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2-5 marzo 2022, a Veronafiere la 115a rassegna internazionale di agricoltura, anticipata oggi da un summit che celebra i 60 anni della Politica agricola comune

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Un Summit internazionale al palazzo della Gran Guardia di Verona celebra oggi, martedì 1 marzo, i 60 anni della Politica agricola comune (Pac) e guarda al futuro del settore primario. L’evento è organizzato da Fieragricola, il salone internazionale dedicato all’agricoltura, in programma dal 2 al 5 marzo 2022 a Veronafiere, con oltre 520 espositori da 11 Paesi e buyer in arrivo da 29 nazioni.

“Sessant’anni di Politica agricola comune: quali sfide per la Pac? La vision del 2050”, questo il titolo del summit che rappresenta una giornata di riflessione dedicata alla prima politica di aggregazione dell’Europa unita, applicata dal 1962. Oggi, in vista della riforma che entrerà in vigore a partire da gennaio 2023, sono molti i temi sotto la lente. Tra questi: garantire un reddito equo agli agricoltori; aumentare la competitività; riequilibrare la distribuzione del potere nella filiera alimentare; agire per contrastare i cambiamenti climatici; tutelare l’ambiente; salvaguardare il paesaggio e la biodiversità; sostenere il ricambio generazionale; sviluppare aree rurali dinamiche; proteggere la qualità dell’alimentazione e della salute. A discuterne un panel di relatori che vede, tra gli altri, Maciej Golubiewski, Capo di Gabinetto dell’Agriculture and Rural Development della Commissione Europea; Pekka Pesonen, segretario generale Copa-Cogeca; Paolo De Castro e Herbert Dorfmann, deputati Parlamento europeo. In collegamento Julien Denormandie, ministro francese dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, e Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Cosa ci attende nel prossimo futuro. In una fase di incertezza per le tensioni geopolitiche, il climate change e il boom dell’energia e delle materie prime, il prossimo 2 marzo (Auditorium Verdi, ore 15), Fieragricola affronterà il tema dei «Mercati agricoli nel 2022. Previsioni, attese e strategie», con la partecipazione, fra gli altri, di Maurizio Martina, vicedirettore generale aggiunto della Fao, Angelo Frascarelli, presidente di Ismea, e i rappresentanti delle organizzazioni agricole.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

25 febbraio 2022, incontro Argav-Wigwam all’insegna dello zucchero biologico

Barbabietole da zucchero

Venerdì 25 febbraio p.v., dalle ore 18.30 alle ore 20.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), terremo il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei Giornalisti (2 crediti) sul tema “Zucchero biologico: una buona carta da giocare per il veneto e l’italia”. Il corso è gratuito ed il numero massimo di partecipanti ammessi è 20 nel rispetto dei protocolli anti Covid. Per chi desiderasse i crediti, le iscrizioni vanno fatte obbligatoriamente attraverso la nuova piattaforma formazionegiornalisti.it.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Alessandro Benincà, direttore generale  Italia Zuccheri/Coprob, “Il mercato dello zucchero italiano dopo la riforma saccarifera comunitaria, prospettive future“; Piergiorgio Stevanato, ricercatore Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente – DAFNAE Università di Padova, “I vantaggi ambientali ed economici della coltivazione della barbabietola da zucchero“; Giovanni Campagna, responsabile agronomico Coprob , “Dalla teoria al campo, lo zucchero italiano che ama le api”; Emidio Pichelan, storico locale e Roberto Franco, sindaco di Pontelongo, “Il ruolo dello storico zuccherificio  nello sviluppo sociale ed economico dell’area”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente Wigwam Clubs Italia, “I Burci, dolcetti di Pontelongo, che parlano di un territorio”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Al termine del corso, ci sarà il consueto “secondo tempo”, avendo ospiti Luca Stevanato, ceo Finapp, spin off dell’Università di Padova per parlare di un tema di grande attualità: le più moderne tecnologie per la ricerca dell’acqua sotterranea. Lorenzo Busetto, pescatore titolare marchio Mitilla – Chioggia e Settimo Pizzolato, titolare Cantina Pizzolato – Valdobbiadene per presentare il progetto “Back to Basic”. A conclusione, sarà data illustrazione dello stato dell’arte del progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa 2021-22 cui aderisce anche ARGAV., cui seguirà un “terzo tempo” con accompagnamento di cozze e vino.

Rigoni di Asiago (VI) acquisisce un’azienda francese specializzata nel cioccolato biologico

ANDREA RIGONI AD

Rigoni di Asiago (VI), l’azienda italiana leader nel biologico della famiglia Rigoni, ha acquisito Saveurs & Nature, azienda francese specializzata in cioccolato biologico. Partner dell’operazione Crédit Agricole FriulAdria, che ha erogato un finanziamento ESG linked collegato al raggiungimento di precisi obiettivi di sostenibilità da parte dell’azienda.

Fondata nel 1923, Rigoni di Asiago è una delle più importanti aziende produttrici di biologico in Europa, segmento nel quale è stata pioniera. I suoi marchi, realizzati con materie prime biologiche di alta qualità,hanno conquistato milioni di consumatori non solo in Italia ma anche a livello internazionale. Oggi, la Francia è il mercato export più importante per l’Azienda veneta; qui la sua crema spalmabile di nocciole, priva di olio di palma, è diventata la seconda nel ranking delle creme spalmabili (la prima per quanto riguarda il bio).  Nella foto in alto, Andrea Rigoni.

Fondata nel 2001, Saveurs & Nature, incarna i valori dei suoi fondatori, Valérie e Jean-Michel Mortreau, appartenenti a una famiglia di agricoltori biologici . L’azienda è nata nel retrocucina del ristorante biologico “RestObio”, a St Herblain, in cui i cioccolatini bio venivano offerti come accompagnamento al caffè. Il successo di questi cioccolatini fu talmente grande che la famiglia Mortreau decise di dedicarsi completamente alla produzione di cioccolato 100% bio. Nel corso degli anni, i loro prodotti si sono affermati presso la distribuzione specializzata. La società, che si trova in Vandea, nel comune di Saint Sulpice Le Verdon, impiega oggi 70 dipendenti tra cui 32 Maitres Chocolatier.

Fonte: Servizio Stampa Rigoni di Asiago

Epidemia aviaria, Confagricoltura Veneto afferma: “E’ la peggiore mai vista”

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Il settore avicolo pagherà un alto prezzo con l’epidemia aviaria, che, oltre a enormi danni per le aziende agricole venete, comporterà anche una forte mancanza di prodotto. A dirlo è Michele Barbetta, rieletto presidente della sezione avicoltori di Confagricoltura Veneto per il prossimo quadriennio. Ad affiancarlo nel ruolo di vicepresidente sarà Diego Zoccante, veronese, titolare di un allevamento di 15.000 tacchini da carne a Bolca (VR) e presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona.

La più grave epidemia aviaria che si ricordi. “A partire dall’inizio degli anni Duemila, il Veneto è stato coinvolto in numerose epidemie di influenza aviaria, sia a bassa che ad alta patogenicità. Nel 2017 si era assistito all’ultima emergenza epidemica, nel corso della quale erano stati abbattuti milioni di volatili ed era stato disposto il divieto di allevamento all’aperto nelle aree a rischio. Ma quella che stiamo vivendo oggi è la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia e in Veneto, che avrà tremende ripercussioni sul settore – sottolinea Barbetta, allevatore di Carceri (Padova), titolare di un’azienda agrozootecnica che comprende quattro allevamenti avicoli -. Innanzitutto ci troveremo presto di fronte a una considerevole mancanza di prodotto, a cominciare dalla carne di pollo e tacchino, perché siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90 per cento degli allevamenti colpiti in Italia. La conseguenza più probabile sarà che tutta la filiera, a partire dalla grande distribuzione, andrà a cercare carni altrove e quindi in Paesi competitor come l’Ucraina, l’Argentina e il Brasile. Oltre a perdere quote di mercato, il nostro Paese non potrà più garantire ai consumatori una carne di qualità, come quella nostrana. Una batosta quindi non solo per le aziende agricole, ma anche per i consumatori”.

Di questa terribile epidemia, al momento, non si vede la fine. “Questa è la peggiore in assoluto, sia per diffusione, sia per aggressività del virus, dal momento che può uccidere fino al 100 per cento degli animali di un allevamento – rimarca Barbetta -. Oltre al Basso Veronese, che conta il maggior numero di focolai, a soffrire è anche il Basso Padovano, che attualmente conta oltre 35 aziende agricole colpite. Il virus si è diffuso nonostante le rigide normative e i sistemi di sicurezza attivati dagli allevatori italiani, che sono costantemente soggetti a visite ispettive delle Asl. Probabilmente la causa va ricercata nel fatto che gli animali allevati all’aperto hanno più probabilità di essere contagiati da uccelli migratori. Il risultato è che moltissime aziende avicole si ritrovano da un giorno all’altro con fatturato pari a zero e ciononostante devono continuare a far fronte a spese ingenti per pulire e sanificare gli stabilimenti e pagare le bollette dell’energia elettrica, che hanno subìto rincari abnormi. Chiediamo perciò ristori tempestivi sia per gli allevatori che per il personale, dato che con le aziende chiuse e improduttive il lavoro verrà a mancare. Bisogna considerare che, per far ripartire un allevamento che ha perduto tutti gli animali, ci vorranno mesi. Nella speranza che nel frattempo si riesca a contenere l’epidemia”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Iniziata la campagna 2021 del pomodoro da industria, buona la qualità e la resa. Si raccoglierà fino a settembre, con l’incognita del fattore climatico.

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E’ iniziata la campagna 2021 di raccolta del pomodoro da industria, che si protrarrà sino a settembre. Le premesse sembrano favorevoli a un buon andamento di annata, sia in termini quantitativi, che qualitativi.

Andamento della stagione. I tecnici di Verde Intesa, OP mantovana che da più di 15 anni produce pomodori da industria su una settantina di ettari dislocati nelle regioni del nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), hanno evidenziato che i trapianti, effettuati tra aprile e giugno, quest’anno hanno subito un rallentamento ai primi di aprile a causa di una brinata che ha costretto a un reimpianto delle piantine. Un secondo rallentamento si è poi verificato nel mese di maggio a seguito di temperature serali più basse rispetto alla media. Giugno e luglio, grazie al rientro nella media delle temperature, hanno visto un’accelerazione della fase di crescita, con le piante che hanno evidenziato già alla fine di luglio un’ottima resa.

Pomodori da industria conferiti a primarie aziende conserviere italiane. “L’imprevedibilità climatica del 2021 non ha comportato per il momento difficoltà significative, ora, utilizzando potenti sistemi di irrigazione per mantenere soddisfacenti le condizioni climatiche dei campi, si impedirà che possibili picchi di temperatura possano portare ad aborti florali o problemi alle bacche. E’ pertanto ipotizzabile un aumento della resa dei campi rispetto ai dati del 2020”, ha sottolineato Giuseppe Alferano, presidente dell’Op mantovana.

Fonte: Servizio stampa Verde Intesa

Alla prima edizione del “Festival So Agro” a Padova lanciato un monito: “Con il cambiamento climatico sparirà il 56 per cento delle regioni vitivinicole mondiali”

lavoro cooperativa agricolaCon il cambiamento climatico e un innalzamento delle temperature di 4°, il 56% delle attuali regioni vitivinicole è destinato a sparire, nel 2100 si arriverà all’85%. Questo significa che dovrà cambiare l’approccio alla viticoltura e al modello agricolo. E questo è un problema economico e di sostenibilità”. Questo è il messaggio lanciato da Tommy Meduri, cofondatore di Rete 231, dal palco di SO AGRO, il nuovo festival dell’Agroalimentare Veneto organizzato da Irecoop e Confcooperative Veneto, conclusosi lo scorso 28 maggio.

Sostenibilità ambientale, aziendale e di economia circolare. Se la sostenibilità per le aziende sta diventando un imperativo per avere successo sul mercato, per il consumatore sta diventando una scelta consapevole. Lo hanno testimoniato i numerosi casi presentati nella due-giorni di SO AGRO. L’agroindustria ha comunque retto l’impatto della pandemia. Nel 2020 il settore ha registrato solo un -0,4% sul 2019, che si era chiuso a sua volta con un +4,5% sul 2018”ha spiegato Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nordest. “Nell’arco di 11 anni, dal 2008 al 2020, l’export agroindustriale è quasi raddoppiato, crescendo di quasi il 90%, a fronte di un manifatturiero che si è fermato al +18%”.

La cooperazione è resiliente: permette collaborare per uno scopo comune ed è stata ciò che ha permesso la tenuta del settore” ha dichiarato Ugo Campagnaro, presidente di Confcooperative Veneto, che rappresenta 230 cooperative attive nel settore agroalimentare (vino, allevamento, pesca, ortofrutta, cereali, latte e prodotti caseari, carni), con oltre 34.300 soci e quasi 11.500 addetti, per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro.Alla prima edizione di SO AGRO abbiamo voluto presentare stimoli, esempi di successo, proposte operative, perché dal confronto, dalla contaminazione e dalla cultura si crea lo sviluppo”. Nei due giorni di evento, in diretta online dal BUH12 di Padova, Irecoop e Confcooperative, 16 speakers, di grandi aziende dell’agroalimentare, produttori ed esperti hanno offerto nuovi strumenti e leve di accesso ai mercati tra sostenibilità e certificazioni, economia circolare, e-commerce e internazionalizzazione, comunicazione ed etichettatura. Per informazioni: www.soagro.it facebook.com/soagrofestival

Fonte: Servizio stampa So Agro

Latte: domanda mondiale in aumento, per il mercato prospettive di stabilità

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È un momento complesso per la zootecnia da latte in questa fase. Il prezzo del latte in Italia è sotto pressione per una maggiore produzione, mentre i costi di produzione negli ultimi mesi hanno subito un incremento, trainati in particolare dai rincari di mais e soia. Eppure, qualche cauto spiraglio di ottimismo potrebbe venire dall’aumento dei consumi dei prodotti lattiero caseari, dalla ripresa dell’export (in particolare dei formaggi) e dalla riapertura di Horeca e Food service, canali privilegiati per il consumo dei formaggi di qualità made in Italy. Fondamentale, inoltre, sarà mantenere in equilibrio le consegne di latte, cercando di limitare surplus produttivi, magari attivando una pianificazione comunitaria finalizzata a contenere la quantità e a orientare la materia prima verso produzioni a maggior valore aggiunto, come i formaggi. Lo rileva – sulla base dei dati Clal.it e TeseoFieragricola, rassegna biennale internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Veronafiere dal 26 al 29 gennaio 2022.

Costi di produzione del latte in aumento. I prezzi degli alimenti zootecnici sono cresciuti sensibilmente fra settembre 2020 e febbraio 2021, con una timida flessione in marzo. La soia è passata da una media in settembre di 374 €/ton a 558 €/ton a marzo (+49,2%, quotazioni medie mensili della Camera di Commercio di Bologna). Il granoturco è aumentato da 177 €/ton dello scorso settembre a 230 €/ton di media raggiunti a metà febbraio (+29,9 per cento). Il valore dell’alimento simulato (al 70% di mais nazionale e al 30% di soia) secondo le elaborazioni di Clal si aggira sui 30 euro per 100 chilogrammi di latte, contro un prezzo del latte alla stalla in Lombardia di 36,37 euro/100 kg.

Stock mondiali di mais e soia in diminuzione. Secondo le previsioni dell’Usda per l’annata 2020-2021 gli stock mondiali di mais e soia sono in contrazione, rispettivamente del 5,1% e del 12,8%, mentre i consumi salgono dell’1,5% per il mais e del 4,1% per la soia. Altro elemento da considerare – sottolinea Fieragricola di Verona – è rappresentato dalle imponenti importazioni cinesi. Nei primi due mesi del 2021, rileva Teseo by Clal, Pechino ha acquistato oltre 11 milioni di tonnellate di cereali (+270,25% rispetto allo stesso periodo del 2020). Tale trend, molto sostenuto, dovrebbe verosimilmente mantenere i listini di cereali e semi oleosi su valori elevati, con conseguenti costi alla stalla sensibilmente più alti rispetto allo scorso anno.

Le produzioni di latte. A livello mondiale le produzioni di latte dei principali paesi esportatori (Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Ucraina, Unione europea, Usa, Uruguay) sono cresciute dello 0,4% (fonte: Clal.it, dati gennaio 2021 e gennaio-febbraio 2021), con gli Stati Uniti primi in quantità (16.763.000 tonnellate prodotte, +0,5% rispetto a gennaio-febbraio 2020) davanti all’Ue (13.029.000 tonnellate). Dopo un aumento delle consegne di latte dell’1,6% nel 2020, l’Unione europea all’inizio di quest’anno ha rallentato, segnando un rallentamento dello -0,7% a gennaio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. In particolare, il calo produttivo dei principali Paesi comunitari contribuisce a evitare il tracollo dei prezzi. La Germania, primo paese produttore dell’Ue, ha tagliato le consegne dell’1,7%, la Francia del 3,4%, i Paesi Bassi del 3,3% fra gennaio e febbraio su base tendenziale. In controtendenza, fra i “big player”, la Polonia: +0,5% a gennaio 2021 su base tendenziale e +2,3% nel 2020 rispetto al 2019 e l’Italia.

Domanda mondiale in aumento. Nel 2020 la domanda mondiale di prodotti lattiero caseari è complessivamente cresciuta del 2%, nonostante le difficoltà legate al Covid (logistica, maggiori costi di trasporto, Horeca e Food service in molti paesi chiusi per lockdown). A spingere il trade mondiale è stata prevalentemente la risposta sostenuta dal Sud-Est Asiatico e dalla Cina, che ha guidato la locomotiva con un +23,4% delle importazioni fra dicembre 2020 e febbraio 2021 su base tendenziale). Il mercato cinese si è dimostrato interessante anche per l’Unione europea, che nel periodo gennaio-dicembre 2020 ha messo a segno complessivamente un aumento dell’export del 3,5% sul 2019, grazie in particolare alle vendite di formaggi freschi (+17,5 per cento). Anche l’Italia ha visto crescere le vendite all’estero di formaggi: +1,7%, dopo una cavalcata del 7,5% nel 2019. Mozzarella fresca, grana padano e parmigiano reggiano, formaggi freschi e formaggi grattugiati sono risultate essere, sulla base dei dati elaborati da Clal per Fieragricola, le principali categorie vendute in volume. Molto positivo, in particolare, l’export lo scorso dicembre di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (hanno un unico codice doganale) con un +12,7% su base tendenziale. Una domanda che appare in questa fase nuovamente dinamica dovrebbe sostenere il prezzo del latte o, in subordine, mantenerlo stabile evitando che il mercato collassi.

Ridurre le produzioni e privilegiare la specializzazione in Ue. I maggiori costi della razione alimentare con una conseguente minore marginalità economica, la progressiva chiusura di stalle, le difficoltà legate al ricambio generazionale e, non ultima, la “questione ambientale” sollevata dai cittadini stanno rallentando – almeno in questa fase – la spinta produttiva in Europa. Quale dovrebbe essere l’orientamento in Ue? Secondo il Team Clal, sarebbe consigliabile valutare sia sinergie con imprese di altri Paesi europei sia provvedimenti europei in difesa delle produzioni di latte, tesi cioè a mettere in equilibrio l’offerta con la domanda. Contemporaneamente, l’Unione europea dovrebbe privilegiare le produzioni di formaggi e prodotti ad alto valore aggiunto.

I numeri in Italia. L’Italia nel 2020 la produzione di latte ha superato i 12,65 milioni di tonnellate, con un’accelerazione del 4,4% sul 2019 e ritmi produttivi accelerati anche nel 2021: +3% a gennaio su base tendenziale.
A livello geografico, il blocco delle regioni del Nord produce l’84% del latte italiano e la Lombardia, da sola, rappresenta il 44% dei volumi nazionali. L’incremento delle produzioni ha portato l’autosufficienza al 90,9% e, secondo gli analisti di Clal, ai ritmi produttivi attuali l’Italia potrebbe raggiungere l’autosufficienza il prossimo anno. Con quali conseguenze? Presumibilmente, l’Italia ridurrebbe le importazioni di materia prima dall’estero. È possibile constatare, analizzando i dati di Clal, che negli ultimi dieci anni l’import di latte sfuso in cisterna (il cosiddetto “latte spot”) si è ridotto di un milione di tonnellate negli ultimi 10 anni. Solo nel 2020 la flessione è stata di 300.000 tonnellate e, se i prezzi del latte estero dovessero mantenersi su valori più elevati rispetto a quello italiano, sarebbe in effetti anti-economico acquistarlo.

Il Grana Padano. Osservatorio privilegiato dell’andamento dei mercati è il Consorzio di tutela del Grana Padano, primo formaggio Dop per quantità prodotta al mondo, regolata nelle proprie dinamiche a un piano produttivo specifico. «Grazie alla programmazione stabilita dai consorziati – spiega il direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni – l’incremento produttivo a livello italiano non influisce direttamente sull’attività consortile». Tuttavia, diventa fondamentale approcciarsi al sistema lattiero caseario italiano senza trascurare due elementi chiave, secondo Berni. «Prima di tutto bisogna individuare i motivi per i quali il latte alla stalla è storicamente pagato di più rispetto al latte prodotto in Olanda, Francia o Germania – afferma –. Sono essenzialmente due. Il primo è che l’Italia è un Paese deficitario nella produzione di latte rispetto al fabbisogno: i costi di trasporto legati all’import, individuabili in circa 4 centesimi al litro, fanno sì che la produzione estera sia meno competitiva. Secondo fattore da considerare è il fatto che buona parte del latte italiano è destinato a prodotti di pregio come i formaggi Dop o latte alta qualità». Essenziale, secondo Berni, non inficiare tale equilibrio. «Se trasformiamo troppo latte in prodotti Dop o, comunque, ad elevato valore aggiunto – prosegue il direttore del Consorzio di tutela del Grana Padano – si rischia di non assicurare più il vantaggio competitivo che ha il prezzo del latte destinato a Grana Padano, come dimostrano anche i dividendi delle cooperative del 2020, tutti al di sopra dei 43 centesimi per litro di latte conferito». L’allerta deriva anche dall’avvicinarsi all’autosufficienza nella produzione di latte italiano, uno degli elementi che ha permesso di remunerare di più il latte alla stalla Made in Italy. Come evitare che il settore italiano perda competitività? «Si potrebbe seguire l’esempio attuato in Francia dalla cooperativa Sodial – specifica – attuando una diversificazione della remunerazione del prezzo del latte, con una quota A per la materia prima trasformata a Grana Padano e una quota B per il latte conferito dall’allevatore, ma che non verrebbe immesso nel circuito della Dop, ma sarebbe impiegato per commodity lattiere. In questo modo non porremmo alcun vincolo alle stalle, ma faremmo in modo di salvaguardare le produzioni a più elevato valore aggiunto, così da tutelare l’intero sistema produttivo italiano».

Fonte Servizio stampa Verona Fiere

Domenica 25 aprile a Castelfranco Veneto (TV) gli “Oscar” al cioccolato italiano

Ferrowine

Le Tavolette d’Oro, gli “Oscar” al cioccolato italiano di qualità secondo le valutazioni di Compagnia del Cioccolato, arrivano alla cerimonia finale. Raggiunta la 19ma edizione del Premio, che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie – latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutte ricoperte, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali) -, per la premiazione 2021 e’ stato organizzato qualcosa di davvero speciale. L’evento infatti si svolgerà in presenza nello store Ferrowine a Castelfranco Veneto domenica 25 aprile 2021 alle ore 16.00. Sara’ resa inoltre disponibile la diretta sulla pagina Facebook di Compagnia del cioccolato al link https://www.facebook.com/compagniadelcioccolato.

Le Tavolette d’Oro rappresentano i più autorevoli premi al cioccolato di qualità in Italia ed i giudizi degustativi sono stati assegnati secondo le schede di valutazione ideate da Compagnia del Cioccolato, attiva da più di 25 anni e con più di 1000 associati tra amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, vuole con questi Premi fornire un’analisi completa dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline ecc). I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del cioccolato italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, si avvale della collaborazione di Spaghetti&Mandolino (https://www.spaghettiemandolino.it), l’e-commerce del migliore tipico d’Italia in cui si possono trovare le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’evento. Una Festa della Liberazione particolare, quella del 25 aprile 2021, in un momento che, si spera, possa essere il punto di svolta per tornare alla normalità che così tanto manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Fonte: servizio stampa Compagnia del Cioccolato

Patuanelli e Cingolani i neo ministri all’Agricoltura e alla Transizione ecologica del governo Draghi

Stefano Patuanelli, neo ministro all’Agricoltura

Alle 12 di ieri, sabato 13 febbraio 2021, hanno giurato i ministri del governo Draghi. All’Agricoltura è stato nominato Stefano Patuanelli, triestino, 46 anni e tre figli, laureato in Ingegneria edile, già ministro dello Sviluppo economico dello scorso governo. 

Roberto Cingolani, neo ministro alla Transizione ecologica

Al nuovo ministero per la Transizione ecologica, è stato nominato Roberto Cingolani, milanese di 59 anni, fisico e docente, è stato per circa un anno e mezzo responsabile dell’Innovazione tecnologica del gruppo Leonardo dopo aver ricoperto il ruolo per 14 anni di direttore scientifico all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, da lui stesso fondato nel 2005.

Campagna olearia 2020, bene al Centro Nord, forte contrazione al Sud, alta qualità in tutta la Penisola

Campagna olearia veneta in controtendenza. Secondo le stime di Aipo (Associazione interregionale dei produttori olivicoli) sul territorio regionale si produrranno 26mila tonnellate di olio d’oliva data la produzione di 200 mila quintali di olive. A livello nazionale Coldiretti parla di un crollo del 30% sulla base dell’aggiornamento previsionale elaborato dall’Ismea e Unaprol per la campagna 2020/21. Presupposti favorevoli rispetto all’annata precedente– commenta Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e titolare del frantoio Redoro di Grezzana nel veronese che precisa, inoltre, che sono 5mila gli ettari totali vocati ad ulivo e quasi un milione le piante.

A condizionare la raccolta quest’anno è soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli del 2019. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia. 

Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini nelle ultime settimane, con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.

L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. Una situazione produttiva preoccupante a fronte dell’aumento del 9,5% degli acquisti delle famiglie italiane che con l’emergenza Covid sono tornate a fare scorte in cucina con i prodotti base della dieta mediterranea, secondo i dati relativi al primo semestre dell’anno. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative.  L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

Provincia Superficie olivetata ha Numero piante d’olivo Produzione stimata di olive q.li
Verona 3.500,00 665.000,00 152.950,00
Padova 460,00 82.800,00 18.216,00
Vicenza 610,00 115.900,00 24.339,00
Treviso 430,00 77.400,00 17.802,00
  5.000,00 941.100,00 213.307,00
Elaborazione Aipo su dati Regione del Veneto

Fonte: Ufficio stampa Coldiretti Veneto