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Mobilità lenta, contributi del Gal Patavino a favore delle principali piste cicloturistiche della Bassa Padovana

Il GAL Patavino assegna 1.000.000 di euro di contributi all’area rurale della Provincia di Padova, a supporto della mobilità lenta del territorio.

Gli interventi. I contributi sosterranno la realizzazione di 5 interventi sulle principali piste cicloturistiche del territorio che va dai Colli Euganei alla Bassa Padovana, grazie ad altrettante aggregazioni di comuni. Per l’Anello dei Colli: i comuni di Monselice (capofila) Battaglia Terme e Montegrotto Terme investiranno in un tratto lungo la sponda destra del Canale Bisatto; mentre i comuni di Este (capofila), Baone, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Rovolon, Vò, Teolo e Torreglia risolveranno criticità sul tratto di competenza. Per l’anello delle Città Murate: i comuni di Montagnana (capofila) Carceri, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Urbana e Vighizzolo d’Este si sono coordinati per migliorare l’accessibilità del tratto; mentre la Provincia di Padova collabora con i Comuni di Este, Ospedaletto, e Borgo Veneto per risolvere criticità sulla sommità arginale del fiume Frassine e mettendo in sicurezza il tratto. Per l’itinerario “Dai Colli all’Adige” i Comuni di Pernumia (Capofila), S. Pietro Viminario, Tribano, Pozzonovo, Bagnoli di Sopra, Anguillara Veneta hanno promosso un progetto sul canale Bisatto per il congiungimento dell’itinerario con l’Anello dei Colli Euganei.

I progetti finanziati dal GAL rientrano nella realizzazione del Programma di Sviluppo Rurale finanziato dal Fondo Europeo FEASR, sostenuto anche da Regione Veneto e Stato italiano. Il presidente del GAL Federico Miotto “in un momento così difficile per il settore turistico, gli interventi finanziati dal GAL Patavino rappresentano uno stimolo alla ripresa e allo sviluppo”. Il presidente della Provincia di Padova, Fabio Bui: “Il GAL contribuisce alla realizzazione di interventi complementari a quelli della Provincia, in una logica di coordinamento che è determinante per ottimizzare le risorse”.

A fine maggio un altro nuovo bando. Sempre destinato alla mobilità lenta, realizzato in collaborazione con la Provincia di Padova, riserva agli enti quasi 620.000 euro di contributi per potenziare le piste cicloturistiche del territorio, e continuare a sostenerne il rilancio.

Fonte: Servizio stampa Gal Patavino

Sicurezza idraulica, ai Consorzi di bonifica del Veneto oltre 26 milioni per il dopo tempesta Vaia

Supera i 26,5 milioni di euro (per l’esattezza 26.729.579,70) il valore complessivo dei fondi che la Protezione Civile, attraverso due ordinanze del Commissario per l’emergenza Vaia Luca Zaia, mette a disposizione dei Consorzi di Bonifica del Veneto per la sicurezza idraulica del territorio regionale.

Si tratta di 23 progetti d’intervento inseriti nel “Piano degli Interventi urgenti in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato il Veneto dal 27 ottobre al 5 novembre 2019”, che hanno come oggetto la realizzazione, la manutenzione, il ripristino e la ristrutturazione di canali di scolo e bacini di laminazione, la messa in sicurezza di torrenti e argini, la ristrutturazione e l’adeguamento di impianti idrovori, sostegni e manufatti idraulici in tutti e 10 i comprensori di bonifica regionali. Ora che i finanziamenti sono stati comunicati ai soggetti attuatori, inizia l’iter che porterà alle gare d’appalto: secondo quanto previsto dalle ordinanze i contratti di assegnazione dei lavori dovranno tutti essere firmati entro la fine di settembre.

Messa in sicurezza del Veneto. “I finanziamenti che stanno arrivando sono fondamentali per la messa in sicurezza del Veneto, una regione ad elevato rischio idraulico e pesantemente colpito da Vaia – afferma Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi regionali di bonifica -. Dobbiamo sempre avere ben presente che i frequenti eventi atmosferici estremi di cui siamo testimoni sono causati da mutamenti climatici epocali. I Consorzi sono in prima linea in queste sfide e la loro nomina, nell’aprile 2019, a soggetti attuatori per la gestione dei danni di Vaia rappresenta un ulteriore riconoscimento dell’efficienza e capacità progettuale del sistema veneto della Bonifica”.

Siccità. Continua Crestani: “Ma la sicurezza idraulica rappresenta solo una faccia della medaglia, l’altra è costituita dai lunghi periodi siccitosi con la conseguente opera di gestione accorta della risorsa idrica effettuata dai Consorzi anche in questa prima parte di 2020 dove la scarsità di piogge ha causato grandi difficoltà all’agricoltura. Secondo la riunione dell’Osservatorio per gli utilizzi idrici del Distretto delle Alpi Orientali, tenutasi mercoledì 13 maggio scorso, tutti i principali fiumi della regione, con eccezione del Piave, registrano in questi giorni portate più basse della media, ma basta un nubifragio per mettere la rete idraulica regionale nuovamente sotto stress”.

Nello specifico, le risorse per i Consorzi di Bonifica previste nel Piano degli Interventi post Vaia sono distribuite come segue. il Consorzio di Bonifica Veronese (sede a Verona) è destinatario di 3.750.000 euro che verranno impiegati in tre interventi che interessano i comuni di Rivoli Veronese, Isola della Scala e limitrofi, Legnago. Il Consorzio Veneto Orientale (sedi a Portogruaro), riceverà 3.339.579,70 euro per tre interventi che interessano in particolar modo i comuni di Torre di Mosto, Gruaro e San Stino di Livenza. Il Consorzio Piave (sede a Montebelluna, Tv) si aggiudica 2.800.000 di euro per un sostanzioso progetto tra Codogné e San Fior. 2.900.000 euro andranno invece al Consorzio Acque Risorgive (sede a Mestre-Venezia) per tre interventi che coinvolgeranno i comuni di Curtarolo, Campagna Lupia e Mira. Il Consorzio Delta del Po (sede a Taglio di Po) riceverà 2.600.000 euro equamente suddivisi su due interventi che interesseranno Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle. Il Consorzio Adige Po (sede a Rovigo) riceverà 2.500.000 di euro per lavori di sistemazione idraulica tra Pontecchio Polesine, Guarda Veneta e Crespino. Al Consorzio Alta Pianura Veneta (sede a Cologna Veneta, Vr) andranno 2.800.000 euro per cinque progetti tra Zevio e Caldiero, Lonigo, Caldogno e Villaverla, Sossano e Vo’ Euganeo, Sovizzo. 2.400.000 euro andranno al Consorzio di Bonifica Adige Euganeo (sede a Este) per due progetti di sistemazione di sponde di canali: canale Fossa Molesana, tra i comuni di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra e Tribano, e Collettore Generale Acque Alte, tra Piacenza d’Adige, Ponso, Santa Margherita d’Adige e Vighizzolo d’Este. Al Consorzio Brenta (sede a Cittadella) andranno 2.640.000 euro per due interventi a Bassano del Grappa e Piazzola sul Brenta. Infine, 1.000.000 di euro andrà al Consorzio Bacchiglione (sede a Padova) per interventi alle botti a sifone di Codevigo e Piove di Sacco.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

 

Nuova passerella al Giardino Botanico Litoraneo di Rosolina (RO)

E’ stata realizzata di recente una nuova passerella pedonale che consentirà a visitatori e turisti di attraversare la barena nell’area sud-est del Giardino botanico litoraneo di Porto Caleri a Rosolina (Ro). L’opera, realizzata da Veneto Agricoltura sulla base di un progetto redatto dall’U.O. Forestale della Regione del Veneto, sostituisce un vecchio manufatto demolito nel 2018.

La nuova passerella risulta essere di grande importanza sia per la tutela delle specie vegetali che popolano la barena, sia per la riduzione della superficie di calpestio. Inoltre, la tipologia costruttiva, di recente introduzione, e i materiali utilizzati per la realizzazione del manufatto garantiscono una sua maggiore durabilità nel tempo e una più agevole percorrenza da parte dei visitatori. L’opera è stata interamente realizzata dagli operatori forestali di Veneto Agricoltura, con il solo intervento esterno riguardante la posa della paleria. Il Giardino botanico, ubicato nella parte meridionale del litorale di Rosolina Mare, interessa una superficie di circa 24 ettari. Realizzato dalla Regione Veneto nel 1990 in un’area in seguito dichiarata Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ed entrata a far parte del territorio del Parco regionale Veneto del Delta del Po, ha lo scopo di conservare un ambiente naturale unico e di notevole interesse scientifico.

La visita agli ambienti del Giardino, si sviluppa lungo tre diversi sentieri: uno breve, che interessa in maniera particolare la pineta; uno intermedio, che include tutti gli ambienti tranne la zona umida d’acqua salmastra; uno più lungo, che include anche quest’ultima.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Tempesta Vaia, al via a nuovi cantieri per ripristino opere viabilistiche colpite dal maltempo del 2018

La Regione Veneto, in conseguenza agli eccezionali eventi metereologici che hanno interessato la regione dal 27 ottobre al 5 novembre 2018, ha annunciato il via libera al piano del commissario per il 2020 da parte del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile che garantisce l’avvio di centinaia di nuovi cantieri nelle zone colpite dalla tempesta Vaia. Nel corso di quest’anno saranno liquidati i 42 milioni che restano dopo che lo scorso anno sono stati assegnati i primi 25 milioni. Di seguito un quadro sintetico, di massima, delle principali aree di intervento previste nel Piano del Commissario 2020.

Sorgenti sicure. 15 milioni di euro sono stati assegnati alla messa in sicurezza delle sorgenti e alla realizzazione di interventi di ammodernamento delle opere acquedottistiche per aumentare la resilienza delle sorgenti, in caso si verifichino condizioni simili a quelle che si sono create in occasione della tempesta Vaia.

Opere idrauliche. Circa 100 milioni di euro sono riservati all’adeguamento delle opere idrauliche in tutto il territorio del Veneto per ridurre il rischio idraulico su tutta la rete idraulica principale e secondaria. Le opere saranno eseguite dalle strutture della Regione del Veneto, Geni Civili e U.O. Forestale e dai Consorzi di Bonifica.

Strade. Oltre 45 milioni di euro del piano sono indirizzati al ripristino della rete stradale danneggiata e all’adeguamento delle infrastrutture.

Comuni. Alle amministrazioni comunali, per il ripristino dei danni alle infrastrutture pubbliche danneggiate da Vaia e per opere volte all’aumento della resilienza vengono assegnati 60 milioni di euro: 40 milioni verranno destinati ai 24 Comuni maggiormente colpiti; i rimanenti 20 milioni sono destinati ai 64 Comuni colpiti con minore intensità.

Progettazioni. Circa 5,5 milioni di euro sono destinati alla redazione di progetti esecutivi di opere strategiche come, ad esempio, il nuovo ponte in sostituzione del ponte Bailey sul fiume Piave a Belluno, l’aumento della resilienza dei collegamenti intervallivi, come, ad esempio, la variante al tracciato della SR 203 per bypassare l’abitato di Alleghe, la galleria Pala Rossa ed il ponte sul torrente Cismon in località Ponte Oltra nei Comuni di Lamon e Sovramonte.

Serrai di sottoguida. Per quanto riguarda i Serrai di Sottoguda in Comune di Rocca Pietore, sono stati impegnati 8,5 milioni di euro per il ripristino dell’intera valle al fine di renderla nuovamente fruibile, nel rispetto delle peculiarità dell’area patrimonio dell’UNESCO. Nel 2019 sono stati avviati i lavori per circa 2 milioni di euro relativi ai primi interventi di pulizia, quest’anno saranno rifatti i sottoservizi con l’obiettivo di rendere la zona sicura in caso di eventi della portata di Vaia.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

La cultura del fosso/4. Anche la montagna ha i suoi fossi.

Ecco il quarto racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal socio Argav Edoardo Comiotto, è dedicato al tema “Anche la montagna ha i suoi fossi. Sono ruscelli, poi torrenti e fiumi. Tutti con un loro ecosistema, e storia e leggende. Utilità e poesia“.

Per chi come me, della generazione anni Cinquanta del secolo scorso, abitava in montagna, i ruscelli e i fossi erano luoghi d’una particolare attrazione. Non solo perché vi si trovavano gamberi, spesso raffigurati negli affreschi delle chiesette rurali, e qualche trota, ma perché erano frescura d’estate e luoghi dai contorni magici.

Distante poco più di un chilometro da casa mia, c’è un grande masso rotondo che incombe sopra un’ansa del torrente Maor, un affluente del Piave. Ragazzi senza pensieri, dai pantaloncini corti, percorrevamo tutta d’un fiato la distanza dal paese alla pozza d’acqua che rimaneva fredda anche a Ferragosto. Ma il piacere di calarci in questa piscina naturale era più forte dei brividi che correvano sulla nostra pelle. Rigorosamente tutti nudi, non c’erano i costumi da bagno e non ci vergognavamo del nostro corpo. Solo dopo pochi anni ci complimentavano, con un po’ di invidia, con chi lo aveva più grande. Solo all’apparire dei primi peli ci avventuravamo in discorsi, fantasie e commenti su come erano fatte le ragazze e il mistero delle donne ci teneva svegli la notte.

Col crescere degli anni, questa pozza non ci bastava più e ci recavamo sotto la piccola frazione di Campo, da dove si poteva scendere velocemente verso la “vaschetta”, una vera e propria ampia vasca da bagno che lo scorrere dell’acqua aveva scavato nella roccia. Al finire dell’inverno aspettavamo i primi tepori per scendere nella gola per immergerci nell’acqua ancora gelata. Un anno avevamo calcolato male l’andamento stagionale e quando ci trovammo a ridosso della “vaschetta” il ghiaccio ai bordi era ancora presente. Non ci perdemmo d’animo e a turno, nessuno voleva essere un codardo, ci immergemmo nell’acqua gelida. All’uscita, l’esclamazione corale degli amici ci faceva dimenticare per un attimo i brividi, le labbra blu, la “pel de pita”, che aveva avvolto tutto il nostro corpo. Non c’erano asciugamani od altro, solo gli indumenti che avevamo addosso, ma nessuno si ammalò, ce la cavammo solo con un po’ di tosse.

Il torrente Maor scorre alle pendici del colle dove s’erge il Castello di Zumelle, sito sulla via Claudia Augusta Altinate ed eretto nel 46 d.C. Qui la pendenza dell’alveo del torrente è minore e lo scorrere dell’acqua, più calmo, creava ampie pozze addossate alla parete rocciosa. Eravamo tanto allenati alla corsa che, pur salendo il pendio molto scosceso, riuscivamo a raggiungere il maniero in poco tempo e qui ci immergevamo nella storia e nel nostro fantasticare. Il rientro era molto più veloce, non solo correvamo, ma saltavamo come dei caprioli giù per il sentiero improvvisato che, al nostro continuo passare, scalfendo l’erba, s’era segnato con la terra battuta.
Nel seguire l’età e il torrente, spinti anche dalle prime curiosità sul mondo femminile, arrivammo alla “serra”, uno sbarramento di cemento che era stato costruito per rallentare lo scorrere impetuoso dell’acqua. Per congiungere le due sponde della valle, sopra la serra era stata posta una passerella, tesa con fili d’acciaio, che dondolava minacciosamente al nostro passare. Saputo che le ragazze di Villa di Villa, la frazione dirimpettaia alla nostra, si recavano in quel luogo per fare il bagno e prendere il sole, ci appostavamo dietro i cespugli e i massi per vederle seminude, vestite con le sole mutandine. Anche se i rovi ci pungevano e la postazione ideale per guardarle era scomoda e non facile da raggiungere, non demordevamo e stavamo a guardarle…estasiati.

Era il gioco delle parti, le ragazze sapevano che stavamo acquattati ad ammirarle e, fingendo di non essere a conoscenza, si spogliavano maliziosamente. Per noi non erano le mitiche Anguane dei laghetti cadorini, ma fonte di desiderio anche se ancora non ben definito. Quando se ne erano purtroppo andate, ci tuffavamo nell’acqua creata dallo sbarramento. In alcuni tratti l’ampia pozza era profonda quasi due metri. Molti di noi avevano imparato a nuotare con stili del tutto personali, il più usato era quello del gatto.

Dalla serra, dopo un breve tragitto, il torrente si immetteva nel Piave. Qui il bagno, era sì una conquista come l’età adolescenziale, ma mancava la gioia della novità, della fantasia. Stavamo uscendo dall’età giovanile per entrare in quella degli adulti, dimenticando il piacere della scoperta che la magia delle cose non è fuori di noi ma celata dentro i sogni.

Per chi desiderasse leggere i racconti precedenti, può farlo a questi link: racconto 3, racconto 2, racconto 1

No a diseguaglianze e rispetto dell’ambiente le battaglie di Greenaccord onlus, perché #indietrononsitorna

E se provassimo a pensare alla pandemia di Covid19 come ad un’occasione per ripartire in modo diverso, per intraprendere la strada della giustizia sociale ed ambientale? È questo l’obiettivo della campagna #indietrononsitorna di Greenaccord onlus, partita il 18 maggio scorso.

Insostenibilità sistema globale basato sui consumi. «Il Covid19 ha messo in evidenza quanto la natura possa influenzare la vita dell’uomo. E, se il rapporto uomo-natura non è corretto, le conseguenze possono essere devastanti – spiega Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord -. Durante l’inattività dovuta alla pandemia, è risultato evidente, ad esempio, che con la riduzione del traffico d’auto e delle attività lavorative, l’aria si ripulisce e la natura riprende il proprio spazio. Noi, come associazione, da anni denunciamo l’insostenibilità dell’attuale sistema globale basato sui consumi. Un sistema che distrugge l’ambiente, e non si preoccupa minimamente dell’impatto negativo sulla vita delle persone, in particolare di chi vive nei Paesi in via di sviluppo. Per questo, con la nostra campagna #indietrononsitorna vogliamo rimarcare che è venuto il tempo del cambiamento, che il futuro va costruito su altre basi, che occorre una “conversione ecologica” dagli attuali modelli produttivi ad altri più inclusivi e generativi che tengano in dovuto conto le fragilità del creato».

Greenaccord, associazione nata nel 2003 per stimolare l’impegno di tutti sul tema della salvaguardia ambientale, e rafforzata nei suoi intenti dall’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, scende in campo con una nuova iniziativa. La campagna #indietrononsitorna non lascia posto ai fraintendimenti. Serve un altro modello sociale e ambientale perché il pianeta è allo stremo. I membri del Direttivo, in primis, ma anche quanti vorranno tra coloro che hanno partecipato alle attività dell’associazione in tutto il mondo, ci “metteranno la faccia”. Invieranno, cioè, la loro foto con il manifesto con lo slogan “indietrononsitorna”, che sarà postata in tutti i canali social dell’associazione. Lo slogan, oltre che in italiano, è tradotto in inglese #nogoingback e spagnolo #atrásnosevuelve, perché l’associazione ha da sempre un respiro internazionale.

La campagna intende anche promuovere l’annuale Forum Internazionale dell’Informazione per la salvaguardia della natura, che si terrà in ottobre. Ancora una volta il tema sarà #indietrononsitorna, e sarà dedicato proprio alle fragilità. Arrivata alla sua XVI edizione, anche l’iniziativa firmata Greenaccord si trova quest’anno a fare i conti con le restrizioni dettate dalla pandemia. Pertanto, per la prima volta, sarà soltanto online.

Fonte: Servizio stampa Greenaccord onlus

Gestione dell’acqua, alcune chiavi di lettura fornite da Argav su cosa potrebbe succedere in futuro

Venerdì 15 maggio scorso si è svolto il primo webinar Argav dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa“. Protagonisti del virtuale incontro, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, Francesco Vincenzi, presidente Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI), Massimo Gargano, dg ANBI, Alessandro Battilani, segretario generale Irrigants d’Europe. Di seguito, il video della conferenza web realizzato dal consigliere Mauro Poletto.

 

A questo link, potete invece leggere l’articolo al riguardo scritto da Alessandro Maresca per Terraevita.it

Al via un nuovo progetto per l’agroecologia, capofila VeGAL, collabora anche il Biodistretto Venezia

Si è tenuto mercoledì 22 aprile scorso  in videoconferenza l’avvio del progetto di cooperazione ECOVINEGOALS (acronimo di: Ecological Vineyards Governance Activities for Landscape’s Strategies), finanziato nell’ambito del Programma Interreg ADRION 2014-2020. Il progetto è stato presentato nella IIª call del programma di cooperazione ADRION (28 marzo – 4 luglio 2018), nell’ambito della quale sono state candidate 186 proposte di progetti, risultando uno dei 9 progetti finanziati per l’obiettivo specifico 2.2 “Rafforzare la capacità di affrontare la vulnerabilità ambientale, la frammentazione e la salvaguardia dei servizi ecosistemici”.

Il progetto, coordinato da VeGAL in qualità di ente capofila, sarà attuato con un partenariato internazionale di 10 enti (Enti pubblici e locali, Associazioni di categoria, Centri di ricerca) provenienti da 6 paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Serbia, Grecia), oltre ad ulteriori nove partner associati (Agrinsieme e Biodistretto Venezia in particolare chiamati da VeGAL alla partecipazione). Il progetto, (che si concluderà il 31 agosto 2022 e con un budget totale di €1.939.505.59), intende sviluppare strategie in tutti i Paesi coinvolti sugli effetti negativi dei sistemi di gestione intensiva della viticoltura, favorendo una transizione agro ecologica della stessa, conciliando le diverse esigenze tecniche di produzione, sociali e di protezione dell’ambiente. All’avvio del progetto hanno partecipato i rappresentanti dell’intero partenariato e i referenti del Segretariato Congiunto del Programma Interreg-Adrion Regione Emilia Romagna.

Fonte: Servizio stampa VeGal

Oggi il primo webinar Argav dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa”

Il tema della gestione dell’acqua in Italia e in Europa sta acquisendo una sempre maggiore importanza a causa dei mutamenti climatici in atto e dei conseguenti periodi siccitosi sempre più frequenti e lunghi.

Vista l’attualità di questa emergenza – il problema della siccità ha sicuramente caratterizzato questo inizio d’anno (pur se in secondo piano per l’emergenza sanitaria) – abbiamo deciso di organizzare il webinar su piattaforma Zoom dedicato a “Le guerre dell’acqua in Italia e in Europa“. 

Oggi, venerdì 15 maggio, dalle ore 16.30 alle ore 18, interverranno:
Francesco VINCENZI, presidente Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI), Massimo GARGANO, dg ANBI, Alessandro BATTILANI, segretario generale Irrigants d’Europe.

Per collegarsi, sarà sufficiente copiare il sottoriportato link sulla barra di Google (o altro motore di ricerca) su computer, tablet o smartphone
https://us02web.zoom.us/j/88309291917?pwd=a0dzKzRmVnZNemxaeWU2djI3b0lGdz09
poi dare invio e si dovrebbe riuscire a partecipare automaticamente all’incontro (eventualmente fare clic su Apri Zoom Meeting).

Studio Arpav-Cnr, rilevate tracce di nuove sostanze perfluorate in acque superficiali del tratto veneto del Po

Sono stati resi noti dalla regione Veneto i primi riscontri relativi ad una ricerca, iniziata lo scorso novembre, alla quale partecipa ARPAV in collaborazione con Cnr Irsa sulla presenza di nuove sostanze iperfluorate nel territorio veneto.

In particolare è stata ricercata la presenza di sostanze acido carbossilici – cloro perfluoroeteri (Cl-PFPECA (n,m) – la cui presenza era stata segnalata da EPA New Jersey nelle acque a valle di impianto Solvay negli USA, usati per la produzione del PVDF (polivinilidenfluoruro). Sulla base delle indicazioni fornite  – per tali sostanze, infatti, non esistono gli standard analitici di riferimento – e dei campioni concentrati inviati da Cnr, Arpav ha effettuato delle primissime analisi, del tutto indicative, per la ricerca delle stesse sostanze nelle acque del fiume Po nel tratto Veneto. In due campioni di acqua superficiale, sono state rilevate due delle sostanze, Cl-PFPECA 1,0 e in tracce la sostanza 2,0, che corrispondono a quelle con risposta analitica maggiore rinvenute in altre regioni, in fiumi nel bacino del Po.

Dall’analisi delle acque potabili in territorio veneto tali sostanze non risultano presenti. Si ricorda che il Veneto, rispetto alle altre regioni, però ha posto dei filtri a carboni attivi che garantiscono la qualità delle acque potabili. È stato disposto un approfondimento attraverso campioni rilevati sul sito ex-Miteni a Trissino (Vicenza) e a valle dello stabilimento. Gli approfondimenti disposti hanno riguardano la verifica della possibile presenza di diversi microinquinanti, in particolare fitofarmaci e sostanze organiche persistenti, tra i quali: nuove sostanze perfluorurate (oltre a c6O4 e GenX), in particolare il nuovo Adona (sostituto del PFOA); diversi fitofarmaci (Cipermetrina, Chinossixifen, Aclonifen, Bifenox, e Eptacloro, Etofumesate, Flufenacet, Penconazolo, ecc.); glifosato; la DACT un metabolita degli erbicidi triazinici; residui di prodotti ritardanti di fiamma (Polibromo difenileteri o Difenileteri bromurati, meglio noti come PBDE).

Tra gli approfondimenti richiesti era stato indicato uno studio preliminare relativo ai PBDE. Si tratta di sostanze sottoposte da anni a restrizione d’uso, la maggior parte delle quali vietate, ma ancora ampiamente diffuse in tutta Europa. “La Regione del Veneto ribadisce di ritenere che ne vada studiata la diffusione nell’ambiente, anche nel caso in cui i dati preliminari siano in linea con quelli europei e mondiali – ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente Bottacin – il monitoraggio di tali composti, infatti, rientra nell’ambito della direttiva comunitaria per definire gli standard di qualità ambientale nelle acque”.