• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Vinitaly 2013: export vino in continua crescita, ma in Italia si beve sempre meno

VinitalyQuanto è cool il vino italiano: peccato che si beva ormai soprattutto all’estero. I produttori di casa nostra vedono infatti nell’export, in continua crescita – siamo i primi a livello mondiale – l’unica alternativa alla stagnazione delle vendite sul mercato domestico, penalizzato dalla crisi economica.

Nel Belpaese, riduzione causa crisi, limiti di legge, dieta e salute. Il consumo quotidiano di vino in Italia diminuisce costantemente, anche se con nuove tendenze, sempre più legate ai riti della vita moderna, al glamour e alla cultura. Di queste nuove tendenze si parlerà a Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore, di scena a Verona dal 7 al 10 aprile. Il calo dei consumi interni ci ha portato nel 2012, secondo i dati OIV l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino, resi noti nei giorni scorsi, a 37,2 litri pro capite all’anno, con una riduzione del 14% dal 2008. I fattori che hanno contribuito a questa diminuzione sono vari: la crisi ha sicuramente inferto un durissimo colpo alla domanda nei ristoranti, ma a questa si aggiungono come ulteriore deterrente le severe leggi in materia di limiti alcolici consentiti. Poi, più in generale, gli italiani bevono meno a tavola per ragioni legate alla salute e alla dieta.

A trainare i consumi, l’aperitivo. Se nelle classiche occasioni del pranzo e della cena si beve sempre meno vino, è l’aperitivo a trainare i consumi: da solo o mixato in cocktail, con un posto d’onore per le bollicine, il vino diventa il perfetto protagonista dell’happy hour. Nato nelle grandi città, ma ormai diffuso ovunque, l’aperitivo rappresenta non più un’introduzione alla cena, ma un vero e proprio rito di aggregazione sociale per passare del tempo con gli amici e conoscere gente nuova. Uno, due o tre calici di vino diventano così l’accompagnamento ideale, anche da un punto di vista economico, per una vera e propria cena low cost, composta da stuzzichini e finger food, o servita in ricchi buffet. Da un punto di vista di immagine e promozione, però, il mondo del vino italiano non sembra puntare sulla quotidianità: preferisce scoprire il suo glamour, diventando protagonista di degustazioni ed happening in location di grande impatto, in Italia e nel mondo.

Identiki dei nuovi consumatori globali di vino. I cinesi adorano le griffe, e anche nel vino ricercano l’idea di status symbol e lusso: insomma, Brunello di Montalcino e Barolo come Valentino e Prada. I brasiliani, amano sperimentare nuove etichette mentre i russi sono disposti a spendere grosse cifre. È questo l’identikit, stilato da www.winenews.it, dei nuovi consumatori mondiali, potenziali mercati di riferimento del futuro per il vino made in Italy, di cui si parlerà a Vinitaly. Il consumo mondiale di vino nel 2012 si è attestato a 245,2 milioni di ettolitri. In Europa, si è stabilizzato sui livelli del 2011, ma è fuori dai confini europei che il trend è positivo: negli Stati Uniti si dovrebbero raggiungere i 29 milioni di ettolitri (+5%) mentre la Cina ha registrato una crescita dei consumi pari al 9 per cento.

Paesi Bric, bacino potenziale di miliardi di consimatori, ma la strada è in salita. Si tratta ancora di consumi lontani da quelli europei, infatti agli oltre 37 litri italiani si contrappongono il litro scarso dei cinesi, i pochi centilitri degli indiani, il litro abbondante dei brasiliani o i circa 10 litri dei russi, ma in crescita continua. Si tratta comunque di dati spalmati su tutta la popolazione, la maggior parte della quale non beve vino. Nelle città di consumo, quelle principali e più ricche, dove si concentra chi beve vino, i consumi pro capite, infatti, si avvicinano a quelli di altri paesi consumatori. Se è vero che le nuove potenze mondiali, i cosiddetti Paesi Bric, rappresentano un bacino potenziale di miliardi di consumatori, è altrettanto vero che non è facile entrare in questi mercati, sia perché in alcuni casi si tratta di Paesi in cui il vino non fa parte della tradizione alimentare, sia perché il made in Italy si deve scontrare con competitor internazionali particolarmente agguerriti.

A partire dalla Cina, uno dei mercati più promettenti e difficili al mondo. Qui il consumatore, nella grande maggioranza dei casi, è completamente estraneo, dal punto di vista storico e culturale, al consumo di vino. Sono relativamente pochi anni che il vino è approdato in Cina, ed è destinato, per il momento, ad una piccola nicchia di nuovi ricchi, che ricercano uno status symbol di appartenenza allo stile di vita occidentale. E’ invece faticoso far entrare il consumo di vino nelle abitudini della classe media cinese, molto conservatrice. Su un punto tutti i produttori italiani che stanno lavorando con la Cina sono concordi: i tempi di reazione al vino, quello italiano in particolare, sono lenti, perché i vini-icona sono soprattutto quelli francesi, presenti in Cina da oltre vent’anni, mentre le nostre etichette devono ancora accreditarsi definitivamente in questo senso. E ci vuole il sistema-Italia a dare una mano, come ha fatto la Francia per i suoi produttori.

Diverso il caso della Russia: il consumatore di vini italiani appartiene ad un target medio-alto e cosmopolita, residente in prevalenza nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, e abituato a viaggiare, spesso in Italia. Anche per i russi le nostre etichette rappresentano uno status symbol, legato al lifestyle italiano. Grazie a frequentazioni assidue del nostro Paese, conoscono sempre più le denominazioni e i terroir di casa nostra e, anche se sono disposti a spendere grandi cifre, lo fanno sempre più con cognizione di causa: amano sfoggiare, quindi, ma non sono disponibili a farsi ingannare.

In Brasile, invece, l’interesse per il vino sta crescendo lentamente, ma con costanza: qui le bevande tradizionali sono infatti la birra e la cachaça, rispettivamente con 54 litri e 11 litri pro capite annui, mentre il vino si attesta sui 2,5 litri a persona. Il Brasile, essendo anche produttore, sta promuovendo azioni interne per incrementare il consumo responsabile di vino. Qui a bere vino sono sicuramente la nicchia dei più abbienti, ma anche la nuova classe media, che prima non esisteva e che oggi è sempre più informata e preparata. Rimane invece totalmente estranea al consumo di vino la grande massa della popolazione. Il vino italiano – l’Italia è il quarto esportatore in Brasile, con una quota di mercato del 14 per cento circa – gode di un’immagine privilegiata tra i consumatori brasiliani, anche per la vicinanza culturale con l’Italia, grazie ai molti immigrati provenienti dal nostro Paese. Il vino toscano fa la parte del leone, in particolare il Chianti, ma sono molto diffusi anche Prosecco e Lambrusco. Resta una criticità il pesante sistema di dazi che rende il mercato verdeoro tra più cari al mondo.

Infine, l’India: un mercato che si è appena aperto al vino, e in cui il target dei consumatori è in espansione, anche se ancora di nicchia, soprattutto a causa di un elevatissimo sistema di tassazione che seleziona i potenziali acquirenti, appartenenti ad una classe economica di livello molto alto. Anche qui il vino si ordina e si beve soprattutto nei ristoranti e negli hotel di lusso, ma grazie alla lunga tradizione coloniale di stampo anglosassone le abitudini occidentali sono, rispetto alla Cina, molto più diffuse ed accettate.

(Fonte: Vinitaly)

25 marzo 2013, fare impresa con l’enoturismo, se ne parla ad Annone Veneto (Ve)

Immagine 1La Strada Vini Doc Lison Pramaggiore, in collaborazione con il Comune di Annone Veneto, l’Associazione Nazionale “Città del Vino” e la BCC Pordenonese, ha organizzato il convegno intitolato “Fare impresa con l’enoturismo. Suggerimenti e modalità per aumentare le visite in cantina e nel territorio”, previsto per il 25 marzo 2013 presso il Centro Civico di Annone (presso Biblioeca, via Postumia 52), con inizio alle 18.30.

Cantine e turismo del vino legati, duplice legame. Il tema è strettamente legato al concetto stesso di Strada del Vino, ossia la promozione del territorio attraverso le sue ricchezze enogastronomiche, con l’intento di creare redditività a tutti gli addetti del comparto agroalimentare e turistico, cantine in primis. In questa ottica saranno presenti autorevoli relatori del settore, in grado di fornire tendenze e strategie di azione alle aziende vitivinicole, e più in generale a tutti i soggetti sensibili alla questione (es. albergatori, ristoratori, enti pubblci e privati legati al turismo, alla promozione, al commercio). Il messaggio di questo incontro ha una doppia lettura: da un lato la cantina, ed il vino, sono un prodotto fondamentale nella promozione turistica del territorio, dall’altro il turismo deve diventare una fonte di reddito sempre più importante per la cantina stessa, come in altre parti d’Italia si è già compreso.

Ingresso libero ma con pre-adesione. Questo vale soprattutto in contesti delicati, come quello attuale, dove luoghi comuni come “fare il vino buono”, avere “l’hotel fronte mare” o “il ristorante pieno il sabato” non bastano più. Oggi, infatti, il turista non cerca più solamente la sabbia dorata o il monumento famoso, ma ha bisogno di emozioni che il panorama, naturalistico, storico, culturale ed enogastronomico del Veneto Orientale può dare, ed è da qui che il convegno vuole prendere spunto.  L’ingresso al convegno è libero e aperto alla cittadinanza, al termine seguirà buffet offerto della Strada Vini.

Programma. Ore 18.30 Indirizzi di saluto: Daniela Savian, sindaco Comune di Annone Veneto, Stefano Collovini, presidente Strada Vini Lison Pramaggiore, Benedetto De Pizzol, coordinatore Regionale Associazione Città del Vino,  Pietro Roman, Presidente BCC Pordenonese. Interventi: Iole Piscolla, giornalista e responsabile tecnico settore turismo Associazione Nazionale Città del Vino “Presentazione Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino”;  Claudia Mencacci, direttore generale Associazione Albergatori Montepulciano (SI) ed esperta di enoturismo  “L’innovazione tecnologica nello sviluppo economico dell’impresa turistica ed enogastronomica. L’esperienza di Montepulciano”;  Massimo Andreotti, responsabile vendite CIFO Nord Italia “Presentazione del concorso “Impronte d’eccellenza”;  Enrico De Marco, esperto in incoming turistico e titolare T.O. “Voyager World”  presenta la propria esperienza nella valorizzazione dell’incoming turistico locale; Donatella Toppan, direttore commerciale Bcc Pordenonese, partner della Strada dei Vini “I servizi e i prodotti della BCC  Pordenonese per le aziende vitivinicole”.  Moderatore Giampiero Rorato, giornalista enogastronomico; Ore 20.15  Buffet offerto dalla Strada Vini Lison Pramaggiore. Modalità di partecipazione: adesione via mail all’indirizzo info@stradavini.it o via fax al n.0421-200731, per informazioni chiamare la Segreteria Organizzativa  reperibile al  cell. 393-4831441 .

(Fonte: Consorzio Vini Venezia)

7-10 aprile 2013, a Veronafiere si tiena la 47^ edizione di Vinitaly

VinitalyVeronafiere con Vinitaly 2013 mette a disposizione del sistema wine&food del Paese la più ampia piattaforma mondiale per il business, la promozione, la comunicazione e per le relazioni con le Istituzioni, nazionali ed estere, ed i consumatori world wide. A parlarne il presidente di Veronafiere, Ettore Riello, e il direttore generale, Giovanni Mantovani, nel corso della presentazione svoltasi nei giorni scorsi a Eataly a Roma, della 47^ edizione di Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati in programma a Verona dal 7 al 10 aprile.

Un sistema a rete che si completa con Sol&Agrifood, Enolitech, OperaWine e Vinitaly International, quest’ultimo che presidia con le sue iniziative gli USA, la Cina e la Russia: mercati a maggior crescita e accreditati, da tutti gli studi di settore, in costante sviluppo nei prossimi cinque anni.  La più storica tra le rassegne vinicole del pianeta, nata nel 1967, è oggi quella più fortemente innovativa, anche dal punto di vista dell’information technology, grazie al nuovo progetto VinitalyWineClub che completa il panorama delle new entry tra le iniziative made in Veronafiere, primo organizzatore diretto di fiere in Italia, attivo dal 1898, e tra i leader europei del comparto. «Vinitaly rappresenta col suo sistema interconnesso un vero e proprio asset per l’intero Paese, a maggior ragione ora che tutte le istituzioni politiche nazionali e internazionali sono chiamate a misurare la qualità degli investimenti in cui vengono impegnate le risorse pubbliche – ha proseguito Riello –. La Ue ha approvato importanti stanziamenti a sostegno del vino italiano, molti dei quali destinati alla promozione dei vini sui mercati intra ed extra Ue: la credibilità, l’efficacia e l’ampio raggio d’azione di Vinitaly fanno di questo sistema un canale ideale per una promozione misurabile e di qualità».

Web, strumento di forte propulsione per la vendita di vino. «Vinitaly, a Verona con i suoi 4.200 espositori da oltre 20 Paesi e, nella scorsa edizione, con 140 mila visitatori da 116 Nazioni, è una straordinaria occasione di contatto per il settore che nei primi 11 mesi dello scorso anno ha segnato un export in calo del 9% nei volumi, per un totale di 21,4 milioni di ettolitri esportati, e un incremento del 7% in valore, pari a 4,7 miliardi di euro – ha ribadito Riello –. Dati che non bastano a considerare il vino al riparo dai mutamenti dell’economia mondiale, dal momento che in Cina, ad esempio, a fronte di un player antagonista come quello francese che perde quote, l’Italia rimane inchiodata al 5% della quota mercato pur a fronte di una crescita esponenziale dei consumi nell’Impero Celeste». «Non è un caso dunque se a Vinitaly 2013 parteciperanno per la prima volta una delegazione del Ministero del Commercio cinese e colossi del commercio on line. Con la diffusione dell’informatica e dei social media, la vendita al dettaglio del vino trova un canale sempre più ampio attraverso il web e l’e-shop si afferma come strumento di propulsione alle vendite. Si stimano circa 190 milioni di acquirenti cinesi sul web e sono in continua crescita», ha concluso il presidente di Veronafiere, Ettore Riello.

Tutti i numeri di Vinitaly. Cosa fa Vinitaly per essere il “Brand ombrello” , l’hub internazionale per la promozione e il commercio del vino, lo ha spiegato il direttore generale, Giovanni Mantovani. «Oltre il 35% del totale della media annua dei visitatori di Vinitaly proviene dall’estero – ha esordito Mantovani nel suo intervento –. Lo scorso anno, gli operatori stranieri sono stati 48.544 da 116 nazioni su un’affluenza complessiva che ha registrato 140.655 presenze, tra le quali 2.496 giornalisti accreditati da 45 Paesi con 170 tra radio e tv, 105 quotidiani e 110 testate online. Lo spostamento della cadenza da domenica a mercoledì ha consentito un notevole incremento delle presenze anche del canale HO.RE.CA estero (oltre che di quello italiano) e un allungamento del periodo di permanenza. Le adesioni a Vinitaly 2013 confermano ad oggi i dati dell’ultima edizione: si prevede, pertanto, di superare i 4.200 espositori da più di 20 nazioni per una superficie espositiva che, grazie all’ampliamento del Padiglione 11, sarà superiore ai 95 mila metri quadrati netti espositivi, in aumento sul 2012».

VinitalyWineClub. «L’attività di conoscenza, scouting, contatto che Vinitaly compie all’estero con Vinitaly International in collaborazione attiva con gli attori del sistema vino e tramite la rete di delegati di Veronafiere in 60 Paesi, si traduce nella presenza al Vinitaly in Italia di un significativo numero di buyer e opinion leader provenienti dalle aree geografiche di maggior interesse per il consumo di vino – ha sottolineato Mantovani –. Per rafforzare ulteriormente il rapporto con l’estero, nasce VinitalyWineClub, innovativa piattaforma di promozione e vendita online che ha l’obiettivo di offrire ai produttori la possibilità di raggiungere nuovi consumatori, dando loro l’opportunità di scoprire nuovi vini provenienti da ogni angolo della Penisola. Il 6 aprile presenteremo in anteprima il progetto completo nell’ambito di OperaWine, evento in collaborazione con Wine Spectator, e dal 7 aprile sarà attivo anche l’e-commerce. Il VinitalyWineClub è l’estensione digitale e sinergica dell’attività di promozione e sviluppo portata avanti dalla fiera fisica».

(Fonte: Veronafiere)

PAC dopo il 2013, in Valpolicella, nel veronese, De Castro illustra le linee guida per il comparto vitivinicolo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

L’Onorevole Paolo De Castro, Presidente delle Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha presentato, nell’ambito di un incontro organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, le novità dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM – UNICA) dal 2014 al 2020, che interessano il comparto vitivinicolo.

Greening. Sollecitato nel corso dell’incontro su argomenti specifici, De Castro ha fornito una serie di utili delucidazioni.Diverse le questioni sul tappeto, prima tra tutte l’impatto del greening (l’obbligo di superficie ecologica) su una cultura permanente qual è il vigneto e le sue possibili declinazioni ai fini dei pagamenti diretti. “L’orientamento è quello di limitare per quanto possibile gli obblighi a carico delle aziende – ha affermato – mantenendo disgiunte le misure di greening dagli aiuti, aprendo anche la possibilità di una delega della gestione dell’ecosostenibilità alle Regioni.”

Agricoltore attivo. Interpellato poi sulla definizione di agricoltore attivo (rectius viticoltore attivo) ai fini dei pagamenti diretti, De Castro lo ha identificato come l’agricoltore attivo professionale che vive di agricoltura. “A determinare chi è il soggetto beneficiario deve essere però lo Stato membro che ha la facoltà di stabilire i criteri oggettivi. Non devono prendere i green pack – ha chiarito – società immobiliari, campi da golf, aeroporti o altre superfici che fino a oggi li hanno percepiti.”

Consorzi di tutela. Di particolare rilevanza le linee di indirizzo sul ruolo dei consorzi di tutela delle doc, alla luce delle recenti modifiche normative nazionali che hanno attribuito a tali organizzazioni interprofessionali nuovi ruoli fra cui promuovere e regolamentare la domanda delle produzioni tutelate nel mercato. “Noi aumentiamo lo spazio per i consorzi di tutela – ha detto – introducendo la possibilità di decidere a livello consortile l’obbiettivo produttivo e i meccanismi di immissione dei prodotti sul mercato, fino a oggi governati dall’Antitrust. Il Parlamento europeo ha stabilito inoltre che il mantenimento dei diritti di impianto in vigore oggi sono prorogati fino al 2030, per la volontà ampia e consolidata di non modificare una regola che funziona.

Binomio vincente: qualità e organizzazione. La parola chiave del futuro non può essere soltanto quella della qualità, condizione necessaria ma non sufficiente: bisogna che alla qualità sia associata anche la capacità organizzativa, per trasformare la qualità in reddito. Il vino è l’esempio più interessante per dimostrare come abbia funzionato bene il binomio qualità e organizzazione. Da una maggiore organizzazione e un sistema organizzato – ha concluso – ricaveremo più reddito. Qualunque sia il settore, si vince in modo organizzato e la Pac (più flessibile, meno burocratica e più semplice con strumenti di gestione del rischio e del mercato) va in questa direzione.”

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Via al piano di ristrutturazione vinicola 2013 del Veneto, disponibili quasi 12 milioni di euro

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-Prende il via il piano del Veneto di ristrutturazione e riconversione dei vigneti per il 2013, con una dotazione complessiva di quasi 11 milioni 839 mila euro, in prima battuta, per la liquidazione delle istanze che saranno ammesse ai benefici. La Giunta veneta lo ha infatti definitivamente approvato lo scorso 11 febbraio, su iniziativa dell’assessore all’agricoltura, dopo aver acquisito il parere positivo, con la proposta di alcune modifiche, della Quarta Commissione del Consiglio regionale.

Dopo la pubblicazione nel BUR, 45 giorni di tempo per presentare le domande di contributo. Sostanzialmente, sono stati confermati anche per il 2013 i contenuti del programma originario, adottato nel 2008, finalizzato ad aumentare la competitività del settore vitivinicolo veneto e ad accrescerne il posizionamento sui mercati, con risultati che ci vedono oggi ai vertici mondiali del settore e al primo posto assoluto in Italia per export, con il 31 per cento del totale nazionale e un valore di 1,4 miliardi di euro nel 2012. Nel Piano e nel relativo bando sono stati indicati i criteri e le disposizioni amministrative, applicative e procedurali per il sostegno alle azioni previste. Dopo la pubblicazione del provvedimento nel Bollettino Ufficiale della Regione, gli interessati avranno 45 giorni per presentare le domande di contributo. Spetta ad AVEPA la gestione tecnica, finanziaria ed amministrativa dei procedimenti relativi all’attuazione del Piano in questa sua quinta annualità, inclusa l’adozione della modulistica per la presentazione delle istanze e della rendicontazione dei lavori

Manzato, investimenti regionali in viticoltura superiori alle risorse assegnate. “Il nuovo Piano regionale di riconversione e di ristrutturazione viticola – ha sottolineato l’assessore – è la logica evoluzione dei precedenti e ha tenuto conto dell’esperienza sinora maturata, adeguandosi alle nuove e più stringenti esigenze del settore. I risultati ottenuti nelle precedenti annualità, infatti, sono stati estremamente interessanti, con un progressivo adeguamento dell’offerta delle produzioni enologiche ai mutamenti dei gusti dei consumatori e l’impostazione di modelli viticoli (sesti d’impianto e forme di allevamento) funzionali ad un miglioramento qualitativo delle produzioni e lavorazioni più economiche. Tali scelte – ha concluso – sono il frutto della tradizionale concertazione nella programmazione viticola, che tiene conto degli obiettivi sia della filiera regionale che dei singoli Consorzi di tutela delle molteplici denominazioni di origine venete. In questo settore – ha detto infine l’assessore – il Veneto ha saputo inoltre dimostrare un’alta capacità di spesa, sempre superiore a quelle che erano le risorse assegnate in sede ministeriale. In modo particolare, il pagamento del premio forfettario anticipato e la gestione delle domande tramite il Sistema informativo di AVEPA (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) hanno consentito di erogare alle aziende beneficiarie gli importi dovuti con tempestività, e di soddisfare le ulteriori richieste eccedenti la somma inizialmente messa a disposizione, in relazione alle economie che si sono rese disponibili in sede nazionale. Nella campagna passata 2011-2012, per esempio, è stato erogato un importo complessivo di ben 28.831.885 euro, a fronte di una assegnazione iniziale di soli 10.892.527 euro”.

(Fonte: Regione Veneto)

Vini spumanti, in Italia calo di consumi

foto Forum Spumanti d'Italia

Nel 2012 l’Italia ha prodotto 465 milioni di bottiglie di vini spumanti, fra metodo tradizionale e metodo italiano, rispettivamente 25 milioni e 440 milioni di bottiglie per un fatturato all’origine (alla cantina) di 1,2 mld di euro. Il consumo nazionale di bollicine è stato di 151 mil/bott, di cui 6,3 straniere, quindi di made in Italy solo 144,7 mil/bott (4,10% in meno rispetto al 2011, il 6,64 in meno rispetto al 2010). 22,5 milioni di metodo classico e 122 milioni di metodo italiano, per valore complessivo all’origine pari a 380 mil di euro.

Calo iniziato nel 2010. “Discontinuità e infedeltà alla etichetta – dice Giampietro Comolli, fondatore dell’ Osservatorio Economico Nazionale – le cause del calo iniziato nel 2010, dopo 15 anni di continua crescita dei consumi interni. Nel 2012 si aggiungono altre cause croniche, come acquisti rinviati o solo prossimali e rinuncia obbligata per prezzi al consumo sostenuti, eccezione per le forti campagne promozionali delle più care etichette nazionali e francesi. Ritorna l’acquisto della festa, non per scelta di consumo. Il calo minore si è registrato nei consumi domestici, cresciuti gli acquisti diretti alla produzione, ha tenuto il “regalo spumeggiante” rispetto ad altri regali come profumi, abbigliamento, viaggi. Tutta la spesa alimentare è in rivoluzione”.

7 milioni di bottiglie il calo di tutte le bollicine, ma la riduzione del giro d’affari nazionale è stato del 3,60%, percentualmente inferiore ai volumi, segno che i prezzi al consumo non sono calati, anzi! Oltre il 61% della spesa (in crescita) si è realizzato nella Gdo (Grande distribuzione organizzata): 2 bottiglie su 5 brut, 1 è stata dolce, 2 extradry e dry. Per l’Osservatorio, il calo è dovuto soprattutto a rinuncia di beni non obbligati, risparmio forzato, paura di spendere e mancanza riposizionamento etichette. Voci di forti cali di consumi interni arrivano da Francia e Spagna (fra il 9 e il 14%). Oltre 1 su 5 acquirenti, ha cambiato etichetta rispetto al 2011 (quasi 2 su 5 rispetto al 2010). Anche il tradizionale brindisi di fine anno si è notevolmente ridotto in tre anni, da 96 mil di bottiglie a 84. La Gdo conferma la sua posizione di leader negli acquisti per le bollicine, soprattutto i Discount hanno incrementato i volumi rispetto al 2011. Fatturato stabile se non leggermente in calo. In Horeca si è registrato un calo dell’ 9,5% nei consumi (-12% negli ordini, quindi una previsione 2013 ancora in discesa da parte degli esercenti).

Chi sale, chi scende. Le enoteche confermano, seppur in tono minore rispetto a tre anni fa, la scelta della bottiglia spumeggiante come regalo per le feste. Gli atti di acquisto e l’ammontare della spesa finale annua segnano un calo limitato, più significativo è il calo dei volumi per ogni atto d’acquisto. In crescita l’acquisto di spumanti generici, il Valdobbiadene Docg, mentre il Prosecco Doc varia da canale a canale, come Asti e Brachetto d’Acqui. Bene Altalanga nell’horeca piemontese. Franciacorta e Trento si sono contesi il primato, anche con sconti promozionali anche del 35-40%. L’operazione è stata più fruttuosa per i Franciacorta. Il Trento cresce, ma meno del Franciacorta. Stabili o in frenata i vini spumeggianti rosati. Circa 1 milione di tappi in meno per Champagne, la rinuncia è dettata dal prezzo elevato.

(Fonte: Osservatorio Economico Nazionale)

Viticoltura, Veneto prima regione vitivinicola d’Italia e tra i principali distretti del vino mondiali

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-“I dati dell’ export vinicolo veneto confermano la posizione da primato nazionale dell’enologia veneta, ulteriormente accresciuta in valore nel corso del 2012. Questo non è solo un fatto economico e di prestigio, ma è anche frutto di un impegno e di un adeguamento di produzioni, strategie, innovazioni, ed è per noi una grossa responsabilità”. Lo ha affermato ieri mattina l’Assessore all’Agricoltura del Veneto, al convegno di Soave (VR) “Internazionalizzazione del vino veneto e strategie dell’altro mondo” promosso da Veneto Agricoltura, Regione e Avepa.

I numeri del settore vitivinicolo veneto 2012 parlano chiaro: oltre 77.000 ettari di vigneto; quasi 40.000 produttori (compresi i piccoli agricoltori che producono per l’autoconsumo); 10.800.000 qli di uva raccolta; 9.257.000 hl di vino, compresi i mosti e i vini acquistati fuori Regione; 1,026 miliardi di euro il valore dell’export nei primi 9 mesi dell’anno, che con un +9,6% rispetto al 2011 fa volare la proiezione finale attorno a 1,4 miliardi di euro. Cifre impressionanti che fanno del Veneto la prima regione vitivinicola italiana e uno dei principali “distretti del vino” a livello mondiale.

La fotografia del comparto è stata fatta in occasione del terzo appuntamento del “Trittico vitivinicolo veneto 2012” (i primi due incontri si sono svolti a Conegliano e a Legnaro). Con questa iniziativa i promotori intendono, ormai da alcuni anni, seguire passo passo le diverse fasi della vendemmia: dal germogliamento della vite alla quantificazione della produzione finale. Un percorso informativo, questo, voluto dagli stessi produttori vitivinicoli e messo a punto dagli Enti regionali proprio per aiutare gli operatori ad affrontare le sfide future. “Sfide che potranno essere vinte – come ha sottolineato il Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura- attraverso la modernizzazione delle aziende vitivinicole, che dovranno cercare di non lasciare spazi di mercato ad altri paesi”. Nella splendida cornice del Borgo Rocca Sveva della Cantina di Soave il settore vitivinicolo veneto è stato posto dunque ai raggi X, a partire dall’ultima vendemmia che, nonostante le ondate di calore registrate nei mesi estivi, si è rivelata decisamente buona, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, anche se in leggero calo rispetto al 2011 (-4%)

I dati. Come hanno ricordato nel loro intervento Giuseppe Catarin (Regione Veneto) e Luca Furegon (Avepa), la parte del leone nella vendemmia 2012 è stata fatta, come sempre, dalle province di Treviso (4,59 milioni di qli di uva raccolta) e Verona (3,78), che da sole coprono i tre quarti della produzione complessiva di uva nel Veneto. Ben lontane seguono le province di Vicenza (quasi 940mila qli), Venezia (872mila), Padova (596mila), Rovigo (14mila) e Belluno (poco più di 4mila). Dei 9,257 milioni di hl di vino prodotti nel 2012 nel Veneto, ben 3,257 milioni sono dati da DOP Bianco, che ha segnato un +12,64% rispetto al 2011, mentre altri 2,378 milioni di hl sono costituiti da IGP Bianco (-2,76%). Ben distante la produzione di vino rosso: il DOP supera di poco il milione di hl (-4,77% rispetto al 2011) e l’IGP arriva a 1 milione e 460mila hl (+0,65%). Crolla invece la produzione di vino bianco non a marchio (748mila hl, -41,71%), mentre cresce quella del vino rosso non a marchio (342mila hl, +15,01%).

La “top ten” delle denominazioni. Molto interessante la classifica 2012 delle prime dieci denominazioni di origine venete. Il Prosecco (Glera), con i suoi 2,263 milioni di qli (38,1% del totale), guarda tutte le altre dall’alto. Seguono Valpolicella (819mila qli; 13,8%), Conegliano-Valdobbiadene (815mila qli; 13,7%), Soave (754mila qli; 12,7%), Bardolino (358mila qli; 6%), Bianco di Custoza ( 164mila qli; 2,8%), Venezia (151mila qli; 2,6%), Valdadige (112mila qli; 1,9%), Colli Berici (70mila qli; 1,2%) e Piave (56mila qli; 0,9%).

L’export del vino veneto, come si è detto, anche quest’anno sorride. Dati alla mano, Maria Teresa Coronella (Regione Veneto) ha ricordato che il 2012 ha segnato un +9,6% sul 2011, spingendo le stime finali (non ancora disponibili) vicine all’1,4 milioni di euro. La Germania rimane il nostro principale sbocco, ma altri mercati si confermano di grande interesse, a partire da Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada. Nel corso dei lavori, Antonio De Zanche (Veneto Agricoltura) ha presentato uno studio condotto da Veneto Agricoltura sui piani strategici “dell’altro mondo”, ossia dei Paesi produttori di vino dell’emisfero sud: Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina e Sudafrica. Si tratta di realtà viticole lontane che però rappresentano dei competitors agguerriti nei confronti del vino veneto, avendo dal 1998 al 2009 raddoppiato la propria quota del mercato mondiale, attualmente pari al 25%. Dall’esame dei piani strategici pubblicati negli ultimi dieci anni da questi Paesi emergono gli obiettivi, le azioni e gli strumenti adottati per consolidare il settore vitivinicolo e aumentare la penetrazione sui mercati internazionali. Informazioni, queste, di assoluto interesse per gli esportatori di vino che vogliono conoscere come si stanno muovendo i propri “avversari”, attuali o potenziali, sul campo di battaglia del commercio globale. Tutte le relazioni presentate a Soave possono essere scaricate da questo link.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Vino, in arrivo un’alternativa europea ai solfiti

Vino con grappoloSono stati compiuti concreti progressi nella ricerca di un’alternativa all’aggiunta di anidride solforosa (SO2) nei vini rossi e in altri alimenti, come la frutta secca. L’anidride solforosa, denominata sulle confezioni alimentari E220, è impiegata come conservante per la frutta secca e come agente antimicrobico e antiossidante nella vinificazione. Generalmente la maggior parte delle persone tollera una piccola quantità di SO2 ma ad alcuni la sostanza può provocare reazioni allergiche o mal di testa.

Il progetto tedesco. Grazie ad un progetto finanziato dall’Unione Europea, denominato “so2say”, attuato presso un centro tedesco di ricerca applicata, si ritiene di aver individuato un’associazione di due estratti che può essere utilizzata in alternativa. Entrambi questi estratti sono naturalmente presenti nel vino. Secondo il progetto si potrebbe ridurre la presenza di SO2 nel vino di oltre il 95%. Alcuni vini contenenti il nuovo additivo sono già stati assaggiati nel Regno Unito, in Spagna e in Germania e sono stati giudicati “buoni tanto quanto i vini di riferimento contenenti zolfo”. Un altro lotto di vino è stato imbottigliato nel maggio 2012 e sarà aperto entro questo mese dai nove membri del consorzio del progetto. Ulteriori test saranno eseguiti tra febbraio e aprile prossimi. In caso di esito positivo, la fattibilità tecnica del nuovo estratto sarà ritenuta “dimostrata” e si potranno avviare le relative procedure di autorizzazione.

La storia del progetto. Il progetto triennale “so2say” è iniziato nel giugno 2009 con una dotazione di bilancio totale di 4,1 milioni di euro, di cui 3 milioni finanziati dal 7° Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. I membri del progetto sono: ttz-Bremerhaven dell’Università di Bonn e Meyer Gemüse bearbeitung GmbH (Germania); Università di Wageningen e Frutarom Netherlands BV (Paesi Bassi); Campden Bri, organizzazione di ricerca in ambito alimentare (Regno Unito); Biurko Gorri, produttore di vino, Tecnalia, impresa di ricerca applicata e Ekolo Productos Ecológicos, produttore di prodotti alimentari biologici (Spagna).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Master “Cultura del cibo e del vino” Università Ca’ Foscari, iscrizioni ancora aperte

Immagine 1Conegliano, in provincia di Treviso, caposaldo storico della DOCG Prosecco Superiore (assieme a Valdobbiadene), sarà la sede del Master di I livello in “Cultura del cibo e del vino per la promozione delle risorse enogastronomiche” dell’Università Ca’ Foscari. Il corso, che quest’anno giunge alla VIIª edizione, è diretto dal prof. Roberto Stevanato, ordinario del Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi.

Previsto un tirocinio obbligatorio di 300 ore in aziende del territorio. Il Master è un evento accademico che si svolge non a caso dentro il territorio dove si creano eccellenze enogastronomiche, grazie al supporto, e a contatto diretto, della realtà produttiva ed economica del settore e con il coinvolgimento di imprenditori e opinion leader. E’ previsto, in particolare, un tirocinio obbligatorio di 300 ore in aziende del territorio che si sono messe a disposizione per formare nuove professionalità “sul campo”.

Si inizia il 31 gennaio. L’iniziativa si rivolge a chi vuole costruirsi un profilo professionale ben inserito nel contesto dell’economia mondiale, riferito anche alla promozione delle eccellenze enogastronomiche e del territorio, all’ideazione e organizzazione di eventi culturali e turistici connessi alle risorse enogastronomiche, alla comunicazione specialistica nell’editoria enogastronomica. Amici e sostenitori del progetto formativo hanno dato vita al Master Club, del quale nell’aprile scorso è stato eletto presidente Gianluca Bisol, sostenitore dell’iniziativa fin dal suo nascere. Le iscrizioni al master sono ancora aperte. Per informazioni: www.unive.it, www.mastercibo.it, www.mastercibovino.it.

(Fonte: Garantitaly.it)

Le Organizzazioni agricole europee avvisano: “Guai a chi tocca i diritti d’impianto vitivinicoli”

viti valle dei Laghi (TN)

viti valle dei Laghi (TN)

Le Organizzazioni agricole europee Copa-Cogeca hanno chiesto al Gruppo di alto livello del settore vitivinicolo della Commissione europea di giungere in tempi brevi ad una soluzione soddisfacente circa la questione dei diritti di impianto.

Perchè cambiare un sistema che finora ha funzionato? In pratica, si chiede una risposta che rifletta la posizione espressa dai parlamentari e dalle parti interessate dei quindici Stati Membri che rappresentano il 98% della produzione vinicola dell’UE. Le Organizzazioni agricole europee chiedono, dunque, un quadro normativo per tutti gli Stati Membri e per tutti i tipi di vino. Perché – si chiede Copa-Cogeca – cambiare un sistema, quello dei diritti di impianto, che finora ha funzionato bene, soprattutto contribuendo a mantenere alta la qualità e la grande varietà dei vini europei, nonché l’occupazione nelle zone rurali, dove ci sono poche forme alternative di lavoro? Si ricorda, al riguardo, che Eurostat ha appena pubblicato i dati relativi il reddito degli agricoltori europei nel 2012 che mostrano la fragilità delle aziende a conduzione familiare del settore vitivinicolo (come non bastasse, la vendemmia 2012 ha perso il 9,4% del valore della produzione rispetto al 2011). La liberalizzazione degli impianti, sottolinea Copa-Cogeca in una nota, metterebbe in pericolo l’equilibrio del settore accentuando l’attuale crisi economica.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)