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9 novembre, marcia in difesa dell’antica foresta del Cansiglio

(di Toio de Savorgnani e Michele Boato, rispettivamente premio Argav 2016 e 2019). Domenica 9 novembre avrà luogo il 39° incontro di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’antica foresta del Cansiglio. Quest’anno, l’incontro avverrà completamente nella parte friulana della foresta, con il raduno alle 9.00 al Passo della Crosetta (metri 1.127), partenza alle 9.30 lungo il sentiero CAI 991 che inizia dietro la grande casa forestale. Si passa per Casera Maset (1.274 ) e si arriva al Col dei S-cios (metri 1.374) alle 11.30-12.00. In caso di maltempo, il ritrovo è alle ore 10 all’hangar in Pian Cansiglio, 300 metri dietro il rifugio S. Osvaldo.

Dalle 12 pranzo al sacco con aggiornamenti e interventi. 13.30 prosecuzione fino all’ex caserma forestale di Candaglia e ritorno per la strada forestale. 15.30-16.00 arrivo al passo della Crosetta. Il percorso si svolge sul sentiero e in parte su strada forestale, anche per ricordare che già esistono in Cansiglio oltre 70 km di strade forestali percorribili da mountain bike, tutte connesse, quindi non sono necessarie nuove piste, soprattutto per impattanti eventi sportivi. Si parlerà anche di biodiversità, di salvaguardia degli habitat, della necessità di una nuova selvicoltura e di grandi opere: dalle dighe, agli sbarramenti su Vanoi, Tagliamento, Piave e di Olimpiadi invernali. Esprimeremo il nostro totale dissenso per i tentativi di liberalizzazione della caccia, persino nelle aree demaniali.

I comuni di Tambre ed Aviano hanno smen tito che si stia preparando il progetto di un nuovo percorso “per mountain bike” per collegare la parte friulana del Monte Cavallo (forse da Pian Cavallo stesso) e la sua parte veneta, probabilmente passando sul monte Cornier o da Casera Friz, sotto l’Ander de le Mate, fino a Casera Palantina per scendere a Colindes di Tambre, ma l’Ecoi- stituto del Veneto e Mountain Wilderness Veneto ricordano che, nelle passate campagne per le elezioni in Friuli, più d’un politico aveva sostenuto tale collegamento. Già ora, senza nessuna nuova opera, esistono almeno 70 km di strade forestali percorribili da mountain bike, tra Veneto e Friuli, con percorsi diversi e combinabili tra loro.

Quindi i percorsi ci sono e in abbondanza ma questo nuovo toccherebbe una zona integra di grande valore ambientale, ricca di biodiversità vegetale e animale e tutta la Foresta del Cansiglio, sia veneta che friulana, ricade nelle aree tutelate da Rete Natura 2000, come Zona Speciale di Conservazione, quindi l’eventuale progetto dovrebbe essere sostenuto da una VIA, (Valutazione di impatto ambientale) ed una VINCA (Valutazione d’incidenza) molto severe. Ci sono zone che vanno lasciate tranquille, senza eccessi di passaggi, anche se di biciclette. Soprattutto con un nuovo percorso che, per motivi di sicurezza, potrebbe es sere una vera e propria strada larga alme no 3 metri, tenendo conto che, una volta tracciata la strada, prima o poi verrebbe usata anche per altri scopi. Un esempio a riprova è la vicina strada dorsale, tra il Gaiardin e Pian Cavallo, circa 20 km, costruita molti anni fa con la previsione che, essendo agro-silvo-pastorale non sarebbe mai stata aperta al traffico civile, ma i tentativi per far ne un nuovo percorso turistico per automobili sono stati parecchi e anche ora una sola sbarra a metà strada impedisce il transito dell’intero percorso da o per Pian Cavallo. L’eventuale nuovo percorso per la bici di montagna dovrebbe per forza passare attraverso un pezzo di foresta regionale gestita da Veneto Agricoltura; quindi si invita l’Ente regionale a dissociarsi fin d’ora da questo progetto.. 

“Non tagliate i grandi alberi del Cansiglio”, l’appello di Toio de Savorgnani e Michele Boato, premi Argav rispettivamente nel 2016 e 2019

Cansiglio faggeta x webIl Cansiglio non è in vendita

di Toio de Savorgnani ( Mountain Wilderness) e Michele Boato (Ecoistituto del Veneto). Negli ultimi decenni, il versante friulano del Cansiglio è stato profondamente peggiorato, causando grandi perdite economiche ripianate con soldi pubblici. Le forze politiche hanno sostenuto uno sviluppo impattante, come se i grandi spazi naturali aperti non fossero un bene comune da conservare ma un terreno da conquistare e riempire di opere, meglio se molto costose. Purtroppo le Olimpiadi invernali di Corina-Milano 2026, costosissime ed enormemente impattanti, confermano questa tendenza, al di là degli ipocriti buoni propositi iniziali di “sostenibilità, utilizzo dell’esistente, economicità e condivisione delle finalità”.

Le azioni intraprese

Anno dopo anno, dal 1988, ci siamo ritrovati proteggendo la Foresta del Cansiglio (una delle più belle in Italia e nota in tutta l’Europa) contro diversi pericoli di sfruttamento inappropriato. All’inizio il tema principale è stata l’opposizione al collegamento sciistico tra il Pian Cavallo friulano e la parte veneta: non si diceva che, ad un primo impianto proposto negli anni ’80, poi ne sarebbero seguiti molti altri per trasformare tutta l’area in un grande comprensorio sciistico dal costo di oltre 200 miliardi di lire. Poi venne il periodo del recupero delle aree usate a scopi militari, i grandi radar sulla cima del monte Pizzoc e la base missilistica di Pian Cansiglio, che rischiavano di diventare insediamenti turistici o sportivi; sono stati fermati. In seguito ci siamo attivati per impedire l’abbattimento di 2000 cervi nella foresta; le nostre azioni hanno consentito il ritorno del lupo che ne ha fortemente limitato la presenza. Poi ci siamo opposti alla vendita del vecchio albergo San Marco, primo episodio di una potenziale privatizzazione a cascata di pascoli, aziende agricole, strutture turistiche. Abbiamo vinto ricordando che la Foresta del Cansiglio è stata dichiarata inalienabile fin dai primi anni del Regno d’Italia e tale è rimasta, quindi invendibile.

Le foreste hanno un ruolo di estrema importanza

Siamo in pieno cambiamento climatico e le situazioni catastrofiche “eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti, quasi normali, ma ben poco si fa per limitarne i danni. La tempesta Vaia è avvenuta esattamente 6 anni fa e il prossimo evento straordinario potrebbe arrivare fra poco, non tra 100-200 anni, come dimostrano le 3 alluvioni in Romagna o quanto accaduto a Valencia. Che sia totalmente colpa umana o solo in parte, o indipendente, resta la difficile realtà con cui fare i conti. In questa nuova situazione di tutto il pianeta, le foreste svolgono un ruolo di primaria importanza. Da quando l’Homo sapiens (termine meritato?) ha cominciato a far pesare la propria presenza, fino ad oggi, è stata tagliata metà delle foreste esistenti e il ritmo è sempre più accelerato. Sembra che ora ci siano circa 3.000 miliardi di alberi, ma ne vengono tagliati globalmente 3 milioni al giorno, a cui vanno aggiunti quelli persi, soprattutto con gli incendi, come in Siberia o (provocati) in Amazzonia.

Proteggere le foreste esistenti

Qualcuno, come il prof. Stefano Mancuso, propone di piantare nel mondo almeno 1.000 miliardi di alberi, una prospettiva che permetterebbe un netto cambio di tendenza; ma la prima regola è proteggere le foreste esistenti, soprattutto le più grandi, e ognuno deve fare la sua parte. Quindi l’attività delle associazioni ambientaliste dovrebbe concentrarsi sulla gestione delle nostre Foreste e il Cansiglio è una delle più importanti. Niente di quello che accade in questa foresta, gestita in base a una selvicoltura definita naturalistica, è irregolare o illegale e il controllo è sempre attivo, ma i problemi che si pongono a livello globale ci porta-no a delle prospettive nuove alle quali far sempre di più riferimento.

Stop al taglio dei grandi alberi

Con la manifestazione del 10 novembre di quest’anno, ci siamo per ora concentrati sul tema dei grandi alberi: in Cansiglio ce ne sono centinaia, e molti di loro sono destinati al taglio per lasciare spazio alla crescita dei nuovi alberi. Noi la riteniamo una scelta non più appropriata, che va rivista. I grandi alberi, memoria della Foresta vanno lasciati tutti. Ecco perché abbiamo chiesto alla Regione, alla sua azienda Veneto Agricoltura, e agli altri gestori del Cansiglio, di non tagliare, almeno in una fase temporanea, gli alberi con diametro dai 70 cm in su. Proponiamo un censimento per capire quanti sono i grandi alberi che, fuori dal Cansiglio, sarebbero dichiarati monumentali o di valore ecologico tale da non essere tagliati. Anche la selvicoltura, seppur naturalistica, si deve adeguare al presente e quindi questo tema dovrebbe uscire dalla ristretta cerchia dei forestali di professione per diventare argomento di riflessione con l’opinione pubblica, gli ecologi, i botanici, i biologi, le associazioni ambientaliste ed è questo il tema di lavoro che ci proponiamo, da ora e per i prossimi anni.

12 novembre 2023, i due premi Argav De Savorgnani e Boato invitano al 37esimo raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’Antica Foresta del Consiglio

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I faggi della foresta demaniale reg.le del Cansiglio gestita da Veneto Agricoltura, visita soci Argav (foto Mirka Cameran Schweiger)

di Toio de Savorgnani (premio Argav 2016) e Michele Boato (premio Argav 2019). Di anno in anno, e sono ormai 37, continuiamo ad essere presenti per intervenire se necessario, per portare le problematiche dell’Antica Foresta a conoscenza di tutti, per agire allo scopo di evitare gli errori, poiché spesso le scelte avvengono in silenzio e ci si accorge del danno quando è ormai irreparabile.

Non siamo stati “quelli che dicono sempre di no”: se ci siamo messi in movimento all’inizio per evitare il collegamento con impianti da sci con Pian Cavallo, abbiamo anche sostenuto l’istituzione del Parco Regionale, poi della Riserva regionale, poi della Riserva della Biosfera-Unesco, tutte proposte che il mondo politico ha cassato. Un’area protetta sarebbero una grande occasione per avviare progetti di gestione sostenibile, di grande respiro, coinvolgendo anche tutti i comuni che la circondano, ma causa la mancanza di lungimiranza le amministrazioni locali si sono sempre opposte, perdendo queste occasioni.

Se non sono state accettate quelle proposte, abbiamo però fermato i molti tentativi, durati quasi 25 anni, di collegare sciisticamente il Cansiglio al Pian Cavallo, abbiamo evitato che la base militare (radar) Nato del monte Pizzoc diventasse una stazione sciistica invernale, abbiamo fermato i tre tentativi di irregolare vendita della base militare di Pian Cansiglio da parte del ministero della Difesa, ma ci siamo anche opposti a che quell’area venisse venduta o affittata alla famiglia Benetton per farne un centro sportivo sicuramente fuori posto. Ci siamo opposti con successo al “parco” eolico con torri alte 120 m. visibili dalla laguna di Venezia, sulla cima del Pizzoc. Abbiamo evitato l’abbattimento di 2000 cervi, e al posto dei cacciatori è arrivato il lupo che nel giro di qualche anno li ha contenuti, in modo naturale a circa 400. Abbiamo fermato la vendita dell’ex albergo San Marco, ormai un rudere, che avrebbe dato il via ad una lunga serie di altre vendite che avrebbero snaturato il significato di Foresta inalienabile.

Ultima nostra azione è l’opposizione alla costruzione in Cansiglio di un nuovo e inutile caseificio, esistendone già uno a Tambre che trasforma il latte dell’altopiano. Ma è stato in parte anche merito nostro se, continuando a divulgarne la grande importanza dei valori naturalistici e chiedendone la protezione, il Cansiglio è diventato SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale) e poi ZSC (zona speciale di conservazione) di Rete Natura 2000, il sigillo definitivo della Comunità Europea dei siti che Paesi e Regioni devono obbligatoriamente conservare e tutelare. I siti di Rete Natura 2000 in Veneto sono circa 130 per oltre 400.000 ettari. Ognuna di queste aree avrebbe dovuto avere anche un Piano di Gestione, da approvare in tempi rapidi ma quello del Cansiglio giace da molti anni nel dimenticatoio della regione. Chiediamo l’approvazione, pur in grave ritardo, del Piano di Gestione del Cansiglio che permetterebbe anche di accedere a notevoli contributi europei che la Regione sta perdendo di anno in anno. Non è danno erariale questo? Ci organizzeremo per intervenire a livello istituzionale.

La camminata di quest’anno ha un percorso circolare con partenza e arrivo al Museo dell’Uomo in Cansiglio, a Pian Osteria, aggirando la Riserva Pian di Landro Baldassare, su strade forestali. Vedremo una zona danneggiata dalla tempesta Vaia a fine 2018, anche se in Cansiglio sono state colpite solo aree limitate. Ragioneremo sul futuro della Foresta del Cansiglio e delle foreste delle Dolomiti nel dopo Vaia, che colpì oltre 40.000 ettari di foresta, abbattendo forse 15milioni di alberi, a cui seguirono forti nevicate con ulteriori danni. Altro fattore di crisi è il dilagare del bostrico, un coleottero che scava gallerie sotto la corteccia e interrompe il circolo della linfa fino a uccidere l’albero. Colpisce soprattutto l’abete rosso, una delle specie più diffuse delle Dolomiti; interi boschi si stanno ammalando e altri milioni di piante moriranno, ben di più di quelli di Vaia. Buona parte delle montagne del nord Italia cambieranno aspetto e insorgeranno nuovi problemi. Siamo all’inizio di un periodo sempre più difficile, determinato soprattutto dal riscaldamento climatico. Che cosa stiamo facendo per prepararci a questo difficile futuro? Troppo poco o quasi nulla. Parliamone ed agiamo. Rete Natura 2000 è una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Ue, istituita dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

In pratica. Ore 9.30 raduno al villaggio cimbro di Pian Osteria (a 3 km da Pian Cansiglio), facilità di parcheggio. Tutto il percorso, con poco dislivello, è su strade forestali, tranne breve tratto su SP 422. Ore 10.00 partenza per il villaggio di Campon. A Campon si gira a destra verso Pian Rosada dove si gira a destra verso la Valmenera. Ci si ferma all’ex villaggio cimbro di Val Bona con sosta pranzo e interventi, dalle 12.30 alle 14.00. Ritorno a Pian Osteria, al punto di partenza circa alle 15/15.30.  Percorreremo il perimetro della Riserva Naturale Orientata Pian di Landro Baldassare, dove la tempesta Vaia ha colpito duro, con ampie zone dove quasi tutti gli alberi sono caduti. Un’occasione per capire i danni al bosco e la reazione dell’ambiente, nonché per prefigurare quale potrebbe essere il futuro del Cansiglio ma anche delle altre Foreste del Veneto e delle Alpi nel caso di altri (possibili) eventi atmosferici avversi o di danni da avanzamento del cambiamento climatico. Info 0438.581989 (Toio).

3 animaliste da mesi in sciopero della fame per la liberazione di “Fratello Orso”

foto profilo Facebook Fratello Orso

(di Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, premio Argav 2019) Daniela Musocco è una signora di Vicenza di 61 anni, impiegata ed attivista della LAV, che dal 17 ottobre è in sciopero della fame (beve 4 litri di liquidi al giorno, una spremuta la matti, na e un brodo vegetale la sera) per la liberazione dei tre orsi, il famoso M49 “Papillon”, M57 e Dj3, prigionieri nel Casteller, la struttura di Trento dove sono assurdamente rinchiusi.

Le ho telefonato mercoledì 3 dicembre, dopo aver letto la notizia sul Corriere del Veneto del 21 novembre. Pensavo avesse smesso, invece mi ha detto “No, sono al 48° giorno di digiuno e non ho alcuna intenzione di smettere se non li liberano, ma c’è l’indifferenza più totale dei nostri rappresentanti, anche del Presidente Conte, che doveva essere l’avvocato degli italiani (evidentemente non il mio) e del Ministro dell’ambiente Costa, che si è dichiarato dalla parte degli orsi, salvo poi lasciarli in balia del Presidente della provincia di Trento Fugatti”. “Neanche il Presidente Mattarella ha speso una parola per questa deprecabile situazione” scrive su Facebook nella pagina “Fratello Orso” che aggiorna quotidianamente. Parlando con lei, ho scoperto che ci sono altre due ragazze della Valtellina che stanno facendo lo stesso sciopero della fame ad oltranza, ed hanno iniziato prima di lei, il 21 settembre, più di 70 giorni fa!

Daniela dice che gli orsi non vanno in letargo se sono in cattività, che sono sedati da mesi e perciò rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli, visto che quest’inverno non si scia ed essere poi controllati al risveglio. La pagina FaceBook “Fratello Orso(che vi invito caldamente a visitare) raccoglie le testimonianze anche di una serie di artisti che la sostengono, da Donatella Rettore a Red Canzian (Pooh), a Fiordaliso, che condividono le tesi delle tre animaliste in sciopero: due orsi possano essere recuperati liberandoli nel loro habitat mentre il terzo ha bisogno di un’altra struttura. In Abruzzo si sono trovate soluzioni diverse (per esempio i cassonetti dei rifiuti anti-orso), che garantiscono il quieto vivere degli umani e degli animali. Mi pare veramente assurdo che Daniela e le due ragazze rischino la vita (e comunque la salute) senza che a Trento nessuno lo sappia.

Michele Boato, premio Argav 2019: “Pfas l’emergenza in Veneto più grave e sottovalutata, fallito il piano di azione mondiale contro il riscaldamento globale”

da sx Fabrizio Stelluto e Michele Boato

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) L’inquinamento da Pfas delle falde acquifere è la più grave emergenza ambientale che abbiamo oggi in Veneto e di cui ancora non abbiamo compreso tutta la gravità: è il monito lanciato da Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto Alexander Langer, nel ricevere dal nostro presidente, Fabrizio Stelluto, il premio Argav 2019, lo scorso 7 dicembre, nel centro congressi del ristorante hotel La Bulesca, a Selvazzano Dentro (PD). Boato ha paragonato le mamme venete del comitato “No Pfas”, alle mamme di Taranto che chiedono la chiusura dell’ex Ilva: da Nord a Sud, in Italia le donne lottano per la tutela della salute dei loro figli, un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dalla nostra Costituzione.

Storico attivista ambientale, Boato si è proclamato estremamente pessimista in merito al futuro: “Abbiamo fatto la resistenza ambientale ma dobbiamo ammettere di aver perso, da Cop 21 di Parigi (2015), in cui si definiva un piano di azione globale per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2° C, a Cop 25 di Madrid (2019) tutto è fermo, e molti studi prevedono che stiamo andando velocemente verso un innalzamento della temperatura di 4° C. Dico sempre ai miei amici dell’Alpago che sono fortunati a vivere lì e che da qui a 20 anni tutti noi che viviamo in pianura vorremo risiedere in montagna. Il problema è che non ci sono capi di stato in grado di affrontare davvero il problema del cambiamento climatico. In Italia, le situazioni ambientali migliori sono paradossalmente legate alla povertà o comunque ad uno sviluppo economico limitato”. Boato comunque non si dà per vinto e proclama di essere passato da “resistente” perdente a “resiliente”, per cercare di limitare, almeno, i danni.

Va in questa direzione anche il suo recente impegno associazionistico di riunire architetti, urbanisti e paesaggisti per progettare una Mestre diversa dall’attuale, da sottoporre poi al giudizio dei cittadini. Nella sua idea dovrebbe essere una Mestre più vicina all’immagine che Carlo Goldoni (1707-1793) espresse nella commedia “La cameriera brillante” (1753-54) : quella, cioè, di una “Versailles in piccolo” per la presenza di grandi ville e giardini – una per tutte, quella settecentesca, di cui si narrano ancor oggi le vestigia, che si trovava sul molo del canal Salso in piazza Barche, con teatro, sala da lettura, voliere, giardini all’italiana, casa del caffè e orto botanico -.

Attribuito a Michele Boato il Premio Argav 2019, sabato 7 dicembre la cerimonia di consegna

Il Direttivo Argav ha deciso di attribuire a Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, il premio Argav 2019, destinato a personalità distintesi per dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, alimentazione, ambiente, agroalimentare, territorio, pesca, foreste, energie rinnovabili. La consegna avverrà sabato 7 dicembre alle ore 12.00, nel centro congressi “La Bulesca”, a Selvazzano Dentro, nel padovano. Nel corso degli anni recenti, a ricevere il premio Argav sono stati, tra gli altri, l’attore Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, nel triennio scorso, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association), Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto).

Chi è. Michele Boato, veneziano, docente di economia, fonda, nel 1981 a Mestre (VE), la prima Università Verde d’Italia. Eletto deputato nel 1987, “obbliga” l’allora ministro, Donat Cattin, a ridurre all’1% il fosforo nei detersivi per risolvere l’eutrofizzazione dell’Adriatico. A fine 1988 si dimette e torna ad insegnare. Nel 1990-2000, eletto consigliere regionale e poi assessore all’ambiente del Veneto, avvia le prime raccolte dei rifiuti “porta a porta” e fa approvare la legge, che abbassa di 500 volte il limite di campo elettromagnetico da elettrodotti (0,2 microtesla, il più basso al mondo). E’ protagonista di innumerevoli battaglie ambientaliste, tra cui quella contro i progetti di trivellazioni metanifere in Alto Adriatico. Ha fondato e diretto le riviste venete “Smog e dintorni”, “Tam Tam Verde”, “Tera e Aqua” e, dal 2000, il periodico nazionale Gaia, edito dall’ Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, nato nel 1996. E’ co-fondatore di Federconsumatori; presiede la Fondazione ICU-Istituto Consumatori e Utenti ed il Premio Laura Conti per tesi di laurea di economia ecologica.

30 giugno 2017, all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) ambiente protagonista

Questa sera, venerdì 30 giugno, dalle ore 19.00, avrà luogo ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il consueto incontro mensile Argav-Wigwam moderato dal presidente Fabrizio Stelluto.

Saranno ospiti Cristiano Corazzari, assessore Territorio Regione Veneto, per presentare la nuova Legge Regionale sul Consumo del Suolo; Michele Boato, presidente Ecoistituto Alex Langer, per presentare il nuovo libro “Quelli delle cause vinte”; Andrea Vettoretti, chitarrista concertista di fama internazionale, insegnante al Conservatorio di Trieste, per parlare della sua produzione musicale legata all’ambiente. Ci sarà anche una comunicazione ANBI sullo stato delle risorse idriche della regione.

Ospiti Wigwam. Parteciperanno, inoltre, Luca Giacomazzi, veneto trapiantato nelle Marche, conduttore con la famiglia dell’agriturismo “Al respiro nel bosco” di Camporotondo di Fiastrone (Mc) per presentare il progetto Trek “Campo Base Sibillini 6.5” e  Bruno Luciano Sanavia, scrittore e storico, per presentare il suo ultimo libro per l’Ecomuseo della Saccisica. Dulcis in fundo, il giornalista chef Efrem Tassinato, nostro anfitrione, presenterà e guiderà all’assaggio di prodotti tipici selezionati ad hoc per la serata.