“I danni all’agricoltura, così come la sofferenza degli invasi in quota, sono facce della stessa medaglia; la crisi idrica non risparmia nessuno e si manifesta in base alle specificità di ciascun territorio. Il grido di allarme che giunge dalla pianura è lo stesso che viene dalle montagne e dai territori costieri: ci impone di andare oltre l’approccio di emergenza e di intervenire dal punto di vista infrastrutturale, senza contrapposizioni di alcun genere” . Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 Consorzi di bonifica regionali.

“Da anni, insistiamo nel dotare il Veneto di nuovi invasi per riscoprire la capacità del territorio regionale di dare spazio all’acqua, per la sicurezza idraulica, l’ambiente e l’agricoltura. Attualmente – continua il presidente di AnbiVeneto – il nostro territorio è in grado di trattenere solo una piccola parte dell’acqua piovana. Il Piano Invasi che i Consorzi di bonifica e il comparto agricolo propongono, insieme alla riconversione verso tecniche irrigue più efficienti, rappresenta la strada maestra per adattare il territorio al clima che cambia. Il percorso è chiaro – conclude Vantini –, auspichiamo che nelle leggi di bilancio, sia a livello regionale sia a livello nazionale, si possa trovare lo spazio finanziario necessario per sostenerla; altrimenti, alla prossima siccità, parleremo ancora di emergenza, guerre dell’acqua e contrapposizioni che non permetteranno di far fronte al problema in maniera adeguata”.

“L’emergenza siccità denunciata da Anbi Veneto è reale, e sulle necessità e sulle priorità indicate dai Consorzi di bonifica mi trovo pienamente d’accordo”, afferma di rimando l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond. Che continua: “Assieme al presidente Alberto Stefani stiamo lavorando per mettere sul tavolo un investimento da 30 milioni di euro per affrontare questa emergenza e rafforzare la capacità del Veneto di gestire la risorsa idrica. E’ inoltre in arrivo un Programma Speciale della UE per le infrastrutture legate alla siccità. Ma nell’immediato, dobbiamo cambiare il nostro modo di gestire l’acqua. Se oggi affrontiamo una crisi idrica ogni due o tre anni, non possiamo più ragionare come se l’emergenza fosse un’eccezione: dobbiamo comportarci come se fossimo sempre chiamati a prevenire la prossima. Questo significa ottimizzare la risorsa quando è disponibile, governarla in modo dinamico e spingere al massimo l’efficienza delle derivazioni e degli utilizzi, 12 mesi all’anno. E’ un cambio di mentalità che deve riguardare anche la montagna, dove la disponibilità d’acqua è sempre più una questione strategica. Per fare questo, però, dobbiamo partire dai dati: dobbiamo avere un quadro pubblico, aggiornato e trasparente di tutte le derivazioni e degli effettivi utilizzi della risorsa. Solo conoscendo esattamente quanta acqua abbiamo, dove viene prelevata e come viene utilizzata possiamo costruire un vero Piano di gestione della siccità, capace di programmare oggi quello che ci servirà domani. Non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza: dobbiamo governarla prima che arrivi”.
“Oggi ci troviamo di fronte a una combinazione di fattori che ci impone di cambiare approccio – spiega ancora Bond.- E’ cambiata innanzitutto l’agricoltura: lavoriamo sempre più sulla qualità delle produzioni e questo significa che l’acqua serve per periodi più lunghi rispetto a quelli previsti storicamente dai sistemi concessori. Nel frattempo il clima ci presenta ormai con una frequenza impressionante crisi idriche, una ogni due o tre anni. E, giustamente, è cambiata anche la nostra sensibilità ambientale: non possiamo pensare di svuotare i laghi di montagna e lasciare i fiumi senz’acqua per garantire le esigenze irrigue della pianura. Di fronte a questo scenario non esiste una sola soluzione. Dobbiamo agire sul risparmio della risorsa, incentivando e diffondendo sistemi irrigui sempre più efficienti e contemporaneamente sulla capacità di accumulo, aumentando i volumi disponibili attraverso nuovi invasi e, soprattutto, ottimizzando quelli che già abbiamo”. Su questo punto Bond rassicura direttamente Anbi: “I Consorzi sanno che la Regione non è rimasta ferma. Abbiamo già numerosi progetti, elaborati insieme agli stessi Consorzi di bonifica, che sono stati inseriti nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi). Si tratta di interventi che sono stati ritenuti ammissibili e che ora attendono il finanziamento da parte del Governo. E’ questa una delle strade che dobbiamo percorrere con maggiore determinazione”.
Per quanto riguarda la montagna, l’assessore invita però a guardare anche oltre la semplice realizzazione di nuovi laghetti: “Creare nuovi bacini artificiali in quota può essere una possibilità, ma non sempre è la risposta più rapida. Sono opere che richiedono tempi autorizzativi importanti e che devono confrontarsi anche con i pareri della Soprintendenza, come dimostrano le difficoltà incontrate in territori vicini al Veneto. Nei nostri progetti, invece, puntiamo sull’ottimizzazione degli invasi esistenti in montagna, per aumentarne i volumi disponibili e riuscire a distribuire la risorsa verso la pianura senza dover svuotare i laghi proprio nel pieno della stagione irrigua e, contemporaneamente, di quella turistica della montagna”.
Ma per Bond gli investimenti infrastrutturali devono essere accompagnati nell’immediato da una nuova modalità di gestione dell’acqua. “Ai Consorzi dico: sì, servono risorse e dobbiamo investire, ma nel frattempo dobbiamo anche imparare a governare in maniera sempre più dinamica l’acqua che abbiamo, evitando che la scarsità produca squilibri e disparità tra territori. L’esperienza della gestione dell’Adige di questa estate dimostra che, attraverso una programmazione attenta e condivisa, è possibile affrontare con efficienza anche una stagione delicata. La strategia deve essere quindi doppia: nel breve periodo, gestire in maniera dinamica e intelligente l’acqua che c’è; nel lungo periodo, investire per avere più acqua da accumulare e distribuire. E’ su questo equilibrio che dobbiamo costruire la sicurezza idrica del Veneto dei prossimi anni”, conclude Bond.
Fonte: servizio stampa Anbi Veneto/Regione Veneto
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