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26-27 gennaio 2013, a Verona Anteprima Amarone festeggia il decennale con l’annata 2009

Immagine 1Sarà un’edizione speciale di Anteprima Amarone quella che si terrà il 26 e 27 gennaio 2013 nel Palazzo della Gran Guardia di Verona. La manifestazione celebra infatti il proprio decennale e contestualmente presenta, come da consuetudine, l’annata 2009, di prossima commercializzazione.

Un vino celebrato nel mondo. Anteprima Amarone si è così conquistata il ruolo di vetrina privilegiata per presentare al mondo le varie annate del Grande Rosso, testimoniando il ruolo di questo vino celebrato a livello internazionale che ha trasformato l’appeal del territorio, i metodi di coltivazione, la produzione e le strategie di commercializzazione. Questa evoluzione si è riverberata nella stessa fisionomia del vino, oggi declinato in diverse interpretazioni che rispecchiano ugualmente il carattere delle cinque vallate della Doc e dei produttori che le abitano.

Decennale della manifestazione. “Anteprima Amarone: la storia di un vino di successo” è il titolo dell’edizione di quest’anno, che si racconta nella scelta dell’allestimento posto nel loggiato della Gran Guardia. Le cinque aree tematiche ripercorrono le tappe fondamentali dell’ultimo decennio, consentendo ai visitatori della manifestazione di avere un’immediata percezione di quella che è la realtà della denominazione attraverso il numero e la tipologia degli impianti, le aziende che hanno reso grande l’Amarone, le caratteristiche organolettiche che differenziano le cinque vallate e le tecniche vendemmiali e di produzione. Ad esse si aggiunge un inedito confronto fra i tre grandi rossi italiani Barolo, Brunello e Amarone della Valpolicella e le loro denominazioni.

I dibattiti. Temi che ritorneranno nell’ambito della tavola rotonda che il 26 gennaio, con inizio alle ore 10 nell’Auditorium della Gran Guardia, vedrà come relatori il Presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella Christian Marchesini, il Presidente della Camera di Commercio di Verona Alessandro Bianchi e il Direttore Generale di Veronafiere Giovanni Mantovani. Seguirà la presentazione dell’annata 2009 a cura del Vicepresidente del Consorzio Daniele Accordini. Nel ruolo di moderatore il giornalista “gastronauta” di Radio 24 Davide Paolini.

Prime impressioni annata 2009. Il vicepresidente del Consorzio Daniele Accordini anticipa la fisionomia principale dell’Amarone della Valpolicella frutto della vendemmia 2009. “A fronte di un andamento climatico piuttosto bizzarro, freddo nella prima parte e estremamente caldo al momento della raccolta – spiega Accordini – la vendemmia 2009 ha visto la quantità raccolta in diminuzione del 10% rispetto all’anno precedente, ma la qualità è risultata ottima, consentendo un accumulo zuccherino più elevato del 2008, ben sopra la media storica”. “Rispetto all’annata 2008 – prosegue Accordini – gli Amaroni 2009 sembrano evidenziare una minor variabilità fra areali di provenienza ma con un livellamento qualitativo verso l’alto. Un’annata – conclude – che pur caratterizzandosi sensorialmente per potenza gustativa e ricchezza aromatica non perde nulla, anzi in molti casi guadagna in eleganza, energia e dinamicità, confermando ancora una volta la vocazione dei vari territori della Valpolicella a originare vini dalla personalità unica e riconoscibile”.

In degustazione, l’annata 2009 oltre alle “perle” di ogni produttore. Poi sarà il momento, per i giornalisti, di approcciare direttamente l’Amarone 2009 nella degustazione riservata, mentre il pubblico potrà appagare le proprie curiosità enologiche nel pomeriggio di sabato 26 gennaio, dalle 16 alle 19 e nella giornata di domenica 27 gennaio, dalle 10 alle 18, direttamente ai banchi dei produttori, che proprio in occasione del decennale potranno proporre, oltre all’annata protagonista, anche un’altra perla di loro produzione. Ingresso a pagamento su invito, da richiedere a info@consorziovalpolicella.it

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Manzato: “Il futuro prossimo dell’agricoltura veneta sta nelle decisioni di oggi e questa è una responsabilità che la politica deve saper prendersi”

Conferenza Manzato 20 dicembre 2012(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Un 2012 non di certo facile per l’agricoltura veneta, colpita, già in tempi di spending review, dalla forte siccità estiva e dalla presenza di un elevato tasso di aflatossine nel mais, ma che ha visto anche il completamento di un’azione riformatrice volta a sburocratizzare e snellire l’apparato agricolo veneto – dalla realizzazione dello Sportello Unico all’azione di riordino di Veneto Agricoltura e Avepa (quest’ultima completata a inizio 2013) -, in modo da  affrontare al meglio le prossime sfide, PAC 2013-2020 in primis e poi la costruzione del Piano di Sviluppo Rurale, che vedrà l’interazione fra mondo accademico,  imprenditoriale e istituzionale. Ma che dovrà soprattutto affrontare ciò che succederà dopo il 2020, quando “le aziende agricole saranno libere di stare sul mercato ma saranno anche prive di sussidi e aiuti comunitari e dunque, ogni decisione presa oggi ricadrà in modo determinante nel prossimo decennio e questa è una responsabilità che la politica deve sapere prendersi”. Con queste parole, Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, ha accolto la stampa nell’incontro di fine anno organizzato in collaborazione con ARGAV giovedì 20 dicembre scorso, presso la sede della Regione Veneto a Mestre (VE), per fare il punto sul futuro prossimo dell’agricoltura veneta, un settore produttivo che crea valore, lavoro ed export nonostante la crisi, ma che dovrà fare i conti con le nuove regole  della programmazione comunitaria. A questo riguardo, vista l’importanza della questione, il socio ARGAV Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto, sportello d’informazioni sull’Unione Europea di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, ne ha tracciato una sintesi, che riportiamo di seguito.

La prossima riforma della PAC, la sesta in vent’anni, è già stata disegnata. Per definirne i dettagli bisognerà però attendere l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, comprensivo del capitolo di spesa destinato alle politiche agricole e di sviluppo rurale. Solo a questo punto sarà possibile chiudere una partita iniziata nel 2010  con la presentazione dei primi orientamenti da parte della Commissione europea. Quella della riforma della Pac è una partita che per la prima volta, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, vede il Parlamento europeo svolgere un ruolo davvero importante: tutti gli atti legislativi relativi alla politica agricola europea dovranno infatti essere approvati congiuntamente dal Consiglio dell’Ue e dal Parlamento europeo (Co-decisione), rendendo le procedure più democratiche ma senz’altro più complesse. Gli oltre settemila emendamenti alle proposte della Commissione, esaminati in questi ultimi mesi dal Parlamento europeo, fanno comprendere quanto complesso sia stato l’iter di avvicinamento della Riforma, ma in definitiva la futura PAC 2014-2020 risulta oggi delineata. Ecco i punti salienti:

  1. Aiuti al reddito, ancora colonna portante della futura PAC. Il reddito degli agricoltori continuerà ad essere sostenuto, in maniera più semplice e mirata rispetto al passato, anche nei prossimi sette anni di programmazione (fino al 2020). L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività e sarà distribuito in modo più equo tra Regioni e Stati Membri. Altri aiuti saranno “spachettati” (Greening, Giovani, ecc.).
  2. Un aiuto “verde” per conservare la produttività e tutelare gli ecosistemi. Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo, la nuova PAC riserverà una quota degli aiuti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Sarà questa la grande novità della PAC 2014-2020: gli agricoltori dovranno svolgere pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico comprendenti la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, ecc.
  3. Maggiore attenzione alle zone fragili. Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori, sarà data la possibilità agli Stati Membri di fornire un maggiore sostegno, grazie a un’indennità supplementare, agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali.
  4. Facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la PAC 2014-2020 prevede l’istituzione di nuove agevolazioni all’insediamento giovanile.
  5. Finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Al fine di dar vita ad un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la futura PAC rafforzerà gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico. L’obiettivo è quello di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione.
  6. Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori saranno sostenute le Organizzazioni di produttori e interprofessionali. Saranno sviluppate le filiere corte dal produttore al consumatore, con l’eliminazione dei troppi intermediari che oggi appesantiscono il comparto.
  7. Stimolare l’occupazione rurale e lo sviluppo locale. La futura PAC promuoverà l’occupazione e l’imprenditorialità nelle zone rurali. Incoraggerà le iniziative di sviluppo locale (progetti di microimpresa) e rafforzerà il ruolo del GAL.
  8. Semplificazione e nuovi strumenti. La nuova PAC propporrà meccanismi gestionali più semplici (sburocratizzazione, sostegno ai piccoli agricoltori, condizionalità, sistemi di controllo, ecc.) e delle reti di sicurezza più efficaci e reattive per i comparti più esposti (intervento pubblico e ammasso privato).

Diritti d’impianto. Durante la conferenza stampa si è parlato anche della questione dei diritti d’impianto, una norma che regolamenta la produzione vinicola. Alcuni Paesi Ue, soprattutto quelli non produttori di vino, vorrebbero liberalizzare il settore. Se ciò dovesse accadere, si potrebbero impiantare ovunque nuovi vigneti, favorendo così le aziende agricole di grandi dimensioni, a scapito però della produzione di vino di qualità. La norma, dibattuta il 18 e il 19 dicembre scorso a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio, ha registrato una novità: il passaggio da un sistema di diritti a uno ad autorizzazioni all’impianto, da valutare ancora se far entrare in vigore nel 2016 o 2018. “Presenteremo a gennaio la proposta alla commissione Agricoltura del Parlamento Ue – ha detto Ciolos al termine dei lavori – pensiamo che le conclusioni a cui si è giunti con il Gruppo d’alto livello siano coerenti, in quanto si consentirà agli Stati membri di modulare le autorizzazioni a seconda dell’andamento di mercato e tenendo conto delle specificità locali, il tutto al fine di tenere sotto controllo le produzioni, patrimonio ereditato dalla riforma del 2008 che ha dato sotto questo punto di vista ottimi risultati”.

Prosecco “tarocco” nei Paesi del Nuovo Mondo

proseccoIn Sudamerica viene commercializzato un Prosecco, con tanto di leone marciano come logo in etichetta, prodotto da uve coltivate nella campagna attorno alla città argentina di Mendoza, località confinante con il Cile. Quello che viene commercializzato è un vino ‘metodo classico’ (?) dal nome ‘Proseccus Vino Espumoso Prosecco’ che del vero Prosecco DOP ha davvero poco visto che viene prodotto da uve cresciute a 11.398 KM di distanza dal Distretto del DOP.

Necessario tutelare all’estero la Denominazione. Sono decine di migliaia le bottiglie prodotte e commercializzate ogni anno in Argentina e sembra che nessuno sia intervenuto, almeno fino ad oggi. Mirco Battistella, produttore ventisettenne veneto delle celebri bollicine trevigiane, è molto polemico: «Noi produttori di vero Prosecco DOP siamo arcistufi. Quello scovato a Buenos Aires e’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di Prosecco ‘tarocco’: negli ultimi anni abbiamo, infatti, smascherato l’esistenza di ‘prosecco brasiliano’, ‘prosecco neozelandese’, ‘prosecco australiano’. Il Governo si faccia promotore, nelle sedi competenti, di iniziative chiare ed efficaci volte a tutelare la Denominazione Prosecco a livello extra UE». E Battistella sottolinea anche che il mercato nazionale e internazionale valorizza bollicine sempre più economiche: «Stiamo vivendo un abbassamento costante dei prezzi, fenomeno allarmante e, negli ultimi 12 mesi, sempre più frequente e tendente a dinamiche di dumping. Dall’altra l’attuale contesto normativo non e’ in grado di tutelare, e quindi valorizzare, all’estero le peculiarità della Denominazione: il nome ‘Prosecco’ ad esempio».

(Fonte: Garantitaly.it)

Ricordato ad Agordo (BL) l’agronomo ed enotecnico Luigi Manzoni, creatore di numerosi incroci in viticoltura

Manzato e la nipote di Manzoni

Manzato e la nipote di Manzoni

“Il prof. Luigi Manzoni non solo ha creato straordinari vitigni per realizzare ottimi vini innovativi, ma soprattutto ci ha insegnato cosa significa fare ricerca per l’agricoltura e per il reddito degli imprenditori agricoli: utilizzare metodi che non modificano e compromettono il DNA e soprattutto mettere i risultati a disposizione di tutti e non finalizzati ad un profitto personale”. Lo ha sottolineato l’assessore all’agricoltura del veneto Franco Manzato intervenendo nei giorni scorsi ad Agordo (BL), al convegno che la cittadina bellunese ha dedicato ad uno dei suoi più illustri figli e agli incroci viticoli che portano il suo nome.

i ragazzi del Cerletti

i ragazzi del Cerletti

Una traccia indelebile nell’enologia mondiale e del Nordest. Lì nacque infatti, nel 1888, il prof. Luigi Manzoni, agronomo ed enotecnico che ha lasciato una traccia indelebile nell’enologia mondiale e del Nord Est. Tra l’altro fu preside della Scuola enologica di Conegliano “Cerletti” (ed al convegno c’erano gli alunni dell’Istituto, con la preside Damiana Tervilli). Nel coneglianese realizzò i suoi famosi incroci: nuovi vitigni creati appunto incrociandone due dei preesistenti, uno internazionale ed uno trevigiano o naturalizzato tale. Gli incroci erano contraddistinti da numeri, che indicavano la posizione del vitigno in un particolare filare. Oggi i suoi maggiori successi portano, semplicemente, il suo nome: Manzoni Bianco (già incrocio Manzoni 6.0.13, ottenuto incrociando Riesling Renano e Pinot bianco), Manzoni Rosso (già incrocio Manzoni 2.15, Glera e Cabernet sauvignon); Manzoni Rosa (già incrocio Manzoni 1.50; Trebbiano e Traminer Aromatico); Manzoni Moscato (già incrocio Manzoni 13.0.25; Raboso Piave e Moscato d’Amburgo).

Da sx Perissinotto, Antonella Guidogoni, Cristina Bien, Manzato e Renzo Gavaz

Da sx Perissinotto, Antonella Guidogoni, Cristina Bien, Manzato e Renzo Gavaz

I partecipanti. Al convegno, cui è seguita una degustazione guidata dei vini ottenuti dai suoi incroci, hanno partecipato tra gli altri anche il sindaco di Agordo Renzo Gavaz con l’assessore alla cultura Cristina Bien, il capitano della Confraternita degli “Incrocio Manzoni” Umberto Perissinotto con la consorella Antonella Guidogoni, Severina Cancellier, presidente unione ex allievi del “Cerletti”, Giuliano Mocchi, docente della scuola e curatore del progetto “Museo Manzoni”; un rappresentante del Centro Ricerca per la Viticoltura C.R.A.VIT di Conegliano e Debora Francesca dell’Università di Padova.

(Fonte: Regione Veneto)

Regioni vinicole europee unite contro la liberalizzazione dei diritti d’impianto

viti valle dei Laghi (TN)

“Nella politica dell’Unione Europea c’è una assurdità che non può prevalere: a decidere non può essere la maggioranza di Paesi non direttamente interessati ad un determinato problema, ma semmai il contrario. Sarebbe come far decidere le politiche industriali del Paese ai tour operators. E invece questo sta accadendo per la produzione vitivinicola”. L’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, ribadisce le sue perplessità circa la previsione di una totale, e dunque incontrollata, liberalizzazione dell’attuale regime dei diritti d’impianto in viticoltura.

Decisione finale condizionata da Paesi non produttori di vino. “Come al solito, per così dire, abbiamo sbagliato anni fa con l’attuale OCM vino, guardando ai benefici e ai problemi immediati piuttosto che a quelli del dopo – spiega Manzato – ma quello che proprio non va è che la decisione finale sia condizionata da Paesi che non producono. E consumano pure poco e spesso male e a caro prezzo, se guardo ai kit chimici illegale che circolavano (spero) nei loro mercati”. “Rispetto a questo – continua Manzato – tutte ma proprio tutte le Regioni viticole d’Europa, riuniti nell’associazione AREV, si sono pronunciate unanimemente a Bruxelles contro la liberalizzazione dei diritti di piantagione viticoli. Credo che i 250 rappresentanti politici e professionali della viticoltura di 40 regioni vocate dei 13 Paesi europei effettivamente rappresentati varranno pure qualcosa”.

Richiesta una nuova proposta legislativa. Nel corso dell’incontro dell’Arev è stata adottata all’unanimità una dichiarazione, stabilita in stretta collaborazione con il Consiglio Europeo Professionale del Vino (CEPV) con la quale si chiede alla Commissione di presentare una nuova proposta legislativa e di reintrodurre l’inquadramento del potenziale di produzione attraverso i diritti di piantagione, per tutte le categorie di vino e in tutti gli Stati membri. “Dispiace che di fronte a questo – conclude Manzato – ora si debba ‘sperare che – come dice la dichiarazione – in seguito a questo imponente assembramento di rappresentanti politici regionali, nazionali ed europei e di professionisti della viticoltura e, in seguito alla dichiarazione del Commissario Ciolos – il quale si è pronunciato a favore del mantenimento dei diritti di piantagione –, i funzionari di Bruxelles abbiano il buonsenso di riesaminare la propria proposta’”.

(Fonte: Regione Veneto)

Vino on line: cresce (lentamente) l’interesse

L’e-commerce del vino ancora non convince 6 amanti del buon vino su 10 (60%). Questi restano fedeli a canali più tradizionali, primo fra tutti l’acquisto diretto in azienda, preferito dal 48% degli appassionati. Il vino conferma, dunque, il suo legame con la tradizione, anche quando si parla di stili d’acquisto. Chi fa acquisti sul web lo fa soprattutto perché sa bene che bottiglie sta cercando e le trova via internet (38%) e, nel 36% dei casi, utilizza i siti di enoteche o negozi specializzati (29%). Inoltre sembra prendere piede la tendenza all’acquisto “virtuale diretto” sui siti web delle aziende (24%). Il 15% degli acquirenti cerca e trova bottiglie di grandi “griffe” e solo l’8% acquista bottiglie introvabili.

Made in Italy enogastronomico, sempre più cercato nel web dagli stranieri. Questi i dati di un sondaggio di http://www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.com), appuntamento enologico di livello internazionale, a cui hanno risposto 1.126 “enonauti”, ovvero appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web. Negli acquisti on line, i vini più gettonati sono quelli non reperibili vicino casa per la loro origine in altri territori e per il loro acquisto gli appassionati spendono in media dai 10 ai 30 euro a bottiglia. E c’è un altro fattore che conforta il futuro del commercio on line: il made in Italy nel mondo della rete registra un costante aumento di interesse con il +20% di click nei primi mesi 2012 messo a segno dai nostri prodotti alimentari in Usa, Francia, Inghilterra, Germania, Giappone, Emirati Arabi, Brasile, Russia, India e Cina.

(Fonte: Garantitaly.it)

il Consorzio Vini Venezia prende casa in Cina

Missione cinese per il Consorzio Vini Venezia che sta intrecciando proficui rapporti con il Celeste Impero, in particolare con la regione dello Shaanxi. Il Consorzio ha preso casa a Xi’an, dove è stata collocata una sede di riferimento (il Consorzio Vini Venezia è stato scelto per rappresentare l’Italia nel primo “Euro-Asia Wine summit of Xi’an”). A metà ottobre invece, dieci operatori cinesi del settore vinicolo hanno visitato l’entroterra veneziano e le terre del Piave, scoprendo aromi ed espressività dei vini Doc e Docg tutelati dal Consorzio.

il Consorzio Vini Venezia è stato scelto per rappresentare l’Italia nel primo “Euro-Asia Wine summit of Xi’an”. Il Presidente Giorgio Piazza ed il Direttore Carlo Favero, accompagnati da alcune aziende, hanno portato il modello ‘made wine made in Italy’ e aperto una nuova via di comunicazione/esportazione con il mercato del Celeste Impero. Si è aperta dunque la concreta opportunità di portare in Cina le diverse espressioni delle terre della Serenissima, una terra che esprime grandi vini e grandi aziende, non solo e non sempre Prosecco.

Insediata una prima avanguardia. «Vogliamo rivolgere particolare attenzione al mercato cinese meno conosciuto, quello nel centro della Cina – spiega Carlo Favero, direttore del Consorzio – Qui intendiamo avviare una vasta collaborazione con l’accesso alle nostre aziende e ai nostri vini, offrendo corsi di degustazione, rivolti principalmente ad operatori del settore, ma anche offrendo supporto ai produttori di vino locali, con le nostre tecniche di produzione sia agronomiche che enologiche». «Con questo progetto vogliamo incrementare la nostra presenza commerciale in Cina – prosegue il direttore Carlo Favero – e fare centro sulla città di Xi’an, nello Shaanxi, a cui Venezia è unita da antichi legami culturali, commerciali e di amicizia. Al momento il Consorzio sarà presente con un gruppo di aziende, l’obiettivo per il prossimo futuro è di incrementare il numero di aziende affinché il volume di vini che possiamo offrire possa essere di assoluto riguardo».

(Fonte: Consorzio Vini Venezia)

Vini spumanti d’Italia, export “spumeggiante” nei primo semestre 2012

Ancora positivo il consumo all’estero dei vini spumanti italiani, come emerge dalle periodiche consultazioni dell’Osservatorio Economico Vini, grazie ai referenti in 48 paesi. L’Europa, che rappresenta ancora il 57% dei volumi e il 51% del valore globale di mercato, fa segnare un +7% in valore e un –2% nei volumi, con Francia, Spagna, Portogallo e Germania in calo e Svizzera, Norvegia, Svezia, Austria e UK in crescita. Germania e UK restano i principali mercati.

Nei Paesi terzi l’export degli spumanti (per il 96% appannaggio del metodo italiano di Prosecco, Asti e Valdobbiadene) segna un +14% in volumi e + 17% in valore assoluto, con punte rappresentate da Giappone e Estremo Oriente attestati su +20% in valore e +11% in volumi. Numeri ancora piccoli in assoluto, ma interessanti: circa 2 milioni di bottiglie in più rispetto al 2011. In Russia cresce il Prosecco e altri spumanti generici di origine piemontese e lombardi, a scapito dell’Asti Docg che segna un calo in volumi del 50% (3,5 milioni di bottiglie consumate, contro i 7,0 milioni nei primi 6 mesi del 2011). In totale l’area “exUrss” registra un incremento di consumi del 8% con un incremento dei valori del 2%. Un mercato difficile e altalenante, dovuto a imposte aggiuntive.

Oltreoceano, i diversi mercati, segnano numeri differenti: se Canada e Usa mantengono un trend crescente, il Brasile e il sud America dopo la scorpacciata di fine anno 2011, segnano per la prima volta un dato stabile. Nel 2012 ci sono i presupposti per superare il fatturato record di 4,2 mld di Euro per tutto il vino italiano. Un richiamo forte al Governo italiano. In Italia cresce produzione, volumi spediti e valore all’origine, ma le spedizioni sul mercato interno sono calate del 10,1%, i consumi del 6,9%, a fronte di un prezzo medio/bottiglia all’origine aumentate del 3,1% e un prezzo sullo scaffale a +2,2% rispetto al primo semestre 2011. Vanno meglio i Docg (Franciacorta e Valdobbiadene) che i Doc (Prosecco e marchi leader del metodo classico). Il calo dei consumi nazionali si registra in tutti i canali, meno nelle aree tradizionali di produzione.

(Fonte: Osservatorio Economico Vini)

27 ottobre – 11 novembre 2012, Doc e Docg dei Colli Euganei in mostra a Luvigliano (PD)

Quando il gruppo Amici di Luvigliano, in provincia di Padova, decise di organizzare la prima mostra dei vini era la fine degli anni ‘60 e il vino lo si consumava ancora spillandolo dalle damigiane. Col passare degli anni sono comparse le prime bottiglie, le prime etichette scritte a mano o, nei casi più felici, con una Olivetti Studio.

Si festeggiano anche i 40 anni del Consorzio. Tempi di eroica spontaneità che negli a seguire hanno però rafforzato e caratterizzato questo tradizionale appuntamento con la produzione dei Colli Euganei. Al quale, con sempre maggior attenzione hanno guardato non solo i produttori che ne hanno fatto il loro punto di riferimento sul territorio per mettere in vetrina i loro vini ma anche per un crescente numero di appassionati ed estimatori dell’enologia Euganea. Una crescita continua, sia della qualità delle produzioni vitivinicole che de i favori del pubblico, confermata di anno in anno fino a questo 2012 che celebra la 43° edizione dal 27 ottobre prossimo all’11 novembre. Includendo nel fitto programma degli appuntamenti anche i festeggiamenti per il 40° compleanno del Consorzio Vini Doc Colli Euganei che, insieme al comitato promotore della Mostra, possono ben dire che il traguardo raggiunto è più che soddisfacente.

La mostra si tiene nella storica sede di Villa Pollini. Una meta cui si è giunti grazie ai vari presidenti del comitato della Mostra, da un lato e ai presidenti che si sono alternati alla guida del Consorzio. Non ultimi, i componenti del gruppo organizzatore nel quale si sono succedute generazioni di persone ispirate dagli stessi obiettivi: volontà, dedizione, amore per il proprio territorio, popolato da una schiera di produttori altrettanto convinti del valore delle loro vigne e dei loro vini. Veri protagonisti della 43° edizione della Mostra dei Vini di Luvigliano che apre ufficialmente il cartellone degli appuntamenti, sabato 27 ottobre alle 17,00, a Luvigliano di Torreglia (PD) nella storica sede di Villa Pollini. Scarica Qui il programma della manifestazione.

(Fonte: Consorzio Vini Doc Colli Euganei)

Tappi alternativi per i vini Dop e difesa del made in Italy agroalimentare, successi e proposte dei Vignaioli Indipendenti FIVI

La XIII Commissione Agricoltura ha accolto la proposta di FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di inserire nel Decreto Ministeriale relativo alle “chiusure per i vini DOP” la possibilità di utilizzare tappi in materiali alternativi al sughero.

Tappo a vite già utilizzato dai competitor dell’Italia. La proposta è stata presentata personalmente dal Presidente FIVI Costantino Charrère in occasione della Pubblica Audizione del 14 gennaio 2010 presso la XIII Commissione Agricoltura. Al termine dell’iter legislativo, il 28 agosto scorso il DM è diventato esecutivo con la pubblicazione sul n. 200 della Gazzetta Ufficiale. FIVI aveva rilevato nel documento quanto fosse vitale un’apertura all’innovazione tecnologica da parte della Commissione Agricoltura sull’argomento “chiusure per i vini DOP”, per evitare di creare un forte svantaggio competitivo alle aziende vitivinicole italiane rispetto ai competitor provenienti dalle nazioni emergenti, ove il tappo a vite in particolare è utilizzato liberamente per tutti i prodotti. Grazie a FIVI d’ora in poi ogni singolo produttore potrà quindi scegliere se utilizzare tappi in sughero o tappi di altro genere, per tutti i suoi vini.

Sono utili i nuovi sistemi di sicurezza? I Vignaioli Indipendenti porteranno il loro contributo al Ministero delle Politiche Agricole in occasione della Pubblica Audizione sulla questione “Sistemi di sicurezza contro le contraffazioni dei prodotti agricoli e alimentari”, ovvero su quanto previsto dall’Articolo 59 bis della Legge n.134 del 7 agosto 2012 a tutela del Made in Italy. FIVI ha presentato, attraverso i parlamentari Onorevoli Fiorio, Trappolino e Sani, un’interrogazione al Ministro Catania (Politiche Agricole) e al Ministro Moavero Milanesi (Affari Europei) sui nuovi sistemi di sicurezza “realizzati dall’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato, basati prioritariamente su elementi elettronici o telematici…” previsti dall’Art. 59 bis e sui loro costi: il Comma 1 infatti disciplina che tali costi siano “a carico dei soggetti che si avvalgono dell’etichettatura”, quindi dei singoli produttori. I Vignaioli Indipendenti sottolineano come gli attuali controlli nel settore vitivinicolo siano più che sufficienti e già particolarmente onerosi. Evidenziano anche i costi aggiuntivi, difficilmente sostenibili dalle imprese (soprattutto le piccole e medie del settore vino, dotate di organizzazione artigianale). Costi che ricadrebbero poi inevitabilmente sui consumatori. FIVI di conseguenza ha chiesto al Ministro Catania di verificare la necessità di questi nuovi adempimenti e la convocazione di un tavolo di concertazione con associazioni di categoria e consorzi di tutela interessati.

(Fonte: FIVI)