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Riaperta l’antica cantina dell’Abbazia benedettina di Praglia

Il territorio dei Colli Euganei è stato segnato dalla presenza quasi millenaria dell’Abbazia benedettina di Praglia. I monaci ne hanno bonificato le terre, disegnandone il paesaggio con lo sviluppo di colture particolari come la vite e l’olivo. E sabato 29 settembre scorso, presso l’Abbazia di Praglia a Teolo (Pd), è avvenuta l’inaugurazione dell’antica cantina a chiusura dell’intervento di restauro e a completamento di un percorso iniziato nei primi anni 2000, quando i monaci hanno ripreso lo sviluppo della viticoltura dentro ed attorno l’Abbazia (10 ettari circa).

La tradizione pragliese delle vigne e del vino vanta almeno otto secoli di storia. E la memoria di un interesse peculiare dei monaci di Praglia per vigne e vini, custodita in documenti antichi di quasi mille anni, è alla radice di un prodotto di qualità, che racconta al contempo una storia di vita e di “vite”. Nella cantina di Praglia si respira questa lunga storia, in cui l’antica arte del fare bene le cose s’incontra con esigenze e tecniche nuove, nella ricerca costante di risultati di valore. Nei 10 ettari attualmente coltivati a vigneto dentro e intorno alle mura dell’Abbazia, interamente a DOC, denominazione di origine controllata, trovano un posto privilegiato vitigni tradizionali come la Garganega, il Friularo e soprattutto il Moscato Fior D’arancio, tipico dei Colli Euganei, accanto alle varietà più comuni come il Merlot, il Cabernet, lo Chardonnay.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Vignaioli indipendenti, sì al mantenimento dell’attuale normativa sui diritti d’impianto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota da FIVI (Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti).

Oggi, venerdì 21 settembre, si riunisce a Palermo il “Gruppo ad Alto Livello” creato dalla Commissione Europea per valutare le conseguenze della liberalizzazione dei diritti di impianto dei vigneti prevista dalla OCM (Organizzazione Comune del Mercato), che entrerà in vigore nel 2016.

L’ abolizione dell’attuale collaudato sistema potrebbe creare fenomeni di “delocalizzazione produttiva” favorendo l’impianto dei vigneti in aree colturali non vocazionali, mettendo così inevitabilmente a rischio il capitale ambientale, paesaggistico, storico e culturale delle regioni viticole europee. E quindi il lavoro e l’impegno profuso da moltissimi Vignaioli.

Il NO di FIVI e CEVI (Confédération Européenne des Vignerons Indépendants) nasce dalla convinzione che l’Italia e l’Europa debbano salvaguardare il proprio patrimonio d’eccellenza senza cedere allo spauracchio dello squilibrio dei mercati. 
Un importante studio dell’AREV, Assemblée des Régions Européennes Viticoles, “sugli impatti socio-economici e territoriali della liberalizzazione dei diritti di impianto”, dimostra come l’assenza del sistema di regolazione degli impianti presso le aree vitivinicole concorrenti del Nuovo Mondo non ha in realtà permesso loro di evitare lo squilibrio del mercato. 
Invece il sistema dei “diritti di impianto” europeo non ha affatto bloccato lo sviluppo del “vigneto Europa”, anzi ha permesso la creazione di nuove superfici solo nelle regioni in cui gli sbocchi commerciali chiedevano crescita (Italia, Francia…).
Per queste ragioni FIVI e CEVI sono impegnate da tempo in una intensa opera di dialogo e sensibilizzazione trasversale nei confronti di tutti gli Europarlamentari Italiani presenti a Bruxelles.

 Per queste ragioni FIVI e CEVI ribadiscono il NO alla liberalizzazione senza regole ed il loro SÌ ad un nuovo sistema di gestione delle produzioni che dia giusta voce al mercato e anche a chi la vigna la impianta e la coltiva: il Vignaiolo italiano ed europeo.

Etichettatura degli allergeni, nuova normativa vitivinicola

La Commissione ha adottato nuove norme in materia di etichettatura degli allergeni nel settore vitivinicolo, a causa della scadenza della deroga dall’obbligo di etichettatura che era stato provvisoriamente concesso nel 2007. L’obiettivo è quello di informare più correttamente i consumatori dei rischi di possibili reazioni allergiche.

Le nuove regole sono in linea con le raccomandazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv). Ricordiamo che alcuni Paesi terzi, per esempio, Australia e Nuova Zelanda, hanno già norme simili in vigore. Le nuove norme si applicano ai vini prodotti in tutto o in parte da uve della vendemmia 2012 e si applicano ai vini europei e a quelli provenienti da paesi Terzi commercializzati dopo il 30 giugno 2012.

 I vini interessati alle nuove regole. Non tutti i vini saranno soggetti a queste nuove regole di etichettatura. Le esenzioni riguarderanno, infatti, i vini in cui le sostanze potenzialmente allergizzanti latte o uova (derivati ​​delle albumine e caseina in particolare) non sono utilizzati nel processo di vinificazione e i vini in cui nessuna traccia di sostanze allergeniche possono essere trovati nel prodotto finale, utilizzando, dopo il filtraggio e il travaso, criteri di analisi e rilevamento raccomandati dall’Oiv. I vini in cui i potenziali ingredienti allergenici rimangono presenti dovranno essere etichettati come “contenente” seguito da, per esempio, “uovo”, “ovoalbumina”, “latte” o “latte caseina”, se necessario, in diverse lingue. Al fine di dare l’informazione più chiara possibile per i consumatori, il regolamento stabilisce che l’etichetta può contenere anche un pittogramma singolo contenente la parola “anallergico” in tutte le lingue dell’UE. Gli operatori saranno in grado di adattare il pittogramma per soddisfare l’ingrediente che può rimanere presente nel vino e limitare il numero di lingue richieste per le informazioni obbligatorie.

(Fonte: Veneto Agrioltura Europa)

Fino al 20 ottobre, aperte le iscrizioni al Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly (12-16/11/12)

Aperte da inizio settembre al 20 ottobre le iscrizioni al Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly, in programma dal 12 al 16 novembre p.v. a Verona. Giunta alla XX edizione, la più importante, partecipata e selettiva competizione al mondo per i vini si presenta con molte novità.

1/Cosa cambia. La prima, già annunciata nel marzo scorso, riguarda il cambio di data: da evento immediatamente pre-Vinitaly il concorso è stato spostato a novembre per dare maggiore visibilità ai lavori e per offrire alle aziende vincitrici una finestra promozionale più ampia in vista dell’appuntamento primaverile con Vinitaly, in programma nel 2013 dal 7 al 10 aprile. Allo scopo, i vincitori di medaglia (Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento e Medaglia di Bronzo) potranno richiedere, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di assegnazione del premio, l’autorizzazione a stampare un numero di etichette o bollini riportanti la distinzione “Concorso Enologico Internazionale 2012” pari alla quantità della partita da applicare sulle bottiglie contenenti il vino vincitore. I vini premiati, inoltre, saranno protagonisti di una serie di azioni promozionali per tutto il 2013.

2/Cosa cambia. Altra novità è il Premio Speciale “Denominazione di origine”, che verrà assegnato al vino di ogni denominazione di origine italiana con il miglior punteggio, purché superiore a 82/100 e a patto per ogni denominazione di origine abbiano partecipato almeno 40 campioni.  Il concorso vedrà la presenza dei più importanti giornalisti internazionali di settore, che lavoreranno nei panel di degustazione a fianco dei più qualificati enologi internazionali e italiani, per un totale di almeno 105 giurati, tanti sono stati quelli dell’edizione 2011 che hanno valutato 3.720 campioni provenienti da 1.000 aziende di 30 Paesi. Organizzato da Veronafiere – Vinitaly, il Concorso Enologico Internazionale è realizzato in collaborazione con Assoenologi e con il patrocinio del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, del ministero dello Sviluppo economico, dell’Oiv e dell’Union Internationale des Oenologues.

(Fonte: Veronafiere)

Vendemmia 2012 con il “timbro” di riconoscimento

La vendemmia 2012 è stata buona o cattiva? Più corretto parlare di “timbro” che ogni annata lascia sulle uve e dunque sul vino che si produrrà. A dirlo sono gli esperti che si sono incontrati ieri a Legnaro (Pd) per il tradizionale convegno sulle previsioni vendemmiali nel NordEst e nel resto d’Italia promosso da Veneto Agricoltura, Regione Veneto e Ente CRA-Vit di Conegliano, moderato dal socio ARGAV Renzo Michieletto di Europe Direct Veneto-Agricoltura-Ufficio Stampa.

Un nuovo modo di “leggere” la vendemmia. Visto l’andamento climatico di un’estate che ha portato alte temperature e pochissime piogge (mancano all’appello 255 mm di acqua da ottobre 2011 ad agosto 2012, rispetto all’annata precedente, mai così in basso dal 1993), la vendemmia 2012 lascerà senz’altro un “timbro” del tutto particolare. In sostanza, le uve bianche già raccolte, che hanno sofferto pesantemente lo stress idrico e termico estivo, lasceranno sui vini una timbratura carica di aromi che ricordano la frutta tropicale matura. Le uve nere invece, ancora da vendemmiare e avvantaggiate dalle piogge di questi ultimi giorni, godranno un timbro orientato alla morbidezza con più tannici che alcolici. Complessivamente si registra quest’anno una minore gradazione zuccherina e una diminuzione di acidità.

Nel Nordest l’unico convegno sulle previsioni vendemmiali in Italia. “Il vigneto veneto rappresenta una vera e propria miniera d’oro a cielo aperto, ha detto in apertura Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura; un tesoro di ben 75.400 ettari che nel 2011 ha prodotto 1,13 milioni di tonnellate di uva pari a 8,68 milioni di ettolitri di vino di qualità, di cui il 41,8% a Denominazione di origine e il 41,1% a Indicazione geografica. L’export, sempre nel 2011, è stato di 1,33 miliardi di euro, posizionando la nostra Regione al primo posto in Italia con circa il 30% del valore complessivo delle esportazioni. Parlare di vino, di marketing del vino, di vendemmia, di OCM Vitivinicolo, di problematiche legate al comparto è dunque una faccenda seria e importante. Veneto Agricoltura lo sta facendo da molti anni promuovendo, tra l’altro, questi incontri unici nel loro genere agli operatori del settore”.

Ad influire, il deficit termico. “E comunque, più che il deficit idrico – ha sottolineato Diego Tommasi del CRA-vit di Conegliano – nella vendemmia 2012 ha inciso il deficit termico (le giuste temperature per le diverse fasi di maturazione dell’uva), e lo si vede dalle conseguenze evidenti anche sui vigneti irrigati, al punto da mettere in discussioni le tecniche colturali per le prossime stagioni”. Ma se la qualità delle uve è dunque data dal “timbro” dell’annata, la quantità stimata di prodotto raccolto continuerà ad essere legata ai numeri, che quest’anno parlano chiaro. A causa di un’estate particolarmente siccitosa, la vendemmia 2012 si annuncia, rispetto allo scorso anno, generalmente in calo (-12 / 15% le uve bianche e -8 / 10% le uve rosse) e in alcune aree addirittura in forte riduzione.

La situazione nelle provincie venete. L’analisi dei dati illustrati dai tecnici ieri a Legnaro evidenzia che nei vigneti non irrigati del Veneto, ma anche delle altre regioni del NordEst, il calo produttivo si farà fortemente sentire come detto, con punte che rischiano di raggiungere anche il -50%. Con dei distinguo a seconda delle diverse aree di produzione. Nel padovano la riduzione dovrebbe essere del 30% per le uve nere e del 40% per quelle bianche; sui Colli Euganei, dove da fine maggio fino alla scorsa settimana non ha praticamente quasi mai piovuto, il calo potrebbe raggiungere anche il 50%. Nel rodigino i vigneti irrigati potrebbero quest’anno rendere il 10% in meno rispetto allo scorso anno, ma quelli che non hanno potuto beneficiare dell’irrigazione assistita rischiano di arrivare al -30%. Nella Marca trevigiana, in particolare nell’areale del Prosecco DOCG, dove da metà giugno a metà agosto sono state registrate temperature medie di 31°, le varietà precoci (Pinot e Chardonnay) hanno subito un calo cha varia dal 20 al 30%. Nel veneziano il calo produttivo è invece stimato attorno al 20-25%, mentre nel vicentino del 10-15%. Nei vigneti irrigati del veronese la riduzione non dovrebbe raggiungere il 10% ma sarà anche del 15% in quelli che hanno subito un forte stress idrico e termico.

Le uve. Per quanto riguarda la glera (Prosecco) si dovrebbe avere una produzione in Veneto nel 2012, rispetto al 2011, inferiore del 10% (-5% a Treviso); -16% il pinot grigio, -10% chardonnay, -10% garganega, -5% corvina e corvinona, invariata la raccolta di merlot. Quasi ovunque nel Veneto le uve si presentano sane, con ottima gradazione zuccherina, buona acidità e pigmentazione. Saranno determinanti le condizioni meteorologiche dei prossimi giorni, ma le analisi degli addetti ai lavori fanno ben sperare.

Anche in Friuli-Venezia Giulia e in Trentino-Alto Adige la vendemmia, sotto il profilo quantitativo, è annunciata in calo. I viticoltori friulani “piangono” un calo che potrà raggiungere punte del 50% nei vigneti non irrigati e il 25-30% negli altri. Nelle province di Trento e Bolzano il calo stimato dovrebbe essere del 10%. Assolutamente interessante per tutti gli operatori vitivinicoli presenti all’incontro promosso da Veneto Agricoltura, sono risultati i collegamenti in videoconferenza effettuati con vari esperti del Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia, vale a dire le principali regioni viticole italiane, nonché una parentesi internazionale con gli esperti di Spagna (grande calo produttivo, -20/25%) e Francia (annata discreta). Un modo per avere un quadro completo della vendemmia 2012. Tutti i dati provincia per provincia e le slides delle relazioni sono disponibili a questo link.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Veneto, vendemmia 2012 in calo ma c’è la qualità

In tutto il Triveneto la vendemmia 2012, peraltro in pieno svolgimento, sta facendo i conti con le conseguenze di un’estate torrida e siccitosa. I primi dati a disposizione di Veneto Agricoltura parlano chiaro: nei vigneti non irrigati del Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, il calo produttivo si farà sentire, con punte che rischiano di raggiungere anche il -50%. Bisogna però fare dei distinguo e tener conto delle numerose varianti che via via si presentano. Si parlerà di questo il prossimo 5 settembre (ore 10,00) nel tradizionale incontro, rivolto agli operatori del comparto, promosso da Veneto Agricoltura a Legnaro-Pd (Viale dell’Università 14), durante il quale saranno illustrati i primi dati quanti-qualitativi della vendemmia 2012 nel nord est e nelle altre principali regioni viticole italiane.

Sui Colli Euganei e in Friuli-Venezia Giulia punte del 50% in meno. Le prolungate alte temperature estive (da metà giugno a metà agosto, nell’area del Prosecco DOCG la temperatura media ha superato i 31°, e non è andata diversamente nelle altre zone) e soprattutto la straordinaria siccità stanno, dunque, incidendo pesantemente sulla quantità stimata di raccolta. Sui Colli Euganei, per esempio, il calo potrebbe addirittura raggiungere il 50% nei vigneti non irrigati. Sta andando un po’ meglio invece in quelli che non hanno subito stress idrico. Anche i cugini friulani “piangono” cali molto consistenti (con punte anche qui del 50%), mentre nella provincia di Trento la riduzione stimata si fermerà attorno al 10% come pure in quella di Bolzano. Ben diverso il discorso sulla qualità della vendemmia 2012. Quasi ovunque le uve si presentano sane, con ottimi gradi zuccherini e buona acidità. Saranno determinanti le condizioni meteorologiche dei prossimi giorni, ma gli addetti ai lavori, senza sbilanciarsi troppo, fanno capire che ci sono i presupposti per una buona raccolta.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Vendemmia 2012, secondo Assoenologi, la più scarsa dal 1950

Sarà la seconda vendemmia più scarsa dal 1950, con uve in calo del 3,5% rispetto all’anno scorso e dell’8% in confronto alla media dell’ultimo quinquennio, con l’Italia divisa in due: Centro Nord con cali da -5% a -15%, Centro Sud da 0 a +10%. Quest’anno si produrranno 41,2 milioni di ettolitri di vino (42,7 milioni di ettolitri nel 2011). Ma non tutto è perduto, secondo l’Associazione dei tecnici vitivinicoli italiani, cruciale sarà settembre, con margini di recupero per un buon millesimo.

(Fonte: Ansa.it)

Trentino, per la vendemmia 2012 produzione in calo ma qualità molto buona

Il clima bizzoso che ha caratterizzato i primi otto mesi del 2012 ha effetti immediati sulla vendemmia, che anche quest’anno in Trentino è iniziata con una settimana d’anticipo. Per una serie di condizioni particolari, il peso medio dei grappoli è ridotto rispetto alla media e questo determinerà un calo di produzione di circa il 15% se si prende in considerazione quella dello scorso anno. Dal punto di vista qualitativo, però, la situazione si prospetta è molto buona.

Poco, ma buono. Le previsioni per la vendemmia 2012 possono essere sintetizzate in questa espressione. Durante il consueto incontro prevendemmiale che si è tenuto nei giorni scorsi nell’Aula magna della Fondazione Edmund Mach di San Michele, organizzato in collaborazione con l’Associazione enologi enotecnici italiani, gli esperti hanno confermato che sarà un’annata scarsa dal punto di vista quantitativo, ma ottimale per quel che riguarda la qualità delle uve. “L’annata 2012 è stata caratterizzata da un andamento climatico decisamente particolare”, ha spiegato Maurizio Bottura del Centro Trasferimento Tecnologico. “Nei primi tre mesi dell’anno non ha praticamente mai piovuto e nel mese di marzo le temperature sono state molto alte. Poi, ad aprile, abbiamo assistito ad un repentino calo delle temperature e ad una piovosità accentuata”. Una situazione instabile che non ha certo aiutato. Non solo. “L’inverno secco – ha proseguito Bottura – ha provocato dei danni al germogliamento con conseguente perdita di produzione in alcune zone della provincia. In altre aree, invece, qualche danno è stato generato dalla gelata del 9 aprile”. E’ stato sottolineato che il peso medio dei grappoli che si sta riscontrando in vendemmia è decisamente ridotto rispetto alla media. “L’insieme di queste condizioni – ha concluso Bottura – determina un calo di produzione rispetto allo scorso anno nell’ordine del 15%, e su alcune cultivar, come Pinot Grigio, il calo è anche più marcato. Dal punto di vista qualitativo la situazione è invece molto buona. L’unica preoccupazione sono le temperature calde di questi giorni, sia diurne che notturne, che determinano una riduzione dell’acidità dell’uva”.

Qualità ottima soprattutto per Chardonnay e Pinot Grigio. L’Assoenologi del Trentino ha condiviso le previsioni che sono state presentate in occasione dell’incontro. “La qualità è sicuramente ottima – ha affermato Fabio Toscana, presidente della sezione trentina – soprattutto per le varietà a frutto bianco, in particolare Chardonnay e Pinot Grigio, che si presentano con una carica produttiva contenuta ed ottima sanità. Per quel che riguarda il livello produttivo la situazione è in via di definizione, coscienti di un calo che potrebbe preoccupare”.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach di San Michele)

Un vino delle Dolomiti vince il Concorso Internazionale dei Vini di Montagna in Val d’Aosta

Successo per Marco De Bacco, giovane imprenditore agricolo di Feltre e unico produttore di vino in provincia di Belluno che, con il suo “Cuss”, un rosso alla sua prima vinificazione, si aggiudica il massimo punteggio al Cervim, concorso internazionale dei vini di montagna in programma in Valle D’Aosta. Gli 85,33 punti comunicati con lettera in questi giorni sono a tutti gli effetti la certezza di una medaglia d’argento che arriva nel territorio bellunese come un risultato storico.

Un premio che incoraggia a praticare l’agricoltura di montagna. Ne dà notizia Coldiretti, che sottolinea l’importanza di questo riconoscimento per una provincia che ha riscoperto la sua antica vocazione agricola grazie all’insediamento di neo agricoltori under 30 (circa 200 in soli tre anni). Questo premio è un incoraggiamento per tutti loro che, come nel caso di Marco De Bacco dopo il diploma di ragioneria e una parentesi da impiegato hanno deciso di continuare il lavoro che fu prima del nonno e poi del padre, ovvero coltivare vitigni autoctoni sulle montagne. Scelta difficile ma dettata dalla convinzione, oltre all’investimento aziendale c’è anche quello personale: Marco infatti è tornato sui banchi di scuola e ha frequentando il corso di enologia per perfezionare la linea dei vini che si caratterizzano per storia e forte legame con la sua terra d’origine. A soli 22 anni Marco De Bacco è già titolare di azienda e con la sorella ha addirittura inaugurato uno spaccio aperto al pubblico a Rasai di Seren del Grappa dove vende il frutto della coltivazione di vigneti situati su ripidi pendii ghiaiosi. L’uva Pavana, Paialonga, Gata, Carmenere e Bianchetta hanno in questo difficile terreno radici talmente profonde che il giovane non ha potuto non considerare sottolineando con il suo, lo stesso impegno e dedizione profusi dagli avi. Così oggi come accadeva a fine ottocento Marco continua ostinatamente a fare il Vanduja, un rosso da tavola già apprezzato alla corte dell’impero austroungarico e il Saca, uno spumante ottenuto dalle bacche esclusive di Bianchetta fonzasina. Una gamma a cui si aggiunge anche il nuovo prodotto che sarà premiato ufficialmente a Forte di Bard (Aosta) il 25 agosto prossimo.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Vino veneto, boom export 2011

Continuano a crescere le esportazioni di vino veneto. I dati Istat, elaborati dagli esperti di Veneto Agricoltura, indicano che nel 2011 la quantità venduta all’estero è aumentata del 20% rispetto all’anno precedente (647.000 tonnellate circa), mentre il valore è aumentato del 14,8% (1.331 milioni di euro il fatturato).

Più della metà del vino veneto esportato in Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Nonostante la crisi del 2009, in cui si era osservata una contrazione del 2,3% del valore, appaia, pertanto, definitivamente superata, va sottolineato quanto l’incremento delle esportazioni 2011 sia avvenuto a scapito del prezzo di vendita che mediamente è calato del 4,1% (da 2,15 a 2,06 euro al kg). Per quanto riguarda i mercati di destinazione, più della metà del vino veneto esportato viene venduto in tre Paesi: Germania (che da sola importa circa un terzo del totale), Regno Unito e Stati Uniti d’America. A seguire altri Paesi europei (Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Svizzera, Danimarca e Olanda nell’ordine) e Canada. Tra i mercati in più rapida crescita in termini di valore spiccano la Cina (+80% su base annua) e l’Ungheria (+270%), mentre la Russia cresce in quantità (+28%) ma arretra in valore (-3,8%).

La tipologia maggiormente venduta all’estero? In prevalenza si tratta di vino fermo in bottiglia (75,5%), ma risultano in crescita le quote di mercato del vino spumante (16,1%) e del vino sfuso (8,1%), le cui quantità sono aumentate del 42,6% rispetto all’anno precedente. Analizzandone la provenienza si scopre che poco più della metà del vino esportato arriva dalla provincia di Verona, che detiene una quota del 51,4% sul totale regionale, mentre Treviso segue a distanza con il 23%. Una proporzione, quest’ultima, che non ricalca la potenzialità produttiva, molto simile, delle due province. Nel frattempo, a causa della persistente siccità, aumentano le preoccupazioni per i vigneti privi di irrigazione di soccorso. La vendemmia 2012? Il prossimo 05 settembre a Legnaro (Pd) il tradizionale incontro sulle previsioni nel nord est d’Italia.

(Fonte: Veneto Agricoltura)