• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

13 dicembre 2023, alla Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza si approfondisce la storia delle paure alimentari dell’umanità 

9788855232326_0_424_0_75

Professore associato all’Università di Parma e autore di circa una quarantina di saggi e monografie in Italia e all’estero, Albergo Grandi presenterà a Vicenza mercoledì 13 dicembre, alle 17, alla Biblioteca Internazionale La Vigna il suo ultimo libro “Storia delle nostre paure alimentari”.

Una storia millenaria. Quando i frigoriferi, la pastorizzazione e tutte le altre tecniche di conservazione ancora non esistevano, come faceva l’uomo a essere sicuro di quello che mangiava? Poteva ammalarsi, o addirittura morire, dato che per stabilire se un cibo è pericoloso serve sostanzialmente una cosa: l’esperienza. Molte paure alimentari di oggi sono solo l’ultima versione delle paure che l’uomo ha sempre avuto. Lo scrittore ripercorre le tappe di questa storia millenaria attraverso aneddoti e curiosità, dalla paura della lebbra suina (una malattia inesistente), a quella del pomodoro velenoso, fino alla stigmatizzazione degli Ogm, degli insetti e della carne coltivata, tenendo insieme scienza, superstizione, politica, economia ed ecologia, perché oggi produrre cibo per otto miliardi di persone non è solo una questione sanitaria, è soprattutto un tema che mette in gioco la salvezza dell’intero pianeta. Informazioni e prenotazioni: tel. 0444 543000 | segreteria@lavigna.it

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Energia nucleare: inaugurato in Giappone reattore a fusione, successo anche italiano (e veneto)

panoramica-dellarea-di-ricerca-cnr

Nuovo passo in avanti nella ricerca sull’energia da fusione nucleare: lo scorso 1 dicembre a Naka, in Giappone, è stato inaugurato il reattore sperimentale per la fusione JT-60SA, progettato e costruito nell’ambito dell’accordo Broader Approach, una collaborazione scientifica tra Unione europea e Giappone. Si tratta di un traguardo importante per la comunità scientifica e l’industria, che rende più vicino l’impiego dell’energia da fusione, sicura e rispettosa dell’ambiente, grazie anche al contributo italiano di Governo, imprese, Enea, Consorzio RFX (struttura operativa del laboratorio di Padova per ricerche sulla fusione, nella foto in alto l’area di ricerca padovana) e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti il commissario europeo per l’Energia, Kadri Simson, il ministro giapponese per Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia, Masahito Moriyama, il ministro giapponese per la Politica scientifica e tecnologica, Sanae Takaichi, politici di alto livello, rappresentanti dell’industria e la comunità di ricercatori, che hanno assistito dalla sala di controllo alla sperimentazione con plasma.

Esempio di diplomazia scientifica. I lavori dell’impianto JT-60SA sono iniziati nel 2007 e sono stati portati a termine nel 2020. Da allora sono stati fatti diversi miglioramenti tecnici. I primi esperimenti con plasma sono stati avviati alla fine di quest’anno. Il costo complessivo di costruzione dell’impianto è stato di circa 560 milioni di euro, ripartiti tra Europa e Giappone. Il progetto è considerato un esempio di diplomazia scientifica ed è stato elogiato per lo spirito di collaborazione, la gestione efficiente e l’esecuzione esemplare. A Fusion for Energy sono stati affidati sia la gestione dei fondi dell’Unione europea al progetto, sia il coordinamento della fabbricazione di componenti da parte di Paesi che partecipano su base volontaria, come Belgio, Francia, Germania, Italia e Spagna.

Mix energetico privo di carbonio. Marc Lachaise, direttore di Fusion for Energy, ha espresso apprezzamento per la collaborazione internazionale e il forte spirito di squadra dei team impegnati: “Quanto accade qui oggi – ha affermato – sarà importante domani per decidere il contributo della fusione in un mix energetico privo di carbonio. L’impianto JT-60SA è fondamentale per la tabella di marcia della fusione perché offre ai nostri esperti una possibilità unica nel suo genere di imparare, utilizzare questo dispositivo e condividere queste preziose conoscenze con il reattore sperimentale internazionale (Iter). Inoltre, ha permesso ai laboratori di ricerca e all’industria europei, insieme al Giappone, di lavorare fianco a fianco nello sviluppo di un partenariato significativo”.

Eurofusion, il consorzio Europeo cui partecipano 31 paesi e 4800 tra ricercatori, personale e studenti, contribuisce scientificamente a JT-60SA insieme agli istituti nazionali giapponesi per la scienza e la tecnologia quantistica che si trovano a Naka. Un progetto dedicato di Eurofusion, a coordinamento italiano attraverso il Cnr e del valore di circa 15 milioni di Euro, supporta l’attività di modellazione fisica e di simulazione per la preparazione e l’analisi degli esperimenti, la preparazione di sistemi diagnostici avanzati e la partecipazione alle operazioni del dispositivo.“In qualità di ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e Program owner del Programma fusione italiano – ha dichiarato il ministro Gilberto Pichetto Fratin – sono molto orgoglioso che l’Italia abbia contribuito al successo di oggi fornendo supporto scientifico e componenti del tokamak come contributo volontario nell’ambito dell’accordo tra l’Unione Europea e il Giappone (Broader Approach), grazie a fondi per circa 70 milioni di euro messi a disposizione dal Governo italiano. Con il coordinamento dell’Enea, l’industria italiana ha fornito cavi superconduttori per i magneti, bobine toroidali superconduttrici, casse di contenimento delle bobine, alimentazione per il sistema magnetico: componenti realizzati da Enea, Tratos Cavi, Criotec, Asg Superconductors, Walter Tosto, Poseico Power Electronics e Ocem Tecnologie Energetiche”.

Successo anche padovano. “Il Consorzio RFX – ha proseguito -, agendo su mandato del Consiglio nazionale delle ricerche, ha sviluppato i progetti innovativi dei sistemi di protezione per tutte le bobine superconduttrici, forniti dall’industria italiana Ansaldo Sistemi Industriali, attualmente Nidec ASI, e del sistema di alimentazione per il controllo del plasma instabilità, forniti dall’industria italiana Equipaggiamenti Elettronici Industriali”.

Fonte: Cnr-Istp–Consorzio RFX

A Venezia e a Treviso una campagna contro la disinformazione alimentare sul grano

campo grano

I falsi miti alimentari veicolati nel web stanno evidenziando conseguenze sulla salute collettiva, anche nelle giovani generazioni, toccando punte del 42% di obesità nella fascia fra i 5 ed i 9 anni: è l’allarme lanciato nel corso del convegno “Dal grano al pane” organizzato da Molino Rachello, che ha sancito a Venezia e a Treviso una rinnovata collaborazione fra i mondi di sanità, università, impresa e ricerca; tre le parole d’ordine: credibilità, buon senso, sostenibilità.

In Italia si coltivano 600.000 ettari a frumento tenero, pari a 3 milioni di tonnellate di grano, cioè il 40% del fabbisogno del Paese; pane e cereali rappresentano il 16% della spesa alimentare di un nucleo familiare. Le disinformazioni riguardanti farine, glutine e lievito presenti sul web lanciate o rilanciate non solo da fonti anonime, ma anche da “influencer” rappresentano ormai un problema serio e diffuso; in alcuni casi, si assiste alla promozione di diete o regimi alimentari basati su credenze non supportate dalla scienza, mettendo a rischio la salute della popolazione.

A suffragare le preoccupazioni sul “marketing disinformante” è una ricerca dell’Agrifood Management and Innovation Lab dell’Università veneziana di Ca’ Foscari, che segnala come solo il 13% della popolazione segua la dieta mediterranea, ma soprattutto viga una diffusa, mancata conoscenza del significato e dei valori del cibo: un analfabetismo alimentare, che si limita al conteggio delle calorie e, forse, alla lettura degli ingredienti.

Grani antichi. Da qui l’invito ad un maggiore ruolo proattivo delle aziende agroalimentari del Nordest verso i consumatori, con i quali è necessario stabilire un linguaggio comune, ad iniziare dal differenziare informazione ed artificio commerciale, come nel caso dei cosiddetti grani antichi. “Il grano, che rappresenta il 20% delle calorie e proteine consumate al mondo – precisa Luigi Cattivelli, direttore del Centro Ricerca e Genomica del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nonché autore del libro “Pane nostro” -, è una pianta in continua autoevoluzione per adattarsi alle diverse condizioni climatiche, altrimenti non potrebbe essere coltivato sia in Kenia che in Norvegia. Soprattutto di fronte all’evidente crisi climatica sul Pianeta, non è quindi possibile riproporre su larga scala le varietà di una volta, organoletticamente inferiori, nonché meno produttive e quindi economicamente non sostenibili.

Progetto Oasi. Quello del coniugare sostenibilità ambientale ed economica, quindi sociale, è invece l’asset del progetto Oasi di Molino Rachello. “A fronte di una tracciabilità certificata dal campo alla tavola per garantire grano coltivato senza inutili trattamenti e concimazioni, riusciamo ad assicurare maggiore redditività alle imprese agricole coinvolte” afferma Gabriele Rachello, direttore generale dell’azienda molitoria, che ha sede a Musestre.“Alcune false affermazioni sul glutine – aggiunge il dietista clinico, Maurizio Fadda, docente all’Università di Torino – possono indurre a restrizioni alimentari non necessarie, con conseguenti carenze nutrizionali; inoltre, informazioni sbagliate sull’utilizzo di lievito e farine possono comportare scelte dietetiche non equilibrate o comportamenti alimentari disfunzionali.”

I carboidrati sono uno dei tre principali macronutrienti essenziali per il nostro organismo, insieme alle proteine e ai grassi; un consumo equilibrato di carboidrati è cruciale per una dieta sana e bilanciata: essi forniscono non solo energia, ma anche importanti sostanze nutrienti come vitamine, minerali e fibre; vanno preferite fonti di carboidrati complessi, come cereali integrali, legumi e verdure. Il glutine è una proteina presente naturalmente in alcuni cereali come il grano, l’orzo e la segale, che sono anche fonti importanti di fibre, vitamine del gruppo B e minerali come il ferro; l’adozione di una dieta priva di glutine senza una vera necessità può portare ad una carenza di questi nutrienti essenziali. Inoltre, molti prodotti senza glutine spesso contengono ingredienti sostitutivi, che possono essere più ricchi di grassi, zuccheri o additivi per migliorarne la consistenza o il sapore. “Quindi – conclude Fadda – per coloro che non sono affetti da celiachia, non è necessario evitare il glutine e farlo potrebbe comportare carenze nutrizionali.”

Combattere le “bufale”. I rischi delle disinformazioni in ambito nutrizionale sono significativi e richiedono azioni immediate: educare il consumatore, promuovere pratiche oneste da parte dei professionisti della nutrizione ed incoraggiare le piattaforme on-line a combattere le “bufale” sono passi cruciali verso una migliore alfabetizzazione nutrizionale ed una salute pubblica più forte e resiliente. Alla giornata contro la disinformazione alimentare hanno portato il loro contributo anche Christine Mauracher, docente Università Ca’ Foscari Venezia; Gianni Rachello, contitolare Molino Rachello; Danilo Gasparini, docente Università Padova; Massimo Gorghetto, presidente Unione Regionale Veneto Panificatori; Giuseppina Girlando, direttrice Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ULSS2; Pierpaolo Caldart, responsabile Area Economica Coldiretti Treviso; Stefano Guerrini, direttore Consorzio Maiscoltori e Cerealicoltori del Piave.

Fonte: servizio stampa Molino Racchello

Giornata mondiale del suolo 2023: protocollo d’intesa tra Consorzi di bonifica e agronomi del Veneto per buone pratiche agronomiche e irrigazione 

Immagine 2

Un protocollo d’intesa che mette al centro le buone pratiche in ambito irriguo e agronomico, fondamentali in chiave di adattamento al cambiamento climatico, in un contesto generale dove il rischio desertificazione è ormai conclamato in sempre più aree della nostra regione. Anbi Veneto – Associazione Regionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Consorzi di Bonifica) e Fodaf Veneto (Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali) avviano un percorso comune di azioni di formazione e informazione rivolte a cittadini, istituzioni e mondo dell’agricoltura. Lo fanno nel quadro ampio delle iniziative della Giornata Mondiale del Suolo 2023, tradizionalmente collocata dalle Nazione Unite il 5 dicembre, ma si svolgerà il giorno dopo, oggi, mercoledì 6 dicembre, a San Donà di Piave (Ve), presso la sede del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale.

La firma del protocollo sarà introdotta, con inizio alle ore 9.30, dal convegno “Esperienze di mitigazione del cambiamento climatico in agricoltura” che vedrà la presenza di docenti dell’Università di Padova, Agronomi e tecnici dei Consorzi. Il tema è quello della gestione attenta della risorsa e del contrasto alla desertificazione attraverso pratiche agronomiche ad alta sostenibilità ambientale, che punta a recuperare la capacità naturale del terreno nell’assorbire e trattenere l’acqua e che dunque hanno anche valenza in ambito di prevenzione del rischio idraulico. A seguire, il presidente di Anbi Veneto Francesco Cazzaro e il presidente di Fodaf Renzo Trevisin formalizzeranno con le loro firme l’avvio del percorso virtuoso di promozione e diffusione della cultura dell’utilizzo della risorsa irrigua. Tale percorso si sostanzia in condivisione di conoscenze e buone pratiche e iniziative di formazione e informazione coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e della Direttiva Quadro Acque, con le sue declinazioni operative sul territorio regionale. Il convegno è valevole per il conseguimento di crediti formativi per i Dottori Agronomi e Forestali.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

5 dicembre, presentazione a Padova (anche on line) del progetto Smaq Veneto per l’innovazione digitale della filiera dei piccoli frutti

fragole veneteSaranno una trentina le aziende agricole di Padova, Rovigo, Belluno, Verona e Vicenza che verranno selezionate per partecipare al progetto Smaq (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità) Veneto, iniziativa avviata da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona in collaborazione con l’Associazione Filiera Futura. Quest’ultima è un’associazione nata nel 2020 che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria, per valorizzare i prodotti di qualità e l’unicità del made in Italy, e portare innovazione nel settore agroalimentare.

Il progetto Smaq Veneto, sostenuto con 300.000 euro, mira a promuovere la produzione di piccoli frutti (mirtillo, lampone, more e ribes) grazie alla tracciabilità e l’e-commerce. Le aziende selezionate potranno accrescere le competenze digitali grazie ad attività di formazione e beneficeranno del supporto e dell’affiancamento di un Project Manager e di Digital Ambassador, professionisti con elevate competenze nell’ambito dell’innovazione digitale.

Due le Call per selezionare aziende e Digital Ambassador che parteciperanno a Smau Veneto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.

L’evento di presentazione. Il progetto Smaq Veneto sarà presentato ufficialmente in un incontro aperto a tutti gli interessati che si terrà in presenza nella Sala Conferenze di Palazzo del Monte di Pietà a Padova e in diretta streaming martedì 5 dicembre 2023 alle ore 17.00. Partecipazione gratuita con registrazione a questo link.

Fonte: Fondazione Cariparo

4 dicembre 2023, l’associazionismo forestale va a convegno (anche on line)

https---cdn.evbuc.com-images-642114699-205166430743-1-original.20231115-083743

Il mondo dell’associazionismo forestale in Italia si riunirà in occasione del “Convegno sullo stato dell’arte dell’associazionismo forestale“, in programma lunedì 4 dicembre 2023 a Milano presso la Sala Pirelli del Palazzo Pirelli (Via Fabio Filzi 22) dalle ore 14 alle 18. L’incontro, inserito nelle attività del progetto Life ClimatePositive e co-finanziato dall’Unione Europea, è organizzato da Regione Lombardia, Rete Rurale Nazionale ed Etifor | Valuing Nature, con la partecipazione del Centro Politiche e Bioeconomia del Crea, Università degli Studi di Padova, Walden s.r.l, Comune di Luvinate. La partecipazione in presenza è su invito, ma chiunque potrà seguire la diretta live registrandosi gratuitamente all’indirizzo https://associazionismo-forestale.eventbrite.it. Durante la diretta sarà attivo uno spazio per rispondere alle domande del pubblico collegato da remoto.

La gestione forestale in forma associata rappresenta una soluzione di fondamentale importanza per la protezione, la gestione responsabile e la valorizzazione delle foreste del paese, contribuendo in modo significativo alla sostenibilità ambientale, all’economia rurale e, spesso, in modo decisivo alla stessa vivibilità delle aree montane. Il convegno rappresenta quindi un’interessante opportunità di formazione e aggiornamento, finalizzata a esplorare le politiche e gli strumenti a supporto dell’associazionismo forestale e a comprendere il funzionamento delle diverse forme associative a livello nazionale, con uno sguardo attento al contesto europeo.

Verranno presentati in anteprima i risultati dell’indagine “Analisi dello stato dell’arte dell’associazionismo forestale in Italia” condotta dal dipartimento Tesaf dell’Università di Padova, che negli scorsi mesi ha intervistato più di 30 associazioni di diverso tipo, dagli storici consorzi forestali alle più recenti associazioni fondiarie, distribuite in 10 regioni italiane. L’indagine ha permesso di comporre una fotografia delle diverse tipologie di associazione forestale ad oggi attive in Italia, facendo emergere punti di forza, debolezze, bisogni e potenzialità di ciascuna di esse. Il convegno offrirà anche preziose testimonianze dal campo, in un tavolo di confronto e scambio di buone pratiche tra diverse realtà e modelli associativi. Sarà l’occasione per discutere di gestione forestale sostenibile al servizio del territorio e della ricostruzione delle comunità.

L’evento si rivolge a tecnici agronomi e forestali (accreditato di 0,5 CFP ai sensi del reg.CONAF delibera 162/22). membri di associazioni forestali e rappresentanti delle istituzioni e sarà un’occasione per affrontare alcuni aspetti di grande importanza per il settore, tra cui il frazionamento fondiario e l’abbandono delle terre, le strategie, le politiche e gli strumenti di supporto, nonché i progetti per una gestione forestale. Contatti: https://bit.ly/stato-dellarte-associazionismo-forestale Email organizzazione: lifeclimatepositive@etifor.com

Fonte: Etifor

Coldiretti: “Con stop a norme Ue imballaggi vince la filiera italiana”

01_persitoRiciclo.0000000009

foto Legambiente

Coldiretti, Filiera Italia, Cia, Confapi, Ancc-Coop, Ancd-Conad, Legacoop, Legacoop Agroalimentare, Legacoop Produzione&Servizi, Ue.Coop, Flai Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil ottengono lo stop alle restrizioni Ue sulla normativa sugli imballaggi. In particolare, il voto prevede l’esenzione dagli obblighi previsti dal regolamento per i prodotti soggetti ad un alto tasso riciclo, valorizzando così le alte performance italiane. Ottenuta, inoltre, la tutela delle bioplastiche totalmente compostabili e biodegradabili. Un risultato che valorizza il primato dell’Italia in tale settore e conferma come tali materiali possano costituire un elemento di forza anche con Paesi schierati su posizioni diverse rappresentando soluzioni incontestabilmente sostenibili.

L’Italia, infatti, è diventata negli ultimi anni punto di riferimento globale nel materiale innovativo riciclabile ed ha già raggiunto in termini di riciclo obiettivi superiori alla stragrande maggioranza degli altri Paesi: il tasso di riciclo complessivo degli imballaggi in Italia ha raggiunto quota 73,3% nel 2021, superando l’obiettivo del 70% fissato per il 2030, collocando il nostro Paese al secondo posto in Europa per riciclo degli imballaggi pro-capite.

A trarre vantaggio da questa vittoria, non sono solo le sole aziende degli imballaggi ma a ritroso filiere fondamentali per il nostro Paese quali l’intero settore agroalimentare, dalla produzione, alla trasformazione e distribuzione, con decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le modifiche alla norma consentiranno, inoltre, la prosecuzione di ingenti investimenti fatti in innovazione e in bioraffinerie prime al mondo oggi in funzione, di cui l’Italia è leader attraverso società quali Eni Versalis – Novamont che, insieme ad altre partecipate pubbliche e campioni nazionali, aderiscono a Filiera Italia. Parliamo di bioplastiche e di bioprodotti da fonti rinnovabili concepiti per la tutela del suolo e delle acque, attraverso la riconversione di siti industriali non più competitivi, nel rispetto delle specificità locali e in partnership con tutti gli attori della filiera. La leadership che il nostro Paese detiene in tali prodotti innovativi è ulteriormente confermata dal fatto che Cina e Stati Uniti stanno cercando di imitare tali prodotti e processi innovativi nella loro corsa agli sviluppi industriali del biomanufacturing.

Per l’agroalimentare in particolare, la nuova proposta salva il settore vitivinicolo, dall’obbligo del riuso delle bottiglie, a tutela del consumatore garantendo il mantenimento degli alti standard sanitari e di qualità delle produzioni made in Italy. Inoltre, salvo anche il settore dell’ortofrutta e, in particolare la IV gamma, dal divieto di confezionamento sotto a 1,5 kg: un risultato che tutela la qualità e la shelf life delle produzioni e, indirettamente, riduce lo spreco alimentare che altrimenti sarebbe aumentato vertiginosamente in pieno contrasto con gli attuali obiettivi europei. Altro risultato positivo riguarda il settore del florovivaismo dove finalmente i vasi da fiori e da piante sono inquadrati come fattore della produzione. Tali modifiche rappresentano un importante risultato soprattutto a tutela della competitività delle imprese dell’agroalimentare italiano e del potere di acquisto dei consumatori in un momento di grande difficoltà economica.

Filiera di alto livello. “Abbiamo scongiurato un danno economico enorme per il nostro Paese che conta una filiera degli imballaggi di altissimo livello – commenta Salvan di Coldiretti Rovigo -. Il packaging non può essere visto solo rifiuto o scarto, è prima di tutto una protezione degli alimenti e dei nostri prodotti nei confronti dei consumatori, ma anche un modo per allungare la vita di questi. Il Regolamento europeo non teneva conto della presenza di filiere storiche nel settore imballaggi e si scontrava con tutte quelle aziende che avevano sviluppato bioplastiche o altri prodotti innovativi; oltre a essere una manovra miope, ignorava anche i criteri di sicurezza legata agli standard sanitari, un punto forte su cui si muove tutto il made in Italy”.  

Fonte: Coldiretti Rovigo

 

L’acquacoltura in Unione Europea ristagna, nonostante i cospicui aiuti

acquacoltura

Il quadro di riferimento dell’UE per promuovere lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura negli Stati membri è migliorato, ma i finanziamenti, seppur notevolmente aumentati, non hanno prodotto risultati concreti, avvisa la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata lo scorso 15 novembre.

Premessa. L’acquacoltura designa l’allevamento di pesci, molluschi, alghe e altri organismi acquatici. Può essere praticata in acque marine, salmastre o interne, nonché in impianti terrestri dotati di sistemi di ricircolo dell’acqua. Lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura (in termini ambientali, economici e sociali) è uno dei principali obiettivi della politica comune della pesca dell’Unione europea. Nel 2020 la produzione acquicola totale Ue ammontava a 1,1 milioni di tonnellate, pari a meno dell’1 % del totale mondiale. I principali paesi produttori nell’Unione Europea sono Spagna, Francia, Grecia e Italia, che rappresentano circa due terzi della produzione totale dell’Unione. La Corte ha esaminato il periodo 2014-2020, nonché le disposizioni e i programmi già in essere per il periodo 2021-2027 al momento dell’audit.

La produzione acquicola in Europa sembra proprio a un punto morto. L’acquacoltura è una componente importante della strategia Ue per l’economia blu. Contribuisce alla sicurezza alimentare ed è promossa dal Green Deal europeo quale fonte di proteine con una più bassa impronta di carbonio. Con il sostegno del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (1,2 miliardi di euro assegnati per il periodo 2014-2020) e del successivo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (1 miliardo di euro assegnato per il periodo 2021-2027), l’Unione europea mira ad assicurare la sostenibilità ambientale a lungo termine dell’acquacoltura e a ottenere vantaggi sul piano economico, sociale e occupazionale. I risultati però sono lenti a manifestarsi e non sono ancora misurabili con certezza. “Negli ultimi anni l’Ue ha cercato di aiutare questo settore gettando in acqua enormi reti, che sono però rimaste desolatamente vuote”, ha dichiarato Nikolaos Milionis della Corte dei conti europea che ha diretto l’audit. L’importo dei finanziamenti destinati esclusivamente all’acquacoltura per il periodo 2014-2020 è stato più del triplo di quanto speso in totale nel periodo 2007-2013, ma la produzione acquicola globale dell’Ue non è decollata, anzi, si è addirittura contratta per due dei maggiori paesi produttori (Italia e Francia). Neanche gli indicatori socioeconomici promettono bene. Il numero di imprese del settore è in calo e, tra il 2014 e il 2020, i posti di lavoro sono diminuiti approssimativamente da 40 000 a 35 000.

Gli auditor rilevano inoltre debolezze nel sistema di monitoraggio.Né la Commissione europea né gli Stati membri hanno dimostrato la necessità di un così forte incremento e gli auditor hanno motivo di ritenere che l’Ue abbia messo in campo troppo denaro. Fatto sta che i fondi disponibili non sono stati in gran parte usati e gli Stati membri potrebbero non essere in grado di spenderli tutti entro il 2023, termine ultimo di ammissibilità per le spese. Uno degli effetti collaterali di tale situazione è che i paesi dell’Ue hanno finanziato quasi tutti i progetti, indipendentemente dal contributo che avrebbero potuto apportare al conseguimento degli obiettivi Ue per l’acquacoltura, mentre un approccio più mirato sarebbe stato forse più proficuo. Gli auditori non hanno potuto individuare un insieme unico di indicatori che consentisse loro di valutare la sostenibilità ambientale del settore, sebbene si trattasse di uno dei principali obiettivi della politica dell’Ue. Destano ancora maggiore preoccupazione i dati attualmente forniti sui traguardi raggiunti con i fondi Ue, che non sono né uniformi né attendibili e mostrano risultati palesemente sovrastimati, valori conteggiati tre volte e cifre che variano a seconda del sistema di rendicontazione selezionato. Di conseguenza, gli auditor non hanno potuto determinare il contributo dei fondi Ue alla sostenibilità ambientale e sociale del settore acquicolo o alla sua competitività.

Fonte: Servizio comunicazione Corte dei conti europea

Patate, meno produzione e i prezzi lievitano. Aumentata del 25 per cento l’importazione di patate dal Nord Africa, dove però usano per la coltivazione sostanze chimiche vietate in Europa 

C-cassette patate

Meno produzione, ma prezzi soddisfacenti. Si può riassumere così la stagione delle patate della provincia di Verona, prima in Veneto per investimenti con 1.700 ettari sui circa 3.500 regionali, seguita da Vicenza (500 ettari) e Padova (500 ettari). I raccolti hanno segnato un consistente calo un po’ ovunque, tra l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna e la siccità che, nel periodo primaverile, ha bloccato lo sviluppo delle piante. Proprio a causa della scarsa disponibilità, la richiesta sul mercato è stata forte e, di conseguenza, i prezzi sono aumentati. “Quest’anno registriamo un aumento di circa il 20% in base ai listini della Borsa di Bologna – sottolinea Umberto Parodi, tra i maggiori produttori di patate di Confagricoltura Verona, titolare di un’azienda agricola nel Basso Veronese che produce anche cereali e pomodori da industria -. Va però rimarcato che i guadagni sono stati limitati a causa dell’aumento dei costi di produzione: concimi, gasolio, mezzi tecnici e antiparassitari. L’annata, in generale, è stata comunque positiva. Si è verificata una minor incidenza del cosiddetto ferretto, cioè di elateridi o vermi delle patate, che nelle stagioni precedenti avevano lasciato un segno pesante. Tuttavia, le quantità sono leggermente inferiori per effetto della siccità primaverile, soprattutto per quanto riguarda le varietà precoci, che si raccolgono a inizio estate principalmente nella zona vocata del Veronese, cioè Cologna Veneta, famosa per la terra rossa attorno al Guà. Per quanto riguarda le varietà tardive, cioè le patate da industria utilizzate per chips e surgelati, il calo del raccolto è dovuto alla recrudescenza della peronospera”.

Aumentata l’importazione dal Nord Africa, dove vengono usate sostanze chimiche vietate in Europa. La mancanza o il divieto dell’Ue di principi attivi adeguati fa sì che la produzione di patate in Europa sia costantemente in calo, mentre i consumi sono in tenuta. In questo modo viene favorito l’import dal Nord Africa, aumentato del 25% in cinque anni. “Il paradosso è che i nostri competitor usano sostanze chimiche vietate in Europa – osserva Parodi -, con vantaggi per la produzione. Così, però, si rischia di perdere terreno sul fronte della produzione nazionale, avvantaggiando la concorrenza. L’Ue deve decidersi: o consente anche ai suoi produttori di utilizzare le sostanze altrove permesse, oppure mette dei limiti all’import dei Paesi che le usano”.

Il settore occupa in Italia 47.000 ettari, per una produzione di 1,3 milioni di tonnellate di patate. “Secondo me nel Veronese c’è fiducia nella coltivazione – dice Parodi -, soprattutto per quanto riguarda il prodotto fresco, cioè precoce. Il raccolto avviene, infatti, in un periodo ottimale, a cavallo tra le produzioni di Egitto, Cipro e Israele e quelle del Nord Europa. Quindi le patate sono poche e ce le pagano di più. Ci vorrebbero però più interventi di sostegno, ad esempio per quanto riguarda il seme, che è in continuo aumento, e attualmente veleggia su 3.000-4.000 euro ad ettaro.  Auspichiamo che la Pac provveda con aiuti accoppiati”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

26 novembre, in occasione della Mostra Internazionale del Gelato artigianale a Longarone (BL) prevista la consegna dei riconoscimenti del Premio Wigwam Stampa Italiana sezione “Italian Gelato” 

image008

Domenica 26 novembre 2023, a Longarone (BL) ci sarà l’apertura della 63a edizione della Mostra Internazionale del Gelato artigianale (Mig), che si svolgerà sino al 29 novembre. L’evento sarà anche l’occasione per la cerimonia di consegna dei riconoscimenti della 2^ Edizione del Premio Wigwam Stampa Italiana – sezione “Italian Gelato”. Partner e componenti della giuria del Premio sono tutte le organizzazioni della stampa venete e nazionali: Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Unarga e Argav e poi ancora Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa, Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Provincia di Belluno, Anci del Veneto e molti comuni, associazioni e istituzioni scolastiche.

Il Premio Wigwam Stampa Italiana, che prende il nome dall’omonima associazione, fra le primissime organizzazioni di tutela ambientale tra quelle riconosciute con decreto ministeriale, nata da radici bellunesi nel 1971 con il Primo Campo Rimboschimento Malga Mariech, cui parteciparono giovani da tutt’Italia, organizzato con l’allora Direzione dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali di Belluno, è anche l’unica con origini in Veneto, ed è oggi estesa in 21 Paesi nel Mondo.

Il Premio si compone di svariate sezioni e quella del “Gelato” rappresenta una tra le più emblematiche, perciò è stato scelto Longarone e il 63.Mig per la cerimonia di consegna dei riconoscimenti. “Il Premio – afferma Efrem Tassinato, fondatore e presidente di Wigwam – si pone l’obbiettivo di creare una staffetta tra le generazioni nella trasmissione della memoria delle Comunità Locali e in questo 2023 ricorre il 60.mo anniversario della tragedia del Vajont. Tragedia causata dalla prevaricazione del business sugli interessi e la sicurezza delle Comunità Locali, dalla insostenibilità di un modello di sviluppo che mette il profitto in cima alle priorità. E qui a Longarone troviamo invece che un diverso modello di sviluppo basato sulla valorizzazione delle peculiarità ambientali, culturali e produttive dei territori, non solo è possibile ma anche molto più vantaggioso e duraturo nel tempo. Il successo del gelato e del suo indotto, di cui Mig è diventata la vetrina mondiale lo sta a dimostrare”. “Ci riconosciamo in pieno in questa visione ed è anche la nostra mission aziendale – dice Claudio Grigoletto, ad del Gruppo Vecogel, uno tra i maggiori player nazionali dei prodotti per la gelateria di qualità, sponsor del contest “Gelato” del Premio – perché la sfida si vince soprattutto sul piano della promozione della cultura del prodotto che deve essere genuino ma anche in qualche misura identitario. Inoltre, il gelato è sinonimo di felicità e di stare bene insieme ed è proprio questo concetto che stiamo sviluppando con Wigwam”.

A Longarone sarà anche presente Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato dei Giornalisti del Veneto che porterà il saluto del mondo del giornalismo italiano organizzato nelle persone del Segretario nazionale della Fnsi Alessandra Costante e del presidente Vittorio Di Trapani.

Fonte: Wigwam