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Lunedì 19 giugno 2023 alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza la presentazione del volume “Raccontare il Trentino del vino”

Presentazione-libro

Lunedì 19 giugno alle ore 17.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza l’incontro “L’arte di raccontare un territorio attraverso i suoi vini“. Il vino, infatti, può diventare il simbolo distintivo di un determinato luogo, rappresentandone le peculiarità e le caratteristiche.

Il vino non è solo un prodotto da consumare, ma è anche un patrimonio culturale e storico che racchiude in sé l’identità del territorio in cui è prodotto. In questo senso, la promozione del vino può diventare un’opportunità per far conoscere il territorio, la sua cultura, la sua storia, la sua tradizione e la sua gastronomia, contribuendo così allo sviluppo dell’economia locale attraverso il commercio e il turismo. Da questa idea nasce il libro “Raccontare il Trentino del vino”, opera di tre autori che hanno cercato di affrontare la tematica da tre punti di vista differenti: il professore Attilio Scienza, il giornalista, Nereo Pederzolli e l’archeologa Rosa Roncador (nella foto in alto, credits Provincia di Trento).

L’obiettivo del progetto è di “aprire” le aziende vitivinicole del territorio trentino al turista affinché possa conoscere l’enorme potenziale della zona e vivere un’esperienza unica, utilizzando un approccio multi e interdisciplinare che possa far dialogare contenuti di carattere storico, archeologico ed etnografico con quelli più tecnici, riferiti alla geologia dei terreni, al clima e ai vitigni. Il tutto fatto in modo divulgativo e con un linguaggio piacevole e accattivante nella consapevolezza di quanto sia importante valorizzare il rapporto fra il turismo e i prodotti locali di eccellenza, come il vino. L’enoturismo, del resto, è un settore in forte crescita e bisogna saper cogliere le opportunità offerte dal mercato, coinvolgendo tutti gli operatori che lavorano sul territorio. Alla conclusione della conferenza verrà offerto ai partecipanti un assaggio dei vini e dei prodotti tipici trentini.

Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Bibl. Int. “La Vigna”, Attilio Scienza, Università di Milano – Consigliere scientifico della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Rosa Roncador, archeologa. Partecipazione in presenza, gradita conferma info@lavigna.it oppure tel. 0444 543000. L’appuntamento, che fa parte del ciclo Liber&Lectio della Biblioteca “La Vigna”, viene proposto come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024. Coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, “Cities 2030” vede tra i partner il Comune di Vicenza e tra i partner associati la Biblioteca “La Vigna”.

Fonte: Biblioteca Int.le La Vigna

31 maggio, alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza una “degustazione (im)possibile” con i vitigni vicentini ritrovati

copertina La biodiversità viticola di Vicenza

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, in collaborazione con il Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità e biOdiversità viticola (Graspo) e il Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza, presenta al pubblico mercoledì 31 maggio, alle ore 18, una collezione di vini provenienti da vigneti con una storia centenaria.

Un viaggio di oltre 50.000 chilometri attraverso i territori italiani, alla scoperta di 150 produttori e l’esecuzione di 250 prelievi di materiale vegetale. Graspo, in collaborazione con numerose istituzioni sensibili alla conservazione delle varietà viticole, ha intrapreso un’intensa attività di ricerca e un’accurata vinificazione con vitigni scoperti dal Gruppo di ricerca stesso o con vitigni che da almeno 100 anni non sono stati vinificati in purezza. Attraverso l’impegno dei viticoltori custodi, Graspo è riuscito a individuare, seguire, studiare e vinificare questi tesori viticoli. Grazie a 150 analisi del Dna, sono state identificate 10 nuove varietà di uva. Solo nell’ultima vendemmia sono state realizzate oltre 60 microvinificazioni, testimoniando l’impegno appassionato di Graspo nel ripristinare la preziosa biodiversità viticola.

L’eccezionale attività è raccontata in una pubblicazione dal titolo “La Biodiversità viticola, i custodi, i vitigni, i vini”. Questo libro, con oltre 300 pagine che invitano alla lettura e alla degustazione, narra la storia dei custodi dei vigneti e rivela la riscoperta di varietà viticole perdute. Una pubblicazione che fa sintesi del lavoro fatto fino ad oggi e diventa lo strumento ideale per accompagnare le degustazioni di questi originalissimi vini. Si tratta di un testo realizzato proprio con questo scopo, un “libro da bere”, una esperienza che affonda saldamente le radici nei vitigni del passato, ma che presenta o ripresenta sorprendentemente vini moderni che guardano al futuro.

I presenti all’incontro potranno sperimentare “Le degustazioni impossibili” di Graspo con vini delle varietà: Cenerente, Uva d’oro, Gambugliana, Groppello dei Berici, Groppello di Breganze, Gruaja, Leonicena, Marzemina Bianca, Moschina, Negrara, Piccola nera, Pomella, Uva gatta, Pontedara, Rossa Durlo, Saccola bianca. Interventi. Riccardo Velasco, Crea-Ve: La Ricerca per la viticoltura del futuro; Aldo Lorenzoni, enologo: Di Graspo e dei custodi; Giovanni Ponchia, direttore Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza: La biodiversità viticola di Vicenza; Luigino Bertolazzi, enologo: Dei vitigni e dei vini. Partecipazione su prenotazione E-mail: info@lavigna.it Tel. 0444 543000

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Dal 4 al 6 giugno 2023, a Riva del Garda (TN) c’è il Festival Nazionale Spumantitalia

Locandina Web

La quinta edizione del Festival Nazionale Spumantitalia, dedicata a operatori del mercato Horeca e appassionati delle bollicine, si svolgerà dal 4 al 6 giugno a Riva del Garda (TN). Intenso il calendario di degustazioni, master class e talk show in programma,  momenti di grandi relazioni e incontri fra gli svariati elementi che compongono la filiera produttiva e il sistema tecnico scientifico del vino.

