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Veneto, luglio 2026: un mese torrido tra ondate di calore e siccità a macchia di leopardo

Giuseppe Pomarico, geoclimatologo, ha elaborato per Argav i dati del report ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto - Dipartimento per la sicurezza del territorio, unità organizzativa meteorologia e climatologia), inerenti al clima di luglio 2026 in Veneto, eccone di seguito il resoconto.

Il quadro che emerge dal bollettino mensile di ARPAV è netto: il luglio appena trascorso si conferma tra i mesi più caldi mai registrati in regione dall'avvio delle rilevazioni automatiche nel 1991, con una piovosità leggermente inferiore alla norma ma distribuita in modo estremamente disomogeneo sul territorio.

Secondo i dati dell'Unità organizzativa meteorologia e climatologia di ARPAV, luglio 2026 si colloca al quarto posto tra i mesi di luglio più caldi della serie storica, preceduto solo dal 2015, dal 2022 e dal 2024, con uno scarto di +2,1°C rispetto alla media climatica di riferimento 1991-2020. Il bimestre giugno-luglio nel suo complesso risulta il secondo più caldo mai registrato, superato soltanto dal 2022.

Le temperature più elevate si sono concentrate sul Veneto interno, in particolare sulla pianura occidentale, attorno alla Laguna di Venezia e sul delta del Po: Chioggia centro e Verona Santa Caterina hanno condiviso il primato mensile con 27,2°C di media. Le anomalie più marcate, invece, hanno interessato le Prealpi occidentali.

Sul fronte delle precipitazioni, il mese chiude con un deficit regionale del 9% rispetto alla norma, ma la fotografia cambia radicalmente scendendo a scala locale: mentre l'alta pianura e la costa settentrionale — con Nogarolo di Tarzo, Vittorio Veneto e Bibione sotto i 30 mm cumulati — hanno vissuto un mese quasi da deserto, la pianura meridionale ha registrato un surplus fino al 20%, con punte come Villadose, dove sono caduti 123 mm, oltre il doppio della media storica.

Il mese si è aperto nel segno dell'instabilità, con un fronte atlantico che ha posto fine alla lunghissima ondata di calore della seconda metà di giugno. La tregua, tuttavia, è durata poco: dal 7 al 16 luglio una nuova ondata ha investito la regione, caratterizzata da una spiccata "mobilità" territoriale, colpendo a rotazione le Prealpi vicentine, il Veronese e le Dolomiti settentrionali, generalmente per non più di 3-4 giorni consecutivi per singola stazione.

Ancora più rilevante, dal punto di vista dell'impatto sulla popolazione, è stata l'ondata di forte disagio fisico registrata tra l'8 e il 18 luglio, calcolata attraverso l'indice Humidex (che combina temperatura e umidità relativa). Con una durata media di 11 giorni — fino a 13 sulla costa centro-meridionale — e valori che hanno toccato punte superiori ai 47°C a Porto Tolle, l'evento si posiziona al sesto posto tra i più lunghi ed estesi mai registrati in Veneto.

Negli ultimissimi giorni del mese, tra il 29 e il 30 luglio, è scattata una terza e più intensa ondata di calore, tuttora in corso al momento della chiusura del bollettino, che ha portato a
un'autentica raffica di record: 45 nuovi primati decadali per le temperature massime, con punte di 39,2°C a Castelfranco Veneto e Trebaseleghe (nuovo record assoluto per quest'ultima località) e 38,9°C a Cittadella.

Anche sul fronte del disagio notturno il mese si distingue: con una media di 15 notti tropicali (temperatura minima sopra i 20°C) in pianura, luglio 2026 è terzo nella classifica storica, dietro solo a 2024 e 2015. ARPAV sottolinea come, rispetto agli anni '90 — quando se ne contavano in media appena 3 — il fenomeno si sia più che quadruplicato, con Chioggia centro e Venezia Cavanis che hanno vissuto praticamente un mese intero senza sollievo notturno.

Le conseguenze del caldo prolungato si sono fatte sentire anche in quota: sulle Dolomiti il mese si è distinto per l'assenza pressoché totale di apporti nevosi ai ghiacciai — un'anomalia rispetto alla norma, che prevede in genere qualche nevicata anche a luglio — con un'accelerata fusione della neve residua invernale e un aggravamento del degrado del permafrost. Al sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, lo strato attivo del permafrost ha raggiunto una profondità di oltre 7,4 metri, quasi 3 metri in più rispetto alla media 2011-2015.

Se la pianura meridionale ha beneficiato di precipitazioni superiori alla media, la situazione è opposta per le zone montane e pedemontane, dove l'indice SPEI (che integra precipitazioni ed evapotraspirazione) segnala un'accentuazione delle condizioni di siccità, tra il lieve e il moderato, con punte severe sia nel breve che nel medio-lungo periodo. Il bilancio idroclimatico regionale, del resto, risulta negativo su tutta la pianura e la fascia collinare, complice un'evapotraspirazione potenziale che a luglio ha superato i 150 mm medi in pianura.

Il quadro complessivo restituito da ARPAV descrive un'estate 2026 che, dopo l'ondata eccezionale di fine giugno, non ha concesso lunghe tregue al territorio veneto. Il progressivo rialzo termico degli ultimi giorni di luglio, con l'avvio della terza intensa ondata di calore stagionale, lascia presagire un mese di agosto ugualmente impegnativo dal punto di vista climatico e sanitario, in una regione dove il trend di riscaldamento degli ultimi trent'anni — quantificato da ARPAV in +0,85°C per decennio per le temperature medie di luglio — continua a manifestarsi con crescente evidenza.


27 giugno, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), il corso Odg Veneto in collaborazione con Argav su cambiamenti climatici e salute umana

Il cambiamento climatico è una realtà che sta trasformando il volto anche del nostro territorio. A questo riguardo, venerdì 27 giugno, dalle 18.30 alle 20.30, si svolgerà al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dedicato a “Cambiamenti climatici e salute umana”.
Relatori  del corso, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, saranno Giuseppe Pomarico, geologo esperto in climatologia applicata e Riccardo Panigada, giornalista scientifico, esperto di biomedicina, socio Argav. Iscrizione al corso piattaforma formazione giornalisti (2 crediti).

Il corso si propone di illustrare in modo rigoroso, ma accessibile, gli impatti concreti dei cambiamenti climatici sui mesoclimi del Nord-Est italiano, attraverso l’analisi di dati aggiornati, scenari previsionali e casi di studio emblematici. Particolare attenzione sarà data alle proiezioni regionali con un focus sull’agricoltura, sulla gestione delle risorse idriche e sulla risposta degli ecosistemi locali anche attraverso l’analisi di due casi simbolo del Nord-Est (Venezia e Marmolada); saranno illustrati i principali mutamenti registrati nella distribuzione delle piogge e nelle temperature.

Infatti, il nostro cervello inizia a soffrire al di sopra di un intervallo compreso tra i 23 e i 27 gradi centigradi e un ulteriore aumento della temperatura ambientale potrebbe anche interrompere la capacità dell’organismo di regolare la temperatura endocranica; il sonno e le capacità cognitive superiori possono, però, iniziare a soffrire in modo rilevante anche a temperature inferiori.

Questi e diversi altri cambiamenti metabolici, ma anche organici, dovuti all’eccessivo calore ambientale, che determinano rischi notevoli sia per l’integrità del Sistema nervoso centrale, sia per la nostra stabilità psichica e comportamentale, e che possono perfino aumentare le probabilità di contrarre infezioni encefaliche, saranno trattati il 27 giugno da Riccardo Panigada, socio Argav, giornalista scientifico particolarmente esperto di tematiche inerenti alla biomedicina.

Non sono più solo evidenze empiriche e osservazioni statistiche dell’epidemiologia a rilevare la correlazione tra certi squilibri metabolici e disturbi del comportamento, ma ormai molti autorevoli studi di gruppi di ricerca appartenenti a università di prestigio internazionale, dimostrano quanto effettivamente l’esposizione prolungata a temperature superiori a quelle adeguate all’organismo umano possano determinare scompensi, oltre che fastidiosi, anche notevolmente pericolosi. Ovvero la conferma arriva dalle più recenti rilevanze emerse da evidenze strumentali e di laboratorio, ottenute da scienziati impegnati nei campi delle neuroscienze, dell’endocrinologia, e dell’immunologia, poste in relazione a osservazioni della psicologia clinica.