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Venerdì 24 febbraio, al Wigwam di Arzerello (PD) il corso di formazione giornalisti dal tema “La rinascita dei boschi di pianura”

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Un tempo la pianura padano-veneta era coperta da un’immensa foresta solcata da fiumi ed intervallata da estese paludi. Dopo millenni di alterne fasi di distruzione e di recupero, di tale foresta oggi non restano che pochi, sparsi lembi. Fortunatamente, da qualche anno si assiste alla realizzazione di numerosi progetti di ricostruzione degli habitat forestali planiziali e ad una intensa attività vivaistica collegata. Ne parleremo venerdì 24 febbraio, a partire dalle 18:30 fino alle 20:30, nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco, nel corso di formazione giornalisti accreditato dall’Ordine dei Giornalisti “La rinascita dei boschi di pianura“. Per i giornalisti, che vogliono godere dei crediti, l’iscrizione è obbligatoria, entro il 23 Febbraio p.v., sulla piattaforma formazionegiornalisti.it (ente organizzatore: Sindacato Giornalisti del Veneto).

Coordina Renzo Michieletto, vicepresidente Argav. All’incontro interverranno: Stefano Pellizzon, vicepresidente Associazione Forestale di Pianura”, che parlerà de “La rinascita dei boschi di pianura: iniziative in corso”; Federico Correale, direttore Centri ed Aziende Agricole di Veneto Agricoltura, che tratterà l’argomento  “Dal seme all’albero, l’attività vivaistica di Veneto Agricoltura per una forestazione sostenibile”. Il corso di formazione sarà preceduto dal Direttivo Argav (ore 17).

Viticoltura sostenibile. A seguire parleremo del progetto europeo Ecovinegoal per una viticoltura sostenibile ed avremo ospite per la degustazione finale l’azienda vinicola Villa Bogdano 1880 di Lison di Portogruaro (Venezia),  con una selezione di etichette. La cantina non porterà solo i vini in degustazione ma sarà presente anche per testimoniare il suo ruolo nella continua custodia e salvaguardia della biodiversità all’interno delle sue vigne storiche e del bosco planiziale annesso riconosciuto Natura 2000. Alla guida di Villa Bogdano 1880 dal 2016 ci sono Domenico Veronese e l’amministratore Lucio Tessari. La Tenuta a corpo unico è delimitata da due fiumi e questa è una grande forza, perché nei secoli ha permesso di mantenere le caratteristiche originarie del terreno ed è ancora oggi un’oasi protetta. Nei 106 ettari di vigneti, che affondano le radici in un terreno argilloso e calcareo, si privilegiano le rese basse, con grande attenzione alla tutela dei vigneti antichi e alla valorizzazione delle varietà autoctone. Oltre al Tocai Friulano, ci sono vigneti di Refosco dal Peduncolo Rosso ed è stato reimpiantata la Malvasia. Queste scelte hanno permesso ai vini di Villa Bogdano 1880 di rafforzare la loro identità, aggiudicandosi premi e trovando uno spazio definito nel mercato internazionale. Dal 2022 è membro sostenitore della Old Vine Conference, associazione internazionale con sede a Londra che tutela e promuove le vigne storiche. Per maggiori informazioni: www.villabogdano1880.it . Una presenza questa che, nella serata, beneficerà del supporto del giornalista ed esperto di vini Gian Omar Bison, consigliere Argav.

Come di consueto, il “buon convivio” degli assaggi dei cibi e dei vini costì presentati, sarà preparato dallo staff del Circolo di Campagna Wigwam APS ospitante sotto la direzione del presidente Efrem Tassinato. Presenti anche alcune Comunità Locali Wigwam del Veneto che saranno rappresentate da alcuni produttori di eccellenza quali la Marco Bellavere Spa con le sue specialità dolciarie tipiche. Non è previsto un costo di partecipazione ma solo essere in regola con le quote associative ad ARGAV e/o FNSI e all’Associazione Wigwam, con possibilità di rinnovo o nuova iscrizione da regolarizzare anche nell’occasione. L’accettazione di partecipanti sarà fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: arzerello@wigwam.it WhatsApp +39 333 3938555

L’Orto botanico di Padova riapre alle visite con la novità del Museo botanico, appassionante viaggio nella storia delle relazioni tra botanica e medicina

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L’Orto rinascimentale e il Giardino della biodiversità di Padova si arricchiscono di un nuovo nucleo espositivo che presenta per la prima volta al pubblico una significativa selezione del patrimonio storico dell’Università di Padova, finora destinato principalmente a ricerca e didattica e non visibile al grande pubblico. Tra botanica e medicina, chi visita il Museo può scoprire la storia dell’Orto, delle sue piante e di chi le ha raccolte, in un viaggio attraverso i secoli che inizia dalla sua fondazione, quando vi si coltivavano e studiavano le piante medicinali, e arriva fino al Novecento.

Si tratta di collezioni botaniche risalenti prevalentemente all’Ottocento e al primo Novecento, tra cui spicca l’erbario storico – uno straordinario archivio della biodiversità vegetale con circa 800.000 esemplari tra piante, alghe, funghi e licheni essiccati – e che conta anche 16.000 provette con semi di specie alimentari, medicinali e ornamentali, le tavole didattiche ottocentesche, modelli di funghi e sezioni di legni. Ad aprire la collezione di erbari l’Erbario assoluto, opera di fuse*, che reinterpreta le illustrazioni botaniche e gli erbari storici dell’Orto di Padova alla ricerca dell’essenza della pianta e delle sue metamorfosi. Le immagini sono elaborate attraverso algoritmi di machine learning che rintracciano i caratteri ricorrenti e salienti di fiori e foglie e ne colgono somiglianze e differenze, creando un’installazione artistica che unisce sensibilità umana e intelligenza artificiale e offre uno sguardo nuovo sul mondo vegetale.

Lungo il percorso, che si sviluppa su una superficie di 500 metri quadrati ed è curato dalla responsabile scientifica Elena Canadelli, si incontrano anche un esemplare di agnocasto risalente alla fine del Cinquecento e le prime edizioni di volumi che hanno fatto la storia della botanica e della medicina (da Vesalio a Mattioli, da Berengario da Carpi ad Alpini). Dopo quasi 500 anni dalla fondazione, arriva in Orto botanico anche la spezieria che il medico Francesco Bonafede avrebbe voluto attiva fin dal 1545: si tratta della farmacia di fine Settecento donata all’Università dal farmacista Giuseppe Maggioni con la sua strumentazione, le preparazioni e i farmaci che attraversano almeno tre secoli di storia della farmaceutica e della medicina. Un ambiente in cui immergersi scoprendo in un video la vita quotidiana dello Speziale.

Il percorso racconta la fitta rete di scambi di piante e semi dell’Orto, un importante centro di introduzione e coltivazione di piante medicinali, alimentari e ornamentali da varie parti del mondo: storia che viene ripercorsa ammirando le collezioni di erbari, ma anche con esperienze interattive come quella di Botanica senza frontiere, in cui si incontrano personaggi e luoghi, e quella della Storia illustrata, in cui si ripercorre la storia della medicina e della botanica in 12 tappe che passano anche da Padova, oppure il gioco che sprona a indovinare le piante introdotte per la prima volta in Italia e i protagonisti padovani ai quali ancora oggi sono dedicati i nomi di interi generi di piante.

Negli spazi del Teatro botanico recentemente restaurato si può assistere alla proiezione del film Goethe. La vita delle foglie, scritto e diretto da Denis Brotto, dove si racconta l’ideale ritorno a Padova oggi, nel 2023, del grande artista tedesco, interpretato da Giulio Casale: un’occasione per ripensare al suo viaggio in Italia, avvenuto nel 1786, e soprattutto alla genesi del suo celebre saggio La metamorfosi delle piante, pubblicato nel 1790.

Grazie al Museo il visitatore può mettere insieme gli elementi più importanti dell’Orto, ampliando lo sguardo alla storia della botanica e della medicina, conoscendo i suoi protagonisti e scoprendo ancora meglio il dialogo tra le geometrie rinascimentali dell’Orto antico, le serre del Giardino della biodiversità inaugurate nel 2014 e il ricco patrimonio archivistico e librario conservato al primo piano dell’edificio nella nuova “Biblioteca storica di medicina e botanica Vincenzo Pinali e Giovanni Marsili”. Il biglietto d’ingresso all’Orto consente di visitare anche il museo e la mostra durante gli orari di apertura.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Una green community per la Valsugana (TN)

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) «Comunità locali coordinate e associate tra loro che vogliono realizzare insieme piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale». Questo sono, in sintesi, le “Green communities” previste dal Pnrr (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Unione europea) e la cui realizzazione è stata avviata nell’estate scorsa dal Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in particolare con uno specifico bando che ha messo a disposizione 129 milioni di Euro per l’avvio di almeno 30 di esse.

Alla fine della valutazione le Green Communities ammesse a finanziamento su tutto il territorio nazionale sono state 35 (su 178 richieste inoltrate) e fra queste una spettava al Trentino. Ad aggiudicarsela è stata la Comunità Valsugana e Tesino, che con 29 punti in graduatoria, ha avuto la meglio sulla proposta della Comunità della val di Fiemme, fermatasi a 15 punti, e su quella del Primiero. Il progetto della Comunità Valsugana e Tesino prevede investimenti per un totale di 4.715.000,00 Euro, 3.772.00,00 dei quali finanziati dal PNRR e con l’importo rimanente messo in campo dalla Comunità Valsugana e Tesino e dai Comuni di Scurelle, Telve e Roncegno Terme. Per l’Alto Adige, l’intervento sarà realizzato dalla Comunità comprensoriale della val Venosta, unico soggetto ad aver presentato la domanda.

Gli interventi. Corposo e impegnativo il programma delle iniziative previste in Valsugana e Tesino, con ben 16 interventi, alcuni interessanti tutto il territorio della Comunità, altri focalizzati in particolare sulla valle del torrente Maso. In campo forestale è prevista la riforestazione di almeno 100 ettari di bosco schiantato da Vaia e poi colpito dal bostrico nei Comuni di Scurelle e Telve, i più colpiti dal danno. Al fine di una gestione ottimale delle risorse idriche, tutto il territorio della Comunità sarà interessato dalla mappatura dei sistemi di accumulo idrico in alta quota, con la realizzazione di due pozze-serbatoio, una sicuramente all’Aia del Buso (Scurelle), mentre la seconda sarà individuata dopo uno specifico studio che vedrà coinvolta anche l’Università di Trento.  Lo studio riguarderà anche le modalità di smaltimento dei rifiuti nelle strutture turistiche sopra i 1.000 metri di quota e le possibilità offerte dalla fitodepurazione, oltre a un intervento pilota all’agritur Caserine, attualmente non allacciato alla rete fognaria e su una seconda struttura da individuare. L’ambito della produzione di energia da fonti rinnovabili ha in programma il censimento generale delle modalità attualmente in essere nelle strutture in quota con l‘installazione di pannelli fotovoltaici a malga Cere e al rifugio Caldenave, oltre alla conversione da gasolio a cippato dell’impianto di riscaldamento dell’Albergo SAT Lagorai in Val Campelle.

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Turismo sostenibile. Estesa a tutto il territorio della Comunità Valsugana e Tesino, anzi dell’APT Valsugana Lagorai, è l’azione legata al turismo sostenibile, con la valorizzazione di pacchetti turistici per destagionalizzare l’offerta, lo sviluppo del prodotto turistico “Destinazione malghe”, la promozione della prima stazione sciistica senza impianti e la valorizzazione dei siti della Grande Guerra, in collaborazione con il Museo di Borgo, anche tramite audio-guide che consentano di apprezzarli al meglio. Sostanziosa è l’azione legata alla gestione sostenibile del patrimonio edilizio montano con interventi sullo stallone di malga Valsolero di Sopra, sulle pertinenze di malga Cagnon di Sotto, su Malga Trenca e con il recupero di due rustici di proprietà pubblica in Val Campelle da destinare a ospitalità rurale. Quattro antichi manufatti (non ancora individuati) saranno inoltre recuperati a servizio della pastorizia per prevenire i danni da lupo, sulla falsariga di quello recentemente realizzato nella zona dei Sette Laghi.

Per arrivare ad avere una “montagna smart” sarà svolto uno studio su tutto il territorio per verificare la copertura della rete a banda ultralarga con due progetti pilota, uno in Val Campelle e il secondo in un’area da definire, come pure sarà individuata la struttura turistica (pubblica) da certificare per l‘ottimale gestione dei rifiuti dopo che sarà stato elaborato un disciplinare da applicare in questo campo alle strutture turistiche in quota. Di nuovo tutta l’area sarà interessata dall’azione di “integrazione dei servizi di mobilità” con la definizione di un modello di mobilità intermodale sia per il fondovalle che per la montagna, l’acquisto di tre minibus e di una flotta di bici elettriche, la messa in rete di circa 150 chilometri di percorsi per mountain bike ed e-bike dotandoli anche di una decina di punti di ricarica.  Un progetto pilota in Val Campelle prevede la razionalizzazione della mobilità automobilistica con un parcheggio “di attestamento” dal quale ciclisti e pedoni potranno arrivare alle aree di sosta che saranno gestite in maniera innovativa. Infine ci sarà spazio anche per l’agricoltura con il coinvolgimento di una trentina di aziende disponibili a sperimentare pratiche di agroecologia, che saranno messe in pratica anche con la collaborazione della Fondazione Edmund Mach e della Fondazione De Bellat.

Un grosso progetto quindi, anzi sedici diversi progetti in uno, che richiedono fin d’ora un grosso impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare naturalmente dalla Comunità Valsugana e Tesino, titolare dell’iniziativa, che – come ci dice il presidente Enrico Galvan – dovrà anche fare i conti con la non indifferente mole di attività amministrativa e con i tempi stretti e vincolanti imposti dal PNRR. Il tutto infatti dovrà essere completato entro il marzo 2026. 

Che cosa sono le Green Communities? Si tratta di comunità locali che intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse di cui dispongono realizzando piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale comprendenti attività legate a: gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale, gestione integrata e certificata delle risorse idriche, produzione di energia da fonti rinnovabili locali, sviluppo di un turismo sostenibile, costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture di una montagna moderna, efficienza energetica e integrazione intelligente degli impianti e delle reti, sviluppo sostenibile delle attività produttive, integrazione dei servizi di mobilità, sviluppo di un modello di azienda agricola sostenibile. Tutti gli interventi devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo il modello dell’economia circolare e nel quadro di obiettivi di riduzione dei consumi energetici, attraverso misure di efficientamento energetico e, dove possibile, ricorrendo all’uso di energie alternative e rinnovabili e in ciascuna fase degli interventi si dovrà porre particolare attenzione a non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.

Articolo pubblicato su “Il Cinque” febbraio 2023

Siccità. Il paesaggio veneto sta assumendo una colorazione tipica delle aree del sud Italia, bassi i livelli delle falde acquifere. I Consorzi di bonifica e ANBI Veneto in audizione alla Commissione Agricoltura del Consiglio regionale del Veneto.

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“I mutamenti climatici ci impongono di operare contemporaneamente su un doppio binario: agire con velocità nelle situazioni di emergenza, com’è stata la straordinaria siccità del 2022, e progettare e realizzare opere in grado di rispondere in maniera organica alle nuove sfide.” ANBI Veneto e i Consorzi di Bonifica della Regione hanno incontrato la Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale del Veneto e hanno presentato le istanze del territorio.

Le sfide legate ai mutamenti climatici richiedono misure emergenziali e azioni strutturate lungimiranti: in entrambi i casi servono risorse e pianificazione. Lo ha affermato il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro, nel corso dell’audizione con la 3^ commissione (Agricoltura) del Consiglio Regionale mercoledì 1 febbraio 2023. E’ stata una preziosa occasione per ripercorrere i grandi temi di questi mesi – siccità, caro energia, rinnovo delle concessioni di derivazione – e ribadire la necessità di investire in un piano per aumentare la capacità del territorio di trattenere risorsa (Piano Laghetti, 88 proposte d’intervento atti ad aumentare la capacità del territorio di trattenere risorsa, riducendone pertanto la dispersione a mare. Il piano prevede il recupero di cave dismesse, la realizzazione di bacini di pianura ad alto valore ambientale, l’allargamento delle sezioni dei canali e la bacinizzazione di corsi d’acqua verso il mare. Con il via libera della Regione, inizierà la caccia ai finanziamenti: 800 mln di euro complessivi, auspicando interventi da ministeri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e delle Infrastrutture e trasporti). “Chiediamo alla Regione del Veneto di sostenere e accompagnarci nel percorso di ottenimento di risorse attraverso linee ministeriali, risorse fondamentali per affrontare le sfide che abbiamo davanti”, ha chiosato il direttore di ANBI Veneto, Andrea Crestani.

