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Influenza aviaria nei bovini da latte negli Stati Uniti: cosa sappiamo

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A seguito della diffusione di un ceppo di influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) in alcuni allevamenti di bovini da latte degli Stati Uniti, il Laboratorio di referenza europeo (Eurl) per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia (IZSVe) precisa che al momento non sono stati riportati casi nei bovini e nell’uomo in Italia e nella UE.

Negli USA la presenza di tanti allevamenti di bovini da latte di grandissime dimensioni con ampi parchi esterni rende più frequente e diretto il contatto tra avifauna selvatica e animali da allevamento. In passato, il virus aveva già dato origine a eventi di spillover dagli uccelli selvatici a mammiferi domestici (carnivori) allevati con ridotte misure di biosicurezza, come per esempio gli allevamenti di visoni da pelliccia. L’Eurl è in stretto contatto con le organizzazioni sanitarie internazionali e sta seguendo attentamente l’evolversi della situazione. Anche le autorità sanitarie nazionali, il Ministero della Salute e le Regioni, stanno monitorando la situazione per adottare eventuali misure di mitigazione del rischio.

Oltre che gli animali, il virus negli USA ha contagiato anche un operatore del settore lattiero-caseario che era venuto a contatto con i bovini infetti, causando una congiuntivite. Il caso rappresenta un evento eccezionale, infatti è la prima volta che un uomo viene infettato da un bovino con un virus dell’influenza aviaria HPAI e ciò potrebbe essere dovuto a una forte contaminazione ambientale e al mancato rispetto delle norme igieniche durante la mungitura. Non ci sono evidenze di trasmissione del virus per via aerogena. I ricercatori stanno cercando di capire le esatte dinamiche di diffusione di questo virus dai volatili ai bovini e tra i bovini. Non è chiaro infatti se i bovini degli allevamenti americani siano stati infettati da volatili selvatici o da altra fonte riconducibile ai tanti casi di HPAI nel pollame che hanno colpito e stanno tuttora colpendo gli Stati Uniti. Studi clinici e sperimentali sono previsti in USA e in Europa per chiarire questi aspetti. Il monitoraggio costante delle caratteristiche genetiche del virus e la condivisione delle sequenze all’interno della comunità scientifica permetteranno inoltre di individuare tempestivamente eventuali mutazioni pericolose. Sebbene siano stati identificati cambiamenti minori nella sequenza del virus identificato nell’uomo rispetto a quelle riscontrate nei bovini, entrambe le sequenze mantengono le caratteristiche genetiche tipiche dei virus aviari e per la maggior parte mancano di mutazioni che li renderebbero più adatti a infettare i mammiferi. Il genoma del virus trovato nell’uomo presentava una modifica (PB2 E627K) nota per essere associata all’adattamento virale ai mammiferi, che era già stata rilevata in precedenza in virus HPAI H5N1 e altri sottotipi di influenza aviaria (es. H7N9) identificati in persone e animali infetti ma senza aver mai acquisito la capacità di diffondersi tra le persone.

Il virus è stato rinvenuto anche in campioni di latte crudo proveniente dagli allevamenti coinvolti. A causa delle limitate informazioni disponibili sulla trasmissione del virus dell’HPAI nel latte crudo, la autorità americane hanno precisato che il consumo di latte pastorizzato o UHT rimane sicuro perché questi trattamenti sarebbero in grado di inattivare completamente il virus eventualmente presente. A titolo precauzionale, le stesse autorità hanno anche raccomandato all’industria lattiero-casearia americana di non produrre o vendere latte crudo o prodotti caseari a base di latte non pastorizzato provenienti da allevamenti bovini che mostrino sintomi di malattia.

Date le caratteristiche genetiche di questo ceppo, l’attuale rischio per la popolazione umana rimane basso. Il livello di rischio è maggiore per le categorie professionali più esposte, come veterinari e allevatori, che entrano in contatto con il bestiame. I virus HPAI attualmente in circolazione in tutto il mondo, appartenenti al cosiddetto clade 2.3.4.4.b, presentano delle caratteristiche che li rendono estremamente contagiosi e in grado di colpire specie molto diverse tra di loro e questo comporta un innalzamento del rischio di contagio per l’uomo, in particolare per le categorie che lavorano a stretto contatto con animali sensibili al virus. L’alto tasso di diffusione del virus fra volatili selvatici, domestici e mammiferi, ha segnato il passaggio dall’ambito della sanità animale a quello della salute pubblica. L’Eurl sta lavorando in sinergia con i servizi di prevenzione umana a tutela della salute pubblica, per studiare e prevenire possibili eventi di spillover, ed è impegnato nella ricerca e lo sviluppo di presidi vaccinali e terapeutici negli animali e nell’uomo. L’IZSVe inoltre è impegnato all’interno dell’Associazione degli Istituti Zooprofilattici nel progetto INF-ACT che punta ad aumentare le potenzialità di monitoraggio, previsione e le capacità diagnostiche e terapeutiche per un’efficace gestione di nuovi eventi pandemici generati da patogeni emergenti.

Report EFSA-ECDC-EURL. In un report congiunto pubblicato lo scorso 3 aprile, il Laboratorio di riferimento dell’Unione europea per l’influenza aviaria presso l’IZSVe (EURL), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) avvertono che il virus dell’influenza aviaria H5N1 HPAI continua a diffondersi nell’Ue e in altre parti del mondo, causando un’elevata mortalità tra gli uccelli selvatici e salti di specie nei mammiferi selvatici e domestici. Secondo il report, oltre alle caratteristiche intrinseche del virus e alla suscettibilità dell’ospite, i fattori che più stimolano la mutazione e l’adattamento del virus ai mammiferi e ne rendono più efficace la potenziale diffusione, sono l’ecologia delle specie ospiti, le attività umane come alcune pratiche agricole e lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali, nonché i cambiamenti climatici e ambientali. Tra le misure di mitigazione del rischio di introduzione e diffusione del virus vi sono il rafforzamento delle infrastrutture veterinarie, l’applicazione di misure di biosicurezza negli allevamenti e la riduzione del contatto della fauna selvatica con gli animali domestici.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Ambiente. In Veneto 7 milioni di euro per rottamare veicoli commerciali (fino a sei mezzi, contributi fino a 9.600 euro per ciascun veicolo), richieste entro il 14 giugno 2024

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La Giunta della regione Veneto ha approvato un nuovo bando per la concessione di contributi regionali destinati alla rottamazione di veicoli aziendali e la loro sostituzione con mezzi a basso impatto ambientale. L’iniziativa è finalizzata a incentivare le micro, piccole e medie imprese aventi sedi legale e operative in Veneto. L’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto, da 2.000 a 9.600 euro, in rapporto alla tipologia di alimentazione ed emissioni del nuovo veicolo, ma anche alle dimensioni dell’impresa.

I criteri di assegnazione. “Il bando rientra tra le iniziative del nostro piano aria – prosegue l’assessore -, sviluppato in oltre settanta misure regionali, che stiamo gradatamente portando avanti. Per l’attuazione di questa specifica iniziativa, dedicata alle imprese, abbiamo messo a disposizione 7 milioni di euro”. La graduatoria delle domande sarà formulata in funzione del veicolo da sostituire (benzina o bifuel fino a Euro 4; diesel fino a Euro 5), della tipologia di impresa (micro, piccola, media) e anche della sede aziendale, in quanto ci sarà un punteggio premiale moltiplicato per 1,2 in caso di sede in comuni che abbiano adottato ordinanze per il miglioramento della qualità dell’aria negli ultimi anni. Vi sarà la possibilità di rottamare fino a sei mezzi, tre veicoli per ciascuna linea di finanziamento (categorie N1 e M1).

Tutti i dettagli del bando si potranno trovare sul BUR. La presentazione delle manifestazioni di interesse potrà avvenire fino al 14 giugno 2024. Per ogni informazione è possibile scrivere all’indirizzo mail veicoli.commerciali@ven.camcom.it

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

30 aprile 2024, le federazioni provinciali italiane di Coldiretti contemporaneamente in assemblea per celebrare gli 80 anni di storia all’insegna del made in Italy e del motto “più reddito agli agricoltori e più trasparenza per i consumatori” 

ColdirettiMartedì 30 aprile p.v. sarà un giorno in cui tutte le 96 federazioni provinciali Coldiretti, da Nord a Sud d’Italia, riuniranno i soci agricoltori per celebrare gli 80 anni di storia dell’associazione per ribadire sull’intero territorio italiano l’ #orgogliocoldiretti, ricordando le grandi battaglie, i risultati ottenuti e tracciare il cammino per il futuro, a partire dalle priorità urgenti per il mondo agricolo e l’ autentico “made in Italy”. Saranno presenti tanti imprenditori agricoli di ogni età, tra i quali numerosi giovani e donne, impegnati ogni giorno in un settore chiave per l’economia regionale ma alle prese con non poche emergenze. In primo piano le tante battaglie di Coldiretti per difendere il reddito degli agricoltori, la riflessione e il dibattito sulle priorità urgenti per il mondo agricolo, le sfide in Europa e in Italia che attendono il settore primario.

L’ obiettivo principale è garantire il giusto reddito ai produttori e dignità per il loro lavoro. “Da oltre vent’anni ci battiamo per la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari- spiega Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto –  per garantire ai consumatori cibo genuino e autentico. Il vero ‘made in Italy’ alimentare lo facciamo noi con quella parte dell’agro-industria e della distribuzione che non si piega al prezzo più basso, ma valorizza con noi il lavoro di migliaia di imprenditori. Queste assemblee saranno occasione per rilanciare  l’abolizione del codice doganale, che consente a materie prime estere di diventare prodotti italiani e portare all’attenzione di tutti i soci le iniziative in corso che Coldiretti porta avanti per fermare le importazioni sleali e dare dignità al lavoro degli agricoltori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Lutto in casa Argav, è mancato Vittorio Ingegneri

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Ieri, venerdì 26 aprile, è mancato all’affetto dei suoi cari Vittorio Ingegneri (88 anni), socio Argav di Noventa Padovana (PD).

Vittorio, nativo di Adria (RO), era stato tra i soci fondatori della cooperativa che gestiva “Quattro Ciacoe”, mensile nato nel 1982 che dava spazio ad articoli e rubriche scritte nei dialetti di tutto il Veneto e di cui è cessata la tiratura nel 2022 dopo quarant’anni di onorata attività. Il periodico era distribuito in tutto il Nordest e inviato alle associazioni di immigrati veneti in sud America, Australia e Sudafrica.

Autore di tredici libri di racconti e poesie in dialetto veneto, nel 2017 era stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per il suo impegno nella difesa e nella diffusione della cultura e delle tradizioni venete.

Le esequie si svolgeranno martedì 30 aprile alle ore 9.30 nella chiesa parrocchiale santi Pietro e Paolo di Noventa Padovana.

Il Direttivo e i Soci Argav esprimono sentite condoglianze alla famiglia di Vittorio Ingegneri
per la perdita di un valentissimo collega e caro amico.

27 e 28 aprile 2024, debutta “Go to Veneto”, primo evento di degustazione organizzato dal Coordinamento regionale Strade del vino

GoToVeneto_2_lowQuale modo migliore per scoprire i vini e le attrazioni dell’enoturismo in Veneto se non quello di percorrere le sue iconiche Strade? “Go To Veneto”, al suo debutto nel prossimo fine settimana, è la prima manifestazione interamente ideata e organizzata dal Coordinamento regionale delle Strade del vino e sapori del Veneto. Si tratta, dunque, di un tour on the road che va alla scoperta non solo di vini da degustare ma anche di zone geografiche da conoscere e di vitigni da esplorare, di patrimonio culturale e naturalistico da visitare.

Due tipologie di biglietto, acquistabile solo on line. La kermesse enogastronomici si svolgerà sabato 27 e domenica 28 aprile. Nella due giorni, una selezione di cantine e aziende agricole dei territori ricadenti nelle Strade del vino e dei sapori apriranno le porte al pubblico per far degustare i propri prodotti e per dare la possibilità di una visita guidata. Ci saranno due tipologie di biglietto (la singola giornata 20 euro; l’intero weekend 35). L’acquisto è possibile solo on line, attraverso il sito Eventbrite al link https://bit.ly/3xkdQH1.

Programma sabato 27 aprile. Strada del prosecco e vini dei colli Conegliano Valdobbiadene, cantine partecipanti: Andreola, Bacio delle Luna, Bival, Cal Monda, Drusian, Merotto Spazio-Enoteca, Somasòt, Villa Maria Spumanti. Strada del radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco, cantine partecipanti: Castello di Roncade, Vini Marocchesa, Azienda Agricola Ca’ Mauro, Terre Grosse. Strada del riso vialone nano Igp, aziende partecipanti: il BIO Associazione Antiche Contrade & Coop agricola Cà Magre Molino Novo, Azienda Agricola Riseria Baschirotto. Strada del vino Asolo Montello, cantine partecipanti: Soc. Agr. Colli Asolani, Az. Ghisolana, Az. Agricola Cirotto, Az. Agricola Villa di Maser. Strada del vino Lessini Durello, cantine partecipanti: Ca’ Rugate, Cantina di Gambellara. Strada del vino Soave, cantine partecipanti: Tenuta Coffele, Vicentini Agostino, Ca’ Rugate, Corte Mainente. Strada del vino Valpolicella, cantine partecipanti: Nepos Villae, Flatio, Tenute Fasoli Lorena, Mizzon.

Programma domenica 28 aprile. Strada del prosecco e vini dei colli Conegliano Valdobbiadene, cantine partecipanti: Bortolomiol, Cantina Fasol Menin, Col De Roer, Gli Allori, Il Colle, La Casa Vecchia, La Svolta, Toffoli. Strada del radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco, cantine partecipanti: Vini Marocchesa, Azienda Agricola Ca’ Mauro, Terre Grosse. Strada del riso vialone nano Igp, aziende partecipanti: Antica Riseria Ferron, Riseria Bragantini. Strada del vino Asolo Montello, cantine partecipanti: Soc. agr. Colli Asolani, Az. Ghisolana, Az. Agricola Rech Simone, Az. Agricola Cirotto, Az. Agricola Villa di Maser. Strada del vino Valpolicella, cantine partecipanti: Marco Cottini, La Dama, Corte Martini, Le Bignele, Ilatium Morini.

Promozione coordinata. “Go to Veneto è un evento che ho fortemente voluto e realizzato in collaborazione con la Regione – afferma il presidente regionale del Coordinamento e presidente della Strada del prosecco Isidoro Rebuli – e che contribuirà a stimolare e valorizzare la promozione sostenibile del paesaggio, della sua storia, delle sue tradizioni e naturalmente dei suoi prodotti tipici attraverso un’offerta turistica integrata, e per la prima volta, coordinata”.

Fonte: Servizio stampa Coordinamento regionale delle Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto

44^ rassegna gastronomica dell’Asparago bianco di Bassano Dop: fino al 13 giugno 2024, possibilità di gustare il prelibato germoglio negli esercizi lungo la Strada dell’asparago

L'asparago DOP di Bassano è anche protagonista di una rassegna gastronomica(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Da San Giuseppe (19 marzo) a Sant’Antonio (13 giugno): è fra le due celeberrime ricorrenze di Santi che cade, bizze del meteo permettendo, il periodo di produzione e raccolta quotidiana dell’asparago bianco di Bassano del Grappa Dop, prelibato germoglio che viene coltivato lungo la Strada dell’asparago, ossia il tratto di Pedemontana comprensivo dei 10 Comuni che dal 2007 rientrano nella denominazione di origine protetta (Bassano del Grappa, Cassola, Cartigliano, Marostica, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto e Tezze sul Brenta). Nello stesso periodo di tempo, ristoranti, trattorie, bistrò, pizzerie e persino una gelateria dislocati nel territorio della Dop, consentono agli appassionati del “Re bianco” di Bassano di assaporarlo in tante interpretazioni e consistenze offerte in menu degustazione sempre disponibili o in specifiche cene di gala in occasione della 44^ edizione della rassegna gastronomica dedicata al prezioso ortaggio e organizzata da Confcommercio mandamento di Bassano del Grappa. Non solo. I tipici mazzi da 1 kg o 1,5 kg legati con un ramoscello di salice o vimini (in dialetto veneto stroppa) dal quale pende il bollino con il marchio di riconoscimento, si possono anche acquistare nelle bancarelle di vendita che si susseguono lungo la Strada dell’asparago (info esercizi e date eventi bassanodascoprire.eu).

Il presidente del Consorzio di Tutela Paolo Brotto

Tutti i numeri della Dop. L’asparago bianco di Bassano Dop nasce sotto cumuli di terreno sabbioso coperto da teli per impedire la fotosintesi clorofilliana e farlo rimanere nel suo splendido candore. “Da disciplinare, la Denominazione di origine protetta impone le caratteristiche estetiche che devono possedere gli asparagi di Bassano – spiega il giovane presidente del Consorzio di Tutela (asparagobassano.it), il quarantenne Paolo Brotto (nella foto in alto, credits Germana Cabrelle). Innanzitutto devono essere assolutamente di colore bianco, ben formati, dritti, interi e con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto e odore freschi, privi di sapori estranei e con delle dimensioni ben precise”. La Dop si compone oggi di quaranta coltivatori certificati per una ventina di ettari di asparagiaie che forniscono, mediamente, 600 quintali di asparagi all’anno. Questa tipologia di asparago ha proprietà nutrizionali notevoli: i germogli contengono moltissimo potassio e risultano benefici per il cuore e la salute dei muscoli, oltre ad avere effetti depurativi e diuretici che si manifestano con la comparsa del tipico odore nelle urine.

Alle spalle, una storia gastronomica di cinque secoli. Le particolarità principali della varietà di asparago Dop bassanese sono la tenerezza, il gusto delicato e la possibilità di prepararlo in molte versioni: dal tradizionale piatto di asparagi lessati con le uova, di cui suggeriamo poi la ricetta per prepararli in 25 minuti, al risotto, dalla vellutata alla pizza, dalla tempura al gelato. Il miglior abbinamento in tavola con il vino resta territorialmente in Veneto e nel vicentino, accordando la preferenza al Vespaiolo di Breganze. Ovi e spàrasi è il piatto che tradizionalmente in Veneto va per la maggiore e che è quasi d’obbligo consumare in famiglia o tra amici. Per 4 persone ci vogliono 2 kg di asparagi bianchi di Bassano Dop, uova fresche di gallina. Per la preparazione, si taglia la parte sottostante dura dell’asparago. In una pentola capiente si fa bollire dell’acqua, salandola e immergendovi gli asparagi, cuocendoli coperti per circa 20 minuti. Nel contempo, si cuociono le uova in acqua bollente per circa 5 minuti (barzotte). Dopodiché si tolgono gli asparagi dall’acqua, adagiandoli in un piatto e servendoli con 2 uova intere a persona. Condire con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e aceto.

Tour della città. L’assaggio delle specialità a base di asparago di Bassano Dop nelle località della Strada consente la visita alle principali testimonianze culturali del luogo: dalla visita al Museo Civico (fra i più antichi del Veneto) ospitato nell’ex convento dei frati francescani con il bellissimo chiostro e un’ala interna dedicata allo scultore neoclassico Antonio Canova (museibassano.it) alla salita alla Torre Civica con l’orologio dalla cui sommità (43 metri) si ammira un bellissimo panorama alla passeggiata lungo lo storico Ponte degli Alpini, opera in legno dell’architetto cinquecentesco Andrea Palladio e simbolo di Bassano del Grappa.

Asparagi DOP sul Ponte di Bassano

Quanto sono sicuri gli alimenti acquistati online e consegnati a domicilio?

sicurezza-alimenti-acquistati-online-videoFra spesa online, food delivery ed e-commerce enogastronomico, sono oltre 10 milioni gli italiani che acquistano cibo online, per un giro di affari di 4,4 miliardi di euro. Però, tra il momento in cui il cibo viene acquistato e quello in cui arriva a casa nostra trascorre un lasso di tempo che può mettere a rischio la qualità e la salubrità dell’alimento.

Il rischio varia a seconda della tipologia di acquisto online: se fare la spesa online nei portali della grande distribuzione non comporta grossi rischi, grazie all’uso da parte delle aziende di infrastrutture logistiche efficienti e di veicoli refrigerati per il trasporto di prodotti freschi o surgelati, bisogna fare maggiore attenzione agli alimenti consegnati a domicilio pronti per il consumo (food delivery), così come all’acquisto di alimenti deperibili negli e-commerce gestiti direttamente dai produttori.

Per scoprire le differenze tra i vari tipi di acquisti alimentari online e le principali accortezze da adottare per un consumo sicuro degli alimenti che vengono recapitati a domicilio si può consultare questo video della serie «100 secondi» realizzato dal laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Lungo la Strada del Prosecco e vini dei colli Conegliano-Valdobbiadene torna l’iniziativa “Visit Cantina” con proposte di tour e degustazioni

foto archivio strada del proseccoLa Strada del Prosecco e vini dei colli Conegliano-Valdobbiadene propone anche quest’anno “Visit Cantina”, iniziativa che, per tutto il 2024, offrirà la possibilità di visitare tenute, vigne e cantine, conversando con i proprietari e degustando vini iconici, non solo il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e Cartizze Superiore Docg, ma anche Bianco e Rosso dei Colli di Conegliano Docg, Torchiato di Fregona Docg, Refrontolo passito Docg e Verdiso Igt.

Una settantina le cantine che proporranno le degustazioni disponibili sul portale dell’Associazione che ha ideato la manifestazione nel 2009, migliorandola di anno in anno per avvicinarla ai desideri dei wine lover attratti dalla bellezza dei colli patrimonio Unesco, dalle numerose dimore storiche – castelli, abbazie, ristoranti, osterie – che si annidano lungo gli oltre novanta chilometri di itinerario panoramico e dall’unicità della Strada, alla quale spetta il primato di arteria enoica più longeva d’Italia (inaugurata nel 1966). Sarà compito del visitatore scegliere data e luogo della visita, grazie al calendario aggiornato disponibile sul sito  e a una mappa che consente una rapida e utile geolocalizzazione delle location. L’iniziativa si affianca inoltre alla più ampia proposta offerta dalla Strada del Prosecco di vivere esperienze originali, quali visite ai vigneti, tour in Vespa, Spa & Wellness, food & wine e molto altro. Per rimanere aggiornati si può visitare l’apposita sezione del sito ‘Esperienze da Vivere’.

Fonte: Servizio media Strada del Prosecco

Ripristino delle cave dismesse, iniziato un progetto pilota a Valeggio sul Mincio (VR)

70d85eee-e2f8-4de7-8275-6f91be6b2511Veneto Agricoltura in collaborazione con l’Associazione Albo dei Cavatori del Veneto e l’azienda Cave Ghiaia Nardi srl sta realizzando un progetto pilota per il ripristino di una cava di ghiaia dismessa nel comune di Valeggio sul Mincio (VR).

L’attività prevede la realizzazione di un sistema agroforestale sostenibile nell’area pianeggiante di fondo cava, coltivabile senza l’impiego di fitofarmaci o fertilizzanti, oltre alla sistemazione di una scarpata di cava con piante erbacee, arboree ed arbustive autoctone e di interesse mellifero. Di interesse mellifero anche i filari di paulownia che compongono la parte arborea del sistema agroforestale e le fasce che verranno seminate con dei miscugli di specie erbacee a fiore lungo i filari stessi e l’erba medica come coltura agraria nelle aree di interfilare. Inoltre, la cava diventerà un serbatoio verde per lo stoccaggio della CO2, dal momento che la paulownia riesce a stoccare mediamente 100 kg all’anno di CO2 per ciascuna pianta. 

Tempistica. A fine marzo 2024 sono state messe a dimora quasi 500 giovani piantine arboree ed arbustive autoctone nella parte bassa della scarpata di cava, prodotte dal Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI), sempre di Veneto Agricoltura. La realizzazione del sistema agroforestale è invece prevista per la prima metà del maggio prossimo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Ridurre le emissioni delle auto: più facile a dirsi che a farsi

autostradaSecondo una relazione pubblicata lo scorso gennaio dalla Corte dei conti europea gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea per le autovetture nuove non saranno raggiungibili finché mancheranno prerequisiti importanti. Nonostante le grandi ambizioni e i requisiti stringenti, la maggior parte delle autovetture che circolano sulle strade europee emette ancora la stessa quantità di CO2 di 12 anni fa. I veicoli elettrici possono aiutare l’Ue ad avvicinarsi a un parco auto a zero emissioni. Tuttavia, la Corte avverte che gli sforzi profusi in questa direzione devono cambiare marcia.

Premessa. Sebbene negli ultimi trent’anni l’Ue sia riuscita a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in molti settori, le emissioni di CO2 prodotte dal settore dei trasporti hanno continuato ad aumentare. Nel 2021 costituivano il 23 % del totale delle emissioni di gas a effetto serra in Europa e più della metà di esse era prodotta dalle autovetture. I costruttori possono ridurre le emissioni di CO2 producendo auto che consumano quantità minori di carburante (ad esempio, diesel o benzina), producendo veicoli a zero emissioni (ad esempio, auto elettriche) o combinando le tecnologie (ad esempio, auto ibride ricaricabili). Il regolamento sui livelli di performance in materia di emissioni di CO₂ delle autovetture nuove è l’atto legislativo di riferimento a livello Ue per ridurre le emissioni prodotte dalle autovetture nuove: è stato adottato nel 2009 ed è stato oggetto di modifiche importanti nel 2019. Ai fini del regolamento, le emissioni di CO₂ prodotte dalle singole auto sono basate sulle misurazioni effettuate in condizioni di laboratorio standardizzate, a differenza di quelle misurate su strada.

Eleffricare il parco Ue un’impresa impegnativa. Dal 2010, il regolamento sulle emissioni di CO₂ delle auto ha fissato un valore-obiettivo Ue, a livello di flotta, per le emissioni medie di CO₂ delle autovetture di nuova immatricolazione. Inoltre, ogni costruttore, che è tenuto a dichiarare le emissioni di CO₂ di un veicolo sul certificato di conformità, deve pagare un’indennità per le emissioni se non raggiunge valori-obiettivo specifici per le emissioni. Le ambizioni sono cresciute nel tempo, con l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2035. “La rivoluzione verde dell’Ue può compiersi solo se si riducono di molto i veicoli inquinanti, ma si tratta di una grande sfida”, ha affermato Pietro Russo, che ha diretto l’audit della Corte dei conti europea. “Una riduzione reale e tangibile delle emissioni di CO2 prodotte dalle auto non sarà realizzabile finché prevarranno i motori a combustione, ma allo stesso tempo elettrificare il parco auto dell’Ue costituisce un’impresa impegnativa”.

Nel 2010, i costruttori di auto hanno sfruttato aree grigie dei requisiti delle prove per ottenere valori di emissioni inferiori in laboratorio. Il divario con le emissioni reali, cioè quelle prodotte guidando su strada, era enorme. Di conseguenza, e a seguito dello scandalo “Dieselgate”, a settembre 2017 è diventato obbligatorio un nuovo ciclo di prova in laboratorio, che riflette meglio le condizioni di guida reali. Questo nuovo ciclo ha ridotto (ma non azzerato) il divario tra le emissioni di laboratorio e quelle reali.

La Corte osserva che le emissioni reali prodotte dalle auto tradizionali, che costituiscono ancora quasi tre quarti delle immatricolazioni di veicoli nuovi, non sono diminuite. Negli ultimi dieci anni, le emissioni delle auto a diesel sono rimaste costanti, mentre quelle delle auto a benzina sono diminuite in modo marginale (-4,6 %). Il progresso tecnologico in termini di efficienza del motore è controbilanciato dall’aumento della massa dei veicoli (in media circa +10 %) e della potenza dei motori (in media +25 %). La stessa cosa succede alle auto ibride, le cui emissioni reali di CO₂ tendono a essere molto superiori a quelle registrate in laboratorio. Nel tentativo di riflettere meglio la situazione reale, le proporzioni tra l’uso del motore elettrico e di quello a combustione saranno riadattate, ma solo a partire dal 2025. Fino ad allora, le auto ibride ricaricabili continueranno a essere considerate veicoli a basse emissioni, a beneficio dei costruttori di auto. Fino ad allora, inoltre, i costruttori di auto continueranno ad applicare alcune delle disposizioni introdotte con il regolamento sulle emissioni di CO2, che hanno consentito loro di risparmiare quasi 13 miliardi di euro di indennità per le emissioni in eccesso per il solo 2020.

Secondo la Corte, solo i veicoli elettrici (che sono passati da un veicolo ogni 100 nuove immatricolazioni nel 2018 a quasi uno su sette nel 2022) hanno trainato la riduzione della media delle emissioni di CO₂ reali degli ultimi anni. Tuttavia, la strada da percorrere è dissestata, in quanto l’Ue incontra notevoli difficoltà nell’accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Il primo ostacolo da superare è l’accesso alle materie prime per costruire un numero sufficiente di batterie, come evidenziato da una recente relazione della Corte dei conti europea. In precedenza, la Corte ha espresso preoccupazione anche per l’inadeguatezza delle infrastrutture di ricarica: il 70 % di tutte le stazioni di ricarica nell’Ue è concentrato in soli tre paesi (Paesi Bassi, Francia e Germania). Infine, l’accessibilità economica è fondamentale: dati i costi iniziali più elevati delle auto elettriche, i consumatori potrebbero preferire mantenere più a lungo i loro vecchi veicoli inquinanti.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea