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11 aprile 2017, i soci Argav in visita a Vinitaly

Vinitaly 2011, foto Veronafiere

Come è oramai consuetudine, in occasione di Vinitaly Argav coordina delle visite per i soci, che quest’anno si ritroveranno a Verona Fiere martedì 11 aprile tra le 9.30/10 nella sala antistante l’accredito stampa fieristico.

Gli incontri. Il primo incontro sarà con Alfredo Albertini, direttore della Cantina Trento (Pad 3 stand E2), che ci presenterà lo spumante Zell Trento Doc rosè ed il vino Santacolomba. Alle ore 11.30, nel salone principale dello stand di Confagricoltura (Pad. D – Stand E2-E3), parteciperemo alla tavola rotonda: “La nuova frontiera del vino: la sostenibilità a 360°”; interverranno: Andrea Scanzi, giornalista “Il Fatto quotidiano”; Lodovico Giustiniani, presidente Confagricoltura Veneto; Marco Caprai, presidente Confagricoltura Umbria; Giuseppe Pan, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Veneto; Christian Marchesini, presidente Consorzio Valpolicella; Innocente Nardi, presidente Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg; Diego Tomasi, Direttore Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano. A seguire “I Grandi rossi”, degustazione a cura di Andrea Soffiati, sommelier AIS Veneto e Bruno Rivella, enologo e già presidente Onav. Nel primo pomeriggio ci incontreremo con l’esperto e giornalista, Giampietro Comolli, per la presentazione del nuovo magazine Bubble’s, dedicato alle “bollicine” ed al buon vivere italiano.

Le aziende di Confagricoltura presenti al Vinitaly rappresentano quasi il 50 % degli espositori. Ne dà notizia in una nota stampa il socio Edoardo Comiotto, che recita: “Per il neoeletto membro di Giunta di Confagricoltura nazionale Giordano Emo Capodilista, imprenditore agricolo e viticoltore veneto: “Il Vinitaly è una kermesse molto importante per tutti i produttori vitivinicoli italiani. Stante il momento particolarmente delicato del contesto internazionale segnato dalla Brexit e dai  segnali di protezionismo che giungono dagli Stati Uniti, ci auguriamo, come sembra confermato dalle prenotazioni e dai contatti, un’ampia e numerosa presenza degli operatori esteri. Confagricoltura è impegnata da sempre per un mercato aperto, competitivo, dove le nostre aziende possano giocare a livello internazionale con gli altri competitors a parità di costi e non penalizzati dall’eccessiva burocrazia italiana. Per essere competitori sul mercato dobbiamo essere sì bravi produttori, e questo la stragrande maggioranza di noi lo è già, ma dobbiamo avere anche un “sistema Italia” che funzioni e che metta gli operatori in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro. Bisogna eliminare quei passaggi e quei vincoli burocratici che posso essere esclusi. Il Testo Unico sul vino è un provvedimento molto importante, aspettiamo che i decreti attuativi siano varati e che il Governo italiano porti finalmente a una semplificazione di tutto il sistema. Ad esempio per capire come si sprechino risorse: i colleghi francesi hanno due enti di controllo mentre noi ne abbiamo dieci con i quali ci dobbiamo rapportare fornendo più volte gli stessi dati”.

 

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/3. A rischio sicurezza alimentare e lavoro.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Secondo l’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord, ndr), l’accordo commerciale UE/Canada rappresenta l’ennesimo regalo del Parlamento europeo alle multinazionali e una mazzata per il Made in Italy. Se da una parte c’è chi sostiene che “il meglio deve ancora venire”, dall’altra c’è chi avverte che questo accordo UE/Canada rappresenta un grande rischio per le nostre imprese. “Il via libera al CETA da parte del Parlamento europeo – scrive infatti in una nota l’on. Mara Bizzotto – rappresenta l’ennesima truffa che l’UE sta compiendo ai danni dell’Italia, dei nostri cittadini e delle nostre aziende. Se si pensa, ad esempio, che saranno soltanto 41 su un totale di quasi 300 i prodotti italiani di Indicazione Geografica ad essere riconosciuti in Canada, ben si capisce il disastro a cui andremo incontro con questo CETA fortemente voluto da Bruxelles, da Berlino e da uno scandaloso Governo Italiano che sta svendendo il lavoro e le eccellenze delle nostre terre”.

Tempi duri per il comparto zootecnico italiano e veronese. Denuncia invece Coldiretti Verona: “Migliaia di posti lavoro, solo in territorio scaligero, sono a rischio in virtù dell’accordo Ceta, che fa vacillare la competitività di un settore noto in tutto il mondo per qualità e sicurezza alimentare. Fonte di ulteriori preoccupazioni, poi, sono le notizie allarmistiche diffuse negli ultimi giorni, come quella sui dazi che Trump vorrebbe imporre ai prodotti italiani come ritorsione al divieto comunitario di importazione della carne Usa trattata con ormoni.L’accordo del Ceta decreta la libera entrata in Europa di generi alimentari prodotti con standard qualitativi impensabili in Italia e a Verona, visto che in Canada vengono usate 99 sostanze attive vietate nell’Ue. L’accordo ha bisogno dell’assenso di tutti gli Stati europei e quindi anche dell’Italia: non c’è molto da dire su ciò che dovrebbe fare un Paese che ha a cuore l’agricoltura di qualità e la sicurezza dei propri cittadini. Si rende quindi ancora più necessario che le etichette siano chiare sulla provenienza degli alimenti e che nei ristoranti e nelle mense i menù riportino informazioni utili per una scelta consapevole. La situazione deve essere risolta e non resteremo a guardare. Quella veronese è tra le prime province italiane per numero di allevamenti “professionali” di bovini da carne. Il forte rischio è che l’indotto che tale attività porta nella nostra provincia venga ridimensionato a causa di scelte politiche a dir poco discutibili”.

Dati sul comparto zootecnico 2016 (Fonte Coldiretti Veneto). Carne bovina nella provincia veronese. A Verona oggi il settore conta circa 800 allevamenti  (di cui oltre metà professionali) con almeno un capo per un totale di 130.000 capi allevati annualmente, la stragrande maggioranza di questi allevamenti soffre la dipendenza cronica dalla Francia per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ristalli. In termini occupazionali sono circa  1100 gli occupati nelle aziende zootecniche professionali, numero che raddoppia se si considera l’indotto sul territorio (macelli, trasporti, tecnici, mangimisti, vendita al dettaglio…) con un valore d’affari stimabile intorno ai 400 milioni di euro. Settore avicolo Gli allevamenti avicoli sono in Veneto circa 2.000 di cui piu’ di 1.000 a Verona, che risulta essere il principale distretto nazionale, con il seguente indirizzo: 57% polli da carne, 3% galline ovaiole, 35% tacchini e 5% altri volatili (faraone,anatre, quaglie ecc.); la  P.L.V. è stimata a  550.000.000,00 di Euro a livello Veneto,  Verona incide per il 46% della  P.L.V. totale per  Euro 253.000.000,00; vengono allevati a Verona annualmente circa 30.000.000 di capi. Questo settore essendo “regolato” praticamente da un regime di duopolio e da rapporti di soccida, non risente particolarmente di sussulti di mercato. Settore suinicolo. Gli allevamenti  di  suini i provincia di Verona  sono circa 150 di cui l’80% destinati all’ingrasso per un totale di 23.000 scrofe per  circa 300.000 suini prodotti annualmente. E’ indispensabile l’avvento dell’obbligo dell’indicazione della zona di provenienza della carne, sia per i tagli freschi, sia per quella  utilizzata per i prodotti trasformati dal momento che oltre il 50% dei prodotti venduti ha provenienza estera con nomi di fantasia che però evocano l’italianità. Settore cunicolo. Il Veneto detiene  oltre il 30% della produzione nazionale che si attesta sull’allevamento di circa 1.000.000 di fattrici /anno; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti e’ Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 di conigli, seguita da Padova e Verona con rispettivamente 60.000 e 55.000  fattrici con 3.000.000 di conigli ciascuna.

Fonte: Europe Direct Veneto/Coldiretti Verona

 

 

 

Vinitaly 2017. Ad Enolitech è tempo di cantine “intelligenti”, mentre Veneto Agricoltura propone la degustazione “Piwi”, ovvero dei vitigni resistenti.

In contemporanea con Vinitaly e Sol&Agrifood, dal 9 al 12 aprile si tiene a Verona Fiere anche Enolitech, che festeggia quest’anno la ventesima edizione.

Tra le proposte più innovative, soluzioni su misura e chiavi in mano per cantine 4.0, pensate come avveniristiche sale di comando che mettono in connessione macchine, persone e impianti per ottimizzare i processi produttivi e migliorare l’efficienza e la redditività delle imprese. Contestualmente aumentano di numero i software gestionali sempre più specializzati.

Anche il packaging si evolve e assume sempre maggiore importanza. Realizzato con materiali riciclabili, adeguato a proteggere la qualità dei prodotti durante il trasporto, è facilmente movimentabile e si adatta a una logistica world wide in grado di accontentare le esigenze di piccole a grandi aziende. A monte della filiera, per il vigneto e l’oliveto ci sono i concimi biologici, mentre ogni attività dell’azienda agricola è sempre più ecocompatibile, grazie al recupero di tutti gli scarti di lavorazione, dai residui di potatura alla carta siliconata delle etichette applicate alle bottiglie.

In esposizione. In crescita l’offerta di resine e di pavimenti industriali, con aziende leader che dal settore industriale alimentare si rivolgono con crescente interesse ai produttori di vino e olio di oliva. Tra le tecnologie e i mezzi tecnici, grande spazio alle imbottigliatrici, ai tappi, di sughero, di vetro o sintetici, e alle bottiglie, anche di design, pronte per la sublimazione, con apparecchiature per realizzarla direttamente in azienda così da personalizzare il packaging dei propri prodotti. L’importanza dell’immagine è confermata dalla presenza di un gran numero di aziende specializzate nella realizzazione di etichette, con soluzioni non solo belle, ma capaci al tempo stesso di decorare una bottiglia, di informare e tutelare il consumatore e di promuovere il prodotto. Per gli operatori del canale horeca, a Enolitech ci sono gli strumenti del mestiere, con l’offerta di oggetti e arredi professionali, ma dal design sempre più raffinato, come vetrine climatizzate per vini, salumi e formaggi, bicchieri soffiati e in polimero, cavatappi e secchielli. Entrate massicciamente in Sol&Agrifood, il Salone Internazionale dell’agroalimentare di qualità che si svolge in contemporanea con Enolitech e Vinitaly, negli ultimi anni, le birre artigianali stanno riscuotendo anche l’interesse dei fornitori delle tecnologie di birrificazione, sempre più numerosi all’appuntamento veronese.

Piwi, ovvero i vitigni resistenti. “Piwi”, sta per pilzwiderstandfähig, ovvero i vitigni resistenti ai funghi. L’11 Aprile alle 11:30, nello stand della Regione Veneto a Vinitaly (Pad. 4 – Stand D4), Veneto Agricoltura, l’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, presenterà i primi risultati di un’interessante attività in corso orientata alla riduzione dell’utilizzo dei fitofarmaci in viticoltura  (seguita da degustazione guidata). Si tratta di una attività sperimentale, avviata per individuare soluzioni ad un problema serio per i viticoltori, specie di fronte agli evidenti mutamenti climatici in atto, ed agli orientamenti che sta assumendo il consumatore rivolti sempre più verso prodotti frutto di un’agricoltura sostenibile e a bassa immissione di input. Le prime selezioni di vitigni Piwi datano tra il 1880 e il 1935 e hanno fornito vitigni dalle uve di qualità non sempre ottimale, cosa che ha sicuramente danneggiato l’immagine della varietà resistente come uva da vino. Da allora molti passi in avanti sono stati fatti sino a rendere il risultato difficilmente distinguibile dai vini ottenuti dai vitigni tradizionali. Germania, Austria e Svizzera sono tra i Paesi più attivi nella loro selezione, valutazione e coltivazione. Nel Veneto l’introduzione alla coltura di alcuni di questi vitigni resistenti è avvenuta nel 2014 e sono soggetti alla limitazione di cui all’art. 8, comma 6, del D.lgs n.61/2010, ovvero le uve raccolte non possono essere destinate alla produzione di vini DOC e DOCG. Verranno proposte in assaggio le varietà: – (a bacca bianca) Bronner, Sauvigneir Gris, Muscaris, Solaris; – (nera) Cabernet Cortis. La selezione delle piante resistenti attuata dai tecnici dell’agenzia regionale segue uno schema abbastanza semplice: si fanno gli incroci, si ottengono le piantine da seme, le si mettono alla miglior esposizione al fungo e si selezionano solo le piantine resistenti che verranno poi valutate dal punto di vista enologico. Oggi è possibile integrare questa selezione con quella assistita da marcatori che, su piante piccole, possono o meno, evidenziare i genotipi con i geni della resistenza. Il processo è però molto lungo, infatti il “Regent” (una delle prime selezioni resistenti messe in commercio) per essere selezionato, impiantato, moltiplicato e registrato ha richiesto un iter di quasi quaranta anni: infatti la sperimentazione è partita nel 1967 ed è stato iscritto a registro nel 2001. La ricerca e sperimentazione in Italia vede particolarmente attive, assieme a Veneto Agricoltura, la  Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario San Michele all’Adige, l’Università di Udine, Innovitis (Istituto privato con sede a Bolzano) e il CRA-Vit di Conegliano (TV), che ha iniziato un lavoro di selezione per produrre vitigni resistenti a partire dalla Glera e dal Raboso Piave.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere/Veneto Agricoltura

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/2. Accordo con il Canada, il via dell’Europarlamento.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

L’accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA), che punta ad aumentare il commercio e gli investimenti nelle due aree, è stato ratificato dal Parlamento europeo. Potrebbe essere applicato in via provvisoria già dal prossimo mese aprile.

L’accordo CETA eliminerà i dazi sulla maggior parte dei beni e dei servizi e prevede il mutuo riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti. Il Canada aprirà il mercato degli appalti pubblici federali e municipali alle imprese europee (per il Paese nord americano il mercato europeo è oggi già accessibile). I fornitori europei di servizi quali il trasporto marittimo, le telecomunicazioni, l’ingegneria, i servizi ambientali e la contabilità avranno accesso al mercato canadese.

Protezione dei prodotti agricoli e degli standard sociali. Durante i negoziati, l’UE ha garantito la protezione di oltre 140 Indicazioni Geografiche europee per cibo e bevande venduti sul mercato canadese. Sono state inoltre incluse clausole per uno sviluppo sostenibile, per salvaguardare gli standard ambientali e sociali e garantire che il commercio e gli investimenti le incrementino. Per fugare le preoccupazioni di quei cittadini che sostengono come l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i Governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale.

Eccezioni: servizi pubblici, audiovisivo e alcuni prodotti agricoli. L’accordo CETA non rimuoverà le barriere doganali per i servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e per alcuni prodotti agricoli, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, il pollame e le uova.

Accordo strategico di partenariato UE-Canada. A complemento del CETA, l’Europarlamento ha approvato anche un accordo strategico di partenariato UE-Canada (SPA) il cui scopo è quello di intensificare la cooperazione bilaterale per una vasta gamma di questioni non commerciali, quali la politica estera e di sicurezza, la lotta al terrorismo, la lotta alla criminalità organizzata, lo sviluppo sostenibile, la ricerca e la cultura.

Il primo ministro canadese. In occasione dell’accordo UE/Canada, il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, ha tenuto un discorso alla Plenaria di Strasburgo sottolineando che “il Canada sa che avere un’efficace voce europea sulla scena globale non è solo preferibile – ma essenziale”. “L’UE – ha detto Trudeau – rappresenta una conquista veramente notevole e un modello senza precedenti di cooperazione pacifica. Il mondo intero trae benefici da una UE forte”. “Con il CETA abbiamo costruito qualcosa di importante insieme. Soprattutto in questo momento, nel vostro continente e nel mio. Ora abbiamo bisogno di farlo funzionare, per il vostro popolo e il nostro. (…) Il meglio deve ancora venire.”

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Siccità in Veneto, falde ai minimi storici degli ultimi 20 anni, disponibilità d’acqua garantita in base a precise priorità.

L’assenza di precipitazioni, soprattutto in montagna, ha determinato in Veneto una situazione di grave criticità in termini di siccità che, per quanto riguarda le falde, sta superando in negativo ogni record storico relativamente agli ultimi 20 anni. Ma le conseguenze si vedono anche su corsi d’acqua piccoli e grandi. Analizzando il periodo ottobre 2016 – marzo 2017, c’è un deficit di 170 millimetri di precipitazioni, a fronte dei 350 millimetri attesi, che difficilmente potrà essere recuperato, in considerazione del fatto che non c’è neve da sciogliere in montagna.
Prima impiego idropotabile poi quello agricolo. Il quadro della situazione è stato tracciato, con l’apporto dell’ARPAV, nel corso di un incontro per l’emergenza convocato martedì 4 aprile scorso in Regione dall’assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin d’intesa con l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, per individuare possibili soluzioni nel breve e medio periodo sia per l’approvvigionamento idrico, sia per l’uso irriguo. “Dopo mesi di siccità che ha colpito il nord Italia – ha sottolineato Pan – la situazione si prospetta molto preoccupante per il mondo agricolo, che si trova in sofferenza in un momento delicato come quello della semina. Vanno quindi trovate soluzioni per garantire la disponibilità d’acqua in base a precise priorità. Per quanto riguarda il mondo agricolo, bisognerà capire anche come comportarsi in tema di assicurazioni“. L’assessore Bottacin ha detto che c’è da aspettarsi che la situazione non cambi nei prossimi giorni. Bisogna fare i conti con la poca acqua che c’è e gestirla nel miglior modo possibile. “Lo stiamo già facendo – ha aggiunto – attenendoci alla legge, la 152 del 2006, che dice come in caso di carenza idrica vada salvaguardato prima l’impiego idropotabile poi quello agricolo. Stiamo lavorando per venire in aiuto degli acquedotti che sono già in difficoltà. I grandi serbatoi idroelettrici vanno sfruttati al minimo e andrà “turbinata” solo l’acqua assolutamente necessaria per l’agricoltura. In linea generale, anche se si registrassero precipitazioni, non potrebbero comunque risolvere il problema a breve. Serve quindi la pianificazione più pragmatica e scientifica possibile rispetto alle diponibilità”.
Sul piano operativo, dopo che i partecipanti all’incontro hanno convenuto sull’esigenza che ognuno faccia la sua parte, è stato deciso che con delibera regionale verranno adottate le proposte in merito all’emergenza idrica formulate dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto Idrografico delle Alpi orientali. Queste prevedono l’attivazione di un tavolo di confronto con le Province autonome di Trento e Bolzano per la gestione della risorsa idrica sul fiume Adige, che rappresenta attualmente il punto più critico del sistema sia come portata, sia per la risalita del cuneo salino alla foce; campagne di sensibilizzazione sull’uso dell’acqua, soprattutto nei confronti degli operatori agricoli; misure di contingentamento dei prelievi irrigui in base alle effettive e diversificate necessità bacino per bacino che verranno individuate d’intesa con Consorzi di bonifica veneti; l’indicazione ai gestori dei serbatori idroelettrici di trattenere i volumi corrispondenti alla riduzione delle competenze agricole. La situazione resta in ogni caso costantemente monitorata.
Fonti: Servizio Stampa Regione Veneto

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/1. I risultati di uno studio della Commissione europea per quanto riguarda il settore agroalimentare UE.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Uno studio svolto dalla società di consulenza indipendente Copenhagen Economics per conto della Commissione europea, indica che gli accordi commerciali hanno contribuito in questi anni a promuovere le esportazioni di prodotti agricoli dell’UE offrendo, nel contempo, un sostegno all’occupazione nel settore agroalimentare e in altri comparti economici. Lo studio analizza nel dettaglio gli accordi commerciali con tre Paesi: Messico, Corea del Sud e Svizzera.

In sostanza, l’elaborato dimostra che gli accordi commerciali sottoscritti dall’UE hanno contribuito a intensificare gli scambi in entrambe le direzioni, incrementando dunque sia le esportazioni dell’UE che le importazioni di prodotti provenienti da questi tre Paesi, offrendo ai consumatori e alle imprese europee un maggiore accesso ai prodotti agroalimentari.  Lo studio  ha esaminato l’impatto sulle esportazioni di prodotti agroalimentari di tre diversi tipi di accordo commerciale: accordi più vecchi, ossia di prima generazione, come quello con il Messico; accordi di libero scambio approfonditi e completi, di nuova generazione, come quello con la Corea del Sud; accordi specifici settoriali, come quello con la Svizzera.

UE/Messico. L’accordo tra l’Unione Europea e il Messico ha comportato un aumento di 105 milioni di euro per le esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE nel 2013, tre anni dopo la soppressione di tutte le barriere commerciali che le parti si erano impegnate ad eliminare grazie all’accordo stesso. Si tratta per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Le importazioni supplementari per un valore di 316 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da prodotti di base. Lo studio identifica inoltre potenzialità per il settore agricolo dell’UE provenienti da un’ulteriore riduzione delle attuali tariffe e barriere. La questione viene ora affrontata nel quadro dei negoziati volti a modernizzare questo accordo.

UE/Messico, intesa per accelerare i negoziati commerciali. Lo scorso anno l’UE e il Messico avevano avviato dei negoziati per aggiornare l’attuale accordo di libero scambio in vigore dal 2000. Nei sedici anni dalla firma dell’accordo attuale i flussi commerciali globali sono profondamente cambiati, evidenziando la necessità di un nuovo accordo più ampio e profondo. I prossimi cicli di negoziati tra l’UE e il Messico si terranno nei giorni 3-7 aprile e 26-29 giugno nella capitale del Paese centroamericano. Obiettivo: compiere ulteriori progressi nell’ambito dei negoziati commerciali in corso per stimolare la crescita, rendere le imprese più competitive e ampliare la scelta per i consumatori, creando nel contempo nuovi posti di lavoro. “Di fronte al preoccupante aumento del protezionismo in tutto il mondoscrive in una nota la Commissione europeaé giunto il momento, in qualità di partner che condividono gli stessi principi, di difendere fianco a fianco l’idea di una cooperazione mondiale aperta. I nostri sforzi congiunti per rafforzare l’apertura al commercio da entrambe le parti sono già a buon punto; ora intendiamo accelerare il ritmo di questi colloqui così da coglierne i benefici ancora più velocemente”.

UE/Corea del Sud. Sebbene non ancora pienamente attuato, l’accordo di libero scambio UE-Corea del Sud ha dato luogo a esportazioni agroalimentari supplementari dell’UE per un valore di 439 milioni di euro nel 2015 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), soprattutto sottoforma di prodotti di base. Le importazioni supplementari per un valore di 116 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da alimenti trasformati e bevande.

UE/Svizzera. Gli accordi UE-Svizzera sul commercio di prodotti agricoli e di prodotti agricoli trasformati hanno consentito congiuntamente un aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE pari a 532 milioni di euro nel 2010, ossia tre anni dopo la loro piena attuazione. Si è trattato per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Importazioni supplementari per un valore di 1,17 milioni di euro erano costituite per la maggior parte da prodotti di base.

L’importanza di aggiornare periodicamente. Lo studio sottolinea l’importanza di seguire da vicino i negoziati commerciali dei principali concorrenti dell’UE per garantire che quest’ultima non resti indietro relativamente alle condizioni di accesso a mercati importanti per i prodotti agroalimentari. L’elaborato indica inoltre che, più recentemente, accordi più ambiziosi come quello con la Corea, entrato in vigore nel 2011, hanno un impatto positivo maggiore rispetto a quelli più vecchi e meno completi, come l’accordo UE-Messico del 2000. È questo un segnale del miglioramento della qualità ed efficacia degli accordi commerciali dell’UE in termini di eliminazione degli ostacoli nonché del successo del settore nel migliorare la competitività.

Promozione. Lo studio sottolinea infine l’importanza delle campagne di promozione e di informazione dell’UE per agevolare l’accesso degli esportatori europei a nuovi mercati e lo sviluppo delle loro attività sui mercati esistenti. La Commissione ha aumentato considerevolmente il bilancio destinato alla promozione e il Commissario Hogan ha già effettuato visite in sei Paesi (Colombia, Messico, Cina, Giappone, Vietnam e Indonesia) per promuovere i prodotti agroalimentari dell’UE e offrire alle imprese e alle organizzazioni europee la possibilità di trovare nuove opportunità commerciali. La prossima visita di questo tipo avrà luogo a maggio in Canada, che ha appena concluso un accordo di libero scambio con l’UE.

Esportazioni agroalimentari UE a livelli record nel 2016. I tre accordi commerciali sopra accennati hanno contribuito a far registrare un anno record per le esportazioni agroalimentari dell’UE nel 2016, con un volume totale di 130,7 miliardi di euro, ovvero 1,7 miliardi di euro in più rispetto al 2015. Gli aumenti maggiori sono stati registrati nelle esportazioni annuali verso gli Stati Uniti (+1,26 miliardi di euro) e verso la Cina (+1,06 miliardi di euro). Nello stesso periodo, il valore delle importazioni agroalimentari dell’UE è diminuito dell’1,5%, attestandosi a 112 miliardi di euro. Il settore agroalimentare ha rappresentato il 7,5% delle esportazioni totali di merci dell’UE nel 2016; il 6,6% di tutte le merci importate era costituito da prodotti agroalimentari. Con un’eccedenza di 18,8 miliardi di euro, il settore agroalimentare rappresenta quasi la metà dell’eccedenza complessiva dell’UE nel settore degli scambicommerciali, che nel 2016 è ammontata a 39,3 miliardi di euro.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare, se ne parla l’11 aprile a Vinitaly 2017

Il cambiamento climatico degli ultimi 30 anni ha provocato anche alcuni effetti positivi sulla qualità del vino, ma l’incremento stimato di 1,5-2,5 °C nella temperatura media annuale può indurre un anticipo nelle fasi fenologiche della vite di circa 6-22 giorni. Per mitigare questi effetti verranno in aiuto le tecniche di miglioramento genetico e gli interventi di tecnica colturale. Per approfondire il problema e verificare le possibili soluzioni, in occasione di Vinitaly 2017 L’Informatore Agrario organizza martedì 11 aprile dalle ore 9.30 alle ore 14 il convegno “Cambiamenti climatici: la qualità in vigneto si può preservare“.
A seguire la degustazioneAnnate, altitudini e portinnesti a confronto” realizzata in collaborazione con il Il Soave (Consorzio Tutela). Iscrizioni al convegno e alla degustazione –> https://goo.gl/kc4hjw

Fonte: L’Informatore Agrario

ANBI Veneto chiede un tavolo regionale per la gestione della crisi idrica

“Siamo in crisi idrica. Chiediamo alla Regione del Veneto che venga convocato un tavolo di concertazione per la gestione dell’emergenza, che ormai ogni anno crea danni ingentissimi al mondo dell’agricoltura e al paesaggio”. La richiesta parte da Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto, a margine degli Osservatori per le crisi idriche che si sono tenuti in questi giorni presso le Autorità di Distretto “Padano” ed “Alpi Orientali”.

Gli Osservatori sono cabine di regia, che analizzano i dati tecnici per fornire indicazioni utili alla Regione del Veneto al fine di prendere provvedimenti. Proprio durante la giornata dell’irrigazione, si è mostrata preoccupazione per la disponibilità d’acqua nel Veneto. Secondo i dati ARPAV, nei cinque mesi tra ottobre e febbraio sono caduti sul Veneto mediamente 328 mm di precipitazioni; la media del periodo 1994-2016 è di 452 mm, ovvero meno 27% di piogge. Inoltre, per quanto riguarda i serbatoi, il volume complessivamente accumulato nei primi cinque mesi dell’anno idrologico (dal 01 ottobre) risulta ora nella media per i principali serbatoi del Piave (-5%) e poco sotto per il Corlo (-21%, quarto valore più basso).

Fiumi e manto nevoso. Su tutti i principali fiumi veneti le portate registrate, sebbene stabili o in lieve calo dall’inizio del mese, sono risultate nettamente inferiori alle medie storiche ed ormai prossime, se non addirittura inferiori in alcuni casi, a quelle minime delle recenti annate siccitose. Per quanto riguardo il manto nevoso nel bacino montano del fiume Piave alla data del 5 marzo risulta assai ridotto e il valore medio è pari a circa il 58% in meno rispetto alla media degli ultimi anni. Romano chiede una presa di posizione alle Autorità: “Ad oggi la siccità è una costante ed il livello dei bacini montani può garantire acqua irrigua per circa 40 giorni. Il sistema politico sta facendo pochissimo per infrastrutturare ed ammodernare  i sistemi irrigui in modo da ottimizare l’uso delle già scarse risorse idriche”.

In Veneto esiste una zona pedemontana e di alta pianura con 200.000 ettari ad irrigazione strutturata ed un’area di 400.000 ettari di media – bassa pianura con solo  irrigazione di soccorso, che necessita di essere potenziata per rispondere alle esigenze di un’agricoltura più moderna e specializzata. I Consorzi di bonifica hanno già pronti 190 cantieri per 39 milioni di euro di investimenti. “Non possiamo più vivere di speranza, è necessario agire. Migliorare l’irrigazione significa creare un maggior prodotto interno lordo e posti di lavoro”, conclude Romano.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Energie rinnovabili, nel 2030 dall’agricoltura 8 miliardi di metri cubi di biometano

“L’Italia è il quarto Paese al mondo dietro a Germania, Stati Uniti e Cina e secondo in Europa per numero di impianti di biogas nelle aziende agricole, che sono più di 1.250 realizzati e dagli attuali 2 miliardi di metri cubi abbiamo la potenzialità per arrivare a 8 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. L’agricoltura potrà raggiungere fino al 15% del fabbisogno nazionale del gas naturale, realizzando occupazione e favorendo nuovi investimenti”.

La fiera veronese. Lo ha detto Christian Curlisi, direttore del Consorzio Italiano Biogas (CIB), intervenendo alla prima tappa del roadshow 2017 di Fieragricola di Verona (31 gennaio al 3 febbraio 2018) di presentazione dei principali focus espositivi: meccanizzazione, zootecnia, energie rinnovabili, multifunzione, agrofarmaci e fertilizzanti, mangimistica. «Siamo la prima fiera dell’agricoltura in Italia in grado di garantire un’offerta trasversale in tutti i segmenti dell’agricoltura – ha spiegato Luciano Rizzi, area manager Agriexpo & Technology di Veronafiere – e puntiamo ad offrire servizi e approfondimenti in grado di dare risposte innovative al sistema agricolo e zootecnico, alle prese con la sfida della sostenibilità e dei mercati globali”.

Biogas, occupazione e prospettive. “I 4,5 miliardi di euro finora investiti nel settore del biogas hanno creato oltre 12mila posti di lavoro – ha proseguito il direttore del CIB, Curlisi – ma possono diventare molti di più e aprire nuove opportunità per l’agricoltura e la filiera delle energie rinnovabili”. In un futuro prossimo, infatti, gli agricoltori potranno essere i partner privilegiati nel progetto di una bioraffineria a biogas, nella quale si raggiungono diversi obiettivi: integrare le reti di energia elettrica e del gas; produrre fertilizzanti organici e rinnovabili, riducendo così l’impatto della chimica in campo; produrre biocarburante, biomateriali e chimica verde e ridurre le emissioni. “Non dimentichiamo che oggi l’agricoltura è responsabile del 12% delle emissioni di gas serra – ha ricordato Curlisi – e il biogas può essere uno strumento per aumentare il carbonio organico e i nutrienti nel suolo; ridurre il rischio di erosioni; incrementare il tenore organico e ridurre il compattamento del suolo”.

Biogas. ma fatto bene”. Il tutto a patto che il processo di filiera segua i canoni di quello che il CIB ha battezzato «Biogasdoneright», il biogas fatto bene. Integrazione produttiva, buone pratiche agricole, sostenibilità ambientale e processi rivolti al sequestro di carbonio nel suolo sono tutti gli ingredienti che, secondo Curlisi, “sono necessari per combattere i cambiamenti climatici e rispondere in maniera concreta agli obiettivi definiti dagli accordi della Cop21 di Parigi”.

Produrre di più e meglio non solo è possibile, ma è anche alla portata. Seguendo gli schemi definiti dal CIB, il cui modello è al centro di studi su scala internazionale per la validità delle soluzioni proposte per la filiera agricola, non vi sarebbe nemmeno sovrapposizione tra colture destinate all’alimentazione e quelle con finalità energetica, che possono coesistere nell’arco della campagna produttiva. È il caso delle combinazioni in campo fra grano e mais insilato oppure grano insilato e soia foraggera o, ancora, triticale e pomodoro. La nuova frontiera delle rinnovabili, in materia, è il biometano, sia per l’utilizzo nella rete energetica sia come biocarburante per le trattrici agricole. Per questo è necessaria la pubblicazione del decreto di modifica del precedente decreto ministeriale del 5 dicembre 2013, attraverso il recepimento delle osservazioni sollevate in sede di consultazione pubblica. Allo stesso tempo, anche lo sviluppo del mercato dei biocarburanti e l’immissione diretta del biometano nella rete del gas darebbe un impulso al settore. Sostenendo così in maniera alternativa gli agricoltori italiani.

Fonte: Servizio Stampa Verona fiere

Verso Vinitaly 2017: nella GDO crescono le vendite di vini Doc e spumanti

Crescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti; il vino biologico prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato; flessione dei vini nel brik di cartone e in tutti quei formati che non siano la bottiglia da 75cl. Queste le anticipazioni della ricerca sull’andamento del mercato del vino nella Grande distribuzione nel 2016 svolta dall’istituto di ricerca IRI che sarà presentata a Vinitaly 2017 (a Verona 9/12 aprile).

Vini Doc. Quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. In un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati. I vini a denominazione d’origine (in bottiglia da 0,75lt) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend già promettente del 2015 (+1,9%). Per il secondo anno consecutivo le vendite in promozioni rimangono statiche ed i prezzi medi sono in risalita.

Spumanti. Va sottolineato il successo degli spumanti che fanno segnare nel 2016 una crescita di oltre il 7% con 54 milioni di litri venduti, bissando l’ottimo risultato del 2015. “La crescita degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine conseguenza di un crescente uso nel consumo quotidiano – fa notare Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – Tale aspetto ci permette di dedurre che lo spumante attira nuovi consumatori e potrebbe rappresentare una tendenza di rottura nelle tradizionali abitudini del bere italiano”.

I vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre impressionante per un mercato ancora giovane, soprattutto nella Grande distribuzione: +25,7% in volume con 2 milioni e mezzo di litri venduti.

Ripresa del mercato interno. “I primi dati sul mercato del vino nella Grande Distribuzione confermano la ripresa del mercato interno del vino in Italia, – ha commentato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere I consumatori cercano sugli scaffali sempre più il vino di qualità, con un conseguente aumento dei prezzi medi. E’ un processo che è sempre stato sostenuto da Vinitaly che da 13 anni organizza e promuove l’incontro tra cantine e Grande distribuzione in convegni e incontri B2B”.

I prezzi. Nonostante la leva delle promozioni, che tuttavia si mantiene ferma al 50% da due anni, i valori del vino venduto continuano a salire: le bottiglie a denominazione di 75cl hanno un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro (4,81 euro al litro). Ancora un anno negativo per le vendite del vino in brik (- 2,5%) ed un crollo per tutti gli altri formati: – 8,6% per il vino confezionato da 0,76 a 2 litri e – 9,7% per formati diversi da questi (tutti dati in volume). Questi dati condizionano il dato complessivo del vino confezionato, che è di -1% a volume e + 1,1% a valore. Tra i formati differenti dalla bottiglia di 75cl si afferma soltanto il Bag in Box con 12 milioni di litri venduti ed una crescita dell’11,7% in volume.

Sul podio dei vini più venduti d’Italia si piazzano i tre inattaccabili campioni, nell’ordine: Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (Sicilia), Vermentino (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia) (che crescono in percentuale più del 4%). Tra i vini “emergenti”, cioè con una maggiore progressione di vendita a volume salgono sul podio, nell’ordine: Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), Valpolicella Ripasso (Veneto). Si conferma la crescita del Pignoletto (Emilia), del Pecorino (Marche/Abbruzzo) e della Passerina (Marche), mentre rientrano in classifica il Grillo (Sicilia) e il Cannonau (Sardegna). Va segnalata la crescita dell’8,2% in volume del Chianti Docg, quindi il top delle denominazioni, che vende quasi 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere