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Un futuro incerto per i biocarburanti in Unione Europea

SR 29-2023

Nell’ultima direttiva dell’Unione Europea sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, i biocarburanti sono definiti come “carburanti liquidi per il trasporto ricavati dalla biomassa” e devono rispettare determinati criteri di sostenibilità.  Nel 2021 la maggior parte dei biocarburanti utilizzati nell’Ue derivava da colture, principalmente etanolo e biodiesel. Ma la strada che devono percorrere i biocarburanti è poco chiara e piena di asperità, avverte la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata il 13 dicembre 2023. L’assenza di una prospettiva a lungo termine ha inciso sulla sicurezza degli investimenti, mentre i problemi di sostenibilità, la corsa alla biomassa e i costi elevati limitano la loro diffusione.

I biocarburanti sono considerati un’alternativa ai combustibili fossili, con l’obiettivo di contribuire a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti e a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue. Per il periodo 2014-2020, sono stati assegnati circa 430 milioni di euro di fondi europei a progetti di ricerca e alla promozione dei biocarburanti. Tuttavia, il passaggio dalla fase iniziale di ricerca in laboratorio a quella di produzione può richiedere come minimo dieci anni. A ciò si aggiungono i frequenti cambiamenti nelle politiche, nella normativa e nelle priorità dell’Ue relative ai biocarburanti, che hanno reso il settore meno allettante e hanno inciso sulle decisioni degli investitori. “Con i biocarburanti si mira a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica dell’Ue e a rafforzare la sovranità energetica di quest’ultima. Tuttavia, con l’attuale politica in materia, l’Ue sta vagando senza una mappa e corre il rischio di non raggiungere la destinazione”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, che ha diretto l’audit nell’ambito della Corte dei conti europea.

L’assenza di una tabella di marcia chiara è un problema messo in particolare evidenza dagli auditor della Corte. Si prenda come esempio l’aviazione. Essendo un settore difficile da elettrificare, i biocarburanti avanzati potrebbero rappresentare una buona opzione di decarbonizzazione. La nuova normativa ReFuelEU Aviation, adottata nel 2023, ha fissato il livello richiesto di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) – inclusi i biocarburanti – al 6 % per il 2030, cioè a circa 2,76 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Al momento, però, la capacità di produzione potenziale nell’Ue raggiunge a malapena un decimo di quella cifra. Inoltre, non esiste ancora una tabella di marcia a livello Ue su come accelerarne la produzione, a differenza degli Stati Uniti. Il futuro dei biocarburanti è molto incerto anche nel settore del trasporto su strada. La scommessa ambiziosa sulle auto elettriche e la fine della vendita di auto nuove a benzina e a diesel prevista per il 2035 potrebbero far sì che i biocarburanti non abbiano un futuro su larga scala nel settore del trasporto su strada dell’Ue.

La Corte ha anche evidenziato tre problemi cruciali che i biocarburanti si trovano ad affrontare sul campo: sostenibilità, disponibilità di biomassa e costi. I benefici dei biocarburanti sull’ambiente sono spesso sovrastimati. Ad esempio, i biocarburanti derivanti da materie prime che richiedono terreni coltivabili (e quindi potenzialmente implicanti deforestazione) potrebbero incidere negativamente su biodiversità, suolo e acqua. Questa situazione suscita inevitabilmente questioni etiche riguardanti l’ordine di priorità tra beni alimentari e carburanti.  Inoltre, la disponibilità di biomassa limita la diffusione dei biocarburanti. La Commissione europea si aspettava di ottenere un aumento dell’indipendenza energetica grazie ai biocarburanti. Tuttavia, la dipendenza da paesi non-Ue (ad esempio, le importazioni di olio da cucina esausto da Cina, Regno Unito, Malaysia e Indonesia) è in realtà aumentata drasticamente a causa della crescente domanda di biomassa nel corso degli anni. Il problema è che il settore dei biocarburanti si contende le materie prime con altri settori, in particolare quello alimentare, ma anche quello dei prodotti cosmetici, farmaceutici e delle bioplastiche.  Infine, i biocarburanti sono più cari dei combustibili fossili e, di conseguenza, non sono ancora economicamente sostenibili. Le quote di emissione sono attualmente meno costose della riduzione delle emissioni di CO2 ottenuta utilizzando i biocarburanti, non sempre favorita dalle politiche di bilancio dei paesi dell’UE.

Tutto ciò significa che la diffusione dei biocarburanti avanzati è più lenta del previsto. Come richiesto, tutti i paesi dell’Ue hanno imposto obblighi in capo ai fornitori di carburanti, per far sì che la percentuale di energie rinnovabili fosse almeno del 10 % entro il 2020 nei settori del trasporto su strada e ferroviario, e del 14 % in tutti i settori dei trasporti entro il 2030. Ciononostante, gran parte dei paesi dell’Ue (per citarne solo alcuni: Grecia, Polonia, Romania, Francia e Spagna) non ha raggiunto i propri obiettivi.

Fonte: Corte dei conti europea

Informazioni generali

Il Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare sollecita il supporto politico per la realizzazione dell’opera, venerdì 26 gennaio incontro a Stra (VE)

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Il “Gruppo per l’Idrovia”, composto da un gruppo di realtà del territorio Veneto (Confapi- Associazione delle piccole e medie industrie della provincia di Padova, Legambiente con i circoli di Albignasego, Selvazzano, Piove di Sacco, Gzip – Gruppo imprese della zona industriale di Padova, Rete Wigwam, Gli Amissi del Piovego, CIA – associazione di agricoltori di Padova e Venezia, Comitato spontaneo alluvionati di Montegrotto Terme, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro) chiama alla partecipazione tutti i politici veneti, sia locali (sindaci) sia coloro che sono impegnati in Regione e in politica nazionale, della serata di conoscenza del rischio idraulico nel territorio veneto e al completamento del progetto Idrovia Padova-Venezia-mare in programma venerdì 26 gennaio a Stra (VE) alle ore 20.30 nella sala Spazio Extra nell’ex municipio di piazza Marconi.

Obiettivo. “L’intento è quello di sollecitare un dialogo fra Regione Veneto, che ha il compito di redigere i progetti e cercare le fonti di finanziamento e il Governo che può, anzi deve, a nostro avviso, assieme all’Europa, contribuire in modo determinate alla parte finanziaria di esecuzione del progetto“, dichiarano gli organizzatori, impegnati a sensibilizzare la popolazione tutta su quanto sia importante il tema dell’ambiente, delle sicurezza idraulica, delle risorse idriche della laguna e dei trasporti sostenibili.

Relatori. L’incontro, patrocinato dall’Amministrazione comunale di Stra, vedrà la presenza di Antonio Rusconi, ex segretario dell’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, che comprende Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che esporrà sulla reale situazione di sicurezza dei nostri territori, i punti di forza e le carenze. Parlerà, inoltre, del ruolo legato all’idrovia una volta completata e lo “stato dell’arte” attuale dell’opera, nell’ambito del Piano di Bacino in vigore. Parteciperà, inoltre, Simone Venturini, direttore di Technital, azienda leader nelle attività di costruzione delle opere di salvaguardia idraulica, che ripresenterà il progetto preliminare dell’opera, risalente al 2016 e redatto assieme a Beta Studio. “La presentazione entrerà nel dettaglio delle caratteristiche del progetto, al netto di varie inesattezze che circolano. Inesattezze che la Regione Veneto, protagonista positiva con l’approvazione del Progetto, non ha mai smentito“, aggiungono gli organizzatori. A moderare l’incontro sarà Paolo Dalla Vecchia, ex presidente del Consorzio Dese-Sile ed ex assessore provinciale per la provincia di Venezia.

Perché non è stato inserito tra i progetti finanziabili con il Pnrr?Il progetto dell’idrovia – spiegano gli organizzatori – aveva tutte le caratteristiche per rientrare fra gli importanti progetti finanziabili dal Pnrr, sia nel capitolo transizione ecologica che infrastrutture che mobilità ecologica. In qualsiasi caso senza una progettazione avanzata (progetto definitivo ed esecutivo) rimangono nulle le possibilità di riuscire a recepire un qualsiasi finanziamento, sia esso nazionale che europeo per completare l’opera.Anche questo nuovo incontro si presterà a domande, chiarimenti, ed anche concrete proposte su quest’opera che rappresenta un autentico paradosso per il costo fin qui sostenuto e lo spreco, assieme al permanere dell’elevato rischio idraulico, che accompagna il suo mancato completamento”. 

Fonte: Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare

17 gennaio 2024, a Santa Lucia di Piave (TV) il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy”

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“I successi del turismo che portano il Veneto ai vertici nazionali in termini di fatturato sono strettamente legati al patrimonio agroalimentare regionale che oltre 60mila imprese agricole continuano a coltivare ed allevare per garantire la biodiversità enogastronomica. Un impegno strategico, espressione delle eccellenze della ‘Dop economy‘ che realizza, a livello regionale un bilancio di 3,70 mld di euro sugli 8 mld di produzione lorda vendibile. Se il concetto di “tornare nei luoghi della vacanza” è vincente gran parte del merito va alle attività di accoglienza, ospitalità e ristorazione promosse dai 1600 agriturismi localizzati negli oltre 300 piccoli borghi dove si custodiscono le tipicità locali che fanno grande il Made in Italy nel mondo”. Con questa premessa Coldiretti Veneto organizza il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy” in programma mercoledì 17 gennaio alle ore 9.30 nello spazio della Filanda dell’Ente Fiera di Santa Lucia di Piave (TV).

Esperti del settore e rappresentanti istituzionali rifletteranno sulle nuove sfide offerte dal recente aggiornamento della legge regionale sull’agriturismo. Confermata la presenza dell’assessore al Turismo e Agricoltura, Federico Caner che illustrerà le novità per il settore a partire dal protagonismo degli “agrichef” la cui accademia nazionale ha radici venete. Da nord a sud d’Italia – ricorda Coldiretti – sono già oltre mille gli ambasciatori della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, richiesti ai Villaggi di Coldiretti, alle rassegne di cucina fino alle trasmissioni televisive nazionali di punta, sono ora dei veri testimonial di piatti e ricette della tradizione rurale.  Una figura ricercata dai media e dai gourmet che con la formazione si è qualificata aggiungendo ulteriori perfomance ad una professione che abbina sia capacità di coltivazione e allevamento alla competenza ai fornelli, abbinando doti di narrazione e comunicative. Un mestiere ambito anche dalle nuove generazioni che intraprendono progetti di fattoria didattica, sociale, agricampeggi sviluppando le modalità emergenti del turismo, come quella esperienziale, creativa, integrata e slow.

Interventi. Su questo tema si confronteranno, dopo i saluti del sindaco di Santa Lucia di Piave Fiorenzo Fantinel, del  presidente dell’Ente Fiera Alberto Nadal e del presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato gli ospiti della tavola rotonda: il neo eletto presidente di Terranostra Dominga Cotarella – alla sua prima uscita nazionale in Veneto -, il direttore Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, Diego Scaramuzza presidente regionale Terranostra (nella foto in alto), moderati dal direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro. “Gli agricoltori, da veri custodi, hanno conservato in secoli di storia e tradizione rurale centinai di prodotti strappandoli all’estinzione – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto che concluderà i lavori della mattinata  –  preservando razze e specialità che Coldiretti ha raccolto in un album creando così una ricchezza di “sigilli di Campagna Amica” ricercati souvenir dei soggiorni passati nei confini veneti, in sicurezza, tra colli, laghi, spiagge, altopiani e monti. La ricerca del buon cibo aiuta a salvare un tesoro di oltre 5.500 prodotti alimentari tradizionali vanto italiano – aggiunge Salvan – che non rappresenta solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Qualità dell’aria in Veneto, situazione di “luci ed ombre” nei dati Arpav 2023

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Secondo i i dati rilevati dall’Arpav e relativi all’anno 2023, provenienti dagli strumenti automatici della rete, nel complesso migliora la qualità dell’aria in Veneto. Per il quarto anno consecutivo viene ad esempio rispettato in tutte le stazioni di misura il valore limite annuale del biossido di azoto, con concentrazioni medie tendenzialmente inferiori o, al più, in linea con quelle dell’ultimo triennio. Anche i limiti annuali del particolato, sia PM10 che PM2.5, fissati rispettivamente a 40 e 25 microgrammi per metro cubo, risultano rispettati in tutte le centraline della rete aria.

Dal rapporto Arpav, si evince, però, che rimane ancora diffuso il superamento del valore limite giornaliero per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo, da non sforare per più di 35 giorni l’anno: nel 2023 è stato rispettato in 11 centraline su 38, un dato comunque in miglioramento rispetto alle 8 stazioni sotto il limite del 2022. Viene inoltre evidenziato che nell’ultimo anno il numero medio di superamenti registrati è stato generalmente inferiore a quelli conteggiati nel 2022, e in linea con il 2021, uno degli anni con i livelli di PM10 più bassi. Infine, per quanto concerne l’ozono, nonostante un’estate con lunghi periodi di caldo intenso, il numero di superamenti della soglia è stato complessivamente inferiore al 2022, con un massimo nel mese di giugno. “I dati rilevati evidenziano un miglioramento – commenta l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin –  visti anche gli enormi investimenti fatti dalla Regione per migliorare la qualità dell’aria. Resta il fatto che per la sua conformazione e per la forte antropizzazione, il bacino padano ha una forte criticità relativamente allo smog. Risulta quindi evidente che dovremo continuare a investire sul tema. Ma rassicura il fatto che le azioni messe in campo grazie al piano di tutela e risanamento dell’aria abbiano già dato buoni riscontri. Significa che la strada tracciata è quella giusta e che non dobbiamo abbassare la guardia”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

13 gennaio 2024, i soci Argav in visita al Presepio artistico e al territorio di Segusino (TV)

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Sabato 13 gennaio p.v. i soci Argav visiteranno, come da tradizione, il Presepio artistico e il territorio di Segusino (TV), grazie alla consueta ospitalità degli amici segusinesi, che ci pregiamo di avere quali soci onorari.

Programma. Ore 10:30, ritrovo a Segusino, zona Chiesa Parrocchiale – Presepio Artistico (indicazioni per il navigatore: viale Italia, 270 Segusino – TV); ore 10:45 visita al Presepio Artistico, edizione 2023 dal titolo: “..e Noi? …800 anni da quella volta”: un’edizione, che celebra gli 800 anni dalla nascita del primo presepio della storia, realizzato a Greccio da San Francesco nel 1223; ore 11:45: trasferimento nella vicina Valdobbiadene, presso l’enoturismo Col Saltarel, sede dell’azienda agricola Vanzin Miriam: Miriam è una ventenne, che durante l’estate gestisce, assieme alla sorella minore, malga Molvine (da non confondere con Malga Molvine Binot, che dista poche centinaia di metri) al confine tra il territorio del comune di Valdobbiadene e quello di Segusino; la nuova sede invernale di malga Molvine è l’enoturismo, che andremo a visitare e dove si trovano i prodotti della malga (formaggi e prodotti caseari) e dell’azienda agricola (insaccati e prosecco); ore 12:30 ca.: momento conviviale nell’enoturismo Col Saltarel; ore 14:45: trasferimento in una cantina di Valdobbiadene per una degustazione di prosecco, ore 16:00 ca. saluti finali.

26 gennaio 2024, al via il 34° corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo dell’Università di Padova dal tema “Il paesaggio può salvare il pianeta?”, lezioni in presenza e on line sino al 30 maggio

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Il paesaggio, risultato di un continuo processo di trasformazioni e di stratificazioni, frutto della relazione tra fenomeni naturali e azione antropica, è l’espressione della storia e della geografia di un territorio, delle pratiche e dei valori sociali degli abitanti che vi sono insediati. Nella nostra quotidianità, a questa incessante metamorfosi, a questa dialettica di grandi e piccole mutazioni si sono ora sommati l’impatto della crisi climatica globale e la conseguente constatazione della fragilità del pianeta. In che modo la crisi eco-climatica contemporanea si riflette nei paesaggi che ci circondano? In che modo la nostra percezione di questi paesaggi è trasformata dalla consapevolezza del cambiamento ambientale globale?  In che misura la necessità percepita di reagire, di adattarsi a ciò che minaccia l’abitabilità del pianeta porta a una trasformazione delle pratiche progettuali e delle politiche nel campo del paesaggio? “Queste domande saranno al centro del XXXIV corso promosso dal Gruppo Giardino Storico-Università di Padova”, spiega Antonella Pietrogrande, coordinatrice del corso, che quest’anno sarà dedicato a al nostro fondatore Patrizio Giulini e al suo sapere botanico in difesa del patrimonio naturale”.

La vulnerabilità della Terra ci chiede oggi di adottare una nuova cura. Continua Pietrogrande: “Riteniamo, infatti, che riferirsi al paesaggio come forma e livello di comprensione della complessità dei processi naturali, culturali e sociali che modellano e fanno evolvere i nostri ambienti ma anche come campo di azione e di creazione possa essere un giusto approccio ai problemi posti all’umanità dalla crisi eco-climatica globale che stiamo vivendo. Di fronte a fenomeni estremi è necessario assumere una mentalità di prevenzione per ridurre il rischio e il costo sociale della transizione. La complessità e il valore sistemico che improntano il paesaggio possono indicare la strada per immaginare, progettare e realizzare nuovi paesaggi, frutto del confronto multidisciplinare, dell’attività di ricerca e sperimentazione di nuove competenze e di politiche coraggiose. Il pianeta ci chiede di abbassare le temperature e ridurre la precarietà dei sistemi urbani, di presidiare le montagne e contrastare gli incendi e il dissesto idrogeologico, di risparmiare l’acqua e diminuire la siccità: tutto ciò si tradurrà in nuovi paesaggi. Nuovi paesaggi energetici, portatori di contenuti formali, simbolici ed estetici, consoni ai luoghi d’impianto, ma anche rappresentativi dei valori della nostra epoca; paesaggi futuri per curare la terra e sfamare l’umanità, imparando da quei paesaggi ereditati che sono sopravvissuti al successo dell’agricoltura industriale”.

Giardino storico, punto di partenza e risorsa. E ancora: “Come progettare questa nuova azione paesaggistica che tenga conto, alla grande scala, dei problemi eco-climatici incombenti e nello stesso tempo non dimentichi la complessità delle situazioni locali, delle molteplici forme di rapporto culturale con le realtà ambientali? Quali esperienze sono già state fatte in questo campo e quali conclusioni se ne possono trarre? Torneremo quindi a occuparci anche del giardino storico, l’argomento che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una riflessione più complessiva sul paesaggio e come di una risorsa in termini di conoscenze scientifiche, tecniche, botaniche e ambientali, sviluppate, sperimentate e sedimentate nei secoli.  Come curare i giardini storici in quest’epoca di cambiamenti climatici? Su quali valori puntare? Come progettare una loro gestione che garantisca continuità e trasmissibilità dei dati? Come si sta procedendo nel restauro dei giardini storici italiani finanziati dal Pnrr il cui obiettivo è anche di favorire le funzioni che hanno dirette ricadute ambientali (riduzione dell’inquinamento ambientale, regolazione del microclima, generazione di ossigeno, tutela della biodiversità)? Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere su questi problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze oggi poste dalla fragilità del pianeta, è il compito che si dà il XXXIV corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Per partecipare al corso si può versare un contributo di partecipazione (anche quest’anno fissato a 30 €) preferibilmente dal mese di gennaio. Ulteriori informazioni giardinostoricounivpadova.it

Fonte: Gruppo Giardino Storico Università di Padova, Foto credits Crete senesi, foto di Serge Briffaud, 2023

Presentato a Verona il 2° dossier sulle infiltrazioni mafiose nelle filiere agroalimentari venete, i primati regionali fanno gola al malaffare

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I primati dell’agroalimentare veneto fanno gola al malaffare. I fenomeni illegali non risparmiano le filiere del sistema regionale proprio per le ottime perfomance del comparto che rappresentano una ricchezza, terreno fertile per gli interessi illeciti. A confermarlo, il secondo rapporto promosso dall‘Osservatorio Agromafie-Fondazione promosso da Coldiretti con il contributo della Regione Veneto e presentato all’Università di Verona a fine novembre 2023.

Come quello precedente, il dossier è frutto di un lavoro collettivo, messo in campo da un tavolo cui hanno partecipato attivamente l’ex Ispettorato Interregionale del lavoro del Nord-Est, i carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est, oltre ai dirigenti della Coldiretti regionale e dell’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa  e la promozione della trasparenza.

Nel  dossier sono sono stati affrontati temi importanti che i relatori hanno esposto quali le nuove forme di caporalato,  ma anche  il tema delle pratiche commerciali sleali con il ruolo di vigilanza dell’ICQRF, e le indebite appropriazioni di fondi comunitari. Il volume racchiude inoltre  il punto di vista dei cittadini, delle imprese, delle istituzioni sulla percezione del malaffare nel comparto agroalimentare.

Un business che in Italia vale 24,5 miliardi di euro con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. Dal rapporto emerge un quadro dove si evidenzia che il settore agricolo in Veneto cresce e genera occupazione, come testimonia l’incremento di oltre l’11% del numero di occupati nel settore, in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della Regione, pressoché stabile (-0,2%). Una crescita che interessa tutte le province ad eccezione di Belluno con un trend in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che perde il 2,1%. “Serve garantire la legalità a tutela di tutti gli agricoltori e dei consumatori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agricolo sono in crescita. Il cibo è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.

Con oltre 82mila le imprese agricole censite nella Regione, il 7%del totale nazionale, il settore agricolo genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro in aumento dell’8% nell’ultimo quinquennio. Un ruolo cruciale è assunto dalle attività connesse con la Regione Veneto che si colloca al 5° posto in Italia con 5.698 aziende, subito dopo la Toscana al primo posto (7.624), la Lombardia (6.347), il Trentino Alto-Adige (6.203) e l’Emilia-Romagna (5.725). Tra le principali attività al primo posto l’attività agrituristica con 1.454 realtà dislocate sul territorio regionale. Inoltre, con 9 miliardi di prodotti agroalimentari regionali destinati sui mercati internazionali, l’export regionale contribuisce ad alimentare i buoni risultati raggiunti dal cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. Le performance della Regione coprono il 14% dell’export agroalimentare complessivo italiano, che nel 2022 ha raggiunto il record storico di 61 miliardi di euro. Crescono in questa direzione tutte le Province venete, dai migliori risultati di Vicenza (+60%) a Rovigo (+7%).

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

“Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, la rubrica settimanale del presidente Argav su Verde a Nordest

Schermata 2023-12-26 alle 16.53.35Verde a Nord Est è la trasmissione più longeva nel panorama televisivo locale. È nata nel 1995 da un’idea di Placido Manoli e Silvano Facco e oggi va in onda in un network di emittenti per una copertura capillare del territorio che comprende Veneto, Friuli, Trentino, Emilia Romagna e, da qualche anno, anche in Piemonte e Lombardia (a questo link  gli orari di emissione). Ogni puntata dura trenta minuti ed è un viaggio diverso alla scoperta di un paesaggio rurale, di un’azienda agricola, di tradizioni e sapori identitari. Aspetti inscindibilmente legati alla promozione del territorio e al turismo, in particolare quello lento e sostenibile. I servizi sono realizzati dai conduttori Andrea Marcato e Laura Ferrari che con le loro interviste portano “nel cuore” delle produzioni agricole, ma anche dei fatti di attualità legati al settore primario, al turismo e all’ambiente. La regia di Verde a Nordest oggi è affidata a Luigi Piasentin.

Da qualche tempo anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto partecipa alla trasmissione con uno spazio, chiamato “Pensieri obliqui” in cui, in pochi minuti, cerca di dare delle chiavi di lettura per capire meglio cosa succede dal punto di vista agroambienale in Veneto.

L’anno idrologico 2022-23 del Veneto, il rapporto Anbi

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Nell’anno idrologico che ci siamo lasciati alle spalle sono caduti in Veneto circa 997 mm di precipitazioni contro una media storica (1994-2022) di 1.114 mm. Gli apporti del periodo sono quindi inferiori alla media di circa -10% e sono stimabili in circa 18.362 milioni di m3 di acqua (dati Arpav). Figlio della grave siccità patita nel ‘21-’22, l’anno idrologico è stato caratterizzato, in particolare, dalle alte temperature medie registrate in tutto il territorio regionale. Emblematico, in questo senso, è l’importante aumento in inverno delle temperature minime (+ 1,8°) e massime (+1,1°C) rispetto alla media storica con ampie ripercussioni sull’anticipato scioglimento della riserva nivale. La piovosità invece, pur leggermente sotto la media storica, ha garantito una gestione irrigua senza criticità nel corso della stagione estiva. Come trascinamento della grave siccità del 2022 le falde acquifere sono rimaste su livelli di criticità sintomo delle dinamiche lente che caratterizzano questo comparto ambientale e indicatore della grande attenzione che dobbiamo garantire a questa preziosissima risorsa.

I dati. Piovosità. Le massime precipitazioni sono state rivelate sui rilievi Bellunesi e Vicentini, mentre le minime precipitazioni sono state rilevate dalle stazioni di Concadirame (RO) con 610 mm, Vangadizza (Legnaro VR) con 671 mm e Cologna Veneta (VR) con 691 mm. A livello di bacino idrografico (solo parte Veneta), rispetto alla media 1994-2022, sono state riscontrate condizioni di deficit pluviometrico su: Livenza (-21%), Piave (-16%), Brenta (-15%) e Adige (-12%), mentre la situazione è prossima alla media nei restanti bacini: su Lemene (-6%), Bacino Scolante (-5%), Sile (-4%), Tagliamento (-3%), Pianura tra Livenza e Piave (-2%), Po (+4%) e Fissero-Tartaro- Canal-Bianco (+5%).

I bacini montani dei principali fiumi Veneti hanno generalmente subito una scarsità di risorsa fino al mese di dicembre 2022, frutto da un lato di esigenze di laminazione delle piene e dall’altro come trascinamento della stagione siccitosa 2021/2022. Con l’inizio del 2023 si è assistito ad una progressiva risalita dei livelli più tipicamente in linea con i valori attesi.

Risorse nivali. L’anno idrologico 2022/23 è partito piuttosto scarico di precipitazioni nevose di rilievo. Nell’ambito dei rilievi montani interessanti per la disponibilità di risorsa idrica nel bacino delle Alpi Orientali solo nei mesi di dicembre e febbraio si è avuta una certa abbondanza del parametro Swe (snow-water equivalent) tale da mantenere il valore in linea con le medie del decennio precedente. Negli altri mesi detto valore si è mantenuto vicino ai valori minimi del periodo se non al minimo storico. Questa carenza è stata particolarmente rilevante a partire dalla fine di febbraio. Di fatto, l’inverno è stato caratterizzato da un innevamento complessivamente scarso ma in linea con molti degli inverni degli ultimi anni. Non può sfuggire come le temperature, generalmente sempre al di sopra delle medie storiche del periodo, giochino un ruolo chiave nel determinare un rapido scioglimento (dati: Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali).

Temperature. La variazione delle temperature in Veneto ha visto un andamento generalmente altalenante, con fasi calde nella terza decade di maggio, nella terza decade di giugno, nella seconda decade di luglio e nella seconda decade di agosto e fasi fredde in aprile, nella seconda decade di maggio e dal 21 luglio al 10 agosto. Particolarmente interessante l’andamento delle temperature medie e massime nelle stagioni invernali e primaverili, a dimostrazione che il cambiamento climatico è uno stato di fatto a cui è necessario adattarsi nel più breve tempo possibile. In particolare, è ben apprezzabile il significativo aumento delle temperature massime e soprattutto minime nel periodo invernale (fonte dati: Arpav).

L’anno idrologico è il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 30 settembre dell’anno successivo. Spiega Francesco Cazzaro, presidente Anbi Veneto: “Si tratta, convenzionalmente, dell’arco temporale tra l’inizio delle piogge autunnali e la fine dell’estate seguente. La pubblicazione è uno strumento che nasce dall’esigenza di raccontare un anno di monitoraggi della disponibilità di risorsa idrica in Veneto. Per farlo, abbiamo utilizzato i dati che Anbi Veneto raccogli mensilmente nel bollettino della risorsa idrica, avvalendoci della competenza tecnica delle società specializzate Radarmeteo e Hypermeteo e rielaborando i dati di Arpav e delle Autorità di Bacino. L’analisi di questi dati ci ha portato immancabilmente a riflettere sull’importanza di agire per l’adattamento al cambiamento climatico attraverso lo studio e l’applicazione di soluzioni basate sulla natura in un’ottica di sostenibilità ambientale e socioeconomica. I Consorzi di bonifica sono al lavoro su questi temi come dimostra l’impegno in un progetto di dottorato di ricerca presso l’Università di Padova e la partecipazione al progetto Life integrato ClimaxPo. Dallo sviluppo di queste consapevolezze, nasce poi il desiderio di portare nelle scuole con il progetto “Acqua Ambiente Territorio”, anche quest’anno in partnership con la Regione del Veneto e l’Usr per il Veneto, il valore della risorsa idrica, del territorio agroecologico del Veneto e la necessità della loro salvaguardia a favore delle future generazioni”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

La Commissione europea propone nuove norme per migliorare il benessere degli animali durante il trasporto e di cani e gatti allevati

trasporto animali

Come annunciato nella strategia “Dal produttore al consumatore“, l’agenda del Green Deal europeo per un’agricoltura e una produzione alimentare sostenibili, lo scorso 7 dicembre la Commissione europea ha proposto la più profonda riforma da 20 anni a questa parte delle norme Ue sul benessere degli animali durante il trasporto. La Commissione propone inoltre, per la prima volta in assoluto, nuove norme dell’Ue in materia di benessere e tracciabilità di cani e gatti allevati, detenuti e commerciati a fini economici come animali da compagnia.

Il pacchetto prevede una revisione delle attuali norme dell’UE per la protezione degli animali durante il trasporto, al fine di migliorare il benessere del miliardo e 600 milioni di animali trasportato ogni anno nell’Ue e dall’Ue. Le nuove norme riflettono i dati, le conoscenze scientifiche e gli sviluppi tecnologici più recenti. Le nuove norme sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti introdurranno, per la prima volta, standard uniformi dell’UE per l’allevamento, la stabulazione e la manipolazione di cani e gatti negli stabilimenti di allevamento, nei negozi di animali da compagnia e nei rifugi. Al fine di combattere il commercio illegale e controllare meglio le condizioni di benessere degli animali negli stabilimenti, anche la tracciabilità di cani e gatti verrà rafforzata, rendendone obbligatoria l’identificazione e la registrazione nelle banche dati nazionali. Infine, la Commissione propone ulteriori passi per reagire all’iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe” (Basta pellicce in Europa)”. che chiede il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia e della vendita di prodotti contenenti le loro pellicce nel mercato unico. La Commissione plaude all’iniziativa, riconoscendo che il benessere degli animali continua a destare profonda preoccupazione nei cittadini europei.

Norme migliori per il trasporto di animali. La proposta presentata è focalizzata su una serie di settori chiave, essenziali per garantire un buon benessere degli animali durante il trasporto: i tempi di viaggio verranno abbreviati, e durante i viaggi lunghi gli animali dovranno essere scaricati per essere alimentati, abbeverati e riposare. Norme speciali si applicheranno agli animali da macello e agli animali vulnerabili (ad esempio i vitelli non svezzati) o gravidi; le misure minime volte a garantire uno spazio sufficiente ai diversi animali saranno aumentate e adattate a ciascuna specie; il trasporto a temperature estreme sarà soggetto a condizioni rigorose, ad esempio all’obbligo di trasporto esclusivamente notturno qualora la temperatura sia superiore a 30 gradi. Inoltre, in caso di temperature inferiori a 0ºC, i veicoli stradali dovranno essere coperti e la circolazione dell’aria nel compartimento animale è controllata, al fine di proteggere gli animali dall’esposizione al vento durante il viaggio. In presenza di temperature inferiori a -5ºC, in aggiunta alle misure citate, la durata del viaggio verrà limitata a un massimo di 9 ore; anche le norme per l’esportazione di animali vivi dall’Unione saranno inasprite: ad esempio, verranno migliorati i controlli svolti nei Paesi terzi, in modo da adeguarli alle norme in vigore nell’UE; dovremo sfruttare al massimo gli strumenti digitali per facilitare l’applicazione delle norme in materia di trasporti (ad esempio localizzazione in tempo reale dei veicoli; banca dati centralizzata).

Maggior benessere per cani e gatti. Nel 44% circa dei nuclei famigliari nell’Ue vive un animale da compagnia. Il commercio di cani e gatti è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, e oggi rappresenta un importo annuale pari a 1,3 miliardi di euro. Tuttavia, le norme in materia di benessere degli animali per l’allevamento, la detenzione e il commercio professionale di cani e gatti divergono notevolmente da uno Stato membro all’altro. In molti casi si riscontrano anche pratiche non conformi alle norme e abusi. Inoltre, il commercio illegale di cani e gatti ha registrato un forte aumento, sostenuto da un mercato online in crescita, che rappresenta attualmente il 60 % di tutte le vendite di cani e gatti nell’Ue. Una nuova relazione pubblicata il 7 dicembre denuncia la portata del commercio illegale di cani e gatti, nonché le lacune giuridiche che lo rendono attualmente possibile. La proposta non contiene nuove regole per i cittadini e i proprietari di animali da compagnia ma, per la prima volta in assoluto, si applicheranno standard minimi riguardo all’allevamento, alla stabulazione, alla cura e al trattamento di tali animali in tutta l’Ue; grazie a una serie di rigorosi requisiti in materia di tracciabilità, oltre ai controlli automatizzati sulle vendite online, le autorità potranno più agevolmente controllare l’allevamento e il commercio di cani e gatti, mentre gli acquirenti avranno la possibilità di verificarne la corretta identificazione e registrazione; gli Stati membri dovranno offrire una formazione agli addetti alla gestione degli animali, mentre tutti coloro che acquisteranno un cane o un gatto riceveranno informazioni sull’importanza della proprietà responsabile; le importazioni di cani e gatti dovranno soddisfare standard di benessere equivalenti.

Risposta all’iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe” (Basta pellicce in Europa). L’iniziativa chiede alla Commissione di intervenire per vietare: la detenzione e l’abbattimento di animali allo scopo esclusivo o principale di produrre pellicce e l’immissione sul mercato dell’UE di pellicce di animali d’allevamento e di prodotti che le contengono. Inoltre l’iniziativa solleva importanti questioni relative alla protezione della salute umana, animale e ambientale. La Commissione le valuterà basandosi sul proprio approccio “One Health“, che ha come principio fondamentale il riconoscimento del legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale. La Commissione ha incaricato l’efua di fornire un parere scientifico sul benessere degli animali allevati per la produzione di pellicce. Sulla base di questo contributo scientifico e di una valutazione dell’impatto economico e sociale, la Commissione deciderà in merito all’azione più appropriata.

Prossime tappe. Le due proposte legislative saranno ora trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio. Per quanto riguarda l’iniziativa dei cittadini europei, l’Efsa avvierà la sua valutazione scientifica sulla base della richiesta della Commissione e formulerà il proprio parere scientifico entro il marzo 202. La Commissione proseguirà inoltre i lavori preparatori su altre proposte in materia di benessere degli animali, come annunciato nella strategia “Dal produttore al consumatore”.

Fonte: Servizio stampa Rappresentanza in Italia Commissione europea