungere, “dimenticato” per anni, dove la civiltà contadina ha continuato a vivere nella semplicità. E proprio grazie a ciò, partendo da una intuitiva idea di un gruppo di giovani nel formare un’associazione con il compito di fare un bellissimo presepe e diffonderlo a livello comunicativo attraverso  i giornali, la televisione e la radio, il paese è cresciuto anche sotto l’aspetto economico. Il gruppo è formato da una decina di giovani uomini e da Anna, confezionatrice delle statuette, simpaticamente chiamata la “badante”, tutti capeggiati dall’ormai storico – anche se giovane – Carlo Stramare. 20 mila persone passano per Segusino a visitare il presepio e, contemporaneamente, si fermano in uno spaccio o in un altro per acquistare i prodotti locali. La gente locale è ospitale, i giovani continuano e valorizzano il lavoro dei loro padri e nonni, i ristoranti e i posti di ristoro preparano degli ottimi piatti a prezzi buoni. Questo è il punto di forza di un paese che, valorizzando solo quello che di  buono può dare,  è andato nei giornali nazionali, nelle tv, nelle radio e nelle trasmissioni RAI.

Natività Presepe Segusino 2015

Natività presepio artistico Segusino 2015, foto Nadia Donato

Quest’anno il tema del presepio è basato sulla “smonticazione” , descargar montagna, ovvero il ritorno delle mucche  dai pascoli della montagna.  Conosciamo il termine “transumanza” , ma questo è legato soprattutto alle pecore. Per le mucche il termine esatto è “monticazione” (a primavera quando i bovini si portano all’alpeggio) e  “smonticazione” (quando in autunno scendono dalla montagna per ritirarsi nelle stalle): il presepio segusinese vede, in una rappresentazione simbolica,  Maria e Giuseppe dare alla luce il piccolo Gesù bambino in una grotta naturale di mezza costa, quand’erano di ritorno dalla stagione di lavoro in malga.

Cristina e Michele Coppe Locanda Caravaggio

Cristina e Michele Coppe Locanda Caravaggio (foto Marina Meneguzzi)

Scrigno di tesori. Il Gruppo giornalisti Argav, dopo aver visitato il presepio, ha potuto visitare l’azienda agricola Stramare Giulio, la “stalla antica” e degustare i prodotti  tipici del paese alla presenza di altre aziende produttrici,  accompagnato dallo storico e scrittore segusinese Mariano Lio, autore del libro “Vivere sull’ért (Vivere il pendio), che parla di com’era un tempo la vita di montagna e mezzacosta. Ottimo il pranzo presso il ristorante “Locanda Caravaggio” a San Vito di Valdobbiadene,  preparato con piatti semplici e locali, un tripudio di sapori che vale la pena provare! Presenti anche il sindaco di Segusino Guido Lio, altre autorità cittadine e alcuni produttori.  Al termine del pranzo è stata visitata la cantina Riva Cironel di Guia di Valdobbiadene per il vino Prosecco.

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da sx Carlo Stramare, il sindaco di Segusino Guido Lio, Fabrizio Stelluto e Roberto Zalambani, foto Nadia Donato

Successo nazionale. Il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, nel ringraziare a nome dell’Associazione, ha fatto dono di un portablocco a Carlo Stramare.  Tra gli ospiti ARGAV anche il segretario nazionale Unaga Roberto Zalambani di Bologna che, entusiasta, ha già fissato la visita con un pullman di bolognesi per il 19 dicembre 2016.  La scrittrice Marilena Lelli ha inoltre presentato l’ultimo suo libro “Presepi di Gusto” (www.persianieditore.com) dove parla anche dell’ormai famoso presepio di Segusino.

5 e 6 gennaio 2016, seppur contenuti nelle dimensioni, tornano in Veneto i “Panevin”

PanevinGrazie al maltempo occorso in questi giorni, e al conseguente abbassamento nell’aria del livello d‘inquinamento da polveri sottili, anche quest’anno la tradizione tutta nordestina dei “PaneVin” è salva.

Secondo l’usanza, dalla direzione che prenderanno le faville dei falò, previsti comunque più piccoli nelle dimensioni, accessi tra il 5 e il 6 gennaio, si trarranno  gli auspici, favorevoli o sfavorevoli, sull’andamento della stagione agricola. Se le faville andranno verso occidente l’annata sarà buona e il raccolto abbondante, se invece si dirigeranno verso oriente si prevede un anno sfavorevole. Ai presenti, viene spesso distribuita la pinza, dolce caratteristico del Nordest, insieme ad un bicchiere di caldo vin brulé. Ecco di seguito alcuni “panevin” in programma in Veneto (si consiglia di verificare con i singoli comuni organizzatori l’effettivo verificarsi dell’evento).

Belluno. “Brusa la vecia” ad Auronzo di Cadore (5 gennaio), info http://www.auronzomisurina.it. Padova. “Il Grande Falò in Prato della Valle” a Padova (6 gennaio) info http://www.turismopadova.it. Treviso. I “Panevin” sono in programma a: Cison di Valmarino, Farra di Soligo, Follina, Miane, Moriago della Battaglia, Pieve di Soligo, Revine Lago, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Sernaglia della Battaglia, Susegana, Conegliano, Tarzo, Treviso e Vidor  (tutti il 5 gennaio), info http://www.marcadoc.it. Venezia. “Le Maranteghe e Brusemo ea Vecia” a Mestre (6 gennaio), “Panevin” a Jesolo (5 gennaio); “La Foghera” a Bibione (5 gennaio); “Pirola Parola” a Noale (6 gennaio); “La Befana vien di notte” a Portogruaro (5 gennaio) info: http://www.turismovenezia.it. Verona. Bruiel della vecia” a Verona, Lughezzano di Bosco Chiesanuova, San Zeno di Montagnana, Bardolino, Garda, Torri del  Benaco e Castelnuovo del Garda (6 gennaio); “Festa della Befana” a Malcesine (6 gennaio); “La Viola” a Valeggio sul Mincio (6 gennaio), info http://www.tourism.verona.it Vicenza. Fiaccolata della Befana” a Treschè Conca (5 gennaio); “Brusa la vecia” a Vicenza (6 gennaio); “Città della Befana” a Bassano del Grappa (6 gennaio); “Rogo della Stria” a Recoaro Terme (6 gennaio) info http://www.vicenzae.org. Rovigo. “La Befana vien di notte” ad Adria (3-6 gennaio), info http://www.labefanadiadria.it

A proposito di “Befane”. Sempre il 6 gennaio, a Venezia, si terrà la tradizionale “Regata delle Befane” su mascarete (imbarcarzioni veneziane). I regatanti, tutti veterani del remo, saranno travestiti da befana e si sfideranno lungo il tratto centrale del Canal Grande, da San Tomà a Ponte di Rialto.

Fonte: Turismo Veneto

Montagna protagonista dell’edizione 2015 del Presepio Artistico di Segusino (Tv). Apertura straordinaria il 13 dicembre, poi da Natale al 7 febbraio 2016.

Presepio Segusino

“Descargar montagna”, Presepio Artistico di Segusino (TV)

(di Marina Meneguzzi) “Descargar montagna“, ossia la discesa al piano del bestiame dopo l’alpeggio, è il tema che caratterizza l’edizione 2015 del Presepio Artistico di Segusino, borgo a cavallo tra le province di Treviso e Belluno rinomato, soprattutto, per la produzione del formaggio “s-céch“.

Presepio Segusino particolare 2014 1Un presepe che attira ogni anno oltre ventimila visitatori. Allestito su una superficie di 100 mq vicino alla chiesa parrocchiale, il Presepio è progettato e realizzato con passione e cura certosina dall’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio. La struttura del presepe consta di 5 scene, di cui 2 variano di anno in anno, in modo da offrire ai tanti visitatori una rappresentazione sempre diversa. A spiegare la scelta “verde” del tema di quest’anno è Carlo Stramare, presidente dell’Associazione.

Presepio Segusino particolare 2014 2

Presepio Artistico di Segusino, particolare

Vivere in pendio, fa differenza. “L’idea di inserire nel Presepio Artistico delle scene dedicate alla montagna risale all’anno scorso. Ad avvalorare la nostra decisione, c’è stata nel frattempo la fortunata coincidenza dell’uscita del libro “Vivere sull’èrt” (Vivere in pendio), scritto dal segusinese Mariano Lio. I due progetti, nati separati ed ignari l’uno dell’altro, per una pura fatalità si sono incrociati nel corso dell’anno, dando luce e risalto al tema della vita in montagna. Che, per il paese di Segusino, può definirsi più che mai attuale. Nel suo libro, Mariano racconta in modo dettagliato le fatiche e i momenti che scandivano la vita dei contadini segusinesi. Ci è sembrato importante, dunque, ricordare l’umile vita quotidiana di 40-50 anni fa, quando l’industria dell’occhiale non faceva ancora parte del vissuto della nostra gente. Soprattutto, volevamo lanciare un messaggio teso alla valorizzazione, anzi alla ri-valorizzazione del nostro territorio e dei suoi prodotti, per raccontare ai più giovani – e per ricordare a coloro che non lo sono più – come sia sempre stata la Natura a dettare i  tempi all’uomo e non viceversa“.

S-cek Segusino Foto Marina Meneguzzi

formaggio s-céch Segusino (foto Marina Meneguzzi)

S-céch, retaggio della tradizione della transumanza. “Proporre la smonticazione, quindi, è un modo per ricordare uno degli eventi più importanti di un tempo per un contadino, che in Primavera migrava “dal pian verso l’ért” (dalla pianura alla montagna) e viceversa in Autunno.  La migrazione non avveniva in un unico giorno, ma per fasi, e lungo questo lento “migrare”, si cercava di far fruttare una delle poche fonti di reddito di allora, il latte (e i suoi derivati) prodotto dalle mucche al pascolo. Dal “descargar montagna“, è rimasto nella tradizione segusinese d’oggi il formaggio s-céch, un formaggio tenero, ottenuto dal latte non cotto (solo 35-37 °C) e che veniva prodotto per essere consumato in giornata o al massimo entro il giorno dopo”.

1 Presepio Segusino Natività 2013

Presepio Artistico di Segusino, Natività 2014

Le due nuove scene. “Oltre alla scena della smonticazione, quest’anno abbiamo ambientato in montagna anche la scena della Natività. Abbiamo voluto simbolicamente far nascere Gesù all’interno di una grotta naturale di mezzacosta, con Maria e Giuseppe che, trascorsi i cento giorni in malga,  rientrano lentamente al paese, con mucche e malgari al seguito, fortificati dall’esperienza vissuta in montagna”. Apertura straordinaria il 13 dicembre. Il Presepio Artistico sarà visibile al pubblico tutti i pomeriggi da Natale fino al 7 febbraio 2016, e nei giorni festivi anche al mattino. Ma la novità del 2015 è che il 13 dicembre, in occasione della sagra di Santa Lucia (patrona di Segusino), il presepe sarà in apertura straordinaria.

SegusinoTra visite guidate in pulmino e “pedonate”, si assiste alla produzione dello s-céch. Il Presepio Artistico rientra nell’ambito del variegato programma “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino“, frutto della collaborazione tra associazioni, gruppi spontanei di borgata e singoli volontari. Tra gli eventi da sperimentare, segnaliamo le visite guidate in pulmino ai borghi di Riva Secca e Riva Grassa, in calendario domenica 27 dicembre, domenica 3 e domenica 10 gennaio, mentre domenica 17 gennaio ci sarà la 2^ pedonata per i borghi di Segusino con arrivo a Stramare, dove si potrà assistere in diretta alla produzione del formaggio, secondo le antiche ricette dei malgari. Il 7 febbraio 2016 è in programma anche il pranzo parrocchiale con un menù a base di prodotti della montagna (solo su prenotazione, da Natale in poi). Info eventi:  tel. 334.3797867 Facebook: Presepio Segusino.

Da oggi fino al 6 ottobre 2015 a Bressanvido (VI) c’è la Festa della Transumanza. Giornata clou domenica 27 settembre con il rientro dall’alpeggio di 600 mucche.

TransumanzaDa oggi, sabato 26 settembre fino al 6 ottobre 2015, a Bressanvido (VI) si tiene la 17^ edizione della Festa della Transumanza, organizzata dalla Pro Loco.

