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Latte, nel 2018 in Veneto se ne produce di più ma hanno chiuso 130 allevamenti. Tra questi, soprattutto quelli piccoli, a danno del presidio del territorio.

La rivolta del latte in Sardegna riporta l’attenzione sul comparto anche in Veneto, che nell’ultimo decennio ha vissuto momenti di crisi molto pesanti. I dati del 2018 confermano il trend negativo dell’ultimo decennio, con la chiusura di oltre un centinaio di stalle in tutta la regione, e un’ennesima flessione del prezzo medio del latte crudo.

In un decennio, chiuse il 30 per cento delle stalle. Secondo l’elaborazione dati dell’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia, che ha preso in esame dati camerali e Agea sulle imprese che hanno indicato come attività prevalente l’allevamento di bovini da latte, l’anno scorso hanno chiuso 130 allevamenti, passando dai 3.636 del 2017 ai 3.506 del 2018. Un’emorragia continua, per il Veneto, perché le stalle sono diminuite in quasi un decennio da 4.938 del 2009 alle attuali 3.506, con una perdita di 1.432 strutture, pari a quasi il 30%. Anche il prezzo del latte è progressivamente calato, scendendo dal prezzo medio di 40,65 centesimi al litro del 2014 ai 36,78 dell’anno scorso, anche se il quadro negli ultimi anni è in miglioramento considerato che nel 2015 e 2016 (anni del passaggio dal regime delle quote latte al libero mercato) era sceso a 33,04, quando i costi di produzione superano i 42 centesimi.

In aumento invece la produzione di latte, che sale a quota 1.183.000 tonnellate contro le 1.179.000 tonnellate del 2017. A fare la parte del leone sono Vicenza, con 374.000 tonnellate prodotte e Verona con 304.000. Seguono Padova con 207.000, Treviso (164.000), Belluno (52.000), Venezia (48.000) e Rovigo (24.000).
“In questo momento il prezzo del latte non è malissimo, perché viene pagato 40 centesimi al litro – sottolinea Fabio Curto, presidente della sezione lattiero casearia di Confagricoltura Veneto -, ma il problema sono i contratti, che vengono stipulati sempre a breve termine, senza quindi dare stabilità e certezze ai produttori. Molti di questi contratti in primavera andranno ridiscussi e quindi non sappiamo se le industrie ci garantiranno ancora il prezzo attuale”.

Chiusura piccoli allevamenti incide sul presidio del territorio. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, osserva che “la produzione di latte in aumento sta ad indicare che, mentre stanno sparendo i piccoli allevamenti, quelli di dimensioni medio-grandi stanno cercando di strutturarsi ampliando le strutture e aumentando il numero di capi. Questo da un lato di traduce in una maggiore efficienza degli allevamenti, che cercano di tenere il passo con il mercato globale, ma dall’altro vuol dire perdere un po’ di presidio del territorio, che i piccoli allevamenti contribuiscono a garantire”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Produzione salumi in Veneto, “Bechèr” porta al successo il gruppo Bonazza di Venezia

Crescita a doppia cifra per Gruppo Bonazza Spa di Venezia, che chiude il 2018 con un fatturato record di 50 milioni di euro e una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di tutto rilievo la quota di Bechèr Spa, fiore all’occhiello della famiglia Bonazza, che registra un incremento del 3% e un ricavato pari a 34 milioni di euro.

Il gruppo. Dati che attestano l’efficacia delle strategie di business messe in atto negli ultimi anni dall’azienda e che pone l’accento sulla solidità di un gruppo imprenditoriale multibrand, che conta cinque stabilimenti dislocati tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno, affermandosi così leader nella produzione di salumi in Veneto. Oltre a Bechèr, specializzata nella lavorazione della carne suina per la produzione di coppe, pancette, cotti ed arrosti, e Bonazza, specializzata nella produzione di wurstel, si aggiunge l’azienda di Perarolo di Cadore (BL) Unterberger acquisita nel 2013 per la produzione dello speck, oltre a Salumificio Vicentino specialista nella soppressa vicentina Dop.

Investimenti. Ad ampliare la capacità produttiva con nuove celle di stagionatura, è l’intervento completato ad ottobre presso il laboratorio di Ponzano Veneto (TV), che ha permesso di raddoppiare la produzione del comparto stagionato raggiungendo 1500 quintali a settimana, creando nuovi posti di lavoro nel territorio. Tra i prossimi obiettivi del gruppo, il potenziamento dei mercati esteri, che dimostrano già ottimi risultati in Portogallo, Canada, Polonia ed in particolare Gran Bretagna e Slovenia.“In pochi anni il brand ha fatto della ricerca e sviluppo di referenze sempre nuove il suo vero punto di forza ed oggi può contare su un’ampia varietà di prodotti privi di Ogm, derivati del latte e polifosfatisostiene Simone Bonazza, ceo di Becher spa – abbiamo inoltre investito sui mercati esteri, promuovendo il made in Italy nelle fiere di settore”. Nel vasto ventaglio prodotti proposti da Becher, la percentuale di insediamento nei vari canali distributivi si attesta per il 27% (+3%) a discount, 35% (+5%) Gdo, al dettaglio e ingrosso al 20% (+2%) e industria al 8%. Il Gruppo Bonazza nel 2017ha inaugurato Becher House, un ristorante dal look “industrial-vintage”, enoteca, birreria e caffetteria e che offre in degustazione i prodotti e le ricette più significative della tradizione culinaria veneta, rivisitate in chiave moderna dalla creatività dello chef, oltre ad un punto vendita. Il gruppo, che nasce nel 1955 a Venezia, è oggi gestito dalla famiglia Bonazza, Simone, Silvia, Samuele e Sara.

Fonte: servizio stampa Gruppo Bonazza Spa

Rifiorisce il mandorlo sui colli Euganei, opportunità per le imprese agricole, se ne parla il 10 marzo ad Arquà Petrarca (PD) durante la Festa del Mandorlo

Mandorli in fioriuta sui colli Euganei, nel Padovano

La riscossa del mandorlo, coltura alternativa che rappresenta un’interessante opportunità di diversificazione per le aziende imprese agricole dei Colli Euganei e non solo. Gli esperti di Coldiretti Padova ne parleranno, insieme agli imprenditori interessati e a tutti i cittadini attenti alla sostenibilità e alle tematiche ambientali, domenica 10 marzo ad Arquà Petrarca in occasione della “Festa del Mandorlo” organizzata dalla “Confraternita dea britoea” nel borgo medievale.

Appuntamento formativo e informativo. Con l’occasione Coldiretti Padova propone un incontro, alle ore 11 in Foresteria Callegari, per affrontare i dettagli sulla coltivazione e la lavorazione del mandorlo. Si tratta di un appuntamento formativo e informativo, dedicato al recupero delle varietà locali di mandorlo e sull’utilizzo di questa specie nella preparazione dei prodotti locali. L’incontro, tenuto da tecnici, ricercatori e rappresentati del mondo produttivo, è rivolto a tutti gli operatori coinvolti nella filiera e sarà l’occasione per fare il punto sulle prospettive della coltivazione sul territorio dei Colli Euganei. Interviene il prof. Claudio Giulivo, già professore ordinario di Coltivazioni Arboree e di viticoltura all’Università di Padova, appassionato di mandorlicoltura e olivicoltura.

Recupero del mandorlo. Coldiretti Padova, nell’ambito dell’attività di formazione finanziata da Unione Europea e Regione, relativa alle colture alternative e con una forte carica innovativa per introdurre nuove filiere nella nostra provincia, sta lavorando anche al recupero del mandorlo, coltivazione storicamente presente sui colli Euganei, anche se negli ultimi decenni un po’ lasciata a se stessa. Le piante presenti, nell’ordine di qualche migliaio, sono sparse nell’area collinare e, in misura marginale, anche in pianura. “Sui Colli Euganei stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa che possa far rinascere la filiera del mandorlo, sia per il consumo fresco che trasformato, vista la presenza, a pochi chilometri di distanza, del “distretto del mandorlato” a Cologna Veneta (Vr). Alcuni rappresentanti delle aziende dolciarie saranno presenti anche all’incontro di domenica. Stiamo eseguendo, inoltre, dei test per diffondere la coltivazione anche in pianura”, afferma Paolo Minella, responsabile filiere innovative di Coldiretti Padova, che interverrà all’incontro di domenica.

Le statistiche nazionali parlano chiaro: i consumi di frutta in guscio sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, raggiungendo i tre chilogrammi all’anno a persona. Secondo Coldiretti, se oggi le mandorle sono entrate nel novero dei prodotti alimentari più richiesti lo si deve sia ai benefici che comporta alla salute, i nutrizionisti consigliano un consumo quotidiano di 5/6 mandorle, che alla scelta di molti giovani agricoltori under 40 di avviare in diverse zone d’Italia la produzione dei mandorleti ripristinando gli impianti dei nonni o dei genitori.

Alla Festa del Mandorlo di domenica sono in programma il mercatino con gustosi piatti a base di mandorle dai ristoratori e lungo le vie del borgo. Alle 14 la passeggiata guidata tra i mandorli con partenza dal sagrato della chiesa di Arquà.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Bando VeGAL per mezzo milione di Euro per le attività extra-agricole, oggi la presentazione

VeGAL organizza oggi, martedì 5 marzo alle ore 14:30, nella sua sede di Portogruaro in via Cimetta 1, l’incontro di presentazione di un nuovo bando PSL Leader 2014-2020 relativo al Progetto Chiave Itinerari, Intervento 6.4.2 “Creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali”.

Il bando mette a disposizione dei potenziali beneficiari (microimprese e piccole imprese, artigianali e turistiche, persone fisiche) una dotazione finanziaria di 552.840,83€. La spesa ammessa è compresa tra i 15mila e i 140mila euro. Gli investimenti ammissibili possono riguardare, a titolo esemplificativo, la ristrutturazione e l’ammodernamento di beni immobili, la sistemazione delle aree esterne, l’acquisto di macchinari, attrezzature, programmi informatici, brevetti, licenze e molto altro. Molte sono le iniziative imprenditoriali che potrebbero essere finanziate: B&B, locande di fiume, bacari fluviali, osterie, locali storici, alberghi diffusi, bike hotel, attività artigianali e della moda.

La pubblicazione dell’avviso del bando, sul BUR Veneto, è prevista per venerdì 8 marzo 2019.  Ai partecipanti alla presentazione verrà rilasciato l’attestato di partecipazione che consente di ottenere un punteggio previsto dal bando. Il testo integrale del bando è scaricabile on line dal sito internet di VeGAL (www.vegal.net).

Fonte: Servizio stampa VeGAL

Filiera dello zucchero italiano a rischio, ma al momento, salva la produzione in Veneto ed Emilia. Si mira però ad estendere la coltivazione della barbabietola, coltura che gode di incentivi, non è attaccata dalla cimice asiatica e resiste ai cambiamenti climatici

Un’inversione di tendenza che permetta di aumentare la coltivazione di barbabietola e valorizzare lo zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei due stabilimenti da cui esce l’autentico zucchero “made in Italy”. E’ il piano a cui stanno lavorando i produttori di Coldiretti Padova con l’obiettivo di invertire la serie negativa che negli ultimi anni ha portato ad una sensibile riduzione della superficie coltivata a barbabietole, a causa della politica europea dei prezzi e alle manovre dei grandi gruppi esteri a danno del mercato italiano.

Obiettivo, una crescita di produzione del 30/40 per cento. Ora ci sono tutte le condizioni per dare una svolta al settore dello zucchero made in Italy, grazie ad una filiera certificata, e garantire un futuro allo stabilimento padovano di Pontelongo, con Minerbio, in Emilia-Romagna, uno dei due zuccherifici gestiti dalla cooperativa Coprob. “Partiamo dalla buona notizia dell’avvio della campagna bieticola 2019 per entrambi gli stabilimenti – spiega Ettore Menozzi Piacentini, consigliere di Coldiretti Padova e di Coprob – per lavorare ad un sensibile incremento della superficie coltivata a barbabietole nella nostra provincia. L’obiettivo è quello di favorire una crescita di circa il 30-40% , portando nella nostra provincia la superficie coltivata nel 2020 a2 circa 13 mila ettari”.

Impegno per migliorare la sostenibilità della produzione. Continua Piacentini: “Le condizioni ci sono tutte e i nostri imprenditori hanno la possibilità di fare la propria parte per consolidare una filiera di qualità come quella dello zucchero, a cui teniamo molto. Non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi di questi anni in difesa del vero zucchero made in Italy, sostenuto anche da una forte mobilitazione popolare. Con Coprob abbiamo messo a punto una efficace strategia per dare maggiore competitività alla nostra filiera certificata bieticolo saccarifera. Grazie all’apporto della nuova genetica e di tecnologie innovative la coltivazione della bietola è preziosa per il nostro territorio, anche per consentire ai nostri terreni una maggiore efficienza e sostenibilità nella coltivazione di cereali”.

Contributi. Da sottolineare poi l’interessante opportunità di integrazione del reddito con gli incentivi del contributo di base e del contributo accoppiato che consentono di superare i 700 euro ad ettaro per chi sceglie di coltivare barbabietola. E’ una coltivazione che ha tutte le caratteristiche agronomiche ideali per tornare in auge nella nostra campagna e arricchire i nostri terreni. Non va sottovalutata poi la resistenza ai cambiamenti climatici e anche agli attacchi di insetti alieni come la cimice asiatica che sta minacciando numerose coltivazioni. Piantare barbabietola aiuta pertanto a limitare la diffusione di questo parassita che sta creando fin troppi danni alla nostra agricoltura.

Veneto in controtendenza. E’ di questi giorni la notizia che Sadam del Gruppo Maccaferri ha sospeso la campagna bieticola  nello stabilimento di San Quirico (Parma), che coinvolge Lombardia ed Emilia, per la scarsità di semine. Inoltre a livello europeo continua la “guerra” dei prezzi che ha contraccolpi sulle quotazioni. In Veneto invece l’intenzione è quella di andare nella direzione opposta, restituendo valore e reddito alla filiera. “In queste settimane – conclude Piacentini – stiamo incontrando gli imprenditori agricoli proprio per invitarli a cogliere questa opportunità di arricchire la varietà colturale della nostra campagna e di contribuire concretamente a salvare lo zucchero al cento per cento italiano e di qualità, investendo anche sul biologico”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Agromafie, presentata a Padova la strategia per tutelare il Made in Veneto

L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia il Veneto. L’elenco del cibo fake non è di poco conto: tra il falso Prosecco, il finto Asiago, persino la “povera” polenta che viene venduta nei supermercati stranieri confezionata con svariati nomi, per non dimenticarci dell’Amarone che addirittura in Canada viene distribuito con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino, ma piuttosto una miscela di fantasia “insaporita” con i trucioli per dare quel che di barricato: insomma tutto nel mondo, in qualsiasi modo, è “BelPaese”.

Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega Daniele Salvagno, presidente regionale di Coldiretti – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori”. Dal terreno alla commercializzazione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi, il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficacia dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate.

In Italia si calcolano 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, 60 miliardi sono il costo della corruzione, il volume d’affari dell’economia mafiosa è stimato, per difetto, in 150 miliardi, facendo la somma quante cose si potrebbero fare con 330 miliardi di euro all’anno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la correttezza di un mercato che premi la serietà delle aziende oneste”. “Le eccellenze venete – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – debbono misurarsi con la concorrenza sleale di imitatori stranieri che si affacciano al di qua o al di là del confine orientale, occhieggiando da Austria, Slovenia e Croazia per intercettare ignari consumatori, ma anche più strutturati ristoratori con una bottiglia di “Secco” dalla forma panciuta, una vassoio di “Radizzo” celofanato in viola, un prosciutto “Dulze”, con l’immagine di una città murata che nell’etichetta fa da sfondo al nome: certo, l’Austria abbonda di castelli, ma le robuste mura rosse di mattoni sono un’altra cosa, estranea alla cultura della Carinzia”. La Regione non sta a guardare, continua Pan, e ha commissionato all’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare la predisposizione di uno strumento giuridico agile e di pronto intervento per ottenere la rimozione dagli scaffali d’oltre confine di quei prodotti contraffatti, d’imitazione servile, che danneggiano il comparto regionale. Una cosa non facile, che deve muoversi fra la libertà di concorrenza predicata dall’Unione europea, la sovranità degli Stati esteri ed un certo protezionismo di cui godono i produttori esteri. Non di meno, la via è stata trovata, le collaborazioni estere ottenute, le disponibilità comunitarie raccolte.

Come, quando e cosa fare è stato illustrato agli operatori del settore da chi sta già lavorando in stretto legame con le Autorità estere, nel convegno organizzato da Coldiretti Veneto lo scorso 4 febbraio alla CCIAA di Padova. Lo studio operativo è stato presentato da Andrea Baldanza della Corte dei Conti e vice presidente vicario del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie” e da Marcello Maria Fracanzani della Corte Suprema di Cassazione e anche componente dello stesso Comitato Scientifico, moderati dal professore Francesco Saverio Marini dell’Università di “Tor Vergata”.

Il primo passo è individuare il soggetto, totalmente pubblico, che possa accreditarsi presso il sistema giudiziario di Austria, Slovenia e Croazia e agire per conto dei produttori locali, compresi quelli piccoli che non hanno la forza di affrontare complicate cause internazionali. “Qui entra in gioco la Regione – spiega Fracanzani- che diventa braccio operativo per la difesa dei prodotti, in grado di togliere materialmente dagli scaffali dei supermercati esteri i prodotti similari che richiamano le nostre tipicità. In sostanza, bisogna individuare una società totalmente pubblica che ha come scopo istituzionale tutelare i prodotti made in delle aziende venete. È una “portaerei” che agisce per conto dei produttori con i tempi rapidi del commercio rivolgendosi direttamente ai tribunali amministrativi per rivalersi nei confronti di chi mette in vendita prodotti che richiamano i nostri originali. È dunque un soggetto pubblico a tutela di un interesse pubblico superiore, in grado di agire con rapidità perché già accreditato in quei Paesi come sostituto processuale.

Il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza. “Questa soluzione – conclude Fracanzani – messa in atto con l’apporto di Coldiretti in stretto contatto con la Regione, permetterà di avere l’assist dall’autorità amministrativa per togliere dal mercato i prodotti mimetici che danneggiano i nostri originali. La vera concorrenza infatti funziona sulla comparazione e sull’informazione, ma con una precisa distinzione, tenendo presente che la qualità si paga. In tutto questo il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza e sapere che il radicchio che sta comprando non è radicchio. In questo modo abbiamo tutta l’accelerazione di una causa che dall’ambito privatistico investe quello pubblico, senza dimenticare la tutela della salute“.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Export prodotti alimentari e bevande veneti ai massimi storici. Preoccupa però Brexit.

Nel corso del 2018 l’export made in Veneto di prodotti alimentari e bevande conferma il trend di crescita degli ultimi dieci anni collocandosi al massimo storico, con un valore di 2,7 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi (da novembre 2017 a ottobre 2018) e con una incidenza del 1,85% del PIL regionale, anch’essa ai massimi. L’export di alimentare e bevande è sostenuto dalla qualità dell’offerta delle piccole imprese e in particolare dell’artigianato che conta il 28,6% degli addetti del comparto.

Secondi solo a Piemonte. “La propensione all’export della nostra regione è straordinaria –spiega Christian Malinverni, presidente della Federazione Alimentazione di Confartigianato Imprese Veneto- e ci vede secondi solo al Piemonte (4,54%) con un indice pari a 4,19% del valore aggiunto. Dato quasi doppio rispetto alla media nazionale 2,28% (propensione calcolata rapportando il valore dell’export con il valore aggiunto territoriale). Seguono Trentino-Alto Adige con il 4,18% ed Emilia-Romagna con il 4,01%. Con oltre 2,7 miliardi di export, in valori assoluti il Veneto è dietro, per una incollatura, alla sola Lombardia (2,9 miliardi), il tutto raggiunto con un numero di imprese e di addetti inferiore ai nostri competitor come Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Toscana”.

Effetto Brexit. Nei primi dieci mesi del 2018 l’export di prodotti alimentari e bevande – che rappresenta il 6,7% delle esportazioni regionali – è cresciuto dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2017. “Un quadro roseo -conclude Malinverni- che rischia però di essere rovinato dal mancato accordo sulla Brexit che mette a rischio oltre 300 milioni di export agroalimentare verso la Gran Bretagna (il 10% del totale) per effetto dei dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Sarebbe un danno grave in particolare per coloro che producono i 39 prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica ed i 376 prodotti agroalimentari tradizionali che caratterizzano la nostra Regione”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Chioggia Ortomercato mantiene sino al 2021 la partecipazione pubblica. Nell’incontro con Vallardi (Commissione Agricoltura Senato) chiesto il catasto ortofrutticolo, terzietà nella definizione dei costi di produzione del radicchio e maggiore attenzione alla tematica “biodiversità”.

da sx Giuseppe Boscolo Palo, Daniele Stecco, Ketty Fogliani, Giampaolo Vallardi

Venerdì 25 gennaio scorso si è tenuto al mercato ortofrutticolo di Brondolo (Chioggia-Venezia) un incontro tra i soci (Opoveneto, Capo, Sico e SST) della società Chioggia Ortomercato che gestisce il mercato, le altre società che operano nella struttura, l’amministrazione comunale rappresentata dall’assessore all’agricoltura e mercati Daniele Stecco con il presidente della Commissione Agricoltura del Senato sen. Giampaolo Vallardi e l’on. Ketty Fogliani.

Sono stati affrontati vari temi. Innanzitutto le modifiche apportate con il punto 723 della Legge di Bilancio del 30/12/2018 n. 145 all’art. 24 del D.L. del 19/8/2016 n. 175 che permettono il mantenimento della partecipazione pubblica (SST) in Chioggia Ortomercato fino al 31/12/2021 in virtù dei bilanci in attivo della società stessa nel triennio precedente (2014-15-16) alla ricognizione del 2017, bilanci che per inciso continuano ad esprimere un segno positivo anche nel 2017 e 2018. Giuseppe Boscolo Palo, Amministratore Unico di Chioggia Ortomercato, nell’affermare che un primo risultato è stato ottenuto perché questo permetterà di uscire dallo status di proroga gestionale attraverso una delibera del consiglio comunale di affidamento del servizio di gestione a SST (società pubblica interamente controllata dal comune e proprietaria del compendio immobiliare del mercato di Brondolo) a cui deve seguire una nuova convenzione tra SST e Chioggia Ortomercato (i cui soci privati erano già stati individuati attraverso gara ad evidenza pubblica) per permettere a quest’ultima di stipulare nuovi contratti con gli operatori garantendo tempistiche utili per l’ammortamento degli investimenti strutturali che questi si apprestano a sostenere.

Ricerca nuove sinergie. L’assessore Daniele Stecco ho evidenziato delle criticità derivanti dal limite di tre anni inserito nella modifica e quindi della necessità di lavorare coesi per superare questa scadenza nel chiedere una deroga particolare al governo. Ha, inoltre, sottolineato l’importanza strategica che riveste il mercato di Brondolo nel quadro generale dei mercati veneti, ancor più oggi per il fatto che la Camera di Commercio Delta Lagunare di Venezia e Rovigo ha deciso di alienare il vicino mercato ortofrutticolo di Rosolina. Il rilancio del ruolo del mercato ortofrutticolo di Brondolo non può prescindere da una razionalizzazione e riorganizzazione dei mercati ricercando sinergie operative innanzitutto con i mercati di Padova (MAAP) e di Lusia per poter puntare a fornire servizi innovativi a 360 gradi.

Necessità di un catasto orticolo. Infine è stato richiesto, da Giuseppe Boscolo Palo e da Cesare Bellò, coordinatore del comitato radicchio dell’Organismo Interprofessionale, al senatore Vallardi un impegno della sua commissione sulla costituzione, oltre a quello frutticolo, del Catasto orticolo dato che questo settore esprime i 2/3 della PLV nazionale complessiva; di adoperarsi nell’individuare un processo per addivenire alla
certificazione dei costi di produzione del radicchio da parte di un organismo terzo perché ad oggi assistiamo a proposte contrattuali che stanno uccidendo le aziende agricole, come evidenziato da uno
studio del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP e da Chioggia Ortomercato; di approfondire, anche attraverso un’audizione, la tematica “buone pratiche agricole-buone pratiche ambientali” in riferimento alla conservazione/sviluppo della biodiversità negli agrosistemi locali ed in
risposta ai desiderata del consumatore europeo.

Fonte: Servizio stampa Chioggia Ortomercato del Veneto

Il primario veneto cresce, sfiorati nel 2018 i 6,5 mld/euro

“L’agricoltura sottostà all’andamento meteo delle stagioni, che non sempre è favorevole, ma negli ultimi anni si ritrova a fare i conti anche con i cambiamenti climatici. Ciononostante, il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2018 sfiora i 6,4 miliardi di euro (6,393), in deciso aumento rispetto all’anno precedente (+8%)”.

Dichiarazioni istituzionali. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, intervenuto ieri alla conferenza stampa di presentazione delle prime stime elaborate da Veneto Agricoltura sull’andamento del settore agroalimentare regionale nel 2018, rimarca questo importante traguardo, sottolineando che la Regione si pone costantemente al fianco degli agricoltori, cercando le soluzioni più adeguate alla crescite delle loro aziende, anche attraverso le misure del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, per il quale il Veneto risulta essere la prima Regione in Italia per pagamenti effettuati. Da parte sua, il direttore dell’Agenzia regionale, Alberto Negro, nel ricordare l’importanza dei Report agroalimentari elaborati ogni anno da Veneto Agricoltura, strumenti essenziali per la programmazione dell’attività degli imprenditori agricoli, ha evidenziato che la buona performance raggiunta nel 2018 dall’agroalimentare veneto è legata ad una serie di fattori quali, innanzitutto, l’aumento delle quantità prodotte di numerose colture (uva su tutte), mentre l’andamento dei prezzi di mercato ha inciso in maniera positiva sul valore delle colture erbacee e ha influito negativamente sulle coltivazioni legnose e sugli allevamenti.

Il Report 2018, illustrato da Alessandra Liviero del Settore Economia e Mercati di Veneto Agricoltura, fornisce come ogni anno a gennaio le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nell’anno che si è appena concluso, in attesa del Report definitivo che come sempre viene presentato alla vigilia dell’estate. Imprese. Al terzo trimestre 2018, le imprese venete attive si attestano a 63.422 unità (-0,7%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale, che registra anch’esso una lieve diminuzione (-0,4%). La flessione ha riguardato esclusivamente le ditte individuali (51.834 unità), in calo dell’1,6%, ma che costituiscono ancora l’81,7% del totale delle imprese agricole venete. In aumento invece tutte le forme societarie. In calo dello 0,2% anche il numero di imprese del comparto alimentare veneto, mentre a livello nazionale si registra una sostanziale stabilità.

Occupati. Nello stesso periodo del 2018 preso in considerazione, si evidenzia un deciso decremento degli occupati agricoli a livello regionale, scesi del -9,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta di una perdita degli addetti in controtendenza rispetto alla media italiana (+1,1%). In diminuzione sia gli occupati indipendenti (-12,5%) che dipendenti (-3,3%). Import/Export. Per quanto riguarda il commercio con l’estero, il deficit della bilancia commerciale veneta è rimasto sostanzialmente sugli stessi livelli del 2017, con un saldo negativo attestatosi a circa 318 milioni di euro, in leggera flessione (-1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di fatto, risultano praticamente invariate anche le importazioni e le esportazioni: le prime si mantengono a circa 5,3 miliardi di euro (+0,2%), mentre l’export si conferma di poco inferiore ai 5 miliardi di euro (+0,3%).

Cereali. Andamento climatico sfavorevole per i cereali autunno-vernini per l’elevata piovosità nei mesi di marzo e maggio e scarsità di acqua e temperature elevate ad aprile con conseguente diminuzione delle rese ad ettaro (-12% per il grano tenero, -10% per il grano duro). È andata meglio per il mais che ha visto un aumento delle rese del 11%, ma il calo degli investimenti del 15% ha comunque comportato una perdita di produzione del 6%. Colture industriali. Relativamente alle colture industriali, la soia segna una resa in aumento del +20% rispetto al 2017, anno particolarmente negativo in termini produttivi, nonostante la cimice asiatica e alcune anomalie dovute al caldo notturno nel mese di agosto. In aumento gli investimenti (+7%) e la produzione (+28%) a scapito del prezzo in flessione del 9%. Tutti segni negativi a due cifre per la barbabietola da zucchero (superficie -10%, resa -13%, produzione -21% e prezzo -14%), per la quale si intravede un recupero nel 2019 considerato l’aumento del prezzo internazionale dello zucchero e del sostegno comunitario accoppiato. Male anche il tabacco (-10% produzione, -5,6% rese), bene le colture energetiche, con il girasole che aumenta rese (+5%) e produzione (+28%) e la colza che si mantiene stabile nonostante rese in contrazione (-9%).

Orticole. L’andamento climatico ha favorito problemi fitosanitari anche per le principali colture orticole che hanno segnato rese negative con diminuzione della produzione per patata (127.400 t, -2%) e lattuga (-8%); in aumento la produzione di radicchio (134.400 t, +8%) in virtù di un incremento della superficie (+4,7%) e delle rese (+3%). Annata negativa per le fragole, con riduzione degli investimenti e della produzione di oltre il 20%, nonostante rese e prezzi in aumento. Nel 2018 le superfici investite a orticole sono scese a circa 26.700 ettari, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. Si stima che le orticole in piena aria, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, possano attestarsi su circa 23.500 ettari (-4%), mentre le orticole in serra, stimate in circa 3.850 ettari, si riducono del -2,8%; in aumento le piante da tubero (3.270 ha, +5%).

Frutticole. Annata climatica tutto sommato favorevole per le frutticole, che ha permesso un incremento delle rese e della produzione di mele (291.000 t, +24%) e di kiwi (57.400 t, +46%) anche se al di sotto dei livelli standard considerati normali per le colture. Le condizioni meteo hanno, invece, creato problemi fitosanitari per ciliegio, pesco-nettarine e pere (queste ultime particolarmente colpite dalla Cimice asiatica), portando a cali consistenti di rese e produzione. A parità di superficie, la resa del pero è scesa del -5% e la produzione del -6%, mentre le pesche-nettarine hanno visto ulteriormente ridursi la superficie dedicata (-16%), con conseguente flessione della produzione (-18%).

Vitivinicoltura. Annata eccezionale per la vitivinicoltura, agevolata da un andamento climatico altalenante, ma tutto sommato favorevole, che ha portato la produzione di uva a 16,4 milioni di quintali raccolti (+48,9% rispetto alla scarsa vendemmia del 2017). Il vino prodotto si stima essere pari a quasi 13,4 milioni di hl (+40,1% rispetto al 2017). La superficie vitata regionale è aumentata nel corso del 2018 fino a 94.414 ettari (+3,4%). Il prezzo delle uve registrato nel 2018 risulta essere pari a 0,63 €/kg. Continua ad andare a gonfie vele l’export di vino veneto con un valore di esportato, nel periodo gennaio-settembre 2018, di circa 1,58 miliardi di euro, in rialzo del +3,4%.

Zootecnia. Per quanto riguarda il settore zootecnico, la quantità di latte prodotta dovrebbe attestarsi a 1,18 milioni di tonnellate su base annua, in linea con la produzione 2017 (+0,6%). Il prezzo del latte crudo alla stalla ha tenuto in Veneto, con una media annua pari a 36,05 euro/100 l. In aumento le produzioni dei principali formaggi. All’aumento delle macellazioni di capi di allevamenti veneti del +2,7% è corrisposto un andamento leggermente sfavorevole del mercato (-1,5%). La disponibilità interna e il modestissimo incremento dei consumi non hanno favorito nemmeno le importazioni di carne fresca bovina, diminuita in quantità del -2,3% nei primi 9 mesi del 2018. Stabile la produzione di suini (+1,5%), ma con fatturato e prezzi in calo del 10%. Stagnante il consumo domestico di carne avicola che ha indotto ad una contrazione della produzione (-4%), ma prezzi in aumento del 2,7%. Crolla la produzione di conigli (-22%) e il fatturato del settore, di cui il Veneto è leader a livello nazionale. Annata sfavorevole per le uova il cui mercato segna una contrazione dei prezzi del 4,5%.

Pesca. Continua ancora la fase di calo della produzione della pesca marittima sbarcata nei mercati ittici regionali che segna un ulteriore -12% rispetto all’anno precedente. Nel 2018 il settore dei molluschi bivalvi di mare continua invece la risalita dei volumi pescati segnando un +64,3% sul 2017. Sostanzialmente stabili flotta e imprese.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

25 gennaio 2019, conviviale Argav al Wigwam ad Arzerello, stasera si parlerà di “esperienze artigiane” da regalare e regalarsi, di ambiente e dei prodotti De.Co Val Posina

Questa sera, venerdì 25 gennaio, a partire dalle ore 19 i soci Argav si ritroveranno al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per la conviviale mensile, che avrà ospiti: Cecile Rousset, consulente turismo Confartigianato Veneto e titolare agenzia VivoVenetia per presentare i cofanetti delle “esperienze artigiane”, Paolo Politeo, co-fondatore Kyoto Club per anticipare i temi del ventennale dell’associazione, che opera per la sensibilizzazione e l’informazione sui temi dell’efficienza energetica, rinnovabili, mobilità sostenibile, Alessandro Manzardo, eng. PhD. Università Padova per illustrare il progetto “Passaporto ambientale”.

Produzioni sostenibili nell’Alto Vicentino. A curare l’aspetto gastronomico saranno le eccellenze del comune di Posina (Vicenza), presente con Andrea Cecchellero, sindaco, che presenterà il progetto di qualificazione e valorizzazione delle De.co. della Val Posina, con Andrea Dal Maso, allevatore di trote, Roberto Comparin, produttore di salumi tipici, tra cui la rinomata sopressa delle Valli del Pasubio e Luca Lorenzato, artigiano birraio.