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19 novembre 2017, all’Abbazia di Praglia di Teolo (Pd), i vignaioli di Langa presentano la loro idea di viticoltura, tra tradizione e innovazione

Domenica 19 novembre 2017 l’Associazione Arte&Vino, con cui Argav collabora nell’organizzazione di eventi legati alla conoscenza del mondo del vino, propone nel centro congressi dell’Abbazia di Praglia a Teolo (Pd) la seconda edizione della manifestazione I Giganti di Langa.

Un lungo banco d’assaggio
. Dalle ore 11.30 alle ore 19.30 si potranno degustare le migliori produzioni di Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Roero assieme a rappresentativi vini bianchi del territorio: dalle grandi firme di riferimento a interessanti produttori emergenti (ingresso inter0 18 euro, ridotto 15 euro per i soci Ais, Fis, Fisar e Onav, ridotto speciale soci Arte&Vino e Ferpi 13 euro).

Incontro di inaugurazione ad ingresso libero. Il vino è un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo. E’ un prodotto della terra e del territorio che sapienti mani trasformano in un’esperienza unica per chi lo assaggia. Quanto è importante “il vestito” che indossa per diventare esperienza? Quanto influiscono territorio e comunicazione sul valore percepito di un vino? Se ne parlerà al convegno che aprirà la manifestazione alle ore 11.00, dal titolo “Il successo di un vino: questione di qualità, di territorio o di comunicazione?“, realizzato in collaborazione con Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana). Intervengono: Jole Dellapiana, Azienda Vitivinicola Rizzi, Treiso (CN), Irene Graziotto, comunicatrice specializzata nel settore vino, Nadia Pasqual, esperta di relazioni pubbliche, socia FERPI, Michele Rematelli, direttore creativo Tessari Associati, Franco Zanovello, viticoltore, presidente Strada del vino dei Colli Euganei, conduce Mariapaola La Caria, esperta di relazioni pubbliche, socia FERPI.

Workshop con degustazioni e…caccia al tartufo! Alle ore 12, seguirà il workshop “Il Barbaresco: orizzontale annata 2014” a cura di Ottavio Venditto, miglior Sommelier d’Italia Ais 2014 (biglietto su prenotazione). Alle ore 15.00, si terrà un’emozionante momento all’aria aperta, la caccia simulata al tartufo (solo su prenotazione e a numero chiuso). Accompagnati dal presidente Trifulau Colline di Langa Piercarlo Vacchina e da abilissimi cani ricercatori di tartufo, si vivrà all’interno dello storico e suggestivo giardino dell’Abbazia di Praglia l’esperienza della caccia simulata al pregiato fungo (contributo 5 euro). Alle ore 16.30, si terrà la Master Class “I crus di Barolo” presieduta dal Maestro Sommelier Roberto Gardini, docente ALMA (biglietto su prenotazione). Maggiori info: Associazione Arte&Vino, segreteria.artevino@gmail.com 392/755.92.06 391/346.51.87 e

Fonte: Associazione Arte&Vino

 

 

3 novembre 2017, nelle Cantine Aldegheri a Sant’Ambrogio di Valpolicella il terzo incontro Argav-Arte&Vino di approccio al mondo enologico

Dopo Venissa (isola di Mazzorbo, Venezia, 23 giugno) e Vignalta (Arquà Petrarca in provincia di Padova, 22 settembre), venerdì 3 novembre 2017 è previsto il terzo “Incontro in cantina” organizzato da Argav in collaborazione con l’associazione Arte&Vino per avvicinarsi alla conoscenza del vino.
Tema dell’incontro, tenuto da Marco Mitola, sommelier di Arte&Vino, sarà “Struttura, Persistenza, Età Evolutiva. Come incidono sulla tipologia di vino e di abbinamento col cibo?” e si svolgerà a partire dalle ore 17 nelle Cantine Aldegheri a Sant’Ambrogio di Valpolicella (Vr).

Più Prosecco per tutti: accolta la richiesta del Consorzio alla Regione, incrementata di 1200 ettari la superficie dei vigneti di glera in Veneto e Friuli

La Regione Veneto ha accolto la richiesta del Consorzio di tutela del Prosecco Doc di incrementare di 1200 ettari la superficie dei vigneti destinati a produrre le ‘bollicine’ a denominazione d’origine controllata.

Incremento graduale. La decisione di estendere la superficie iscritta nello Schedario viticolo interessa l’intero areale della superficie vocata a Prosecco ed è ripartita in modo proporzionale tra il Veneto (978 ettari) e il Friuli Venezia Giulia (222 ettari). L’incremento, concordato con le associazioni dei produttori, sarà graduale e sposterà, nel 2019, a 24.450 ettari il limite complessivo delle superfici del vigneto a glera.

Le regole di concessione degli ampliamenti sono state stabilite dalla Regione. Verranno ammesse all’assegnazione di ulteriori appezzamenti, nella misura massima di 3 ettari per azienda, le aziende agricole esistenti da almeno due anni o costituite da giovani imprenditori (under 40), che abbiano già impiantato la Glera o che procedano a sovrainnesti, estirpi o reimpianti nell’area della Doc. Nelle nuove assegnazioni verranno riconosciuti criteri di priorità alle aziende che adottano metodi di coltura biologici o che aderiscono al Sistema qualità nazionale di produzione integrata, o che mantengono accanto ai vigneti anche alberature e siepi in una misura non inferiore al 5 per cento della superficie oggetto di ampliamento”.

Regione: “Favoriti i giovani viticoltori e le piccole imprese”. “Abbiamo accolto la domanda del Consorzio  sposandone la politica di aumento controllato, con l’attenzione a favorire in particolare le micro imprese e la permanenza dei giovani in agricoltura. I criteri di punteggio nel bando per l’assegnazione delle superfici incrementali avvantaggeranno chi non ha grandi superfici sulle quali espandere i vigneti glera e cerca di farli certificare come Doc. In questo modo consentiremo ai giovani viticoltori e alle imprese che stanno ancora crescendo di rafforzarsi sul mercato, senza mettere a rischio i delicati equilibri di mercato che regolano l’economia della produzione Doc del vino più conosciuto e venduto al mondo”, spiega l’assessore veneto all’Agricoltura Pan.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

1 ottobre 2017, degustazioni, visite guidate e abbinamenti insoliti per la quattordicesima edizione di Grapperie Aperte dell’Istituto Nazionale Grappa

I tempi e la frutta sono maturi per la quattordicesima edizione di Grapperie Aperte, la manifestazione organizzata dall’Istituto Nazionale Grappa che, domenica 1 ottobre, manda in scena una giornata all’insegna delle degustazioni, delle visite guidate e degli abbinamenti con prodotti tipici del territorio ma soprattutto con la frutta, tema conduttore 2017.

Quattro le distillerie venete aperte. Sono 17 le distillerie che hanno risposto all’appello dell’Istituto Nazionale Grappa, appartenenti a sei regioni italiane: Valle d’Aosta, Lombardia, Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. A rappresentare il Veneto in particolare saranno una distilleria trevigiana, Roberto Castagner Acquaviti di Visnà di Vazzola (TV) e tre vicentine ovvero Distilleria F.lli Brunello di Montegalda, Distilleria Li.Di.A. di Villaga e Poli Distillerie di Schiavon.

Partiamo da Visnà di Vazzola (TV) con Roberto Castagner Acquaviti (via Bosco 43, tel 0438 793111) che dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 propone visita guidata agli impianti di distillazione con degustazione finale di distillati di produzione propria e cocktail; spostiamoci poi nel vicentino per curiosare tra i programmi della Distilleria F.lli Brunello a Montegalda (via G.Roi 91, tel 0444 737253), che dalle 10 alle 19 apre gli impianti di produzione per gli appassionati e i curiosi interessati a conoscere l’intero ciclo di come nasce la grappa con assaggio finale di distillati in abbinamento a prodotti tipici del territorio – della Distilleria Li.Di.A. a Villaga (Strada Provinciale Berico Euganea, 30, tel. 0444-885074) che partecipa alla giornata aprendo le porte dalle 10 alle 18 per visite guidate alla distilleria con possibilità di assistere alle varie fasi della lavorazione e la degustazione di grappe in abbinamento con frutta e prodotti locali, prima di concludere il giro a Schiavon dove la Distilleria Poli (via Marconi 46 tel. 0444 -665007) punta sull’emozione riproponendo insieme alla degustazione di grappe e liquori i luoghi, gli aneddoti e i backstage della fiction “Di padre in figlia” girata in larga parte proprio all’interno dei locali della distilleria.
Fonte: Servizio Stampa Istituto Nazionale Grappa

Export vino veneto, fatturato record nel 2016

Nel 2016 le vendite di vino veneto oltre confine sono cresciute del 9,1% (in valore) rispetto al 2015 arrivando, dopo sette anni di crescita continua, ad un fatturato record di due miliardi di euro. Anche i quantitativi commercializzati oltre confine sono risultati in aumento (+8,6% annuo, 696 milioni/kg/vino). Queste le stime che gli esperti di Veneto Agricoltura hanno tratto dall’analisi dei dati ISTAT sul commercio estero.

Riposizionamento verso l’alto dei prezzi dei vini fermi. Se nell’ultimo quinquennio i quantitativi prodotti si sono assestati intorno ai 6-7 mio/hl, in decisa crescita risultano il prezzo medio di vendita (+19,2%, 2,87 €/kg) e, conseguentemente, il fatturato totale (+38,6%). Nel complesso però, nonostante la forte ascesa del comparto dei vini spumante (grazie al Prosecco), le transazioni internazionali per i vini imbottigliati veneti si mantengono stabili in termini di quantità. Infatti, continua l’analisi di veneto Agricoltura, le vendite all’estero dei vini fermi in bottiglia registrano un calo dei quantitativi del -1,4% rispetto al 2015 e solo un rincaro dei prezzi medi, passati da 3,05 a 3,13 euro/kg (+2,6%), ha permesso un lieve aumento del fatturato (+1,1%). Di fatto, rimanendo sostanzialmente stabili i quantitativi esportati nell’ultimo quinquennio (compresi tra 380 e 390 milioni di kg), a variare nel periodo sono il valore del fatturato ed il prezzo medio (+17%) del vino veneto, conseguenza della chiara volontà da parte dei produttori di riposizionare i vini fermi in bottiglia ad una scala di prezzo più elevata sui mercati internazionali.

Le esportazioni complessive del vino veneto raggiungono 151 destinazioni nel mondo, anche se il 94% di queste si concentra in soli 20 paesi; e il 56% nei soli Regno Unito, USA e Germania. La leadership degli acquisti dal Veneto, bollicine e non, dicono dall’Agenzia regionale, va ai britannici, con un incremento annuo a doppia cifra rispetto al 2015 (+17,7%), mentre i mercati degli Stati Uniti e della Germania continuano ad andare a velocità differenti, con il mercato teutonico che si presenta in piena fase di stagnazione (+0,6%). Nelle posizioni di rincalzo si registra una discreta crescita di Paesi Bassi, Austria, Francia, Polonia e Belgio, mentre calano solo le esportazione verso Norvegia (-5,7%) e Giappone (-9,5%).

Prosecco, un “mito” per il mercato anglosassone. Nel Regno Unito, dopo il sorpasso dell’anno scorso del Prosecco ai danni dello Champagne in termini di valore importato, le “bollicine nostrane” consolidano ulteriormente la loro quota (+32,3%), imponendosi sempre più come lo spumante preferito dai britannici. Ad avvalorare l’esistenza del fenomeno “Prosecco” veneto negli UK e USA, basta rilevare che le esportazioni di spumanti verso questi paesi hanno registrato un incremento pari a quattro volte tanto il valore di cinque anni fa per quanto riguarda il primo e quasi un raddoppio per il secondo. In generale il comparto dei vini spumante nel 2016, vede salire i quantitativi esportati sul 2015 del +17,9%, con un prezzo medio annuo in rialzo del +6,1% (3,74 euro/kg) che ha spinto verso l’alto il fatturato, cresciuto del +25,1%.

Per le “bollicine”, i prezzi invece vengono contenuti. La quota di mercato degli spumanti sul totale dei vini veneti è salita nell’ultimo anno dal 30% a quasi il 35%, erodendo 5 punti percentuali a scapito dei vini fermi in bottiglia, scesi dal 64 al 59%, mentre resta stabile la quota del vino sfuso, ferma al 6% del totale. Dal 2009, anno di introduzione delle denominazioni del Prosecco Doc e Docg, le esportazioni sono quasi triplicate sia in termini quantitativi che di valore, mentre il prezzo medio ha avuto un andamento alquanto altalenante ed è cresciuto solo dello +0,7%: tutto ciò sembra indicare l’intento, da parte dei produttori veneti di vini spumante, di attuare una strategia aggressiva di penetrazione dei mercati internazionali basata su una politica di contenimento dei prezzi.

Le destinazioni finali dei vini fermi in bottiglia vedono in prima posizione della classifica la Germania, che però nell’ultimo anno mostra una variazione negativa del fatturato (-2,1%). Crescono debolmente le esportazioni di vini in bottiglia verso USA (+0,5%) e Svizzera (+0,7%), mentre il Regno Unito presenta un calo del -2,8%. Per il primo trimestre 2017, l’analisi dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario evidenzia che, con un fatturato che sfiora i 470 mio/€, le esportazioni di vino del Veneto salgono del +7,9% sul 2016; andamento perfettamente in linea con quello nazionale, di cui rappresenta il 35,6% dell’intero fatturato italiano del settore.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europa

22 settembre 2017, il secondo “Incontro in cantina” organizzato da Argav e Arte&Vino è nel Padovano, nei colli Euganei, alla cantina Vignalta

Proseguono gli “Incontri in Cantina” di aggiornamento professionale legati al mondo enologico organizzati per i soci da Argav in collaborazione con l’associazione Arte&Vino. Dopo Venissa a Mazzorbo (VE), venerdì 22 settembre alle ore 17 si andrà nel Padovano, alla cantina Vignalta di Arquà Petrarca, nei colli Euganei. Relatore dell’incontro sarà Andrea Alpi del Seminario Veronelli, che parlerà di “Mineralità, sapidità e acidità. Quali le differenze? Come si riconoscono? Come incidono sulla tipologia di vino e di abbinamento col cibo?

23 settembre 2017, a Venezia, tra mistiche aiuole e vigneti, si degusta il “vin moro”

i soci Argav sotto la cerchiata con i vitigni coltivati dal Consorzio Vini Venezia nel Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) C’è una speciale “Terra Promessa” a Venezia e la si trova a due passi dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia, sul retro della chiesa di Santa Maria di Nazareth, da tutti conosciuta come chiesa degli Scalzi. Nella fattispecie, si tratta di un vitigno di origine israeliana, il cui grappolo può raggiungere anche una cinquantina di centimetri, impiantato dal Consorzio Vini Venezia insieme ad altre varietà di vitigni, in quello che si presenta come una sorta di itinerario spirituale fuori dal turismo di massa veneziano, il Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi, visitato dai soci Argav lo scorso 2 settembre.

da dex, Padre Fabio illustra ai soci la storia del Giardino mistico dei Carmelitani Scalzi, mentre Carlo Favero, direttore del Consorzio Vini Venzia, quella del vigneto (foto Marina Meneguzzi)

Protetto da un muro di cinta, l’orto-giardino monastico, ridimensionato a metà Ottocento dall’insediamento della stazione ferroviaria e restaurato di recente per opera dell’architetto Giorgio Forti, oggi è aperto a visite guidate che, partendo dalla chiesa, capolavoro del Barocco veneziano del tardo Seicento, conducono a scoprire un tracciato ispirato al carisma carmelitano e alla storia dell’Ordine religioso, nonché all’opera della fondatrice, Santa Teresa d’Avila, che nel 1577 compose lo scritto “Castello Interiore“, da lei pensato come un cammino di vita cristiana diviso in 7 tappe. Nel giardino di 6 mila metri quadrati, sono presenti, quindi, 7 aiuole: dal prato verde all’orto delle erbe officinali, tra cui c’è la melissa moldavica, distillata dai monaci fin dal 1710 per divenire la celebre “Acqua di Melissa“, citata persino da Carlo Goldoni ne La Locandiera, ed oggi venduta nel piccolo negozio adiacente al giardino; le aiuole continuano con l’orto alimentare, i frutteto dei gusti perduti, l’orto degli ulivi, il bosco ed il vigneto.

particolare uva Terra Promessa coltivata nel brolo degli Scalzi (foto Marina Meneguzzi)

Una collezione della biodiversità viticola veneziana. Nel vigneto, collocato nella quarta aiuola, sono piantati 17 filari (7 + 10 come i sacramenti e i comandamenti). E questo grazie al Consorzio Vini Venezia, che si è impegnato, con l’ausilio del prof. Attilio Scienza, delle Università di Padova e di Milano nonché de CRA-VIT di Conegliano (TV), a recuperare la “storia vitivinicola” veneziana rintracciando in diversi orti e giardini veneziani più di 70 esemplari, individuando ben 30 varietà di vitigni, di cui ancora 3 risultano sconosciute. Tra le varietà analizzate e mappate che trovate nel brolo degli Scalzi figurano vitigni che si trovano nella Doc Venezia, tra cui Raboso Piave, Tocai Friulano, gli incroci Manzoni, i Pinot, il Refosco dal peduncolo rosso, i Cabernet, Merlot, Verduzzo trevigiano e friulano, Chardonnay, Malvasia istriana, oltre alle varietà Rushaki (di origine armena) e la sopracitata Terra Promessa, queste due ultime impiantate per rendere omaggio alla storia dei Carmelitani Scalzi, iniziata nel XII Sec. in Palestina, sul monte Carmelo.

Particolare vigne e brolo Giardino mistico Carmelitani Scalzi a Venezia (foto Consorzio Vini Venezia)

Vin moro di Venezia, presentazione libro (su prenotazione) e degustazione (libera).  Questo angolo verde di paradiso sabato 23 settembre ospiterà la prima edizione di #FeelVenice, appuntamento che avrà cadenza annuale organizzato dal Consorzio Vini Venezia per portare alla ribalta le diverse denominazioni e le ricchezze enologiche del territorio. Quest’anno, la manifestazione darà risalto al Raboso con la presentazione alle ore 9.30 del libro “Quando Raboso e Friularo si chiamavano vin moro”, nuova pubblicazione dello scrittore e sociologo Ulderico Bernardi (posti limitati, prenotazione obbligatoria a elisa.stocchiero@consorziovinivenezia.it – 347 3441102 ). A partire dalle ore 14.00 sino alle 19.30, in una degustazione libera, sarà possibile, invece, gustare i nettari del Consorzio Vini Venezia: dai vini del Piave a quelli del Lison-Pramaggiore, ai vini della Doc Venezia, insieme alle eccellenze dei produttori gastronomici del territorio. In via eccezionale, sarà anche possibile visitare la chiesa seicentesca del Convento, ora in restauro, ed il giardino mistico (contributo partecipazione a partire da 10 euro, il ricavato della giornata sarà interamente devoluto al restauro della facciata della Chiesa di Santa Maria di Nazareth).

Vendemmia e nuovi voucher, flop annunciato, in campagna si ricorre ai contratti a tempo determinato

I nuovi voucher hanno dato il colpo di grazia ad uno strumento nato per far fronte alle necessità del settore primario e invece stravolto nel corso degli anni. In occasione della vendemmia e dell’avvio della stagione della raccolta di prodotti ortofrutticoli le aziende agricole hanno scelto di abbandonare i voucher e reclutare il personale necessario con le assunzioni a tempo determinato, con tutto ciò che comporta in termini di aggravio di costi e di ulteriori adempimenti. A confermarlo è Coldiretti, che in queste settimane sta fornendo alle imprese del settore primario l’assistenza necessaria per procedere in tempi rapidi alle assunzioni e consentire in questo modo il regolare svolgimento del lavoro in campagna.

Uno strumento abusato, ma non dal comparto agricolo. “Un uso poco responsabile dei voucher da parte di settori economici ben diversi dall’agricoltura ha costretto ad una riforma che di fatto ha cancellato questo strumento che se correttamente usato aveva i suoi pregi”, afferma in una nota Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova. L’agricoltura è stata il settore che ne ha fatto un uso assai ridotto, senza mai abusarne, limitato appunto alla specificità delle raccolte stagionali (nella provincia di Padova su oltre 3 milioni di voucher venduti lo scorso anno l’agricoltura ne ha usati poco più di 30 mila, pari all’1 per cento).

A decretare il fallimento dei nuovi voucher le limitazioni iniziali all’accesso portale dell’INPS, il limite dei 6.666 euro l’anno per utilizzatore, una somma un po’ bassa per aziende agricole che in particolari periodi hanno bisogno di parecchie persone in campagna. A questo si aggiunge l’importo minimo di 4 ore al giorno da riconoscere al lavoratore, senza tenere conto della variabilità del meteo che potrebbe costringere a riduzioni improvvise.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Nuova Doc Pinot Grigio Delle Venezie, positivo l’esordio alla Borsa Merci

La Borsa Merci di Verona ha quotato lo scorso 21 agosto i prezzi delle uve della nuova Doc Pinot Grigio “Delle Venezie” tra i 68 e i 72 centesimi di euro a cui deve essere aggiunta l’Iva. Prezzi superiori a quelli del 2016 che erano, per la “vecchia” IGT Pinot Grigio, tra i 50 e 58 centesimi al kg.

Consorzio sempre aperto a nuovi associati. “Iniziano a vedersi gli effetti positivi della nuova Doc e del relativo Consorzio che ha tra gli obiettivi quello di mettere il Pinot Grigio in sicurezza e dargli il valore che merita, tutelando la redditività dei produttori e la reputazione del nostro vino, i prezzi delle uve sono interessanti e buona la redditività per ettaro”, commenta Coldiretti in una nota, che ha voluto fortemente questa nuova denominazione.  Ora è fondamentale aderire al Consorzio, direttamente oppure attraverso le organizzazioni, perché è necessaria la massima condivisione per un prodotto così strategico per il Nord Est”.

Il Consorzio di Tutela Doc delle Venezie, presieduto da Albino Armani, è stato costituito lo scorso mese di marzo dopo un periodo in cui l’ATS, Associazione Temporanea di Scopo, ha seguito tutto il processo della nuova Doc che comprende tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Nel Nord Italia si produce l’85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari veneti, 6.000 friulani e 2.800 nella provincia di Trento.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Vendemmia 2017, la siccità premia la qualità delle uve, ma cala la produzione

Nel corso del secondo appuntamento del Trittico Vtivinicolo, organizzato lo scorso 10 agosto a Legnaro (PD) da Veneto Agricoltura, Regione, Avepa, Arpav, Crea-Vit Conegliano, in collaborazione con la Regione Friuli-Venezia Giulia e le Province di Trento e Bolzano, sono stati presentati le prime stime produttive dell’imminente vendemmia.

In sintesi. Il quadro europeo vede un generalizzato calo produttivo, tra il -10/15% (le ipotesi sono per un computo finale di 42-43 mio/hl per Italia, 40 per Spagna, 38 per Francia). Per l’Italia il calo più marcato sembra provenire dalla Sicilia, con punte di -50%, e dalla Toscana. Principali cause, l’andamento siccitoso consociato alle alte temperature estive e alle gelate tardive di aprile. Anche il Triveneto ha subìto le medesime condizioni negative. Il bicchiere mezzo pieno, è dato però dall’ottima sanità e quindi qualità delle uve, dovuta alla difficoltà di sviluppo degli agenti fungini, che giungono con climi piovosi. Si sono verificati, in verità, episodi di Mal dell’esca nei vigneti di Glera, Corvina e Cabernet, mentre meno preoccupanti sono i danni dovuti al virus del Pinot Grigio.

Meteo determinante nelle prossime settimane. Quindi i viticoltori veneti (e non solo) sono tutti concordi: se da qui in avanti il meteo non farà le bizze, la vendemmia 2017 potrebbe riservare grandi soddisfazioni. Tradotto: il vigneto sta entrando nella fase cruciale e a pochi giorni dall’avvio della vendemmia (a cavallo di Ferragosto saranno vendemmiate le uve Pinot e Chardonnay per base spumante) i “vigneron” incrociano le dita per avere giornate di sole, notti fresche e qualche leggera pioggia ristoratrice.

 

Per quanto riguarda la qualità, al momento l’accumulo zuccherino sta procedendo su livelli normali o superiori al consueto, il calo acido ovviamente risente delle alte temperature e vi sono casi nei quali il Pinot Grigio ha consumato in gran parte il suo contenuto malico. Nei vini rossi vi può essere il pericolo di un disaccoppiamento tra accumulo zuccherino e maturazione fenolica; mentre nei bianchi per ora gli aromi più favoriti dalle condizioni meteo sono quelli legati alla trasformazione della clorofilla e xantofille nei sentori di frutta matura sotto la guida delle alte temperature. Riguardo le rese produttive, allo stato attuale la produttività complessiva del Veneto è su valori medi, non certamente di abbondanza, e questo per due motivi: i citati danni da gelo e la minor fertilità delle gemme, che mediamente ha interessato tutti i vitigni, fatto dovuto anche all’alta produzione del 2016.

Nel dettaglio le prime stime produttive per provincia del Triveneto. Verona. La previsione produttiva dovrebbe mantenersi sugli stessi livelli del 2016 per l’area Valpolicella, mentre nei comprensori di pianura sono possibili cali dovuti alle gelate di aprile. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà con un aumento della resa complessiva del +3%. Vicenza. In collina si presume una produzione in linea se non superiore a quella del 2016. Nelle zone di Breganze la produzione potrebbe essere superiore a quella degli ultimi anni a condizione che non si verifichino eventi grandinigeni significativi. Per le zone del medio basso vicentino e quelle di pianura, considerati i danni avuti dalla gelata di aprile e la minor produzione dei vigneti privi di irrigazione di soccorso, si stimano le seguenti rese: Pinot Grigio, Glera, Chardonnay – 20-25% a causa della minor fertilità e danni da brinata; Merlot -15% a causa dei danni da brinata; Garganega -10% a causa dei danni da brinata; Pinot Bianco, Sauvignon, Cabernet e Carmenere, Manzoni Bianco, Tocai Rosso: rese invariate. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà sulla resa complessiva per un +3/4%. Belluno. Salvo imprevisti, le stime produttive prevedono in generale una produzione equivalente a quella registrata nel 2016. Si stima un aumento del +10/15% di resa per l’entrata in produzione di nuove superfici che riguardano in particolare Glera, Pinot Grigio e Pinot Nero. Padova e Rovigo. In condizioni di ordinarietà e grazie al buono stato fitosanitario è possibile stimare una produzione in linea con quella del 2016 sia per le uve a bacca nera che per quelle a bacca bianca. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà con un aumento della resa complessiva del +4-5% per la provincia di Padova e del +2% circa per quella di Rovigo. Treviso. Rispetto al 2016 si stima una produzione inferiore del -10% malgrado l’entrata in produzione dei nuovi vigneti. Le cause sono soprattutto la minore fertilità per il Glera, le gelate del 19-21 aprile e le grandinate che hanno colpito parte del territorio provinciale. Con riferimento ai principali vitigni: Pinot grigio -5%, la maggiore fertilità è controbilanciata dall’effetto della gelata; Glera -10/20% per minore fertilità e rare conseguenze della gelata (si tratta del vitigno dal germogliamento più precoce) tenuto conto della capacità di recupero che caratterizza la varietà. L’apporto dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti sul totale si stima intorno al +2-3%. Venezia. La produzione totale è prevista con una diminuzione di circa il -10% a causa delle gelate primaverili e di una minor fertilità delle gemme, tuttavia per il Pinot Grigio e il Glera si stima un aumento del +10% dovuto all’entrata in produzione dei nuovi impianti. Per le uve a bacca nera è previsto un calo produttivo del -15% dovuto alla riduzione delle superfici vitate.

Produzione in Alto-Adige. Bolzano. Si attendono dei quantitativi di uva inferiori di circa il -10% rispetto al 2016. Alcuni vitigni, come per esempio lo Chardonnay, presentano dei grappoli spargoli per cui i quantitativi si annunciano ridotti; riduzione riconducibile ad  una fase di siccità durante la fioritura e per qualche singolo vigneto alle gelate invernali e alle quelle tardive di aprile. I nuovi vitigni che entrano in produzione quest’anno sono principalmente dei vitigni resistenti alle malattie fungine come le varietà Bronner, Muscaris e Solaris. Per ora non si tratta di superfici consistenti, di conseguenza non andranno ad incidere in maniera importante sulla resa complessiva del vigneto dell’Alto Adige. Trento. Fino alla vigilia dell’incontro di Legnaro, in provincia di Trento si prevedeva un incremento complessivo di produzione del +2%. Nella serata di mercoledì 9 agosto è stata registrata però una forte grandinata, segnalata a Veneto Agricoltura dagli stessi Uffici preposti dell’Amministrazione provinciale. I danni sono ancora da quantificare. In ogni caso, viene segnalato un calo della varietà Marzemino, buona invece la produzione di Merlot, Teroldego, Pinot Grigio. Le cause: il peso medio dei grappoli più elevato e il fatto che non si registrano, al momento, danni da patogeni. L’incidenza dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti risulta essere trascurabile (+1%).

Produzione in Friuli-Venezia Giulia. Si prevede, rispetto al 2016, una contrazione della produzione nell’ordine del -5-7% per alcune varietà precoci (Pinot, Chardonnay) a seguito della gelata tardiva dello scorso mese di aprile. Per le altre varietà i livelli produttivi sono simili a quelli degli anni precedenti. Va tenuto presente che con la vendemmia 2017 sono entrati in piena produzione i vigneti impiantati nel 2014 ed iniziano a produrre gli impianti 2015. La produzione totale regionale si stima quindi a un livello prossimo a quello delle due annate precedenti, vale a dire oltre 2,7 milioni di quintali di uva, di cui circa 2,3 a bacca bianca.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura