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Le acque inquinate individuate grazie alle lucciole: eccezionale sperimentazione all’Università di Bologna

fotoUtilizzare le proprietà delle lucciole per individuare contaminanti nelle acque: è questo l’eccezionale risultato della ricerca, sviluppata nel Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna, partner scientifico del Consorzio C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo.

Le lucciole, infatti, emettono luce per reazione chimica:si preleva il loro gene e lo si trasferisce in una cellula batterica oppure di lievito o di mammifero e queste cellule possono essere riprogrammate, tramite biologia sintetica, illuminandosi con colori diversi in presenza di altrettanti inquinanti (PFAS, metalli pesanti, pesticidi, tossine, interferenti endocrini, ecc.). “E’ evidente l’importanza di tale ricerca per la salute pubblica soprattutto ora che all’ordine del giorno c’è l’utilizzo delle acque reflue in agricoltura. In Italia, un freno all’uso di tale risorsa è infatti l’incapacità della gran parte dei depuratori di intercettare le microplastiche, inquinanti in forte aumento e lesivi della salubrità alimentare: un sistema di alert, unitamente all’indispensabile certificazione di un ente terzo, aumenterebbe significativamente le garanzie per i consumatori” commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

Le cellule oggetto della ricerca in corso sono, però, Ogm (Organismo Geneticamente Modificato) e quindi, nel nostro Paese, utilizzabili solo in laboratorio; possono essere, però, sostituite nell’ambiente da batteri marini naturalmente bioluminescenti per l’analisi della tossicità oppure possono essere riprodotte attraverso sistemi di trascrizione e traduzione in vitro per analisi sul campo, utilizzando supporti in carta a basso costo e sostenibili, interfacciabili con smartphone per analisi e lettura dei dati. “La ricerca dell’Università di Bologna apre scenari nuovi ad ulteriore garanzia della qualità del cibo italiano, perché potrebbe mettere lo stesso agricoltore nelle condizioni di monitorare costantemente lo stato della risorsa idrica utilizzata. Si arricchirebbe così la proposta di Anbi per rendere sempre più sostenibile l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione e che oggi, accanto alla costante ricerca di efficientamento della rete idrica, vede nel miglior consiglio irriguo di Irriframe e nella certificazione Goccia Verde, due strumenti, oggetto dell’interesse internazionale” conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

Fonte: Servizio stampa Anbi

28 giugno, la biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) serata conviviale Argav in collaborazione con l’associazione Graspo

Dedicata al tema “La biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro” la serata conviviale organizzata venerdì 28 giugno da Argav al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) a partire dalle ore 18:30. La serata vedrà i saluti del presidente Argav Fabrizio Stelluto e sarà coordinata dalla consigliera Marina Meneguzzi (foto in alto credits Vini Milo). 

L’incontro è organizzato in collaborazione con Graspo (Gruppo di ricerca amelografica per la salvaguardia e la preservazione dell’originalità e della biodiversità viticola), associazione fondata da tre enologi veneti che opera a livello nazionale per la ricerca attiva sul fronte del recupero di antichi vitigni italiani e internazionali abbandonati perché considerati poco produttivi. Le diverse varietà di uva recuperate, dimostrano invece di poter diventare una risorsa per la viticoltura del futuro, sia in chiave di cambiamento climatico, sia dal punto di vista dell’offerta commerciale.

Interventi e relatori. Ore 18.30 Aldo Lorenzoni (Associazione Graspo). ““100 Custodi per 100 Vitigni, la biodiversità viticola in Italia” Ore 19.00 Viviana Ferrario (Università Iuav di Venezia) e Gianmarco Guarise (Associazione Graspo). “La vite maritata, la Vernazola e la piantata storica di Urbana (PD)”. Ore 19.30 Luigino Bertolazzi (Associazione Graspo). Introduzione ad alcuni dei vitigni dimenticati riscoperti: Brepona, Vernazola, Marcobona, uva gatta, Gambugliana, Cenerente, Liseiret, Vulpea, Piccola nera, Hoertroete, la Regina di Margreid.

Profili dei relatori. Aldo Lorenzoni: Accademico della Vite e del Vino, enologo, dal 1998 al 2020 direttore del Consorzio Tutela Vino Lessini Durello, del Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto e dei Consorzi Arcole DOC e Merlara DOC. Animatore delle Strade del Vino del Soave, del Durello e dell’Arcole. È autore e coordinatore di numerose pubblicazioni e promotore delle candidature e del riconoscimento delle colline vitate del Soave a primo paesaggio rurale di interesse storico italiano e le vigne tradizionali del Soave come patrimonio agricolo di valore globale del programma GIAHS – FAO. Dal 2001 fondatore e guida di Graspo. Viviana Ferrario: geografa, professore associato, insegna Geografia del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia. Si interessa di paesaggi agrari storici e di agricultural heritage. Coordina diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali per la conoscenza e la valorizzazione delle pratiche agricole tradizionali e del paesaggio agrario. Attualmente è responsabile scientifico dell’Accordo di collaborazione tra l’Università Iuav e la Regione del Veneto per il Piano Paesaggistico Regionale e del progetto Smart Meadows sulla conoscenza e valorizzazione del prati stabili finanziato su fondi FSE in partenariato con Slow Food. Luigino Bertolazzi: enologo presso affermate aziende veronesi, è esperto degustatore e divulgatore. Ha ricoperto ruoli tecnici presso Cantina di Soave ed è stato presidente dell’Associazione Enotecnici Italiana Veneto Occidentale. Attualmente è presidente di commissione per la valutazione dell’idoneità dei vini DOC presso l’ente certificatore Siquria e collabora come formatore con le principali istituzioni del settore vinicolo. Ha recentemente collaborato con l’azienda Monte Barro (Capo Verde) per indicare le migliori pratiche vitivinicole da seguire in zona tropicale. Partecipa alla individuazione e conservazione di vitigni residuali altrimenti destinati ad andare perduti. Attuale vice presidente di Graspo e Accademico della Vite e del Vino. Gianmarco Guarise: dal 1990, fotografo professionista a Borgo Veneto (Pd). Nel tempo libero si dedica alla sua grande passione: fare il vino, ottenuto dalla “Bina” (piantata storica veneta ultra centenaria). In qualità di viticoltore custode, con impegno e dedizione negli anni ho conservato, curato e mantenuto una delle tradizioni di famiglia. 

Terzo tempo. Al termine dell’incontro ci sarà la consueta ospitalità offerta ai partecipanti (previa iscrizione alla mail info@wigwam.it) dal nostro anfitrione e collega giornalista Argav Efrem Tassinato, presidente Wigwam Club Italia. 

 

Giardino Vegetazionale Astego: un luogo didattico di immersione nella natura. Giovedì 27 giugno, Veneto Agricoltura ne festeggia l’anniversario con una visita guidata in gruppo

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 8 giugno scorso i soci Argav hanno visitato il Giardino Vegetazionale Astego di Veneto Agricoltura in via Valderoa, 34 a Pieve del Grappa (TV). Un luogo speciale, da scoprire, vivere, conoscere. Su un ex vivaio della forestale istituito nel 1920 per ricostruire il patrimonio arboreo perduto con il Primo conflitto Mondiale, arricchitosi poi nel 2000 della funzione divulgativa e didattica naturalistica, formato da una sequenza di gradoni, sono stati ricostruiti gli ambienti vegetazionali tipici del nostro ambiente, dalla pianura alla montagna, che si possono osservare scendendo questa gradonata verde.

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Uno strumento di didattica ambientale che aiuta i ragazzi a sviluppare i sensi a contatto con la natura e apprezzare la flora e la fauna. Ci hanno accolti Dario Dalla Zuanna e Alessandro Manera di Veneto Agricoltura e Claudio Mistura, di Salvatica, l’associazione che anima il Giardino con visite e laboratori didattici. Con grande professionalità e passione ci hanno accompagnati in una visita affascinante e intensa. Dalla casa degli insetti che accoglie i visitatori all’ingresso, all’aula didattica di dendrologia (studio botanico delle piante legnose); dal giardino roccioso che richiama il vicino Massiccio del Monte Grappa, ai vari ambienti naturali (il bosco planiziale, il querceto, il lariceto, l’abieteto, lafaggeta montana, il roseto, il tiglio gigante) ma anche quelli artificiali realizzati con i nostri giardini, come il labirinto. Considerata la vicinanza con il museo Gypsotheca di Antonio Canova, il memoriale Brion di Carlo Scarpa, il borgo di Bassano del Grappa e il sacrario militare del Montegrappa, il Giardino Vegetazionale Astego si inserisce perfettamente in un tour storico-culturale di prim’ordine nel cuore del Veneto.

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Giovedì 27 giugno 2024 alle ore 10 Veneto Agricoltura ne celebra l’anniversario con una visita guidata in gruppo e rinfresco a buffet.

Rigenerare spazi urbani per la salute, l’esempio di 4 “Comuni attivi” del Veneto

Graminacea in giardino(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si è tenuto presso il Palazzo della Regione a Venezia la fase conclusiva del laboratorio “Rigenerare spazi urbani per la salute”, percorso iniziato prima del 2020 e  che ha coinvolto tecnici delle ULSS, insegnanti e dirigenti scolastici, tecnici e amministratori locali.

I risultati. Questo laboratorio ha prodotto una serie di osservazioni introdotte nel Piano Regionale di Prevenzione Sanitaria ma anche un ciclo di seminari tra il 2023 e il 2024 e la costituzione dei cosiddetti “Comuni Attivi” che basano le loro attività per promuovere la “Salute Urbana (Urban Health)”, attraverso il movimento (lo sport, 1 Km al giorno, gruppi di cammino, pratiche motorie ai parchi…), la rinaturalizzazione degli spazi esterni scolastici e l’uso delle aree verdi per i benefici multipli che possiamo avere con l’immersione nella Natura. Sono state presentate le attività di quattro comuni attivi (Tribano e Due Carrare in provincia di Padova, Vigonovo in provincia di Venezia e Feltre in provincia di Belluno), che hanno potuto illustrare quanto messo in atto nelle rispettive realtà per quanto riguarda soprattutto il movimento delle persone con innumerevoli progetti dai quali è emerso l’importanza delle relazioni tra le persone per migliorare lo stato di Salute.

Amministrare ciò che c’è o sviluppare ciò che è possibile? Il prof. Ripamonti, psicosociologo dell’università Cattolica di Milano è intervenuto poi illustrando alcuni concetti relativi alla Salute Globale prima di svolgere il ruolo di moderatore della tavola rotonda che ne è seguita con la partecipazione di alcuni dei relatori del ciclo di seminari che si sono tenuti tra l’autunno 2023 e giugno 2024. Il prof. Ripamonti ha illustrato una serie di concetti a partire dall’approccio diverso che ci può essere nell’attività di un Ente Locale rispetto l’Amministrare ciò che c’è (che è il minimo), o sviluppare ciò che è possibile, attraverso un processo creativo che consideri di poter avere delle “utopie ragionevoli“per migliorare il nostro piccolo pezzo di mondo (quelle “utopie”, che apparentemente sembrano tali ma spesso sono state messe in atto da altri comuni italiani o europei; quindi se qualcuno lo ha già fatto non sono utopie). Ha posto l’accento su come sia importante concentrarsi su cosa produce salute (fattori di salute), e che non si tratta solamente di prevenire le malattie; che metà delle famiglie milanesi è formata da una sola persona e che la solitudine fa male alla salute, fa somatizzare malattie. Come la società moderna produce un fenomeno definito “Malessere da Benessere”: in molti casi non si sta male, ma ci si sente male.

“Tre spazi” (anzi quattro). Ha quindi fatto presente che il concetto di salute (“completo stato di benessere psico-fisico e non solo assenza di malattie”), non risponde più alla realtà odierna. Salute, oggi, è uno “stato di equilibrio e adattamento anche alle malattie”, è anche saper convivere con malattie croniche. Ha puntato poi l’accento sui “tre spazi” che corrispondono agli ambienti della nostra vita: quello della casa, quello produttivo e il terzo spazio, quello pubblico. A questi tre spazi, poi, si è aggiunto il quarto: quello digitale nel quale si rifugiano spesso le persone sole, ma lo spazio che si è molto consumato/usurato/ridotto è lo spazio pubblico, ed è quanto mai necessario “rigenerare i luoghi del terzo spazio” anche per riaccendere le relazioni tra le persone. Ha ancora sottolineato come gli ambienti (il contesto – con-tessere), ci formano, nel bene e nel male. Non è quindi sufficiente fare movimento ma circondarci di ambienti favorevoli, belli, accattivanti che provocano il contagio sociale positivo. Gli spazi verdi (che fanno parte del terzo spazio), devono diventare luoghi curati creando meccanismi per creare contagio sociale positivo. Durante la tavola rotonda è emerso come una relazione importante sia anche con la Natura, che gli spazi verdi devono diventare luoghi verdi per il grande valore che Natura e alberi hanno in sé. Valore anche economico perché, come è stato dimostrato dalla letteratura, ogni € 2,00 spesi per promuovere la salute si ha un risparmio di € 13,00 e ogni € 1,00 investito nel verde urbano ha un ritorno turistico pari a € 3,00. E’ stato altresì rimarcato il concetto di “chilometro quadrato” attorno alle scuole composto da percorsi e aree stimolanti. Un funzionario della Direzione di pianificazione territoriale della Regione Veneto ha poi portato la testimonianza che con il nuovo Testo Unico Urbanistico, in via di approvazione, c’è un articolo specifico che rivede i cosiddetti standard urbanistici (DM 1444/1968, oramai superati), con il concetto nuovo e più attuale delle Dotazioni Territoriali, ma anche che sarà istituzionalizzato il tavolo tecnico sulle Infrastrutture verdi attivato dal 2021 ad oggi e di cui fanno parte vari partecipanti al workshop dell’Osservatorio Regionale Urban Health. Nel pomeriggio, suddivisi i partecipanti in gruppi di lavoro, sono stati evidenziati i problemi che ostacolano o frenano l’avvio di azioni Urban Health, ma anche che cosa può facilitarle. Servono sicuramente risorse umane e finanziarie ma è altrettanto importante crederci (avere la volontà di farlo), quindi comunicare.

All’insegna del motto “Golosi di natura” (23 giugno-20 ottobre) cinque camminate guidate in Valsugana per gustare la biodiversità rurale delle Rete di Riserve del Brenta (Trento)

Golosi-di-Natura-2024_copertina-1024x717Il nostro vice presidente Giancarlo Orsingher ci rende partecipi di una bellissima iniziativa che si svolgerà tra questa estate e l’autunno, “Golosi di natura”, organizzata dalla Rete di Riserve del Brenta (Trento) in collaborazione con La Campirlota – Narratori di territorio e piccoli contadini per consentire di apprezzare, in tutti i sensi, la biodiversità rurale e incontrare i piccoli produttori del territorio attraverso 5 camminate guidate in programma dal 23 giugno al 20 ottobre 2024.

23 giugno, “Si fa presto a dire…pera”, Altopiano della Vigolana, ore 10-18. Pere antiche, giovani agricoltori e un territorio da riscoprire. Si andrà alla scoperta di vecchi alberi da frutto e di nuovi progetti agricoli che preservano la biodiversità, con la visita alle aziende agricole Ca’ dei Baghi e La Contea e una chiacchierata con gli amici dell’associazione La Pimpinella.

6 luglio, “Metti una sera in malga”, Roncegno-Ronchi, ore 15-20. Un formaggio di malga racchiude una quantità immensa di erbe e fiori di montagna che esistono solo grazie all’antica pratica dell’alpeggio. In cammino, se ne parlerà con Francesco Gubert, scoprendo la realtà di piccole e coraggiose malghe.

11 agosto, “Di vini, terrazzi e tenacia”, Colle di Tenna, ore 16–20. Dedizione, fatica, e un po’ di cocciutaggine. Ecco gli ingredienti speciali dei vini prodotti da Michele Sartori, su terrazzamenti sottratti al bosco, là dove la viticoltura ha radici profonde. Se ne parlerà con Michele, Melissa Scommegna e Fabio Zottele, in cammino e davanti a un buon calice di vino.

8 settembre, “Le chiacchiere non danno farina”, Grigno, ore 10–18.  La coltivazione dei cereali è forse la pratica più antica della storia dell’agricoltura. Nel secolo scorso in Trentino è andata quasi a sparire, ma il gruppo di visionari di Selva Green e il giovanissimo Daniele di El Pizo stanno provando a invertire la rotta. In cammino, se parlerà con loro di biodiversità e cibo sano.

20 ottobre, “Maestri di generosità”, Torcegno-Telve di Sopra, ore 14.30–18.30. Il castagno è l’emblema della generosità: regala così tanto, chiedendo in cambio solo un po’ di cure e di rispetto. Si camminerà tra i maestosi castagneti di Telve insieme a Linda Martinello, laureata in Scienze ambientali, e a suo fratello Christian, apicoltore e castanicoltore, lasciandosi ispirare dalle suggestioni filosofiche di Lucia Ferrai. Ulteriori informazioni: info@lacampirlota.it e 349 5805345 (Elisa Travaglia) – whatsapp o sms https://www.reteriservebrenta.it  

lacampirlota.it

 

I “Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, presidente Argav, per Verde a nordest: tra gli astensionisti alle elezioni europee, anche chi lavora nel settore primario?

In Europa, ad avere voce in capitolo sono gli elettori, ma

Finite le scuole, bambini e bambine si divertono (e imparano) nelle Fattorie Didattiche

PANE E BELLEZZA3Terminato l’anno scolastico, le fattorie didattiche di Coldiretti sono pronte ad accogliere i bambini nei centri estivi con attività di educazione e laboratori preparati per far trascorrere le vacanze in campagna.

Il Veneto è la regione prima in Italia per numero di aziende agricole vocate a questo servizio. “Sul territorio regionale se ne contano 449 – spiega Valentina Galesso, responsabile Donne Coldiretti – un numero che conferma la vocazione all’accoglienza degli operatori agricoli e soprattutto la loro professionalità maturata con corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle delibere che istituiscono l’elenco regionale. Con il progetto Semin’segni promosso dalle agricoltrici – continua Valentina Galesso – sono stati coinvolti oltre 20mila alunni in lezioni teorico pratiche. Attenzione particolare è stata rivolta anche ai più piccoli con interventi nelle scuole dell’infanzia di Venezia. Una prima esperienza – aggiunge Valentina Galesso – che grazie alla disponibilità delle imprenditrici agricole veneziane ha dato buoni risultati in termini di partecipazione”. Secondo l’Osservatorio di Coldiretti a livello nazionale sono 3448 le fattorie didattiche totali censite nel 2024 con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno spinta dall’impegno delle imprenditrici agricole che promuovono il progetto “Educazione alla Campagna Amica” in collaborazione con le scuole.

L’obiettivo delle fattorie didattiche è formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Le fattorie didattiche sono una opportunità nata grazie alla legge di orientamento (18 maggio 2001) voluta dalla Coldiretti e cresciuta grazie alla nuova sensibilità green degli italiani che vanno alla ricerca di spazi aperti e contatto con la natura, ma anche della possibilità di far mangiare i bambini prodotti sani, buoni, genuini e a km zero. Non è un caso che il 70% degli italiani sogna di iscrivere i propri figli in una agri colonia, per trascorrere le vacanze estive in sicurezza con attività ricreative ed educative a contatto con la natura nei grandi spazi all’aria aperta, secondo l’ultima analisi Coldiretti/Notosondaggi.

L’attività didattica nelle fattorie. Nelle fattorie didattiche si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare e creare. Le attività proposte da Donne Coldiretti sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista ed imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

17-19 giugno 2024, a Padova per la prima volta il convegno dell’Associazione Italiana di Ingegneria Agraria, cambiamento climatico al centro dell’incontro

Convegno Ingegneria Agraria PadovaPiù di 280 ricercatori, oltre 230 lavori presentati di cui 150 orali, 16 atenei coinvolti e vari enti di ricerca italiani, 10 stakeholder industriali: sono questi i numeri del convegno di medio termine dell’Aiia (Associazione Italiana di Ingegneria Agraria) che per la prima volta dal 1957, anno in cui è stata fondata, si svolge a Padova e viene organizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali (Tesaf) dell’Università degli Studi di Padova. L’evento inizierà il 17 giugno 2024 alle ore 14 con la cerimonia di apertura presso l’Aula Magna di Palazzo Bo e continuerà il 18 e il 19 giugno nelle sale di Padova Congress della Fiera di Padova. Si tratta di un’occasione importante per lo scambio di esperienze e risultati delle ricerche tra gli studiosi nei settori dell’idrologia e idraulica agraria, delle costruzioni e territorio rurale, delle macchine agricole, forestali e del verde, dell’energetica e la digitalizzazione applicata in agricoltura e rappresenta un qualificato ed esclusivo palcoscenico per valorizzare e far conoscere le innovazioni tecniche e tecnologiche di prodotti o di processi da parte di Aziende, Enti, Società che operano in questi settori.

L’ingegneria agraria contro il cambiamento climatico. Tutti i partecipanti sono chiamati a discutere e riflettere sul ruolo dell’Ingegneria agraria nel promuovere e sviluppare la resilienza al cambiamento climatico dei sistemi agricoli, agroalimentari e forestali. La difesa del suolo e il controllo delle acque in scenari meteorologici estremi, le tecnologie digitali sostenibili e circolari applicate al comparto produttivo agricolo, zootecnico e nell’industria agro-alimentare, la questione energetica, la valorizzazione dei rifiuti e la tutela del paesaggio rurale sono tutte tematiche attualissime e di estrema importanza sulle quali si confronteranno gli studiosi presenti. Per maggiori informazioni si può visitare il sito web https://aiiapadova2024.com/.

Fonte: Comitato organizzatore del convegno Aiia Padova 2024

“Le Gambarare nei secoli. Origini, sviluppo e rinunce di una comunità particolare”. Il 15 giugno a Mira (VE) conferenza aperta al pubblico del professor Mario Poppi, storico e divulgatore, premio Argav 2023

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Sabato 15 giugno alle ore 10.30 nel patronato di Gambarare di Mira, in provincia di Venezia, il professor Mario Poppi, Premio Argav 2023, storico e divulgatore, terrà una conferenza, promossa dall’Argav in collaborazione con la parrocchia di Gambarare, dal titolo: “Le Gambarare nei secoli. Origini, sviluppo e rinunce di una comunità particolare”. L’evento, aperto al pubblico, sarà preceduto dall’Assemblea di metà anno per l’approvazione dei bilanci Argav (ore 9.30, sala del patronato di Gambarare di Mira).

“Le Gambarare”. Dal basso medioevo fino a tutto l’Ottocento le terre a sud del fiume Brenta da Mira Vecchia a Fusina e alla laguna, cui era unito un saliente a nord del fiume dal Termine di Oriago alle bocche grandi di Bottenigo, furono denominate assieme “Le Gambarare”. Il nome era al plurale in quanto non indicava uno specifico paese, ma un territorio, costituito inizialmente dalle terre del dogado di Venezia (dalla laguna all’incirca fino a Dogaletto) cui, a seguito di scontri armati fra Venezia e Padova, dal sec. XIV vennero loro aggregati terreni di dipendenza Padovana fino alla cosiddetta ‘strada dell’Asse’ (da Piazza Mercato a Giare) e nella prima metà del ‘500 il comune padovano di Porto Menai. Nel 1374 la repubblica Serenissima organizzò il territorio delle Gambarare a gastaldia e nel 1516 lo eresse a provveditoria veneziana. Questa ebbe termine con la caduta della repubblica di Venezia nel 1797 ed ebbe allora inizio il momento più esaltante della storia politica del paese che si proclamò ‘municipalità’. Questa fu soppressa l’anno successivo a seguito dell’occupazione del Veneto da parte dell’Austria e il comune che ne rimase venne via via depauperato, soprattutto nei primi decenni dell’Ottocento, di alcune caratteristiche amministrative di cui aveva goduto. Nel 1867 si fuse con i comuni di Mira e Oriago per dare origine al nuovo comune di Mira, rinunciando a denominare la nuova comunità col proprio nome.

Ma è la vita religiosa che ha avuto a Gambarare delle curiosissime peculiarità. Nel 1508 la popolazione riusciva ad ottenere da papa Giulio II una bolla che rendeva i capifamiglia della parrocchia giuspatroni della chiesa parrocchiale, con diritto di eleggerne il sacerdote rettore. Nei secoli i capifamiglia delle Gambarare preservarono con molta attenzione le prerogative loro riconosciute dalla bolla pontificia. I momenti maggiormente critici si ebbero per contrasti fra i parrocchiani e i loro sacerdoti rettori, da essi chiamati sempre solo cappellani perpetui o inamovibili, ma mai parroci. Per far terminare i duri contrasti alcuni cappellani si rivolsero anche alla Santa Sede, e nel Cinquecento per ben tre volte i papi lanciarono l’interdetto contro la parrocchia. I diritti dei capifamiglia sulla chiesa e sulla elezione del parroco, mai prescritti da disposizioni canoniche, ebbero termine il 25 ottobre 1998, quando un’apposita assemblea di parrocchiani capifamiglia rinunciò a maggioranza al secolare diritto in cambio di alcuni privilegi ecclesiastici.

Assemblea Argav. La conferenza del prof. Pioppi sarà preceduta dall’Assemblea Argav, (ore 6.30 in prima convocazione e alle ore 9.30 in seconda convocazione, nel salone del patronato di Gamberare di Mira (Venezia), in via Chiesa Gambarare 100, con il seguente ordine del giorno: insediamento organi assembleari, saluti, relazione del Presidente, presentazione e approvazione bilancio consuntivo 2023, presentazione e approvazione bilancio preventivo 2024, dibattito, varie ed eventuali.

Entro mercoledì 12 giugno le iscrizioni al corso di formazione giornalisti a Padova su “Fusione nucleare, gli elementi chiave per il successo di questa tecnologia, tra cambiamento climatico ed evoluzione demografica”

Panoramica dell'Area di Ricerca CNRScienziati di tutto il mondo stanno accelerando la corsa verso l’energia da fusione, che permetterà di produrre energia sicura in larga scala e con bassissimo impatto ambientale. Qual è il ruolo dell’Italia nel panorama mondiale? Quali sono gli elementi chiave perché lo sviluppo di questa tecnologia abbia successo? Sarà in grado l’energia da fusione di penetrare il mercato energetico del futuro e da cosa dipenderà il fabbisogno di energia dei prossimi decenni?

Avvicinare alla conoscenza dell’argomento in una panoramica allargata, che include i temi del cambiamento climatico e del fabbisogno energetico legato alla stima dell’evoluzione demografica è l’obiettivo del corso di formazione giornalisti organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav e il Consorzio RFX (Ricerca sulla fusione nucleare) di Padova (nella foto in alto) che si svolgerà venerdì 14 giugno nella “Teaching room” in edificio NBTF (3 piano) in Corso Stati Uniti 4, Padova dalle ore 14 alle 18 (registrazione piattaforma formazione giornalisti entro il 12 giugno p.v. 4 crediti).

Relatori. Moderato da Maria Teresa Orlando, giornalista, responsabile Relazioni esterne e comunicazione Consorzio RFX, e coordinato da Marina Meneguzzi, consigliere Argav, il corso vedrà la partecipazione di Piergiorgio Sonato, docente ordinario di Scienze Elettriche all’Università di Padova e presidente del Consorzio RFX (Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova); Marco Valisa, direttore del Consorzio RFX; Carlo Barbante, direttore Istituto di Scienze polari al Cnr; Chiara Bustreo, leader del Gruppo europeo di studi socio-economici sulla fusione. L’incontro sarà preceduto dai saluti dal presidente Argav Fabrizio Stelluto. Dopo gli interventi è prevista la visita agli impianti RFX (Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova) e NBTF.