Saranno presenti Denis Pantini (Wine Monitor), Luca Giavi (direttore del Consorzio Prosecco DOC), Diego Tomasi (direttore del Consorzio Prosecco Superiore Conegliano –Valdobbiadene DOCG), Carlo Veronese (direttore del Consorzio Oltrepo’ Pavese), Carlo Alberto Panont (direttore del Consorzio Garda DOC), Giulio Somma e Carlo Flamini (Osservatorio vini UIV), il professore Attilio Scienza e Fulvio Mattivi, Vincenzo Russo, l’agronomo Marco Simonit, il presidente dell’associazione Enologi Riccardo Cotarella e gli enologi Mattia Vezzola, Tonino Guzzo, Mario Pojer, Massimo Tripaldi, Pierluigi Zema, Paolo Chiasso, Vittorio Festa, Vittorio Fiore, Gianni Menotti, Vito Giovinco, oltre a Carlos Santos di Amorin Cork, il direttore dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio di Sicilia Gaetano Aprile, oltre a giornalisti/relatori come Stefano Cosma, Fabio Piccoli e tanti altri che vanno ad allungare giornalmente una lista che contribuisce a dare valore a un comitato tecnico scientifico di elevato profilo professionale, ai quali si aggiungeranno, certamente nei prossimi giorni, tantissimi altri, compresi ricercatori, enotecnici, giornalisti e opinion leader.

La mattina di lunedì 5 nella sede del Centro Congressi del PalaVela ai iniZIA con il talk ahow dal titolo “Cambia il clima, cambiano i mercati, cambiano i consumatori, ma gli Spumanti come stanno cambiando?” per poi proseguire nel pomeriggio con la tematica “Il sound del tappo e il gusto del tatto. Il percepito e l’occulto del pensiero”. La giornata di martedì 6 giugno invece proporrà, al mattino, il talk show “Verso la costruzione di una nuova spumantistica italiana: tra varietà autoctone e nuovi cuvée – Ipotesi di visione di lavoro e di ricerca nella spumantizzazione”, e alle 15,00 l’ultimo incontro, che vuole costruire “Un confronto dei valori necessari nella comunicazione del vino, per un dialogo possibile tra informazione e cultura”. Il programma è consultabile sul sito della manifestazione www.spumantitalia.it.

Fonte: Servizio stampa Spumantitalia

Vinitaly 2023 chiude con un exploit di presenze da Usa e Asia e dà l’arrivederci al 14 aprile 2024

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Il vigneto Italia vale 56,5 miliardi di euro, per un corrispettivo a ettaro di 84 mila euro, quattro volte più della media delle superfici agricole. A rilevarlo, l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il salone internazionale appena conclusosi segnando 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.

L’osservatorio Uiv-Vinitaly ha effettuato una ricognizione sui valori dei 674 mila ettari del vigneto nazionale che, da Nord a Sud della Penisola, generano un’economia da oltre 30 miliardi di euro l’anno e rappresentano al contempo uno degli investimenti più redditizi in assoluto sul piano fondiario. Il mercato risponde con un boom di transazioni, dettate in particolare da fondi e family office interessate soprattutto alle regioni a maggior vocazione enologica e di conseguenza a maggior tasso valoriale, come Alto Adige, Trentino, Veneto, Toscana e Piemonte. Le quotazioni massime più alte dei filari italiani – a volte sopra il milione di euro per ettaro – si riscontrano in provincia di Bolzano, nella zona di Barolo e Barbaresco, sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e a Montalcino. Si va dai 300-500.000 euro a ettaro per la zona di produzione del Trento Doc, la Valpolicella, Bolgheri e la Franciacorta. Stime di poco inferiori per le aree del Prosecco Doc, del Lugana, del Chianti Classico e Montepulciano. Negli ultimi 15 anni, secondo le rilevazioni elaborate dal Crea, la grande maggioranza delle denominazioni ha incrementato le proprie punte di valore: si va da Montalcino (+63%) a Valdobbiadene (+16%), da areali nel bolzanino come Caldaro (+75%) o Canelli nell’astigiano (+58%) fino al Collio (+50%), all’Etna (+57%), ai filari montani della Valle d’Aosta (+114%). L’alto valore medio a ettaro (dato dalla presenza di ampi territori vocati a produzioni di successo, come Prosecco, Valpolicella, Lugana, Pinot grigio, Valdadige) associato all’estensione del vigneto (100.000 ettari circa) pone il Veneto in testa alla classifica generale dei valori fondiari.

Dichiarazioni. Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “Il vigneto Italia è ormai un brand globale specie nei suoi territori più vocati, e questo è un elemento di forza a cui gli investitori non possono sottrarsi. Notiamo come in genere l’ingresso di fondi internazionali o di famiglie facoltose nelle aree simbolo della viticoltura italiana sia in primo luogo una questione di prestigio, poi certamente un bene rifugio o un elemento di diversificazione degli asset. Ma alla base c’è la consapevolezza di investire sul valore nel senso più etimologico del termine, più che di aderire a un progetto remunerativo nel breve-medio periodo con il solo valore della produzione. In Italia si assiste a questo – ha concluso Frescobaldi -, e non è un caso se Bernard Arnault, presidente del gruppo Lvmh, ha recentemente acquistato Casa degli Atellani di Milano, vigna di Leonardo compresa”. Per l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il vino italiano è un capitale strategico del Paese e Vinitaly lo ha ribadito con un rapporto realizzato dall’Osservatorio assieme a Prometeia con i nuovi numeri di una filiera da 31,5 miliardi di euro l’anno. Il settore, che vanta la miglior bilancia commerciale tra tutti i comparti del made in Italy tradizionale, ha una propensione all’export doppia rispetto all’agroalimentare e questo ha un peso anche sul valore fondiario di un prodotto sempre più globale, sempre più riconosciuto come bandiera dell’Italian style. Non è un caso se per il Cbre, leader mondiale nella consulenza nel settore real estate, il volume degli investimenti nel vigneto tricolore è segnalato in crescita in tripla cifra nell’ultimo biennio”.

Vigneto italia, il presidio del paesaggio. Importante anche il ruolo sociale delle terre del vino. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la viticoltura in Italia costituisce da sempre un baluardo a difesa del paesaggio: nonostante la crescita della viticoltura in pianura, tutt’oggi poco più della metà dei vigneti nazionali si colloca sopra i 300 metri di quota, con il 42% in collina (301-700 metri) e il 9% in montagna (sopra i 700 metri). Montagna che in alcuni areali (Valle d’Aosta, Liguria) è il luogo di maggiore presenza della viticoltura con quote superiori al 60%, ma che raggiunge incidenze ragguardevoli (pari o superiori al 30%) anche in altre regioni, come Campania, Basilicata, Calabria, Molise e Piemonte. In totale sono 62 mila gli ettari vitati in montagna, dato destinato a crescere in futuro per via dell’innalzamento delle temperature medie. Viticolture prevalentemente di collina (281 mila gli ettari complessivi) sono quelle abruzzese (96%), umbra (89%), marchigiana (85%) e toscana (81%), a cui si aggiungono le produzioni di alta collina in provincia di Bolzano (86%) e Trento (40%). Prevalenza di viticoltura pianeggiante in Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

30 marzo – 8 aprile 2023: il Trentino brinda alla sua “Divin Nosiola”

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Prendete l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca, immaginate il passito che ne deriva dopo il più lungo appassimento naturale al mondo e l’occasione di assaporarlo tra degustazioni, passeggiate e proposte culturali nella sua terra, lo splendido scenario paesaggistico della Valle dei Laghi, zona dal clima mediterraneo a est di Trento. Tutto questo è “DiVin Nosiola: quando il vino si fa santo”, la prima manifestazione enologica trentina dell’anno, in programma dal 30 marzo all’8 aprile, che vedrà protagonisti la Nosiola e il Vino Santo, Doc trentina e presidio Slow Food. Per l’occasione si svolgeranno, oltre alle degustazioni dedicate, eventi e iniziative alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale della valle. Un appuntamento organizzato dal Consorzio Turistico Valle dei Laghi e dall’associazione Vignaioli Vino Santo Trentino Doc, con il supporto di Trentino Marketing, il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino – nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest – e la collaborazione di APT Garda Dolomiti, Consorzio Vini del Trentino, Ecomuseo della Valle dei Laghi, Palazzo Roccabruna di Trento e Casa Caveau Vino Santo.

Coltivata soprattutto in Valle dei Laghi, ma presente anche sulle Colline Avisiane e in Vallagarina, la Nosiola è un’uva bianca che beneficia del clima mediterraneo di quest’area a Nord del Lago di Garda e dell’influsso dell’Ora, il vento che spira dal Lago verso l’entroterra. Il Vino Santo – da non confondere con il vino santo – è il passito che nasce dagli acini di questo vitigno: posti su graticci chiamati àrele in luoghi ben areati, sono lasciati appassire dalla vendemmia tardiva di metà settembre fino alla torchiatura durante la Settimana Santa, da cui questo affascinante prodotto prende il nome. A questo punto il mosto viene separato dalla parte torbida e lasciato riposare in piccole botti di rovere per almeno 50 mesi: in realtà, l’invecchiamento di solito arriva a 10 anni per un nettare davvero prezioso. Dal colore giallo ambrato, gusto piacevolmente dolce, profumo intenso e ampio, il Vino Santo Trentino Doc ha infatti una produzione annuale generalmente molto ridotta.

Iniziative. Per rendere il giusto omaggio ai suoi due gioielli vitivinicoli, “DiVinNosiola: quando il vino si fa santo” propone anche quest’anno un ricco calendario di eventi e iniziative. Tra gli altri, meritano una menzione speciale l’attesissimo Rito della Spremitura, durante il quale vengono torchiati i primi acini appassiti di Nosiola, il Trekking tra i vigneti della Nosiola e naturalmente le degustazioni dei due prodotti e delle relative grappe. Oltre a quelle in cantina e nella Casa Caveau Vino Santo, da non perdere le degustazioni a Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, nel cuore del capoluogo: un’occasione unica per degustare numerose espressioni di Nosiola, scoprendone la grande versatilità, e di Vino Santo, con moltissime annate storiche e bottiglie che possono arrivare anche a 30 anni. Ad arricchire questa esperienza enogastronomica, turistica e culturale, i Viaggi e le Esperienze di Gusto proposti dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. Nel primo caso, pacchetti composti da più giornate, e nel secondo, proposte da vivere in giornata, tra cantine, paesaggi e iniziative della manifestazione. Tutti i dettagli sul portale www.tastetrentino.it, dove i winelovers saranno aggiornati anche sulle cantine aperte nelle giornate dell’evento.

Fonte: Servizio stampa DivinNosiola

Vinitaly 2023: dal 2 al 5 aprile, quartiere fieristico al completo e business protagonista. Dal 31 marzo al 3 aprile, il bello e il buono del vino si sposta in città con “Vinitaly and the city”

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Un quartiere fieristico di oltre 100mila mq netti, diciassette padiglioni tra fissi e tensostrutture al completo, pronti a diventare il più grande centro b2b internazionale del vino italiano e non solo, con più di 4mila aziende in rappresentanza di tutto il made in Italy enologico e da oltre 30 nazioni. Vinitaly 2023, il salone internazionale in programma a Veronafiere dal 2 al 5 aprile, rinsalda il proprio posizionamento business e di servizio a sostegno di uno dei settori tra i più strategici dell’export tricolore e, per la 55ª edizione, rafforza ulteriormente il piano di sviluppo dell’unica manifestazione che ha contribuito a segnare crescita e successo del vino italiano sui mercati internazionali.

Brand globale di promozione. “A pochi giorni dalla conclusione del Roadshow straordinario di Vinitaly in 9 Paesi di tre Continenti, realizzato in collaborazione con Ice-Agenzia unitamente alla rete internazionale dei nostri delegati esteri, abbiamo definito la selezione dei top buyer che saranno in fiera – spiega il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo -. In questo momento di grande cambiamento, tra sfide e opportunità, Vinitaly rimane un brand globale di promozione, in grado di generare nuovi sbocchi. Infatti, nel corso delle 13 tappe realizzate tra Europa, America e Asia abbiamo toccato con mano l’ulteriore potenziale sia sulle piazze più consolidate sia su quelle emergenti. Un potenziale – conclude Bricolo – che mettiamo a disposizione delle aziende già da questa edizione, con l’obiettivo di completare la mappatura di nuovi importatori e operatori qualificati entro il 2024. Uno sforzo e un investimento importante e necessario per garantire competitività al settore”.

Sguardo sempre più ad Oriente. Per l’amministratore delegato della Spa fieristica di Viale del Lavoro, Maurizio Danese: “L’ascolto delle imprese italiane è stato fondamentale per il varo dei prossimi Vinitaly. Non è un caso, se i Paesi protagonisti nel Roadshow sono nella top 10 degli obiettivi di mercato dei nostri espositori.  Così come la scelta di presidiare sempre di più l’Asia: Cina, Giappone, Sud Corea ma anche Singapore, Hong Kong, Vietnam e altri sommano infatti il 20% dei prossimi target internazionali delle imprese italiane del vino. Un’area emergente – prosegue Danese – che con la Cina segnerà il grande ritorno a Verona, grazie a una selezione di oltre 100 top Buyer del Dragone, tra gruppi dell’horeca, principali importatori e player dell’e-commerce. Ma l’evoluzione quali-quantitativa della domanda estera riguarderà ovviamente tutti i mercati di sbocco ed emergenti, dagli Stati Uniti al Canada, dalla Corea del Sud passando per il Vecchio Continente fino al Sud America con la previsione di incrementare i top buyer del 40% sul 2022”.

In contemporanea, Enolitech e Sol&Agrifood. Business, quindi, ma anche comunicazione. Vinitaly, infatti, è un mega spot al vino italiano con quasi 4miliardi di audience generata sui media in Italia e all’estero nella settimana clou della manifestazione. Un ritorno intangibile di promozione indiretta che coinvolge anche gli altri due saloni che si svolgono in contemporanea a Verona – Enolitech con Vinitaly Design e Sol&Agrifood con B/Open e Xcellent Beers – che portano il totale espositivo in quartiere a più di 4.400 aziende.

Tante iniziative. Per quanto riguarda i temi e i format business, il 55° Salone internazionale del vino e dei distillati sarà preceduto, sabato 1° aprile, da Vinitaly OperaWine, la degustazione prologo con i 130 produttori portabandiera selezionati da Wine Spectator. Mentre il palinsesto fieristico vede la conferma delle principali aree tematiche (Vinitaly Bio, International wine hall, Vinitaly Mixology e Micro Mega Wines a cura del wine writer Ian D’agata), del matching del Taste and Buy, con operatori selezionati dalla rete fieristica in collaborazione con i Consorzi di tutela e del Tasting Express con le più importanti riviste internazionali di settore. Oltre 70 le degustazioni previste ad oggi dal calendario ufficiale della manifestazione (in aggiornamento su vinitaly.com). Tra queste, il walk around tasting dei Tre Bicchieri 2023 del Gambero Rosso (domenica 2 aprile) e dell’Orange Wine Festival (3 aprile) che vede la presenza di aziende top da 10 paesi, oltre al Vinitaly TastingThe DoctorWine Selection a cura di Daniele Cernilli (2 e 3 aprile), ideato per i buyer e gli operatori dell’horeca e ai focus di Young to Young ovvero: Le giovani cantine si raccontano ai giovani comunicatori, tre sessioni di degustazione con dieci giovani produttori firmate da Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Spazio anche ai Concorsi. Il 22 marzo ritorna l’International packaging competitionVinitaly Design, il concorso che premia il miglior packaging per trend, design e innovazione di vini, distillati, liquori, birra e olio extra vergine di oliva seguito dal 5 StarsWines The Book e Wine without walls, i riconoscimenti per le aziende che investono nel miglioramento qualitativo dei propri prodotti.

Fuori saloneProsegue, inoltre, la distinzione tra operatori in fiera e winelover. A questi ultimi è dedicato Vinitaly and the city, il percorso di wine talk, tasting, mostre ed eventi del fuori salone nei luoghi più rappresentativi della città Patrimonio Unesco: Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale. In programma dal 31 marzo al 3 aprile, Vinitaly and the city è organizzato da Veronafiere con la collaborazione di Comune di Verona, Provincia di Verona e Fondazione Cariverona.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/Foto: Credits Veronafiere/Ennevifoto

Candidatura Unesco tecnica dell’appassimento delle uve in Valpolicella, entro il 30 marzo la scelta tra le candidature italiane. Nel frattempo, l’Amarone cresce nei valori di vendita all’estero (Stati Uniti) e in Italia (ristorazione).

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Completato il dossier per la presentazione della candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco. L’annuncio è stato dato nel corso di Amarone Opera Prima, la due giorni del Consorzio vini Valpolicella per celebrare il millesimo 2018 dell’iconico Rosso veronese, svoltasi lo scorso 4-5 febbraio al Palazzo della Gran Guardia a Verona.

Un profilo, quello dell’annata 2018, caratterizzato – secondo l’analisi realizzata per il Consorzio da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università degli studi di Verona – da un “andamento meteorologico nel complesso instabile, con temperature medie leggermente superiori alla media storica da marzo ad agosto e con piovosità superiore alla media specialmente nei mesi di marzo e maggio. Un fenomeno atmosferico che ha dotato i terreni di una buona risorsa idrica. Dal punto di vista fenologico, le principali fasi di sviluppo della pianta sono state in linea con il dato storico, con una maturazione solo leggermente anticipata, mentre i parametri tecnologici di maturazione sono stati generalmente bilanciati, con una buona dotazione di zuccheri e antociani anche se in alcuni casi con livelli di acidità inferiori alla media. La vendemmia per messa a riposo delle uve è così iniziata con qualche giorno di anticipo, con un decorso dell’appassimento piuttosto rapido (caratteristica comune negli anni recenti) che si è svolto comunque in assenza di problematiche fitosanitarie”. Sul fronte dei volumi, la produzione di uva è stata piuttosto abbondante con oltre 971mila quintali raccolti, dei quali circa 335mila messi ad appassire per la produzione dell’Amarone e del Recioto. “Nel complesso l’annata che approda sui mercati quest’anno ha tutte le carte in regola per esprimere appieno la tipicità del territorio della Valpolicella nei calici”.

Entro il 30 marzo si saprà l’esito della candidatura. Per quanto riguarda la candidatura Unesco, il Comitato scientifico ha redatto dieci pagine, che sintetizzano il lavoro di studio, analisi, raccolta di documenti e materiale video fotografico anche di archivio. Così come sono dieci gli anni di attesa di una comunità fortemente determinata a insignire il secolare appassimento come patrimonio immateriale dell’umanità. Un obiettivo che, se sarà centrato, riconoscerà alla Valpolicella anche il primato di iscrizione di una pratica di vinificazione negli elenchi tutelati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, asseverano l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella – pratica che decreta l’unicità dell’Amarone e del Recioto – garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” nei 19 comuni della denominazione. Per Pier Luigi Petrillo, coordinatore del Comitato scientifico, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma: “Il dossier evidenzia che si tratta di una tecnica che rispecchia la storia sociale, politica, economica di questo territorio e ne manifesta la sua evoluzione. Il profondo radicamento culturale e identitario definisce la stessa architettura rurale della Valpolicella: un saper fare che da oltre 1500 anni identifica questa comunità”.“Il traguardo di oggi è il risultato di un grande lavoro di squadra – ha commentato il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini – che ha messo a fattor comune la valorizzazione della Valpolicella e la sua vocazione all’eccellenza. Una unità di intenti e di visione che ha riscontrato l’appoggio anche delle istituzioni, a partire dalla Regione Veneto e dal suo presidente, Luca Zaia. Ora confidiamo che i ministeri deputati a decidere la presentazione della candidatura sappiano riconoscere il valore antropologico e socioeconomico di questa tecnica. Non dimentichiamo, infatti, che la denominazione genera un fatturato di oltre 600 milioni di euro l’anno”. Il documento verrà ora trasmesso al ministero della Cultura, a quello dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco, l’organismo interministeriale coordinato dal ministero degli Esteri cui spetta il compito di scegliere, entro il 30 marzo, l’unica candidatura italiana da inviare a Parigi per la valutazione.

Amarone fa rima con ristorazione anche sul fronte del mercato. Oltre la metà del fatturato complessivo del re della Valpolicella (circa 350 milioni di euro) arriva infatti dall’Horeca, un partner del vino che lo scorso anno grazie a turismo e riaperture ha rappresentato una spinta decisiva per il prodotto enologico, a fronte di un calo delle vendite nella grande distribuzione. Sulla piazza interna – secondo l’indagine realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio tutela vini Valpolicella – il fatturato della ristorazione nei primi 9 mesi del 2022 ha registrato una crescita tendenziale del 47%, a tutto vantaggio degli ordini di vino. L’indagine sul posizionamento dei vini della Valpolicella presso il consumatore italiano, realizzata da Wine Monitor su un campione di 1000 consumatori, inquadra tutta la centralità del canale horeca tra gli enoappassionati, con il 54% degli italiani che negli ultimi 2/3 anni ha consumato i prodotti della denominazione veronese, e il 43% lo ha fatto anche nei ristoranti; tra questi, il 26% si dichiara consumatore abituale (2-3 volte a settimana). È invece del 29% la quota di italiani – in prevalenza maschi, millennial, dirigenti/imprenditori – che ha bevuto Amarone fuori casa con una spesa media dichiarata di circa 40 euro, un prezzo che per 7 su 10 è ritenuto corretto. Un rapporto, quello tra clienti e Amarone, considerato “privilegiato” nel 51% dei casi e da consumarsi in particolare nelle occasioni speciali o formali (28%).

Calano i volumi, crescono i valori per le vendite di Amarone in Italia e nel mondo nel 2022. Con gli Stati Uniti, sempre più mercato estero di riferimento, che hanno messo la freccia e superato gli altri 2 top buyer (Canada e Svizzera). Complessivamente, secondo l’indagine realizzata per il Consorzio tutela vini Valpolicella da Nomisma Wine Monitor, l’Amarone fissa la propria ultima performance con una contrazione in volume del 7,2%, a fronte di un valore in crescita del 4%, a circa 360 milioni di euro franco cantina. Meglio il mercato interno – che incide circa il 40% sulle vendite totali – rispetto all’export: in positivo sia i volumi (+1,5%) che i valori (7,4%) per la piazza italiana; -13%, invece, il quantitativo esportato e una crescita valoriale dell’1,8%.“Il 2021 è stato un anno eccezionale sul piano delle vendite – ha detto Christian Marchesini – il 2022 è servito per consolidare la crescita, con risultati meno eclatanti ma comunque significativi. Lo testimoniano anche gli imbottigliamenti, che registrano un incremento del 12% rispetto al precovid (2019) per un’annata commerciale che è stata comunque la seconda migliore del decennio, con oltre 17 milioni di bottiglie immesse sul mercato. La denominazione – ha proseguito – si conferma in equilibrio, grazie anche a una stabilizzazione finalmente raggiunta sul fronte della superficie vitata dopo il blocco degli impianti del 2019”. Gli Stati Uniti guidano la classifica in valore dell’export, con un incremento del 24% e un’incidenza sulle vendite oltre frontiera del 14%. Seguono, a ruota, Canada – che sale in valore del 16% – e Svizzera (+2%). Tra i mercati di sbocco, Uk in leggera decrescita (-2%); male la Germania che perde quota (-15%), mentre incrementa ancora la Svezia (+6%). Riparte l’emergente Cina con +22% mentre frena la Danimarca, a -7%. “La crescita dell’Amarone sul mercato nazionale è legata soprattutto al recupero dei consumi fuori-casa e in particolare presso la ristorazione che ha potuto beneficiare del ritorno dei turisti stranieri, aumentati nei primi dieci mesi del 2022 di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, sottolinea Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

Denominazione Valpolicella sempre più green, giovane ed in crescita. Lo stato dell’arte il 4-5 febbraio a Verona con Amarone Opera Prima, che celebra il millesimo 2018

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Una sfilata di 64 aziende pronte a celebrare il millesimo 2018 del re della Valpolicella, il protagonista di Amarone Opera Prima in programma a Verona, al Palazzo della Gran Guardia il 4 e il 5 febbraio. Organizzato dal Consorzio vini Valpolicella, l’evento di punta della denominazione torna così alla tradizionale collocazione invernale, mantenendo però il restyling del nome dell’anteprima straordinaria del giugno scorso a beneficio di un format versatile realizzabile anche fuori stagione, seppure con focus tematici diversificati.

Verona la città che detiene il primato del vigneto urbano più esteso d’Italia. In apertura della due giorni di Amarone Opera Prima, la conferenza stampa inaugurale (sabato 4 febbraio, Auditorium Gran Guardia ore 11) con la presentazione dei dati di mercato della denominazione, il valore del ricambio generazionale e prospettive dell’enoturismo in Valpolicella a cura del presidente del Consorzio, Christian Marchesini, e dell’annata viticola 2018 introdotta da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università scaligera.

Exploit numerico dei giovani conduttori di vino in Valpolicella. Passato, presente e futuro che transitano sempre più dagli under 40 al timone delle imprese vinicole nei 19 Comuni della denominazione rossa più importante del Veneto. Stando alle elaborazioni del Consorzio tutela vini Valpolicella basate sui dati dell’Agenzia regionale Avepa, che saranno rilasciate in occasione della kermesse veronese, negli ultimi 10 anni il dato numerico ha infatti registrato una crescita di quasi il 100% di imprese under 40. Una linea giovane che riflette una vitalità non banale per un’area che esprime ogni anno circa 500 milioni di euro di valore delle vendite franco cantina, di cui quasi la metà relative al business globale dell’Amarone. “Non è un caso – ha detto il presidente del Consorzio, Christian Marchesinise la forte crescita delle imprese giovani stia andando di pari passo con la transizione green del nostro vino, altro aspetto strategico che le giovani generazioni sposano con maggior convinzione. Proprio per questo alla fine dello scorso anno abbiamo dato vita al primo Gruppo giovani di un consorzio vitivinicolo italiano: è giusto che le quasi 350 imprese under 40 della Valpolicella abbiano modo di far sentire la propria voce e soprattutto facciano squadra in ottica migliorativa della nostra economia”.

Un “lifting verde”, quello della Valpolicella, che stando ai dati Avepa si riscontra nell’incidenza di imprese biologiche o certificate Sqnpi (il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata), balzata dal 3% al 33%, con gli odierni 2873 ettari vitati green (su un totale di 8586) contro i 212 del 2012. Lo scorso anno, rileva il Consorzio, l’imbottigliato complessivo ha superato l’equivalente di 67,2 milioni pezzi (da 0,75/l). Di questi, 17,2 milioni solo di Amarone, quasi il 7% in più rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

Candidatura appassimento a patrimonio immateriale Unesco nella fase finale. A seguire, riflettori puntati sull’ultimo step della candidatura della tecnica secolare dalla messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco, con i contributi di Pier Luigi Petrillo, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma e di Elisabetta Moro, professoressa ordinaria di Antropologia culturale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Al talk show intervengono Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero della Cultura, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e Damiano Tommasi, sindaco di Verona. Dopo le call to action sul territorio realizzate l’anno scorso dal Comitato promotore (di cui il Consorzio è coordinatore) l’iter della candidatura entra ora nella fase finale con la presentazione ufficiale del dossier che successivamente sarà trasmesso ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco (organismo interministeriale che fa capo al ministero degli Affari esteri),  che entro il 30 marzo dovrà scegliere la candidatura italiana da inviare a Parigi per la complessa valutazione da parte dell’Unesco.

Orari apertura. Al via, dalle 12.30 della prima giornata, le degustazioni presso gli stand delle aziende riservate alla stampa nazionale e internazionale, mentre dalle 16.30 alle 19.00 Amarone Opera Prima aprirà anche agli operatori e ai winelover che potranno replicare i tasting il giorno successivo, domenica 5 febbraio, dalle 10.00 alle 19.30 (ingresso a pagamento riservato ai maggiori di 18 anni. Ticket: 35 euro in prevendita e 40 euro nelle giornate di manifestazione), ulteriori info www.amaroneoperaprima.it

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

Vitivinicolo Veneto 2022: oltre 15 milioni di quintali di uva prodotta per quasi 12,6 milioni di ettolitri di vino

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foto Adn Kronos

La vendemmia 2022 nel Veneto ha prodotto oltre 15 milioni di quintali di uva (15.041.859), in gran parte Doc (72,05%), Docg (10,54%) e Igt (14,52), a conferma dell’alta specializzazione raggiunta dai produttori veneti. Data la perdurante siccità che aveva accompagnato le diverse fasi fenologiche della vite e a causa della diffusione della flavescenza dorata, gli esperti avevano previsto una leggera riduzione della produzione. Invece, grazie alle precipitazioni che sono sopraggiunte dopo la metà di agosto, nei vigneti si è registrata una ripresa produttiva, tanto che al termine della vendemmia è stato raggiunto un +7,44% di uve raccolte rispetto al 2021. Di conseguenza, anche la produzione di vino è cresciuta rispetto all’anno precedente raggiungendo i 12.599.841 milioni di ettolitri (contro gli 11.746.774). Nel frattempo, la superficie vitata nel Veneto ha sfondato quota 100mila (101.165 ettari).

Terzo e ultimo incontro dell’anno. “Sono numeri importanti – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner – che collocano il Veneto ai vertici delle Regioni vitivinicole italiane. In particolare, considerando il vino prodotto, la nostra Regione con i suoi 12,6 milioni di ettolitri si conferma regione leader in Italia, davanti a Puglia (10,6 mln hl), Emilia-Romagna (7,4 mln hl) e Sicilia (4,3 mln hl). Il comparto vitivinicolo rappresenta dunque una delle locomotive dell’economia veneta”. E’ questa la cornice che inquadra il settore vitivinicolo veneto, messo sotto i riflettori a Lonigo (Vi), lo scorso 22 dicembre, presso la Cantina di Collis Wine Group, in occasione del terzo e ultimo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto 2022, evento in tre atti (giugno: stato fitosanitario del vigneto; agosto: previsioni vendemmiali; dicembre: consuntivo della vendemmia) promosso da Regione del Veneto, Veneto Agricoltura e Avepa.

Quando si parla di vigneti, uva e vino, nel Veneto si deve per forza iniziare dalle provincie di Treviso e Verona, che da sempre fanno la parte del leone. Si tratta di due “sistemi vitivinicoli” tra i più importanti del mondo, con il Prosecco, l’Amarone e il Valpolicella sugli scudi. Basti pensare che dei 101mila ettari di vigneto veneto, ben 43.417 si trovano nella Marca e 30.289 nel veronese; seguono Venezia (10.523), Vicenza (8.197), Padova (8.168), Belluno (285) e Rovigo (284). A Treviso ovviamente prevalgono i vigneti a bacca bianca (88%), vale a dire Glera (Prosecco), mentre a Verona le uve a bacca bianca si “fermano” al 53%. A livello regionale le uve a bacca nera raggiungono appena il 26%. La graduatoria delle superfici vitate in base alle varietà di uva vede al primo posto il vitigno Glera (36.713), seguono Pinot Grigio (15.987), Garganega (8.779), Corvina (6.984), Merlot (5.990), Chardonnay (5.478) e via via tutti gli altri.

Nel Veneto, le aziende vitivinicole attive sono 27.513 con una superficie media di 3,6 ettari. Passando ai dati dell’export del vino, al terzo trimestre 2022 (ultimo dato disponibile), l’Italia presenta un fatturato di circa 5,8 miliardi di euro, con un rialzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del +12,2%, aumento dovuto alla crescita del prezzo medio, vista la stabilità dei quantitativi. Questi numeri non devono però ingannare, visto che per i principali mercati di destinazione del vino italiano, in volume di vino fermo in bottiglia, risulta un -3% verso gli Stati Uniti, -4% verso la Germania, alla quale si associa anche un -6% alla voce “vini frizzanti”. Quindi, togliendo l’effetto inflattivo, che sta pompando i prezzi, la crescita dell’export si smorza decisamente. In questo contesto, il Veneto si pone sempre al comando della classifica dei maggiori esportatori di vino in Italia, con una quota del 36% sul totale nazionale. La nostra regione, con circa 2,08 miliardi di euro (dato consolidato alla fine del 3° trimestre 2022), presenta una crescita maggiore rispetto a quella nazionale, visto che registra un rialzo del +16,6% rispetto al terzo trimestre 2021.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

22 dicembre 2022, ritorna in presenza e si svolge a Lonigo (VI) il terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo 2022 di Regione Veneto, Veneto Agricoltura e Avepa

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“Il Veneto con circa 12 milioni di ettolitri di vino prodotti nel 2022 si conferma regione leader in Italia, davanti a Puglia (10,6 mln hl), Emilia-Romagna (7,4 mln hl) e Sicilia (4,3 mln hl)”. Ad annunciarlo è l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Federico Caner, in vista della presentazione di tutti i numeri dell’ultima vendemmia in programma giovedì 22 dicembre (ore 10:00) a Lonigo-VI presso la cantina Collis Wine Group. L’occasione è data dal terzo focus dello storico Trittico Vitivinicolo 2022, evento di Regione VenetoVeneto Agricoltura e Avepa, che finalmente dopo due anni, causa pandemia, tornerà a svolgersi in presenza.

Nel corso dell’incontro, aperto al pubblico (iscrizioni qui: https://trittico3-2022.eventbrite.it), sarà presentato l’atteso consuntivo dell’ultima vendemmia nel Veneto, suddiviso per provincia e tipologia di uva, risultante dalle dichiarazioni di produzione dei viticoltori elaborate dagli uffici regionali e da Avepa; inoltre si discuterà di mercati internazionali del vino, a partire dall’export di vino veneto e dei canali di distribuzione utilizzati dalla aziende vitivinicole. Nel frattempo, Veneto Agricoltura ha appena pubblicato un interessante report che inquadra il vigneto regionale e la forza trainante del comparto vitivinicolo veneto. Vediamo alcuni passaggi dell’elaborato che è disponibile su https://bit.ly/3hEMNi8.

La superficie viticola regionale ha raggiunto quasi i 100.000 ettari (+30% rispetto al 2012), investiti prevalentemente a Glera-Prosecco (36.150 ettari) e Pinot Grigio (16.020 ettari). Si pensi che insieme questi due vitigni rappresentano oltre il 52% del vigneto regionale. Per quanto riguarda i prezzi delle uve spuntati quest’anno dai produttori, considerando tutte le tipologie viticole presenti in Veneto, risulta una quotazione media di 0,76 euro/kg (+0,7% rispetto al 2021). Nel dettaglio, a livello provinciale si sono registrati rialzi per Treviso e Verona, mentre per Padova la variazione annua resta negativa. Infatti, per Verona (0,79 euro/Kg) si rileva un aumento annuo del +10,2%, mentre per Treviso (0,90 euro/kg) la crescita delle quotazioni delle uve si è fermata solo al +0,8% rispetto all’anno precedente. Per la provincia di Padova (0,57 euro/Kg), invece, si rileva una perdita pari al -9,9% rispetto a quanto fatto registrare nel 2021.

Passando all’export di vino veneto, l’analisi di Veneto Agricoltura conferma la risalita delle vendite di vino veneto all’estero, dopo la fase di stasi registrata nel 2020. Lo scorso anno, il fatturato regionale del settore ha sfiorato i 2,5 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico e registrando un rialzo annuo delle vendite oltreconfine del +11,1%. Anche i quantitativi di vino veneto esportati sono aumentati, arrivando pure in questo caso al record storico con 786 milioni di kg e una crescita del +7,2% rispetto al 2020. A sottolineare quanto sia stata felice l’annata 2021 per l’export vinicolo veneto c’è anche il prezzo medio di vendita, che è salito fino a 3,17 euro/kg (+3,7%). Il 41,6% dei vini veneti venduti all’estero è rappresentato da vini spumanti che, dopo la frenata registrata nel 2020 a causa delle restrizioni per Covid, hanno ripreso un’inesorabile ascesa delle vendite, per la maggior parte di Prosecco, confermate anche per il 2022. Stati Uniti, Germania e Regno Unito sono le principali destinazioni del vino veneto all’estero (51%).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura