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Eletta la nuova giunta nazionale di Confagricoltura, il veneto Emo Capodilista chiamato ad occuparsi dell’internazionalizzazione

Giunta nazionale Confagricoltura, il primo da sinistra è Giordano Emo Capodilista

Giordano Emo Capodilista, presidente di Confagricoltura Padova, è stato eletto tra i componenti della giunta nazionale dell’associazione. La nomina è avvenuta nei giorni scorsi a Roma, nell’assemblea che ha eletto il nuovo presidente nazionale, Massimiliano Giansanti, 43 anni, romano, che succede a Mario Guidi.

Internazionalizzazione. Emo Capodilista, 54 anni, titolare di un’azienda agricola a indirizzo prevalentemente vitivinicolo a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, è una delle sette new entry della giunta di Confagricoltura nazionale, che è stata completamente rinnovata e resterà in carica per tre anni. Il presidente Giansanti ha annunciato che a ogni componente dell’esecutivo verrà affidato un incarico specifico, che affronterà insieme a un team di lavoro. L’obiettivo è creare una stretta sinergia tra organizzazione, territorio e aziende. “Sono onorato di entrare a far parte della giunta nazionale – ha commentato Emo Capodilista, che è anche vicepresidente di Confagricoltura Veneto -, dove mi impegnerò al massimo per rappresentare non solo il Veneto, ma anche il Triveneto. L’incarico che andrò a ricoprire con ogni probabilità sarà quello dell’internazionalizzazione, chiesto a gran voce da tutti i presidenti veneti perché per l’agroalimentare veneto l’export è una voce fondamentale e in continua crescita. Per questo dobbiamo mettere a punto strategie e iniziative per supportare le nostre aziende a crescere e ad espandersi sempre di più nel mercato globale”. 
”Le inefficienze del sistema Italia sono la vera spina nel fianco dell’agricoltura italiana, impedendole di essere competitiva sui mercati europei ed extraeuropei”, ha aggiunto il neo presidente Giansanti. Per questo al centro del suo programma c’è l’impresa, con gli strumenti necessari per farla crescere: semplificazione amministrativa, riforma del mercato del lavoro, costi della previdenza in linea con l’Europa, politiche energetiche e per l’ambiente, creazione di filiere, accesso al credito e a nuovi strumenti finanziari e assicurativi, sviluppo dell’innovazione. Le imprese associate a Confagricoltura sono i due terzi del totale delle imprese del comparto e assumono oltre 500.000 lavoratori.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Reti d’Imprese: in due anni, quasi triplicata la quota di partecipazione delle imprese agricole

La crescita del sistema delle Reti d’ Imprese, avviato nel 2010, accelera: solo negli ultimi due anni (2015-2016) sono state costituite 1.459 nuove Reti, appena 468 meno di quelle create nel quinquennio precedente (2010-2014), quando ne erano state costituite 1.927.

Cosa sono. Si ha una Rete d’Imprese quando due o più imprese stabiliscono un accordo di collaborazione allo scopo di mettere in comune conoscenze, e/o attività, e/o risorse, per migliorare il perseguimento dei rispettivi obiettivi produttivi ed economici attraverso l’innovazione e la maggiore competitività sul mercato. Ebbene, a fine 2016, l’incremento complessivo dei Contratti di Rete, l’accordo che stabilisce gli obiettivi, gli impegni e le modalità di collaborazione fra le imprese che partecipano a una Rete d’Imprese, rispetto al 2014 è stato del 75,7%; i Contratti con soggettività giuridica sono più che raddoppiati. Le imprese partecipanti a Contratti di Rete sono cresciute più dei Contratti (+79,5%), sicché il numero medio delle imprese che costituiscono una Rete è aumentato del 2%.

La regione col maggior numero d’imprese “in Rete” si conferma la Lombardia, seguita da Toscana e Lazio, che negli ultimi due anni hanno scavalcato l’Emilia Romagna, fino al 2014 seconda in graduatoria. Otto regioni, nell’ultimo biennio, hanno più che raddoppiato il numero di imprese partecipanti alle Reti d’Impresa. Fra le imprese che partecipano a Contratti di Rete, il maggior numero opera nel settore dei servizi (30%), seguito da quelli delle attività manifatturiere (22%) e dell’agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca (16%). Il settore agricolo è quello che nell’ultimo biennio ha registrato la maggiore crescita di imprese “in Rete” passando da un’incidenza sul totale del 5,9% nel 2014, al 15,6% nel 2016. Gli altri settori più dinamici sono quelli dei servizi, del turismo e dei trasporti.

Le aziende del settore primario (agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca) che partecipano a Reti d’Imprese sono arrivate, a fine 2016, vicine a quota 3.000, con larga prevalenza di quelle che svolgono attività di coltivazione e allevamento del bestiame (poco meno di 2.900). La distribuzione regionale delle aziende del settore primario che partecipano a Reti d’Imprese ordinarie (in cui ciascuna impresa partecipa alla Rete conservando la propria autonomia giuridica e fiscale e il contratto stabilisce i rapporti fra le imprese che lo stipulano) vede ai primi posti, nell’ordine, Toscana, Lazio e Friuli Venezia Giulia. La prima regione del Mezzogiorno è la Campania (4° posto) e, fra le isole, la Sardegna (6° posto).

Le aziende del settore primario partecipano complessivamente a 568 Reti d’Imprese ordinarie, oltre la metà delle quali (55%): indicano come azienda di riferimento un’azienda agricola), sono composte prevalentemente da imprese agricole, hanno per finalità esclusiva o prevalente il sostegno alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti primari oppure alla promozione di attività di agriturismo e agricoltura sociale. Le altre Reti cui partecipano aziende agricole riguardano soprattutto promozione e commercializzazione di diversi prodotti, promozione dell’offerta turistica di un determinato territorio.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Emergenza latte, 10 novembre 2015, allevatori veneti protestano a Pavia e a Mestre (VE)

latte-11Domani, martedì 10 novembre, una delegazione di allevatori veneti di Confagricoltura manifesterà denunciando la crisi del settore davanti allo stabilimento Lactalis – Galbani di Corteolona (Pavia) assieme ai colleghi di Lombardia e Piemonte. Sempre domani, Coldiretti, estende la protesta dalle industrie ai supermercati in tutte le regioni per fare conoscere ai cittadini i motivi della mobilitazione.

Confagricoltura: unitarietà di lotta, tagli agli enti inutili a favore degli allevatori. Per Lorenzo Nicoli, presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli veneti “Il settore sta attraversando un periodo difficilissimo, se le nostre stalle dovessero chiudere, l’effetto a cascata sarebbe dirompente, c’è quindi la necessità di garantire la produzione italiana e veneta”. Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, che parteciperà al presidio di domani: “Non possiamo più stare zitti di fronte all’indifferenza del Governo davanti ai gravissimi problemi del comparto latte, siamo pronti ad affiancarci a tutte le sigle sindacali che decideranno di compiere azioni di protesta. E’ una situazione economicamente insostenibile, per la quale vediamo un solo sbocco: ottenere il riconoscimento dello stato di crisi per il comparto lattiero-caseario“. L’unitarietà degli allevatori è nuovamente sottolineata da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno: “C’è una spaccatura profonda nel settore zootecnico, non certamente voluta dagli allevatori o creata da Confagricoltura com’è evidente all’interno sia dell’Associazione Regionale sia nazionale degli Allevatori. A chi giova la divisione sindacale? Certamente non agli allevatori! Manca una politica lungimirante che sappia coniugare le specificità territoriali come quelle della montagna”. “Abbiamo perso il 15% del valore del latte dello scorso anno che già era già basso, afferma il presidente di Confagricoltura Vicenza Michele Negretto, che aggiunge: “Alcune aziende, stante gli investimenti compiuti, sono costrette paradossalmente a non chiudere per gli impegni presi. Per il presidente della Sezione Economica lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto Fabio Curto: “I nostri costi di produzione sono certamente più alti di quanti producono per il latte in polvere e, pertanto, la Politica deve coerentemente agire di conseguenza. L’Italia deve inoltre, una volta per tutte, varare una concreta ed efficace politica per il settore avendo il coraggio di mettere mano anche a tutti quegli Enti e Associazioni che non sono efficienti, come ad esempio all’AGEA e all’AIA, e riversare le risorse direttamente nelle tasche degli allevatori“.

Mucche nei centri vendita. Domani, dalle ore 9.30 gli allevatori veneti di Coldiretti porteranno le proprie vacche a rischio estinzione davanti all’Ipercoop di Mestre (VE) al Campo Grande, ma proteste ci saranno anche a Torino, Bologna, Milano, Roma e Bari.  “Faremo conoscere alle famiglie e ai bambini – spiega Martino Cerantola presidente di Coldiretti Veneto – da dove viene il latte e come si ottengono i formaggi senza polveri o semilavorati industriali. L’ incontro con i consumatori al momento di fare la spesa ha anche l’obiettivo di dare utili consigli nell’acquisto di prodotti lattiero-caseari per non cadere nell’inganno del falso Made in Italy“. Sotto accusa il latte, lo yogurt e i formaggi spacciati come italiani per la mancanza di una normativa chiara in etichetta, ma anche per l’utilizzo di sottoprodotti, dalle cagliate alle caseine, che mettono a rischio la qualità.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

Terzo trimestre 2010: in Italia, l’agricoltura unico settore che arretra secondo Confagricoltura

”Nel terzo trimestre del 2010 il Pil e’ aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, pero’ si e’ registrata una diminuzione del valore aggiunto in agricoltura dell’1,2% (-0,8% in termini tendenziali); di fatto, l’agricoltura e’ l’unico settore economico che arretra”. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alla stima preliminare dell’Istat sul prodotto interno lordo nel III trimestre 2010.

L’attesa ripresa non riesce ad avviarsi nei campi. In base alle stime Ismea a fine anno, prosegue Confagricoltura, ”il valore aggiunto agricolo calerà del 2,6%, proseguendo la performance negativa degli ultimi anni”. L’organizzazione evidenzia, infatti, che ”il valore aggiunto in agricoltura e’ diminuito negli ultimi sei anni di 2 miliardi, passando da 30 a 28 miliardi di euro circa; meno 7,4%. Se si eccettua la ‘ripresina’ del 2007-2008, i tassi di variazione degli ultimi anni sono sempre stati negativi”. ”Non riesce ad avviarsi nei campi l’attesa ripresa – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Solo di recente i prezzi all’origine hanno cominciato a crescere ma questo non basta per rilanciare la produzione e l’export. Costi produttivi ed oneri sociali elevati (in primis quelli del lavoro), burocrazia, prezzi non sempre remunerativi e debolezza nei rapporti contrattuali di filiera, impossibilita’ ad avviare innovazioni… tutto cio’ frena lo sviluppo e la competitivita’ delle imprese agricole anche sul mercato globale”.

(fonte Asca.it)

Il presidente del Gal Adige nel consiglio nazionale Agriturist. Tra le prossime iniziative dell’associazione, le “stelle” per gli agriturismi.

Alberto Faccioli, presidente Gal Adige

Alberto Faccioli, presidente del Gal Adige, è entrato a far parte del consiglio nazionale di Agriturist, l’associazione di Confagricoltura che coordina e assiste gli agriturismi. È la prima volta che un polesano entra nel consiglio nazionale dell’associazione, con sede a Roma, formato dal presidente, la napoletana Vittoria Brancaccio, da cinque vice presidenti e da nove consiglieri. La carica durerà per tre anni. Faccioli, presidente provinciale di Agriturist, cinquantadue anni, risiede a Bagnolo di Po, dove conduce assieme alla moglie Monica, l’azienda agricola e agrituristica “Valgrande”.

In Polesine, il settore agrituristico e il campeggio sono gli unici che hanno tenuto. A dirlo sono i dati dell’osservatorio statistico sul turismo forniti dalla Provincia, che analizza i movimento clienti nelle strutture ricettive della provincia di Rovigo. E a proposito di dati, Alberto Faccioli, fa notare un incremento delle aziende agrituristiche associate ad Agriturist che da 9 del 2000 sono passate a 27 nel 2010, confermando che Rovigo è la provincia, a livello veneto, con la più alta percentuale di iscritti.

Qual è la parola d’ordine del nuovo mandato nazionale di Agriturist? “La classificazione, dice il neoconsigliere Faccioli, e, come le ‘stelle’ per gli alberghi, anche le imprese agrituristiche potranno finalmente contare su un sistema di classificazione trasparente ed omogeneo a livello nazionale, in grado di fornire al turista le informazioni necessarie sulla qualità del servizio reso da ciascuna azienda. Tutto ciò che ruota attorno all’agriturismo, è un settore di vitale importanza per l’economia delle aree rurali; l’agriturismo ricopre un ruolo strategico dal momento che sa coniugare la possibilità di trovare prodotti di qualità direttamente nel territorio con la cultura e l’ambiente in cui sono realizzati”.

Per definire il punteggio da attribuire a ciascuna struttura, non conterà solo il comfort, come accade oggi per le strutture alberghiere, ma saranno presi in considerazione soprattutto gli aspetti relativi alla tipicità dell’offerta, al paesaggio, alla possibilità di partecipare ai lavori dell’azienda e alla professionalità dell’operatore. “Chi sceglie gli agriturismi per le proprie vacanze, dice Faccioli, è desideroso di capire di più dell’alimentazione e del gusto dei cibi, vuol rendersi conto di come nascono i prodotti tipici. Chi offre agriturismo è generalmente in grado di dare a queste curiosità le giuste risposte perchè è egli stesso consapevole protagonista di una agricoltura che punta sulla qualità e di una accoglienza che del prodotto tipico si fa orgogliosa testimone”.

(fonte Gal Adige)

Voucher: uno su tre utilizzato in agricoltura

Un voucher su tre viene utilizzato in agricoltura  – e ancor più in questo periodo in cui è in corso la vendemmia – per retribuire le prestazioni occasionali di pensionati, studenti e casalinghe. Ed ora anche di cassaintegrati, disoccupati e part-time. Infatti, il ministero del Lavoro ha definitivamente chiarito, su richiesta di Confagricoltura, che i percettori di misure di sostegno al reddito (cassaintegrati e disoccupati), nonché i lavoratori part-time (purché occupati presso altro datore di lavoro) possono essere legittimamente impiegati con il voucher nelle imprese agricole, con volume d’affari superiore a 7.000 euro annui.

Doppio effetto positivo. Ad avviso di Confagricoltura, quella ministeriale è una precisazione importante che ha un doppio effetto positivo: da un lato consente alle imprese agricole di poter usufruire di prestazioni occasionali da una più ampia platea di soggetti, dall’altro riconosce la possibilità a persone uscite dal mercato del lavoro, o impiegate solo a tempo parziale, di poter integrare il loro reddito senza rischiare di perdere le indennità ed i vantaggi fiscali di cui godono.

Buoni-lavoro acquistabili anche in tabaccheria. Nei primi due anni di impiego, le imprese agricole hanno acquistato più di 2.300.000 voucher per attività stagionali. E’ un numero considerevole se rapportato ai buoni venduti nello stesso periodo in tutti i settori produttivi (poco più di 7.452.000). Confagricoltura, ha sempre sostenuto la validità dell’iniziativa dei “buoni-lavoro” come strumento aggiuntivo rispetto alle tradizionali forme contrattuali, che permette una consistente semplificazione degli adempimenti amministrativi: nessuna registrazione sul libro unico del lavoro, nessuna busta paga, nessuna denuncia contributiva all’INPS, nessun pagamento dei contributi (l’onere contributivo è ricompreso nel valore del voucher). Tra l’altro si è facilitato il reperimento dei buoni-lavoro ed ora le aziende li possono richiedere direttamente in tabaccheria, oltre che presso le sedi Inps. «I dati sull’utilizzo dei voucher confermano l’utilità dell’istituto ed il suo corretto utilizzo da parte degli operatori – sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Inoltre consente l’emersione di prestazioni lavorative che prima rimanevano spesso nell’illegalità».

(fonte Confagricoltura)

Pac post 2013: Italia priva di una strategia nei confronti delle tematiche agricole europee

All’indomani della Festa dell’Agricoltura di Matera, il presidente della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Politi, che ricopre anche la carica di vicepresidente del Copa, dichiara: “A due mesi dall’ufficializzazione delle proposte per la riforma Pac (Politica agricola comune) post 2013 da parte del commissario all’Agricoltura UE Dacian Ciolos, ancora non conosciamo qual è la posizione del nostro governo su un argomento di grandissima importanza per il futuro degli imprenditori agricoli italiani. Constatiamo, purtroppo, una totale assenza di politiche verso questo problema nevralgico. Non lo diciamo solo oggi. E’ già da diverso tempo che sottolineiamo l’esigenza di una strategia vera nei confronti delle tematiche agricole europee. Risposte, tuttavia, non sono ancora giunte”.

Pac post 2013: focus su redditi, sviluppo e mercato. Durante la Conferenza economica di Lecce (7 e 8 ottobre 2010) sarà presentato un documento sottoscritto con Confagricoltura e Copagri. “La riforma dovrà garantire risorse ai veri agricoltori – sottolinea Politi – Basta con le rendite parassitarie. La nuova politica europea dovrà puntare su redditi, sviluppo e mercato”. “Una cosa deve essere, però, certa: la nuova politica agricola UE – aggiunge il presidente della Cia – deve concentrare la massima attenzione sul reddito degli agricoltori e, quindi, la riforma post-2013 deve destinare più risorse per il settore e sostegni a chi vive realmente di agricoltura, gli agricoltori professionali. Crediamo, tuttavia, che occorra portare avanti da subito azioni concrete per dare risposte agli agricoltori prima del post-2013. C’è bisogno, infatti, di soluzioni immediate per evitare che i produttori si trovino alle prese con situazioni estremamente difficili, come quelle che si sono riscontrate negli ultimi tre anni. Soluzioni mirate che consentano di garantire i redditi e di operare con propulsione sui mercati per fare in modo che i prezzi non subiscano pesanti cadute che avrebbero disastrose conseguenze sulla gestione delle imprese”.

Gli obiettivi della Pac secondo Cia. “La leva della futura Pac deve poggiare su precisi presupposti: correggere il malfunzionamento del mercato, sostenere le imprese e il loro adattamento alle condizioni di mercato, soprattutto nei momenti di crisi, e alla domanda sociale, promuovere lo sviluppo delle aree rurali ed i progetti di filiera. La Pac del futuro, dunque, dovrà essere più mirata nei destinatari e negli obiettivi. Deve finanziare i progetti di ammodernamento delle aziende, di innovazione e tutela ambientale, per il ricambio generazionale, l’organizzazione dell’offerta, la gestione dei rischi”. “La Pac – ha concluso il presidente della Cia – dovrà assumere tra i suoi obiettivi l’efficienza del mercato; dovrà prevedere tra le azioni il rafforzamento delle organizzazioni di produttori; la diffusione dell’economia contrattuale; il sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato”.

(fonte Cia)

Il gracidio delle rane e il canto del gallo mandano in tilt il turista

Le cronache recenti raccontano di turisti esasperati dal gracidare delle rane o dal canto del gallo, soprattutto di turisti che perdono la vita nei boschi dove sono andati a raccogliere funghi. Si tratta – secondo Agriturist (Confagricoltura) – di preoccupanti testimonianze di un’involuzione culturale cui, lodevoli quanto estemporanee raccomandazioni al senso della misura e alla prudenza, difficilmente potranno porre argine. Occorre una riflessione seria su quanto sta accadendo investendo soprattutto la scuola di un compito educativo che in passato era assicurato da spontanei trasferimenti di esperienza dagli adulti ai ragazzi.

Ansia e protesta per ogni forma diversa da quella umana. “Noi agricoltori che proponiamo l’agriturismo – dichiara Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist – registriamo di anno in anno una sempre più frequente intolleranza degli ospiti verso le manifestazioni concrete della natura. Ogni forma di vita diversa da quella umana, invece che suscitare curiosità e interesse, rappresenta piuttosto motivo di ansia e di protesta, anche quando occupa legittimamente il proprio habitat naturale. Le escursioni piacciono sempre di più ma sono affrontate, a volte, con disarmante superficialità”.  La diffusione delle vacanze in campagna, secondo Agriturist,  propone ormai gli stessi problemi delle vacanze al mare o in alta montagna: si affronta la natura come se fosse “costruita” dall’uomo e ad esclusiva misura dell’uomo, senza documentarsi sui possibili pericoli, sottovalutando i consigli dei più esperti, con la pretesa che ci sia sempre qualcuno pronto ad intervenire in caso di difficoltà.

Il rimedio? Vacanza obbligatoria in agriturismo! “Si dovrebbe – prosegue provocatoriamente il presidente di Agriturist – prescrivere a tutti almeno una settimana di vacanza in agriturismo, per abituare al silenzio e ai “rumori” della natura; per imparare a conoscere gli insetti, gli uccelli e gli ormai pochi altri animali selvatici con cui conviviamo, rispettandone la presenza e trattandoli responsabilmente. E saper distinguere, con il consiglio di chi, come gli agricoltori, la natura la vive quotidianamente, una semplice passeggiata di qualche centinaio di metri da una escursione lunga e impegnativa, per la quale si richiede una adeguata attrezzatura e preparazione”.

(fonte Confagricoltura)

Pomodoro al Sud: crescono disagi e tensioni nelle campagne, chiesto l’intervento dei prefetti

Il perdurare dei ritardi nelle consegne e delle penalizzazioni della qualità della produzione del pomodoro hanno fatto ulteriormente crescere lo stato di allarme tra  i produttori che chiedono il rispetto dei contratti. Lo sottolinea Confagricoltura che fa presente come “le fortissime tensioni in atto rendono la situazione estremamente critica, tant’è è stato chiesto l’intervento dei Prefetti interessati”.

Rischio forti reazioni dei produttori. “La coltivazione del pomodoro rappresenta un spaccato importante per molte aree del Mezzogiorno ed è a rischio, oltre che un segmento dell’economia agricola, la tenuta delle relazioni e dei rapporti sul territorio – pone in evidenza Confagricoltura -. Se le operazioni di trasformazione del pomodoro non andranno velocemente a pieno ritmo le perdite economiche saranno altissime e di conseguenza anche le reazioni dei produttori”.

Circolare Agea: primo passo importante ma insufficiente. Dice Confagricoltura: “La recente  circolare Agea che prevede che il mancato rispetto delle previsioni contrattuali da parte delle industrie di trasformazione venga sanzionato duramente sin da questa campagna rappresenta un primo segnale importante, al quale speriamo si aggiungano gli opportuni ulteriori interventi istituzionali”. Confagricoltura ricorda infine che “i tempi per ripristinare un quadro accettabile sono ristrettissimi; sono in discussione ingenti investimenti e tante giornate di lavoro”.

(fonte Confagricoltura)

Indagine Agriturist: la vacanza si prenota sempre più via web

foto Agriturismo La Fattoria di Montiano (GR)

Il Web – con le travel guide, i blog, i social network – è sempre più importante per le vacanze. Online si cercano indirizzi e strutture ricettive prima di partire e online si riportano – al ritorno – esperienze di viaggio e indici di gradimento che poi altri utenti valuteranno e utilizzeranno, a loro volta, per “costruire” le loro vacanze. Insomma il “passa parola” telematico è fondamentale per il successo di una struttura ricettiva.

Vacanze? Meglio in agriturismo. L’importanza di Internet la sa bene Agriturist (l’associazione agrituristica di Confagricoltura) che ha voluto effettuare un monitoraggio su una delle più importanti “travel guide” (Tripadvisor) per valutare come gli appassionati di agriturismo giudicano, in generale, l’accoglienza ricevuta nelle aziende agricole. Emerge che è valutata “molto buona” nel 72% dei casi e addirittura “eccellente” nel 12% dei casi. Ad essere particolarmente entusiasti sono soprattutto gli stranieri con un 15% di giudizi altamente positivi in più rispetto agli italiani.

Entroterra della Maremma

Assoluta libertà di organizzare il proprio tempo. Le motivazioni più frequentemente dichiarate dagli agrituristi, peraltro coincidenti con quanto rilevato da Agriturist analizzando i visitatori del proprio portale Web, mettono in evidenza un elevato “rendimento”, in termini di relax, della vacanza in agriturismo che, pur essendo generalmente breve (in media 4,6 giorni), produce risultati di riposo e di evasione dalla routine quotidiana superiori a qualsiasi altra soluzione di viaggio. Ciò si deve – ad avviso di Agriturist – alla distanza da contesti urbani (traffico automobilistico, rumori, luoghi affollati), e all’affrancamento da qualsiasi organizzazione “ad orario” della giornata: l’ospite non riceve alcuna pressione in direzione del “dover fare” e può scegliere in assoluta libertà come organizzare, più o meno attivamente, il proprio tempo. Il luogo dove l’ospite alloggia, l’azienda agricola, è infatti di per sé accogliente e attivatore di tante curiosità sicché non è necessario “uscire” per trascorrere ore piacevoli e vivere esperienze interessanti. In molti casi, anche chi proviene da paesi molto lontani (Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, ecc.) trascorre – pone in evidenza Agriturist – la maggior parte del proprio tempo di vacanza nell’azienda agricola che lo accoglie, compiendo soltanto brevi gite nelle immediate vicinanze.

Si sceglie l’agriturismo perchè…Ai primi posti nel gradimento degli agrituristi c’è l’amenità del paesaggio, l’immersione nella natura, la buona tavola (con particolare attenzione per la prima colazione) e la piscina. Il rapporto qualità-prezzo è generalmente considerato molto favorevole e sono particolarmente apprezzate la cordialità e l’assistenza degli agricoltori ospitanti.

(fonte Confagricoltura)