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L’innovazione tinge di rosa il futuro della Latteria di Soligo (Tv)

Foto Latteria Soligo, momento dell'Assemblea dei soci 24 aprile 2010

Davide contro Golia, ovvero la Latteria di Soligo contro le grandi multinazionali agroalimentari. L’epilogo è lo stesso. Il piccolo può sconfiggere o stupire il gigante anche sul campo dello sviluppo, ricerca e innovazione. L’ultima assemblea della cooperativa trevigiana (circa 300 soci allevatori) avvenuta lo scorso 24 aprile  è stata all’insegna dell’innovazione, con l’introduzione di nuovi prodotti: il nuovo latte delattosato con aggiunta di fermenti lattici (unico in Italia) e il latte agli Omega 3. Il Ministero della salute ha già dato la sua autorizzazione su questi prodotti, che appartengono alla linea del latte per alimenti particolari e ad alta digeribilità e che potranno così entrare in produzione.

Piccole realtà fonte di grande innovazione. “Tutto parte dall’analisi dei bisogni dei consumatori e dal rendersi conto che i consumi sono cambiati – spiega Lorenzo Brugnera,  presidente della Latteria di Soligo – Così abbiamo cominciato a fare ricerca e a sviluppare nuovi prodotti in questa direzione. Pur avvalendoci di collaborazioni importanti con il mondo universitario, per il latte delattosato ci siamo avvalsi esclusivamente di risorse interne alla nostra realtà. Ciò dimostra che piccolo può essere davvero bello e fonte di grandi innovazioni”.

Anno di primati. Il latte senza lattosio nasce perché questo zucchero è fonte di allergie e intolleranze. Grazie all’aggiunta di un enzima naturale, il lattosio è stato trasmformato in glucosio e galattosio, due zuccheri naturali che si assorbono con facilità. Questo nuovo latte ha lo 0,1 % di lattosio contro altri prodotti similari che n presentano un minimo dello 0,3 %. “La nostra fortuna è che partiamo da un prodotto di altissima qualità grazie al lavoro dei nostri allevatori – continua il presidente Brugnera – Siamo i primi in Italia a produrre il delattosato con aggiunta di fermenti lattici. Anche in questo caso sarà un prodotto innovativo è di grande impatto.  Altra novità annunciata dala Latteria di Soligo, la certificazione O.P. (Organizzazione di produttori) ricevuta dalla Regione Veneto, uno status nuovo che qualifica la Latteria come vera filiera del latte, dalla stalla alla tavola.

Garantire prezzi dignitosi agli allevatori.  Un altro annuncio importante ai soci della Soligo è stato quello del prezzo del latte pagato dalla latteria per la campagna 2009  a € 0,40 al litro. Un prezzo molto buono nel panorama italiano. “L’Italia zootecnica si è trovata ad affrontare un 2009 a dir poco disastroso durante il quale gli allevatori si sono visti pagare anche 28 centesimi al litro e a volte meno a fronte di un costo di produzione variabile che non è diminuito proporzionalmente. Tale situazione destabilizza le aziende produttrici alle prese con la fluttuazione dei costi dell’alimentazione zootecnica e in generale della gestione della stalla. Garantire dei prezzi dignitosi del latte è indispensabile per mantenere inalterata la grande qualità dei nostri prodotti” ha concluso Brugnera.

(fonte Latteria Soligo)

Aumenta il rischio povertà alimentare in Italia

Aumenta in Italia il rischio di vivere in famiglie povere dal punto di vista alimentare, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione (tra gli 0 e i 24 anni) e in particolare tra quelle con età inferiore ai 14 anni.  L’incidenza della povertà alimentare è del 10,3% tra le coppie con due o tre figli, e del 5,2% in quella delle famiglie composte da un solo genitore. Nel 2007 le famiglie povere con spesa alimentare inferiore agli standard medi risultavano pari al 4,4% del totale, in valore assoluto si tratta di 1 milione e 50 mila famiglie, corrispondenti a circa 3 milioni di individui (fonte “La povertà alimentare in Italia” – Fondazione per la Sussidiarietà).

Nell’Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, Fondazione Banco Alimentare Onlus  incontra Industria e GDO. Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare Onlus, che si occupa della raccolta e della distribuzione delle eccedenze alimentari ai bisognosi, incontrerà Industria e Grande Distribuzione per condividere nuovi modelli strategici per affrontare i bisogni alimentari della popolazione italiana. Il meeting è fissato per venerdì 21 maggio a Forte Village in Sardegna, in occasione de Linkontro, evento Nielsen che riunisce da 26 anni i vertici e il management commerciale delle aziende leader nell’Industria di marca, nella distribuzione moderna, nella comunicazione e nei servizi.

Il titolo del seminario è “Il sistema Banco Alimentare” e verranno esposti i benefici per l’Industria e la GDO riassumibili in:

  • Benefici sociali: perché i prodotti utilizzabili per l’alimentazione vengono recuperati e donati agli Enti caritativi che ricevono gratuitamente questi alimenti
  • Benefici economici: donando le eccedenze, le aziende restituiscono loro un valore economico e, se da un lato contengono i propri costi di stoccaggio e di smaltimento, dall’altro offrono un contributo in alimenti che ormai supera le centinaia di milioni di euro di valore commerciale.
  • Benefici ecologici: il recupero degli alimenti ancora perfettamente commestibili, impedisce che questi diventino rifiuti, permettendo così da un lato un risparmio in risorse energetiche e un abbattimento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e, dall’altro, il riciclo delle confezioni.
  • Benefici culturali: Banco Alimentare privilegia un’azione basata sul principio di sussidiarietà. L’opera educativa pone al centro del suo agire la carità, quel dono di sé commosso che guarda alla persona come unica e irripetibile.

(fonte Linkontro)

3 litri di latte su 4 provengono dall’estero ma l’etichetta non lo dice

Latte Uht al supermercato

“In una situazione in cui tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro in vendita sugli scaffali sono “spacciati” come Italiani, ma contengono latte proveniente da mucche straniere, continueremo con decisione la battaglia per la trasparenza a difesa degli allevamenti italiani e dei consumatori”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare la decisione della Commissione Europea sulla proposta di decreto ministeriale di Luca Zaia che disciplina l’etichettatura del latte.

L’interesse dei cittadini prima di tutto. La decisione dell’unione europea non ci sorprende affatto. Infatti – prosegue Marini – la recente esperienza del via libera comunitario all’etichettatura di origine dell’olio di oliva ci insegna che le giuste battaglie per la trasparenza richiedono anni per essere vinte, ma alla fine anche in Europa dovrà prevalere l’interesse dei cittadini rispetto a quello di quanti vogliono continuare a fare affari vendendo come italiano quello che non è.

Confini italiani…a mo’ di groviera. Dalle frontiere italiane sono passati in un anno – sostiene la Coldiretti – ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori. Il risultato è che – precisa la Coldiretti – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta.

Il 97% degli italiani favorevole al luogo d’origine in etichetta. Secondo l’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Colmare questo ritardo – continua la Coldiretti – è un grande responsabilità nell’interesse degli imprenditori agricoli ma soprattutto dei consumatori e della trasparenza e competitività dell’intero sistema Paese. Al furto di identità dell’agricoltura italiana la Coldiretti, di fronte all’inerzia delle istituzioni, intende reagire con il progetto per la realizzazione di una filiera agricola tutta italiana per arrivare ad offrire attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo. Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa il 50 per cento della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione di provenienza E quelli senza
Carne di pollo e derivati Pasta
Carne bovina Carne di maiale e salumi
Frutta e verdura fresche Carne di coniglio
Uova Frutta e verdura trasformata
Miele Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro Formaggi
Latte fresco Derivati dei cereali (pane, pasta)
Pesce Carne di pecora e agnello
Extravergine di oliva

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Ogm? Il “ni” del neo Ministro all’Agricoltura Galan

Giancarlo Galan, neo Ministro dell'Agricoltura

“Vorrei ribadire ancora una volta la mia posizione sulla delicata questione degli Organismi Geneticamente Modificati. Comprendo che la curiosità dei media e del mondo agricolo si sia soffermata, in questi giorni di cambio al Ministero, soprattutto su questo punto, che è indiscutibilmente centrale per il futuro dell’agricoltura italiana.” Così il neo Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan torna sulla questione degli OGM.

No a Ogm ma sì a ricerca. “Procediamo con ordine: sono entrato a far parte di un Governo che su questa questione ha già preso una serie di decisioni, l’ultima è il decreto interministeriale di stop alla coltivazione di un mais Ogm. Non intendo – continua il Ministro Galan – per coerenza e lealtà, mettere in discussione questa posizione. Detto questo, la ricerca è un’altra cosa e va sempre e comunque incoraggiata. Per un sistema paese il gap peggiore è quello della conoscenza, quindi su questo punto resterò coerente alle mie posizioni di sempre: sì alla ricerca e all’innovazione”.

(fonte Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali)

19 aprile: Sagrantino Day International 2010

Consorzio Tutela vini Montefalco

Lunedì 19 aprile 2010 torna il Sagrantino Day International, la degustazione internazionale organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommeliers e la Worldwide Sommelier Association.

Il Sagrantino Day International 2010 coinvolge 34 città italiane e straniere: da Torino a Londra, da Bruxelles ad Amsterdam, più di 3000 sommelier effettueranno in contemporanea una degustazione alla cieca di campioni di Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco Rosso DOC e Montefalco Sagrantino DOCG Passito provenienti da 19 aziende del territorio umbro in abbinamento a prodotti tipici (salumi, formaggi…). Si tratta di una manifestazione unica che trasforma i produttori in ambasciatori delle eccellenze enologiche. A ognuno di loro viene offerta la possibilità di presentare la denominazione in diverse sedi di degustazione italiane e straniere, rendendo possibile “l’incontro” tra il produttore e il sommelier professionista, uniti nell’esaminare uno dei vini autoctoni di maggior pregio: il Sagrantino di Montefalco.

Sagrantino

I risultati degli assaggi, condotti in modo tecnico e rigoroso dai responsabili AIS e WSA, verranno sintetizzati e fissati su schede di degustazione individuali, la cui compilazione verrà effettuata prima che le etichette delle bottiglie poste in assaggio vengano svelate. Questo procedimento proteggerà l’anonimato dei campioni di Montefalco fino al momento della scoperta delle etichette, creando i necessari presupposti per una valutazione quanto più possibile oggettiva dei vini in assaggio..

foto AIS

Le sedi interessate quest’anno dalle degustazioni sono 34. In Italia: Abano Terme, Pescara, Aosta, Arezzo, Belluno, Genova, Reggio Calabria, Modena, Siracusa, Montefalco, Casamassima (BA), Castellammare di Stabia (NA), Torino, Olbia, Udine, Potenza, Roma, Treviso, Varese, Venezia, Rovigo, Verona, Firenze, Savona, Crema, Rovereto, Isola d’Elba, La Spezia, Pesaro, Isernia. All’estero: Londra, Amsterdam, Bruxelles, Lussemburgo. Per informazioni relative all’adesione e partecipazione all’evento gli uffici del Consorzio Tutela Vini Montefalco sono a disposizione al numero di tel. 0742/379590 o email info@consorziomontefalco.it

(fonte Associazione Italiana Sommeliers)

Pecora Alpagota: Veneto Agricoltura ne tutela la biodiversità

Pecora alpagota

La conca dell’Alpago, luogo ideale per la pastorizia, a metà strada tra Cortina d’Ampezzo e Venezia, a pochi chilometri da Belluno, ha dato il nome a una razza ovina autoctona di taglia medio-piccola, dalla caratteristica maculatura scura sulla testa e sulla parte inferiore degli arti, dal mantello folto, fine e ondulato che la ricopre totalmente. Come la maggior parte delle razze autoctone, si è drasticamente ridotta nel secolo scorso: oggi sono presenti in zona poco più di 2000 capi.

Da circa dieci anni Veneto Agricoltura, presso la propria Azienda Pilota e Dimostrativa “Villiago” a Sedico (BL), svolge un lavoro di recupero, conservazione e valorizzazione delle Razze Ovine Autoctone, tra cui anche la Razza Alpagota. Attualmente vengono allevate in purezza circa 40 pecore di razza Alpagota. Il lavoro di selezione previsto dal protocollo operativo consiste, tra le altre azioni, nel mantenere la razza in purezza, utilizzando solo montoni iscritti al Registro Anagrafico gestito dall’Ass. Allevatori di Belluno; nel controllare e selezionare, in base allo standard di razza, gli agnelli nati annualmente; nel valorizzare l’attività mediante atti divulgativi e partecipazione a Mostre e Fiere Nazionali e Locali. Da alcuni anni l’“Agnello d’Alpago” è presidio Slow Food ed il marchio, che garantisce la completa tracciabilità del prodotto, è stato registrato.

Alpagota: razza che regge il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe
. Considerata ovino a triplice attitudine, cioè valida sia per la carne sia per la produzione di latte e di lana, oggi l’Alpagota è allevata quasi esclusivamente per l’ottima carne che può reggere il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe. L’agnello d’Alpago è perfetto per esempio in abbinamento ai piatti poveri della tradizione locale, come la “patora”, zuppa di mais e legumi, e la “bagozia”, sorta di polenta fatta con patate, mais, legumi e anche salame e pancetta. La valorizzazione e la commercializzazione dell’agnello d’Alpago sono gestite dall’Associazione “Fardjma”, che ha sede a Tambre (BL) e raggruppa diversi allevatori della zona dell’Alpago.

Olio: Unaprol lancia l’etichetta che parla al consumatore

esempio di QR-Code

Arriva l’etichetta innovativa per l’olio extra vergine di oliva di alta qualità 100% made in Italy. Quella che parla al consumatore e che racconta la storia del prodotto anche con un filmato. Proprio come al cinema, con il punto vendita che diventa palestra multimediale dove, prima dell’acquisto, si trasferiscono al consumatore messaggi e informazioni.

Ogni bottiglia, una carta d’identità elettronica. L’etichettatura innovativa  adottata da Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano, guarda al mercato, parla al consumatore ed è la novità dell’edizione 2010 del SOL, il salone internazionale dell’olio extra vergine di oliva di qualità di Verona. Questo sistema di etichettatura permette di dotare le bottiglie di olio extra vergine di oliva  di una carta di identità elettronica, costituita da una semplice etichetta intelligente adesiva. L’etichetta è capace di ospitare e veicolare a consumatori, distributori, ristoratori, numerose e più complete informazioni sull’ olio extra vergine di oliva contenuto nella bottiglia.

come si legge il QR-Code

Il sistema implementato è basato sul QR-CODE . Un codice  che permette al  consumatore di accedere ai contenuti informativi semplicemente inquadrando il codice QR-CODE con la fotocamera di un telefono cellulare dotato dell’applicazione di lettura e in tempo reale vengono visualizzate sul telefonino codice di tracciabilità, report analitici, abbinamenti gastronomici, oppure è in grado di generare come risposta un vero e proprio filmato relativo all’azienda tracciata ed al territorio in cui essa ricade.

Un mezzo in più a tutela del consumatore. Tutte le informazioni  veicolate sono validate da un sistema di tracciabilità  di filiera certificato ai sensi della norma uni en iso 22005/08 e secondo un disciplinare realizzato da Unaprol che mira all’ottenimento di olio extra vergine di oliva di alta qualità attraverso una metodologia analitica in grado di legare in maniera imprescindibile gli oli extra vergini di oliva al loro territorio di produzione, anche con la tecnologia dell’RMN, la risonanza magnetica nucleare. “Il  QR-CODE è una opportunità in più che Unaprol offre al consumatore mondiale per rintracciare il vero olio extra vergine di oliva di alta qualità italiana”. Ha riferito Massimo Gargano presidente di Unaprol che aggiunge “in un mondo in cui i pomodori arrivano dalla Cina, le ciliegie dal Cile, e le arance dal bacino del Mediterraneo un’informazione più approfondita e diretta al consumatore è quella che serve per garantire acquisti consapevoli”.

L’olio extra vergine di oliva di alta qualità Unaprol, scortato dalle etichette con il QR-CODE, oltre a trasferire al consumatore in tempo reale elementi di tracciabilità, sicurezza alimentare,  qualità del prodotto in tema di chimica ed organolettica gode anche della garanzia di I.O.O.% qualità italiana,  Il marchio della primo consorzio di filiera tutta agricola e italiana. E’ possibile verificare le etichette con il QR-CODE fino a lunedì 12 aprile presso il padiglione C di SOL stand 23 dove Unaprol – condivide con Aifo, associazione dei frantoiani e Federdop, la federazione dei consorzi di tutela della dop e igp, la migliore offerta di olio extra vergine di oliva 100% di alta qualità italiana.

(fonte Unaprol)

Boom di iscritti alle scuole di enologia

foto Istituto San Michele all'Adige

Per 6 giovani imprenditori su 10 la situazione economica della propria azienda migliorera’ nel 2010, mentre sono sempre di piu’ i giovani italiani che per i propri studi scelgono le piu’ importanti scuole enologiche del Belpaese: da San Michele all’Adige ad Alba, da Conegliano Valdobbiadene agli istituti agrari di Roma, Siena, Ascoli Piceno e Bolzano, dove, negli ultimi 5 anni, le iscrizioni fanno registrare una tendenza in forte crescita (86%) o comunque stabile (14%), con oltre 650 studenti iscritti ai corsi di studi (80% italiani, 20% stranieri), tra cui piu’ di 120 specializzandi in viticoltura ed enologia, spinti per lo piu’ dal fatto di avere alle spalle un’impresa di famiglia.

Lavorare nel mondo del vino. La fotografia degli istituti agrari in Italia e’ stata realizzata in occasione della rassegna Vinitaly, per dare ai giovani che si preparano ad entrare nel mondo del vino come figure specializzate al servizio delle aziende, o come liberi professionisti, esportando il know how italiano in tutto il mondo, la possibilita’ di confrontarsi con l’imprenditoria enologica, la ricerca, l’universita’ e le istituzioni. Lo afferma un comunicato della Citta’ del Vino, che spiega, secondo i dati Censis Servizi spa, che ”a diplomarsi in enologia e’ il 90% degli studenti, il 46% prosegue gli studi all’universita’ e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino”. La maggior parte trova lavoro nel mondo del vino (41%), nell’azienda di famiglia con un ruolo imprenditoriale (20%), nei servizi alle imprese (19%), nell’insegnamento (9%) e nella pubblica amministrazione (8%), mentre il 10%, alla fine, cambia settore. Di questi, l’87% rimane in Italia, mentre il 13% si trasferisce in un altro Paese.

In futuro più attenzione ai servizi ricettivi e turistici. Secondo un’indagine Coldiretti/Swg sull’imprenditoria giovanile in agricoltura, piu’ di 100.000 sono le aziende in Italia guidate dagli under 35 (oltre un quinto di quelle europee), delle quali il 25% a conduzione femminile, con una superficie media di 9,4 ettari (oltre 54% in piu’ della media nazionale) e un fatturato medio di 18.720 euro (75% in piu’ della media nazionale). Per 2 giovani su 3, per crescere e svilupparsi le imprese agricole dovranno puntare soprattutto sulla trasformazione aziendale e sulla vendita diretta dei prodotti (67%), ma anche guardare ai servizi ricettivi e turistici (19%) e, solo al terzo posto, concentarsi sulla produzione (14%).

(fonte Asca)

Al via Vinitaly 2010

Apre oggi sotto il segno della fiducia la 44^ edizione di Vinitaly. Business, promozione e internazionalizzazione sono le parole chiave della rassegna leader di Veronafiere che, dopo la crisi mondiale del 2009, si propone come appuntamento indispensabile per la ripresa e il rilancio del settore.

La “cinque giorni” dedicata al vino sarà ufficialmente inaugurata oggi alle 10,30, alla presenza di Luca ZaiaMinistro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali nonché neo-governatore della Regione Veneto. Presenti anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, il presidente della Provincia Giovanni Miozzi e l’assessore all’Agricoltura della Regione  Abruzzo, Mauro Febbo. «Il nostro obiettivo è consolidare la nostra leadership, dopo essere stati l’unico organizzatore fieristico ad aver chiuso il 2009 con il bilancio in attivo – afferma Ettore Riello, presidente di Veronafiere. – E la strategia passa dal continuo miglioramento delle infrastrutture e all’offerta integrata di servizi innovativi per favorire gli scambi commerciali del sistema Paese».

Ed è proprio l’internazionalizzazione a guidare il Vinitaly World Tour, che ha già toccato l’India e due volte gli Stati Uniti e si appresta alle prossime tappe in Russia, Cina, Giappone, Corea e Singapore. «I segnali – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale – sono positivi e l’aspettativa è di confermare l’equilibrio di visitatori raggiunto nel 2009, con una significativa presenza dall’estero». A Vinitaly, spazio anche alle produzioni di qualità del Made in Italy  con SOL, il Salone internazionale dell’olio d’oliva extravergine di qualità, dove, il 9 aprile, sarà firmato il primo accordo di programma per la promozione dell’extra vergine italiano in Italia e all’estero. A firmare lo storico accordo, che avrà importanza strategica per la promozione e valorizzazione delle nostre produzioni oleicole, saranno Adolfo Urso, viceministro allo sviluppo economico, e Massimo Gargano, presidente di Unaprol, l’organizzazione di operatori olivicoli che condivide con Veronafiere l’ambizioso progetto. Grazie alla concomitanza con Sol e Agrifood Club, infine, i visitatori di Vinitaly, in particolare quelli esteri, hanno anche a disposizione anche il meglio della produzione oleicola e agroalimentare italiana, mentre con Enolitech possono aggiornarsi su tutte le nuove tecnologie e le attrezzature all’avanguardia per produrre, confezionare, trasportare, vendere e degustare.
(fonte Veronafiere)

La CO2 che piace: “bollicine” protagoniste al Vinitaly

foto Forum Spumanti d'Italia

Segmento trainante dell’intero comparto enologico italiano, la destagionalizzazione degli spumanti è una tendenza consolidata, una vera e propria “mania”, in linea con i gusti internazionali e con i bisogni di cucine mondiali diverse. E’ la Co2 che piace, simbolo di un bere moderno e capace di accontentare tutti, che sarà protagonista a Vinitaly, a Verona dall’8 al 12 aprile, uno degli eventi più importanti dell’enologia internazionale.

Nell’ultimo decennio il consumo di bollicine italiane è quasi raddoppiato: questo perché, se una volta erano relegate ai brindisi delle feste, oggi gli spumanti ricoprono tutto l’anno un ruolo da protagonisti, e rappresentano la scelta più gettonata, tra i più classici bianchi e rossi, non solo al momento dell’aperitivo, ma anche a tutto pasto. Grazie alla loro versatilità di abbinamento – dalla morbidezza elegante del Franciacorta al prestigio dei migliori spumanti trentini, dall’immediata piacevolezza del Prosecco alla dolcezza e classicità dell’Asti, fino alle tante etichette dell’Oltrepò Pavese – gli spumanti rappresentano una soluzione ideale che accontenta tutti e che va bene con quasi tutti i tipi di cibo, siano questi tradizionalmente italiani oppure etnici.

Italia terzo produttore al mondo di “bollicine”. Fondamentale è la variegata gamma di tipologie offerte dal Belpaese, grazie alla quale l’Italia è il terzo produttore al mondo con 360 milioni di bottiglie, dopo Germania e Francia: sono 278 le denominazioni d’origine che possono produrre un vino spumante, un numero assai ampio, spesso legato a produzioni limitate e addirittura localistiche (dati: Forum Spumanti d’Italia). Senza dimenticare la leva del prezzo, dalle etichette per le grandi occasioni alle bottiglie più easy e meno impegnative, l’ampia diffusione nei punti vendita e le etichette semplici e chiare.

La destagionalizzazione è la chiave del successo delle bollicine made in Italy, i cui consumi continuano a crescere, testimoniando un cambiamento epocale sulle tavole nazionali. Fra i meno giovani, al di là delle tipologie più famose e conosciute, gli spumanti italiani accontentano anche chi è alla ricerca costante di chicche enologiche, con produzioni legate a poco diffusi vitigni autoctoni – dall’Erbaluce di Caluso al Nerello Mascalese – ma sono in molti quelli che le scelgono semplicemente perché sono buone. Ma i principali consumatori sono soprattutto i più giovani, che le amano perché le sentono molto vicine al loro modo di essere: semplici, effervescenti e a volte molto chic, le nuove generazioni le preferiscono ai cocktails, ed iniziano a sceglierle anche al ristorante quando sono in compagnia.

La mania delle bollicine non riguarda solo il Belpaese. Nel mondo si consumano 2,6 miliardi di bottiglie l’anno e l’Italia con 190 milioni di bottiglie è il secondo esportatore dopo la Francia, con un fatturato export pari a 1,9 miliardi di euro (dati: Forum Spumanti d’Italia). Il loro successo mondiale è dovuto soprattutto al fatto di essere “paladine” del made in Italy accessibile, grazie ad una proposta forte di prodotti in grado di soddisfare in questo momento culture alimentari, gusti personali, possibilità econonomiche e abbinamenti a tavola assai differenti.
(fonte Veronafiere)