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Vinitaly: le novità della 44^ edizione

Business, promozione, informazione, sono queste le parole d’ordine del 44° Vinitaly, in programma a Verona dall’8 al 12 aprile 2010, rassegna di proprietà e organizzata da Veronafiere.

Novità per i visitatori. Per rendere più assistita la permanenza dei visitatori alla manifestazione sono stati attivati servizi via palmare o blackberry su viabilità, ricerca espositori, elenco degustazioni, ecc. Sul sito di Vinitaly, inoltre, si trova il nuovo spazio My Vinitaly, con tutti gli eventi, le degustazioni e i menù del Ristorante d’Autore, del Self service d’Autore, della Cittadella della Gastronomia e del Sol Goloso, con un carrello che permette di selezionare gli appuntamenti e stamparli o inviarli sulla propria posta elettronica.

Novità per la stampa. In occasione di questo Vinitaly viene inaugurata una piattaforma online dedicata ai giornalisti, dove trovare in modo organizzato comunicati, immagini, video, interviste, approfondimenti, le ricerche di mercato, così da avere a portata di click tutto il Vinitaly. Un servizio pensato per agevolare il lavoro degli operatori dei media, ma anche per dare la possibilità a chi non ha potuto essere presente di creare un proprio percorso all’interno della fiera.

(fonte Veronafiere)

Quale futuro per l’agricoltura europea?

Quali sono le nuove sfide per l’agricoltura europea? Si deve mantenere la politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l’uso ottimale dei fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la vicenda.

La politica agricola comune dell’UE al centro delle discussioni. Si tratta di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa l’Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43% del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni hanno messo l’accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell’attività agricola.

La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l’UE ha di fronte. Questo secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall’Assemblea comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli all’introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all’intera società.

La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più sostenibile. L’UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione all’Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto di vista finanziario. Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L’altalena dei prezzi è critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato deve essere rinforzata.

Un aspetto da rinforzare è l’adattamento degli agricoltori alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va mantenuto. D’altra parte, l’uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema d’attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l’UE e i suoi cittadini godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.

Necessaria anche una nuova politica di promozione. Per la nuova politica agricola, secondo l’organizzazione che rappresenta i produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L’opinione pubblica considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare quest’immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure di promozione.

(fonte Asterisco Informazione)

Due italiani e un cileno sul podio del Sol d’Oro

Cile, Toscana e Lazio. Sono queste le aree del pianeta dove si produce il miglior extravergine del mondo. È il verdetto dell’VIII Concorso oleario internazionale “Sol d’Oro  2010”, che si è svolto a Verona dal 15 al 20 marzo nell’ambito di Sol, il Salone Internazionale dell’Olio di Oliva Extravergine di qualità in programma dall’8 al 12 aprile in concomitanza con Vinitaly.

Premiata con il Sol d’Oro, per il miglior «fruttato leggero», l’Agrícola y Forestal Don Rafael di Santiago del Cile, mentre per la categoria «fruttato medio» il riconoscimento è andato all’azienda Villa Stabbia di Massa Cozzile (PT) e per il «fruttato intenso» al Frantoio Quattrociocchi Americo di Alatri (FR). Buoni piazzamenti in medagliere anche per la Sicilia, che conquista due Sol di bronzo, e per la Campania, con un Sol d’Argento.

Un campione di 191 aziende di 7 Paesi. Un responso che conferma ancora una volta la supremazia dell’«oliveto Italia», ma che mostra anche il grande balzo qualitativo delle aree di produzione a sud del mondo. Prima tra tutti il Cile, una realtà oleicola emergente che conta oggi solo una quarantina di aziende, ma capace di competere sui mercati internazionali con circa 2.500 tonnellate di extravergine l’anno, il 20% del quale diretto all’estero. La giuria internazione, diretta da Marino Giorgetti e composta da esperti di Grecia, Slovenia, Spagna e Italia, ha selezionato gli extravergine di 191 aziende provenienti da 7 Paesi (Italia, Spagna, Cile, Slovenia, Australia, Croazia e Portogallo) e da 16 regioni italiane. Un numero nettamente inferiore rispetto allo scorso anno, quando i partecipanti erano stati 248, a causa dei rigorosi criteri di selezione previsti dal regolamento. In un’annata non certo esaltante per l’olio italiano, molti produttori hanno infatti preferito non inviare i campioni, obbligatori al momento dell’iscrizione, rinunciando alla partecipazione. Un dato che dimostra la grande selettività del Sol d’Oro, che si conferma come il concorso più severo e competitivo a livello internazionale.

I premiati. Categoria Fruttato leggero: Agrícola y Forestal Don Rafael Ltda, Santiago del Cile (Cile); Az. Agr. Tenuta Piscoianni, Sonnino (Lt – Lazio); Terramater di Santiago (Cile). Categoria Fruttato medio: Azienda agricola Villa Stabbia, Massa Cozzile (Pt – Toscana), Fattoria di Colle, Cantagallo (Po – Toscana), Sergio Gafà, Chiaramonte Gulfi (Rg – Sicilia). Categoria Fruttato intenso: Frantoio Quattrociocchi Americo, Alatri (Fr – Lazio), Madonna dell’olivo, Serre (Sa – Campania), Terraliva, Siracusa (Sicilia).

(fonte Veronafiere)

Sol: dall’8 al 12 aprile 2010 il giro dell’Italia dell’olio extravergine

Sol , il salone internazionale dell’olio di oliva extravergine di qualità che si svolge a VeronaFiere dall’8 al 12 aprile 2010 in concomitanza con Vinitaly,  consente di esplorare in 5 giorni di manifestazione  l’intero panorama dell’Italia oleicola. Quest’anno le collettive regionali propongono infatti  un viaggio dal nord al sud della penisola, che passa attraverso Liguria, Veneto (con il Consorzio del Garda DOP e il Consorzio Veneto DOP), Marche, Abruzzo, Toscana (attraverso la Provincia di Siena e la Camera di Commercio di Prato), Lazio, Campania, Puglia e Calabria, per finire con la Sardegna.

Stage di degustazione, laboratori di cucina e International Meeting Point. Come di consueto, la manifestazione si sviluppa su due fronti: la cultura del prodotto e i contatti b2b. Nel primo caso l’educazione all’utilizzo dell’olio di qualità viene fatta attraverso stage di degustazione per la presentazione delle diverse regioni produttrici e i laboratori di cucina presso il ristorante Sol Goloso. Qui gli chef dell’Accademia delle 5 T della qualità (Territorio, Tradizione, Tipicità, Tracciabilità, Trasparenza) utilizzeranno i diversi oli extravergine nella preparazione di primi e secondi piatti e per ricette di pasticceria. Dedicato al b2b l’International Meeting Point, dove produttori e operatori di tutto il mondo si possono incontrare e parlare di affari. Potenziato, inoltre, il Buyers Club, il servizio sviluppato dall’organizzazione di Veronafiere che permette agli operatori esteri di programmare gli incontri con le aziende espositrici nel periodo che precede la fiera. Per aumentare il numero di contatti commerciali, quest’anno è stata realizzata un’azione di incoming di buyer selezionati da una quarantina di Paesi di Europa, America e Asia; tra questi Cina, Giappone, Singapore, Russia, India, Usa, Canada e America Latina.  A questi verranno aperte le porte dell’oleoteca che ospita le eccellenze mondiali, cioè gli oli vincitori di medaglia e Gran Menzione del Concorso Internazionale Sol d’Oro.

In mostra il meglio della produzione agroalimentare italiana. Grazie alla concomitanza con Vinitaly e Agrifood Club, Sol aumenta l’appeal nei confronti dei visitatori esteri, che possono entrare in contatto con tutto il meglio della produzione agroalimentare italiana, presente a Verona nelle sue mille sfaccettature. L’incontro di gusti e sapori si realizza pienamente oltre che al Sol Goloso, anche al Ristorante d’Autore, al Self Service d’Autore gestito dall’Associazione Giovani Ristoratori Europei e in tutte le Cittadelle della Gastronomia, dove vengono proposti piatti della tradizione culinaria italiana preparati da chef di fama internazionale, in abbinamento con i migliori vini delle aziende espositrici di Vinitaly.

(fonte VeronaFiere)

I carabinieri dei NAS nell’albo degli assaggiatori di olio

Venti Carabinieri dei NAS, Nuclei Antisofisticazione e Sanità, lo scorso 9 marzo sono entrati a far parte dell’albo nazionale degli assaggiatori di olio extra vergine di oliva. L’attestato professionale, il primo in assoluto per l’Arma dei Carabinieri,  giunge al termine di un corso di perfezionamento di tecniche di assaggio realizzato attraverso l’APOL Lazio nel quadro di un programma nazionale di formazione promosso da Unaprol – Consorzio Olivicolo italiano per rafforzare la capacita’ di contrasto dell’Arma dei Carabinieri nella lotta alle frodi nel settore agroalimentare.

(fonte Mondo Agricolo Veneto/Asca)

Al via a Longarone (Bl) Agrimont

Agrimont, la mostra dell’agricoltura di montagna in programma a Longarone Fiere (Bl) nei due fine settimana dal 19 al 21 e dal 26 al 28 marzo, è un punto di riferimento per un settore che sta registrando una rinnovata attenzione ed è considerato, assieme al turismo, una risorsa strategica sulla quale incentrare nuovi progetti di sviluppo per le aree di montagna.

In mostra. Nei giorni di fiera ampio spazio viene dedicato alla filiera legna-calore e alla zootecnica, attività principe dell’agricoltura montana. Grazie alla rinnovata collaborazione con l’Associazione Provinciale Allevatori di Belluno, viene riproposto il padiglione con un’esposizione delle principali razze bovine, equine e ovicaprine allevate in provincia. Sabato 27, alle ore 15, in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Della Lucia” di Feltre, ci sarà inoltre una presentazione della razza ovina Pecora Lamon.

Zootecnia bellunese: meno capi, più resa di latte. Il valore della produzione agricola bellunese è dato per oltre il 70% dalle produzioni zootecniche all’interno delle quali il settore trainante è dato dal comparto lattiero-caseario. Il numero di vacche da latte allevate in Provincia di Belluno attualmente è di poco superiore ai 9.000 capi. Dopo il grosso calo, pari a oltre il 50%, di animali allevati dal 1965 agli anni Novanta, la situazione dal 2000 al 2008 si è di fatto stabilizzata su valori di circa 25.000 bovini totali. Le aziende titolari di quota latte in Provincia di Belluno sono diminuite passando dalle 2.236 nel ’92 , alle 1.023 nel ’96, alle 752 nel 2002, fino ad arrivare a poco più di 400 nel 2009. Nonostante la diminuzione del numero delle aziende, la produzione di latte è cresciuta costantemente passando dai 473.974 quintali del ’92 agli oltre 518.000 del 2009. Ciò grazie a un aumento della produzione per singolo capo resa possibile principalmente grazie al miglioramento genetico degli animali allevati e all’adeguamento strutturale delle aziende zootecniche associato al miglioramento delle condizioni sanitarie degli allevamenti, al miglioramento delle tecniche alimentari e non per ultimo ad una sempre maggiore professionalità dell’allevatore.

Agrimont si rivolge anche al grande pubblico. In mostra ampia varietà di prodotti e piccole attrezzature da utilizzare nella cura dell’orto e del giardino di casa, senza dimenticare la presenza dei numerosi stand dove ci sarà la possibilità di acquistare le più qualificate produzioni tipiche dell’agricoltura di montagna, come formaggi, insaccati, e speck e, più in generale, delle regioni italiane. Orario d’ingresso: venerdì 14:30-19:00, sabato e domenica 9:00-19:00.

(fonte Longarone Fiere)

Nasce in Italia il ‘superpomodoro’, nuovo alleato per la prevenzione di malattie

Nasce dalla ricerca italiana, ‘il superpomodoro’. Il prodotto, creato nei campi sperimentali dell‘Istituto di Chimica Biomolecolare CNR di Napoli, è naturale e non transegenico ed è ad alto valore nutrizionale.

“Questo pomodoro, nato dalla fusione dei corredi genetici di alcune varietà di pomodori neri e linee pure di San Marzano, risponde perfettamente alle caratteristiche nutrizionali di prevenzione”, ha spiegato Mauro Dimitri, presidente della World Foundation of Urology, all’incontro di presentazione della Settimana di Prevenzione del tumore alla prostata (12-19 marzo 2010). “Possiede infatti un’attività antiossidante totale superiore ad altri ibridi di pomodoro normalmente in commercio – ha spiegato – e contiene una nuova famiglia di antiossidanti chiamata Antocianine, riconosciute per il loro ruolo di protezione in alcune sindromi metaboliche come quelle cardiovascolari, diabete, obesità ed elevati livelli di colesterolo e trigliceridi. Degli esperimenti condotti hanno inoltre dimostrato – ha concluso Dimitri – la perdita di solo il 20% dell’attivita’ antiossidante totale a 300 gradi per 5 minuti”. Il ‘superpomodoro’, nuovo alleato per la prevenzione, sarà pronto per essere immesso sul mercato quanto prima.

(fonte Mondo Agricolo Veneto)

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto per la tutela dei vino Do e Ig. Le associazioni di categoria agricole: bene, ma c’è ancora da lavorare.

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 marzo scorso il decreto legislativo di riforma della legge 164/1992, il nuovo strumento normativo organico sulla tutela delle denominazioni di origine (Do) e delle indicazioni geografiche dei vini (Ig).

“Il decreto di riforma della legge 164 mette al centro la qualità dei vini, la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia –  migliorando anche il sistema di controlli e adeguando le norme alla riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato del vino e, soprattutto, alle rinnovate esigenze degli operatori del settore vitivinicolo, che sono chiamati ad affrontare le nuove sfide del mercato.

I principali contenuti del Dlgs. Eccoli: l’introduzione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli; la promozione di un elevato livello qualitativo e di riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica; la trasparenza e la tutela dei consumatori e delle imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione; la ridefinizione del ruolo del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini; la revisione del sistema dei controlli e del sistema sanzionatorio, sulla base di criteri di efficacia ed effettiva applicabilità.

Doc, Docg e Igt in Italia. Il 60 per cento circa della raccolta nazionale di uva è destinata a produzioni di vino tutelate da denominazioni. L’offerta nazionale conta già 41 Docg (vini a denominazione di origine controllata e garantita), 320 vini Doc (denominazione di origine controllata) e 137 vini Igt (indicazione geografica tipica).

Coldiretti: bene l’approvazione, ma avanti con i decreti applicativi. Occorre completare rapidamente la riforma della legge n.164 del 1992 con la predisposizione dei decreti applicativi e, in particolare è indispensabile procedere sulla strada della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione del settore i cui adempimenti sono diventati un autentico assillo per i nostri produttori – sottolinea la Coldiretti -. Che aggiunge: “Tra le norme approvate va giudicato positivamente l’obbligo di indicare l’annata di produzione in modo da assicurare maggiori garanzie al consumatore e da qualificare il prodotto destinato all’esportazione. L’Italia, infatti, è il primo produttore mondiale di vino che rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale con 3,6 miliardi di valore delle esportazioni a fronte di un fatturato record di circa 10 miliardi di euro nel 2009″.

Confagricoltura: riforma necessaria ma da completare.”La vecchia legge ha favorito la riqualificazione delle produzioni DOC ed IGT  ma – rileva  Confagricoltura –  non ha potuto evitare  nel lungo periodo  una proliferazione di denominazioni ed un conseguente appiattimento del sistema”. “Il nuovo Dlgs – sottolinea Confagricoltura –  introduce alcuni degli elementi di semplificazione,  come da noi richiesti, ma non riesce completamente nell’intento generale di rilanciare l’efficacia della Legge 164/92 rispetto alle attuali esigenze dei produttori”. Confagricoltura fa presente anche come molti temi importanti siano stati rimandati ai successivi decreti attuativi, come  le semplificazioni del sistema di controllo e la rivisitazione del sistema sanzionatorio;  di fatto sono state solo accennati nel l’articolato ma non approfonditi. “La delega che il Governo ha ottenuto per riformare la legge  da un lato – spiega Confagricoltura – ha consentito di agevolare il percorso  di riforma già tentato, senza successo, in passato;  dall’altro però, con il vincolo di definire il procedimento  entro sei mesi, non ha consentito di discutere ed elaborare con maggiore dettaglio alcune sezioni fondamentali”.

(fonte Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali/Coldiretti/Confagricoltura)

Un piano nazionale d’intervento per riportare la carne di coniglio sulla tavola degli italiani

Veneto Agricoltura da tempo tiene sotto la lente di ingrandimento alcuni comparti del settore primario, come quello della coniglicoltura. Perché? Perché il coniglio richiama la tradizione contadina; carne prelibata per puerpere e festività, forma di reddito integrativo per le famiglie mezzadrili, anche moneta per pagare i vecchi canoni d’affitto; per cui un tempo tutti avevano i conigli e li sapevano allevare. E’ quanto sostenuto da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura nell’aprire i lavori del Convegno nazionale svoltosi lo scorso 9 marzo 2010 nella Corte Benedettina di Legnaro (PD). Il Piano nazionale di intervento per il settore cunicolo, presentato in anteprima da Giovanni Di Genova della Segreteria Tecnica del MIPAF,  individua interventi e linee d’azione finalizzati al potenziamento economico e produttivo di uno dei settori forti della economia agricola nazionale e veneta al fine di sostenerne la competitività sui mercati, sia quello interno che quello internazionale.

Italia secondo produttore al mondo dopo la Cina, a contenderci il posto c’è il Venezuela. Nonostante questo “podio”, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una significativa crisi di redditività per i nostri produttori, è stato detto dal V.Presidente di AVITALIA e Presidente del “Coniglio Veneto” Stefano Bison. Diversi sono stati i fattori: variabilità dei prezzi, stagionalità della domanda, ciclicità delle produzioni, evoluzione continua delle norme su qualità, sicurezza alimentare e benessere animale; una struttura produttiva molto polverizzata, l’assenza di specifiche ed adeguate politiche di promozione e informazione alimentare, consumatori con un’età anagrafica alta.

Tutti i numeri della coniglicultura. Comunque, il comparto cunicolo chiude un’annata migliore delle precedenti proprio sul piano della redditività, grazie alla tenuta delle quotazioni sul mercato all’origine e al contenimento dei costi di produzione, che ha consentito agli allevamenti almeno di non produrre in perdita. La produzione mondiale annua di carne di coniglio, ha segnalato Gabriele Zampieri di Veneto Agricoltura, è stimata in circa un milione di tonnellate, metà delle quali prodotte nell’Unione Europea. I principali produttori sono la Cina, con circa un terzo del totale, l’Italia (un quinto), Spagna e Francia (9%), in crescita come detto il SudamericaIn Italia la coniglicoltura è un importante settore della zootecnia da carne, dopo quello dei bovini, dei suini e dei polli, con una produzione lorda vendibile di circa 340 milioni di euro. Sono oltre diecimila gli addetti, attivi direttamente e nell’indotto. A concorrere alla produzione di 43.450 tonnellate di carni macellate è soprattutto il Nord, con oltre i quattro quinti (82,18%) della produzione italiana. Regioni leader il Veneto, con ben il 39,6% della produzione complessiva, l’Emilia Romagna con il 22,3%, il Piemonte con l’11,2% e la Lombardia con il 9,1%. Oggi la provincia di Treviso ha circa il 40% della produzione cunicola veneta, seguita dalle provincie di Padova, Verona, Vicenza e Venezia. Per Belluno l’attività cunicola si colloca nella Valbelluna e per Rovigo nell’alto Polesine.

La realtà cunicola veneta è molto composita.  Si va dagli allevamenti di qualche centinaio di conigli a quelli con svariate migliaia. La gestione del coniglio richiede professionalità e dedizione dovendolo accudire per 365 giorni all’anno, alla stessa stregua delle vacche da latte. Ragion per cui il livello professionale veneto è più che buono. Benessere animale, prassi igienica, salubrità del prodotto e tracciabilità sono le garanzie che gli allevatori di coniglio del Veneto offrono ai consumatori. Il bilancio dell’ultimo quinquennio però è fortemente negativo avendo avuto un anno positivo, tre consecutivi negativi e quest’ultimo a pareggio. La realtà del mercato ha portato purtroppo al fermo produttivo di molti allevamenti ha segnalato Bison. Stime di questi giorni, è emerso duirante il dibattito, calcolano nel Veneto un calo attorno al 15% che porta, nel 2009, la produzione attorno ai 19/20 milioni di conigli prodotti. Ciò anche perché il comparto si caratterizza per uno spiccato individualismo che indebolisce i produttori e impedisce l’effettuazione di azioni comuni di sostegno.

La crisi si vince informando scuole, mense scolastiche, pediatri. E’ necessaria infatti una azione di comunicazione sulle qualità della carne di coniglio coinvolgendo ad esempio le scuole, le mense scolastiche e i pediatri: idee queste contenute nel nuovo Piano nazionale. Quella del coniglio infatti è una carne magra, povera di colesterolo, adatta ai bambini ed alle puerpere, che può essere tranquillamente acquistata e facilmente consumata, come quella del pollo. Nonostante ciò, per quanto riguarda i consumi, si registra una marcata diminuzione della domanda interna (superiore al 10%), preoccupante sia dal punto di vista alimentare che per il futuro del comparto.

(fonte: Veneto Agricoltura)

Governo, Zuccherificio del Molise e Regione Molise: triangolo di sordi per la bieticoltura

L’Unione Regionale Bieticoltori Pugliesi (C.N.B.) esprime viva preoccupazione per i comportamenti che a vari livelli si registrano nei confronti della bieticoltura nazionale e meridionale in particolare. Il Ministro Zaia, in primo luogo, continua a prendere tempo nel far stanziare gli 86 milioni di euro dovuti per le annualità 2009 e 2010 al comparto bieticolo saccarifero italiano: tale atteggiamento può generare gravi conseguenze nelle zone dove devono ancora essere effettuate le semine primaverili, creando nel contempo disaffezione per la coltura bieticola e mettendo così a rischio l’approvvigionamento delle fabbriche.

Difficoltà economiche per i bieticoltori. Anche lo Zuccherificio del Molise non manda segnali di serenità e fiducia: troppo preso dalle questioni societarie interne, non ha ancora completato tutti i pagamenti di sua competenza, quelli cioè che vanno oltre i trasferimenti di risorse da altre amministrazioni. Crea inoltre non pochi problemi il fatto che lo Zuccherificio del Molise non abbia dato corso ad alcuna sovvenzione per anticipazioni colturali, nonostante precisi impegni assunti in sede di accordo interprofessionale, mettendo in difficoltà i bieticoltori alle prese con problemi di liquidità per portare avanti la coltura.

Creare prospettive per il settore. Non va meglio con la Regione Molise, azionista di riferimento dello zuccherificio di Termoli, che ad oggi non ha ancora risposto alla richiesta di incontro urgente avanzata unitariamente dalle associazioni bieticole. L’Unione Regionale Bieticoltori Pugliesi – ha dichiarato il Presidente Giovanni Tamburrano – è da tempo mobilitata su questa vertenza di primaria importanza per l’agricoltura di Capitanata e dell’intero Mezzogiorno; il C.N.B. di Puglia resta pertanto in prima fila sul problema dei pagamenti e sulle altre questioni ancora aperte, rilanciando con forza le iniziative sindacali più opportune ed invitando i propri associati ad assicurare alla barbabietola da zucchero tutte le operazioni colturali necessarie, premessa indispensabile per fare una buona campagna e creare così le condizioni per una prospettiva al settore.

(fone: Asterisco Informazioni)