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Firmato a Verona in occasione di Fieragricola l’accordo quadro per la promozione e la valorizzazione delle piccole produzioni locali venete

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“Ppl Venete, Piccole Produzioni Locali, non è solo un marchio, non è solamente un consorzio ma è una filiera del ‘buono, sicuro e sano’. È il sinonimo di garanzia, tradizioni, autorevolezza di ciò che nasce nel territorio, grazie a piccoli imprenditori che producono e lavorano i loro prodotti alimentari in maniera artigianale, e arriva nelle tavole del consumatore. Perchè mangiare in modo sicuro inizia supportando chi produce nell’ottica di tutelare coloro che acquistano direttamente dai produttori primari agricoli e ittici. Grazie all’accordo sottoscritto come Regione intendiamo vigilare non solo su sicurezza e l’igiene ma anche sulla corretta concorrenza. Con il coinvolgimento delle nostre aziende sanitarie venete, ancora una volta la Prevenzione gioca un ruolo cruciale “. Così l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, ha annunciato la nascita della cabina di regia che coordinerà le attività definite nell’Accordo Quadro sottoscritto a Veronafiere, in occasione di Fieragricola, con Veneto Agricoltura, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e il Consorzio Ppl Venete.

Trecentomila veneti hanno consumato piccole produzioni locali nel 2023. “Si tratta di un progetto che ha come finalità il miglioramento della qualità della vita, la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare e la salvaguardia del territorio – ha specificato l’assessore -. In sintesi è un investimento per aumentare la consapevolezza su cosa acquistiamo e cosa consumiamo, in quanto grazie a questo percorso offriamo prodotti a kmzero, a filiera corta, che sono espressione della stagionalità e delle tradizioni del nostro territorio”. “Le Ppl sono una grande opportunità, ma soprattutto sinonimo di sostenibilità e sicurezza alimentare: un patrimonio prezioso della nostra produzione agroalimentare locale – ha concluso Lanzarin-. I dati ci dicono che nel 2023 300mila veneti hanno consumato piccole produzioni locali e l’obiettivo è raggiungere il milione di consumatori”.

Il paniere delle Ppl oggi conta 12 categorie agoralimentari e sono 1500 i piccoli imprenditori aderenti al progetto regionale, con la supervisione del personale dei Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende ULSS. 500 sono le produzioni di Treviso, luogo in cui è nato e si è sviluppato il progetto coinvolgendo a partire dal 2008 tutte le altre province venete.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto, foto Servizio stampa Regione Veneto

Export di cereali dall’Ucraina in aumento, in particolare per mais e frumento. Boom anche per il commercio della soia. L’Italia ha incrementato gli acquisti da Kiev

Fieragricola2024_Ennevifoto_Bricolo_Yaroslav Melnyk_DSCF1357«Sono a Fieragricola perché l’Ucraina è interessata a sviluppare rapporti nel settore primario. Per noi esportare materie prime agricole è fondamentale, in quanto è una voce importante dell’economia del nostro Paese. Siamo grati all’Italia, che ci dà un sostegno enorme, così come estremamente significativo è l’aiuto mostrato ieri a Bruxelles dalla Commissione europea per l’Ucraina». Così ha detto Yaroslav Melnyk, ambasciatore d’Ucraina in Italia (nella foto in alto a destra), che ha incontrato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo (nella foto in alto a sinistra), il direttore commerciale di Veronafiere Raul Barbieri e l’europarlamentare Paolo Borchia, prima di visitare Fieragricola di Verona, conclusasi nei giorni scorsi.

L’export ucraino di cereali è cresciuto negli ultimi mesi, nonostante il mancato rinnovo lo scorso luglio dell’accordo «Black Sea Grain Initiative», per volontà di Mosca. «La Russia è uscita, noi abbiamo cercato un altro modo per esportare, tramite i nostri porti marittimi di Odessa e di Chernomorsk – ha proseguito l’ambasciatore d’Ucraina, Melnyk –. Un grande lavoro, che ci ha permesso di incrementare l’export sui mercati esteri, non solo in Europa. Per noi è estremamente importante avere accesso ai mercati internazionali e il corridoio marittimo è fondamentale».

Export ucraino di cereali in aumento. Fra gennaio e novembre 2023 l’Ucraina – secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it – ha esportato 39,6 milioni di tonnellate di cereali (+16,56% tendenziale), per un valore superiore ai 7,4 miliardi di dollari (-8,31% sullo stesso periodo del 2022, per effetto della contrazione dei listini).

Mais. Più specificatamente, l’Ucraina ha collocato sul mercato 22,8 milioni di tonnellate di mais (+3,25% su base tendenziale) destinati per il 58% all’Unione europea. L’Ue nei primi 11 mesi del 2023 ha ritirato 13,36 milioni di tonnellate (+3,19 per cento). L’export ucraino è cresciuto anche con destinazione Italia: +72,29% nei primi 11 mesi del 2023; in termini di volume ha raggiunto quota 2,13 milioni di tonnellate di mais, rappresentando il terzo Paese di destinazione dell’Unione europea, dopo Spagna (3,23 milioni di tonnellate di mais) e Romania (2,83 milioni di tonnellate). Cina ed Egitto, rispettivamente con il 21% e il 10% della quota di mercato, sono le altre principali destinazioni del mais coltivato in Ucraina.

Frumento. Sempre nell’area dei cereali, l’Ucraina ha esportato fra gennaio e novembre 2023 14,4 milioni di tonnellate di frumento (+50,35% rispetto allo stesso periodo del 2022). Il 51% dei volumi di frumento venduti da Kiev sono stati collocati in Unione europea (+111,87%, per una quantità superiore ai 7,31 milioni di tonnellate). L’Italia rappresenta il 3% del market del frumento ucraino e ha ritirato oltre 482.000 tonnellate (+29,32% rispetto a gennaio-novembre 2022), dietro a Spagna (3,27 milioni di tonnellate) e Romania (2,24 milioni di tonnellate).  Alle spalle dell’Unione europea fra i Paesi di destinazione si collocano la Turchia, con il 16% della quota di mercato, l’Egitto (8%), il Bangladesh (6%), l’Indonesia (3%) e il Libano (3 per cento).

Prezzi dei cereali ucraini molto competitivi. Una parte dei Paesi dell’Europa Centro Orientale lamenta, con riferimento all’export di cereali provenienti dall’Ucraina, prezzi particolarmente competitivi, che metterebbero sotto pressione la redditività degli agricoltori locali. Le quotazioni del prodotto ucraino, con 147 dollari alla tonnellata, sono inferiori rispetto a Brasile (226 $/ton), Argentina (235 $/ton) e Stati Uniti (247 dollari alla tonnellata). Anche il prezzo medio di export del grano tenero con 155 dollari alla tonnellata (il riferimento è alle quotazioni rilevate a novembre 2023, fonte: Teseo.Clal.it) è ampiamente più basso rispetto ai prezzi medi di export del frumento tenero proveniente da Unione europea (253 $/ton) e Stati Uniti (304 dollari alla tonnellata.

Boom soia. Benché complessivamente l’export di semi oleosi e farine proteiche nei primi 11 mesi del 2023 abbia segnato una frenata (-4,41% in quantità e -24,11% in valore, fonte: Teseo.Clal.it), le esportazioni di soia hanno accelerato: +84,98% in volume e + 50,93% in valore. L’Unione europea rappresenta il primo mercato di sbocco, con il 41% della quota di mercato, in crescita del 61,19% tendenziale, con l’Italia al quinto posto in Ue per volumi di soia ritirati (poco meno di 128.000 tonnellate, +11,26% rispetto a gennaio-novembre 2022). Dietro l’Ue si posizionano i mercati di Turchia (28% del market share) ed Egitto (21%), con i porti turchi che con ogni probabilità fungono da primo porto di approdo, prima di intraprendere altre destinazioni.

Il sostegno europeo. Ieri la Commissione Ue ha trovato l’intesa fra i 27 Stati Membri per approvare un pacchetto di aiuti da 50 miliardi in quattro anni per l’Ucraina. Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha proposto di rinnovare da giugno l’esenzione dai dazi doganali di cui godono i prodotti agricoli che entrano nella Ue. Un provvedimento che andrebbe abbinato comunque a «misure di salvaguardia» per limitare i volumi dei prodotti più sensibili. Le importazioni totali della Ue dall’Ucraina hanno raggiunto i 24,3 miliardi nei 12 mesi fino a ottobre 2023. Nel 2021, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le importazioni comunitarie da Kiev ammontavano a 24 miliardi di euro.

Fonte: Servizio stampa Fieragricola Veronafiere, foto Veronafiere Ennevifoto

A Fieragricola 2024 la politica agricola comune sotto la lente: “Revisione a medio termine non praticabile, in ritardo sulla prossima Pac”

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Più che una revisione a medio termine della Politica agricola comune (Pac), in vigore per il quinquennio 2023-2027, forse ci sarebbe da preoccuparsi per la prossima programmazione, che dovrebbe abbracciare il periodo 2028-2034. «Siamo in ritardo, se ne parlerà almeno agli inizi del 2025, quando avremo le nuove istituzioni europee e tutta l’attenzione si concentrerà sul budget della nuova Pac». Lo ha detto alla 116ª Fieragricola di Verona il professor Angelo Frascarelli, docente di Economia agraria all’Università di Perugia, già presidente di Ismea e fra i massimi esperti di Pac.

Proposta di revisione ha poco senso. Se in passato le riforme della Politica agricola comune nel corso del periodo di applicazione erano sottoposte a degli “Health check”, dei controlli sullo stato di salute e delle modifiche anche a volte profonde, «questa volta la revisione a medio termine di questa Pac, che qualcuno chiede, non è praticabile – spiega il professor Frascarelli –. Si potranno fare piccolissimi aggiustamenti, soprattutto a livello nazionale, ma siamo al secondo anno di applicazione della riforma, e nell’ipotesi che si attivi una proposta di revisione non potrebbe comunque andare in porto nell’anno delle elezioni. Se ne discuterebbe nel 2025 e, quindi, al massimo potrebbe interessare gli ultimi due anni e, francamente, ha poco senso».

L’attuale politica europea dedicata agli agricoltori, che assorbe un budget significativo a livello di Ue-27 per circa 387 miliardi di euro, ha avuto un percorso travagliato a causa del Covid, emergenza che l’Unione europea ha dovuto fronteggiare con impegno. La stessa approvazione dagli organi di Bruxelles è arrivata dopo sei anni di dibattito, «partiti nel 2017 con uno scenario molto diverso, che ha portato a un compromesso tra esigenze economiche, ambientali e sociali», ricorda Frascarelli.

La protesta degli agricoltori. «Le manifestazioni degli agricoltori degli ultimi giorni rappresentano un allarme per farci capire che bisogna dare maggiore attenzione al mondo agricolo – commenta Frascarelli –, ma finora è stata una protesta con poca proposta. Le motivazioni sono chiare: da una parte c’è l’incertezza sui mercati, prezzi molto volatili, che non sono sempre bassi, ma sui quali non si può fare affidamento». Il mais, coltura simbolo del Nord Italia a vocazione zootecnica è un esempio: «Tre anni fa il prezzo si aggirava intorno ai 200 euro a tonnellata, poi è salito a 380 euro e ora è ritornato a 210 euro alla tonnellata. Questo significa che anche quando sono alti non si può fare affidamento che siano stabilmente alti». Pesano «i fattori di incertezza sui mercati e sui costi di produzione e l’insicurezza climatica, che ha colpito l’Italia nel 2023, con rese basse nel settore dei cereali a paglia, dell’olio, del vino, della frutta – specifica il professor Frascarelli –. A questo si aggiunge l’incertezza legislativa, con l’agricoltore che non solo ha normative impegnative, ma sempre diverse». Anche sul fronte delle risorse della Pac è arrivata la doccia gelata. «La Pac ha garantito per l’Italia fino al 2027 circa 7,4 miliardi di euro, ma per effetto dell’inflazione l’incidenza reale della Pac sul bilancio cala tra l’11 e il 15 per cento».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/foto Veronafiere Ennevi Foto

3 febbraio 2024: giornata nelle terre del broccolo fiolaro per i soci Argav

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Come da consuetudine, prima che finisca l’inverno e con esso la stagione del broccolo fiolaro, i soci Argav saranno oggi, sabato 3 febbraio p.v., nelle terra della prelibata verdura, a Creazzo (VI), per la visita di un tratto del fiume Retrone (nella foto in alto l’intervento di sistemazione spondale effettuato nel 2011), che ospita un piccolo bacino di laminazione e un relitto di meandro.

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E’ prevista anche la visita dell’area di pertinenza della scuola Manzoni (nella foto in alto) per vedere i lavori realizzati nell’ambito del progetto Edugreen finanziato nel 2022 dal Ministero dell’Istruzione. Seguirà il pranzo nella pizzeria Bellavista per gustare, come da tradizione, la pizza al broccolo fiolaro.La-sua-pizza-al-broccolo-fiolaro

Ampliamento Alì a Granze di Camin (PD), la soluzione secondo gli abitanti della zona sta nel recupero dei capannoni dismessi, non nel consumo di altro suolo agricolo

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Legambiente Padova, Comitato Cittadini Granze di Camin, Wigwam Presidio, gruppo Urbanistica e Contesto, Isde medici per l’ambiente hanno tenuto lo scorso 27 gennaio una conferenza stampa per presentare i primi quattro elaborati sullo studio “Analisi del ciclo di vita e modelli di riequilibrio dei sistemi urbani – il caso Alì spa”.

Da una nota rilasciata in occasione dell’organizzazione della presentazione stampa si legge: “ll controverso progetto della società Alì spa di costruire un mega capannone della logistica su un’area di 15 ettari agricoli a Granze di Camin ha scatenato nell’ultimo anno e mezzo l’opposizione degli abitanti della zona che, sostenuti da numerose sigle e comitati, hanno finora bloccato il progetto e lo hanno reso un caso nazionale. Anche il tentativo dell’Amministrazione comunale di Padova per cercare di uscire dall’impasse, commissionando uno studio del ciclo di vita del progetto, ha suscitato la reazione dei cittadini, delle associazioni e dei comitati, che lo hanno analizzato mettendone in evidenza le numerose opacità e criticità”. A questo riguardo, gli organizzatori dell’incontro stampa hanno risposto:

“Ai cittadini di Granze di Camin non interessa che sia Tizio o Caio a presentare il progetto, la nostra non è una battaglia contro Alì ne contro la famiglia Canella. La nostra è una battaglia per salvare gli ultimi terreni agricoli rimasti in zona e i cittadini che qui vivono. Tanto che la nostra proposta di delibera che ha raccolto quasi 1500 firme recita “si chiede di realizzare l’opera in terreni già compromessi” cioè recuperando capannoni dismessi e siccome il progetto è quello di un hub regionale quello dovrebbe esser l’orizzonte di ricerca.

Durante questi mesi, ci siamo informati molto sul progetto, lo abbiamo analizzato in profondità e vorremmo che tutti quelli che si esprimono (giornalisti, consiglieri, assessori etc.) facessero lo stesso ma siamo disponibili a farvelo conoscere nel dettaglio (è un bel bambino di 3,5 Kg).

Questo progetto, a dispetto del dichiarato non ha nulla di Green, le piantumazioni previste sono quelle obbligatorie (leggete le carte, vedrete che sono riusciti anche a metterne meno di quante ne aveva richieste il settore verde) e i pannelli fotovoltaici aiutano a diminuire i costi ma non rappresentano alcun beneficio per la collettività, quello che non emerge sono invece i paurosi dati che riguardano il futuro peggioramento del traffico, argomento nemmeno sfiorato nelle relazioni (nei documenti però l’arch. Benvenuti augura di avere i soldi per la creazione di una nuova uscita della tangenziale -in poche centinaia di metri già congestionati- per lenire gli effetti di tale hub e che per noi cittadini porterebbe ad un mostruoso aumento della, già insopportabile, quantità di Tir che ad oggi circondano il quartiere notte e giorno) la perdita di servizi ecosistemici ed il pericoloso precedente che concedere questa variante darà luogo (saranno infatti altre le ditte che corroborate da un esito positivo fiuteranno l’affare).

È per questi motivi che con Legambiente Padova , Urbanistica e Contesto, ISDE sezione di Padova e Wigwam Presidio abbiamo analizzato approfonditamente tutti i progetti e lo studio di Terre srl che oltre a NON essere dell’ Università come invoice viene presentato per dargli autorevolezza ed una parvenza di imparzialità utilizza un metodo di analisi adatto allo scopo di monetizzare (il meno possibile) il danno.

Riteniamo questo approccio e queste conclusioni inaccettabili per una comunità che vive già ora sotto una cappa di inquinamento come in nessuna altra zona (i dati ARPAV indicano la centralina di Granze come quella con più sforamenti di PM10 anche più di quella dentro al camino dell’ inceneritore i PM2.5 nemmeno sono rilevati, ma chiediamo che si inizi a farlo) quindi un NO al consumo di suolo significa anche salvaguardare i cittadini, non solo di Granze di Camin ma di tutta la zona.

La nostra è una battaglia di civiltà per la nostra vita che troppo spesso è stata messa in contrapposizione agli interessi economici che NON corrispondono a quelli della cittadinanza.

Qui non è questione di fare morire l’apparato economico della città, ma di bloccare la morte e le malattie delle persone che la abitano, il vero sviluppo sostenibile è solo quello che coniuga salute pubblica ed il legittimo interesse dei privati, qui si esalta il solo spirito imprenditoriale senza entrare nel merito di un progetto chiaramente sbilanciato verso l’interesse del privato con un evidente intento speculativo.

Sabato prossimo abbiamo invitato a Granze di Camin tutti gli amministratori (assessori, consiglieri ed i membri della nostra consulta) perché vedano con i loro occhi dove e come viviamo e per spiegargli le nostre posizioni, li attendiamo fiduciosi rammentando al nostro Sindaco che è lui per legge il primo responsabile della salute pubblica e noi la nostra salute siamo pronti a tutelarla sino in fondo”.

Hanno poi invitato a firmare la petizione:

https://www.change.org/p/stop-al-cemento-no-ampliamento-magazzino-ali-a-granze-di-camin

A Fieragricola 2024 il futuro dell’agricoltura: Verona capitale dell’agribusiness fra meccanizzazione, zootecnia, digitalizzazione

bovinodalattefieragricolaLa 116ª edizione di Fieragricola, rassegna internazionale di agricoltura, è in programma a Veronafiere dal 31 gennaio al 3 febbraio prossimi, con focus trasversali dedicati a meccanica agricola; zootecnia; colture specializzate come vigneto, frutteto, olivo; energie rinnovabili; chimica verde; servizi; multifunzionalità delle imprese agricole; tecnologie hi-tech per la crescita dell’agricoltura sostenibile.

I numeri di Fieragricola. Undici padiglioni occupati e un’area esterna destinata alle prove dinamiche dei mezzi agricoli, 820 espositori provenienti dall’Italia e da 20 Paesi esteri (Austria, Repubblica Ceca, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Libano, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria), delegazioni e buyer internazionali provenienti da 28 Paesi accreditati (Albania, Algeria, Armenia, Azerbaijan, Cile, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Egitto, Etiopia, Georgia, Ghana, Guatemala, Kazakhstan, Kenya, Macedonia del Nord, Mozambico, Pakistan, Polonia, Repubblica Ceca, Senegal, Serbia, Slovacchia, Spagna, Tunisia, Turchia, Ungheria e Uzbekistan) per incontri B2B specifici per ogni segmento della manifestazione, una superficie espositiva di 52mila metri quadrati occupati.

Oltre 140 convegni. Fieragricola 2024 ospiterà, inoltre, gli stand del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste (padiglione 8, stand I2) e di Casa Veneto di Regione Veneto (padiglione 4, stand D4), una porta aperta nel dialogo fra imprese agricole, espositori e istituzioni. Di grande richiamo la parte convegnistica, con oltre 140 convegni nei quattro giorni di manifestazione (sul sito www.fieragricola.it tutti gli appuntamenti) e un filo conduttore per la 116ª edizione della rassegna internazionale di Veronafiere: l’agricoltura nel clima che cambia. «Quella del cambiamento climatico è una delle più impegnative sfide che l’uomo si trova a fronteggiare e il mondo della produzione agricola è il più esposto – ha specificato Marino Berton, coordinatore scientifico di Fieragricola –. Dobbiamo utilizzare al meglio le innovazioni sia tecnologiche che di governance per aumentare la resilienza degli agroecosistemi ai cambiamenti. Dovremo accelerare il processo di digitalizzazione dell’agricoltura e utilizzare le nuove opportunità che la genetica responsabile ed equilibrata è in grado oggi di fornire per piante più resistenti alle alte temperature e agli stress idrici, insieme ad un approccio agronomico che ci permetta di utilizzare con più efficienza e sostenibilità le risorse naturali come l’acqua e il suolo, il sole». I convegni e il workshop organizzati da Fieragricola sul tema del climate change, in particolare, si rivolgono agli operatori agricoli e puntano a «indicare strategie, tecniche, pratiche per attivare processi di adattamento al clima che cambia, per continuare a produrre con qualità, in modo sostenibile e competitivo», ha chiarito Berton.

Confermati i grandi concorsi zootecnici, nel ring allestito nel padiglione 10. La zootecnia, con tre padiglioni, si conferma regina della manifestazione, fra spinte tecnologiche – come la robotica – e valorizzazione dei reflui nella duplice direzione della fertilizzazione organica e della produzione energetica di biogas e biometano, in ottica di circolarità dell’agricoltura. Fieragricola ospiterà la 22ª edizione dello European Open Holstein, Red Holstein & Jersey Show, con le migliori bovine da latte di razza Holstein, Red Holstein e Jersey; la 54ª edizione della Mostra nazionale della razza Bruna italiana e il concorso del ceppo OB- Original Brown. Riflettori accessi anche sulla didattica, grazie alla collaborazione fra Aia (Associazione italiana allevatori) e Anafibj (Associazione nazionale allevatori razza frisona italiana, bruna e jersey) e gli istituti tecnici agrari italiani.

L’agricoltura del futuro con «Fieragricola Tech». Focus su innovazione e digitale al padiglione 11 con il «Fieragricola Tech», dedicato all’agricoltura digitale, ai sistemi per l’irrigazione smart, alle energie rinnovabili, agli strumenti di biosolutions per la protezione del suolo in ottica rigenerativa.

I premi di Fieragricola. Fieragricola, inoltre, sarà l’occasione per la consegna di prestigiosi premi, assegnati da alcune delle case editrici che da decenni raccontano la storia, l’evoluzione e le prospettive dell’agricoltura. A Verona saranno infatti consegnati il «Premio Innovazione» dell’Informatore Agrario per le categorie meccanica agricola, prodotti fitosanitari e fertilizzanti, zootecnia, energie rinnovabili, start up e nuove tecnologie; i premi «Allevatore dell’anno 2023» nelle categorie bovine da latte, bovini da carne, suini; «Il contoterzista dell’anno 2023» per le categorie giovani, diversificazione, innovazione, precision farming, donne.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Disponibilità risorsa idrica in Veneto a dicembre 2023, i dati Anbi Veneto

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Nel mese di dicembre le precipitazioni medie sono state inferiori del 23% rispetto al valore atteso, comunque concentrate nello spazio di circa 3 giorni (1, 13 e 31). Il valore medio di precipitazione di 63 mm contro una media storica di 82 mm, vede comunque una distribuzione estremamente disomogenea sul territorio. Si va dagli oltre 200 mm occorsi nel bellunese, ai 50 nelle zone pedemontane ai 10 mm del rodigino.

L’inizio del mese è stato fresco rispetto alla temperatura media storica, subito seguito da una fase calda culminata a Natale facendo registrare il giorno più caldo del mese. Le tanto attese nevicate sono state registrate nel corso di tutto il mese, che si è concluso comunque con scarsi accumuli (-29% nelle Dolomiti rispetto alla media e – 50% nelle Prealpi – dati ARPAV). L’aumento delle temperature massime registrato rimane un segnale molto preoccupante per la futura tenuta delle riserve nivali. È un dato estremamente preoccupante che comporta grandi sconvolgimenti per il bilancio idrologico, vista l’influenza della temperatura sullo scioglimento nivale e sulla determinazione di ondate di calore.

Falde. I pozzi rilevati dai consorzi di bonifica registrano un graduale ritorno verso valori medi (dopo la grave crisi di un anno fa con valori di circa un metro più bassi), anche se si deve segnalare una tendenza al ribasso a fine mese.

L’indice Spei contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice SPI che contempla invece solo le precipitazioni. In questo senso si veda come l’effetto delle temperature combinato a precipitazioni vicine alla media storica ma concentrate in pochissimi giorni, denoti la presenza di anomalie siccitose in gran parte della parte meridionale e litoranea della regione.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Vino. Consorzio Valpolicella, Amarone Opera Prima con l’annata 2019 (2-4 febbraio, Verona), la denominazione guarda al futuro tra clima, produzione e mercati

Save The Date AOP 2023_DEFAmarone Opera Prima, la preview delle annate del Consorzio vini Valpolicella, taglia il traguardo della ventesima edizione e, per la presentazione del millesimo 2019 di 70 aziende, punta i riflettori sul futuro del “re dei rossi veneti” tra nuove tendenze di consumo, cambiamenti climatici e metamorfosi dei mercati. La tre giorni, in programma a Verona nel seicentesco Palazzo della Gran Guardia (piazza Bra) dal 2 al 4 febbraio, apre così il calendario delle anteprime in Italia.

A fare da prologo all’evento, venerdì 2 febbraio, saranno due masterclass riservate alla stampa di settore nazionale ed estera (solo su invito): “Amarone, the next big thing in wine collecting?” guidata da JC Viens, italian wine expert (ore 11.00) e “Amarone: the new wave” condotta da Filippo Bartolotta, wine expert e storyteller (ore 14.00). In entrambi gli appuntamenti, in degustazione una selezione di annate di Amarone per evidenziare l’attitudine di uno dei fine wine italiani più famosi al mondo a diventare asset di investimento per i collezionisti e per raccontarne l’evoluzione produttiva.

Programma. Il cartellone di Amarone Opera Prima entra nel vivo sabato 3 febbraio con l’avvio ufficiale della manifestazione che prevede in apertura, alle 11.00, il talk “Clima, produzione e mercati: la Valpolicella alla prova del cambiamento”. A riflettere senza tabù su un combinato disposto di forte attualità, e che vede il Consorzio vini Valpolicella fare da apripista a un confronto che coinvolge tutto il settore, saranno il presidente Christian Marchesini; Andrea Lonardi, vicepresidente del Consorzio e Master of Wine; Carlo Flamini, responsabile Osservatorio del vino di Unione italiana vini e Maurizio Ugliano, professore ordinario di Enologia dell’Università di Verona con la moderazione del direttore di Telenuovo, Andrea Andreoli. A seguire “Amarone Opera Prima: sipario con Vittorio Grigolo”: un vis- à- vis con uno dei più giovani e talentuosi tenori del panorama lirico mondiale e, dal 2013, anno del suo debutto in Arena, protagonista del Festival lirico della città scaligera. Alle 12.30 i settanta produttori della Valpolicella apriranno i banchi di assaggio per la stampa e dalle 16.30 fino alle 19.00 anche agli ‘Amarone lover’. Domenica 4 febbraio, l’evento è tutto dedicato al pubblico (dalle 10 alle 17.00, ingresso a pagamento) e si chiuderà con il party “Winenot X Amarone Opera Prima” promosso in collaborazione con l’associazione Winenot e il Gruppo Giovani del Consorzio vini Valpolicella (dalle 18.00 alle 23.00). L’ingresso per il pubblico e l’evento finale del 4 febbraio sono a pagamento. Info e prevendita biglietti su www.amaroneoperaprima.it

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

26 gennaio 2024, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione giornalisti dedicato a pane, cereali e farine

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Venerdì 26 gennaio p.v. nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) si svolgerà dalle 18:30 alle 20:30 il corso per giornalisti Odg Veneto organizzato in collaborazione con Argav, dal titolo “Pane, cereali e farine: fra tradizione, innovazione e fake news alimentari”.

Programma. Il frumento rappresenta il 20% delle proteine e delle calorie consumate nel mondo; coltivato pressochè ovunque per la sua capacità di adattamento è un ancestrale elemento di cultura, attorno al quale si è sviluppata la civiltà mediorientale. In Italia, 600.000 ettari producono annualmente circa 3 milioni di tonnellate di grano tenero, pari al 40% del fabbisogno nazionale. Il pane è un prodotto alimentare, che intreccia la storia del Paese, ma il suo consumo è oggi messo in discussione da falsi miti alimentari, la cui diffusione sta avendo ripercussioni sull’equilibrata crescita soprattutto delle giovani generazioni. Ripercorrendo la storia del prodotto, il corso si propone di fare chiarezza tra caratteristiche nutrizionali e mode indotte.

Relatori. Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav e vice presidente Unarga, coordinatore del corso; Danilo Gasparini, docente Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, Università di Padova; Giuseppina Girlando, direttrice Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ULSS2 Treviso; Franco Zecchinato, agricoltore biologico e presidente Cooperativa agricola El Tamiso; Gianluca Fonsato, panificatore Confartigianato Veneto; Francesca Checchinato e Monica Plechero, docenti e ricercatrici Agrifood Management Innovation Lab Università Ca’ Foscari di Venezia. Iscrizione piattaforma formazione giornalisti (2 crediti).

Direttivo Argav. Il corso sarà preceduto dal direttivo Argav, chiamato a esprimersi sul seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, domande iscrizioni nuovi soci, programmazione prossime attività 2024, varie ed eventuali.

Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

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Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa