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Il Morlacco della Malga coi Veci di Borso del Grappa (TV), formaggio veneto dell’anno a Caseus Veneti 2013

imageAlla fine Girolamo Savio ha faticato a tenere in mano i tanti premi ricevuti in Villa Emo (TV). Malgaro di poche parole, ha però contagiato tutti col suo sorriso: la soddisfazione di una vita – trent’anni passati tra le malghe del Monte Grappa – è giunta tutta in un colpo ieri alla conclusione della nona edizione di Caseus Veneti 2013, concorso regionale dedicato ai formaggi del Veneto.

La dura vita del malgaro, allietato quest’anno dalla corrente elettrica. Erano 345 in concorso, 39 le medaglie d’oro assegnate nelle 37 categorie (due gli ex equo), tra queste la Malga coi Veci, abbarbicata a 1.325 metri a Borso del Grappa (TV), ne ha portate a casa ben due. Ysabel Bordignon, titolare dell’azienda agricola e il marito Girolamo Savio, casaro, hanno vinto il primo premio per il Malga Fresco che per il Morlacco di Malga. Un Morlacco davvero eccezionale che ieri sera, alla chiusura della due giorni di Caseus Veneti 2013 è stato incoronato come “formaggio veneto dell’anno”, vincitore assoluto della manifestazione, così ha decretato la Giuria Critica, ma anche Premio Onaf 2013 (assegnato dall’Organizzazione Assaggiatori). “Una soddisfazione che ripaga di tanti sacrifici, miei e della mia famiglia”, ha detto Savio che d’inverno vive a Crespano e da primavera ad inizio autunno porta le sue 50 vacche sugli alti pascoli del Monte Grappa (5-6 forme a settimana vendute solo ai turisti). La stessa vita da trent’anni, con una novità: quest’anno finalmente nella sua malga è arrivata la corrente elettrica, che ha migliorato decisamente la vita. Un premio davvero ricco di significati quello giunto al termine della due giorni di Caseus Veneti presa d’assalto da migliaia di visitatori, poiché paradigmatico della tutela della biodiversità della filiera del latte veneto. Una filiera che vede assorbito il 70% del latte prodotto da grandi formaggi a marchio DOP, ma che contempla anche un giacimento ricchissimo di piccole produzioni locali di ottima qualità.

Morlacco, formaggio antico. Come il Morlacco del Grappa di Malga, un presidio Slow Food portato avanti da 18 malgari: una “eroica resistenza” che produce solo stagionalmente, tra i 1.200 e i 1.500 metri. Un formaggio antico, le cui origini affondano nei secoli quando – intorno al Seicento- un gruppo di pastori balcanici si spostò dalla Morlacchia, dominio della Repubblica Serenissima, per stabilirsi sui pascoli del Grappa. Un produzione strettamente legata ad una razza, la vacca burlina, al centro di un progetto di recupero. “Dietro alla riconosciuta qualità del Morlacco del Grappa, c’è un lavoro decennale di recupero della vacca burlina, unica razza autoctona del Veneto portato avanti – spiega Bruno Bernardi, direttore di A.Pro.Lav – dall’associazione dei produttori di latte di Treviso e del Veneto in sinergia con Veneto Agricoltura. Salvare la Burlina dall’estinzione significa preservare la biodiversità nei nostri allevamenti ma anche nelle produzioni casearie”. Anche nella mandria di Malga Coi Veci ci sono diverse burline, così come tra gli altri 17 malgari coinvolti nel progetto: perché la qualità del Morlacco è legata proprio alla salvezza della Burlina. Fino al 1930 se ne contavano 15mila capi in regione, poi in epoca fascista si decise di privilegiare altre razze che producevano più latte. Oggi di vacche burline se ne contano poche centinaia: piccole e particolarmente adatte ai pascoli montani, danno poco latte ma dalle caratteristiche uniche (per grassi e proteine).

Il medagliere. Caseus Veneti 2013 ha assegnato ben 18 medaglie d’oro ai caseifici della provincia di Treviso, 10 a Vicenza, 6 a Verona, 4 a Belluno, 1 a Venezia (in allegato i vincitori). Migliaia di persone hanno visitato Villa Emo nel weekend: in quasi 300 hanno affollato le 6 degustazioni guidate formaggi/vini e centinaia di bambini hanno partecipato ai laboratori.

(Fonte: Caseus Veneti)

Confagricoltura e Cia del Veneto: ARAV sia indipendente da qualunque sindacato agricolo

“L’autonomia di slogo_arav_2010trutture che dovrebbero essere al servizio di tutti i produttori senza distinzioni di appartenenza è un risultato ancora ben lontano dall’essere raggiunto”. E’ quanto affermano in una nota stampa congiunta Confagricoltura e Cia Veneto in riferimento alla recente nomina del direttore dell’ARAV (Associazione Regionale Allevatori Veneto)

Nuove nomine. “Le polemiche che hanno accompagnato la riforma dell’ARAV  con la regionalizzazione delle competenze esercitate dalle sedi provinciali – continua la nota – avevano almeno portato ad una conclusione unanimemente condivisa: e cioè che l’ARAV dovesse essere, ad ogni livello territoriale, indipendente da qualunque sindacato agricolo, per poter svolgere al meglio la propria funzione di servizio e sostegno tecnico a favore di ogni imprenditore. Un risultato, questo, che ritenevamo ancora ben lontano dall’essere raggiunto, nonostante una parte del mondo agricolo si sforzasse di rassicurare che si trattava di una realtà già acquisita. E i fatti, come spesso accade, hanno confermato in maniera inoppugnabile le ragioni e i torti, con la nomina del direttore di Coldiretti Rovigo a direttore dell’ARAV”.

Possibile l’unione del mondo agricolo? “Qui, ovviamente, non sono in discussione le qualità della persona, che potrebbero essere le migliori – continua sempre la nota -, ma un metodo che procede nella lottizzazione delle strutture pubbliche nonostante le smentite di principio e ignora la necessità, particolarmente urgente in questa fase critica sotto il profilo politico ed economico, di unire tutto il mondo agricolo in una logica di condivisione delle responsabilità. Ci chiediamo anche se le risorse pubbliche non possano avere migliore destinazione del sostegno i processi di riorganizzazione e ristrutturazione interna di un’associazione di categoria”.

(Fonte: comunicato congiunto Confagricoltura Veneto e Cia Veneto)

24 settembre 2013, a Padova si firma l’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e l’organizzazione di un progetto di filiera italiana

mucche in stallaQuesta mattina, alle 10.30, presso la sala convegni dell’Hotel Crowne Plaza di Padova, si terrà la presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.

Programma. Ore 10.00 Registrazione partecipanti. ore10.30 firma Accordo Quadro da parte dei Legali Rappresentanti di Associazione Produttori Unicarve, Cooperativa Produttori Unicarve, Gruppo Colomberotto S.p.A., Consorzio L’Italia Zootecnica, Consorzio Agrario Lombardo Veneto, Intermizoo S.p.A., APROLAV – Associazione Produttori Latte del Veneto, Borsa Merci Telematica Italiana, Agriventure S.P.A. – Gruppo Intesa Sanpaolo, Cassa di Risparmio del Veneto – Gruppo Intesa Sanpaolo. Ore 10.45 presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.  Ore 11.30 Intervento dei partecipanti all’Accordo Quadro. Ore 12.15 chiusura dei lavori.

L’Accordo Quadro ha due scopi: il primo è finalizzato a regolare il mercato dei bovini da carne, programmando l’acquisto dei ristalli, l’ingrasso, la macellazione, la commercializzazione della carne; il secondo è finalizzato alla produzione di ristalli italiani con l’utilizzo del seme sessato per garantire e migliorare la rimonta nelle aziende di vacche da latte e l’utilizzo del seme di tori da carne, per la produzione di vitelli italiani da svezzare e poi destinare all’ingrasso, per una filiera tutta italiana.

(Fonte: Unicarve)

Silvio Parizzi, classe 1969, di Reggio Emilia, è il nuovo direttore di Coldiretti Rovigo

gruppo2Lo scorso 16 settembre il consiglio provinciale di Coldiretti Rovigo ha nominato il nuovo direttore dell’Associazione polesana. E’ Silvio Parizzi, che prenderà servizio dal primo ottobre prossimo, dopo un periodo di affiancamento col predecessore Adriano Toffoli, da sei anni alla direzione di Rovigo e che resterà ancora fino alla fine del mese, prima di trasferirsi all’Arav (Associazione regionale allevatori del Veneto).

Le parole d’esordio di Silvio Parizzi. Al suo primo incarico di vertice di una Coldiretti provinciale, Panizzi ha affermato: “Forte del progetto ‘Per una filiera tutta agricola e italiana’ che sta raggiungendo importanti traguardi ho l’obiettivo ed il desiderio di conoscere a fondo questa provincia e di impegnarmi affinché il lavoro dei nostri agricoltori sia sempre più valorizzato. Sarò propositivo e costruttivo nell’aiutare il comparto ad essere sempre più dinamico e protagonista. Sicuramente dobbiamo puntare sul dialogo col consumatore, in modo che sappia scegliere e apprezzare il prodotto locale. Credo nel lavoro di squadra. – ha concluso il neo direttore – Lavoro trasparente, con tanta passione e nel rispetto dei ruoli. Ritengo determinante la collaborazione col consiglio provinciale che può farmi apprezzare le opportunità del territorio. Cercherò il dialogo con le istituzioni per il raggiungimento di obiettivi condivisi per il bene del territorio”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Annus horribilis del kiwi, incontro al vertice nel Veronese

kiwi11Incontro al vertice nei giorni scorsi a Valeggio sul Mincio, presso l’azienda agricola Dino Corradini, tra i vertici di Coldiretti Verona, 15 tra i maggiori imprenditori agricoli che coltivano actinidia, l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato, Tiziano Visigalli del Servizio Fitosanitario Regionale, Angelo Tosoni Sindaco di Valeggio sul Mincio, Luigi Frigotto, Assessore alle politiche agricole della Provincia di Verona.

Grave situazione in corso per il comparto del kiwi sul territorio veronese. Oltre ai gravi danni subiti per la batteriosi (Psa), ora alcune zone del veronese, specie nell’area occidentale, sono attaccate da un nuovo importante fenomeno, la cosiddetta morìa, per cui sembra che la pianta vada sotto stress idrico ma in realtà si secca anche se irrigata. “Gli imprenditori agricoli sono fortemente preoccupati – ha detto Claudio Valente, presidente di Coldiretti Verona – Come Coldiretti ci siamo attivati già da tempo cercando soluzioni per la Psa del kiwi attraverso la ricerca insieme al Consorzio di Tutela del kiwi con la collaborazione della Camera di Commercio, Provincia di Verona e comuni del territorio. Grazie a questa ricerca effettuata in campi sperimentali si è potuto in tempi ragionevoli individuare alcuni trattamenti preventivi efficaci per limitare la diffusione della malattia. Anche per il nuovo fenomeno che sta colpendo l’actinidia siamo coinvolti nel progetto di ricerca ma occorre trovare risposte urgenti anche se il tempo corre a nostro sfavore. E’, quindi, fondamentale la collaborazione di tutte le parti coinvolte, tra pubblico e privato, per sostenere un comparto importante per l’economia del territorio che sta vivendo un momento difficile che potrebbe aggravarsi”.

A rischio ci sono 2500 ettari coltivati a kiwi nella provincia scaligera che producono circa 600.000-700.000 quintali di prodotto per un giro d’affari di 45 milioni di euro per le circa 1000 aziende agricole più tutto l’indotto. Le zone con la maggiore concentrazione di frutteti si trovano a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Mozzecane, Sommacampagna, Sona, Bussolengo. La provincia di Verona rappresenta l’80%, della produzione regionale che a sua volta rappresenta il 13% della produzione nazionale (terza Regione italiana). Del resto, l’Italia è il principale produttore a livello mondiale con 24.000 ettari coltivati per una produzione di 460.000 tonnellate (Dati Istat 2010) di cui il 70% esportato prevalentemente nei Paesi UE tra i quali la Germania.

Morìa dei kiwi, fenomeno presente, fino ad ora, solo nel veronese. “Stiamo facendo in Veneto e nella provincia di Verona controlli serrati su piante da vivaio, in cui sono stati fatti numerosi espianti, e nei frutteti – ha spiegato Tiziano Visigalli – Sono stati controllati 600 ettari nella Regione Veneto e 300 aziende agricole. Sono dati riduttivi poichè andiamo dove ci chiamano direttamente ma le produzioni sono moltissime. Ad ogni modo, se riusciamo a vedere qualche spiraglio di luce per la batteriosi del kiwi, siamo molto preoccupati per questo nuovo fenomeno che fino ad ora ha colpito solo la provincia veronese”.  “C’è da definire che cos’è questa morìa – ha aggiunto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – ossia se è collegata alla Psa o è un fenomeno a sé stante. Con la ricerca avviata speriamo si possa stabilire in tempi brevi di cosa si tratta, se è una sintomatologia legata a un aspetto fitosanitario o è di altra origine. Stabilire ciò è di grande importanza per contenere il problema in tempi rapidi. Quello che si poteva fare lo stiamo facendo ma questa epidemia non è al momento gestibile con strumenti ordinari e a rischio ci sono molti produttori. E’ auspicabile un impegno comune delle parti coinvolte per agire in tempi rapidi per questa nuova emergenza”.

Aumentati gli indennizzi regionali. Dopo l’intervento di produttori di kiwi associati a Coldiretti con aziende agricole situate in diverse parti della provincia è intervenuto, l’assessore all’Agricoltura regionale Franco Manzato che ha sottolineato: “Il problema non è solo di settore ma di politica agricola per l’importanza del comparto nella nostra Regione. La somma dei 250.000 euro che la Regione Veneto metterà a disposizione come indennizzi per gli imprenditori agricoli, le cui aziende sono state interessate da provvedimenti obbligatori di estirpazione e distruzione delle piante, sarà portata a 600.000 euro ma è importante capire la dimensione della problematica per intervenire in tempi rapidi. Tra gli interventi per il prossimo Piano di Sviluppo Regionale (PSR) stiamo predisponendo delle misure di mutualità che incideranno sul mantenimento del reddito delle aziende ad esempio per problematiche che intervengono in modo devastante. Ci sono possibilità, ma senza creare false speranze, che tali misure possano essere retroattive. Mi auguro che il comparto del kiwi così importante per l’economia del territorio possa proseguire.”

(Fonte: Coldiretti Verona)

Un’imprenditrice agricola padovana eletta rappresentante dei giovani agricoltori nel partenariato rurale del Veneto

sattin_chiaraE’ Chiara Sattin, 36 anni, imprenditrice agricola nel comparto avicolo, socia di Confagricoltura Padova e presidente provinciale dell’ANGA, la rappresentante dei giovani ai tavoli del partenariato rurale che sta elaborando il Programma di Sviluppo per l’agricoltura veneta 2014 – 2020. E’ stata scelta dai componenti del gruppo di consultazione del Forum giovani PAC 2020, che sta raccogliendo e dibattendo le idee e le proposte delle nuove generazioni per la definizione della nuova politica agricola regionale che prenderà avvio dal prossimo gennaio.

Chiara è cresciuta di agricoltura: seguendo le orme del padre, ha deciso di abbracciare la cultura rurale veneta, scegliendola come missione di vita. Risiede a Monselice in provincia di Padova e gestisce un’azienda dedita ad allevamento avicolo e cereali. Laureata in economia del turismo, sogna di ampliare la propria attività al mondo dei servizi connessi al settore primario, con l’apertura di un agriturismo. “E’ con grande entusiasmo che accolgo questa sfida – ha detto Chiara Sattin – e sono certa che riceverò il supporto necessario da parte di tutti i giovani professionisti del primario veneto. Questi ultimi giorni di dibattito aperto sulle questioni della PAC che verrà, rappresentano per noi una grande occasione che abbiamo il dovere di sfruttare al massimo. Tutti insieme sapremo indicare la strada che, secondo noi, conduce all’agricoltura del domani, quella che vorremmo vivere e vedere da qui ai prossimi anni”. “Siamo molto orgogliosi che un rappresentante dei nostri giovani agricoltori – ha affermato il Presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Bonaldi – sia stato scelto per rappresentare le esigenze e gli interessi di tutti i giovani agricoltori del Veneto. Nel formulare i migliori auguri di buon lavoro a Chiara Sattin, siamo certi che saprà portare quello spirito di innovazione di cui il settore primario ha bisogno“.

Il Tavolo regionale di Partenariato per il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 si sta riunendo dallo scorso maggio e terminerà i lavori nel mese di dicembre, redigendo un documento condiviso dagli attori del sistema veneto che verrà presentato a Bruxelles per definire il nuovo Programma di Sviluppo Rurale. È possibile seguire i lavori del Partenariato nel sito www.piave.veneto.it. Il dibattito del Forum giovani è accessibile invece al seguente link e nella pagina Facebook “Giovani Agricoltori Veneto” .

(Fonte: Confagricoltura Veneto/Regione Veneto)

Siccità 2012, il Veneto impegna 11 milioni di euro a favore degli imprenditori agricoli danneggiati

siccitaLa Giunta regionale ha impegnato quasi 11 milioni di euro (10.965.474,25) per sostenere l’attività delle imprese agricole del Veneto che hanno subito danni in conseguenza della pesantissima siccità del 2012. “Il provvedimento prevede interventi contributivi e creditizi – ha sottolineato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato che lo ha proposto per l’approvazione – in applicazione delle norme che mettono a disposizione aiuti per le imprese rurali in zone colpite da eccezionali avversità atmosferiche”.

Prestiti agevolati quinquennali. “Le risorse a disposizione – ha aggiunto – saranno destinate prioritariamente a prestiti agevolati quinquennali. Il finanziamento disponibile è sufficienti a coprire le quasi 12 mila domande di prestito già presentate. Avepa verificherà peraltro se le rimanenti imprese agricole, che hanno richiesto solamente l’intervento per la mancata produzione, intendono invece accedere al prestito quinquennale agevolato”. Alla scadenza dei termini, sono state presentate complessivamente 11.981 richieste, per un totale di indennizzi contributivi pari a oltre 164 milioni di euro; 4.948 imprese hanno chiesto di accedere a prestiti quinquennali agevolati per 111 milioni di euro. Il “Tavolo verde” di concertazione ha proposto appunto l’impiego prioritario dello stanziamento disponibile per i prestiti quinquennali. “Tale priorità è stata fatta propria dalla Giunta e confermata dal parere favorevole della competente Commissione consiliare – ha concluso l’assessore – e rispetto al semplice indennizzo contributivo potrà consentire alle aziende di disporre di una maggiore liquidità, utile anche a sostenere i necessari fabbisogni finanziari per la campagna in corso”.

(Fonte: Regione Veneto)

Le proposte per il nuovo PSR regionale di Agrinsieme Veneto

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi“Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto è uno strumento fondamentale, ma è solo il punto di partenza: la tutela dell’agroalimentare e il sostegno alla competitività delle sue imprese richiedono, infatti, una strategia a tutto tondo, in grado di rimuovere i colli di bottiglia che impediscono il rilancio del settore”.  All’indomani del tanto sospirato accordo sulla riforma PAC (Politica Agricola Comune), firmato a Bruxelles, e alla vigilia del nuovo PSR (2014-2020), atteso per la prossima primavera, il messaggio, forte e chiaro, è stato lanciato all’assessore Franco Manzato da Agrinsieme Veneto, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci-Agrital.

Tra le proposte, creare una “macroregione della Pianura Padana”. “Fondamentale per le imprese agricole – è stato rimarcato – è innanzitutto risolvere il nodo dell’accesso al credito, dando gambe alle proposte elaborate dal coordinamento in sinergia con Veneto Sviluppo. Altra richiesta urgente al Governo regionale è quella di collocare in cima all’agenda la salvaguardia della filiera cerealicolo-zootecnica: in particolare, è stata sottolineata la necessità di individuare una “macroregione della Pianura Padana” – che si candiderebbe così a diventare un unico bacino con regole comuni – per evitare che il regime dei pagamenti previsti dal primo pilastro della riforma PAC (con le nuove tipologie: di base, greening, per i giovani agricoltori, e ancora aree con svantaggi naturali, cosiddetto redistributivo e accoppiato) ne riduca il valore complessivo.

I desiderata. Passando allo specifico del PSR 2014-2020 – che detterà le linee guida circa strategie e utilizzo dei fondi comunitari e non per i prossimi sette anni – proviene da Agrinsieme Veneto l’auspicio di un piano redatto in una forma più snella e più chiara rispetto al passato e che condivida una medesima cornice normativa con i PSR delle altre Regioni: l’appello, dunque, è a uno sforzo comune fra i diversi territori, nel segno dell’omogeneità e della coerenza. E ancora, fra i desiderata, che il prossimo PSR sostenga in primis il valore economico delle produzioni dell’agroalimentare veneto, privilegiando le imprese agricole che aggiungono plusvalore al settore primario. Due le strade per perseguire quest’ultimo obiettivo: supporto alle aggregazioni (ad esempio alle reti di impresa) e alle esportazioni.  Premessa a tutto ciò deve essere un decisivo processo di semplificazione della burocrazia regionale: per non perdersi mai più fra dettagli e cavilli burocratici, sacrificando le cose importanti. Si potrebbe ad esempio rilasciare un “certificato unico”: un unico attestato che permetta all’azienda agricola di accedere a tutti i procedimenti, bandi, richieste di autorizzazione.

AVEPA e Veneto Agricoltura da riformare. Ma è invocando una riforma integrale degli enti strumentali – a partire da Veneto Agricoltura e AVEPA (Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura) – che Giangiacomo Bonaldi, coordinatore di Agrinsieme Veneto, si è rivolto direttamente a Palazzo Balbi: «Entrambi gli enti, oggi, non sono vicini alle aziende agricole. Perché diventino tali, occorre innanzitutto riconcepire completamente Veneto Agricoltura, ridefinendone i compiti sulla base degli effettivi bisogni del comparto: a partire dl sostegno alla ricerca, che deve essere indirizzata a obiettivi strettamente corrispondenti alle priorità indicate dalle imprese, nel segno di un reale supporto all’innovazione e alla penetrazione nei mercati. Per AVEPA, invece, occorre una “cura dimagrante” che ne semplifichi l’accesso ai servizi e guardi alla nostra proposta di certificato unico».

Richiesto l’apertura di un bando per la messa a disposizione dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale e la revisione della legge per l’agriturismo. Parlando delle opportunità offerte dall’Expo di Milano, Bonaldi ha rilanciato: «La promozione delle produzioni agricole venete deve tornare in capo ad un solo soggetto, unico riferimento per tutte le competenze e le risorse che al momento sono invece distribuite fra diverse direzioni e enti. Gli agricoltori oggi chiedono meno mostre e meno fiere, ma più buyers e accordi commerciali con la DO e la GDO». E ancora: «Chiediamo che la Giunta regionale approvi, entro tre mesi a partire da oggi, un bando per l’immediata messa a disposizione dell’imprenditoria agricola veneta dei terreni di proprietà e di utilizzo regionale, ricorrendo allo strumento degli affitti. Subito un nuovo censimento dei beni». Infine, Agrinsieme ha evidenziato l’urgenza di invertire la rotta della neonata legge regionale per l’agriturismo: alla Regione e a Zaia si chiede di rimettere mano alla normativa, che il coordinamento denuncia come «la meno liberista d’Italia».

(Fonte: Agrinsieme)

Un padovano di 23 anni alla guida dei mille giovani agricoltori di Coldiretti

SAMSUNGAd appena vent’anni Andrea Barbetta di Sant’Elena (PD) ha scelto di diventare imprenditore agricolo unendo le due aziende agricole dei nonni. A 22 anni ha coronato gli studi con la laurea in scienze e tecniche agrarie, alternando lo studio al lavoro. Ora che di anni ne ha 23, è chiamato a rappresentare i giovani agricoltori di Coldiretti Veneto, oltre mille coetanei che condividono la stessa passione per la terra. E’ lui il nuovo presidente di Giovani Impresa, l’organo di rappresentanza dell’associazione che raggruppa tutti gli associati “under 30” Succede a Alberto Mantovanelli, tabacchicoltore veronese, vice delegato nazionale in carica da due mandati e che molla per sopraggiunti limiti d’età (32 anni).

Il profilo di Andrea rispecchia esattamente questa nuova generazione che ha scelto la campagna come mestiere e scommessa di vita. Sono gli alfieri dell’agricoltura 2.0, quella che affianca alla coltivazione le iniziative a servizio della società civile e delle istituzioni: come la fattoria didattica e sociale, gli accordi con le amministrazione pubbliche per il mantenimento del verde, la vendita diretta al consumatore, quella che fa dei contadini degli ambasciatori dei propri prodotti e degli entusiasti custodi dell’ambiente in cui vivono e lavorano. Imprenditori a tutto tondo che usano con disinvoltura i nuovi media, sono impegnati e attenti alle necessità del territorio in cui vivono. C’è chi prosegue l’attività di famiglia sperimentando nuove strade e chi si innamora dei campi senza una storia rurale alle spalle.

In provincia di Verona la compagine di giovani agricoltori più numerosi. Le nuove forze della campagna veneta sono concentrate particolarmente nella provincia di Verona che rappresenta un terzo della gioventù dei campi. A seguire ‘fanno numero’ i neo contadini di Treviso, Padova e Rovigo. Più della metà di loro, già a 25 anni, è titolare d’azienda e il 20% e’ donna. Sono diplomati o laureati non necessariamente in scienze agrarie o forestali. Insieme agli altri mille della nuova generazione che ha scommesso in agricoltura, dal 2008 grazie al Programma di Sviluppo Rurale, hanno prodotto investimenti pari a 360 milioni di euro dei quali 180 di tasca propria, contribuendo a portare l’agroalimentare ad un valore della produzione lorda vendibile oltre la soglia dei 5 miliardi.

Oscar Green. Imprenditori responsabili, creativi tanto da meritarsi un Oscar che Coldiretti definisce Green. Infatti dopo l’elezione del nuovo leader, sul palco sono saliti i candidati veneti al concorso nazionale a cui hanno aderito in quaranta. Suddivise per sei categorie le imprese guidate dai neo coltivatori hanno presentato tutte le sfumature della multifunzionalità in agricoltura: dalla valorizzazione del territorio alla salvaguardia ambientale, dal recupero della tradizione, all’innovazione e la tecnologia, dal contributo alla qualità della vita al rapporto diretto con il cittadino consumatore. Il concorso prevede anche la menzione speciale “Paese Amico” ovvero la segnalazione dell’amministrazione pubblica che ha incoraggiato maggiormente le iniziative promosse dai a sostegno di un modello di sviluppo ecosostenibile. I finalisti veneti sono il trevigiano Philip Breinterberger che trasforma kiwi in succhi, la cooperativa di pescatori veneziani “Adriamar” che coltiva 60 ettari di mare, Claudia Adami viticoltrice e fantasista del Prosecco di Valdobbiadene che ha ideato la vendemmia musicale, la veronese Valentina Manzati con la sua agrigelateria di Sona, la padovana Claudia Giuliani con i suoi animali che in fattoria fa la pet therapy e il bellunese Augusto Guerriero direttore di Lattebusche per la scelta esclusiva del latte a kmzero. Il comune amico della campagna è Brendola in provincia di Vicenza premiato per aver promosso il progetto mangia sano brendolano. A ricordare che le nuove leve del primario sono “leoni veneti” lo scrittore giornalista Stefano Lorenzetto autore del libro “Hic sunt leones” pubblicato da Marsilio. Un messaggio di incoraggiamento per tutte le sfide future: dalla carriera imprenditoriale a quella dirigenziale o politica. “Siete una forza giovane fatta di persone semplici e determinate che affrontano qualsiasi ruolo con la responsabilità di chi produce beni alimentari per la collettività e conserva l’ambiente per il domani”. Lorenzetto ha colto questa sfumatura durante un’intervista ad un pastore bellunese inserita proprio tra i capitoli dedicati ai venticinque personaggi che hanno fatto grande il nord est.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Formazione. Corso biennale con tirocinio in azienda di commercio estero dei prodotti agroalimentari. Entro il 30 settembre le selezioni presso ISISS GB Cerletti di Conegliano (TV)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768In seguito al successo raggiunto dai primi corsi dell’Istituto Tecnico Superiore (ITS) del settore agroalimentare del Veneto, dal prossimo ottobre i diplomati hanno un’opportunità in più per specializzarsi come professionisti nel settore della valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari nelle due sedi dell’ITS di Conegliano e Bardolino.

Chi può partecipare. Alle selezioni del nuovo corso di durata biennale può partecipare chiunque sia in possesso del diploma di maturità di qualsiasi indirizzo scolastico. Durante il corso, gli studenti verranno formati nel settore agroalimentare con particolare attenzione alla commercializzazione internazionale, alla rete di vendita, alla comunicazione aziendale ed esterna, al marketing, all’organizzazione e formazione del personale, al controllo della qualità dei prodotti, alla sicurezza degli impianti di produzione, alle filiere del “made in Italy”, alla logistica fino alla gestione ed alla legislazione delle imprese. Alla fine dei due anni viene rilasciato il diploma di Tecnico Superiore V° Livello EQF, spendibile in tutti i Paesi membri della Comunità Europea, oltre ad essere un titolo utile per l’accesso ai concorsi pubblici.

Gli ITS sono una formula innovativa nel panorama dell’istruzione italiana perché riescono a coniugare in perfetta sinergia la formazione in aula con i tirocini e le dirette esperienze in azienda. Nel nuovo corso indirizzato al commercio estero dei prodotti agroalimentari, è previsto un tirocinio di circa 800 ore che verrà svolto in aziende di settore. Per partecipare alla selezione info segreteria ITS presso ISISS “G.B. CERLETTI”, V.le XXVIII Aprile, 20 – 31015 Conegliano (TV) Tel. 0438.61421 – 0438.61524, Fax 0438.450403 (chiedere della segreteria ITS) E-mail: its.conegliano@aruba.it

(Fonte: Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Nuove Tecnologie per il made in Italy del comparto Agroalimentare e Vitivinicolo)