2022, anno più caldo di sempre, in Veneto è mancato il 30 per cento di pioggia. Il grave problema del 2022 infatti è stata la straordinaria siccità che caratterizzato fiumi, bacini di montagna, falde e depositi nivali. Con 771 mm di pioggia in media contro una media di riferimento di 1100 mm il 2022 è l’anno più secco degli ultimi 30 anni: -30%, peggio del record del 2015. L’anno idrologico (ottobre 2022 – ottobre 2023) si è aperto in Veneto con un deficit di piovosità di 92 mm rispetto alla media 1994-2021. L’inizio del 2023 è stato caratterizzato da diversi episodi di pioggia e nevi ma la situazione desta ancora apprensione soprattutto a causa dei bassi livelli delle falde acquifere; a metà gennaio, per esempio, gli acquiferi dell’alta pianura veronese segnavano livelli di 30-40 cm inferiori al precedente minimo storico per gennaio (2018). Alla data del 15 gennaio le portate dei maggiori fiumi veneti sono quasi ovunque inferiori rispetto alla media del periodo: Po -36% (a Pontelagoscuro), Bacchiglione -55% (a Montegaldella), Adige -15% (Boara Pisani), Brenta -20% (Bassano del Grappa). “Abbiamo un territorio che per mancanza di acqua, sia di pioggia che di acqua che scorre nei fiumi e nei canali, si sta modificando – spiega Cazzaro – , stiamo assumendo una colorazione del paesaggio tipica delle aree del sud Italia e, con questo trend, rischiamo di assumere caratteristiche proprie delle aree semidesertiche”.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Influenza aviaria H5N1/HPAI in un allevamento di visoni in Spagna ad alta patogenicità, nessun pericolo per l’uomo ma alta la soglia di attenzione

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I ricercatori del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, in collaborazione con i colleghi del Laboratorio di referenza nazionale per l’influenza aviaria spagnolo di Madrid (Spagna) e le autorità sanitarie spagnole, hanno identificato un virus influenzale aviario H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) in un allevamento di visoni da pelliccia nel nord ovest della Spagna. I risultati delle indagini epidemiologiche, cliniche e genetiche sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Eurosurveillance. I fatti risalgono ad ottobre 2022, quando a seguito di un aumento improvviso della mortalità registrato in un allevamento di visoni, alcuni campioni prelevati da animali sintomatici sono stati inviati ai laboratori spagnoli per gli accertamenti analitici. Le analisi hanno permesso di rilevare la presenza del virus H5N1/HPAI.

Al momento è ignoto il meccanismo di introduzione e diffusione del virus in azienda. Tuttavia, considerate le mortalità riscontrate nei volatili selvatici marini nelle settimane precedenti nella stessa regione, causate dal virus H5N1/HPAI, i ricercatori ipotizzano che il virus sia stato introdotto dagli uccelli selvatici. Restano da approfondire i meccanismi di diffusione del virus in azienda e le modalità di trasmissione tra i visoni. Ulteriori studi sono in corso per caratterizzare la virulenza e la trasmissibilità del virus.

Le analisi genetiche hanno consentito di stabilire che il virus appartiene ad un gruppo virale ben conosciuto, responsabile della grave epidemia di influenza aviaria in atto da oltre due anni nei volatili domestici e selvatici in Europa e nel mondo. Sebbene il virus identificato nei visoni si distingua dai ceppi finora descritti nei volatili europei per alcune mutazioni presenti nel suo genoma, si sottolinea che nessuna delle mutazioni rilevate è fra quelle note per rendere un virus H5N1/HPAI trasmissibile efficacemente da uomo a uomo. Gli autori hanno inoltre evidenziato che nessun caso di infezione è stato riscontrato dalle indagini diagnostiche specifiche effettuate dalle autorità sanitarie spagnole negli operatori dell’azienda potenzialmente esposti.

La suscettibilità dei visoni all’infezione con i virus influenzali tipo A umani ed aviari è già stata documentata in diversi studi precedenti. Tuttavia, il caso descritto ricorda l’importanza di implementare adeguati piani di sorveglianza per i virus influenzali in questo settore produttivo e l’assoluta necessità di rafforzare le misure di biosicurezza per prevenire il contatto con i volatili selvatici ed evitare il verificarsi di eventi di trasmissione di virus influenzali dal visone all’uomo e viceversa. “Questo evento ci ricorda che il virus influenzale aviario ad alta patogenicità H5N1 non è un problema solo dei volatili – sottolinea Isabella Monne, veterinario del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZSVe e coautrice dello studio – È in atto un’emergenza epidemica globale, senza precedenti, che non sconvolge solo la produzione avicola ma che sta colpendo gravemente molte specie di volatili selvatici e sporadicamente anche di mammiferi selvatici, minacciando gravemente la biodiversità del nostro pianeta. La continua circolazione del virus nella popolazione selvatica e le mortalità massive causate dal diffondersi dell’infezione in alcune specie rischia di sbilanciare ulteriormente gli ecosistemi con conseguenze ignote anche sulle dinamiche evolutive del virus. Anche questa emergenza va affrontata con un approccio One Health, globale e multidisciplinare, con la massima attenzione e prontezza, come abbiamo cominciato a capire grazie alla lezione della pandemia da Covid-19. Un virus influenzale capace di causare lospillover nei mammiferi va fermato prima di diventare un problema per la sanità pubblica”.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Venerdì 27 gennaio, corso di formazione giornalisti “Tre ricerche per conoscere il Veneto di oggi” al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD), iscrizioni tramite piattaforma entro il 26 gennaio

Relatori incontro ARGAV Wigwam Agronet dicembre 2012

foto di repertorio

Venerdì 27 gennaio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, Argav organizza il primo corso di formazione del nuovo anno che ha per tema “Tre ricerche per conoscere il Veneto di oggi” e si terrà nella sede del Circolo di campagna Wigeam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8.bIl corso vuole offrire strumenti d’analisi della realtà territoriale a partire da tre recenti iniziative, indicatrici della condizione urbanistica, ambientale e montana del Veneto:una banca dati funzionale al riutilizzo dell’esistente patrimonio edilizio, quale elemento di sostenibilità  e contrasto all’eccessiva cementificazione; uno studio sullo stato delle risorgive; il progetto Rigeneramontagna.

Saranno relatori: Federico Della Puppa, ricercatore Responsabile Area Analisi & Strategie Smart Land – Consulente Confartigianato Veneto, “La prima mappa interattiva degli edifici pubblici inutilizzati”; Andrea Crestani, direttore ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) Veneto, “Le risorgive, termometro della salute di un territorio idricamente artificiale”; Laura Secco, docente Università Padova – Collaboratrice Fondazione Giovanni Angelini Centro Studi sulla Montagna, “L’uso delle risorse ed il significato dei luoghi attraverso lo sguardo delle giovani generazioni”. 

Le iscrizioni devono essere effettuate, entro giovedì 26 Gennaio p.v., attraverso la piattaforma “www.formazionegiornalisti.it”, digitando come organizzatore “Ente Terzo Formatore” e quindi completando il filtro, scrivendo “Sindacato Giornalisti Veneto”. Il corso attribuirà 2 crediti formativi.

Al via giovedì 26 gennaio al XXIII corso on line del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova, “Paesaggio ed energia: dalla storia alle sfide del presente” la tematica affrontata quest’anno, possibilità ancora di iscriversi

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Il ruolo di primo piano assunto ormai dalle forme di energia da fonte rinnovabile cambierà i paesaggi. Quali percorsi intraprendere per non perdere i caratteri e i valori dei luoghi? Con quali strumenti favorire una progettazione di qualità e una maggiore tutela del paesaggio? Che tipo di attenzione riservare alle diverse trame relazionali del territorio: ecosistemica, storica, estetico-visuale, sociale? Come attuare un’integrazione sistemica tra energia e paesaggio e far sì che le nuove tecnologie diventino elementi stessi del paesaggio? Il XXXIII corso esaminerà alcuni aspetti di queste trasformazioni in atto, invitando a una riflessione che potrà essere utilmente approfondita andando a ritroso nella storia, a partire da quella dell’arte dei giardini e del sistema di relazioni che il giardino intrattiene con le risorse energetiche del territorio circostante.

Si darà anche conto dei primi esperimenti di utilizzo di energie alternative in alcuni tra i maggiori giardini storici italiani: Venaria Reale, Villa Adriana e Villa d’Este, la Reggia di CasertaIl corso terrà presenti due versanti di indagine. Da un lato proporrà un approfondimento delle varie fonti energetiche nella loro evoluzione storica, diversità e utilizzo, cercando di dare delle risposte su come governare le trasformazioni del paesaggio conseguenti alla realizzazione di impianti, manufatti e infrastrutture per l’utilizzo di energie rinnovabili. Una ricognizione sui servizi ecosistemici e sul paesaggio agrario in rapporto alle energie rinnovabili darà modo di approfondire dei temi che stanno assumendo sempre maggiore importanza. Dall’altro lato il corso offrirà un’esplorazione sul ruolo che devono assumere i paesaggisti nella trasformazione verso i “paesaggi energetici” e sulla sensibilità progettuale richiesta. Il confronto con alcune pratiche consentirà di fare riflessioni su progresso, criticità in atto e potenzialità del processo. Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere sull’interpretazione di questi e altri problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze di una contemporaneità consapevole, è il compito che si dà il XXXIII corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova. 

L’uso di energia ha plasmato da sempre la società: dalla preistoria al Neolitico, dalla rivoluzione industriale alla contemporaneità. Non esistono processi naturali o attività antropiche senza la presenza di energia che opera in modi diversi e assume differenti connotazioni, in funzione anche del tempo. Vi è innanzi tutto l’energia che influenza in modo visibile il paesaggio, con i manufatti, gli impianti e le attività necessarie per la produzione, la trasmissione e l’utilizzo di energia. Nella lunga storia dei paesaggi umani, via via che si arriva alla modernità, i “paesaggi energetici hanno prodotto una ripercussione sull’ambiente e il paesaggio sempre maggiore: dalla scoperta del fuoco e dei successivi incendi ai grandi disboscamenti, dall’invenzione del mulino alla scoperta del carbone, dall’introduzione dell’elettricità alle dighe e ai laghi artificiali, dalle industrie alle raffinerie. Il ruolo di primo piano assunto ormai dalle forme di energia da fonte rinnovabile cambierà i paesaggi. Quali percorsi intraprendere per non perdere i caratteri e i valori dei luoghi? Con quali strumenti favorire una progettazione di qualità e una maggiore tutela del paesaggio? Che tipo di attenzione riservare alle diverse trame relazionali del territorio: ecosistemica, storica, estetico-visuale, sociale? Come attuare un’integrazione sistemica tra energia e paesaggio e far sì che le nuove tecnologie
diventino elementi stessi del paesaggio? 
Il XXXIII corso esaminerà alcuni aspetti di queste trasformazioni in atto, invitando a una riflessione che potrà essere utilmente approfondita andando a ritroso nella storia, a partire da quella dell’arte dei giardini e del sistema di relazioni che il giardino intrattiene con le risorse energetiche del territorio circostante. Si darà anche conto dei primi esperimenti di utilizzo di energie alternative in alcuni tra i maggiori giardini storici italiani: Venaria Reale, Villa Adriana e Villa d’Este, la Reggia di CasertaIl corso terrà presenti due versanti di indagine. Da un lato proporrà un approfondimento delle varie fonti energetiche nella loro evoluzione storica, diversità e utilizzo, cercando di dare delle risposte su come governare le trasformazioni del paesaggio conseguenti alla realizzazione di impianti, manufatti e infrastrutture per l’utilizzo di energie rinnovabili. Una ricognizione sui servizi ecosistemici e sul paesaggio agrario in rapporto alle energie rinnovabili darà modo di approfondire dei temi che stanno assumendo sempre maggiore importanza. Dall’altro lato il corso offrirà un’esplorazione sul ruolo che devono assumere i paesaggisti nella trasformazione verso i paesaggi energetici e sulla sensibilità progettuale richiesta. Il confronto con alcune pratiche consentirà di fare riflessioni su progresso, criticità in atto e potenzialità del processo. Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere sull’interpretazione di questi e altri problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze di una contemporaneità consapevole, è il compito che si dà il XXXIII corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova. 

Le lezioni si svolgono sulla piattaforma ZOOM dell’Università di Padova, il giovedì, ore 17.00-19.00. Contributo di
partecipazione 30 €. Info: http//www.giardinostoricounivpadova.it; email: segreteria@giardinostoricounivpadova.it.


Fonte: Gruppo Giardino Storico di Padova

Realizzato in Veneto il primo cannone al mondo sparanebbia a 120 bar utile ad abbattere le micropolveri PM 2.5

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“Respira Aria Sana a 360°”, obbiettivo strategico della padovana Idrobase Group, si arricchisce di una novità di rilevanza mondiale: è stato, infatti, realizzato il primo cannone “sparanebbia” a 120 bar (nella foto in alto), capace di eiettare miliardi di microgocce leggermente  più grandi delle particelle inquinanti di PM 2.5, garantendone così il completo abbattimento. L’esposizione alle polveri sottili è un’acclarata causa di cancro ai polmoni, al colon ed all’intestino; le aree e le città industriali sono quelle a maggior rischio (solo in Europa si stimano oltre 400.000 morti all’anno), soprattutto nei Paesi in rapida crescita economica.

Altra novità. Il nuovo prodotto della linea “Elefante”, leader di settore (migliaia di precedenti modelli sono presenti da anni soprattutto sul mercato cinese), è accompagnato, nel catalogo 2023 della “multinazionale tascabile”, da un’altra, importante novità “made in Italy” per la salubrità degli ambienti: l’apparecchio BKM destinato ad eliminare virus, tra cui il Covid e di cui viene presentata la versione 3.0, frutto della ricerca con l’Università di Padova e destinata a mantenere salubri ambienti ampi (fino a 200 metri quadri). Si tratta di un purificatore d’aria per ambienti indoor, che sfrutta la tecnologia UV-C per abbattere direttamente patogeni aerodispersi; attiva inoltre un foto-catalizzatore, a base di nano-particelle di titania, che riduce la concentrazione dei composti organici volatili (VOC) nell’aria. Lo sviluppo del dispositivo è durato 10 mesi e si è basato sulle sperimentazioni eseguite su n-decano, toluene, formaldeide, tricloroetilene, acetone, per quanto riguarda i VOC; su escherichia coli, per quanto riguarda i patogeni.A questo proposito, si è considerata la scala di resistenza indicata dalla Food and Drugs Administration (FDA), che individua la categoria dei batteri tra le più resistenti alle operazioni di disinfezione tra i microorganismi, anche rispetto ai virus a barriera lipidica come i Coronavirus.

Crescente internazionalizzazione. “Per Idrobase Group, il 2023 sarà un ulteriore anno di sfide sui mercati globali – afferma  il co-presidente del gruppo di Borgoricco, Bruno Ferrarese, che indica una potenzialità di crescita del 20% nel fatturatochiusosi positivamente anche nel 2022, nonostante l’incendio, che a Luglio distrusse uno dei magazzini, il cui nuovo capannone sarà significativamente inaugurato ad un anno di distanza assieme a rinnovati uffici aziendali –  Sarà un anno indirizzato ad una crescente internazionalizzazione del nostro business; per questo, a fine mese, saremo impegnati in una missione commerciale, che toccherà Stati Uniti e Giappone, mentre in Korea e Vietnam stringeremo nuovi accordi per migliorare la nostra presenza sui mercati del Far East.”

Fonte: Servizio stampa Idrobase Group

Ad Asiago (VI) in mostra sino al 30 aprile 2023, con incontri e conferenze, l’archivio storico di Mario Rigoni Stern

Le Carte di Mario (5)

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si intitola “Le Carte di Mario” la mostra allestita presso il Museo Le Carceri (Via Benedetto Cairoli 13), ad Asiago (VI), visitabile sino al 30 aprile 2023. L’esposizione è un’ immersione nel mondo concreto e impegnato dello scrittore Mario Rigoni Stern, che ha vissuto la montagna, il suo territorio e il paesaggio con la cura e custodia di un saggio giardiniere.

Memorabili alcuni suoi scritti sull’impegno ambientale, come quello relativo alla complessità del termine ecologia. “Molte volte si sente dire, o si legge, il sostantivo ecologia, ma anche troppe volte viene detto e scritto a sproposito, dimenticando che tra le scienze umane l’ecologia è la più complessa e difficile; la summa delle scienze in quanto ad essa fanno capo tutti i settori dello scibile: dalla matematica alla biologia, dalla botanica alla zoologia, dalla chimica alla geologia, dalla fisica alla paleontologia per arrivare complessivamente allo studio delle funzioni di relazione degli organismi  con l’ambiente e tra di loro.”  

Memorabile anche il suo contributo al PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento) per il buon governo del territorio veneto (se solo molti amministratori ne avessero tenuto conto o ne volessero tenere conto anche da ora in poi). “Ho insistito sulla necessità di salvaguardare le montagne e le colline del nostro Veneto, di realizzare una rete estesa di territori ad elevata naturalità e di interpretare in modo più attento di quanto accaduto nel passato recente la mediazione tra natura e città… Sarebbe opportuno approntare estesi interventi di restauro territoriale, di vantaggio sia per le attività agricole che per le città… Una foresta coltivata, questo vedrei nel paesaggio del futuro nella nostra Regione veneta.

Importanti gli appuntamenti, gli incontri e conferenze; tutte alle ore 17,30 in Sala Consiliare di Asiago: venerdì 13 gennaio – esegesi del fondo Mario Rigoni Stern; venerdì 20 gennaio – progettare una mostra documentaria; sabato 11 Febbraio – Arboreti e dintorni; venerdì 17 febbraio – Luogo tempo memoria; venerdì 10 marzo – Uno sguardo dall’alto; sabato 18 marzo – Amicizia e affinità di valori e di esperienze, tra Mario Rigoni Stern e Primo Levi; sabato 8 aprile Un uomo, tante storie, nessun confine.

L’Archivio di Mario Rigoni Stern è in mostra con contenuti scientifici coordinati dall’archivista Ines Ghemo e la supervisione di Giambattista Rigoni Stern, figlio dello scrittore, curati dalla commissione scientifica composta da Giuseppe Mendicino, scrittore e biografo di Mario Rigoni Stern, Chiara Visentin, architetto, Chiara Stefani, architetto e paesaggista, Ada Cavazzani, ordinario di sociologia urbana e rurale all’Università della Calabria, Anna Maria Cavallarin, studiosa di temi rigoniani, Francesca Chiesa, docente e con il progetto di allestimento e comunicazione visiva curato dalla Studio B LAB design di Antonio, Cristina e Roberto Busellato.

Una mostra da non perdere! Gli orari di visita sono: sabato, domenica e festivi ore 10-12,30 e 15,30-18,30.

Influenza aviaria, Sars-CoV-2 e West Nile: la ricerca scientifica riparte dalle emergenze sanitarie, ma ha bisogno di finanziamenti

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La ricerca scientifica riparte dalle emergenze sanitarie che hanno segnato il 2022: influenza aviaria, Sars-CoV-2 e West Nile. Il nuovo anno si preannuncia ricco di sfide scientifiche per l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che ieri ha presentato i nuovi progetti di ricerca in partenza nel 2023, in presenza del direttore generale Antonia Ricci, del direttore sanitario Gioia Capelli, del direttore del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria Calogero Terregino e della ricercatrice del Laboratorio di genomica e trascrittomica virale Alice Fusaro (nella foto in alto, un momento dell’incontro stampa).

Le attività di ricerca si concentreranno su settori specifici che hanno come obiettivo generale il contrasto alle malattie infettive e i rischi emergenti. “La pandemia di Covid-19, l’influenza aviaria e la West Nile ci hanno insegnato che il contrasto alle malattie infettive è possibile solo con un approccio integrato One HealthIl nostro ruolo come IZSVe è di preservare questo delicatissimo equilibrio fra uomo, animali e ambiente, che rappresenta una sfida scientifica di grandissimo valore per i nostri ricercatori, ma che andrebbe adeguatamente finanziata da parte delle istituzioni, ben oltre lo 0,32% stanziato coi fondi del Piano Complementare al PNRR. La sanità pubblica veterinaria italiana è un’eccellenza del sistema sanitario nazionale che merita di essere riconosciuta e sostenuta, non solo per la lotta alle malattie infettive che hanno un impatto diretto sull’uomo, ma anche per il fondamentale ruolo di tutela della salute animale e della sicurezza alimentare”, ha detto il dg Antonia Ricci.

L’ondata di influenza aviaria ad alta patogenicità che ha investito l’Europa a partire dall’autunno del 2020 costituisce una priorità sanitaria per tutto il continente e una sfida scientifica senza precedenti, soprattutto per le implicazioni sulla filiera avicola e la fauna selvatica e per i rischi associati al potenziale zoonotico del virus. È questa la motivazione alla base di Kappa-Flu, il progetto di ricerca internazionale finanziato dalla Commissione europea per 7 milioni di euro, della durata di quattro anni, che coinvolge sette partner fra cui l’IZSVe. Coordinato dall’Istituto Friederich-Loeffler (Germania), insieme all’Erasmus University Medical Center (Paesi Bassi), KAPPA-FLU nasce sulle orme del progetto europeo Horizon 2020 Deltaflu, che ha coinvolto anche IZSVe e si è concluso lo scorso novembre. Del precedente progetto, Kappa-blu mantiene il focus sull’influenza aviaria e l’organizzazione del consorzio scientifico ma si sviluppa su obiettivi diversi volti a comprendere i cambiamenti epidemiologici, ecologici e patogenetici che caratterizzano l’epidemia H5 HPAI che da più di due anni affligge il settore avicolo e la popolazione selvatica aviaria europei. Il progetto è concepito con uno spirito pragmatico in linea con le strategie “Farm to Fork” della Commissione europea, che puntano a sviluppare sistemi di prevenzione e controllo delle malattie degli animali efficaci e sostenibili nel tutelare contemporaneamente la sicurezza alimentare, la filiera produttiva e la salute pubblica. Le attività dell’IZSVe riguardano tre filoni di ricerca: comprendere le dinamiche ecologiche ed evolutive del virus, sviluppare una piattaforma di fenotipizzazione rapida, potenziare gli strumenti dell’epidemiologia predittiva.

Sorveglianza genetica varianti SARS-CoV-2. Prosegue l’attività di sorveglianza delle varianti di SARS-CoV-2, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss). I risultati degli ultimi mesi riportano che il 100% dei campioni analizzati appartiene alla variante Omicron, al cui interno si distinguono cinque lineage principali BA.1, BA.2, BA.3, BA.4 e BA.5 e diversi sublineage. L’ultima sorveglianza del 13 dicembre ha confermato che BA.5, con una frequenza dell’88,8%, continua ad essere il lineage prevalente nella regione Veneto. Tale prevalenza è in linea con quanto osservato in Italia e in Europa. Il lineage BA.2 è aumentato di 4 punti percentuali rispetto a novembre (6,3%) e ha raggiunto la prevalenza del 10,2%, mentre il lineage BA.4 risulta in calo, passando dal 3,4% all’1% nell’ultimo mese. Tra le varianti definite dall’Oms come “varianti da monitorare”, segnaliamo BQ.1*, raddoppiata nel corso dell’ultimo mese e ad oggi responsabile di più della metà (58%) delle infezioni nella nostra regione, e BA.2.75*, responsabile di circa l’8% delle infezioni e aumentata del 6% nell’ultimo mese. Il significativo incremento di tali varianti è probabilmente associato all’elevata capacità di evadere dalla risposta immunitaria acquisita sia dalla vaccinazione che da precedenti infezioni, anche recenti. La sorveglianza genetica mensile per valutare la prevalenza delle varianti a livello regionale e nazionale si affianca alle attività di sorveglianza settimanali che l’IZSVe svolge costantemente in collaborazione con la UOSD Genetica e Citogenetica – AULSS 3 Serenissima, la UOC Microbiologia – AOUI Verona e tutte le Microbiologie del Veneto. Tale monitoraggio è fondamentale per intercettare la comparsa, l’introduzione o la diffusione di nuovevarianti o di varianti attenzionate per la loro capacità di trasmettersi, di causare malattia o di evadere la risposta immunitaria, fornendo dati preziosi alla comunità scientifica per un rapido adeguamento delle misure di prevenzione da adottare. In questo contesto, la recente impennata di casi di SARS-CoV-2 in Cina rende cruciale il sequenziamento del virus identificato in soggetti provenienti dal territorio cinese al fine di individuare tempestivamente la possibile introduzione di nuove varianti.

West Nile Virus.  Nel 2022 si è sviluppato un vasto focolaio di West Nile in Veneto che ha provocato numerosi casi di malattia neuroinvasiva nell’uomo con alcuni decessi. Gli studi condotti dai ricercatori dell’IZSVe in questi mesi, in collaborazione con importanti centri di ricerca medica del Veneto, e pubblicati su importanti riviste scientifiche, hanno consentito di descrivere l’evoluzione temporale e geografica del vasto focolaio e di individuare il ceppo WNV-1 quale maggior responsabile delle forme neuroinvasive nell’uomo e della malattia nei volatili e nei cavalli. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata fin da subito su questo ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal Nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. Il ceppo, diverso da quello introdotto per la prima volta nel 2008, rappresenta con ogni probabilità una nuova introduzione con uccelli migratori. Proprio in un recente articolo scientifico i ricercatori hanno confrontato i due diversi lineaggi di WNV presenti nell’uomo, uccelli e zanzare, avvalorando l’ipotesi che i pazienti umani e animali infetti da WNV-1 abbiano un maggior rischio di sviluppare malattia grave.  Per approfondire quali siano le cause dell’evento epidemico del 2022 e poterle contrastare in futuro, sono in corso diversi progetti di ricerca in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss) e il Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, che comprendono infezioni sperimentali con i due lineaggi di WNV oggi circolanti in Veneto negli insetti vettori, in colture cellulari e in modelli innovativi come gli organoidi.

Rischio alimentare nei molluschi bivalvi: PLASTI@Risk e STOPTTXs.La molluschicoltura e l’acquacoltura rappresentano un settore chiave, sempre più strategico per il futuro alimentare del nostro pianeta. Garantire la sostenibilità e la sicurezza delle risorse ittiche è una sfida per tutta la sanità pubblica veterinaria. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si è aggiudicato due progetti di ricerca finalizzata finanziati dal Ministero della Saluteper 900 mila euro sul pericolo conseguente all’ingestione di microplastiche e tetrodotossine attraverso il consumo di molluschi. La presenza di nuove specie di biotossine e la presenza nel mare di materiali di origine antropica come le micro e le nano-plastiche, impegnano i ricercatori nello sviluppare sistemi diagnostici per intercettare al loro sorgere i periodi di criticità dovuti a fioriture algali tossiche e per verificare effettivamente quanto i molluschi bivalvi siano esposti ad accumulare il materiale plastico. PLASTI@Risk mira a produrre una valutazione esaustiva del rischio microbiologico per la salute umana associato all’esposizione a microplastiche (MPs) ingerite attraverso il consumo di molluschi bivalvi filtratori, che permetterà l’individuazione di strategie di mitigazione del rischio. L’obiettivo principale di STOPTTXs è ridurre il rischio di contaminazione da tetrodotossine nei molluschi bivalvi vivi destinati al consumo umano. Le tetrodotossine (TTXs) sono potenti neurotossine che possono contaminare i molluschi bivalvi e l’ingestione di alimenti contaminati può causare gravi danni al sistema nervoso centrale.

Fonte: servizio comunicazione IZSVE