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I soci Argav al Concorso gastronomico regionale “Km zero raccomandato in cucina”

da sx Fabrizio Stelluto, Presidente Argav e Franco Manzato, assessore Agricoltura regionale

(di Maurizio Drago, socio Argav) Lo scorso 15 settembre alcuni soci ARGAV hanno fatto parte della giuria del concorso gastronomico regionale “Km zero, raccomandato in cucina” che si è tenuto all’Antica Trattoria Ballotta a Torreglia (PD), nei Colli Euganei, promosso in collaborazione con Coldiretti Veneto.

Il concorso. 7 i ristoranti in gara, 7 le province, 7 i politici che “raccomandavano” i 7 chef che hanno presentato 7 piatti, dagli antipasti ai dolci. A giudicarli una giuria di giornalisti (presente anche il presidente nazionale UNAGA Mimmo Vita), politici e autorità, con tanto di scheda e di “scelta” del piatto: a presiederla il nostro presidente ARGAV Fabrizio Stelluto. La regola stava nel presentare un piatto con prodotti locali, rigorosamente a Km zero.  La serata, riuscitissima, ha visto concorrere i ristoranti Tregnago di Montecchia Crosara (VR), la Trattoria alla Rosa di Adria (RO), l’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), il Ristorante Al Pioppeto di Romano d’Ezzelino (VI), il ristorante Marco Polo di Mestre (VE), il Ristorante alla Codole di Canale d’Agordo (BL) e il ristorante Teatro dei Sapori di Castelfranco Veneto (TV). Ognuno era “raccomandato” da un politico, abbinato in base alla città di nascita: dal presidente del Consiglio Regionale  Clodovaldo Ruffato, all’assessore regionale Franco Manzato, ai consiglieri Davide Bendinelli, Graziano Azzalin, Raffaele Grazia, Pietrangelo Pettenò e Dario Bond.

da sx, Sandra Chiarato (Coldiretti Veneto e socio Argav), Emanuele Guariento, chef Antica Trattoria Ballotta, Clodovaldo Ruffato (Presidente Consiglio regionale)

I vincitori. Ha vinto la “zuppa di trippa con fagioli all’occhio del Castellaro” dei padroni di casa della trattoria Ballotta della famiglia Legnaro, “raccomandata” da Clodovaldo Ruffato. Ma riteniamo giusto segnalare anche gli altri piatti, ad esempio il timballo di zucca, il lombetto di agnello e la frollina di farro con zucca e tutti gli altri, sapientemente curati dai cuochi.

Il presidente Argav “portavoce” della Giuria al Concorso gastronomico regionale “Km zero raccomandato in cucina”

“La varietà e la concorrenza dei territori sono fattori di confronto ma anche di coesione”. La butta sorridendo sul politico, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, che stasera, mercoledì 15 settembre,  parteciperà assieme ad altri sei consiglieri regionali di partiti diversi, ciascuno in rappresentanza di una provincia del Veneto (ci sarà anche il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato), al Concorso regionale “Km zero raccomandato in cucina”.

Km zero: una “filosofia” a carattere trasversale. L’iniziativa è organizzata da Coldiretti Veneto e dall’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia, ai piedi dei Colli Euganei, in provincia di Padova, locale antesignano dei “Ristoranti con menù a km zero”. “Sulla politica del km 0 – ha sottolineato Manzato – c’è stata assoluta trasversalità favorevole in Consiglio, che ha approvato la prima legge regionale d’Italia che valorizza i prodotti di vicinato, anche nella ristorazione collettiva. A Torreglia riproporremo questa trasversalità in una sfida tra territori diversi, ma tutti eccellenti. Io sarei perché tutti vincessero ex aequo, perché non essere eguali non significa che uno debba essere superiore ad un altro, ma il regolamento di gara non lo consente. Ecco, qui potrebbe tornare nuovamente utile la trasversalità della politica, anche se probabilmente si farà sentire la competizione tra politici…”.

“Km zero raccomandato in cucina” vedrà sfidarsi sette coppie, in rappresentanza delle sette province della Regione, ciascuna formata da un cuoco e un politico. Ogni coppia preparerà una portata tipica con prodotti di territorio nell’ambito di un nutrito e nutriente, ma soprattutto variegato e gustoso menù. A vincere sarà il piatto ritenuto più ecosostenibile, sintesi della tradizione veneta e della semplicità rurale. Il giudizio verrà espresso da una giuria, presieduta da Fabrizio Stelluto, presidente Argav, formata da giornalisti veneti (molti dei quali soci Argav), rappresentanti istituzionali e commensali. Oltre a fregiarsi del primo premio, il vincitore avrà diritto anche al giro d’onore con una Ford del 1929 alimentata ad energia solare.

Le coppie in garaBelluno: Ristorante alle Codole di Canale d’Agordo/Consigliere regionale Dario Bond; Padova: Antica Trattoria Ballotta di Torreglia/Presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato; Rovigo: Trattoria alla Rosa di Adria/Consigliere regionale Graziano Azzalin; Treviso: Teatro dei Sapori di Castelfranco Veneto/Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato; Verona: Ristorante Tregnago di Montecchia di Crosara/Consigliere regionale Davide Bendinelli; Vicenza: Al Pioppetto di Romano d’Ezzelino/Consigliere regionale Raffaele Grazia; Venezia: Ristorante Marco Polo di Mestre-Venezia/Consigliere regionale Pietrangelo Pettenò.

(fonte Regione Veneto)

Km zero: un progetto che farà molta strada…sostenibile

Una carriera folgorante quella del “KMZERO”, ovvero il progetto di Coldiretti Veneto che in soli quattro anni da semplice slogan espressione di una raccolta di firme a favore di una legge d’orientamento al consumo di prodotti tipici nelle mense collettive e nella ristorazione privata è passato a legge regionale fino a diventare una strategia economica.

Tutti i numeri del Km zero in Veneto. Un brand che è sinonimo di tutto ciò che è locale, di provenienza regionale, riconducibile alla produzione agricola fresca di stagione nonché di filiera corta.Un successo che in poco tempo ha dato grandi numeri. Il Veneto attualmente conta quasi un centinaio di mercatini agricoli distribuiti su tutto il territorio, più 5000 aziende agricole che vendono direttamente ai consumatori, una rete di oltre trenta locali (trattorie, locande, pizzerie, bar, osterie, gelaterie, negozi, macellerie) che scelgono per i menù e i loro banchi le tipicità della campagna limitrofa, pacchetti vacanze ecosostenibili per promuovere i piccoli borghi rurali e le feste paesane, ospedali e distretti scolastici che per i pasti da somministrare hanno adottano piatti a base di specialità agroalimentari fornite direttamente dalle fattorie vicine.

Il Concorso regionale “Km zero raccomandato in cucina”. La Regione Veneto detiene anche il primato dell’unica norma del genere sul panorama legislativo nazionale. Un vanto per la tutela e la valorizzazione di quella identità dei popoli che passa attraverso non solo la storia ma anche la tradizione culinaria. La nostra è talmente ricca da permettersi una sfida tra sette province rappresentate ognuna da uno chef affiancato ad un politico, entrambi impegnati nella ricetta sintesi della semplicità contadina. Ingrediente principale la capacità di convincere la giuria, non tanto delle abilità dei cuochi o del sapore della combinazione gastronomica, quanto il messaggio emozionale ed evocativo del piatto preparato. Insomma una sorta di prova elettorale “politicamente corretta” per consiglieri, presidenti e assessori in gara con gusto per far vincere il partito della bontà.

Gli schieramenti. BELLUNO Ristorante “Alle Codole” di Canale d’Agordo con il Capo Gruppo PDL Dario Bond. PADOVA Trattoria “Da Ballotta” di Torreglia con il Presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato. TREVISO Ristorante “Teatro dei Sapori” di Castelfranco con l’Assessore all’agricoltura Franco Manzato. ROVIGO Trattoria “Alla Rosa” di Adria con il Consigliere regionale Graziano Azzalin. VERONA Ristorante “Tregnago” di Montecchia di Crosara con il Presidente IV commissione agricoltura Davide Bendinelli. VICENZA Ristorante “Al Pioppeto” di Romano d’Ezzelino con il Consigliere regionale Raffaele Grazia. VENEZIA Ristorante “Marco Polo” di Mestre con il Consigliere regionale Pietrangelo Pettenò.

(fonte Coldiretti Veneto)

Ogm: gli agricoltori veneti Coldiretti sostengono i colleghi del Friuli

Anche gli imprenditori agricoli di Coldiretti Veneto stanno raggiungendo i colleghi del Friuli impegnati in un sit-in davanti alla Prefettura di Fanna (PN). “Daremo vita a un “Presidio della Legalità” a oltranza – interviene Giorgio Piazza presidente regionale – per chiedere alla magistratura di intervenire immediatamente facendo rispettare la legge e ordinando la distruzione del campo in cui sono state seminate illegalmente piante di mais geneticamente modificate (Ogm).”

Liberi da Ogm: contro l’illegalità nei campi. Forti della posizione chiara della Regione Veneto, confermata dall’Assessore all’agricoltura Franco Manzato in varie occasioni tanto da chiedere l’iscrizione di territorio “OGM FREE” nel nuovo Statuto, anche lo schieramento regionale “Liberi da Ogm” formato da Coldiretti, Verdi Ambiente e Società, Legambiente, Slow Food,WWF, Confartigianato, CNA, LegaPesca, sostiene le azioni programmate al fine di combattere ogni illegalità nei campi.

Presenti otto campioni di mais dell’agente Mon 810. I referti delle analisi commissionate da Greenpeace confermano senza dubbio la presenza, su otto campioni di mais dell’agente Mon 810. Dunque non si è trattato di una sperimentazione puramente dimostrativa ma di una vera e propria semina priva di autorizzazione e punibile dalla legge con il carcere fino a due anni, su almeno 4 ettari di terreno agricolo. “Solo le istituzioni possono frenare atti simili – incalza Piazza – succede già per la coltivazione di marijuana dove la legge interviene con pene e sanzioni”.

Richiesta di provvedimenti disciplinari. La “task force” contesta, infatti, l’operato del procuratore della Repubblica di Pordenone Antonio Delpino in quanto il provvedimento di sequestro di un campo di mais non consente di prevenire la disseminazione di polline e quindi non esercita un’azione conservativa e chiede al Ministro di Grazia e Giustizia Angiolino Alfano un provvedimento disciplinare per ovviare a un danno che avrà impatto sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non si potrà limitare ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta. La coalizione, inoltre, sollecita il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, ad applicare un “protocollo operativo di gestione tecnica in presenza di Ogm”, come fece nel 2003 quando si verificò un caso analogo l’allora Ministro Alemanno. Il Presidio continuerà fino a quando non saranno attuate le azioni previste dalla legge, ovvero la distruzione dei campi Ogm e i provvedimenti nei confronti dei responsabili.

(fonte Coldiretti Veneto)

Quote latte: allevatori in piazza per far chiarezza sulle multe

Migliaia di allevatori da tutte le regioni saranno oggi in piazza davanti a Montecitorio durante la discussione della manovra alla Camera dei Deputati che sospende il pagamento delle multe sulle quote latte. La protesta e’ stata decisa dal Consiglio nazionale della Coldiretti per chiedere chiarezza sulle quote latte. Anche una nutrita delegazione di oltre un centinaio di allevatori veneti, guidata dal presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza raggiungerà Roma per partecipare al sit-in in piazza Montecitorio. Per la migliore comprensione del perché si è arrivati a questa manifestazione, ecco riassunti di seguito gli eventi che nel tempo si sono avvicendati in merito alle “quote latte”.

Antefatto. Nel 1983-84, per far fronte alle eccedenze di produzione, l’UE ha introdotto un regime di quote latte che comprendeva il pagamento di un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte nei paesi che superavano la quota loro assegnata. Per molti anni dopo l’introduzione del regime delle quote latte l’Italia ha incontrato considerevoli problemi nella corretta applicazione del regime e nell’applicazione delle corrispondenti sanzioni. Dopo molti anni di trattative, nel luglio 2003  il Consiglio ha raggiunto un accordo all’unanimità – la Decisione del Consiglio 2003/530 – che concedeva ai produttori italiani di rimborsare i prelievi supplementari pendenti dal 1995/96 al 2001/02, per un valore € 1,386 miliardi di euro, in 14 rate annuali di pari entità, a partire dal 2004.

L’emendamento alla Manovra su quote latte. Lo scorso 7 luglio un emendamento al decreto legge sulla manovra, fortemente voluto dalla Lega e presentato in commissione Bilancio del Senato dal relatore Antonio Azzollini (Pdl),  ha stabilito che il pagamento delle rate per la restituzione delle quote latte venisse sospeso fino al 31 dicembre 2010. La copertura, pari a 5 milioni per il 2010, sarà a valere del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi di natura corrente.  La presentazione dell’emendamento ha suscitato la protesta degli allevatori in regola con il pagamento delle quote latte, di associazioni di categoria come la Coldiretti, Cia, Confagricoltura nonché del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, “istituzionalmente rispettoso” ma al contempo “sconcertato” di quanto avvenuto in Parlamento. L’emendamento ha invece trovato l’appoggio dell’associazione di categoria Copagri.

Dacian Ciolos, Commissario Ue all'Agricoltura

Il Commissario Dacian Ciolos. In risposta all’emendamento, il Commissario UE per l’Agricoltura Ciolos ha riferito che “qualsiasi provvedimento il Governo italiano adotti per sospendere il pagamento da parte dei produttori italiani di latte delle sanzioni per la passata sovrapproduzione sarebbe contrario ad diritto dell’Unione europea e la Commissione sarebbe costretta ad avviare un procedimento d’infrazione contro l’Italia“. Il Commissario ha ricordato che l’accordo politico che consente ai produttori italiani di pagare il prelievo supplementare in 14 rate annuali di pari importo – come concordato nel 2003 e riconfermato dall’esercizio di valutazione dello “stato di salute” della PAC nel 2009 – prevede già il beneficio finanziario del rimborso di somme arretrate senza alcun pagamento di interessi. “Sospendere i pagamenti di quest’anno priverebbe i produttori di latte italiani affiliati dei vantaggi finanziari previsti dall’accordo politico”, ha affermato Ciolos, che ha inviato una lettera molto ferma al ministro italiano Giancarlo Galan.

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole

La posizione del Ministro Galan. “Pur riconoscendo lo stato di crisi che sta attraversando il settore non risulta, al momento, possibile sospendere la riscossione del prelievo afferente ai periodi dal 1995/1996 in poi in ogni sua forma. Abbiamo effettivamente registrato la voce che nell’ambito della manovra vi sarebbe l’intenzione di presentare un emendamento che sospenda la riscossione del prelievo. Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 –  costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali. Ma se questa ipotesi dovesse verificarsi, mi riservo tutte le valutazioni di mia competenza a salvaguardia di  quei valori di cui prima ho parlato. Valori irrinunciabili ai quali l’Autorità di Governo non può non ispirarsi”.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

La posizione di Coldiretti Veneto. “Ancora una volta gli allevatori sono costretti ad abbandonare le proprie aziende per una questione di legalità – spiega Giorgio Piazza – Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori ma anche per lo Stato”. In Veneto, ricorda Coldiretti, la questione delle quote è sentita in particolare nel vicentino, nell’alta padovana, nel veronese, nel trevigiano e nel bellunese,  dove sono presenti circa 4.300 allevamenti ad indirizzo lattiero caseario che producono 11 milioni di quintali latte l’anno. Il settore zootecnico ha vissuto una profonda ristrutturazione non senza sacrifici e a fronte di notevoli investimenti da parte delle aziende che hanno scelto di stare sul mercato rispettando le regole. Regole che dovrebbero essere uguali per tutti. In più occasioni Coldiretti ha ricordato che il problema del settore latte non è quello delle quote ma piuttosto il prezzo, perché manca ancora una giusta remunerazione nei confronti dei produttori. Il prezzo alla stalla in Veneto è diminuito del 17% nell’ultima campagna assestandosi sui 34-36 euro al quintale (iva inclusa), importo non sufficiente per garantire un’adeguata redditività degli allevamenti.

(fonti Coldiretti Veneto/Commissione Ue Agricoltura/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

6 luglio 2010: 700 agricoltori veneti al Brennero per dire stop ai millantatori

protesta allevatori Coldiretti

Da stamattina alle 7.00 una delegazione di 250 agricoltori provenienti da Treviso, Belluno e Verona staziona nell’area parcheggio al km 1 dell’autostrada del Brennero direzione sud (Austria Italia). Alle 14.00 scatta  l’ora di guardia per i colleghi di Venezia e Padova e a seguire sarà la volta degli imprenditori agricoli di Rovigo e Vicenza. A fine giornata, gli agricoltori veneti che avranno presidiato la frontiera saranno in tutto 700.

Stop ai millantatori. Un cordone umano pronto a fermare cisterne e furgoni di latte straniero, spalancare porte di tir, camion pieni di ortaggi, frutta, carne senza origine. Coldiretti dice “stop” ai millantatori che esaltando simboli dai connotati geografici ben definiti fanno passare del prodotto assolutamente anonimo come quello fatto in Italia. “Sappiamo bene  – spiega Giorgio Piazza Presidente Coldiretti Veneto alla guida dei berretti giallo verdi – che neanche l’un per cento del latte e semilavorati in arrivo dall’estero diretto in Veneto viene controllato alle frontiere. Le quantità importate nella nostra regione sono pari a quelle prodotte dagli allevatori e alimentano una fiorente industria del settore lattiero caseario che usa come brand il legame con il territorio”.

Necessaria origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari. Rispetto a questo Coldiretti si sta battendo per introdurre l’origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari che nel settore lattiero-caseario in questione è prevista solo per il latte fresco e i formaggi a denominazione d’origine. Mozzarelle, cagliate, caseinati, formaggi fusi e latte a lunga conservazione sono orfani di etichetta di provenienza ed entrano in Italia dai Paesi dell’Est o dalle lontane Repubbliche Baltiche. Il tutto in forma anonima, ovviamente, nonostante sia un diritto acquisito per tutti i consumatori l’informazione ai fini della sicurezza alimentare e del consumo consapevole.

Auspicabile una filiera solo italiana. Lo fa chiamando all’appello anche la Regione Veneto alla quale esattamente un anno fa aveva chiesto la pubblicazione dei dati delle importazioni affinchè tutti i cittadini fossero informati che l’esaltazione di un nome di paese non è sufficiente a garantire che il latte sia fornito dalle aziende locali. “Forse la logica del bilancio nel breve termine potrebbe anche giustificare determinate politiche –  insiste Piazza – ma alla lunga è dubbio il reale vantaggio per chi impiega tecniche, criteri di qualità e costi tipicamente “Made in Italy” assolutamente non paragonabili al resto del mondo. Per questo alle cooperative e strutture di trasformazione agroalimentari venete chiediamo di fare una scelta radicale e coraggiosa: mettere in trasparenza l’origine e lavorare solo produzione completamente italiana”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Botta e risposta tra Confagricoltura e Coldiretti Veneto su delibera del CdB Bacchiglione Brenta

Antefatto. Lunedì 28 giugno scorso, Confagricoltura Veneto ha sollecitato formalmente la Giunta regionale perché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo, che la legge le attribuisce, sulla decisione del Consorzio di bonifica Bacchiglione di aderire ad un’associazione sindacale di categoria, nel caso specifico la Coldiretti.

Confagricoltura Veneto: adesione sindacale libera per principio costituzionale. Confagricoltura Veneto ha fatto presente che “ad un Consorzio di bonifica partecipano obbligatoriamente tutti i proprietari degli immobili ricadenti nel comprensorio consortile e riceventi un beneficio dall’attività di bonifica. Invece l’adesione ad una associazione sindacale, con la conseguente condivisione dei principi, delle iniziative e degli  scopi da essa perseguiti, è libera per principio costituzionale. Ne deriva un problema di compatibilità tra l’adesione ad un’associazione sindacale, che non può non essere libera perchè legata alle convinzioni ideologiche e quindi all’area dei diritti personalissimi e indisponibili dell’individuo, e l’obbligatorietà della iscrizione al Consorzio di bonifica, non potendo il consorziato in disaccordo con la scelta di aderire all’associazione sindacale recedere dal Consorzio”.  Confagricoltura Veneto ha continuato dicendo che “la delibera assunta dal Consorzio di bonifica Bacchiglione è censurabile anche perché in contrasto con lo statuto del Consorzio e con le finalità da esso perseguite e quindi, in ultima analisi, con la legge che dette finalità elenca e specifica dettagliatamente. La determinazione di aderire ad un’associazione sindacale di categoria, infatti, non trova alcuna giustificazione negli obiettivi tipici del Consorzio, che sono preordinati a svolgere funzioni di bonifica, irrigazione, difesa del suolo e dell’ambiente, tutela della qualità delle acque e gestione dei corpi idrici. Infine, la natura giuridica pubblica dei Consorzi di bonifica, con i doveri di imparzialità ed oggettività che da tale natura derivano nei confronti dei cittadini ed in particolare di quelli obbligatoriamente consorziati, è incompatibile con l’adesione ad un’associazione sindacale di categoria, scelta orientata sul piano ideologico e per definizione di parte. Confagricoltura Veneto ha concluso sollecitando l’intervento della Giunta regionale sulla delibera del Consorzio Adige Bacchiglione in esame, da esercitarsi nell’ambito dei poteri di vigilanza e controllo che le sono attribuiti dalla legge regionale n. 53/93 e che si configurano come un potere dovere di diritto pubblico.

Coldiretti Veneto: da che pulpito viene la predica. Il 29 giugno scorso Coldiretti ha risposto con questa nota ufficiale: “Notiamo che per i “colleghi” di Confagricoltura Veneto la gestione di un consorzio di bonifica è più una guerra di numeri che un impegno di tutela della risorsa idrica. Se anche Coldiretti deve spostare i propri obiettivi ed abbassarsi a questi livelli  – sostiene Giorgio Piazza presidente regionale –   preciso che Confagricoltura riceve l’adesione da Consorzi di Bonifica in tutta Italia, per citarne alcuni: Napoli, Taranto, Reggio Calabria, Potenza, Bolzano, Pavia, Cremona, Firenze, Empoli, Napoli addirittura dall’intero Consorzio Forestale regionale della Sicilia. Nonostante questo la Confagricoltura del Veneto si permette di sindacare su una libera scelta  fatta dai dirigenti dell’ente consortile del Bacchiglione Brenta che riguarda semplicemente il conferimento a Coldiretti Padova della gestione della rappresentanza datoriale nei rapporti di lavoro dipendente. Decisione che rientra nella legittimità statutaria e nelle norme costituzionali. Non sono queste le argomentazioni degne di un’associazione di categoria che rappresenta gli imprenditori agricoli – continua Piazza – per cui respingiamo al mittente tutte le accuse e invitiamo la Giunta Regionale del Veneto a prendere atto che l’autogoverno sancito dalla legge regionale n.12 non può essere minato da comportamenti partigiani di associazioni prive di buon senso.

(fonte: Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto)

I soci Argav al Premio Vergani-Ballotta 2010

Premio Vergani-Ballotta 2010: i piatti di gnocchi in gara

Grande festa della cucina veneta in occasione della quarta edizione del Premio Vergani-Ballotta 2010, indetto dall’Accademia Italiana della Cucina e dall’Associazione Cuochi Padova Terme Euganee, svoltosi nella serata di ieri, 16 giugno, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (Pd).

Venezia e Vicenza le province vincitrici. La sfida culinaria regionale tra gli chef di tutte le province venete ha visto la partecipazione di una trentina di cuochi, tra cui anche 7 chef under 25, che si sono misurati nella preparazione degli gnocchi, tema di quest’edizione. A giudicare gli chef in gara, una giuria tecnica presieduta dal socio Argav Giuseppe Casagrande, direttore del periodico Papageno, che ha consegnato il premio (deliziose targhe-pentoline, set di coltelli molto graditi dai cuochi e premi in denaro) alla provincia vincitrice della sezione “Under 25”, Venezia, con lo chef moldavo Artiom Ponomarenko che ha presentato il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

Ecco l’intervista di Giuseppe Casagrande rilasciata al termine della serata:

Per la cronaca, il Premio Vergani-Ballotta, consegnato da Clodovaldo Ruffato, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, è andato a Vicenza e al piatto “Gnocchi con la fioretta”, mentre il premio della Giuria popolare, che ha eletto il migliore tra 24 piatti in gara e che è stato consegnato da Piero Fracanzani, delegazione Eugania dell’Accademia Italiana della Cucina, è andato sempre a Venezia con il piatto “Gnocchi di patate con pesce di laguna”.

La festa della cucina veneta è stata all’insegna dei prodotti “Km zero”. A questo proposito, ecco l’intervista alla socia Argav Sandra Chiarato, responsabile comunicazione di Coldiretti Veneto, associazione che ha ispirato la legge regionale operativa da gennaio 2010.

La cultura contadina è viva e lotta insieme a noi: a Venezia i finalisti veneti in gara per “Oscar Green”

Oggi, giovedì 10 giugno alle ore 17.00 in piazza San Marco a Venezia, si svolge la presentazione dei finalisti veneti in gara per “Oscar Green 2010”, il premio nazionale dell’impresa agricola di successo indetto da Coldiretti Giovani Impresa. Sul palco del ristorante “Ai Quadri” Giorgio Piazza, Presidente di Coldiretti Veneto, Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, Clodovaldo Ruffato, Presidente del Consiglio Veneto e Davide Bendinelli, Presidente della IV Commissione consiliare agricoltura, saluteranno tutti i candidati veneti al concorso nazionale le cui premiazioni sono in programma a Roma il 15 luglio prossimo.

5 i finalisti del Veneto, 6 le categorie aziendali in gara. Sono stati individuati su un totale di 23 imprenditori agricoli, in gara con altri colleghi selezionati e provenienti da tutta Italia per aggiudicarsi il trofeo della giovane impresa agricola di successo. Suddivise per sei categorie le aziende rappresentano le varie sfumature della multifunzionalità in agricoltura: dalla valorizzazione del territorio alla salvaguardia ambientale, dal recupero della tradizione, all’innovazione e la tecnologia, dal contributo alla qualità della vita sociale all’identità locale. Uno spessore creativo caratterizza tutte le fattorie in gara targate Veneto. Storie personali interessanti legate non tanto al destino di rimanere in agricoltura ma alla scelta convinta di investire nel settore magari dopo esperienze professionali di tutt’altra matrice.

Giovani imprenditori di Venezia, Verona… E’ il caso della veneziana Gloria Andretta di 29 anni che, con una laurea in pubbliche relazioni e pubblicità, è ora titolare di uno degli allevamenti bovini più grandi della provincia lagunare all’interno del quale si produce energia elettrica da fonti rinnovabili con un impianto di mille chilowatt con un sistema moderno di abbattimento nitrati. Dal veronese la conferma di un recente sondaggio che dice quanto il “Veneto contadino” spopoli tra gli americani, grazie anche all’Amarone vino ad alto gradimento che ha facilitato flussi di turisti d’oltre Oceano alla ricerca di pregiate cantine. E’ questa la testimonianza di Giovanni Aldrighetti ambasciatore dei rossi della Valpolicella in tutto il mondo. Dall’alto del comune di Roverè a Verona la produzione di formaggi di malga di Luca Campara fa riferimento alla tradizione cimbra, comunità misteriosa di origine celtica che da un altipiano all’altro ha lasciato l’impronta culturale trovando proprio nelle famiglie rurali la custoria di antichi sapori.

…Padova e Belluno. Non può mancare il tocco rosa nell’attività agricola, sinonimo da sempre di attenzione per il benessere e la cura del corpo oltre che di salubrità dei prodotti, con l’imprenditrice padovana Franca Dussin di Massanzago, che ha sviluppato nel suo agriturismo la beauty farm con trattamenti a base di biocosmesi. L’ultimo fantasista è il più giovane e viene da Belluno. A soli 21 anni Marco De Bacco combatte la sua sfida ogni giorno producendo vino ai piedi delle Dolomiti Feltrine.Qui, su ripidi pendii ghiaiosi i vitigni autoctoni ereditati dal nonno danno ancora come allora durante il dominio asburgico lo stesso nettare di rara bontà. L’uva Pavana, Paialonga, Gata, Carmenere e Bianchetta hanno in questo difficile terreno radici talmente profonde che il giovane non ha potuto non considerare sottolineando con il suo lo stesso impegno e dedizione profusi da intere generazioni di vignaioli.Cosi oggi come accadeva a fine ottocento Marco – che dopo il diploma di ragioneria si è fatto anche quello di enologo – continua ostinatamente a fare il Vanduja, un rosso da tavola già apprezzato alla corte dell’impero austroungarico e il Saca uno spumante ottenuto dalle bacche esclusive di Bianchetta fonzasina.

La cultura contadina è viva e lotta insieme a noi. “Storie che raccontano di un’agricoltura rigenerata e moderna, che ha basi solide nella cultura contadina – commenta Giorgio Piazza – stili di fare impresa creativi che non trascurano l’identità del territorio. Sono i nostri testimonial per la campagna pubblicitaria più incisiva a sostegno della qualità della vita, della sicurezza alimentare e salvaguardia ambientale”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Ribadisce Coldiretti Rovigo: i terreni agricoli servono agli agricoltori

«Coldiretti non è contraria a uno specifico impianto fotovoltaico, ma è contraria, in generale, a che si usi il terreno agricolo per insediamenti industriali da parte di soggetti non-imprenditori agricoli, senza alcuna limitazione o salvaguardia, cosa che è stata invece consentita da una delibera della giunta veneta (la numero 2204 del 2008), che Coldiretti Veneto ha impugnato davanti al Tar regionale già dal 12 novembre 2008. Fra l’altro si è chiesto al giudice di provvedere prima possibile, per non bloccare od ostacolare chi vuole fare investimenti nel fotovoltaico».

Valentino Bosco, presidente di Coldiretti Rovigo, interviene così per chiarire la posizione dell’organizzazione agricola, all’indomani del nuovo ricorso di Coldiretti Veneto, presentato contro la delibera della giunta che autorizza l’impianto fotovoltaico di Canaro. «Quest’ultimo è soltanto un atto dovuto, come lo sono state (o lo saranno) le altre impugnazioni di altrettante delibere autorizzative di impianti fotovoltaici in giro per il Veneto – spiega il presidente – La nostra posizione è chiara fin dal 2008: non è un problema di tipo di impianto, ma di luogo dove viene istallato. Gli impianti industriali, e fra questi quelli per la produzione di energia – dichiara Bosco – devono andare all’interno delle aree destinate, appunto, alle attività economiche non-agricole, oppure sui tetti dei capannoni. Non per nulla Coldiretti non si è opposta al mega parco fotovoltaico di San Bellino che sorgerà in zona artigianale, come non si opporrà mai al fatto che i propri soci, imprenditori agricoli, decidano di realizzare impianti per la produzione di energia elettrica sui propri terreni, ma in collegamento con la propria attività agricola e con dimensioni di nessun impatto sulla destinazione dell’area circostante».

I terreni agricoli non sono aree vuote in attesa di edificazione. «Il problema è nato – spiega ancora Bosco – con la delibera 2204/2008, perché ha derogato, secondo noi illegittimamente, alla legge regionale 11/2004, la quale, al contrario, prevede che nelle zone agricole, soltanto gli imprenditori agricoli possano edificare strutture produttive ed esclusivamente in funzione dell’attività agricola, sulla base di un piano aziendale obbligatorio per gli agricoltori, ma che non è stato reso altrettanto obbligatorio per gli altri». «In altre parole – chiarisce ancora Bosco – si è creata una disparità di trattamento tutta a svantaggio degli agricoltori proprio sui loro terreni e, contemporaneamente, non si è tutelata la funzione dei terreni agricoli stessi, che non sono aree vuote in attesa di edificazione, ma hanno un preciso valore intrinseco, legato alla produzione agricola, costituiscono il polmone degli insediamenti urbani e conservano i valori naturalistici del paesaggio».

(fonte Coldiretti Rovigo)