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L’aglio bianco Dop polesano l’unico aglio che in cucina può supportare il tartufo

Aglio Polesano Dop (foto Coldiretti Rovigo)

“Quello polesano è il migliore aglio che esiste al mondo”: parola di Renato Maggiolo, esperto di verdure polesane intervenuto lo scorso 9 febbraio nella trasmissione di RAI 1 “Occhio alla spesa” per commentare le qualità dell’Aglio bianco, prima Dop polesana. “Pur avendo una minore intensità olfattiva, ossia un odore meno forte degli altri – ha spiegato Maggiolo -, il suo aroma è più complesso, con un ampio spettro dalle infinite sfumature aromatiche. Per questo, fra l’altro, è l’unico aglio che può supportare il tartufo, in particolare il tartufo nero, ma anche bianco” (video della trasmissione può essere visto in differita sul sito www.occhioallaspesa.rai.it)

L’aglio bianco polesano prima Dop della Provincia di Rovigo. Un regolamento dell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta del 1° dicembre 2009 e in vigore dal 21 dicembre 2009, concede la protezione a livello europeo alla denominazione “aglio bianco polesano”, che potrà essere utilizzata soltanto dall’aglio prodotto in Polesine, secondo uno specifico disciplinare, che collega la coltura al territorio e alla lavorazione tradizionale. L’aglio Dop sarà riconoscibile dal marchio europeo, un cerchio rosso bordato di giallo. Sono finite le possibilità di imitazione e di frode al consumatore. «E’ un traguardo importante – ha commentato Claudio Salvan, produttore e presidente della coop “Il Polesine”, associata a Coldiretti – che premia il tempo e le energie che i produttori hanno speso per questo obiettivo fin dal 2004, quando si è partiti con la presentazione della prima documentazione al ministero per le Politiche agricole». «La protezione europea – spiega Salvan – garantisce una seria etica comportamentale da parte dei produttori della zona del disciplinare, che si traduce in qualità e salubrità del prodotto. Ma è anche il punto di partenza per riorganizzare la produzione attorno a un piano di marketing che promuova e faccia conoscere il prodotto ai consumatori, affinché lo possano scegliere e ricercare». «Dal punto di vista del consumatore – conclude Salvan – l’ottenimento della Dop significa che, a partire dalla prossima campagna produttiva, il consumatore potrà esigere di acquistare aglio col marchio Dop, con la certezza che è effettivamente coltivato in Polesine, nel rispetto di tutte le normative di produzione del disciplinare».

La tradizione. L’acquisizione della Dop per l’aglio bianco è stata possibile grazie al lungo legame col territorio polesano, dove si sono sviluppate tecniche di produzione che comprendono la selezione dei bulbi per la semina dell’annata successiva e la lavorazione manuale del prodotto estirpato.Storicamente la presenza della coltivazione dell’aglio nella rotazione aziendale è rilevata fin dal XVI secolo. La coltura ha assunto rilevanza nell’evoluzione dell’ordinamento colturale delle aziende di dimensioni medio piccole dell’area Dop. Anche per la commercializzazione l’aglio polesano ha visto nei secoli nella piazza di Rovigo un punto di riferimento, come riportato nell’Archivio storico della Camera di commercio di Rovigo

Aglio polesano Dop (foto agricolturaitalianaonline.it

La coltura. L’aglio bianco polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme data l’assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell’apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette hanno una colorazione verde/azzurra. Il bulbo deve essere di forma rotondeggiante – regolare con un leggero appiattimento della parte basale, di colore bianco lucente, ed esente da fitopatologie. La Dop è ottenuta con l’ecotipo Bianco Polesano e la varietà Avorio. Zone di produzione dell’area Dop: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana.

(fonte: Coldiretti Rovigo)

Convegno Coldiretti Rovigo: i terreni agricoli non sono spazi vuoti da occupare

partecipanti al Convegno Coldiretti Rovigo "Crisi come guardare oltre"

Maggiori controlli in difesa dell’italianità dei prodotti, riposizionamento dell’impresa agricola nella filiera agroalimentare, l’opportunità per la Regione Veneto di partecipare o meno al capitale delle società di distribuzione agroalimentare, il connubio tra prodotti agroalimentari e turismo veneto: queste le tematiche toccate dal convegno di Coldiretti “Crisi, come guardare oltre”, che si è svolto il 3 febbraio scorso all’Interporto di Rovigo, e che ha mostrato come il settore primario, sfiancato dalla caduta libera dei prezzi alla produzione, abbia in realtà voglia e idee per continuare a “fare impresa”.

Le risorse devono ritornare a chi ha fatto dell’azienda agricola uno scopo di vita. Molti gli spunti offerti dai relatori, dal

Valentino Bosco, Presidente Coldiretti Rovigo

presidente di Coldiretti Rovigo, Valentino Bosco, all’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato, da Pietro Sandali economista di Coldiretti nazionale, all’assessore provinciale Claudio Bellan, a Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto. «Non svendiamo la biodiversità del nostro territorio che è la potenzialità di fare imprenditoria – ha detto il presidente Valentino Bosco, ribadendo la contrarietà agli Ogm -. I terreni non sono spazi vuoti da occupare, dove chiunque può arrivare e costruire una discarica o un parco fotovoltaico, ma sono gli strumenti di lavoro degli imprenditori agricoli. Chiediamo alla politica di fare delle scelte. C’è il rischio del latifondismo – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Rovigo – perché chi ha liquidità investe in terreni e pur facendo un altro mestiere incassa i contributi Pac. Io credo che in un momento difficile come questo, le poche risorse debbano andare a chi dell’azienda agricola ha fatto uno scopo di vita. Perché – ha chiesto Bosco incassando l’applauso a scena aperta – la previdenza agricola deve essere pagata soltanto dagli agricoltori? Tutti quelli che possiedono un terreno dovrebbero almeno pagare un contributo di solidarietà».

Franco Manzato, Assessore Regione Veneto all'agricoltura

Vendita diretta dei prodotti nei Consorzi agrari. Trasparenza del mercato e nelle filiere, programmazioni di lungo respiro, attuazione concreta della “legge regionale km zero” sono alcuni degli altri temi toccati dal presidente, mentre il vicegovernatore Franco Manzato ha spostato l’attenzione sulla funzione del settore pubblico in agricoltura, ventilando l’ipotesi di investire direttamente nella vendita dei prodotti. «Il 60% delle presenze turistiche in Veneto – ha spiegato Manzato – è attratto dal nostro agroalimentare. In Regione stiamo discutendo la possibilità, secondo una proposta di Coldiretti, di coinvolgere i consorzi agrari come punti di vendita e promozione del sistema agroalimentare veneto collegandolo al turismo, sotto il marchio “Tra terra e cielo”, che ne garantisca l’origine. Il nostro turismo insieme ai nostri prodotti sono una formidabile “macchina da guerra”, che, diretta da una strategia della Regione, può far vendere i prodotti in Veneto e fuori. Sappiamo che il 75% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più un prodotto che fosse garantito come italiano, quindi c’è un grande potenziale di sviluppo per la nostra agricoltura». «Dobbiamo finire col “nanismo politico” – ha aggiunto – e intervenire con una politica aggressiva, che non sia solo contributi e finanziamenti, ma che ridisegni lo scenario dell’agricoltura del futuro». Quindi Manzato ha parlato del disciplinare del “latte veneto” e dei marchi di riconoscimento regionali; della sburocratizzazione con lo sportello unico e della necessità che i dirigenti regionali vadano nelle aziende per rendersi conto delle problematiche reali.

Una filiera tutta agricola e italiana. Pietro Sandali di Coldiretti nazionale ha ricordato lo stato di attuazione del progetto dell’organizzazione per una “filiera tutta agricola e tutta italiana”, che passa per la fusione col sistema cooperativo Unci, diventato Unci-Coldiretti, per la riorganizzazione della rete dei Consorzi agrari e per la “vendita diretta organizzata” (Vdo), composta da farmers market e aziende, che presto opereranno sotto un marchio di riconoscimento con la denominazione “Campagna Amica”. «Le intenzioni sono buone – ha affermato Giorgio Piazza, chiudendo il convegno – ma mi pare che l’agricoltura sia ancora un settore di risulta e quindi da rapinare liberamente, nel suo territorio, nelle aziende, nel valore dei prodotti, perché tanto è l’unico settore dove i prezzi sono fatti non da chi produce, ma da chi commercializza o trasforma. L’agricoltura deve diventare settore strategico anche nei fatti, perché produce sicurezza, qualità, identità storica e culturale. E questi – ha concluso il presidente di Coldiretti Veneto – sono valori per tutti i cittadini».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Nasce Chioggia Ortomercato del Veneto. E punta subito su più servizi, sicurezza alimentare, qualità dei prodotti, valorizzazione della tipicità regionale

sindaco di Chioggia (a sx) Romano Tiozzo e presidente Chioggia ortomercato del Veneto, Giuseppe Boscolo

«Non solo mercato alla produzione, ma anche punto di incontro tra consumatore e impresa agricola, una sorta di grande Farmer’s Market, che accorci la filiera e stimoli la diversificazione produttiva. E poi l’organizzazione di nuovi spazi per la logistica e la movimentazione delle merci, la messa in campo di incisive azioni di promozione del prodotto per l’ampliamento della rete commerciale, anche attraverso il collegamento con altri mercati, come quelli di Padova, Verona e Rovigo; infine favorire iniziative per la trasformazione del prodotto organizzata direttamente da parte del produttore». Queste le principali linee di sviluppo della rinnovata Centrale orticola, illustrate alla stampa mercoledì 27 gennaio dal sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo.

Necessità di innovare per il rilancio del comparto orticolo clodiense. L’incontro con gli organi d’informazione, organizzato per presentare l’andamento delle produzioni conferite alla Centrale orticola di Brondolo nel 2009, è stato anche l’occasione per delineare i progetti di rilancio del comparto orticolo clodiense e di sviluppo della struttura rinnovata dopo circa due anni di lavori. «Accanto alla indispensabile ristrutturazione del mercato ortofrutticolo – ha detto il sindaco – siamo arrivati, se pur dopo lunga gestazione, ad una soluzione vera per la gestione dello sviluppo strategico del settore, attraverso la costituzione di una società mista pubblico privata, Chioggia Ortomercato del Veneto. Con questi nuovi strumenti e perseguendo le linee di sviluppo indicate, il Mercato orticolo di Chioggia può diventare sempre più polo d’attrazione per il produttore, vero soggetto debole della filiera».

Radicchio conferito in Centrale

Il vero problema: la fuga del prodotto. Nel 2009 in Centrale orticola sono stati conferiti circa 130mila quintali di prodotto, con un fatturato di poco più di 11 milioni di euro. Il radicchio di Chioggia, che ha rappresentato quasi l’85% delle produzioni conferite, ha registrato quotazioni con valori medi mensili compresi tra 2,20 e 0,51 euro/kg per la varietà primaverile (aprile-giugno) e tra 0,20 e 0,40 euro/kg per la varietà autunnale (settembre-dicembre), con una media annua ponderata di 0,88 euro/kg, più del doppio rispetto al 2008, a fronte però di un calo dell’8,6% delle produzioni. «Sono valori complessivamente buoni – ha detto Giuseppe Boscolo Palo, neopresidente della società di gestione Chioggia Ortomercato del Veneto, illustrando l’andamento dell’attività 2009 in Centrale i orticola – specie se confrontati con gli scarsi 6 milioni di euro del fatturato 2008. In ogni caso la redditività per gli ortolani rimane molto bassa, inoltre va segnalato che in dieci anni le produzioni conferite si sono più che dimezzate. Il vero problema è infatti la fuga del prodotto: in un decennio abbiamo perso più del 50% degli ortaggi e quanto viene conferito oggi in mercato è solo il 30% della produzione totale, cioè della effettiva capacità produttiva di Chioggia. Questa azione di rilancio del mercato – ha proseguito Boscolo – passa attraverso maggiori servizi e attraverso la sicurezza alimentare, la qualità dei prodotti, la valorizzazione della tipicità regionale».

Mercato all'orecchio in Centrale

Addio asta all’orecchio, meglio asta a orologio. Secondo il presidente Chioggia ortomercato del Veneto, le linee direttrici da perseguire per raggiungere questi obiettivi sono: impegnare nella programmazione le organizzazioni dei produttori, oggi finalmente parte attiva nella gestione (uno dei primi esempi in Italia); collegare questo mercato in rete con altre realtà specifiche, in primis il mercato di Padova; lavorare per la tracciabilità del prodotto in modo da rendere riconoscibile le produzioni locali da quelle importate e poi spacciate per nostrane; rendere trasparente la contrattazione, abbandonando la sia pur caratteristica asta a orecchio a favore di quella a orologio; completare la ristrutturazione del mercato e concentrarsi su nuovi progetti mirati per dotare di servizi la struttura.
Chioggia ortomercato del Veneto, che subentra nella gestione del Mercato orticolo al CoGeMo, è una società mista pubblico-privati nella quale SST (la Società Servizi Territoriali alla quale l’Amministrazione comunale ha conferito la proprietà della struttura acquisita da Veneto Agricoltura) detiene l’84% delle quote, il restante 16% è delle organizzazioni dei produttori: CAPO, COS, SICO e OPO Veneto. Anche il Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia IGP, ha assicurato il presidente di SST, Gianni Boscolo Bocca, avrà la propria sede presso la Centrale orticola.

Ortaggi vari in Centrale

Dati 2009 prodotti agricoli conferiti alla Centrale Orticola di Brondolo. In tutto il Veneto i radicchi, in controtendenza con le altre orticole, sono cresciuti in produzione (+4%) e,soprattutto, in valore: +32%. Il radicchio di Chioggia primaverile, a causa della scarsità di prodotto presente sui mercati, ha registrato inizialmente prezzi notevolmente superiori rispetto all’annata precedente ed una successiva flessione delle quotazioni, scese anche a livelli inferiori a quelli dei mesi corrispondenti del 2008, con valori compresi tra 0,46 e 0,86 a seconda della piazza di contrattazione. Andamento simile anche per il radicchio autunnale, con quotazioni in progressivo calo, ma comunque su valori superiori a quelli del 2008. Sui principali mercati veneti la media annua è stata nel complesso di 0,60 euro/kg (+43%).
Lo scorso anno in Centrale orticola di Brondolo a Chioggia sono stati conferiti circa 130mila quintali di prodotto, con un fatturato di poco più di 11 milioni di euro. Il radicchio tipo lungo (16.215 quintali, pari al 12% del totale conferito nel 2009), ha registrato una media annua di 0,74 euro/kg a fronte di un calo di 2,5 punti percentuali rispetto al 2008.

Cipolla bianca, protagonista del saòr con sardine

Conferimenti più che dimezzati perché i prodotti sono venduti sul campo o dati ai centri di lavorazione. Il restante 3% è rappresentato dalla cipolla bianca (ideale componente del classico saòr con le sardine), che con i suoi 1.690 quintali a 0,39 euro/kg di media è cresciuta del 35% circa in peso e del 70% circa in valore; dalle patate (1.440 quintali a 0,16 euro/kg di media), che hanno perso più del 50% della produzione a prezzi medi pressoché invariati; e dalle erbette rosse (1.108 quintali a 0,38 euro/kg di media), calate del 5% in produzione e del 17% in valore.
Uno sguardo panoramico sull’andamento dei conferimenti in Centrale orticola nell’ultimo decennio permette di notare che questi si sono complessivamente più che dimezzati rispetto agli ultimi dati precedenti il 2000. In dettaglio, il radicchio tondo si è ridotto del 54,88%, quello lungo del 27%, la cipolla bianca dell’89,57%, le patate dell’80,61%, infine le erbette del 63,12%. Una perdita progressiva di conferimenti, che non sono dovuti però ad una diminuzione delle produzioni. Queste infatti, come già successo da tempo per le carote, vengono in parte, fino ad ora sempre più crescente, direttamente vendute sul campo a commercianti o conferite a centri di lavorazione.

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)