

di Toio de Savorgnani ( Mountain Wilderness) e Michele Boato (Ecoistituto del Veneto). Negli ultimi decenni, il versante friulano del Cansiglio è stato profondamente peggiorato, causando grandi perdite economiche ripianate con soldi pubblici. Le forze politiche hanno sostenuto uno sviluppo impattante, come se i grandi spazi naturali aperti non fossero un bene comune da conservare ma un terreno da conquistare e riempire di opere, meglio se molto costose. Purtroppo le Olimpiadi invernali di Corina-Milano 2026, costosissime ed enormemente impattanti, confermano questa tendenza, al di là degli ipocriti buoni propositi iniziali di “sostenibilità, utilizzo dell’esistente, economicità e condivisione delle finalità”.
Le azioni intraprese
Anno dopo anno, dal 1988, ci siamo ritrovati proteggendo la Foresta del Cansiglio (una delle più belle in Italia e nota in tutta l’Europa) contro diversi pericoli di sfruttamento inappropriato. All’inizio il tema principale è stata l’opposizione al collegamento sciistico tra il Pian Cavallo friulano e la parte veneta: non si diceva che, ad un primo impianto proposto negli anni ’80, poi ne sarebbero seguiti molti altri per trasformare tutta l’area in un grande comprensorio sciistico dal costo di oltre 200 miliardi di lire. Poi venne il periodo del recupero delle aree usate a scopi militari, i grandi radar sulla cima del monte Pizzoc e la base missilistica di Pian Cansiglio, che rischiavano di diventare insediamenti turistici o sportivi; sono stati fermati. In seguito ci siamo attivati per impedire l’abbattimento di 2000 cervi nella foresta; le nostre azioni hanno consentito il ritorno del lupo che ne ha fortemente limitato la presenza. Poi ci siamo opposti alla vendita del vecchio albergo San Marco, primo episodio di una potenziale privatizzazione a cascata di pascoli, aziende agricole, strutture turistiche. Abbiamo vinto ricordando che la Foresta del Cansiglio è stata dichiarata inalienabile fin dai primi anni del Regno d’Italia e tale è rimasta, quindi invendibile.
Le foreste hanno un ruolo di estrema importanza
Siamo in pieno cambiamento climatico e le situazioni catastrofiche “eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti, quasi normali, ma ben poco si fa per limitarne i danni. La tempesta Vaia è avvenuta esattamente 6 anni fa e il prossimo evento straordinario potrebbe arrivare fra poco, non tra 100-200 anni, come dimostrano le 3 alluvioni in Romagna o quanto accaduto a Valencia. Che sia totalmente colpa umana o solo in parte, o indipendente, resta la difficile realtà con cui fare i conti. In questa nuova situazione di tutto il pianeta, le foreste svolgono un ruolo di primaria importanza. Da quando l’Homo sapiens (termine meritato?) ha cominciato a far pesare la propria presenza, fino ad oggi, è stata tagliata metà delle foreste esistenti e il ritmo è sempre più accelerato. Sembra che ora ci siano circa 3.000 miliardi di alberi, ma ne vengono tagliati globalmente 3 milioni al giorno, a cui vanno aggiunti quelli persi, soprattutto con gli incendi, come in Siberia o (provocati) in Amazzonia.
Proteggere le foreste esistenti
Qualcuno, come il prof. Stefano Mancuso, propone di piantare nel mondo almeno 1.000 miliardi di alberi, una prospettiva che permetterebbe un netto cambio di tendenza; ma la prima regola è proteggere le foreste esistenti, soprattutto le più grandi, e ognuno deve fare la sua parte. Quindi l’attività delle associazioni ambientaliste dovrebbe concentrarsi sulla gestione delle nostre Foreste e il Cansiglio è una delle più importanti. Niente di quello che accade in questa foresta, gestita in base a una selvicoltura definita naturalistica, è irregolare o illegale e il controllo è sempre attivo, ma i problemi che si pongono a livello globale ci porta-no a delle prospettive nuove alle quali far sempre di più riferimento.
Stop al taglio dei grandi alberi
Con la manifestazione del 10 novembre di quest’anno, ci siamo per ora concentrati sul tema dei grandi alberi: in Cansiglio ce ne sono centinaia, e molti di loro sono destinati al taglio per lasciare spazio alla crescita dei nuovi alberi. Noi la riteniamo una scelta non più appropriata, che va rivista. I grandi alberi, memoria della Foresta vanno lasciati tutti. Ecco perché abbiamo chiesto alla Regione, alla sua azienda Veneto Agricoltura, e agli altri gestori del Cansiglio, di non tagliare, almeno in una fase temporanea, gli alberi con diametro dai 70 cm in su. Proponiamo un censimento per capire quanti sono i grandi alberi che, fuori dal Cansiglio, sarebbero dichiarati monumentali o di valore ecologico tale da non essere tagliati. Anche la selvicoltura, seppur naturalistica, si deve adeguare al presente e quindi questo tema dovrebbe uscire dalla ristretta cerchia dei forestali di professione per diventare argomento di riflessione con l’opinione pubblica, gli ecologi, i botanici, i biologi, le associazioni ambientaliste ed è questo il tema di lavoro che ci proponiamo, da ora e per i prossimi anni.
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