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Via al piano di ristrutturazione vinicola 2013 del Veneto, disponibili quasi 12 milioni di euro

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-Prende il via il piano del Veneto di ristrutturazione e riconversione dei vigneti per il 2013, con una dotazione complessiva di quasi 11 milioni 839 mila euro, in prima battuta, per la liquidazione delle istanze che saranno ammesse ai benefici. La Giunta veneta lo ha infatti definitivamente approvato lo scorso 11 febbraio, su iniziativa dell’assessore all’agricoltura, dopo aver acquisito il parere positivo, con la proposta di alcune modifiche, della Quarta Commissione del Consiglio regionale.

Dopo la pubblicazione nel BUR, 45 giorni di tempo per presentare le domande di contributo. Sostanzialmente, sono stati confermati anche per il 2013 i contenuti del programma originario, adottato nel 2008, finalizzato ad aumentare la competitività del settore vitivinicolo veneto e ad accrescerne il posizionamento sui mercati, con risultati che ci vedono oggi ai vertici mondiali del settore e al primo posto assoluto in Italia per export, con il 31 per cento del totale nazionale e un valore di 1,4 miliardi di euro nel 2012. Nel Piano e nel relativo bando sono stati indicati i criteri e le disposizioni amministrative, applicative e procedurali per il sostegno alle azioni previste. Dopo la pubblicazione del provvedimento nel Bollettino Ufficiale della Regione, gli interessati avranno 45 giorni per presentare le domande di contributo. Spetta ad AVEPA la gestione tecnica, finanziaria ed amministrativa dei procedimenti relativi all’attuazione del Piano in questa sua quinta annualità, inclusa l’adozione della modulistica per la presentazione delle istanze e della rendicontazione dei lavori

Manzato, investimenti regionali in viticoltura superiori alle risorse assegnate. “Il nuovo Piano regionale di riconversione e di ristrutturazione viticola – ha sottolineato l’assessore – è la logica evoluzione dei precedenti e ha tenuto conto dell’esperienza sinora maturata, adeguandosi alle nuove e più stringenti esigenze del settore. I risultati ottenuti nelle precedenti annualità, infatti, sono stati estremamente interessanti, con un progressivo adeguamento dell’offerta delle produzioni enologiche ai mutamenti dei gusti dei consumatori e l’impostazione di modelli viticoli (sesti d’impianto e forme di allevamento) funzionali ad un miglioramento qualitativo delle produzioni e lavorazioni più economiche. Tali scelte – ha concluso – sono il frutto della tradizionale concertazione nella programmazione viticola, che tiene conto degli obiettivi sia della filiera regionale che dei singoli Consorzi di tutela delle molteplici denominazioni di origine venete. In questo settore – ha detto infine l’assessore – il Veneto ha saputo inoltre dimostrare un’alta capacità di spesa, sempre superiore a quelle che erano le risorse assegnate in sede ministeriale. In modo particolare, il pagamento del premio forfettario anticipato e la gestione delle domande tramite il Sistema informativo di AVEPA (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) hanno consentito di erogare alle aziende beneficiarie gli importi dovuti con tempestività, e di soddisfare le ulteriori richieste eccedenti la somma inizialmente messa a disposizione, in relazione alle economie che si sono rese disponibili in sede nazionale. Nella campagna passata 2011-2012, per esempio, è stato erogato un importo complessivo di ben 28.831.885 euro, a fronte di una assegnazione iniziale di soli 10.892.527 euro”.

(Fonte: Regione Veneto)

Vini spumanti, in Italia calo di consumi

foto Forum Spumanti d'Italia

Nel 2012 l’Italia ha prodotto 465 milioni di bottiglie di vini spumanti, fra metodo tradizionale e metodo italiano, rispettivamente 25 milioni e 440 milioni di bottiglie per un fatturato all’origine (alla cantina) di 1,2 mld di euro. Il consumo nazionale di bollicine è stato di 151 mil/bott, di cui 6,3 straniere, quindi di made in Italy solo 144,7 mil/bott (4,10% in meno rispetto al 2011, il 6,64 in meno rispetto al 2010). 22,5 milioni di metodo classico e 122 milioni di metodo italiano, per valore complessivo all’origine pari a 380 mil di euro.

Calo iniziato nel 2010. “Discontinuità e infedeltà alla etichetta – dice Giampietro Comolli, fondatore dell’ Osservatorio Economico Nazionale – le cause del calo iniziato nel 2010, dopo 15 anni di continua crescita dei consumi interni. Nel 2012 si aggiungono altre cause croniche, come acquisti rinviati o solo prossimali e rinuncia obbligata per prezzi al consumo sostenuti, eccezione per le forti campagne promozionali delle più care etichette nazionali e francesi. Ritorna l’acquisto della festa, non per scelta di consumo. Il calo minore si è registrato nei consumi domestici, cresciuti gli acquisti diretti alla produzione, ha tenuto il “regalo spumeggiante” rispetto ad altri regali come profumi, abbigliamento, viaggi. Tutta la spesa alimentare è in rivoluzione”.

7 milioni di bottiglie il calo di tutte le bollicine, ma la riduzione del giro d’affari nazionale è stato del 3,60%, percentualmente inferiore ai volumi, segno che i prezzi al consumo non sono calati, anzi! Oltre il 61% della spesa (in crescita) si è realizzato nella Gdo (Grande distribuzione organizzata): 2 bottiglie su 5 brut, 1 è stata dolce, 2 extradry e dry. Per l’Osservatorio, il calo è dovuto soprattutto a rinuncia di beni non obbligati, risparmio forzato, paura di spendere e mancanza riposizionamento etichette. Voci di forti cali di consumi interni arrivano da Francia e Spagna (fra il 9 e il 14%). Oltre 1 su 5 acquirenti, ha cambiato etichetta rispetto al 2011 (quasi 2 su 5 rispetto al 2010). Anche il tradizionale brindisi di fine anno si è notevolmente ridotto in tre anni, da 96 mil di bottiglie a 84. La Gdo conferma la sua posizione di leader negli acquisti per le bollicine, soprattutto i Discount hanno incrementato i volumi rispetto al 2011. Fatturato stabile se non leggermente in calo. In Horeca si è registrato un calo dell’ 9,5% nei consumi (-12% negli ordini, quindi una previsione 2013 ancora in discesa da parte degli esercenti).

Chi sale, chi scende. Le enoteche confermano, seppur in tono minore rispetto a tre anni fa, la scelta della bottiglia spumeggiante come regalo per le feste. Gli atti di acquisto e l’ammontare della spesa finale annua segnano un calo limitato, più significativo è il calo dei volumi per ogni atto d’acquisto. In crescita l’acquisto di spumanti generici, il Valdobbiadene Docg, mentre il Prosecco Doc varia da canale a canale, come Asti e Brachetto d’Acqui. Bene Altalanga nell’horeca piemontese. Franciacorta e Trento si sono contesi il primato, anche con sconti promozionali anche del 35-40%. L’operazione è stata più fruttuosa per i Franciacorta. Il Trento cresce, ma meno del Franciacorta. Stabili o in frenata i vini spumeggianti rosati. Circa 1 milione di tappi in meno per Champagne, la rinuncia è dettata dal prezzo elevato.

(Fonte: Osservatorio Economico Nazionale)

Viticoltura, Veneto prima regione vitivinicola d’Italia e tra i principali distretti del vino mondiali

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-“I dati dell’ export vinicolo veneto confermano la posizione da primato nazionale dell’enologia veneta, ulteriormente accresciuta in valore nel corso del 2012. Questo non è solo un fatto economico e di prestigio, ma è anche frutto di un impegno e di un adeguamento di produzioni, strategie, innovazioni, ed è per noi una grossa responsabilità”. Lo ha affermato ieri mattina l’Assessore all’Agricoltura del Veneto, al convegno di Soave (VR) “Internazionalizzazione del vino veneto e strategie dell’altro mondo” promosso da Veneto Agricoltura, Regione e Avepa.

I numeri del settore vitivinicolo veneto 2012 parlano chiaro: oltre 77.000 ettari di vigneto; quasi 40.000 produttori (compresi i piccoli agricoltori che producono per l’autoconsumo); 10.800.000 qli di uva raccolta; 9.257.000 hl di vino, compresi i mosti e i vini acquistati fuori Regione; 1,026 miliardi di euro il valore dell’export nei primi 9 mesi dell’anno, che con un +9,6% rispetto al 2011 fa volare la proiezione finale attorno a 1,4 miliardi di euro. Cifre impressionanti che fanno del Veneto la prima regione vitivinicola italiana e uno dei principali “distretti del vino” a livello mondiale.

La fotografia del comparto è stata fatta in occasione del terzo appuntamento del “Trittico vitivinicolo veneto 2012” (i primi due incontri si sono svolti a Conegliano e a Legnaro). Con questa iniziativa i promotori intendono, ormai da alcuni anni, seguire passo passo le diverse fasi della vendemmia: dal germogliamento della vite alla quantificazione della produzione finale. Un percorso informativo, questo, voluto dagli stessi produttori vitivinicoli e messo a punto dagli Enti regionali proprio per aiutare gli operatori ad affrontare le sfide future. “Sfide che potranno essere vinte – come ha sottolineato il Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura- attraverso la modernizzazione delle aziende vitivinicole, che dovranno cercare di non lasciare spazi di mercato ad altri paesi”. Nella splendida cornice del Borgo Rocca Sveva della Cantina di Soave il settore vitivinicolo veneto è stato posto dunque ai raggi X, a partire dall’ultima vendemmia che, nonostante le ondate di calore registrate nei mesi estivi, si è rivelata decisamente buona, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, anche se in leggero calo rispetto al 2011 (-4%)

I dati. Come hanno ricordato nel loro intervento Giuseppe Catarin (Regione Veneto) e Luca Furegon (Avepa), la parte del leone nella vendemmia 2012 è stata fatta, come sempre, dalle province di Treviso (4,59 milioni di qli di uva raccolta) e Verona (3,78), che da sole coprono i tre quarti della produzione complessiva di uva nel Veneto. Ben lontane seguono le province di Vicenza (quasi 940mila qli), Venezia (872mila), Padova (596mila), Rovigo (14mila) e Belluno (poco più di 4mila). Dei 9,257 milioni di hl di vino prodotti nel 2012 nel Veneto, ben 3,257 milioni sono dati da DOP Bianco, che ha segnato un +12,64% rispetto al 2011, mentre altri 2,378 milioni di hl sono costituiti da IGP Bianco (-2,76%). Ben distante la produzione di vino rosso: il DOP supera di poco il milione di hl (-4,77% rispetto al 2011) e l’IGP arriva a 1 milione e 460mila hl (+0,65%). Crolla invece la produzione di vino bianco non a marchio (748mila hl, -41,71%), mentre cresce quella del vino rosso non a marchio (342mila hl, +15,01%).

La “top ten” delle denominazioni. Molto interessante la classifica 2012 delle prime dieci denominazioni di origine venete. Il Prosecco (Glera), con i suoi 2,263 milioni di qli (38,1% del totale), guarda tutte le altre dall’alto. Seguono Valpolicella (819mila qli; 13,8%), Conegliano-Valdobbiadene (815mila qli; 13,7%), Soave (754mila qli; 12,7%), Bardolino (358mila qli; 6%), Bianco di Custoza ( 164mila qli; 2,8%), Venezia (151mila qli; 2,6%), Valdadige (112mila qli; 1,9%), Colli Berici (70mila qli; 1,2%) e Piave (56mila qli; 0,9%).

L’export del vino veneto, come si è detto, anche quest’anno sorride. Dati alla mano, Maria Teresa Coronella (Regione Veneto) ha ricordato che il 2012 ha segnato un +9,6% sul 2011, spingendo le stime finali (non ancora disponibili) vicine all’1,4 milioni di euro. La Germania rimane il nostro principale sbocco, ma altri mercati si confermano di grande interesse, a partire da Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada. Nel corso dei lavori, Antonio De Zanche (Veneto Agricoltura) ha presentato uno studio condotto da Veneto Agricoltura sui piani strategici “dell’altro mondo”, ossia dei Paesi produttori di vino dell’emisfero sud: Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina e Sudafrica. Si tratta di realtà viticole lontane che però rappresentano dei competitors agguerriti nei confronti del vino veneto, avendo dal 1998 al 2009 raddoppiato la propria quota del mercato mondiale, attualmente pari al 25%. Dall’esame dei piani strategici pubblicati negli ultimi dieci anni da questi Paesi emergono gli obiettivi, le azioni e gli strumenti adottati per consolidare il settore vitivinicolo e aumentare la penetrazione sui mercati internazionali. Informazioni, queste, di assoluto interesse per gli esportatori di vino che vogliono conoscere come si stanno muovendo i propri “avversari”, attuali o potenziali, sul campo di battaglia del commercio globale. Tutte le relazioni presentate a Soave possono essere scaricate da questo link.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Vino, in arrivo un’alternativa europea ai solfiti

Vino con grappoloSono stati compiuti concreti progressi nella ricerca di un’alternativa all’aggiunta di anidride solforosa (SO2) nei vini rossi e in altri alimenti, come la frutta secca. L’anidride solforosa, denominata sulle confezioni alimentari E220, è impiegata come conservante per la frutta secca e come agente antimicrobico e antiossidante nella vinificazione. Generalmente la maggior parte delle persone tollera una piccola quantità di SO2 ma ad alcuni la sostanza può provocare reazioni allergiche o mal di testa.

Il progetto tedesco. Grazie ad un progetto finanziato dall’Unione Europea, denominato “so2say”, attuato presso un centro tedesco di ricerca applicata, si ritiene di aver individuato un’associazione di due estratti che può essere utilizzata in alternativa. Entrambi questi estratti sono naturalmente presenti nel vino. Secondo il progetto si potrebbe ridurre la presenza di SO2 nel vino di oltre il 95%. Alcuni vini contenenti il nuovo additivo sono già stati assaggiati nel Regno Unito, in Spagna e in Germania e sono stati giudicati “buoni tanto quanto i vini di riferimento contenenti zolfo”. Un altro lotto di vino è stato imbottigliato nel maggio 2012 e sarà aperto entro questo mese dai nove membri del consorzio del progetto. Ulteriori test saranno eseguiti tra febbraio e aprile prossimi. In caso di esito positivo, la fattibilità tecnica del nuovo estratto sarà ritenuta “dimostrata” e si potranno avviare le relative procedure di autorizzazione.

La storia del progetto. Il progetto triennale “so2say” è iniziato nel giugno 2009 con una dotazione di bilancio totale di 4,1 milioni di euro, di cui 3 milioni finanziati dal 7° Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. I membri del progetto sono: ttz-Bremerhaven dell’Università di Bonn e Meyer Gemüse bearbeitung GmbH (Germania); Università di Wageningen e Frutarom Netherlands BV (Paesi Bassi); Campden Bri, organizzazione di ricerca in ambito alimentare (Regno Unito); Biurko Gorri, produttore di vino, Tecnalia, impresa di ricerca applicata e Ekolo Productos Ecológicos, produttore di prodotti alimentari biologici (Spagna).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Master “Cultura del cibo e del vino” Università Ca’ Foscari, iscrizioni ancora aperte

Immagine 1Conegliano, in provincia di Treviso, caposaldo storico della DOCG Prosecco Superiore (assieme a Valdobbiadene), sarà la sede del Master di I livello in “Cultura del cibo e del vino per la promozione delle risorse enogastronomiche” dell’Università Ca’ Foscari. Il corso, che quest’anno giunge alla VIIª edizione, è diretto dal prof. Roberto Stevanato, ordinario del Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi.

Previsto un tirocinio obbligatorio di 300 ore in aziende del territorio. Il Master è un evento accademico che si svolge non a caso dentro il territorio dove si creano eccellenze enogastronomiche, grazie al supporto, e a contatto diretto, della realtà produttiva ed economica del settore e con il coinvolgimento di imprenditori e opinion leader. E’ previsto, in particolare, un tirocinio obbligatorio di 300 ore in aziende del territorio che si sono messe a disposizione per formare nuove professionalità “sul campo”.

Si inizia il 31 gennaio. L’iniziativa si rivolge a chi vuole costruirsi un profilo professionale ben inserito nel contesto dell’economia mondiale, riferito anche alla promozione delle eccellenze enogastronomiche e del territorio, all’ideazione e organizzazione di eventi culturali e turistici connessi alle risorse enogastronomiche, alla comunicazione specialistica nell’editoria enogastronomica. Amici e sostenitori del progetto formativo hanno dato vita al Master Club, del quale nell’aprile scorso è stato eletto presidente Gianluca Bisol, sostenitore dell’iniziativa fin dal suo nascere. Le iscrizioni al master sono ancora aperte. Per informazioni: www.unive.it, www.mastercibo.it, www.mastercibovino.it.

(Fonte: Garantitaly.it)

Le Organizzazioni agricole europee avvisano: “Guai a chi tocca i diritti d’impianto vitivinicoli”

viti valle dei Laghi (TN)

viti valle dei Laghi (TN)

Le Organizzazioni agricole europee Copa-Cogeca hanno chiesto al Gruppo di alto livello del settore vitivinicolo della Commissione europea di giungere in tempi brevi ad una soluzione soddisfacente circa la questione dei diritti di impianto.

Perchè cambiare un sistema che finora ha funzionato? In pratica, si chiede una risposta che rifletta la posizione espressa dai parlamentari e dalle parti interessate dei quindici Stati Membri che rappresentano il 98% della produzione vinicola dell’UE. Le Organizzazioni agricole europee chiedono, dunque, un quadro normativo per tutti gli Stati Membri e per tutti i tipi di vino. Perché – si chiede Copa-Cogeca – cambiare un sistema, quello dei diritti di impianto, che finora ha funzionato bene, soprattutto contribuendo a mantenere alta la qualità e la grande varietà dei vini europei, nonché l’occupazione nelle zone rurali, dove ci sono poche forme alternative di lavoro? Si ricorda, al riguardo, che Eurostat ha appena pubblicato i dati relativi il reddito degli agricoltori europei nel 2012 che mostrano la fragilità delle aziende a conduzione familiare del settore vitivinicolo (come non bastasse, la vendemmia 2012 ha perso il 9,4% del valore della produzione rispetto al 2011). La liberalizzazione degli impianti, sottolinea Copa-Cogeca in una nota, metterebbe in pericolo l’equilibrio del settore accentuando l’attuale crisi economica.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

26-27 gennaio 2013, a Verona Anteprima Amarone festeggia il decennale con l’annata 2009

Immagine 1Sarà un’edizione speciale di Anteprima Amarone quella che si terrà il 26 e 27 gennaio 2013 nel Palazzo della Gran Guardia di Verona. La manifestazione celebra infatti il proprio decennale e contestualmente presenta, come da consuetudine, l’annata 2009, di prossima commercializzazione.

Un vino celebrato nel mondo. Anteprima Amarone si è così conquistata il ruolo di vetrina privilegiata per presentare al mondo le varie annate del Grande Rosso, testimoniando il ruolo di questo vino celebrato a livello internazionale che ha trasformato l’appeal del territorio, i metodi di coltivazione, la produzione e le strategie di commercializzazione. Questa evoluzione si è riverberata nella stessa fisionomia del vino, oggi declinato in diverse interpretazioni che rispecchiano ugualmente il carattere delle cinque vallate della Doc e dei produttori che le abitano.

Decennale della manifestazione. “Anteprima Amarone: la storia di un vino di successo” è il titolo dell’edizione di quest’anno, che si racconta nella scelta dell’allestimento posto nel loggiato della Gran Guardia. Le cinque aree tematiche ripercorrono le tappe fondamentali dell’ultimo decennio, consentendo ai visitatori della manifestazione di avere un’immediata percezione di quella che è la realtà della denominazione attraverso il numero e la tipologia degli impianti, le aziende che hanno reso grande l’Amarone, le caratteristiche organolettiche che differenziano le cinque vallate e le tecniche vendemmiali e di produzione. Ad esse si aggiunge un inedito confronto fra i tre grandi rossi italiani Barolo, Brunello e Amarone della Valpolicella e le loro denominazioni.

I dibattiti. Temi che ritorneranno nell’ambito della tavola rotonda che il 26 gennaio, con inizio alle ore 10 nell’Auditorium della Gran Guardia, vedrà come relatori il Presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella Christian Marchesini, il Presidente della Camera di Commercio di Verona Alessandro Bianchi e il Direttore Generale di Veronafiere Giovanni Mantovani. Seguirà la presentazione dell’annata 2009 a cura del Vicepresidente del Consorzio Daniele Accordini. Nel ruolo di moderatore il giornalista “gastronauta” di Radio 24 Davide Paolini.

Prime impressioni annata 2009. Il vicepresidente del Consorzio Daniele Accordini anticipa la fisionomia principale dell’Amarone della Valpolicella frutto della vendemmia 2009. “A fronte di un andamento climatico piuttosto bizzarro, freddo nella prima parte e estremamente caldo al momento della raccolta – spiega Accordini – la vendemmia 2009 ha visto la quantità raccolta in diminuzione del 10% rispetto all’anno precedente, ma la qualità è risultata ottima, consentendo un accumulo zuccherino più elevato del 2008, ben sopra la media storica”. “Rispetto all’annata 2008 – prosegue Accordini – gli Amaroni 2009 sembrano evidenziare una minor variabilità fra areali di provenienza ma con un livellamento qualitativo verso l’alto. Un’annata – conclude – che pur caratterizzandosi sensorialmente per potenza gustativa e ricchezza aromatica non perde nulla, anzi in molti casi guadagna in eleganza, energia e dinamicità, confermando ancora una volta la vocazione dei vari territori della Valpolicella a originare vini dalla personalità unica e riconoscibile”.

In degustazione, l’annata 2009 oltre alle “perle” di ogni produttore. Poi sarà il momento, per i giornalisti, di approcciare direttamente l’Amarone 2009 nella degustazione riservata, mentre il pubblico potrà appagare le proprie curiosità enologiche nel pomeriggio di sabato 26 gennaio, dalle 16 alle 19 e nella giornata di domenica 27 gennaio, dalle 10 alle 18, direttamente ai banchi dei produttori, che proprio in occasione del decennale potranno proporre, oltre all’annata protagonista, anche un’altra perla di loro produzione. Ingresso a pagamento su invito, da richiedere a info@consorziovalpolicella.it

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Manzato: “Il futuro prossimo dell’agricoltura veneta sta nelle decisioni di oggi e questa è una responsabilità che la politica deve saper prendersi”

Conferenza Manzato 20 dicembre 2012(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Un 2012 non di certo facile per l’agricoltura veneta, colpita, già in tempi di spending review, dalla forte siccità estiva e dalla presenza di un elevato tasso di aflatossine nel mais, ma che ha visto anche il completamento di un’azione riformatrice volta a sburocratizzare e snellire l’apparato agricolo veneto – dalla realizzazione dello Sportello Unico all’azione di riordino di Veneto Agricoltura e Avepa (quest’ultima completata a inizio 2013) -, in modo da  affrontare al meglio le prossime sfide, PAC 2013-2020 in primis e poi la costruzione del Piano di Sviluppo Rurale, che vedrà l’interazione fra mondo accademico,  imprenditoriale e istituzionale. Ma che dovrà soprattutto affrontare ciò che succederà dopo il 2020, quando “le aziende agricole saranno libere di stare sul mercato ma saranno anche prive di sussidi e aiuti comunitari e dunque, ogni decisione presa oggi ricadrà in modo determinante nel prossimo decennio e questa è una responsabilità che la politica deve sapere prendersi”. Con queste parole, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, ha accolto la stampa nell’incontro di fine anno organizzato in collaborazione con ARGAV giovedì 20 dicembre scorso, presso la sede della Regione Veneto a Mestre (VE), per fare il punto sul futuro prossimo dell’agricoltura veneta, un settore produttivo che crea valore, lavoro ed export nonostante la crisi, ma che dovrà fare i conti con le nuove regole  della programmazione comunitaria. A questo riguardo, vista l’importanza della questione, il socio ARGAV Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto, sportello d’informazioni sull’Unione Europea di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, ne ha tracciato una sintesi, che riportiamo di seguito.

La prossima riforma della PAC, la sesta in vent’anni, è già stata disegnata. Per definirne i dettagli bisognerà però attendere l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, comprensivo del capitolo di spesa destinato alle politiche agricole e di sviluppo rurale. Solo a questo punto sarà possibile chiudere una partita iniziata nel 2010  con la presentazione dei primi orientamenti da parte della Commissione europea. Quella della riforma della Pac è una partita che per la prima volta, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, vede il Parlamento europeo svolgere un ruolo davvero importante: tutti gli atti legislativi relativi alla politica agricola europea dovranno infatti essere approvati congiuntamente dal Consiglio dell’Ue e dal Parlamento europeo (Co-decisione), rendendo le procedure più democratiche ma senz’altro più complesse. Gli oltre settemila emendamenti alle proposte della Commissione, esaminati in questi ultimi mesi dal Parlamento europeo, fanno comprendere quanto complesso sia stato l’iter di avvicinamento della Riforma, ma in definitiva la futura PAC 2014-2020 risulta oggi delineata. Ecco i punti salienti:

  1. Aiuti al reddito, ancora colonna portante della futura PAC. Il reddito degli agricoltori continuerà ad essere sostenuto, in maniera più semplice e mirata rispetto al passato, anche nei prossimi sette anni di programmazione (fino al 2020). L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività e sarà distribuito in modo più equo tra Regioni e Stati Membri. Altri aiuti saranno “spachettati” (Greening, Giovani, ecc.).
  2. Un aiuto “verde” per conservare la produttività e tutelare gli ecosistemi. Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo, la nuova PAC riserverà una quota degli aiuti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Sarà questa la grande novità della PAC 2014-2020: gli agricoltori dovranno svolgere pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico comprendenti la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, ecc.
  3. Maggiore attenzione alle zone fragili. Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, sarà data la possibilità agli Stati Membri di fornire un maggiore sostegno, grazie a un’indennità supplementare, agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali.
  4. Facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la PAC 2014-2020 prevede l’istituzione di nuove agevolazioni all’insediamento giovanile.
  5. Finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Al fine di dar vita ad un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la futura PAC rafforzerà gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico. L’obiettivo è quello di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione.
  6. Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori saranno sostenute le Organizzazioni di produttori e interprofessionali. Saranno sviluppate le filiere corte dal produttore al consumatore, con l’eliminazione dei troppi intermediari che oggi appesantiscono il comparto.
  7. Stimolare l’occupazione rurale e lo sviluppo locale. La futura PAC promuoverà l’occupazione e l’imprenditorialità nelle zone rurali. Incoraggerà le iniziative di sviluppo locale (progetti di microimpresa) e rafforzerà il ruolo del GAL.
  8. Semplificazione e nuovi strumenti. La nuova PAC propporrà meccanismi gestionali più semplici (sburocratizzazione, sostegno ai piccoli agricoltori, condizionalità, sistemi di controllo, ecc.) e delle reti di sicurezza più efficaci e reattive per i comparti più esposti (intervento pubblico e ammasso privato).

Diritti d’impianto. Durante la conferenza stampa si è parlato anche della questione dei diritti d’impianto, una norma che regolamenta la produzione vinicola. Alcuni Paesi Ue, soprattutto quelli non produttori di vino, vorrebbero liberalizzare il settore. Se ciò dovesse accadere, si potrebbero impiantare ovunque nuovi vigneti, favorendo così le aziende agricole di grandi dimensioni, a scapito però della produzione di vino di qualità. La norma, dibattuta il 18 e il 19 dicembre scorso a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio, ha registrato una novità: il passaggio da un sistema di diritti a uno ad autorizzazioni all’impianto, da valutare ancora se far entrare in vigore nel 2016 o 2018. “Presenteremo a gennaio la proposta alla commissione Agricoltura del Parlamento Ue – ha detto Ciolos al termine dei lavori – pensiamo che le conclusioni a cui si è giunti con il Gruppo d’alto livello siano coerenti, in quanto si consentirà agli Stati membri di modulare le autorizzazioni a seconda dell’andamento di mercato e tenendo conto delle specificità locali, il tutto al fine di tenere sotto controllo le produzioni, patrimonio ereditato dalla riforma del 2008 che ha dato sotto questo punto di vista ottimi risultati”.

Prosecco “tarocco” nei Paesi del Nuovo Mondo

proseccoIn Sudamerica viene commercializzato un Prosecco, con tanto di leone marciano come logo in etichetta, prodotto da uve coltivate nella campagna attorno alla città argentina di Mendoza, località confinante con il Cile. Quello che viene commercializzato è un vino ‘metodo classico’ (?) dal nome ‘Proseccus Vino Espumoso Prosecco’ che del vero Prosecco DOP ha davvero poco visto che viene prodotto da uve cresciute a 11.398 KM di distanza dal Distretto del DOP.

Necessario tutelare all’estero la Denominazione. Sono decine di migliaia le bottiglie prodotte e commercializzate ogni anno in Argentina e sembra che nessuno sia intervenuto, almeno fino ad oggi. Mirco Battistella, produttore ventisettenne veneto delle celebri bollicine trevigiane, è molto polemico: «Noi produttori di vero Prosecco DOP siamo arcistufi. Quello scovato a Buenos Aires e’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di Prosecco ‘tarocco’: negli ultimi anni abbiamo, infatti, smascherato l’esistenza di ‘prosecco brasiliano’, ‘prosecco neozelandese’, ‘prosecco australiano’. Il Governo si faccia promotore, nelle sedi competenti, di iniziative chiare ed efficaci volte a tutelare la Denominazione Prosecco a livello extra UE». E Battistella sottolinea anche che il mercato nazionale e internazionale valorizza bollicine sempre più economiche: «Stiamo vivendo un abbassamento costante dei prezzi, fenomeno allarmante e, negli ultimi 12 mesi, sempre più frequente e tendente a dinamiche di dumping. Dall’altra l’attuale contesto normativo non e’ in grado di tutelare, e quindi valorizzare, all’estero le peculiarità della Denominazione: il nome ‘Prosecco’ ad esempio».

(Fonte: Garantitaly.it)

Ricordato ad Agordo (BL) l’agronomo ed enotecnico Luigi Manzoni, creatore di numerosi incroci in viticoltura

Manzato e la nipote di Manzoni

Manzato e la nipote di Manzoni

“Il prof. Luigi Manzoni non solo ha creato straordinari vitigni per realizzare ottimi vini innovativi, ma soprattutto ci ha insegnato cosa significa fare ricerca per l’agricoltura e per il reddito degli imprenditori agricoli: utilizzare metodi che non modificano e compromettono il DNA e soprattutto mettere i risultati a disposizione di tutti e non finalizzati ad un profitto personale”. Lo ha sottolineato l’assessore all’agricoltura del veneto Franco Manzato intervenendo nei giorni scorsi ad Agordo (BL), al convegno che la cittadina bellunese ha dedicato ad uno dei suoi più illustri figli e agli incroci viticoli che portano il suo nome.

i ragazzi del Cerletti

i ragazzi del Cerletti

Una traccia indelebile nell’enologia mondiale e del Nordest. Lì nacque infatti, nel 1888, il prof. Luigi Manzoni, agronomo ed enotecnico che ha lasciato una traccia indelebile nell’enologia mondiale e del Nord Est. Tra l’altro fu preside della Scuola enologica di Conegliano “Cerletti” (ed al convegno c’erano gli alunni dell’Istituto, con la preside Damiana Tervilli). Nel coneglianese realizzò i suoi famosi incroci: nuovi vitigni creati appunto incrociandone due dei preesistenti, uno internazionale ed uno trevigiano o naturalizzato tale. Gli incroci erano contraddistinti da numeri, che indicavano la posizione del vitigno in un particolare filare. Oggi i suoi maggiori successi portano, semplicemente, il suo nome: Manzoni Bianco (già incrocio Manzoni 6.0.13, ottenuto incrociando Riesling Renano e Pinot bianco), Manzoni Rosso (già incrocio Manzoni 2.15, Glera e Cabernet sauvignon); Manzoni Rosa (già incrocio Manzoni 1.50; Trebbiano e Traminer Aromatico); Manzoni Moscato (già incrocio Manzoni 13.0.25; Raboso Piave e Moscato d’Amburgo).

Da sx Perissinotto, Antonella Guidogoni, Cristina Bien, Manzato e Renzo Gavaz

Da sx Perissinotto, Antonella Guidogoni, Cristina Bien, Manzato e Renzo Gavaz

I partecipanti. Al convegno, cui è seguita una degustazione guidata dei vini ottenuti dai suoi incroci, hanno partecipato tra gli altri anche il sindaco di Agordo Renzo Gavaz con l’assessore alla cultura Cristina Bien, il capitano della Confraternita degli “Incrocio Manzoni” Umberto Perissinotto con la consorella Antonella Guidogoni, Severina Cancellier, presidente unione ex allievi del “Cerletti”, Giuliano Mocchi, docente della scuola e curatore del progetto “Museo Manzoni”; un rappresentante del Centro Ricerca per la Viticoltura C.R.A.VIT di Conegliano e Debora Francesca dell’Università di Padova.

(Fonte: Regione Veneto)