• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Vigneto veneto: dopo un 2022 in crescita, il 2023 si profila un’annata difficile, a metà agosto le previsioni vendemmiali 2023 di Veneto Agricoltura

Vigneto(0)

In attesa del secondo incontro del Trittico vitivinicolo, il tradizionale appuntamento che si terrà nella seconda metà di agosto e che darà le prime previsioni vendemmiali per l’annata 2023, le viti venete continuano ad essere sotto attacco: le continue piogge che si susseguono da fine maggio, se da una parte hanno sopperito alle carenze idriche dell’annata scorsa e dei mesi invernali, dall’altra hanno favorito lo sviluppo di malattie fungine, peronospora e oidio su tutte, in particolare negli impianti biologici. A questo si sono aggiunte le recenti grandinate che hanno in taluni areali produttivi danneggiato gravemente le piante e i grappoli, con conseguenze negative sulla produzione, da valutare nelle prossime settimane. C’è inoltre  il problema della flavescenza dorata,  che tuttavia è stata ben affrontato dagli agricoltori sotto la guida degli uffici fitosanitari regionali, che hanno coordinato la lotta obbligatoria e gli interventi più opportuni secondo le indicazioni degli esperti, in sintonia con i principali attori della ricerca scientifica, dal Crea Viticoltura ed enologia di Conegliano all’Università di Padova.

Il Rapporto 2022 sulla congiuntura agroalimentare venete, realizzato dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, ha tracciato l’andamento congiunturale della viticoltura veneta: la superficie vitata potenziale è ulteriormente salita, arrivano a 101.166 ettari (+1,3% rispetto al 2021), con quella già in produzione cresciuta a 94.708 ettari (+0,8%). Le statistiche definitive della vendemmia 2022 del Veneto mostrano un buon aumento della produzione di uva e vino. Infatti, la produzione complessiva di uva raccolta è stata pari a circa 15 milioni di quintali, con una crescita produttiva del +7,2% rispetto al 2021. Quasi il 75% di questa uva è stata prodotta in zona Doc, mentre quella prodotta in aree Igt è pari al 22,3% sul totale, col restante 2,8% rappresentato da uva varietale. La resa generale delle uve da vino venete è pari a 158,8 quintali ad ettaro (+6,4% rispetto al 2021), con le Doc che arrivano a 142 q/ha (+2,1%), mentre le Igt hanno toccato i 254 q/ha (+26,1%). Per quanto concerne i prezzi delle uve venete, si evidenzia una quotazione media per le varie tipologie di 0,76 €/kg, con una variazione del +0,7% rispetto al 2021. A livello provinciale, Verona col prezzo medio di 0,79 €/kg mostra un rialzo del +10,2%, mentre Padova perde il -9,9% (0,57 €/kg). Con la quotazione media di 0,91 €/kg, Treviso ha una crescita annua del +0,8%, mantenendo così la leadership dei prezzi delle uve in Veneto.

La produzione totale di vino, nel 2022, è stata di circa 11,9 milioni di ettolitri, con un rialzo del +8,6% rispetto all’anno precedente. Di questo, sono quasi 9,2 milioni gli ettolitri di vino Doc prodotti, con una quota sul totale di vino prodotto in Veneto che sale al 77,3%. Il vino bianco sfiora l’87% circa del totale dei Doc, in gran parte costituito da Prosecco e Pinot grigio. La quota dei vini Igt è scesa al 19,8% del totale col bianco che ne rappresenta il 57,7%. Il restante vino prodotto in regione è dato dal vino da tavola (2,9% sul totale). Anche nel 2022 il Veneto è stato leader in Italia per l’export di vino, visto che da solo realizza circa il 36% del totale esportato dal settore vinicolo nazionale: nell’ultimo anno le esportazioni di vino veneto sfiorano i 2,85 miliardi di euro, col fatturato che cresce del +13,4% rispetto al 2021. In crescita anche il valore economico generato dal comparto: il valore della produzione ai prezzi di base dell’uva da vino viene stimato dall’Istat a circa 400 milioni di euro, mentre il valore del vino si attesta a circa 957 milioni di euro, per un valore complessivo dei prodotti vitivinicoli di 1,36 miliardi di euro, in rialzo del +5,5% rispetto al 2021. Infine, c’è da evidenziare che, in questa prima parte dell’anno, le esportazioni di vino veneto hanno proseguito il loro trend di crescita, sfiorando, nei primi tre mesi dell’anno, i 630 milioni di euro, +3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Fonte: Servizio comunicazione Veneto Agricoltura

6 luglio 2023, il vino Valpolicella debutta in laguna con “Venezia Superiore”, evento gratuito ma prenotazione necessaria

vinivalpolicella

Il Consorzio vini Valpolicella sbarca in laguna e per il suo debutto estivo tra calli e canali punta su “Venezia Superiore”, il nuovo evento di promozione dedicato al rosso di territorio , il Valpolicella Doc Superiore, in calendario il 5 (per la stampa) e 6 luglio prossimo (aperto anche al pubblico).

Di qualità e versatile. “Il Valpolicella Doc Superiore è protagonista di una nuova ondata produttiva e commerciale – commenta il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini -. Una visione strategica e condivisa che punta a incrociare le tendenze dei consumatori nazionali e internazionali sempre più inclini a premiare la qualità in abbinata alla versatilità. Per questo i produttori della denominazione sono sempre più orientati a scommettere sul Valpolicella Superiore modernizzandone anche i canoni di presentazione”.

Due i programmi in palinsesto per scoprire l’evoluzione di questo vino da uve fresche sempre più vocato alla contemporaneità, alle tendenze e alla destagionalizzazione delle occasioni consumo. Il primo riservato a una selezione di giornalisti nazionali del settore che, nel corso della due giorni, testeranno le potenzialità del Valpolicella Doc Superiore sia in una masterclass all’Hilton Molino Stucky Venice alla Giudecca, che in accostamento ai piatti della Locanda Cipriani e dell’Hostaria in Certosa by Alajmo. Per i winelover, invece, l’appuntamento è per giovedì 6 luglio alla Loggia maggiore della Pescheria di Rialto quando andrà in scena un walk around tasting con 50 referenze, tra Valpolicella Doc e Valpolicella Superiore, di 38 aziende che firmano un excursus degustativo dal 2013 al 2022 (evento gratuito aperto al pubblico, prenotazione necessaria su https://www.eventbrite.it/e/biglietti-venezia-superiore-662349524257).

Vitivinicolo 2023: il tempo instabile crea qualche problemi ai vigneti

vino-bianco-veneto_NG1

Venerdì 23 giugno (ore 10:00 sulla piattaforma ZOOM, iscrizioni qui: https://1trittico2023.eventbrite.it), il primo focus dello storico Trittico Vitivinicolo, evento di Veneto Agricoltura con Regione, ARPAV e UVIVE. Verrà fatto il punto sull’attuale fase fenologica nelle diverse aree vitivinicole, con le primissime proiezioni di produzione e sull’emergenza della flavescenza dorata, con le ultime indicazioni della Regione e la situazione dei vigneti in alcuni areali produttivi vocati.

L’andamento climatico primaverile alquanto instabile, con diffuse precipitazioni e temperature al di sotto della norma del periodo, almeno fino a inizio giugno, sta creando qualche preoccupazione anche al settore vitivinicolo. Dal punto di vista fitosanitario, infatti, si sono create le condizioni ideali per la diffusione di infezioni e malattie fungine e la presenza di numerosi insetti parassitari. Al momento, lo stato fenologico é in ritardo di circa una settimana rispetto al consueto periodo di germogliamento.

Il focus sarà innanzitutto l’occasione per analizzare l’andamento meteo del primo semestre 2023 in rapporto alla coltura della vite (Francesco Rech di ARPAV) e verificare lo stato di salute del vigneto nelle diverse aree di produzione della nostra regione (Patrick Marcuzzo del CREA-VE di Conegliano). Seguiranno gli interventi dei colleghi della Regione del Veneto, che presenteranno ai viticoltori i propri servizi e gli ultimi aggiornamenti in tema di lotta alla flavescenza dorata e infine la testimonianza di Igor Gladich, direttore del Consorzio Soave e Silvia Liggieri, responsabile del settore Sostenibilità del Consorzio Prosecco DOC (in rappresentanza dell’Unione Consorzi Vini Veneti DOC e DOCG (UVIVE) che porteranno una testimonianza di come si sta affrontando l’emergenza legata alla malattia epidemica in due delle principali aree produttive vocate in Veneto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Lunedì 19 giugno 2023 alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza la presentazione del volume “Raccontare il Trentino del vino”

Presentazione-libro

Lunedì 19 giugno alle ore 17.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza l’incontro “L’arte di raccontare un territorio attraverso i suoi vini“. Il vino, infatti, può diventare il simbolo distintivo di un determinato luogo, rappresentandone le peculiarità e le caratteristiche.

Il vino non è solo un prodotto da consumare, ma è anche un patrimonio culturale e storico che racchiude in sé l’identità del territorio in cui è prodotto. In questo senso, la promozione del vino può diventare un’opportunità per far conoscere il territorio, la sua cultura, la sua storia, la sua tradizione e la sua gastronomia, contribuendo così allo sviluppo dell’economia locale attraverso il commercio e il turismo. Da questa idea nasce il libro “Raccontare il Trentino del vino”, opera di tre autori che hanno cercato di affrontare la tematica da tre punti di vista differenti: il professore Attilio Scienza, il giornalista, Nereo Pederzolli e l’archeologa Rosa Roncador (nella foto in alto, credits Provincia di Trento).

L’obiettivo del progetto è di “aprire” le aziende vitivinicole del territorio trentino al turista affinché possa conoscere l’enorme potenziale della zona e vivere un’esperienza unica, utilizzando un approccio multi e interdisciplinare che possa far dialogare contenuti di carattere storico, archeologico ed etnografico con quelli più tecnici, riferiti alla geologia dei terreni, al clima e ai vitigni. Il tutto fatto in modo divulgativo e con un linguaggio piacevole e accattivante nella consapevolezza di quanto sia importante valorizzare il rapporto fra il turismo e i prodotti locali di eccellenza, come il vino. L’enoturismo, del resto, è un settore in forte crescita e bisogna saper cogliere le opportunità offerte dal mercato, coinvolgendo tutti gli operatori che lavorano sul territorio. Alla conclusione della conferenza verrà offerto ai partecipanti un assaggio dei vini e dei prodotti tipici trentini.

Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Bibl. Int. “La Vigna”, Attilio Scienza, Università di Milano – Consigliere scientifico della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Rosa Roncador, archeologa. Partecipazione in presenza, gradita conferma info@lavigna.it oppure tel. 0444 543000. L’appuntamento, che fa parte del ciclo Liber&Lectio della Biblioteca “La Vigna”, viene proposto come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024. Coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, “Cities 2030” vede tra i partner il Comune di Vicenza e tra i partner associati la Biblioteca “La Vigna”.

Fonte: Biblioteca Int.le La Vigna

31 maggio, alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza una “degustazione (im)possibile” con i vitigni vicentini ritrovati

copertina La biodiversità viticola di Vicenza

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, in collaborazione con il Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità e biOdiversità viticola (Graspo) e il Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza, presenta al pubblico mercoledì 31 maggio, alle ore 18, una collezione di vini provenienti da vigneti con una storia centenaria.

Un viaggio di oltre 50.000 chilometri attraverso i territori italiani, alla scoperta di 150 produttori e l’esecuzione di 250 prelievi di materiale vegetale. Graspo, in collaborazione con numerose istituzioni sensibili alla conservazione delle varietà viticole, ha intrapreso un’intensa attività di ricerca e un’accurata vinificazione con vitigni scoperti dal Gruppo di ricerca stesso o con vitigni che da almeno 100 anni non sono stati vinificati in purezza. Attraverso l’impegno dei viticoltori custodi, Graspo è riuscito a individuare, seguire, studiare e vinificare questi tesori viticoli. Grazie a 150 analisi del Dna, sono state identificate 10 nuove varietà di uva. Solo nell’ultima vendemmia sono state realizzate oltre 60 microvinificazioni, testimoniando l’impegno appassionato di Graspo nel ripristinare la preziosa biodiversità viticola.

L’eccezionale attività è raccontata in una pubblicazione dal titolo “La Biodiversità viticola, i custodi, i vitigni, i vini”. Questo libro, con oltre 300 pagine che invitano alla lettura e alla degustazione, narra la storia dei custodi dei vigneti e rivela la riscoperta di varietà viticole perdute. Una pubblicazione che fa sintesi del lavoro fatto fino ad oggi e diventa lo strumento ideale per accompagnare le degustazioni di questi originalissimi vini. Si tratta di un testo realizzato proprio con questo scopo, un “libro da bere”, una esperienza che affonda saldamente le radici nei vitigni del passato, ma che presenta o ripresenta sorprendentemente vini moderni che guardano al futuro.

I presenti all’incontro potranno sperimentare “Le degustazioni impossibili” di Graspo con vini delle varietà: Cenerente, Uva d’oro, Gambugliana, Groppello dei Berici, Groppello di Breganze, Gruaja, Leonicena, Marzemina Bianca, Moschina, Negrara, Piccola nera, Pomella, Uva gatta, Pontedara, Rossa Durlo, Saccola bianca. Interventi. Riccardo Velasco, Crea-Ve: La Ricerca per la viticoltura del futuro; Aldo Lorenzoni, enologo: Di Graspo e dei custodi; Giovanni Ponchia, direttore Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza: La biodiversità viticola di Vicenza; Luigino Bertolazzi, enologo: Dei vitigni e dei vini. Partecipazione su prenotazione E-mail: info@lavigna.it Tel. 0444 543000

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Dal 4 al 6 giugno 2023, a Riva del Garda (TN) c’è il Festival Nazionale Spumantitalia

Locandina Web

La quinta edizione del Festival Nazionale Spumantitalia, dedicata a operatori del mercato Horeca e appassionati delle bollicine, si svolgerà dal 4 al 6 giugno a Riva del Garda (TN). Intenso il calendario di degustazioni, master class e talk show in programma,  momenti di grandi relazioni e incontri fra gli svariati elementi che compongono la filiera produttiva e il sistema tecnico scientifico del vino.

Saranno presenti Denis Pantini (Wine Monitor), Luca Giavi (direttore del Consorzio Prosecco DOC), Diego Tomasi (direttore del Consorzio Prosecco Superiore Conegliano –Valdobbiadene DOCG), Carlo Veronese (direttore del Consorzio Oltrepo’ Pavese), Carlo Alberto Panont (direttore del Consorzio Garda DOC), Giulio Somma e Carlo Flamini (Osservatorio vini UIV), il professore Attilio Scienza e Fulvio Mattivi, Vincenzo Russo, l’agronomo Marco Simonit, il presidente dell’associazione Enologi Riccardo Cotarella e gli enologi Mattia Vezzola, Tonino Guzzo, Mario Pojer, Massimo Tripaldi, Pierluigi Zema, Paolo Chiasso, Vittorio Festa, Vittorio Fiore, Gianni Menotti, Vito Giovinco, oltre a Carlos Santos di Amorin Cork, il direttore dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio di Sicilia Gaetano Aprile, oltre a giornalisti/relatori come Stefano Cosma, Fabio Piccoli e tanti altri che vanno ad allungare giornalmente una lista che contribuisce a dare valore a un comitato tecnico scientifico di elevato profilo professionale, ai quali si aggiungeranno, certamente nei prossimi giorni, tantissimi altri, compresi ricercatori, enotecnici, giornalisti e opinion leader.

La mattina di lunedì 5 nella sede del Centro Congressi del PalaVela ai iniZIA con il talk ahow dal titolo “Cambia il clima, cambiano i mercati, cambiano i consumatori, ma gli Spumanti come stanno cambiando?” per poi proseguire nel pomeriggio con la tematica “Il sound del tappo e il gusto del tatto. Il percepito e l’occulto del pensiero”. La giornata di martedì 6 giugno invece proporrà, al mattino, il talk show “Verso la costruzione di una nuova spumantistica italiana: tra varietà autoctone e nuovi cuvée – Ipotesi di visione di lavoro e di ricerca nella spumantizzazione”, e alle 15,00 l’ultimo incontro, che vuole costruire “Un confronto dei valori necessari nella comunicazione del vino, per un dialogo possibile tra informazione e cultura”. Il programma è consultabile sul sito della manifestazione www.spumantitalia.it.

Fonte: Servizio stampa Spumantitalia

Vinitaly 2023 chiude con un exploit di presenze da Usa e Asia e dà l’arrivederci al 14 aprile 2024

arrivederci 2024_vinitaly23_1

Il vigneto Italia vale 56,5 miliardi di euro, per un corrispettivo a ettaro di 84 mila euro, quattro volte più della media delle superfici agricole. A rilevarlo, l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il salone internazionale appena conclusosi segnando 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.

L’osservatorio Uiv-Vinitaly ha effettuato una ricognizione sui valori dei 674 mila ettari del vigneto nazionale che, da Nord a Sud della Penisola, generano un’economia da oltre 30 miliardi di euro l’anno e rappresentano al contempo uno degli investimenti più redditizi in assoluto sul piano fondiario. Il mercato risponde con un boom di transazioni, dettate in particolare da fondi e family office interessate soprattutto alle regioni a maggior vocazione enologica e di conseguenza a maggior tasso valoriale, come Alto Adige, Trentino, Veneto, Toscana e Piemonte. Le quotazioni massime più alte dei filari italiani – a volte sopra il milione di euro per ettaro – si riscontrano in provincia di Bolzano, nella zona di Barolo e Barbaresco, sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e a Montalcino. Si va dai 300-500.000 euro a ettaro per la zona di produzione del Trento Doc, la Valpolicella, Bolgheri e la Franciacorta. Stime di poco inferiori per le aree del Prosecco Doc, del Lugana, del Chianti Classico e Montepulciano. Negli ultimi 15 anni, secondo le rilevazioni elaborate dal Crea, la grande maggioranza delle denominazioni ha incrementato le proprie punte di valore: si va da Montalcino (+63%) a Valdobbiadene (+16%), da areali nel bolzanino come Caldaro (+75%) o Canelli nell’astigiano (+58%) fino al Collio (+50%), all’Etna (+57%), ai filari montani della Valle d’Aosta (+114%). L’alto valore medio a ettaro (dato dalla presenza di ampi territori vocati a produzioni di successo, come Prosecco, Valpolicella, Lugana, Pinot grigio, Valdadige) associato all’estensione del vigneto (100.000 ettari circa) pone il Veneto in testa alla classifica generale dei valori fondiari.

Dichiarazioni. Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “Il vigneto Italia è ormai un brand globale specie nei suoi territori più vocati, e questo è un elemento di forza a cui gli investitori non possono sottrarsi. Notiamo come in genere l’ingresso di fondi internazionali o di famiglie facoltose nelle aree simbolo della viticoltura italiana sia in primo luogo una questione di prestigio, poi certamente un bene rifugio o un elemento di diversificazione degli asset. Ma alla base c’è la consapevolezza di investire sul valore nel senso più etimologico del termine, più che di aderire a un progetto remunerativo nel breve-medio periodo con il solo valore della produzione. In Italia si assiste a questo – ha concluso Frescobaldi -, e non è un caso se Bernard Arnault, presidente del gruppo Lvmh, ha recentemente acquistato Casa degli Atellani di Milano, vigna di Leonardo compresa”. Per l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il vino italiano è un capitale strategico del Paese e Vinitaly lo ha ribadito con un rapporto realizzato dall’Osservatorio assieme a Prometeia con i nuovi numeri di una filiera da 31,5 miliardi di euro l’anno. Il settore, che vanta la miglior bilancia commerciale tra tutti i comparti del made in Italy tradizionale, ha una propensione all’export doppia rispetto all’agroalimentare e questo ha un peso anche sul valore fondiario di un prodotto sempre più globale, sempre più riconosciuto come bandiera dell’Italian style. Non è un caso se per il Cbre, leader mondiale nella consulenza nel settore real estate, il volume degli investimenti nel vigneto tricolore è segnalato in crescita in tripla cifra nell’ultimo biennio”.

Vigneto italia, il presidio del paesaggio. Importante anche il ruolo sociale delle terre del vino. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la viticoltura in Italia costituisce da sempre un baluardo a difesa del paesaggio: nonostante la crescita della viticoltura in pianura, tutt’oggi poco più della metà dei vigneti nazionali si colloca sopra i 300 metri di quota, con il 42% in collina (301-700 metri) e il 9% in montagna (sopra i 700 metri). Montagna che in alcuni areali (Valle d’Aosta, Liguria) è il luogo di maggiore presenza della viticoltura con quote superiori al 60%, ma che raggiunge incidenze ragguardevoli (pari o superiori al 30%) anche in altre regioni, come Campania, Basilicata, Calabria, Molise e Piemonte. In totale sono 62 mila gli ettari vitati in montagna, dato destinato a crescere in futuro per via dell’innalzamento delle temperature medie. Viticolture prevalentemente di collina (281 mila gli ettari complessivi) sono quelle abruzzese (96%), umbra (89%), marchigiana (85%) e toscana (81%), a cui si aggiungono le produzioni di alta collina in provincia di Bolzano (86%) e Trento (40%). Prevalenza di viticoltura pianeggiante in Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

30 marzo – 8 aprile 2023: il Trentino brinda alla sua “Divin Nosiola”

image002

Prendete l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca, immaginate il passito che ne deriva dopo il più lungo appassimento naturale al mondo e l’occasione di assaporarlo tra degustazioni, passeggiate e proposte culturali nella sua terra, lo splendido scenario paesaggistico della Valle dei Laghi, zona dal clima mediterraneo a est di Trento. Tutto questo è “DiVin Nosiola: quando il vino si fa santo”, la prima manifestazione enologica trentina dell’anno, in programma dal 30 marzo all’8 aprile, che vedrà protagonisti la Nosiola e il Vino Santo, Doc trentina e presidio Slow Food. Per l’occasione si svolgeranno, oltre alle degustazioni dedicate, eventi e iniziative alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale della valle. Un appuntamento organizzato dal Consorzio Turistico Valle dei Laghi e dall’associazione Vignaioli Vino Santo Trentino Doc, con il supporto di Trentino Marketing, il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino – nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest – e la collaborazione di APT Garda Dolomiti, Consorzio Vini del Trentino, Ecomuseo della Valle dei Laghi, Palazzo Roccabruna di Trento e Casa Caveau Vino Santo.

Coltivata soprattutto in Valle dei Laghi, ma presente anche sulle Colline Avisiane e in Vallagarina, la Nosiola è un’uva bianca che beneficia del clima mediterraneo di quest’area a Nord del Lago di Garda e dell’influsso dell’Ora, il vento che spira dal Lago verso l’entroterra. Il Vino Santo – da non confondere con il vino santo – è il passito che nasce dagli acini di questo vitigno: posti su graticci chiamati àrele in luoghi ben areati, sono lasciati appassire dalla vendemmia tardiva di metà settembre fino alla torchiatura durante la Settimana Santa, da cui questo affascinante prodotto prende il nome. A questo punto il mosto viene separato dalla parte torbida e lasciato riposare in piccole botti di rovere per almeno 50 mesi: in realtà, l’invecchiamento di solito arriva a 10 anni per un nettare davvero prezioso. Dal colore giallo ambrato, gusto piacevolmente dolce, profumo intenso e ampio, il Vino Santo Trentino Doc ha infatti una produzione annuale generalmente molto ridotta.

Iniziative. Per rendere il giusto omaggio ai suoi due gioielli vitivinicoli, “DiVinNosiola: quando il vino si fa santo” propone anche quest’anno un ricco calendario di eventi e iniziative. Tra gli altri, meritano una menzione speciale l’attesissimo Rito della Spremitura, durante il quale vengono torchiati i primi acini appassiti di Nosiola, il Trekking tra i vigneti della Nosiola e naturalmente le degustazioni dei due prodotti e delle relative grappe. Oltre a quelle in cantina e nella Casa Caveau Vino Santo, da non perdere le degustazioni a Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, nel cuore del capoluogo: un’occasione unica per degustare numerose espressioni di Nosiola, scoprendone la grande versatilità, e di Vino Santo, con moltissime annate storiche e bottiglie che possono arrivare anche a 30 anni. Ad arricchire questa esperienza enogastronomica, turistica e culturale, i Viaggi e le Esperienze di Gusto proposti dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. Nel primo caso, pacchetti composti da più giornate, e nel secondo, proposte da vivere in giornata, tra cantine, paesaggi e iniziative della manifestazione. Tutti i dettagli sul portale www.tastetrentino.it, dove i winelovers saranno aggiornati anche sulle cantine aperte nelle giornate dell’evento.

Fonte: Servizio stampa DivinNosiola

Vinitaly 2023: dal 2 al 5 aprile, quartiere fieristico al completo e business protagonista. Dal 31 marzo al 3 aprile, il bello e il buono del vino si sposta in città con “Vinitaly and the city”

Vinitaly_Ennevi (8)

Un quartiere fieristico di oltre 100mila mq netti, diciassette padiglioni tra fissi e tensostrutture al completo, pronti a diventare il più grande centro b2b internazionale del vino italiano e non solo, con più di 4mila aziende in rappresentanza di tutto il made in Italy enologico e da oltre 30 nazioni. Vinitaly 2023, il salone internazionale in programma a Veronafiere dal 2 al 5 aprile, rinsalda il proprio posizionamento business e di servizio a sostegno di uno dei settori tra i più strategici dell’export tricolore e, per la 55ª edizione, rafforza ulteriormente il piano di sviluppo dell’unica manifestazione che ha contribuito a segnare crescita e successo del vino italiano sui mercati internazionali.

Brand globale di promozione. “A pochi giorni dalla conclusione del Roadshow straordinario di Vinitaly in 9 Paesi di tre Continenti, realizzato in collaborazione con Ice-Agenzia unitamente alla rete internazionale dei nostri delegati esteri, abbiamo definito la selezione dei top buyer che saranno in fiera – spiega il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo -. In questo momento di grande cambiamento, tra sfide e opportunità, Vinitaly rimane un brand globale di promozione, in grado di generare nuovi sbocchi. Infatti, nel corso delle 13 tappe realizzate tra Europa, America e Asia abbiamo toccato con mano l’ulteriore potenziale sia sulle piazze più consolidate sia su quelle emergenti. Un potenziale – conclude Bricolo – che mettiamo a disposizione delle aziende già da questa edizione, con l’obiettivo di completare la mappatura di nuovi importatori e operatori qualificati entro il 2024. Uno sforzo e un investimento importante e necessario per garantire competitività al settore”.

Sguardo sempre più ad Oriente. Per l’amministratore delegato della Spa fieristica di Viale del Lavoro, Maurizio Danese: “L’ascolto delle imprese italiane è stato fondamentale per il varo dei prossimi Vinitaly. Non è un caso, se i Paesi protagonisti nel Roadshow sono nella top 10 degli obiettivi di mercato dei nostri espositori.  Così come la scelta di presidiare sempre di più l’Asia: Cina, Giappone, Sud Corea ma anche Singapore, Hong Kong, Vietnam e altri sommano infatti il 20% dei prossimi target internazionali delle imprese italiane del vino. Un’area emergente – prosegue Danese – che con la Cina segnerà il grande ritorno a Verona, grazie a una selezione di oltre 100 top Buyer del Dragone, tra gruppi dell’horeca, principali importatori e player dell’e-commerce. Ma l’evoluzione quali-quantitativa della domanda estera riguarderà ovviamente tutti i mercati di sbocco ed emergenti, dagli Stati Uniti al Canada, dalla Corea del Sud passando per il Vecchio Continente fino al Sud America con la previsione di incrementare i top buyer del 40% sul 2022”.

In contemporanea, Enolitech e Sol&Agrifood. Business, quindi, ma anche comunicazione. Vinitaly, infatti, è un mega spot al vino italiano con quasi 4miliardi di audience generata sui media in Italia e all’estero nella settimana clou della manifestazione. Un ritorno intangibile di promozione indiretta che coinvolge anche gli altri due saloni che si svolgono in contemporanea a Verona – Enolitech con Vinitaly Design e Sol&Agrifood con B/Open e Xcellent Beers – che portano il totale espositivo in quartiere a più di 4.400 aziende.

Tante iniziative. Per quanto riguarda i temi e i format business, il 55° Salone internazionale del vino e dei distillati sarà preceduto, sabato 1° aprile, da Vinitaly OperaWine, la degustazione prologo con i 130 produttori portabandiera selezionati da Wine Spectator. Mentre il palinsesto fieristico vede la conferma delle principali aree tematiche (Vinitaly Bio, International wine hall, Vinitaly Mixology e Micro Mega Wines a cura del wine writer Ian D’agata), del matching del Taste and Buy, con operatori selezionati dalla rete fieristica in collaborazione con i Consorzi di tutela e del Tasting Express con le più importanti riviste internazionali di settore. Oltre 70 le degustazioni previste ad oggi dal calendario ufficiale della manifestazione (in aggiornamento su vinitaly.com). Tra queste, il walk around tasting dei Tre Bicchieri 2023 del Gambero Rosso (domenica 2 aprile) e dell’Orange Wine Festival (3 aprile) che vede la presenza di aziende top da 10 paesi, oltre al Vinitaly TastingThe DoctorWine Selection a cura di Daniele Cernilli (2 e 3 aprile), ideato per i buyer e gli operatori dell’horeca e ai focus di Young to Young ovvero: Le giovani cantine si raccontano ai giovani comunicatori, tre sessioni di degustazione con dieci giovani produttori firmate da Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Spazio anche ai Concorsi. Il 22 marzo ritorna l’International packaging competitionVinitaly Design, il concorso che premia il miglior packaging per trend, design e innovazione di vini, distillati, liquori, birra e olio extra vergine di oliva seguito dal 5 StarsWines The Book e Wine without walls, i riconoscimenti per le aziende che investono nel miglioramento qualitativo dei propri prodotti.

Fuori saloneProsegue, inoltre, la distinzione tra operatori in fiera e winelover. A questi ultimi è dedicato Vinitaly and the city, il percorso di wine talk, tasting, mostre ed eventi del fuori salone nei luoghi più rappresentativi della città Patrimonio Unesco: Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale. In programma dal 31 marzo al 3 aprile, Vinitaly and the city è organizzato da Veronafiere con la collaborazione di Comune di Verona, Provincia di Verona e Fondazione Cariverona.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/Foto: Credits Veronafiere/Ennevifoto

Candidatura Unesco tecnica dell’appassimento delle uve in Valpolicella, entro il 30 marzo la scelta tra le candidature italiane. Nel frattempo, l’Amarone cresce nei valori di vendita all’estero (Stati Uniti) e in Italia (ristorazione).

anteprima-amarone

Completato il dossier per la presentazione della candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco. L’annuncio è stato dato nel corso di Amarone Opera Prima, la due giorni del Consorzio vini Valpolicella per celebrare il millesimo 2018 dell’iconico Rosso veronese, svoltasi lo scorso 4-5 febbraio al Palazzo della Gran Guardia a Verona.

Un profilo, quello dell’annata 2018, caratterizzato – secondo l’analisi realizzata per il Consorzio da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università degli studi di Verona – da un “andamento meteorologico nel complesso instabile, con temperature medie leggermente superiori alla media storica da marzo ad agosto e con piovosità superiore alla media specialmente nei mesi di marzo e maggio. Un fenomeno atmosferico che ha dotato i terreni di una buona risorsa idrica. Dal punto di vista fenologico, le principali fasi di sviluppo della pianta sono state in linea con il dato storico, con una maturazione solo leggermente anticipata, mentre i parametri tecnologici di maturazione sono stati generalmente bilanciati, con una buona dotazione di zuccheri e antociani anche se in alcuni casi con livelli di acidità inferiori alla media. La vendemmia per messa a riposo delle uve è così iniziata con qualche giorno di anticipo, con un decorso dell’appassimento piuttosto rapido (caratteristica comune negli anni recenti) che si è svolto comunque in assenza di problematiche fitosanitarie”. Sul fronte dei volumi, la produzione di uva è stata piuttosto abbondante con oltre 971mila quintali raccolti, dei quali circa 335mila messi ad appassire per la produzione dell’Amarone e del Recioto. “Nel complesso l’annata che approda sui mercati quest’anno ha tutte le carte in regola per esprimere appieno la tipicità del territorio della Valpolicella nei calici”.

Entro il 30 marzo si saprà l’esito della candidatura. Per quanto riguarda la candidatura Unesco, il Comitato scientifico ha redatto dieci pagine, che sintetizzano il lavoro di studio, analisi, raccolta di documenti e materiale video fotografico anche di archivio. Così come sono dieci gli anni di attesa di una comunità fortemente determinata a insignire il secolare appassimento come patrimonio immateriale dell’umanità. Un obiettivo che, se sarà centrato, riconoscerà alla Valpolicella anche il primato di iscrizione di una pratica di vinificazione negli elenchi tutelati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, asseverano l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella – pratica che decreta l’unicità dell’Amarone e del Recioto – garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” nei 19 comuni della denominazione. Per Pier Luigi Petrillo, coordinatore del Comitato scientifico, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma: “Il dossier evidenzia che si tratta di una tecnica che rispecchia la storia sociale, politica, economica di questo territorio e ne manifesta la sua evoluzione. Il profondo radicamento culturale e identitario definisce la stessa architettura rurale della Valpolicella: un saper fare che da oltre 1500 anni identifica questa comunità”.“Il traguardo di oggi è il risultato di un grande lavoro di squadra – ha commentato il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini – che ha messo a fattor comune la valorizzazione della Valpolicella e la sua vocazione all’eccellenza. Una unità di intenti e di visione che ha riscontrato l’appoggio anche delle istituzioni, a partire dalla Regione Veneto e dal suo presidente, Luca Zaia. Ora confidiamo che i ministeri deputati a decidere la presentazione della candidatura sappiano riconoscere il valore antropologico e socioeconomico di questa tecnica. Non dimentichiamo, infatti, che la denominazione genera un fatturato di oltre 600 milioni di euro l’anno”. Il documento verrà ora trasmesso al ministero della Cultura, a quello dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco, l’organismo interministeriale coordinato dal ministero degli Esteri cui spetta il compito di scegliere, entro il 30 marzo, l’unica candidatura italiana da inviare a Parigi per la valutazione.

Amarone fa rima con ristorazione anche sul fronte del mercato. Oltre la metà del fatturato complessivo del re della Valpolicella (circa 350 milioni di euro) arriva infatti dall’Horeca, un partner del vino che lo scorso anno grazie a turismo e riaperture ha rappresentato una spinta decisiva per il prodotto enologico, a fronte di un calo delle vendite nella grande distribuzione. Sulla piazza interna – secondo l’indagine realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio tutela vini Valpolicella – il fatturato della ristorazione nei primi 9 mesi del 2022 ha registrato una crescita tendenziale del 47%, a tutto vantaggio degli ordini di vino. L’indagine sul posizionamento dei vini della Valpolicella presso il consumatore italiano, realizzata da Wine Monitor su un campione di 1000 consumatori, inquadra tutta la centralità del canale horeca tra gli enoappassionati, con il 54% degli italiani che negli ultimi 2/3 anni ha consumato i prodotti della denominazione veronese, e il 43% lo ha fatto anche nei ristoranti; tra questi, il 26% si dichiara consumatore abituale (2-3 volte a settimana). È invece del 29% la quota di italiani – in prevalenza maschi, millennial, dirigenti/imprenditori – che ha bevuto Amarone fuori casa con una spesa media dichiarata di circa 40 euro, un prezzo che per 7 su 10 è ritenuto corretto. Un rapporto, quello tra clienti e Amarone, considerato “privilegiato” nel 51% dei casi e da consumarsi in particolare nelle occasioni speciali o formali (28%).

Calano i volumi, crescono i valori per le vendite di Amarone in Italia e nel mondo nel 2022. Con gli Stati Uniti, sempre più mercato estero di riferimento, che hanno messo la freccia e superato gli altri 2 top buyer (Canada e Svizzera). Complessivamente, secondo l’indagine realizzata per il Consorzio tutela vini Valpolicella da Nomisma Wine Monitor, l’Amarone fissa la propria ultima performance con una contrazione in volume del 7,2%, a fronte di un valore in crescita del 4%, a circa 360 milioni di euro franco cantina. Meglio il mercato interno – che incide circa il 40% sulle vendite totali – rispetto all’export: in positivo sia i volumi (+1,5%) che i valori (7,4%) per la piazza italiana; -13%, invece, il quantitativo esportato e una crescita valoriale dell’1,8%.“Il 2021 è stato un anno eccezionale sul piano delle vendite – ha detto Christian Marchesini – il 2022 è servito per consolidare la crescita, con risultati meno eclatanti ma comunque significativi. Lo testimoniano anche gli imbottigliamenti, che registrano un incremento del 12% rispetto al precovid (2019) per un’annata commerciale che è stata comunque la seconda migliore del decennio, con oltre 17 milioni di bottiglie immesse sul mercato. La denominazione – ha proseguito – si conferma in equilibrio, grazie anche a una stabilizzazione finalmente raggiunta sul fronte della superficie vitata dopo il blocco degli impianti del 2019”. Gli Stati Uniti guidano la classifica in valore dell’export, con un incremento del 24% e un’incidenza sulle vendite oltre frontiera del 14%. Seguono, a ruota, Canada – che sale in valore del 16% – e Svizzera (+2%). Tra i mercati di sbocco, Uk in leggera decrescita (-2%); male la Germania che perde quota (-15%), mentre incrementa ancora la Svezia (+6%). Riparte l’emergente Cina con +22% mentre frena la Danimarca, a -7%. “La crescita dell’Amarone sul mercato nazionale è legata soprattutto al recupero dei consumi fuori-casa e in particolare presso la ristorazione che ha potuto beneficiare del ritorno dei turisti stranieri, aumentati nei primi dieci mesi del 2022 di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, sottolinea Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella