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Aglio, buon raccolto in Polesine rispetto al siccitoso 2022, con aumento di superfici e prodotto di qualità. Scarseggia, però, la manodopera

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Il 2023 si chiude con un ottimo bilancio per l’aglio veneto, concentrato per il 90% in provincia di Rovigo, decisamente in rimonta rispetto al siccitoso 2022 che causò sofferenza alle produzioni.

Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, in tutto il Veneto la superficie ad aglio è aumentata, portandosi a 550 ettari con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Rovigo resta la regina regionale, con 490 ettari di oro bianco polesano, e un incremento del 21,3%, con l’aglio bianco polesano dop a recitare una parte importante sul mercato, con circa 140 ettari di coltivazione, 600 tonnellate di produzione certificata annua e 3,3 milioni di euro di valore alla produzione. In Polesine si coltivano anche altre tipologie: dall’aglio precoce di maggio, che ha bisogno di una lavorazione particolare per evitare l’ossidazione, all’aglio rosa francese, pure precoce. A tracciare un bilancio è Sandro Targa, che segue il settore come tecnico di Confagricoltura Rovigo: “Rispetto all’anno scorso, quando le altissime temperature e la siccità portarono alla crescita di calibri piccoli, la stagione 2023 si può definire soddisfacente sia come produzione, sia come qualità. Qualche problema c’è stato nel periodo primaverile, con piogge persistenti che hanno reso difficoltosa la lavorazione in campo. Ma in generale le aziende sono riuscite a portare il prodotto a maturazione e ad ottenere un buon raccolto per quantità, con pezzature di qualità”.

Aumento delle superficie coltivate ad aglio nel 2024. Aggiunge Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo: “Si prefigura una buona annata con un prezzo buono, dato che per l’aglio a mazzo, raccolto e seccato, si viaggia mediamente attorno ai 180 euro a quintale. La richiesta dei commercianti è però sempre di più di prodotto semilavorato, che viene pagato oltre 250 euro a quintale, in modo che gli scarti di lavorazione restino in capo al produttore. La panoramica positiva del settore porta a pensare che ci sarà un aumento delle superfici coltivate ad aglio anche nel 2024, anche perché pare che in Francia, nostro principale competitor, siano in diminuzione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’aglio è una coltura meccanizzata nella raccolta, che necessita però di manodopera nella fase di lavorazione, immagazzinamento, stoccaggio e confezionamento in trecce, grappoli, canestrini e mazzi. E questo è il tasto dolente. “Le aziende più grosse hanno personale formato per le varie fasi – spiega Targa -, mentre altre faticano soprattutto nel periodo estivo a reperire persone con fisico e voglia di lavorare in luglio, quando si raccoglie e si lavora l’aglio dop polesano, sotto il sole cocente nelle campagne di Pontecchio, Grignano, Lusia, Guarda Veneta e altri luoghi di produzione polesani. Una volta c’erano molti studenti e gente del posto, mentre oggi bisogna affidarsi sempre di più alle cooperative. E i braccianti sono quasi tutti stranieri”.

24 novembre 2023, si parla di anguilla europea e del progetto Lifeel per mantenere ed incrementare una specie a rischio estinzione nel corso di formazione giornalisti Odg Veneto organizzato in collaborazione con Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

AnguillaVenerdi 24 novembre 2023, al circolo di campagna Wigwam (via Porto 8) ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), dalle 18:30 alle 20:30 si svolgerà il corso di formazione giornalisti Odg VenetoAnguilla europea: il progetto Lifeel per mantenere ed incrementare una specie a rischio di estinzione”, organizzato in collaborazione con Argav. Le iscrizioni sono possibili entro mercoledì 22 novembre nella piattaforma formagione giornalisti (2 crediti).

Il corso si propone la disamina della condizione di un pesce dal ciclo biologico tuttora “misterioso” ed allocato anche in alcuni ambienti italiani, che ne hanno fatto una tipicità. Le mutate condizioni climatiche lo hanno, però, portato ad essere considerato un animale in via d’estinzione ed al proposito è stato varato il progetto Lifeel che, con l’ausilio anche di un’app, punta a mantenere ed incrementare lo stock naturale della specie.

Programma. 18.30 – 19.00 Ciclo biologico dell’anguilla europea e presentazione del progetto Lifeel” – prof. Oliviero Mordenti, ricercatore di Zoocolture presso Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie (Dimevet) dell’Università di Bologna dove svolge attività di ricerca e di didattica. 18.00-19.30 “Caratteristiche delle popolazioni di anguilla dell’alto Adriatico” – dott. Antonio Casalini, assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Università di Bologna. 19.30-20.00 “Riproduzione artificiale e test di alimentazione larvale (LifeelL)” – dott. Pietro Emmanuele, assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Università di Bologna 20.00-20.30 “Un App come strumento per l’individuazione di anguille migranti a supporto della popolazione selvatica (Lifeel)” – Dott.ssa Laura Gentile, dottoranda Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Settore scientifico disciplinare: Agr/20 Zoocolture. Modera Marina Meneguzzi, giornalista e consigliera Argav.

Secondo e terzo tempo. Al termine dell’incontro, prima del convivio preparato dal giornalista chef Efrem Tassinato, presidente Wigwam Club a base di “polenta e scopetòn” e zaleti alla maniera di Cologna, proposti dalle comunità locali Wigwam del Colognese Veneto e dell’Est Veronese, incontreremo lo scrittore Gianni Storari, che presenterà il suo ultimo libro “L’eredità“, che tratta l’emigrazione veronese in Sud America.

Foto in alto: credits Mattia Nocciola

Bando da 915mila euro per la sostenibilità della filiera olivicolo-olearia, presentazione domande entro metà gennaio 2024

olive pronte per il frantoio

olive pronte per il frantoio

E’ stato approvato dalla Regione Veneto un bando da oltre 915mila euro per sostenere l’ammodernamento dei frantoi veneti e migliorare le performance ambientali dell’attività di estrazione dell’olio extravergine di oliva. La misura si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che programma l’utilizzo dei fondi recati dal programma Next Generation Eu per l’Italia. Lo stanziamento deriva dal riparto assegnato a ciascuna regione dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per l’attivazione della sottomisura “Ammodernamento dei frantoi oleari. Il bando è disponibile nel Bollettino Ufficiale regionale e la scadenza del termine per la presentazione delle domande è fissata al 15 gennaio 2024.

Con circa 5mila ettari di superficie coltivata a olio e una produzione di circa 2,8 tonnellate per ettaro, in Veneto si registra una produzione del 69% localizzata a Verona (3.569 ha, +0,3%), seguita da Treviso (571 ha, +3,8%) e Vicenza (565 ha, +0,5%). “Un settore in crescita e al quale è necessario dare sostegno per preservarne le sue caratteristiche di unicità e qualità rispetto anche la concorrenza straniera. Con questi contributi alle aziende intendiamo incentivare la riduzione di rifiuti e favorirne il riutilizzo a fini energetici, due pilastri dell’economia circolare. Grazie a questo bando potremo sostenere il rinnovo degli impianti tecnologici, migliorare la qualità degli olii e progressivamente incrementare la sostenibilità della filiera olivicolo-olearia”, commenta al riguardo l’assessore al Turismo della Regione del Veneto, Federico Caner.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pesce pescato e pesce allevato, qual è il migliore?

Schermata 2023-10-22 alle 18.27.18Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Il pesce pescato offre caratteristiche migliori dal punto di vista della composizione nutrizionale e del sapore delle carni; negli ultimi decenni, però, l’elevata pressione di pesca ha danneggiato molti habitat naturali e messo in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. I prodotti ittici di allevamento presentano invece vantaggi dal punto di vista sanitario e della sostenibilità ambientale. Un confronto tra i vantaggi del pesce pescato e di quello allevato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Per la Corte dei conti europea, la politica vitivinicola Ue lascia l’amaro in bocca

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L’Unione europea è il maggior produttore, consumatore ed esportatore mondiale di vino. Nel 2022 esistevano nell’Ue 2,2 milioni di aziende vinicole ed i vigneti coprivano circa il 2% della superficie agricola utilizzata dell’Ue. Circa l’80 % del vino prodotto nell’Ue proviene da Italia, Francia e Spagna. I viticoltori e i produttori vinicoli fruiscono del sostegno finanziario della Pac, che può consistere in un sostegno specifico nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati del vino (principalmente attraverso i programmi nazionali di sostegno), ma anche in pagamenti diretti, sostegno alle misure di sviluppo rurale e/o misure di promozione orizzontali.

Il settore vitivinicolo dell’Ue è fortemente regolamentato e sostenuto. In particolare, viticoltori ricevono dall’Unione europea circa 500 milioni di euro all’anno per ristrutturare i vigneti ed diventare più competitivi. Dal 2016, possono anche richiedere l’autorizzazione a piantare ulteriori viti, al fine di consentire una crescita controllata della produzione potenziale (un aumento annuo massimo dell’1 %), evitando al contempo un eccesso di offerta. “Sviluppare la competitività del settore vitivinicolo è essenziale e particolarmente pertinente ai fini dell’Ue, ma dovrebbe andare di pari passo con una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale” ha dichiarato Joëlle Elvinger, responsabile per la Corte dei conti europea dell’audit. “Per quanto riguarda entrambi gli obiettivi, possiamo quanto meno affermare che l’azione dell’Ue non abbia ancora prodotto i risultati sperati.”

 I metodi di viticoltura utilizzati nell’Unione Europea sono raramente “verdi”. Gli auditor dell’Ue lamentano che, nonostante l’entità dei finanziamenti in gioco, la politica vitivinicola dell’Unione europea non abbia fatto molto per l’ambiente. In particolare, la misura che offre la possibilità di ristrutturare i vigneti dimostra scarsa attenzione per gli obiettivi di natura ambientale. In pratica, le risorse Ue non sono state indirizzate verso progetti volti a ridurre l’impatto della viticoltura sul clima e/o sull’ambiente. Anzi, tale misura potrebbe aver sortito l’effetto opposto, come il passaggio a varietà di viti che necessitano più acqua. Analogamente, l’aumento dell’1% della superficie viticola, esteso per ulteriori 15 anni (fino al 2045), non è mai stato valutato sotto il profilo ambientale.

Il futuro non appare molto più roseo: nella nuova politica agricola comune (Pac), le ambizioni ambientali per il settore vitivinicolo restano limitate. In passato, la Corte dei conti europea ha raccomandato di collegare esplicitamente i pagamenti a favore degli agricoltori – compresi quelli per i viticoltori – al rispetto di requisiti ambientali. Nella nuova Pac, invece, tali requisiti per l’erogazione dei finanziamenti destinati alle ristrutturazioni sono stati aboliti. Inoltre, gli Stati membri dell’UE saranno tenuti a destinare solo un modesto 5% delle risorse stanziate per il settore vitivinicolo ad azioni relative ai cambiamenti climatici, all’ambiente e alla sostenibilità. A giudizio della Corte, tale percentuale è piuttosto esigua considerato che, nell’ambito di una PAC più verde, il 40 % di tutta la spesa dovrebbe essere diretta a obiettivi collegati al clima.

Neanche l’obiettivo dell’Ue di rendere i viticoltori più competitivi è stato conseguito. Nei cinque paesi sottoposti a audit, i progetti sono finanziati indipendentemente dal loro contenuto o dal loro livello di ambizione, e senza tener conto di criteri per aumentare la competitività. Anche cambiamenti non strutturali o normali rinnovi dei vigneti sono finanziati, benché tali azioni non siano ammissibili a ricevere finanziamenti. I beneficiari non sono neanche tenuti a comunicare in che modo l’attività di ristrutturazione abbia accresciuto la loro competitività. Inoltre, né la Commissione europea né gli Stati membri valutano in che modo i progetti sostenuti contribuiscano effettivamente a rendere i viticoltori più competitivi.  Lo stesso vale per il sistema di autorizzazione degli impianti. In primo luogo, l’aumento annuale massimo dell’1% è stato proposto e adottato senza alcuna giustificazione, o senza che sia stata eseguita un’analisi della sua opportunità e pertinenza. In secondo luogo, nel concedere tali autorizzazioni solo alcuni criteri di ammissibilità e di priorità sono presi in considerazione.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

12 novembre 2023, i due premi Argav De Savorgnani e Boato invitano al 37esimo raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’Antica Foresta del Consiglio

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I faggi della foresta demaniale reg.le del Cansiglio gestita da Veneto Agricoltura, visita soci Argav (foto Mirka Cameran Schweiger)

di Toio de Savorgnani (premio Argav 2016) e Michele Boato (premio Argav 2019). Di anno in anno, e sono ormai 37, continuiamo ad essere presenti per intervenire se necessario, per portare le problematiche dell’Antica Foresta a conoscenza di tutti, per agire allo scopo di evitare gli errori, poiché spesso le scelte avvengono in silenzio e ci si accorge del danno quando è ormai irreparabile.

Non siamo stati “quelli che dicono sempre di no”: se ci siamo messi in movimento all’inizio per evitare il collegamento con impianti da sci con Pian Cavallo, abbiamo anche sostenuto l’istituzione del Parco Regionale, poi della Riserva regionale, poi della Riserva della Biosfera-Unesco, tutte proposte che il mondo politico ha cassato. Un’area protetta sarebbero una grande occasione per avviare progetti di gestione sostenibile, di grande respiro, coinvolgendo anche tutti i comuni che la circondano, ma causa la mancanza di lungimiranza le amministrazioni locali si sono sempre opposte, perdendo queste occasioni.

Se non sono state accettate quelle proposte, abbiamo però fermato i molti tentativi, durati quasi 25 anni, di collegare sciisticamente il Cansiglio al Pian Cavallo, abbiamo evitato che la base militare (radar) Nato del monte Pizzoc diventasse una stazione sciistica invernale, abbiamo fermato i tre tentativi di irregolare vendita della base militare di Pian Cansiglio da parte del ministero della Difesa, ma ci siamo anche opposti a che quell’area venisse venduta o affittata alla famiglia Benetton per farne un centro sportivo sicuramente fuori posto. Ci siamo opposti con successo al “parco” eolico con torri alte 120 m. visibili dalla laguna di Venezia, sulla cima del Pizzoc. Abbiamo evitato l’abbattimento di 2000 cervi, e al posto dei cacciatori è arrivato il lupo che nel giro di qualche anno li ha contenuti, in modo naturale a circa 400. Abbiamo fermato la vendita dell’ex albergo San Marco, ormai un rudere, che avrebbe dato il via ad una lunga serie di altre vendite che avrebbero snaturato il significato di Foresta inalienabile.

Ultima nostra azione è l’opposizione alla costruzione in Cansiglio di un nuovo e inutile caseificio, esistendone già uno a Tambre che trasforma il latte dell’altopiano. Ma è stato in parte anche merito nostro se, continuando a divulgarne la grande importanza dei valori naturalistici e chiedendone la protezione, il Cansiglio è diventato SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale) e poi ZSC (zona speciale di conservazione) di Rete Natura 2000, il sigillo definitivo della Comunità Europea dei siti che Paesi e Regioni devono obbligatoriamente conservare e tutelare. I siti di Rete Natura 2000 in Veneto sono circa 130 per oltre 400.000 ettari. Ognuna di queste aree avrebbe dovuto avere anche un Piano di Gestione, da approvare in tempi rapidi ma quello del Cansiglio giace da molti anni nel dimenticatoio della regione. Chiediamo l’approvazione, pur in grave ritardo, del Piano di Gestione del Cansiglio che permetterebbe anche di accedere a notevoli contributi europei che la Regione sta perdendo di anno in anno. Non è danno erariale questo? Ci organizzeremo per intervenire a livello istituzionale.

La camminata di quest’anno ha un percorso circolare con partenza e arrivo al Museo dell’Uomo in Cansiglio, a Pian Osteria, aggirando la Riserva Pian di Landro Baldassare, su strade forestali. Vedremo una zona danneggiata dalla tempesta Vaia a fine 2018, anche se in Cansiglio sono state colpite solo aree limitate. Ragioneremo sul futuro della Foresta del Cansiglio e delle foreste delle Dolomiti nel dopo Vaia, che colpì oltre 40.000 ettari di foresta, abbattendo forse 15milioni di alberi, a cui seguirono forti nevicate con ulteriori danni. Altro fattore di crisi è il dilagare del bostrico, un coleottero che scava gallerie sotto la corteccia e interrompe il circolo della linfa fino a uccidere l’albero. Colpisce soprattutto l’abete rosso, una delle specie più diffuse delle Dolomiti; interi boschi si stanno ammalando e altri milioni di piante moriranno, ben di più di quelli di Vaia. Buona parte delle montagne del nord Italia cambieranno aspetto e insorgeranno nuovi problemi. Siamo all’inizio di un periodo sempre più difficile, determinato soprattutto dal riscaldamento climatico. Che cosa stiamo facendo per prepararci a questo difficile futuro? Troppo poco o quasi nulla. Parliamone ed agiamo. Rete Natura 2000 è una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Ue, istituita dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

In pratica. Ore 9.30 raduno al villaggio cimbro di Pian Osteria (a 3 km da Pian Cansiglio), facilità di parcheggio. Tutto il percorso, con poco dislivello, è su strade forestali, tranne breve tratto su SP 422. Ore 10.00 partenza per il villaggio di Campon. A Campon si gira a destra verso Pian Rosada dove si gira a destra verso la Valmenera. Ci si ferma all’ex villaggio cimbro di Val Bona con sosta pranzo e interventi, dalle 12.30 alle 14.00. Ritorno a Pian Osteria, al punto di partenza circa alle 15/15.30.  Percorreremo il perimetro della Riserva Naturale Orientata Pian di Landro Baldassare, dove la tempesta Vaia ha colpito duro, con ampie zone dove quasi tutti gli alberi sono caduti. Un’occasione per capire i danni al bosco e la reazione dell’ambiente, nonché per prefigurare quale potrebbe essere il futuro del Cansiglio ma anche delle altre Foreste del Veneto e delle Alpi nel caso di altri (possibili) eventi atmosferici avversi o di danni da avanzamento del cambiamento climatico. Info 0438.581989 (Toio).

A Verona nasce la prima equivia dei Forti, iniziativa che vede collaborare Fieracavalli (9-12 novembre) e Comune scaligero, nell’ambito del progetto Smart Verona, città patrimonio Unesco

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Il cavallo esce dalla fiera e arriva in città. Fieracavalli, che aprirà a Verona Fiere giovedì 9 novembre per protrarsi fino a domenica 12 novembre, e il Comune di Verona lanciano il progetto dell’equivia dei Forti, un itinerario pensato per far scoprire le bellezze della città patrimonio mondiale UNESCO da una prospettiva diversa, quella del cavallo, attraverso il circuito del turismo lento.  L’iniziativa si inserisce nelle attività di “Smart Verona, città Patrimonio Mondiale Unesco”, promosso dall’assessorato alla Cultura, Turismo e ai Rapporti con l’Unesco del Comune di Verona – ed ora curato dalla Direzione Cultura Turismo Spettacolo, ufficio Conservazione e valorizzazione sito Unesco e Cinta Muraria – nell’ambito delle iniziative del Ministero del Turismo volte alla valorizzazione dei comuni a vocazione turistico-culturale nei siti riconosciuti dall’Unesco.

I percorsi dell’equivia dei Forti saranno operativi nel 2024 e proporranno tre diversi itinerari, per un’offerta mirata a far conoscere al meglio Verona, il suo territorio e il suo patrimonio storico-culturale.
“Una proposta che arricchisce i percorsi di visita cittadini, un unicum a livello nazionale che porterà a Verona un nuovo percorso legato all’ippica che unisce sport, natura e turismo lento – afferma l’assessora alla Cultura e al Patrimonio Unesco Marta Ugolini –. Un progetto frutto di un lavoro di squadra che trova in Fieravacalli un partner d’eccezione”. “Da 125 anni, Verona e la sua fiera scrivono la storia del mondo del cavallo, promuovendone la figura come elemento di passione e attività economica – ha detto il presidente di Veronafiere Federico Bricolo –. La creazione di nuove equivie sul territorio rafforza il ruolo di Verona come “città del cavallo” e ne valorizza la vocazione turistica”.

Tre percorsi. La nuova ippovia dei Forti, potenziata rispetto a quella già esistente nella mappatura, nella presenza di punti ristoro e nell’installazione – lungo il percorso – di capannine di riparo per i cavalli con anelli di fissaggio, lunghine e abbeveratoi, si sviluppa in tre percorsi, diversi ma concatenati, che uniscono le mura scaligere delle Torricelle e la dorsale urbana dei bastioni, collegando idealmente tutti i luoghi dove sorgevano i forti di origine asburgica della città. Nel percorso di pianura, i 4 forti di Parona, Chievo, Lugagnano e Gisella sono uniti da una linea di percorso lunga 15,3 km per 3,5 ore di tempo di percorrenza mentre; nel percorso di collina, il viaggio a cavallo unisce i 3 forti di San Mattia, San Leonardo (oggi Santuario della Madonna di Lourdes) e il Forte Santa Sofia per 20 km e circa tre ore di percorrenza. Questi due tracciati si aggiungono all’Equivia Urbana, inaugurata a Fieracavalli nel 2019, che si estende per circa 14,6 km, dai bastioni di San Zeno, Castel Vecchio e Piazza Bra, seguendo la riva del fiume. Punto di partenza di tutte le equivie è sempre Corte Molon, dove ha sede il cuore operativo di tutti i progetti di equiturismo e ippoterapia di Fieracavalli, che mette a disposizione anche per i cavalieri indipendenti, parcheggi per i mezzi degli escursionisti e dei loro cavalli.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

8 novembre 2023, incontro stampa a Badia Polesine (RO) per la presentazione dell’avvio dei lavori di efficientamento del sistema idraulico Adigetto-Scortico-Malopera

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Mercoledì 8 novembre alle ore 10.30, in località Sperone Bova, presa dell’Adigetto, a Badia Polesine (RO) (ingresso dal ponte sull’Adige SP42),  alla presenza del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, il Consorzio di bonifica Adige Po, Anbi e Anbi Veneto, insieme a Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presentano alla stampa l’avvio dei lavori di ristrutturazione del canale Adigetto e dei suoi manufatti irrigui: un intervento del valore di 30 milioni di euro, finanziato dal Ministero tramite Pnrr, per rimettere a nuovo una fondamentale arteria irrigua del Polesine.

67 km di canale per distribuire l’acqua dell’Adige su 50 mila ettari di campagne per 300 milioni di euro di produzione agricola di qualità; un’opera preziosa anche dal punto di vista della sicurezza idraulica per 10 comuni (tra cui il capoluogo Rovigo) e dal grande valore paesaggistico e ambientale. In epoca di cambiamenti climatici e di necessità di efficientare la rete idraulica del Paese, l’intervento acquisisce un valore simbolico che va oltre l’aspetto territoriale.

Tra i partecipanti: l’ing. Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; il presidente nazionale di Anbi Francesco Vincenzi; l’assessore regionale al Territorio Cristiano Corazzari, la segretaria generale dell’Autorità Distrettuale di Bacino delle Alpi Orientali Marina Colaizzi; i rappresentanti delle organizzazioni agricole regionali. E’ possibile scaricare il  PROGRAMMA__dell’incontro

Ai giornalisti che intendessero partecipare, è richiesta la cortesia di un riscontro alla mail comunicazione@anbiveneto.it

5 novembre 2023, Granze di Camin (PD), manifestazione contro ampliamento Alì “Diciamo assieme basta al consumo del suolo”

IMG-20231101-WA0006Riceviamo dal Circolo Wigwam Presidio ilpresidio@wigwam.it e dal Comitato cittadini Granze cittadini.granze@libero.it la seguente comunicazione:

“I disastri ambientali oramai evidenti e da tutti imputati alla mala gestione del territorio e alla cementificazione compulsiva non bastano per riportare il business nei corretti binari dell’interesse delle Comunità Locali. Ed è così che la zona industriale di Padova si allarga ancora al suo intorno, così come un tempo, consumando ancora terreno vergine, terreno agricolo, nonostante che al suo interno vi siano intere zone inattive con capannoni vuoti lasciati a deperire. Una zona industriale che l’attuale giunta Giordani ha scelto di espandere oltre il limite prefissato nel Piano degli Interventi per accontentare l’attività produttiva di un imprenditore privato, ALI’ S.p.a. con sede in via Olanda”.

“ALI’ S.p.a. caso emblematico, nel 2021 deposita al SUAP di Padova un progetto di ampliamento dell’attuale sede operativa in via Svezia mediante la realizzazione di tre nuovi depositi (uno di questi alto 35 metri) che vanno ad occupare una superficie di 154.850 mq. di superficie in zona agricola, al di fuori del perimetro della zona industriale. Così facendo ALI’ S.p.a. chiede al Comune di approvare una Variante urbanistica al Piano degli Interventi per trasformare l’area in questione da agricola a industriale”. 

“I cittadini di Granze e di Camin di Padova riuniti in comitato affermano che ben presto vedranno così scomparire quel poco di territorio che si era salvato dalla precedente urbanizzazione industriale degli anni ’60 del secolo scorso, assistendo, ancora una volta, impotenti a tale misfatto. Dicono che la proposta di piantumazione di nuovi alberi è una misura che non risolve i problemi connessi al consumo di suolo, anche perché l’area a verde è obbligatoria all’interno del lotto per normativa, ma un modo di presentare come sostenibile un progetto che va totalmente nella direzione opposta. E gridano a gran voce “non ci facciamo abbindolare nemmeno dallo specchietto per allodole dei posti di lavoro perché, come indicato nella relazione illustrativa di ALI’ S.p.a., il sistema d’immagazzinaggio è del tutto meccanizzato.  Nella zona industriale di Padova esistono numerose aree con magazzini o ex fabbriche abbandonate: aree che potrebbero essere riutilizzate o rigenerate, senza bisogno di sottrarre altro terreno vergine, certo con costi maggiori, ma è evidente che ogni nuovo metro quadro di suolo cementificato produce danni che si sommano in modo esponenziale. Inoltre, ci domandiamo se siano questi i posti di lavoro che vogliamo e che le istituzioni e gli enti locali devono sostenere. Noi crediamo invece che le Amministrazioni Pubbliche dovrebbero favorire solo quelle iniziative economiche che creano posti di lavoro coerenti con le politiche di contrasto della crisi climatica ed ecologica.”

Il programma di “Diciamo assieme basta al consumo di suolo!” di domenica 5 novembre 2023 a Granze di Camin – Padova. Ritrovo alle ore 10:30 piazzetta Beffagna Via delle Granze Sud, 49 passeggiata aree verdi della Zip, passeggiata lungo Via Polonia Riviera Maestri del Lavoro, picchetto davanti al capannone di Ali Spa  in via Svezia, passeggiata in Via Villa Ruffina.

Fonte: Wigwam
 

Tecnologia gratuita in aiuto di piccole e medie imprese agricole: il consorzio Leb di Cologna Veneta (VR) partecipa a un progetto europeo

Progetto-senza-titoloSviluppare una piattaforma digitale e un’applicazione per offrire alle piccole e medie imprese agricole consulenza gratuita basata sui dati relativi a suoli, acqua e colture e migliorare la collaborazione sinergica tra agricoltori, consumatori e fornitori di servizi. È questo l’obiettivo del progetto europeo Phito (Platform for helping small and medium farmers to incorporate digital technology for equal opportunities) alla cui realizzazione partecipa anche il Consorzio di bonifica Leb.

Il progetto, finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe dell’Unione Europea per quasi cinque milioni di euro, ha come capofila l’Università di Wageningen (Olanda) e coinvolge oltre al Consorzio Leb, l’Università di Padova, il Consorzio di bonifica Delta del Po, l’Università di Iasi (Romania), l’Università di Agricoltura di Tirana (Albania) e una serie di partner internazionali in Europa e Sud America. Nei giorni scorsi a Wageningen (Olanda) si è svolta la prima riunione plenaria del progetto a cui ha partecipato la dottoressa Giulia Sofia, dell’Unità di ricerca scientifica del Consorzio Leb (nella foto in alto durante la riunione in Olanda). “Lo scopo della riunione – ha spiegato la ricercatrice – è stato stabilire l’inizio ufficiale delle attività, che hanno l’obiettivo lungimirante di sviluppare un’applicazione per l’agricoltura digitale, che si avvale di una grande quantità di dati rilevati dai partecipanti al progetto con metodi molto avanzati, e conoscenze strategiche così da dare al settore agricolo delle piccole e medie imprese un ruolo di primo piano. Il progetto, della durata di cinque anni, consentirà un forte avanzamento del ruolo di queste aziende nell’ambito di un approccio sostenibile alla produzione”.

Phito si distingue per essere un progetto innovativo che riduce la complessità dell’agricoltura digitale e fa un uso intelligente dei geodatabase aperti esistenti (attraverso la raccolta di dati geografici di dominio pubblico), incorporandoli nei vari sistemi e reti alimentari locali. Attraverso la co-creazione insieme alle Poi e a numerosi rappresentanti degli agricoltori locali, Phito contribuirà a colmare il divario digitale fornendo un migliore accesso alle informazioni e al networking locale, aiutando le piccole e medie imprese a migliorare i loro processi decisionali e di conseguenza le loro prestazioni economiche e ambientali.

Fonte: Servizio stampa Canale Web

“Siamo soddisfatti di essere stati inseriti in questo progetto europeo dal quale il Consorzio LEB – precisa il presidente Moreno Cavazza – trae indiscutibili benefici sia in termini economici, attraverso l’accesso diretto ai fondi della Comunità Europea, che di prestigio sotto il profilo tecnico, in quanto conferisce al Centro per la sperimentazione e l’innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.) del Consorzio stesso un respiro ed un riconoscimento a carattere internazionale. Il progetto potrà portare indubbi vantaggi alle piccole e medie realtà imprenditoriali del settore agricolo del territorio veneto che si occupano di colture tipiche di pregio sia nella parte di pianura che di collina, a dimostrazione del riconoscimento a livello internazionale delle nostre eccellenze agroalimentari”.