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1-15 dicembre 2012, in Polesine c’è la rassegna gastronomica “Cibi di Terranostra”

Tracciabilità sicura, sapori genuini, storie familiari. Queste sono le caratteristiche che distinguono la rassegna gastronomica “Cibi di Terranostra” dalle tante manifestazioni a sfondo mangereccio che si susseguono per ogni dove. E’ arrivata alla seconda edizione, la manifestazione di promozione dei piatti polesani, pensata da Coldiretti Rovigo e Terranostra, con la rete degli agriturismi associati, certificati Campagna amica.

Incontri conviviali nel weekend. È un calendario di otto appuntamenti, con pranzi e cene a tema, che si concentreranno nei primi tre week end di dicembre, in otto strutture agrituristiche di Terranostra. Ciascun agriturismo proporrà un menù completo, dall’antipasto al dolce, costruito attorno al piatto tipico della propria famiglia, integrato con altre preparazioni ad ingredienti stagionali, sempre di produzione aziendale. L’evento è patrocinato dalla Provincia di Rovigo col contributo della Camera di commercio polesana e la collaborazione di Slow food.

Cibi di famiglia. “Siamo convinti che è importante continuare a promuovere i piatti tipici della tradizione autunno-invernale della nostra campagna polesana – spiega Stefania Rasi, presidente degli agriturismi Terranostra – perché sono espressione di una grande ricchezza e varietà di sapori, ancora moltiplicati dalla diversità con cui ogni famiglia rurale combina gli ingredienti secondo “le ricette della nonna”. Al piacere della buona tavola – conclude Rasi – le nostre aziende agrituristiche vogliono aggiungere il calore di una famiglia che apre le proprie porte, per condividere le sue storie con gli ospiti, in un ambiente sereno, senza fretta, che fa bene al cuore oltre che al fisico”.

Gli appuntamenti. Si parte sabato 1° dicembre per Badia Polesine, dove all’agriturismo Le Clementine, sarà preparata una cena dedicata alla “bondola”, insaccata direttamente da Beppe con la sua squadra di norcini; oppure, in alternativa, si va ad Adria, per gustare la faraona con radicchio dell’agriturismo La Salute. Domenica 2 dicembre, si può passare a pranzare dalla famiglia Tinello, che all’agriturismo Ca’ del Nonno, a Melara, ha cucinato i radicchi del Veneto in tutti i modi. Ancora due pranzi per domenica 9 dicembre: “maiale a tutto tondo” preparato da Donatella all’agriturismo Val Pilotta di Pettorazza Grimani oppure cappone ruspante all’agriturismo Casa Ramello di Ariano Polesine, dove la famiglia Belloni alleva direttamente polli e galline ovaiole. Venerdì 14 si potrà partecipare ad una autentica “cena degli ossi” a Tolle di Porto Tolle, dove Pinuccia dell’agriturismo La Fraterna preparerà il più classico dei cibi polesani, con carni di maiale allevati allo stato brado. Per finire, si conclude il percorso gastronomico all’agriturismo La Ca’ del Delta di Ca’ Venier di Porto Tolle, per una cena con cotechino e salumi alla maniera della famiglia Ferro; oppure ci si sposta a Gaiba per il cotechino con polenta in versione altopolesana, pronto all’agriturismo Fondo Madonnina secondo tradizione di casa Rasi. Tutti i menù sono a prenotazione; per informazioni rivolgersi a Coldiretti (tel. 0425.2018), o reperire i depliant gialli in tutti gli Iat della provincia, nelle biblioteche, in Camera di commercio, all’assessorato provinciale all’Agricoltura, nei mercati agricoli di Campagna amica.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Selezione produttiva la proposta di Manzato per contrastare la proliferazione dei cinghiali nei colli Euganei e in Lessinia

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia

“La situazione è insostenibile ed esasperante: questi selvatici provocano danni ingenti alle cose, tra l’altro mettendo in ginocchio molte aziende agricole, e costituiscono un serio pericolo per le persone”. Lo ha affermato l’assessore ai parchi del Veneto Franco Manzato, riferendosi al proliferare incontrollato dei cinghiali nell’area del Parco regionale dei Colli Euganei e massicciamente anche in quello della Lessinia.

Non ci sono soldi per abbattimenti e rimborso danni. “In teoria, poiché non si tratta di una specie autoctona ma arrivata in queste località da chissà dove, dobbiamo per legge sradicarne la presenza, ma nello stesso tempo, sempre per legge, nei parchi sono vietati, tra l’altro, la cattura, l’uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali. Sempre in teoria, è prevista una deroga con la possibilità di eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, così come è previsto il rimborso dei danni. Ma non ci sono soldi per la prima possibilità, così come sono finiti quelli per il rimborso dei danni, rispetto ai quali peraltro la collettività non può pagare due volte, in termini naturalistici ed economici. In ogni caso c’è chi si oppone a priori alla selezione, mentre, ancora una volta in teoria, dovrebbe esserne protagonista visto che l’opposizione nasce da un affermato interesse per la salvaguardia del territorio che invece viene depauperato sotto ogni punto di vista: umano, faunistico e di biodiversità”.

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia

Trasformare un problema in risorsa. “Questo lo stato di fatto vero, concreto, reale – ribadisce Manzato – a fronte di una vicenda che non potrà che complicarsi sempre più se non poniamo rimedio. Quale e come? L’ultima ratio sarebbe la pura e semplice abrogazione dei Parchi stessi, da decidere, paradossalmente, proprio per salvare il territorio. Ma la prima scelta per me è una sola: fare selezione produttiva, trasformando almeno in parte questa disgrazia in risorsa. I nostri cinghialoni, che pare siano molto più massicci di altri perché frutto anche di incroci con maiali – conclude Manzato – possono e devono diventare almeno un prodotto tipico e una specialità di territorio, con una selezione che si autofinanzia. Lavoriamo almeno su questo”.

(Fonte: Regione Veneto)

Gruppo Pedon, esempio veneto di eccellenza dell’agroalimentare nel mondo

da sx, Francesca, Mattia, Remo, Franco, Loris, Sergio, e Paolo Pedon

(di Nadia Donato, socio ARGAV) Il segreto del loro successo è legato ad una parola: Famiglia. I fratelli Franco, Sergio e Remo, rispettivamente presidente, direttore vendite Italia e direttore generale del Gruppo Pedon di Molvena (VI), da ben 28 anni guidano una delle più importanti aziende europee che si occupano della produzione, lavorazione e distribuzione all’ingrosso di legumi e cereali secchi. Insieme ai tre fratelli, fondatori del gruppo che ha le proprie radici nella feconda terra veneta, da alcuni anni sono entrati in azienda anche i figli Loris, Paolo e Mattia. Lo scorso 9 novembre, i soci ARGAV hanno avuto la bella occasione di visitare gli stabilimenti del gruppo, nonché di conoscere la famiglia Pedon.

La segretaria Mirka Cameran Schweiger ed i consiglieri Nadia Donato ed Emanuele Cenghiaro consegnano la penna ricordo ARGAV alla famiglia Pedon

Fatturato e organico in continua crescita. Tutto nasce nel 1984, a Molvena, ridente cittadina ai piedi delle Prealpi vicentine, quando i fratelli Pedon hanno l’intuizione di confezionare i loro prodotti e commercializzarli nella grande distribuzione. Il fatturato dagli 8 milioni di euro inizia a crescere in maniera esponenziale, sino ad arrivare agli attuali 60 milioni, con un trend di crescita che porterà il gruppo a superare i 70 milioni di euro nel 2013. E così pure la forza occupazionale passata da 28 unità alle attuali 600. Aumento dei ricavi significa incremento dei posti di lavoro: negli ultimi 18 mesi sono state assunte 34 persone ed altre arriveranno nel 2013. In una realtà italiana in cui molte aziende sono oggi costrette a licenziare il proprio personale, la Pedon di Molvena rappresenta una vera eccellenza. Due sono le divisioni Pedon, la retail che si occupa della distribuzione ed una dedicata alla produzione e vendita dei prodotti agricoli. Il tutto si traduce nel controllo totale della filiera.

foto Gruppo Pedon

Dal campo al banco della spesa.  Il Gruppo Pedon è presente in 25 paesi del mondo. Tra i più importanti, oltre all’Italia, Cina, Etiopia e Argentina, con stabilimenti propri e joint ventures in Canada, Messico e Stati Uniti. I grandi investimenti in tecnologia che il gruppo ha fatto in questi ultimi anni garantiscono elevate qualità e tracciabilità di ogni prodotto. Ma cos’è Pedon per il consumatore? Oltre a garanzia di qualità e genuinità del prodotto, un’offerta di 2500 articoli, dai legumi ai cereali secchi, ai preparati per dolci, ai funghi e ai prodotti alimentari senza glutine.

Remo Pedon con i bambini scuola etiope

L’impegno etico del Gruppo Pedon in Etiopia. “Lei è un uomo coraggioso di visione e strategia”. Così si è pronunciato il magnate americano, Bill Gates, nei confronti dell’industriale italiano Remo Pedon, in occasione di un recente loro incontro in Etiopia.  Da oltre sette anni, infatti, il Gruppo Pedon è presente in Africa attraverso la divisione ACOS (Agricoltural Commodity Supplies) specializzata nella lavorazione di legumi ed  è collegato ad un programma di solidarietà avviato dalla CRS (Catholic Relief Services) sostenuto anche dalla Bill and Melinda Gates Foundation. Tutto è nato nel 2005, quando è nato il progetto CRS per la produzione e commercializzazione del fagiolo bianco, detto tondino. Il gruppo italiano ha creato la logistica e le infrastrutture per organizzare la filiera, dando lavoro a centinaia di famiglie etiopi. Oggi è presente una scuola gratuita con mensa, scuolabus e  12 insegnanti, a cui sono iscritti 250 bambini dai 3 ai 13 anni, figli dei dipendenti. “Cerchiamo di dare un futuro migliore a questa gente. E non c’è nulla che ripaghi di più di un sorriso di un bambino felice”, afferma con soddisfazione il coraggioso vicentino Remo Pedon.

Sol&Agrifood: l’unione fa la forza del made in italy agroalimentare di qualità

Si chiama Sol&Agrifood (7-10 aprile 2013 – www.solagrifood.com) la novità fieristica di Veronafiere, sintesi di Sol, il più importante salone internazionale dedicato all’olio extravergine di oliva di qualità, e di Agrifood Club, la rassegna dell’agroalimentare di qualità, che tradizionalmente si svolgevano in contemporanea con Vinitaly ed Enolitech.

Da martedì 6 novembre le iscrizioni online sono aperte sul sito  e prevedono per gli espositori di Sol&Agrifood la partecipazione gratuita al Concorso internazionale Sol d’Oro (in programma dal 18 al 23 febbraio 2013). L’obiettivo della riunificazione di due rassegne in una è racchiuso nel claim della manifestazione “Taste of business” che ben esprime la volontà di dare un’immagine unitaria dell’eccellenza dell’agroalimentare italiano, fatto di tutti i prodotti della trasformazione, così da promuoverlo e comunicarlo nel suo unicum storico agli operatori internazionali del food. Un’immagine del made in Italy sicuramente vincente per il suo appeal, ma anche in termini commerciali.

Una vetrina per il mady in Italy. Il nuovo layout permette alle aziende di presentare diverse merceologie nello stesso stand. Tra le iniziative dedicate agli incontri business ci sono il GDO Buyers Club per incontrare la grande distribuzione, il Buyers Club Online, il Walk Around Oil Tasting dove le collettive regionali e i consorzi possono presentare le migliori produzioni di olio ad una selezione di operatori internazionali, l’Agorà Food Tasting in cui il produttore, coadiuvato da uno chef, presenta e “racconta” il proprio prodotto a giornalisti e operatori internazionali, mentre nell’Oliveoil Cooking Show gli chef più accreditati propongono abbinamenti innovativi tra le diverse tipologie di oli e le migliori produzioni agroalimentari. Torna anche il Golosario Prize, il premio alle migliori produzioni in esposizione.

(Fonte: Veronafiere)

Venerdì 9 novembre 2012, i soci ARGAV nel vicentino in visita all’azienda Pedon e alla cantina Maculan

Venerdì 9 novembre p.v. i soci ARGAV andranno nel vicentino e precisamente a Molvena per visitare l’azienda Pedon, leader europeo dei legumi e poi a Breganze, per visitare l’azienda agricola Maculan.

Programma. Il ritrovo è alle ore 10 presso lo stabilimento Pedon in via del Progresso 32. Qui incontremo Remo Pedon, direttore generale dell’azienda, che accompagnerà i soci ARGAV nella visita delle diverse linee di lavorazione e produzione dei reparti: legumi e cereali, preparati per dolci, prodotti senza glutine, funghi secchi. Nel primo pomeriggio, alle ore 14.30, il viaggio studio proseguirà alla Cantina Maculan.

Rapporto “Green Italy”, tra le aziende virtuose anche il pastificio trevigiano Jolly Sgambaro

C’è un’azienda trevigiana tra le grandi d’Italia che tengono alto il valore dell’agroalimentare nazionale. Si tratta del pastificio “Jolly Sgambaro” di Castello di Godego che compare nell’elenco degli esempi virtuosi segnalati dal rapporto “Green Italy” redatto dalla Fondazione Symbola. Lo studio sarà presentato a Roma oggi nella sede di UnionCamere, alla presenza di Ermete Realacci presidente dell’associazione e dei Ministri Mario Catania e Corrado Clini rispettivamente dell’ Agricoltura e dell’Ambiente.

I soci ARGAV in visita alla Jolly Sgambaro, giugno 2012

Km zero, scelta vincente. La segnalazione per la realtà industriale è legata all’adozione di modelli di sviluppo e consumo fondati su principi cardine: quali la difesa del territorio, la valorizzazione della biodiversità e la promozione della cultura locale. La scelta antesignana di Pierantonio Sgambaro, alla guida dell’ impresa a conduzione famigliare che i soci ARGAV hanno visitato lo scorso giugno, ovvero produrre la prima pasta italiana a chilometro zero realizzando e garantendo la minor percorrenza possibile tra i campi di coltivazione del grano duro e il punto di trasformazione, è stata dunque strategica e concorre tuttora a far crescere l’export nel mondo di “spaghetti made in italy” con un incremento del 7%.

Jolly Sgambaro, particolare produzione pasta

Agricoltura nordestina, 1,1% del Pil nazionale. A sostenere una decisa politica aziendale anche l’accordo di filiera siglato con i produttori del Veneto orientale e dell’Emilia che forniscono un quarto della materia prima utilizzata dal molino e proveniente da 9 mila ettari seminati nella pianura veneto-emiliana. La filiera corta e controllata secondo i severi disciplinari di coltivazione fanno della pasta Sgambaro un prodotto di altissima qualità, ricco di proteine, biologico, poco energivoro: si pensi solo che per la sua produzione – dalla coltivazione della spiga allo scaffale del negozio – ogni anno sono risparmiate all’ambiente emissioni di CO2 pari alla combustione di oltre 70.000 litri di gasolio. Dal 2002, inoltre, Jolly Sgambaro detiene l’assoluto riconoscimento di unico pastificio industriale della penisola il cui prodotto è marchiato Grano Duro Italiano da CSQA certificazioni. Un vanto per il nord est cuore delle produzioni di qualità dove l’agricoltura è l’unico settore in controtendenza con una produzione lorda vendibile che quest’anno supera i 5 miliardi di euro contribuendo all’aumento del Pil dell’intero Paese per 1,1 per cento.

(Fonte: Jolly Sgambaro)

Orti sociali, nuova assegnazione per gli anziani nel veneziano

“Sei pensionato, non sei già proprietario di terreni coltivabili e risiedi nel comune di Venezia? Se hai questi requisiti puoi accedere all’assegnazione di un orto a Tessera.” Cosi Coldiretti Venezia, attraverso il suo Patronato Epaca con la collaborazione di Venezia Opportunità e con il patrocinio del Comune di Venezia, dal 10 ttobre scorso mette a disposizione dei pensionati di Venezia 63 orti da coltivare della dimensione di circa 50 metri (le 48 persone che oggi coltivano regolarmente e con passione il terreno assegnato tre anni fa avranno comunque diritto di prelazione).

Il “modello Venezia” a disposizione di tutti i comuni del Veneto. Il progetto nasce nel 2009, con la collaborazione dell’Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Venezia. L’idea era ed è quella di coinvolgere i pensionati in attività occupazionali favorendo momenti di socializzazione ed incontro e promuovendo la cultura dei prodotti locali ed uno stile di vita associato ad un regime alimentare salutare. Il risultato è stato brillante, tanto che Coldiretti ed Epaca Venezia, hanno deciso di voler proseguire e implementare l’iniziativa, vedendo l’entusiasmo e la passione dei “nuovi agricoltori”. A disposizione delle persone che utilizzano gli orti, prive di esperienza specifica, ma anche di coloro che vogliono consigli, indicazioni sulle culture, sulle tecniche e sui cicli biologici, è stato messo a disposizione un “maestro” pensionato anch’esso.  L’iniziativa, accanto all’obbiettivo di animazione e coesione sociale, ha anche lo scopo di mantenere e di recuperare tradizioni e “sentimenti” che molto spesso vengono dimenticati e cancellati dalla memoria collettiva, un progetto sociale efficiente ed efficace, che Coldiretti Venezia auspica possa essere preso da modello e clonato in tutte le realtà comunali. Info: Federazione Provinciale Coldiretti Venezia
Via Torino, 180/A, 30172 Mestre (VE), Tel. 041.5455210 email: venezia@coldiretti.it.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

AOP Veneto Ortofrutta, avanti tutta: nuovi obiettivi, nuovi spazi di crescita

Cesare Bellò e Fausto Bertaiola, rispettivamente direttore e presidente di AOP Veneto Ortofrutta

AOP Veneto Ortofrutta (associazione di organizzazioni di produttori) guarda avanti, oltre la scadenza del 2013, quando potrebbero venire meno opportunità e vantaggi che sono alla base della sua costituzione. Le recenti modifiche normative dell’Ocm (organizzazione comune di mercato) hanno limitato l’operatività e la strategicità delle Aop, incrementandone il carico burocratico con i relativi vincoli.

Rilanciare le ragioni dello stare insieme. Il Consiglio di amministrazione dell’Aop Veneto Ortofrutta, riunitosi a Zero Branco (Treviso) lo scorso settembre, ha discusso sulla opportunità o meno di continuare “insieme” l’attività, dal momento che i vantaggi dello “stare insieme” potrebbero venire meno o comunque essere ridimensionati. Conclusione unanime: è bene continuare il viaggio insieme, valorizzando il patrimonio di conoscenze e di relazioni acquisito e mettendo a frutto le esperienze maturate. E’ stato delineato, quindi, un piano di azione che comporta la messa a fuoco di nuovi obiettivi e l’individuazione di nuovi spazi operativi. Si tratta di rilanciare le ragioni dello stare insieme e le motivazioni di azioni condivise sul fronte promozionale, commerciale, strategico, dei servizi, della logistica, della ricerca delle risorse e delle esportazioni.

OPO Veneto rappresenta oggi il 40% dell’ortofrutticoltura organizzata veneta. L’esperienza fatta è ritenuta più che soddisfacente e fruttuosa. L’AOP Veneto Ortofrutta, presieduta da Fausto Bertaiola, dalla sua costituzione è cresciuta con continuità e con vistosità tanto ad arrivare a rappresentare il 40 per cento dell’ortofrutticoltura organizzata della Regione Veneto. Dal 2009 c’è stato un tasso di crescita del 20 per cento. Anche nel primo semestre di quest’anno si è avuta una lievitazione dell’attività, tanto che si potrebbe arrivare a fine 2012 con un fatturato aggregato di 150 milioni di euro, di cui più 100 milioni derivati dei soci. C’è stato, inoltre, un efficace lavoro di lobby istituzionale, di collaborazioni tecniche e commerciali, di sinergia operativa. Tutto questo si è tradotto in interessanti progetti comuni, che si è riusciti “a portare a casa” e a realizzare proprio per il fatto di essere aggregati e coesi. “Noi siamo convinti, commenta il presidente Fausto Bertaiola, del valore e dell’efficacia del sistema ortofrutticolo organizzato. Si è creato un patrimonio di idee, di risorse umane, di lavoro di squadra, di professionalità nuove che sarebbe peccato buttare via. La nostra scommessa va dunque oltre il 2013, per questo siamo convinti che è bene andare avanti, a prescindere dalla normativa Ocm, che si avrà con la programmazione comunitaria 2014 – 2020”. Non si esclude, comunque, che nel frattempo a Bruxelles qualcosa si possa muovere a favore delle Aop.

I soci. Le organizzazioni di produttori soci di AOP Veneto Ortofrutta, della quale è direttore Cesare Bellò, sono OP COP di San Giovanni Lupatoto (Verona), OP Europ di Giacciano con Barucchella (Rovigo), OP Il Noceto di Chiarano (Treviso), OP Orti dei Berici di Pojana Maggiore (Vicenza), OP Ortoromi di Borgoricco (Padova), OPO Veneto di Zero Branco (Treviso), OP Consorzio Piccoli Frutti di Illasi (Verona).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

27 ottobre – 11 novembre 2012, Doc e Docg dei Colli Euganei in mostra a Luvigliano (PD)

Quando il gruppo Amici di Luvigliano, in provincia di Padova, decise di organizzare la prima mostra dei vini era la fine degli anni ‘60 e il vino lo si consumava ancora spillandolo dalle damigiane. Col passare degli anni sono comparse le prime bottiglie, le prime etichette scritte a mano o, nei casi più felici, con una Olivetti Studio.

Si festeggiano anche i 40 anni del Consorzio. Tempi di eroica spontaneità che negli a seguire hanno però rafforzato e caratterizzato questo tradizionale appuntamento con la produzione dei Colli Euganei. Al quale, con sempre maggior attenzione hanno guardato non solo i produttori che ne hanno fatto il loro punto di riferimento sul territorio per mettere in vetrina i loro vini ma anche per un crescente numero di appassionati ed estimatori dell’enologia Euganea. Una crescita continua, sia della qualità delle produzioni vitivinicole che de i favori del pubblico, confermata di anno in anno fino a questo 2012 che celebra la 43° edizione dal 27 ottobre prossimo all’11 novembre. Includendo nel fitto programma degli appuntamenti anche i festeggiamenti per il 40° compleanno del Consorzio Vini Doc Colli Euganei che, insieme al comitato promotore della Mostra, possono ben dire che il traguardo raggiunto è più che soddisfacente.

La mostra si tiene nella storica sede di Villa Pollini. Una meta cui si è giunti grazie ai vari presidenti del comitato della Mostra, da un lato e ai presidenti che si sono alternati alla guida del Consorzio. Non ultimi, i componenti del gruppo organizzatore nel quale si sono succedute generazioni di persone ispirate dagli stessi obiettivi: volontà, dedizione, amore per il proprio territorio, popolato da una schiera di produttori altrettanto convinti del valore delle loro vigne e dei loro vini. Veri protagonisti della 43° edizione della Mostra dei Vini di Luvigliano che apre ufficialmente il cartellone degli appuntamenti, sabato 27 ottobre alle 17,00, a Luvigliano di Torreglia (PD) nella storica sede di Villa Pollini. Scarica Qui il programma della manifestazione.

(Fonte: Consorzio Vini Doc Colli Euganei)

Aflatossine del mais e influenza aviaria, i consumatori possono stare tranquilli ma non altrettanto i comparti economici agricoli

da sx, Stefano Marangon, Igino Andrighetto, Giorgio Cester, Roberto Angeletti

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Antefatto. Nella seconda metà dell’estate 2012, in Veneto si sono riscontrate due situazioni che hanno comportato un forte coinvolgimento dei servizi veterinari regionali e territoriali delle Usl: valori anomali di aflatossine (microtossine tossiche di origine naturale ) nel mais in raccolta, che hanno messo in crisi la produzione di granoturco già fortemente provata dalla siccità e la presenza di virus di influenza aviaria in alcuni allevamenti avicoli.

Obiettivo ARGAV: avere “un’informazione informata”. Per fare dunque il punto sulla situazione di aflatossine e influenza aviaria, ARGAV,  su iniziativa del presidente Fabrizio Stelluto, ha organizzato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Ordine dei Giornalisti del Veneto un incontro di approfondimento professionale che si è svolto ieri, giovedì 25 ottobre, nella sede dell’ISVe a Legnaro (PD). All’incontro, erano presenti in veste di relatori Giorgio Cester, dirigente responsabile dell’Unità di Progetto Veterinaria della Regione Veneto, Igino Andrighetto, direttore generale dell’IZSVe, Roberto Angeletti, direttore della Struttura complessa Chimica dell’ISVe e Stefano Marangon, direttore Sanitario dell’ISVe.

Aflatossine mais, le cause. Ebbene, ciò che è emerso chiaramente  dalle dichiarazioni degli esperti – Dr. Cester, prof. Andrighetto e Dr. Angeletti – è che il problema della contaminazione profonda di aflatossine nel mais in valori molto elevati esiste ed è presente a macchia di leopardo non solo in Veneto, che con 250 mila ettari di superficie dedicata, rappresenta nel contesto nazionale la regione con la maggiore superficie destinata alla coltura, ma anche in Lombardia orientale, parte del Friuli-Venezia Giulia e gran parte dell’Emilia Romagna. La causa dell’aumento anomalo del fungo è riconducibile a fattori ambientali, tipici della pianura Padana ed in parte già riscontrati nella calda estate del 2003, altro anno che segnò un rialzo anomalo dei valori di aflatossine: prolungata siccità, che quest’anno è arrivata a superare anche le 90 giornate consecutive, temperature ed umidità elevate.

I consumatori possono star tranquilli. Poiché il mais è l’alimento principale per gli allevamenti, il rischio maggiore per noi tutti sarebbe rappresentato dal consumo di latte, prolungato per più giorni, con un livello di contaminazione di aflatossina M1, derivato dalla B1 presente nell’alimentazione della vacca da latte, con un valore superiore ai 50 ppt (parti per trilione o nanogrammi per kilo). Dico sarebbe perchè questo pericolo è stato scongiurato dalla regione Veneto che ha approntato da agosto ad oggi un piano integrato di controlli intensificando la verifica e le analisi del servizi veterinari delle Asl ed eliminando le eventuali partite di latte contaminate.

Allarme più economico che salutare. Se la tutela del consumatore è salva, rimane aperta la questione relativa all’utilizzo della granella di mais, che deve rispettare limiti di legge prestabiliti e fissati in comunità europea a 20 ppb (parti per bilione o microgrammo per kilo), attualmente giacente presso gli essiccatoi in fase di lavorazione e decontaminazione, al fine di poter essere immessa in commercio per le ditte mangimistiche oltre che per un uso diretto dell’allevatore. La situazione sta mettendo in grande difficoltà il comparto della zootecnia veneta, a rischio di approvvigionamento di mais per l’alimentazione del bestiame, anche a causa del calo di produzione globale dovuto alla siccità e al conseguente aumento del prezzo. La questione è all’ordine del giorno del Ministero della Salute, che sta valutando i possibili rimedi, tra cui l’utilizzo dell’ammoniaca per la detossificazione della granella, metodo ammesso dalla comunità europea ma finora mai utilizzato in Italia. Certo è che in futuro, per far sì che le aflatossine del mais non diventino un problema, bisognerà lavorare sempre più sulla selezione di varietà più adatta e sulla buona prassi delle tecniche colturali e di conservazione.

Dalle tossine al virus: l’influenza aviaria. “Dal 1997 al 2005 l’Italia è stata interessata da diverse epidemie di influenza aviaria sia ad alta che a bassa patogencità, con il coinvolgimento di milioni di volatili”, ha spiegato il dr. Marangon. “Ad essere colpite, soprattutto Veneto e Lombardia, aree in cui è concentrato il 65% per cento ca del patrimonio avicolo nazionale, con conseguenti notevoli danni economici. Dopo anni di “silenzio sierologico”, nei campionamenti eseguiti dalla regione per il monitoraggio di influenze aviarie nelle aziende avicole, sono stati riscontrati a fine agosto 2012 alcuni casi di positività per virus di influenza aviaria a bassa patogenicità  in provincia di Treviso e Verona. Oltre ai casi veneti, la presenza di virus influenzale a bassa patogenicità è stata rilevata anche in alcuni allevamenti industriali di tacchini della provincia di Brescia. Sono quindi scattate una serie di misure, sia da parte del Ministero della Salute che da parte regionale, volte alla salvaguardia del patrimonio avicolo. Tra queste, anche l’abbattimento dei capi risultati positivi al virus, con conseguenti rilevanti danni per l’economia del comparto. Allo stato attuale, non sono stati segnalati altri casi di positività.