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Un momento della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa

Un po’ di storia. La Festa nasce nel 1999 sulla scia della massiccia presenza di persone lungo le strade che accoglievano con entusiasmo l’arrivo della mandria dei Fratelli Pagiusco in rientro dall’alpeggio. Si partì installando un capannone all’interno della corte della fattoria Pagiusco dove si organizzavano spettacoli ed era presente lo stand gastronomico. L’importanza della manifestazione è cresciuta di anno in anno e questo ha portato ad ampliare gli spazi e le attrattive: negli anni successivi sono stati montati 3 grandi capannoni a fianco della fattoria che ospitano rispettivamente lo stand gastronomico, il palatenda per gli spettacoli principali e le conferenze e la mostra artigianale, mentre all’interno della corte si è cercato di creare uno spazio più rustico ed appartato dove ascoltare musica sorseggiando un buon bicchiere di vino o una birra artigianale. Importante è anche il coinvolgimento delle varie Associazioni volontaristiche del paese, che contribuiscono alla riuscita della manifestazione.

Le iniziative sono tante e variegate, ma la più importante si tiene domenica 27, con il ritorno della mandria dall’alpeggio, protagonisti, oltre gli animali, i Transumanti della Confraternita, che accompagnano la mandria nel suo ritorno: tre giorni di cammino, da Marcesina a Bressanvido, lungo un percorso di circa 80 km., accompagnando circa 600 mucche.Da non dimenticare il terzo Gran Galà della Transumanza, che propone un menù incentrato su prodotti tipici del territorio. La Transumanza di Bressanvido vuole innanzitutto esaminare, documentare e valorizzare la tradizione di un rito che ha radici profonde nel territorio, un’esperienza vera ed entusiasmante che rimane nella memoria della gente per lungo tempo, riportando ad aspetti importanti della storia veneta legati alla tradizione di un mondo rurale ancora vivo e presente nella comunità. Con la varietà delle iniziative proposte, la Festa della Transumanza è in grado di fare da ponte tra le vecchie e le nuove generazioni. Gli anziani possono rivivere le esperienze del passato acquisendo importanza alla luce dei più giovani che possono vedere con i loro occhi com’era la vita di un tempo.

Fonte: Servizio Stampa Festa della Transumanza

 

Buone feste dai soci ARGAV, in visita il 27 dicembre al Presepio Artistico di Segusino (Tv), dedicato nel 2014 all’emigrazione veneta

1 Presepio Segusino Natività 2013Dopo la prima bella esperienza vissuta lo scorso Natale, sabato 27 dicembre i soci ARGAV saranno nuovamente a Segusino (Tv)  per la visita del Presepio Artistico, organizzato dall’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio. Ogni anno il presepio cambia tema e quello del 2014 è “Migranti!” (aperto alla visita tutti i pomeriggi da Natale fino al 1 febbraio 2015, e nei giorni festivi anche al mattino, info eventi tel. 334.3797867).

Allontanarsi dal proprio Paese non significa abbandonare! A parlarcene in modo più dettagliato è Carlo Stramare, presidente dell’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio di Segusino. “In questo periodo, la parola “Migranti” è particolarmente d’attualità – racconta Carlo – ma è bene distinguere tra migranti-emigranti e profughi, quest’ultimi costretti ad abbandonare il proprio paese in seguito a persecuzioni politiche, cataclismi o sciagure collettive. Emigrare, invece significa semplicemente allontanarsi dal proprio paese per andare in terra straniera. Attenzione: allontanarsi, non abbandonare! Ed è proprio da questa sottile differenza che nasce lo spunto per il Presepio Artistico di Segusino, edizione Natale 2014.  Si perché non vogliamo parlare della tragica realtà dello sbarco dei profughi in Italia, sebbene il problema sia davvero grande e triste; ma vogliamo parlare degli emigranti, dei nostri Migranti!”.

