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Fino a settembre 2010, a Rosolina Mare (RO) c’è la Bottega del Parco

La Bottega del Parco è un’iniziativa che prevede una mostra mercato di prodotti tipici esposti presso il Palazzo dei congressi di Rosolina Mare. Fino alla seconda settimana di settembre, lunedì, martedì, venerdì dalle 18.30 alle 23.00 e domenica alle 21.00 saranno in mostra il riso, il miele dei produttori di Cà Cappellino, il pane di Loreo, il sidro e le confetture dell’agiturismo Pavoni, oltre a frutta, verdura ed altre bontà dei produttori locali.

In programma anche due mostre. Dal 1 al 28 luglio:Po, fiume di celluloide”, mostra fotografica dedicata a 9 grandi film che sono stati girati nell’ambientazione del Delta del Po e dal 29 luglio al 16 agosto “I diari della terra”, mostra fotografica itinerante che raffigura i paesaggi rurali del Veneto, a cura della Regione Veneto.

Conoscere meglio il delta del Po. Durante la settimana sono previsti due appuntamenti fissi: ogni lunedì alle 21.15 sono organizzati degli incontri per approfondire la conoscenza del territorio del Delta del Po su aspetti storici, ambientali, sui centri di visita e sulle possibilità di escursione. A queste serate parteciperanno anche guide naturalistiche ed esperti del settore, quali ornitologi e botanici, che con la loro esperienza renderanno gli incontri molto interessanti. Il martedì sera sarà dedicato invece alternativamente a due temi, uno dedicato ai più piccoli e l’altro agli adulti. Per i bambini sono organizzati laboratori, in cui i piccoli potranno realizzare fischietti e piccoli oggetti in argilla con l’aiuto di Benvenuto Fecchio della Fattoria Didattica l’Ocarina del Po. Per gli adulti, invece, Fabrizio Barbieri, agronomo, e Michele Colla, farmacista ed erborista, condurranno degli incontri dedicati alle erbe officinali e alle piante del Delta del Po. Questi appuntamenti consentiranno al pubblico di imparare a conoscere le proprietà terapeutiche e l’uso in cucina di queste piante, oltre al loro utilizzo nell’aromaterapia e nella preparazione di tisane.

(fonte Regione Veneto)

Veneto da gustare

Estate e’ sinonimo di tempo libero e voglia di freschezza anche in cucina, dove la fantasia non va certo in ferie. Il Veneto offre da questo punto di vista un ventaglio quantomai ampio di prodotti: quelli a Denominazione o Indicazione sono attualmente 33 ma presto saliranno a 34 con la formalizzazione della Denominazione d’origine protetta del ”miele delle Dolomiti bellunesi”. Questo prodotto si affianchera’ alle 25 Doc, alle ormai 8 Docg dei vini (anche se due di queste partiranno solo dalla prossima vendemmia) e a oltre 370 prodotti tipici.

Dall’antipasto al primo. Fuori dalle ricette abituali, vale la pena di provare qualche ‘piatto’ non di consuetudine, realizzabile magari attraverso una sorta di caccia al tesoro attraverso il Veneto. Un antipasto potrebbe prevedere la ‘coppa di testa di Este‘: difficile da trovare in questo periodo perche’ prodotta in inverno dagli esperti estensi, ma il cui sapore e’ in grado di superare tutti i sacrifici. Buona da mangiare anche a merenda magari in mezzo ai ‘corni’ di una ‘Ciopa vicentina‘ pane a pasta dura che subisce il processo della doppia cottura, viene cioe’ cotto in forno e poi asciugato biscottandolo. Chi non puo’ fare a meno del primo, della pastasciutta insomma, non ha che l’imbarazzo della scelta: dai ‘Tortellini’ di Valeggio sul Mincio, i famosi ‘Nodi d’amore’ ai ‘Bigoi’ alla vicentina, dalle ‘Lasagne da fornel’ piatto costituito da lasagne condite con semi di papavero e sugo a base di burro, mele e frutta secca, ai trevigiani ‘Subioti all’ortica‘.

Brodetto di anguilla

Carne o pesce? In ferie c’e’ il tempo di scegliere il giorno e il momento per assaggiare l’una e l’altro entrambi tesori veneti. Ecco, per gradire, ‘l‘Anguilla’ del Delta del Po, branzini o spigole della Valli da pesca venete, la ‘trota iridea‘ della Valle del Chiampo, le ‘fritture’ veneziane. Sull’altro fronte si puo’ scegliere di passare in tavola un”anatra di corte padovana‘ o perche’ no i ‘Cornioi‘ di Crespadoro o i ‘Bogoni’ di Badia Calavena in entrambi i casi ottime lumache, gli ‘sfilacci‘ di cavallo veronesi, piuttosto della porchetta trevigiana o del ‘Torresano‘ di Breganze.

Monte Veronese Dop

O meglio il formaggio? Chi non ama la carne puo’ essere travolto dalla qualita’ e quantita’ dei formaggi veneti. Tra i piu’ inebrianti, e’ il caso di dirlo, ecco l’Imbriago‘ prodotto in tutto il trevigiano, l’erborinato di Montegaldella, lo stravecchio di Asiago, sempre piu’ raro per via della grande commercializzazione del mezzano che non permette di riporre sulle tavole molto prodotto da lasciare invecchiare. E ancora il ‘Bastardo‘ del Grappa o il ‘Monte Veronese direttamente dalle malghe dei Cimbri. Tra una portata e l’altra e’ naturalmente doveroso trovare il tempo di visitar cantine e scegliere gli abbinamenti con i vini veneti di qualita’ meglio se curati da Consorzi di Tutela.

(fonte Ansa)

I migliori Asiago prodotti in malga 2010

Vincitore miglior formaggio vecchio, Sig. Rodeghiero, Malga Porta Manazzo

Vincitore miglior formaggio stravecchio, Sig. Basso, Malga Pusterle

Sono Malga di Porta Manazzo di Asiago (VI) e Malga Pusterle di Roana (VI) i due alpeggi vincitori della quarta edizione del concorso per il “Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in Malga”, organizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago in collaborazione con la Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni” di Asiago.

Premiata l’eccellenza di produzione. La commissione di esperti degustatori, composta da rappresentanti dell’ONAF, di Veneto Agricoltura e Slow Food, ha assegnato dunque la palma di migliori casari di montagna rispettivamente a Antonio Rodeghiero per la categoria Vecchio e a Sergio Basso per lo Stravecchio, che sono stati premiati lo scorso 10 luglio, nella sala della Comunità Montana di Asiago. Il concorso premia l’eccellenza della produzione di formaggio Asiago d’allevo di malga, e quest’anno ha visto la partecipazione  di sei alpeggi, soci del Consorzio di Tutela: Malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agricola L. Tognon); Malga I Lotto Valmaron (Enego – Az. Agricola Dalla Palma); Malga Verde (Conco – Az. Agricola Cortese); Malga Pusterle (Roana – Az. Agricola Basso); Malga Larici (Lusiana – Az. Agricola Frigo) e Malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agricola Rodeghiero).

Nel ‘700 le prime forme di formaggio d’Allevo. Nel corso della cerimonia di premiazione sono intervenuti anche il sindaco di Asiago Andrea Gios, l’esperto ONAF (Org. Naz. le Assaggiatori di Formaggi) Giancarlo Coghetto e lo storico Giancarlo Bortoli. Quest’ultimo ha ricordato alcuni momenti storici importanti per la tradizione casearia dell’Altopiano di Asiago: dai primi documenti che attestano l’attività di monticazione, risalenti al 938 d.C., al periodo romano, quando queste zone assunsero un ruolo strategico per l’allevamento delle capre, passando per la prima rivoluzione industriale, che ha deprezzato il valore della lana, determinando il passaggio dal formaggio pecorino a quello vaccino, fino alla produzione delle prime forme di formaggio d’Allevo, risalente al Settecento, con una metodologia ancora oggi in uso nelle malghe.

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Andar per giardini a Venezia

Giardini Biennale, viale

Una volta a Venezia, dopo aver visitato musei e palazzi, per  rinfrescarsi un po’ ci sono a disposizione una serie di giardini aperti al pubblico, vere e proprie oasi per chi sente il bisogno di una sosta.

Tra gli alberi, anche un teatro. Nelle immediate vicinanze di piazza San Marco, sulla riva antistante il Bacino, ci sono i cosiddetti Giardini Reali con impianto Liberty, molte panchine e servizi. Se invece si e’ appena arrivati al terminal automobilistico di piazzale Roma, si supera un ponte dai larghi scalini che porta ai Giardini Papadopoli, novecenteschi. Grandi alberi di specie autoctone ed esotiche ornano invece il Parco di San Geremia, tra la Stazione Ferroviaria e il ponte delle Guglie. La presenza di una fontana e di un piccolo parco giochi rende questa tappa consigliabile a chi viaggia con bambini piccoli. Merita una breve passeggiata nella Venezia meno conosciuta, nel Sestiere di Cannaregio, il piccolo e ombroso Parco di Sant’Alvise, dotato di un piccolo teatro e sul quale si affaccia anche un centro sportivo con piscina, dove si praticano inoltre scherma, arrampicata, basket.

Refrigerio assicurato, ma…niente pic-nic. Giochi per bambini, panchine e acqua potabile si trovano ai Giardini Pubblici vicino alla Biennale di Venezia. Procedendo in direzione del Lido, si arriva poi alla Pineta di Sant’Elena, ampio spazio verde e libero dove si puo’ riposare all’ombra di grandi pini marittimi (attenzione, pero’: c’e’ chi e’ stato multato per aver allestito un pic-nic in piena regola). Al Lido, infine, tra gli spazi verdi va segnalato il Parco Quattro Fontane. I palazzi di enti ed istituzioni veneziane spesso conservano, intatti o in parte, i giardini originali: uno per tutti, quello della sede universitaria di Ca’ Tron, alla fermata di San Stae, con un bel pozzo decorato ad anfore. Venezia e’ famosa anche per i suoi giardini privati: se da una porta socchiusa se ne scorge uno, e’ possibile chiedere gentilmente di visitarlo ed entrare quindi nella Venezia piu’ inaspettata.

(fonte Ansa)

Il Veneto di Mainardi, uomo e natura in laguna

Valle Averto (foto WWF)

E’ innamorato della laguna di Venezia, l’etologo Danilo Mainardi, e non solo per la sua bellezza, ma perche’, anche se con qualche evidente contraddizione, questo ecosistema, uno dei piu’ estesi (550 Kmq di superficie) e piu’ preziosi d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo, sa coniugare presenza umana e natura.

Zona di fermata per i migratori. ”In laguna, nonostante la presenza antropica, ho visto moltissimi cigni selvatici, ma c’e’ anche l’airone grigio, e in generale tutta la laguna e’ una delle zone di fermata piu’ importanti per i migratori”, afferma Mainardi, veneziano di adozione, milanese di nascita, laureato in biologia, gia’ docente di ecologia comportamentale alla Facolta’ di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia.

Fistione turco

Rifugio faunistico. ”La laguna di Venezia e’ straordinaria, e’ ricca di siti naturalistici, anche nei suoi dintorni – aggiunge – mi viene in mente ad esempio l‘Oasi del Wwf di Valle Averto, assolutamente splendida, attrezzata per una visita naturalistica ampia e complessa”. Situata nella laguna sud, Valle Averto e’ nata come Oasi naturale di protezione nel 1988 ed e’ gestita direttamente dal Wwf che vi ha istituito un rifugio faunistico. Dal 1989, ricorda l’etologo, l’area e’ riconosciuta d’importanza internazionale dal Ministero dell’Ambiente ed e’ inserita nella convenzione di Ramsar. Per la sua particolare importanza ambientale, l’Unione Europea ha contribuito all’acquisto di 83 ettari effettuato dal Wwf. Come postazione di birdwatching, vi si osservano il Germano reale, l’Alzavola, il Mestolone, il Codone ed il Fistione turco, divenuto simbolo dell’Oasi. E vi sono di casa l’Airone cenerino, la Garzetta, l’Airone bianco maggiore e l’Airone rosso. Sono stati inoltre osservati il Fenicottero, la Spatola, la Casarca, l’Aquila di mare e l’Aquila anatraia maggiore.

Tra il Lido e la laguna centrale di Venezia. ”Altrettanto affascinante e’ l’Oasi di Ca’ Roman al Lido di Venezia, gestita dalla Lipu”: unita all‘isola di Pellestrina dalla diga artificiale dei ‘Murazzi’, questo spazio costituisce il lembo meridionale dei lidi che, da Cavallino a Chioggia, separano la laguna di Venezia dal mare. D’inverno si possono osservare tra l’altro lo Sparviero, il Falco pellegrino ed il Falco di palude e numerosi uccelli provenienti dal nord Europa: lo Svasso piccolo, lo Svasso maggiore e lo Smergo minore. ”Non dimentichiamo l’Isola della Certosa – prosegue Mainardi – e’ un’isola affascinante, un esempio interessante di recupero e adesso dotata di un porto per barche a vela, con molti animali domestici e selvatici”. La Certosa si trova nella laguna centrale di Venezia, a meno di 250 metri da S. Pietro di Castello e a poco piu’ di 500 metri dal Lido. Anticamente era costituita da due piccole isole divise da un canale che venne interrato nel 1199 per erigere un tempio e un monastero. Sede di Agostiniani e Certosini, con la soppressione degli ordini religiosi fu destinata da Napoleone a uso militare e spogliata delle sue opere d’arte. Ora e’ destinata ad ospitare il Parco Urbano della Lagune di Venezia.

Isola del Lazzaretto Nuovo

Quarantena per uomini e merci. ”Anche l’Isola del Lazzaretto Nuovo, poco distante, e’ un luogo che amo – continua l’etologo – e’ interessante dal punto di vista archeologico, ci sono scritte affascinanti lasciate nei secoli da visitatori e abitanti, tombe di diverse epoche: qui avveniva una sorta di quarantena per uomini e merci, che venivano purificate affumicandole con vari tipi di sostanze”. L’isola conserva edifici monumentali, tra i quali il cinquecentesco Tezon Grande e una cinta muraria ottocentesca che delimita l’antico insediamento. Di proprieta’ demaniale e vincolato dal Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, Il Lazzaretto Nuovo dal 1977 e’ in concessione ad un’associazione di volontariato, l’Ecos Club, che organizza visite guidate, incontri, mostre ed eventi in riferimento alle caratteristiche storiche e ambientali, alla cultura e alle tradizioni lagunari e marinare.

Convivenza tra uomo e natura. ”Questo mi affascina della laguna: la possibilita’ di integrare la presenza dell’uomo e il rispetto della natura – dice Mainardi – e’ un po’ come il problema dell’Orso Dino, del quale oggi tanto si parla: non e’ piu’ l’orso dolomitico, il ‘furmigarol’ di cui parlava Dino Buzzati, chiamato cosi’ perche’ ghiotto di formiche, e un po’ piu’ piccolo, come un grosso cagnone. Dino oggi fatica a trovare un suo territorio e quindi a distinguere il confine tra selvatico e domestico”. ” Uomini e orsi possono imparare a stare insieme, ma occorre grande esperienza da parte degli uomini, come in Canada – conclude – dove gli uomini hanno imparato a insegnare agli orsi a girare alla larga, destinando loro lo spazio di cui hanno bisogno: questo e’ il paradigma da utilizzare, piu’ in generale, in ogni habitat di convivenza tra uomo e natura”.

(fonte ANSA)

Sull’Altopiano di Asiago l’antico rituale dell’alpeggio

Torna sull’Altopiano di Asiago il rito della monticazione: è la salita agli alpeggi delle mandrie di bovini che, trascorso l’inverno nelle stalle di pianura, con l’arrivo dell’estate vengono portate a pascolare in montagna. La pratica dell’alpeggio, in queste zone, che tradizione vuole vada dal 1° giugno al 21 settembre, vanta una storia millenaria.

Pascoli utilizzati da 10 secoli. Viene testimoniata in forma scritta, per la prima volta, in un documento ufficiale del 983 d.C., che riguarda appunto l’assegnazione di terre da destinare al pascolo (“La Via delle Malghe”, a cura di Silvia Dalla Costa e Gianbattista Rigoni Stern). Da almeno dieci secoli quindi, i prati dell’Altopiano sono utilizzati dagli allevatori come risorse foraggere per il bestiame, durante il periodo estivo. Nei primi giorni le mucche vengono fatte pascolare sui prati a più bassa altitudine, dove l’erba è già rigogliosa. Con il trascorrere del tempo l’erba cresce anche a quote più elevate e le mandrie vengono spostate via via più a monte. Un razionale sfruttamento del pascolo prevede che gli animali consumino interamente l’erba di una porzione di pascolo prima di essere spostati. In questo modo vengono sfruttati i pascoli naturali fino a 2.000 m e oltre, contribuendo al mantenimento della biodiversità di una considerevole porzione di territorio di incommensurabile valore.

Altopiano di Asiago: il più grande comprensorio di malghe d’Europa. Se ne contano 87 per una superficie totale di pascoli di 7775 ettari. Sono di proprietà collettiva, gestite dalle amministrazioni comunali di competenza, che ne promuovono, ogni sei anni, le gare per la concessione in uso temporaneo. Quando si parla di malga non si intende solo l’edificio in cui si producono, e spesso si vendono, latte, formaggi, salumi, ma anche il pascolo, le strutture e le infrastrutture dove si pratica l’attività di alpeggio. Esse costituiscono un patrimonio economico, storico, ambientale, architettonico e, negli ultimi anni, anche turistico, che è fondamentale salvaguardare. In questo senso, un contributo importante è dato anche dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, con la sua attività, vigila sulla produzione casearia di sei alpeggi dell’Altopiano soci del Consorzio di Tutela, che producono il formaggio Asiago DOP. L’Asiago delle malghe viene marchiato a fuoco e vi viene apposta sul piatto una speciale “pelure” di carta riso, recante la denominazione ed il logo della DOP, la scritta “Malga” seguita dal nome dell’alpeggio di produzione ed il logo della Comunità Montana “Spettabile Reggenza dei 7 Comuni”.

 

Malga Pusterle

Le malghe produttrici di Asiago DOP. Sono malga II Lotto Marcesina (Enego – Az. Agr. L. Tognon); malga Il Lotto Valmaron (Enego – Az. Agr. A. e P. Dalla Palma); malga Verde (Conco – Az. Agr. M. Cortese); malga Pusterle (Roana – Az. Agr. S. Basso); malga Larici (Lusiana – Az. Agr. R. Frigo); malga Porta Manazzo (Asiago – Az. Agr. A. Rodeghiero). Questi sei alpeggi si contenderanno, il prossimo 10 luglio, il titolo del concorso annuale per il Miglior Formaggio Asiago d’Allevo Vecchio e Stravecchio prodotto in malga, che andrà a premiare un produttore per la categoria Vecchio ed uno per la categoria Stravecchio.

 

(fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Gli alberi secolari, un viaggio nella natura

"pianta santa" Longarone (Bl)

Cedri, querce, faggi: gli alberi monumentali del Veneto raccontano storie di luoghi che li hanno visti silenziosi custodi di ville e zone aperte, nelle quali fa da guida Anna Cassarino, un’artista che si e’ dedicata agli alberi dopo un ”viaggio di tre mesi in Messico e successivamente in Guatemala e Costa Rica, dove la natura si mostra in forme straordinarie: da allora ho indirizzato le mie competenze creative verso l’ecologia ed il suo rapporto con l’arte”. Un ‘viaggio’ che si sviluppa lungo le sette province venete e che merita, viste le distanze di essere suddiviso in piu’ momenti. ”Li ho scelti  come autorevoli rappresentanti della loro specie – dice Cassarino -, perche’ l’emozione che suscitano puo’ invogliare a conoscerli meglio e favorire l’immaginazione, risorsa di grande importanza per l’umanita”’. Una parte dei percorsi alla ricerca degli alberi secolari si snoda lungo il bellunese, il rodigino, il trevigiano.

Provincia di Belluno – Nella villa dove ha vissuto lo scrittore Dino Buzzati, a Belluno bassa, sulla strada per Feltre, e’ custodito un liriodendro di 200 anni, alto una trentina di metri, dalle foglie a forma di testa di gatto e dai fiori simili a tulipani: lo scrittore lo ha citato in un breve racconto. Ma quella che viene chiamata ‘la pianta santa‘ e’ a Longarone, a Fae’, poco prima della zona industriale: e’ una sequoia gigante, alta 33 metri, ha 170 anni ed e’ chiamata cosi’ perche’, investita dalla piena del Vajont, ha continuato a vivere. Nel comune di Chies d’Alpago, salendo verso il villaggio Mont, con una bella camminata lungo una mulattiera ci si trova davanti un faggio di circa 300 anni, alto 35 metri. Un tiglio nostrano dalla circonferenza di nove metri, di 300 anni d’eta‘, e’ nel comune di Lentiai, salendo a Stabie. Sul Passo Cibiana, c’e’ un larice di circa 300 anni col fusto biforcuto, alto 25 metri, mentre nel comune di Zoldo Alto, frazione di Costa, si trova un bell’acero di monte di circa 250 anni.

Provincia di Rovigo – Un frassino di 400 anni e’ visibile in una delle ville di Villadose, con il tronco basso e cavo. Due pioppi cipressini di circa 100 anni si trovano nella fattoria Moline, tra Roverdicre’ e Costa di Rovigo. A Lendinara, vicino alla chiesetta di San Rocco, vive un platano orientale di 300 anni, alto 36 metri, con un tronco dalla circonferenza di nove. Nel comune di Adria, prima di arrivare a Cavanella Po, lungo la strada si nota un grande leccio di circa 150 anni, davanti alla villa Papadopoli.

Provincia di Treviso – Nel giardino della villa della viaggiatrice Freya Stark, ad Asolo, ci sono alberi di circa 150 anni, e, scendendo via Foresto Vecchio, si incontra un castagno di 300 anni. Verso Vittorio Veneto, invece, c’e’ un faggio alto 35 metri, di circa 300 anni di eta’, nei pressi di una piccola baita nel territorio comunale di Miane, lungo la via del bosco di Madean, ricco di castagni, di abeti rossi e di faggi. A Tezze sul Piave, a Vazzola, da circa 200 anni c’e’ un albero di origine cinese, una sophora japonica pendula, soprannominato albero pagoda a causa del fogliame fitto, disposto come tegole sopra archetti che partono da rami tanto ondulati sa sembrare grossi serpenti, che fiorisce ad anni alterni con grappoli di fiori bianchi e profumati.

(fonte ANSA)

A Farra di Soligo (Tv), sinfonie tra i vitigni

Iniziato martedì scorso a Soave (VR), l’ottavo congresso internazionale “Terroir”, avrà questa sera 17 giugno (ore 19,00) un momento unico ed esaltante. L’esecuzione della Sinfonia n.29 di Wolfgang Amadeus Mozart in mezzo alle vigne sarà un elogio alla bellezza degli ultimi vigneti storici delle colline del Prosecco DOCG, combinando viticoltura e cultura in un connubio sempre più stretto. Un concerto prestigioso eseguito dall’orchestra dell’Accademia di S. Giorgio di Venezia diretta dal Maestro Alessandro Tortato. Prima esecuzione in assoluto, in una vigna. Il programma prevede la partenza con pulmini da Farra di Soligo (TV) per la località Collagù, alle 18.30.  Il concerto, come detto, è previsto per le ore 19,00.

21 Paesi a convegno. Il Congresso “Terroir” è promosso ogni due anni dall’O.I.V. (Organizzazione internazionale della vite e del vino di Parigi). Questa edizione, predisposta in collaborazione con il CRA di Conegliano, Regione e Veneto Agricoltura vede la presenza di 21 Paesi, il dispiegarsi di una sessantina circa di relazioni ma soprattutto il numero, mai raggiunto in precedenza, di 151 ricerche esibite. E’ presente un folto gruppo di ricercatori dell’Est (Georgia, Bulgaria, Romania, Ungheria), a significare lo sforzo che stanno facendo questi Paesi per far emergere nuovamente le loro viticolture storiche. Le visite tecniche sono state studiate per lasciare una forte e indelebile immagine della viticoltura veneta (Prosecco e i suoi paesaggi, isole di Venezia e i loro vigneti, Amarone e le ville della Valpolicella, suoli calcarei e vulcanici di Soave).

Le novità dal Convegno.  Il vigneto deve essere meno curato per fargli avere un comportamento più naturale e questo per avere una miglior qualità “genetica” e un minor impatto sull’ambiente e sulle risorse naturali (ad esempio  l’acqua); studio dell’ambiente: nuovi software e nuovi strumenti scientifici per lo studio del suolo, del clima, della risposta della vite alle sollecitazioni ambientali; il clima cambia: come si comporta la vite, a quale latitudine e altitudine si è spostata la vite negli ultimi 15 anni? Prosecco e Soave: zonazioni storiche che datano quasi 100 anni, loro presentazione.

(fonte Veneto Agricoltura)

Treviso: domenica 6 giugno 2010 Grantavolata a scopo benefico con tovaglia e bottiglia di grappa da Guinness dei primati

foto Epolis, tovaglia del record arrivata ieri al Sant'Artemio

(di Lieta Zanatta, da “Il Treviso”). Preparativi per la domenica trevigiana da record al Parco Sant’Artemio oramai agli sgoccioli. La Grantavolata.tv-Cucina trevigiana attende i seimila partecipanti per la tovaglia tessuta più lunga del mondo, oltre un chilometro e mezzo, e la bottiglia di grappa più grande del mondo, da 120 litri, primati da scrivere nel Guinness World Record.

L’allestimento inizierà domenica prossima al Parco Sant’Artemio di Treviso già prima delle 8 a porte chiuse, per via della stesura della tovaglia tessuta a Bergamo da Emilio Gatti su progetto della Agotex di Casier, che si rivela abbastanza complessa. Dalle 11 alle 12 sarà invece dato l’avvio al riempimento della bottiglia di grappa della famiglia Bottega sotto gli occhi attenti dei giudici che arriveranno direttamente da Londra, mentre ci saranno riprese dal cielo grazie a due elicotteri messi a disposizione dall’Aeroclub di Treviso, accompagnati da velivoli storici e mongolfiera.