Di migrazione in migrazione: la prima nell’800…“Chi di noi in casa non ha mai sentito parlare un papà o un nonno delle loro esperienze da migrante? …ma guai a chiamarli profughi!, continua Carlo. La storia di Segusino, piccolo paese di origine orgogliosamente contadina, vide svariati fenomeni migratori durante gli anni, e tanto per citarne alcuni, balza subito alla memoria l’importante emigrazione del 1882 verso il Messico dove un gruppo di Segusinesi (con altri bassofeltrini) vi si trasferirono in seguito ad un’azzardata promessa di floridità e di distese terriere da coltivare che, però, si dimostrò meno veritiera di quanto sembrasse. Non si persero d’animo i seguisinesi migranti: si rimboccarono le maniche e iniziarono a coltivare e a costruire, fondando un nuovo paese tutt’oggi esistente, dal nome Chipilo, dove il dialetto parlato è ancora quello segusinese, sebbene a distanza di generazioni!”.

“Vado per tornare!” “La povertà era tanta a Segusino – continua a raccontare Carlo – e il ‘900 portò altre importanti emigrazioni verso la Francia, verso il Belgio, la Svizzera, l’Argentina, l’Australia e altri paesi ancora. Ma in quei “nostri” migranti non c’era la volontà di andare ospiti in un paese lontano per farsi compatire o per farsi accogliere. I “nostri” migranti partirono con la volontà di lavorare, di andare in terra straniera per offrire la loro manodopera, il loro sudore, le loro capacità manuali ed intellettuali.  Il presepio edizione 2014 non vuole ricordare un fenomeno migratorio in particolare, appunto perché riteniamo siano tutti degni di memoria, ma vogliamo rappresentare in tre scene chiave quella che è stata l’emigrazione segusinese, e perché no, anche quella veneta dell’epoca”.

Prima scena del Presepio: la partenza. “Ogni saluto è sempre triste – spiega Carlo – e anche se dentro ad ogn’uno (si sapeva) c’era la volontà di tornare presto e di tornare più ricchi, il saluto lo abbiamo immaginato come un momento triste e silenzioso: un papà che saluta i suoi figli, una moglie o una fidanzata che saluta il suo amato compagno che sta per partire verso terre lontane; rese ancora più lontane rispetto ad oggi perché non c’erano aerei, internet e i telefoni ad avvicinare le distanze. Seconda scena del Presepio: il ritorno a casa, la felicità! La fine di una lunga attesa, ma anche la fine della miseria grazie ai frutti del duro lavoro offerto alla terra lontana. Terza scena del Presepio: il non ritorno. Non tutti tornarono. Non tutti ci riuscirono. Qualcuno non riuscì a fare fortuna. Qualcuno ritornò dopo 20-30 anni. Qualcuno non ritornò proprio. La felicità del ritorno dei migranti è vicina alla tristezza del ricordo di chi non è tornato. Attraverso il tema del Presepio edizione Natale 2014 – conclude Carlo – vogliamo trasmettere il messaggio che i nostri emigranti andavano in terra straniera umilmente, in cerca di lavoro, offrendo rispetto, fatica e sudore, ma soprattutto con l’obiettivo di ritornare a casa, di tornare a Segusino, perché a Segusino era la vita di ogn’uno di loro. Migrante ma non profugo”.

Tante iniziative fino al 1 febbraio 2015. Il Presepio Artistico di Segusino rientra nella manifestazione “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” che si svolgerà in paese da Natale fino al 1 febbraio 2015. Si potranno ammirare bellissimi presepi nell’antico borgo di Stramare, a Milies, a Riva Secca, a Riva Grassa e in molte altre vie ancora. Un gradito ritorno quest’anno sarà il bus navetta verso i borghi Stramare, Riva Grassa e Riva Secca nelle domeniche 28 dicembre e 4 gennaio, con la possibilità di visite guidate e degustazione di prodotti tipici; domenica 11 gennaio, si andrà invece tutti a piedi a visitare i borghi con la prima pedonata non competitiva ed aperta a tutti, intitolata “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”. Domenica 18 e 25 gennaio allieteranno le giornate due bellissimi concerti che faranno seguito a quelli pre-natalizi dell’ormai tradizionale “Note Santa” (a cura del Coro di Stramare) e quello della Banda Municipale di Segusino.

Programma per i soci ARGAV. Grazie alla disponibilità e perfetta organizzazione  dell’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio di Segusino, i soci ARGAV avranno modo di scoprire in modo più approfondito i prodotti locali, tra cui spicca lo s-cek, formaggio fresco tipico del territorio. Ecco di seguito il programma nel dettaglio. Ore 9:00 ritrovo presso la Chiesa Parrocchiale di Segusino. Ore 9:30 trasferimento presso il Caseificio Stramare Dario e Saverio, dove la signora Caterina mostrerà la preparazione dello s-cèk. Parteciperà alla dimostrazione anche la signora Serena dell’azienda agricola Stramare Giulio, anch’essa produttore di s-cek di montagna, durante il periodo estivo. Ore 11:45 visita al Presepio Artistico di Segusino “Migranti!”. Ore 13:00 pranzo presso la “Locanda Caravaggio” di S.Vito di Valdobbiadene. Nell’occasione, la signora Cristina farà degustare le sue specialità, alcune anche a base di formaggio s-cèk. Ore 15:30 visita alla cantina produttrice di vino Prosecco “Bortolin Raul” sulle colline di Valdobbiadene. Oore: 17:00 ritorno a Segusino e rientro.

 

 

 

 

 

 

23 marzo 2014, alla Festa dell’Innesto di Trichiana (BL) si impara a innestare il Pom Prussian

Pom Prussian (foto Dolomiti Prealpi)

Pom Prussian (foto Dolomiti Prealpi)

E’ dedicato alla “Festa dell’Innesto” l’appuntamento di domenica 23 marzo 2014 in calendario a “Leggenda del Piave“. La giornata verterà sul tema dell’emigrazione dei bellunesi nei primi Novecento, e come ha influenzato la vita della comunità da cui partivano. Un esempio è il Pom Prussian, importato proprio da emigranti che ritornarono a casa con qualche “marza” nelle valigie.

Programma. Alla Festa dell’Innesto, nella corte della Fattoria Retica-OrtoAlpino (località Confos 69/A – Trichiana), grazie a Camillo Funario si vedranno e impareranno le tecniche di innesto per le piante da Pom Prussian (laboratorio ore 10, prove con marze e gemme). A chi volesse provare consigliamo di portare un coltellino e dei guanti da giardinaggio. Nel pomeriggio (ore 13.30) saranno rievocate le storie degli emigranti veneti che hanno trovato o meno fortuna in terra straniera e che hanno contribuito a migliorare il loro paese natio. In particolare, si avrà modo di incontrare e conoscere alcuni bellunesi, giovani e meno giovani, che sono emigrati negli ultimi 50 anni e ritornati a Belluno dopo un’esperienza di vita all’estero. Chi volesse fermarsi per il pranzo, è necessario prenotare entro venerdì 21 marzo, telefonando direttamente a Retica-OrtoAlpino al 0437/757064 (euro 25 a persona).

(Fonte: Retica)

Commemorazione centenario inizio Grande Guerra, dal 23/2/14 nel bellunese si ricordano le tradizioni rurali e alimentari dei popoli coinvolti

Retica Grande GuerraLa Strada dei 100 giorni e il Passo San Boldo saranno i protagonisti del palinsesto “La leggenda del Piave“, ideato dall’associazione Food 99 km e organizzato da Retica per la commemorazione del centenario dell’inizio della Grande Guerra. Gli eventi si svolgeranno presso la fattoria di Retica, struttura ricavata da un’antica stalla, documentata dal Catasto Austriaco (1800) e restaurata secondo tecniche di bioedilizia, in località Confos 69/A – Trichiana (BL).

Dieci appuntamenti a cadenza mensile. I comuni protagonisti sono Trichiana e Cison di Valmarino (TV), che hanno patrocinato l’iniziativa, dove si snoda la famosa strada costruita in soli 100 giorni dalla popolazione locale per motivi strategici dell’esercito Austro-Ungarico all’inizio del 1918. Si tratta di un ciclo di dieci appuntamenti culturali per approfondire i fatti, la società, i personaggi e i popoli che sono stati protagonisti del conflitto più devastante del XX secolo. Il 1914 non coinvolge direttamente l’Italia nei primi mesi della Grande Guerra. Per questo, alcuni eventi di “La leggenda del Piave” avranno come protagonisti gli attori principali che innescarono la miccia: Impero Austro-Ungarico, Serbia e Germania. Affiancheranno questi eventi altri in cui si conoscerà meglio come era la vita 100 anni fa, concentrandosi sull’alimentazione, sulle tradizioni e sulla cultura rurale veneta. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di continuare per i successivi anni per arrivare alla commemorazione del centenario dalla costruzione della Strada dei 100 giorni del 1918.

Il calendario. Domenica 23 Febbraio: Memorie di Grappa. Domenica 23 Marzo: Festa dell’innesto: La Prussia, il pom e l’emigrazione. Venerdì 11 Aprile: I vini dell’Austria-Ungheria e i vitigni antichi del bellunese. Domenica 25 Maggio: La cucina serba. Alla vigilia dell’attentato che scatenò la guerra scopriamo la cultura serba. Domenica 22 Giugno: La festa della falciatura: il folclore del taglio dei prati. Canti popolari e l’esperienza di falciare. Domenica 27 Luglio: L’inizio della guerra: foto e filmati e rievocazione storica con uscita in bicicletta da Passo San Boldo a Pedavena (Ospedale da Campo). Domenica 28 Settembre: La Germania: un Kaiser, un popolo. Domenica 26 Ottobre: Le tradizioni Magiare: come hanno influenzato la nostra cultura? Domenica 23 Novembre: Il generale inverno tra i soldati e i civili. Il razionamento del cibo. Domenica 8 Dicembre: Fagioli, castagne, patate e maiale: la dispensa di 100 anni fa. Maggiori info: Enrico Perin, territorio@retica.net, tel. 0437/757064.

In arrivo i “Giorni della Merla”, se freddi (come annunciato) la Primavera non si farà attendere

Secondo la tradizione, i “giorni della merla” cadono negli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31) e sono i giorni più freddi dell’inverno.

Le leggende. Il nome deriverebbe da una leggenda secondo cui, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi piccoli, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri. Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.

Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po’, infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo. Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli hanno la livrea bruna – becco incluso – nelle femmine, mentre è nera brillante – con becco giallo-arancione – nel maschio.

(fonte Wikipedia)

Sabato 20 aprile, ore 16, ad Ariano nel Polesine (Ro) si tiene l’evento “Le emozioni della terra”, con esibizione del Gruppo ocarinistico di Grillara

organizzatori

Gli organizzatori dell’iniziativa “Le emozioni della terra”

I profumi della primavera nel Delta polesano fanno da cornice ai suoni soavi ed evocativi delle ocarine di terracotta, modellate dalle mani di Benvenuto Fecchio con l’argilla dei campi. E’ un appuntamento speciale, quello di sabato 20 aprile, alle ore 16, al museo/ fattoria didattica/ laboratorio L’Ocarina, associata Coldiretti, di Grillara in Ariano nel Polesine.

L’evento è intitolato “Le emozioni della terra”, gratuito ed aperto al pubblico. Saranno veramente emozionati per il loro debutto, i musicisti del neonato “Gruppo ocarinistico di Grillara”, che verrà presentato ufficialmente da Benvenuto Fecchio, titolare della fattoria didattica, costruttore di strumenti musicali in terracotta ed ideatore del museo. Saranno degli autentici “testimoni di battesimo” i maestri musicisti del “Gruppo ocarinistico budriese”, che già lo scorso ottobre, avevano tenuto due giorni di concerti e seminari sull’uso dello strumento ocarina, proprio al museo della famiglia Fecchio. E’ soprattutto, grazie a quell’iniziativa fortunata e singolare, che ha preso vita e passione il nuovo gruppo ocarinistico di Grillara, nella forma del settimino, cioè di sette musicisti che suonano sette ocarine diverse, accordate tra loro. L’evento è organizzato dall’azienda agricola L’Ocarina in collaborazione con Coldiretti Rovigo ed il patrocinio di Provincia di Rovigo, Sistema museale provinciale, Parco regionale veneto del Delta del Po, Comune di Ariano nel Polesine, Associazione Città della musica e Comitato cittadino Grillara.  Il programma prevede, alle 16, i saluti delle autorità; a seguire la presentazione ufficiale con sorprese musicali ed, infine, una degustazione di prodotti tipici del territorio.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)