Tutti i numeri di Grantavolata. L’evento organizzato da TrevisoViva si sta rivelando una grandissima festa,  che oltre al pubblico coinvolge migliaia di organizzatori, tra sponsor, scuole e intrattenitori vari. Trentaquattro ristoratori si cimenteranno a cucinare un pranzo dalla montagna di ingredienti: 450 kg di riso, 450 kg di asparagi bianchi di Badoere Igp, 200 kg. di cipolle, 130 litri di olio, 60 kg tra sale fino e grosso, 100 kg di burro Soligo, 7000 porzioni di pollo, 100 kg di formaggio grana grattugiato, 15 mila panini, 300 kg di carote, 300 kg di pomodoro, 150 kg di sedano, 60 kg di Bibanesi e quintali di Casatella trevigiana Dop. Verranno messe in tavola 800 bottiglie di vino bianco e rosso del Consorzio Tutela Vini del Piave Doc, 700 bottiglie di Prosecco del Consorzio di tutela Superiore Valdobbiadene Conegliano Docg, 35 magnum di Raboso, 12 del Consorzio Torchiato di Fregona, 6000 bottiglie di acqua Dolomia. E ancora numeri da record: 24mila piatti in ceramica, 18 mila bicchieri, 12 mila posate, 800 pirofile, 10mila tovaglioli di carta e bicchieri Dopla. Staff poderoso di camerieri, ben 130 assieme a 100 sommelier, e accanto gli studenti dell’alberghiero Maffioli di Castelfranco e l’Ipssar Alberini di Lancenigo, ben 220 coordinati da 18 insegnanti, assieme a 30 hostess e 20 cuochi.

Senza contare gli intrattenimenti: testimonial saranno Federico Quaranta e Tinto, i conduttori di “Decanter” su Radio2, spettacoli musicali, cori e orchestra, bande musicali e danze del gruppo folkloristico trevigiano, con mostre d’arte, di fonografi e auto d’epoca. Parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza all’Advar che assiste i malati terminali, e pure quello della lotteria che metterà in palio una crociera per due persone, buoni sconto, biciclette, borse e altri numerosi premi. Per la tavolata ci sono ancora dei biglietti disponibili, 30 euro adulti e 15 bambini, acquistabili anche direttamente domenica sul posto.

Nuovo impulso all’economia dei territori rurali dei Gal attraverso i “Cammini d’Europa”

Il Gal Polesine Delta Po ha organizzato un incontro presso l’ostello Canalbianco di Arquà Polesine, tra i quattordici Gal del Veneto ed il Gal Soprip, che opera nelle province di Parma e Piacenza, e che è capofila di un progetto di cooperazione transnazionale I Cammini d’Europa: Rete europea di storia, cultura e turismo”.

Obiettivo: sviluppare una rete di partenariato internazionale. Il progetto di valorizzazione dei cammini religiosi, è stato avviato da diversi anni con le precedenti programmazioni Leader, ed ha visto anche la recente adesione della Regione del Veneto, al fine di valorizzare questo segmento turistico ed inserirlo nel circuito dei grandi cammini della fede che movimentano un numero consistente di turisti-pellegrini. L’obiettivo è di sviluppare una rete di partenariato internazionale nella quale condividere una strategia integrata di promo-commercializzazione turistica dei territori rurali attraversati dai Cammini di Santiago di Compostela in Spagna e dalle Vie Francigene collegate a Roma, oltre che dagli itinerari minori ad essi riconducibili.

Il turismo religioso muove ogni anno circa 14 milioni di persone e coloro che oggi ripercorrono la Via Francigena, magari a piedi, con il ritmo lento e naturale del viandante, possono scoprire itinerari spesso “minori” ma ricchi di storia e di tradizioni come ve ne sono numerosi nella nostra regione. Anche i Gal del Veneto potranno quindi aderire a questa iniziativa, che coinvolge decine di territori rurali e Gal europei e che proseguirà fino al 2013, permettendo di dedicare una speciale attenzione a chi predilige un turismo lento ed itinerante, mosso dalla “motivazione” religiosa, di fede, in tutte le sue espressioni e modalità, promuovendo anche la sensibilizzazione delle popolazioni locali, che devono raccogliere e offrire servizi ai pellegrini. Oltre che ad incrementare la capacità competitiva e le opportunità di sviluppo dei territori rurali attraversati dalle Vie Francigene e dai Cammini di Santiago, il  partenariato dei Gal europei si propone di innovare e qualificare i contenuti di servizio della rete degli itinerari religiosi, promuovendo e commercializzando i prodotti turistici a  marchio “Cammini d’Europa” in stretta sinergia con le peculiarità locali: enogastronomia, cultura e tradizioni locali.

(fonte Gal Polesine Delta del Po)