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Giardini botanici veneti, le prime fioriture on line

La conservazione della natura, e in particolare della biodiversità vegetale, è uno dei principali obiettivi dei Giardini Botanici, che nel Veneto sono numerosi. Solo Veneto Agricoltura ne gestisce ben quattro: in Pian Cansiglio (Tv-Bl) il Giardino Botanico Alpino “G. Lorenzoni”; a Pieve del Grappa (Tv) il Giardino Vegetazionale Astego; a Galzignano (Pd) il Giardino Botanico dei Colli Euganei “Casa Marina”; a Rosolina (Ro) il Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri, ognuno avente caratteristiche scientifiche e didattiche diverse. Purtroppo, in questo periodo anche i Giardini Botanici di Veneto Agricoltura non sono aperti al pubblico a causa dell’emergenza sanitaria per Coronavirus, ma sul canale YouTube sono a disposizione dei brevi video che ci mostrano, tra l’altro, le prime fioriture primaverili.

Ruolo di laboratori e aule didattiche. Fin dalla loro istituzione, tutti i Giardini Botanici hanno risposto allo scopo di sviluppare la ricerca scientifica nel campo vegetale, oltre a rappresentare per i tanti appassionati delle autentiche aule didattiche dove poter ammirare piante e fiori, spesso rari, dei nostri territori alpini, collinari e litoranei. Oggi più che mai, dunque, questi straordinari scrigni della natura, sono divenuti importanti punti di riferimento per la conservazione della biodiversità vegetale, visto che al loro interno si conservano, si studiano e vengono moltiplicate numerose specie a rischio di estinzione.

I Giardini Botanici moderni, e quelli gestiti da Veneto Agricoltura ne sono un chiaro esempio, vengono progettati e realizzati ricostruendo specifici habitat naturali che ripropongono quelli di appartenenza delle varietà di piante e fiori che vi trovano dimora. Una caratteristica, questa, che li rende allo stesso tempo dei laboratori e, appunto, delle straordinarie aule didattiche all’aria aperta, nelle quali poter osservare gli ambienti naturali e le specie minacciate di scomparsa, nonché sensibilizzare i visitatori sulla fondamentale importanza della biodiversità. La promozione di una cultura consapevole del valore inestimabile della biodiversità ha lo scopo di sviluppare una nuova coscienza nei cittadini, nella quale non si devono considerare incompatibili i valori della conservazione della natura e del progresso sociale sostenibile per l’ambiente rispetto a quelli di un indispensabile sviluppo economico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Allarme siccità, neve in quota in rapido esaurimento, portata dei fiumi al di sotto della media del periodo

fiume Po (foto archivio)

Pubblichiamo volentieri l’interessante intervento del glaciologo Franco Secchieri, più volte ospite ai nostri incontri di approfondimento organizzati al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD).

“Riuscirà questa poca pioggia primaverile (al Nord) a risolvere il problema della siccità che si prospetta per la nuova estate? Stiamo vivendo una situazione meteo climatica avara di precipitazioni e che non ha portato accumuli nevosi in quota sufficienti a formare quella riserva di acqua in forma solida, vitale per affrontare con una serenità “idrologica” la prossima stagione calda. Anni addietro, lo dico sulla base della mia esperienza nello studio dei ghiacciai, le misurazioni riguardanti l’altezza della neve venivano effettuate nel mese di Maggio, quando si riteneva che l’accumulo invernale avesse raggiunto il suo massimo spessore. Ora invece, con quasi due mesi di anticipo, il manto nevoso, ancorché modesto, pare essere in fase di rapido esaurimento”.

“Tutto questo si ripercuote sulle portate dei fiumi, il Po in particolare, ma non da meno potrà essere coinvolto anche l’Adige, che sono ben al di sotto della media del periodo. Per il Po, se la sua portata a Pontelagoscuro dovesse scendere sotto ai 600 m3 /s si potrebbe presentare anche la risalita del cuneo salino, come sostiene il direttore del Consorzio di Bonifica “Delta del PO”,Giancarlo Mantovani, con le inevitabili gravi conseguenze; attualmente la portata si aggira attorno agli 800 m3″.

“L’allarme siccità coinvolge necessariamente i ghiacciai ed il loro ruolo nelle dinamiche idrologiche che stanno mutando in conseguenza delle variazioni climatiche. Infatti la consistente riduzione delle masse gelate priva i bacini dei fiumi della pianura padana di una riserva d’acqua che potrebbe non essere più sufficiente ad riequilibrare il deficit idrologico estivo. Oltre a costituire un volano essenziale nel ciclo idrologico, i ghiacciai sono importanti testimoni naturali delle dinamiche del clima: è grazie a loro che siamo venuti a conoscenza dei mutamenti climatici del passato, anche più recente, attraverso la lettura e l’interpretazione delle loro tracce morfologiche che caratterizzano l’attuale paesaggio alpino d’alta quota, e non solo”.

“Le osservazioni effettuate soprattutto dal Comitato Glaciologico Italiano hanno messo in evidenza l’inizio di una generale riduzione dei ghiacciai alpini a partire all’incirca dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, dopo una piccola fase di avanzata durata poco più di venti anni. Questo ritiro ha avuto una accelerazione negli ultimi anni tanto da poter affermare, come viene ormai confermato dall’intero mondo scientifico, che le previsioni sono negative addirittura per la sopravvivenza di gran parte di essi, specialmente per quelli del settore alpino centro orientale a causa della minore quota media dei bacini di accumulo. Tutto questo si lega anche ad una diminuzione della quantità e della permanenza dell’innevamento nelle fasce altimetricamente più elevate. Poca neve accumulata nella stagione fredda significa poca acqua disponibile nella stagione calda“.

“Si tratta di un segnale preoccupante specialmente se si considera l’aumento della siccità estiva legata anche ad un incremento delle temperature. A questo si aggiunge l’allerta lanciata dagli studiosi sul possibile aumento di episodi meteorologici estremi, con conseguenze anche disastrose specialmente nell’agricoltura. Usciti (presto, si spera) da una emergenza sanitaria potremmo ritrovarci ad affrontarne un’altra di carattere ambientale. Su come correre ai ripari per affrontare un futuro critico dal punto di vista meteo climatico non è impresa facile. Purtroppo abbiamo perso una cultura dell’acqua che per quanto ci riguarda potremo far risalire ai tempi dell’impero romano. Anche la storia idraulica di Venezia non è da meno, ricordando a esempio la realizzazione di vasche per la raccolta e la conservazione dell’acqua piovana per un successivo utilizzo”.

“Se pensiamo che oggi sprechiamo l’acqua potabile per risciacquare il water dei nostri bagni o per innaffiare l’orto o il giardino non ne usciamo certamente con una bella figura. Basterebbe ricorre agli antichi metodi di raccolta delle acque piovane, ad esempio con la costruzione di adeguate vasche nelle case o nei condomini, per sfruttarla poi negli utilizzi domestici. Non si vorrebbe a questo punto pensare che una operazione del genere venisse impedita oppure ostacolata dal fatto che quell’acqua non passa attraverso dei contatori e, quindi…”.

“Pensando all’agricoltura, un grande ed importante ruolo nella gestione di quella che appare essere una emergenza idrica dovrà essere svolto dai Consorzi di Bonifica che si troveranno a disporre di una risorsa forse mai così povera come oggi, in rapporto anche allo sviluppo che l’agricoltura ha di recente avuto. Un altro ruolo non meno importante spetta anche alla politica per la gestione futura di un territorio che presenta problematiche sempre più accentuate riguardo alle diverse criticità ambientali. A cominciare dalle fasce più elevate del territorio che si stanno rapidamente evolvendo a causa delle mutazioni climatiche. Sto pensando anche all’aspetto paesaggistico là dove la neve ed il ghiaccio lasceranno il posto a nude pareti rocciose ed estese pietraie”.

“Riguardo alle montagne di casa nostra il pensiero va alle Dolomiti ed ai pochi ghiacciai ancora presenti e che continuano a caratterizzare quelle cime così importanti e così belle da essere divenute patrimonio dell’Unesco. Naturalmente anche i loro ghiacciai fanno parte di questo patrimonio dell’umanità che, purtroppo, sta perdendosi molto velocemente. Pensiamo alla Marmolada, ma non solo, perché ghiacciai anche di piccole dimensioni sono presenti in moltissimi altri Gruppi, dall’Antelao al Sorapis, dalle Pale di San Martino al Sassolungo, dalla Civetta alle Tofane, al Cristallo. A tale riguardo voglio ricordare la mia personale scelta di continuare a raccogliere foto, soprattutto aeree, di questi ghiacciai perché andando avanti di questo passo, quelle immagini finiranno per diventare testimonianze di un mondo glaciale perduto”.

Nuove soluzioni green per la tutela ambientale: canapa e miscanto per la sicurezza idrogeologica

canapa

Sperimentare l’utilizzo del miscanto – erba perenne, destinata a biomassa e capace di assorbire una grande quantità di anidride carbonica -per prevenire il dissesto idrogeologico nonché dimostrare la fattibilità tecnico-economica e la sostenibilità ambientale della coltivazione di miscanto e canapa su terreni a bassa produttività o comunque non utilizzati per la produzione di colture alimentari o mangimistiche: sono i due obiettivi del progetto europeo GRACE (GRowing Advanced industrial Crops on marginal lands for biorEfineries), finanziato dal bando comunitario “Horizon 2020 – Bio-Based Industry”, con durata quinquennale ed in corso in provincia di Piacenza.

Al progetto GRACE collaborano 22 partners provenienti da 8 nazioni diverse (tra cui il Consorzio di bonifica di Piacenza), in rappresentanza del mondo accademico, industriale, agricolo, delle piccole-medie imprese e di cluster tecnologici di stampo industriale. A collaborare con il Consorzio di bonifica di Piacenza c’è, in particolare, il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili della piacentina Università del Sacro Cuore, anch’essa partner del progetto GRACE e grazie alla quale sono state realizzate coltivazioni di miscanto e canapa, a pieno campo, per dimostrare la fattibilità tecnica ed economica delle colture. Sono state inoltre realizzate prove parcellari per studiare l’efficacia di nuovi genotipi di miscanto e per valutare la sostenibilità di queste colture in condizioni di stress ambientale, anche impiegando moderne tecniche di agricoltura di precisione.

Innovazione “verde”. “Per noi lo scopo primario è quello di sperimentare le specie nel rinsaldamento delle pendici, grazie alle radici che, penetrando nel terreno, lo stabilizzano. È inoltre un’opportunità nel segno della green economy, perché il miscanto può svolgere anche un’importante funzione per il riequilibrio dell’ambiente. In questo, si conferma l’impegno dei Consorzi di bonifica ed irrigazione nella ricerca per l’innovazione come dimostrato anche dai sistemi ad alta efficienza, complementari all’attività di irrigazione”, ha affermato Francesco Vincenzi, presidente ANBI.

Fonte: Garantitaly.it

La Cultura del Fosso/2. Un equilibrio naturale da ripristinare e rispettare.

Ecco il secondo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Titolo di questo secondo racconto, scritto da Adriano Smonker: “ll fosso in tutte le sue componenti rappresenta una dimensione da recuperare, essendo una vera miniera della biodiversità“.

Primavera dintorno brilla nell’aria, e per li campi esulta, sì ch’a mirarla intenerisce il core… Così Giacomo Leopardi nella poesia “Il passero solitario” che tutti abbiamo studiato da piccoli. Confesso che ancora adesso, che di anni ne ho più d’uno, ogni volta che si affaccia all’orizzonte la primavera mi vengono in mente questi bei versi, assieme alla visione di me bambino che costeggia la strada sterrata di via Giorato per andare a scuola nell’ex Municipio di Ponte San Nicolò (in provincia di Padova, ndr), lungo il fosso costellato già dai primi crocuse dalle prime violette. Eh si, mi vien da sospirare: c’era una volta il fosso… proprio come nelle favole, e mi vien quasi da commiserare i bambini di oggi che non l’hanno conosciuto.

Cosa mai può sapere, infatti, un bambino nato in questa nostra èra ultramoderna e super tecnologica, delle bellezze che si celavano dentro ad un umile fosso, dove il nonno giocava a rimpiattino d’estate e slisegava (scivolava ndr) sul ghiaccio con le sgalmare (tipo di zoccolo, ndr) chiodate d’inverno? Un tempo erano i fossi i veri luna park di noi ragazzi, con le loro rive ombrose piene di nidi, di richiami, di cori di raganelle la sera, e gli intricati canneti dove si mimetizzavano guardinghi ogni sorta di uccelli acquatici e le grandi pozze dove pescavamo a mani nude. Mi dite, per favore, dove sono finiti i fossi? Ebbene sì, purtroppo in gran parte sono scomparsi, seppelliti sotto montagne di cemento per farne marciapiedi, intubati come ammalati in fin di vita dentro enormi condotte, inquinati dai diserbanti o coperti da orribili teli neri di plastica per soffocarli del tutto fin nelle profondità. Un De profundis vero e proprio da funerale di prima classe.

Eppure, quanti proverbi e quante canzoni popolari ne decantavano la bellezza e la salubrità come fossero dei piccoli angoli di paradiso! La bela la va al fosso/ ravanèi, remulass, barbabietui e spinass/ tre palanche al mass/ La bela la va al fosso/ al fosso a resentar… (Sì, provaci oggi, a resentar!). Nel ferrarese si diceva che: a San Valentin el luth (il luccio) mena el codin. Da noi, ironicamente, si malignava: chi nasse tacà a on fosso, spussa sempre de freschin (chi nasce vicino ad un fosso, puzza sempre di pesce, ndr). E ad un cristiano poco osservante: basa sto Cristo o salta sto fosso. E via discorrendo. Altri tempi davvero.

I nobili della Serenissima che investivano fior di zecchini sulla terraferma ben sapevano dell’importanza dei fossi e relative canalizzazioni e, prima ancora di costruire le loro spaziose dimore, da bravi veneziani pensavano innanzitutto a sistemare i corsi d’acqua. Ancora oggi molte di quelle terre dissodate recano i nomi dei Contarini, dei Gradenigo, dei Priuli, dei Barbarigo, dei Pesaro, dei Grimani, assieme a quelle splendide fattorie agricole che sono state le loro ville, circondate da “Barchesse” spaziose per la raccolta dei prodotti dei campi. E lo stesso facevano i monaci e i numerosi Ordini religiosi maschili e femminili che pullulavano nel nostro territorio, con tanto di chiese, conventi e abbazie di prim’ordine. Pure il Prato della Valle, se ci pensate, fu bonificato da un veneziano, il Provveditore Andrea Memmo, che si inventò la famosa canaletta di scolo attorno all’isola “Memmia” appunto, per lo scorrimento delle acque.

Il fosso dunque, in tutte le sue componenti rappresenta una dimensione da recuperare nelle nostre campagne, essendo una vera miniera della biodiversità, un microcosmo insostituibile sia per la flora che per la fauna. E pare lo abbia capito finalmente anche la Regione Veneto che, se prima incentivava le colture intensive con l’abbattimento dissennato di alberi e siepi e l’interramento dei fossati per ampliare i campi arativi ora ne promuove il ripristino. In Normandia questo tipo di territorio lo chiamano “Bocage”, boschetto, un misto tra prato, bosco, terreno agricolo e prativo, con tutti i vantaggi che ne conseguono dal punto di vista sia ambientale che turistico.

Per la flora del fosso, sono tre le sezioni da osservare: la parte sommersa nell’acqua, dove radicano le ninfee e le piante palustri come l’iris, che svolgono attività di fitodepurazione; quella di superficie, dove si possono formare dei veri tappeti verdi di microalghe e di felci; quella di sponda dove crescono i fiori e ogni tipo di erbe e di piante, come l’equiseto e la valeriana. Per non parlare della fauna: nel fondale melmoso (il culo del fosso) proliferano ogni sorta di batteri, di anellidi, di larve e di molluschi; nell’acqua corrente vivono piccoli crostacei come le schie, edinsetti come le libellule, le zanzare, i ragni d’acqua (chiamati anche gerridi, dalle lunghe zampe per pattinarvi sopra) assieme naturalmente ai pesci, che sono dei vertebrati predatori, come le raìne, le tinche, le alborelle, i lucci e il pesce gatto.
Un mio coetaneo mi ha raccontato che una volta, d’inverno, quando l’acqua dei fossi era bassa e ghiacciava, poteva addirittura capitare che qualcuno di questi pesci rimanesse intrappolato nel ghiaccio e passasse così dal… frigorifero alla padella, per la gioia di un’intera famiglia. Tanta era la fame a quei tempi.

A metà strada, infine, fra l’acqua e la riva se la spassano gli anfibi come le rane, i rospi, i tritoni, simili alle lucertole. Senza contare gli alberi che crescono lungo le sue rive come il salice, l’ontano, il sambuco, il giunco, rifugio di infinite varietà di uccelli: merli, tordi, pettirossi, capinere, cince, fringuelli e relativi predatori come le civette. E’ la famosa “piramide ecologica” di cui tanto si parla e che si conclude con i mammiferi, dal tasso ai ricci, ai mustelidi come la donnola e la faina, così comuni un tempo nelle nostre campagne e flagello dei pollai.

Ecco, è tutto questo equilibrio naturale, fragile e delicato, che noi dobbiamo cercare di ripristinare e rispettare se non si vuole che una specie prevarichi sull’altra, a danno delle più deboli che possono persino essere estinte per sempre.

Per chi volesse leggere il primo racconto, può farlo a questo link

Da oggi sino a domenica 3 maggio 2020 l’Orto Botanico di Padova mette on line la primavera scientifica

Quest’anno la primavera scientifica dell’Orto botanico dell’Università di Padova è online, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’Orto. Da oggi, 30 aprile, ospiti nazionali e internazionali e un ricco cartellone di appuntamenti digitali dedicati alla salute delle piante e del Pianeta, all’interno del palinsesto culturale UNIVERSA, con il contributo della Fondazione Cariparo.

Giovedì 30 aprile. Dalla salute delle piante, la salute del Pianeta
Lucio Montecchio  Prima visioneore 11 – Facebook e YouTube. Lucio Montecchio, patologo vegetale ed esperto di alberi in un video racconto che apre la riflessione sul grande tema della salute delle piante: universo vegetale, biodiversità e salvaguardia del pianeta in una fitta trama che ci lega tutti, gli uni agli altri, indissolubilmente. Piante in viaggio / Gioco-racconto interattivo Andrea Vico e Telmo Pievani
In diretta – ore 15 – Facebook e YouTube. Andrea Vico e Telmo Pievani, autori di Piante in viaggio, invitano giovani e giovanissimi a giocare insieme a loro e a mettersi alla prova sui viaggi delle piante. Un quiz in diretta in cui sfidarsi a suon di piccoli e grandi interrogativi! Età consigliata: da 9 anni. Come rinascono le nazioni. Una riflessione su crisi e rinascita Jared Diamond in dialogo con Telmo Pievani
Prima visione – ore 17 – Facebook e YouTube. A partire dall’ultimo libro, Crisi. Come rinascono le nazioni, la voce del premio Pulitzer e grande antropologo Jared Diamond inquadra il nostro tempo e condivide con il pubblico una preziosa lettura delle possibilità di rinascita delle nostre società, in dialogo con il filosofo della scienza Telmo Pievani. International Jazz Day. Pansodia / Lungometraggio
Opera jazz collettiva di International Jazz Day Padova 2020. Ventiquattro ore di streaming sul canale YouTube dell’Università di Padova. Nella giornata che l’UNESCO dedica alla musica e alla cultura jazz, un’opera collettiva che mette insieme note, parole, immagini, movimenti di oltre 100 musiciste, musicisti, intellettuali, artisti, artiste, studenti e studentesse. Pansodia è l’omaggio dell’Università di Padova al jazz come modo di vivere insieme questo tempo presente, come una possibilità da non perdere e come un canto dedicato a quanti abbiamo perduto.

Venerdì 1 maggio. Le parole della poesia. Franco Arminio, Patrizia Valduga, Valerio Magrelli, Mariangela Gualtieri Prima visione – ore 17 – Facebook e YouTube. Un omaggio alla natura, una celebrazione dell’amore, una riflessione sulla forza della parola, un’ode al nostro tempo attraverso le voci di quattro protagonisti della poesia contemporanea.

Sabato 2 maggio. La lezione degli alberi. Giorgio Vacchiano Prima visione – ore 11 – Facebook e YouTube. Qual è la silenziosa lezione degli alberi? Un contributo a partire dai temi del suo libro La resilienza del bosco. Storie di foreste che cambiano il pianeta, una riscoperta del ruolo fondamentale del mondo vegetale negli equilibri ecosistemici e climatici della Terra. Quando le piante giocano in difesa, Renato Bruni, Prima visione – ore 12 – Facebook e YouTube. Il botanico Renato Bruni ci guida dentro l’universo vegetale per capire i piccoli e grandi trucchi che le piante usano per regolare la propria vita e difendersi dalle minacce alla propria salute. Pianeta sano, persone sane, Davide Pettenella e Lorenzo Ciccarese, Prima visione – ore 15 – Facebook e YouTube. La lotta alla deforestazione e la conservazione e il restauro degli habitat come strategie per raggiungere l’obiettivo “healthy planet, healthy people”. Un dialogo tra Davide Pettenella, docente di Economia e politica forestale, e Lorenzo Ciccarese, esperto di conservazione delle specie e degli habitat terrestri. Che natura per le città del futuro, Francesco Ferrini, Prima visione – ore 16 – Facebook e YouTube. Qual è il ruolo delle infrastrutture verdi e la loro capacità di aumentare la resilienza della comunità? Una riflessione di Francesco Ferrini, docente di arboricoltura generale e coltivazioni arboree, sull’importanza del verde nel fronteggiare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle nostre città. Nel contagio. Uomo ed evoluzione, tra paura e cambiamento, Paolo Giordano e Telmo Pievani, con Gioia Lovison In diretta – ore 17 – Facebook e YouTube. L’autore del saggio “Nel contagio” racconta la resilienza dell’uomo, in un momento storico che ci porta ad essere “un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani”. Assieme a lui il filosofo della scienza Telmo Pievani, per una riflessione sul tema del contagio anche sul piano evolutivo ed ecologico.

Domenica 3 maggio. Voci dall’Orto | Chi fu il cacciatore di piante che descrisse il caffè? Orto botanico di Padova, con Barbara Baldan Prima visione – ore 11 – Facebook e YouTube. La prima video intervista della serie Voci dall’Orto nella quale il prefetto dell’Orto botanico racconta le scoperte del medico e grande viaggiatore che descrisse per primo il caffè e aprì la via alla sua importazione in Europa. Voci dall’Orto | I segreti della terra. Orto botanico di Padova. Prima visione – ore 12 – Facebook e YouTube Qual è l’importanza degli elementi naturali per la salute delle piante? Un esperto giardiniere protagonista del primo appuntamento dedicato alla fondamentale importanza della terra. Gioca con l’Orto | Facciamo i colori con le piante / Video tutorial Orto botanico di Padova. Prima visione – ore 15 – Facebook e YouTube. Anche dalle piante più comuni e più utilizzate in cucina, si possono estrarre coloranti utili e del tutto naturali. I pigmenti possono essere estratti dalla corolla dei fiori, dalle foglie, dai frutti e anche da qualche radice. Non ci credete? Oggi ve lo proviamo! Età consigliata: da 6 anni. Il tesoro sotto terra / Cartone animato Gruppo Alcuni e Orto botanico di Padova Prima visione – ore 16 – Facebook e YouTube Il primo episodio di Mini Cuccioli all’Orto botanico, la serie di cartoni animati nata dalla collaborazione del Gruppo Alcuni con l’Orto botanico di Padova dedicata alle piante che hanno fatto la storia del Pianeta.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Sino a tutto maggio 2020, i documentari del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino liberamente disponibili on line

Céide Fields

La Fondazione Benetton Studi Ricerche rende liberamente disponibili, nel suo canale Vimeo, i film documentari prodotti e realizzati nell’ambito delle ultime edizioni del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, il premio a un luogo, organizzato ogni anno dal 1990.

Per il pubblico, un modo per scoprire o riscoprire, attraverso i film, uno dei più originali progetti di ricerca dedicati al paesaggio della Fondazione, ma anche un’opportunità di compiere, in questa fase di chiusura, un viaggio attraverso diversi luoghi del mondo densi di valori di natura, memoria e invenzione. Fino a giovedì 30 aprile sarà visibile il documentario del Premio Carlo Scarpa 2018: Céide Fields, regia di Davide Gambino, in collaborazione con Gabriele Gismondi, dedicato a “I campi di Céide”, un luogo aspro, nella costa nord-occidentale dell’Irlanda, interamente affacciato a settentrione sull’oceano Atlantico, che nel secolo scorso ha rivelato la presenza ancora tangibile ed estesa di un paesaggio rurale del Neolitico, oggi forse la testimonianza più importante e remota del nostro processo di conoscenza delle origini del paesaggio coltivato e delle sue vicende ambientali lungo il corso dei millenni.

Da venerdì 1 a giovedì 7 maggio sarà la volta del film documentario realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić nell’ambito del Premio Carlo Scarpa 2017 che ha designato il piccolo Jardín de Cactus nel nord-est di Lanzarote, isola dell’arcipelago canario. Questo luogo, l’antica cava di Guatiza trasformata in giardino, costituisce uno dei più significativi progetti dell’artista César Manrique (1919–1992), testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

Da venerdì 8 a giovedì 14 maggio, la possibilità di vedere il Diario da un viaggio di studio in Kazakistan e Uzbekistan, regia di Davide Gambino, realizzato in occasione del Premio Carlo Scarpa 2016 dedicato a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Un attraversamento nell’area geografica, storica e culturale della via della Seta che si dipana nel cuore dell’Asia Centrale, tra le foreste dei meli selvatici che popolano i dorsali della catena montuosa del Tien Shan al confine tra Kazakistan, Cina e Kirghizistan e le vallate uzbeche che conducono a Samarcanda. Oltre ai luoghi, i protagonisti del racconto sono i membri del comitato scientifico della Fondazione Benetton, impegnati nell’osservazione e nell’analisi delle realtà attraversate per individuare il luogo da designare.

Da venerdì 15 a giovedì 21 maggio si andrà virtualmente a Palermo, con la visione del documentario di Davide Gambino dedicato al sito di Maredolce-La Favara (Premio Carlo Scarpa 2015), un luogo che nel cuore del quartiere Brancaccio di Palermo conserva la memoria e le testimonianze tangibili di ciò che è stato il paesaggio nella civiltà araba e normanna in Sicilia, nel quadro più ampio di quel territorio che nella storia prenderà il nome di “Conca d’Oro”, e che nel corso delle trasformazioni recenti ha visto offuscarsi, se non addirittura dissolversi, il proprio carattere distintivo.

Da venerdì 22 a giovedì 28 maggio si potrà vedere il film documentario sui villaggi di Osmače e Brežani (Premio Carlo Scarpa 2014) sull’altopiano sopra Srebrenica in Bosnia-Erzegovina, realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić. Insieme, i due villaggi compongono uno dei luoghi nei quali la guerra 1991-1995 ha devastato una convivenza multietnica e multiculturale di lunga durata e nel quale, oggi, un gruppo di giovani, allora bambini, sta cercando, con le proprie famiglie, di trovare la strada del ritorno e la trama della memoria, di rinnovare il legame necessario tra spazio da abitare, terra da coltivare, casa da ricostruire, condizione umana da conquistare. Ci aiuta a capire il “ritorno alla terra” come nuova vita degli ambienti fisici e umani, come energia ricostitutiva della convivenza, intesa non come distribuzione di posti ai diversi ma come compresenza di diversi nello stesso posto.

Nel canale Vimeo sono disponibili anche molti altri contenuti relativi alle attività di studio e ricerca della Fondazione nel campo del paesaggio, in particolare le videoregistrazioni delle sedici edizioni delle Giornate internazionali di studio del paesaggio.

Allerta siccità. Piogge previste di poca entità, la Regione guarda per l’irrigazione ai bacini di accumulo idroelettrici di montagna

Diga (foto Anbi)

Adottare ogni soluzione utile per trattenere nei serbatoi idroelettrici montani tutta l’acqua possibile dei fiumi, che attualmente defluisce al mare: è quanto propone l’assessore all’Agricoltura e alla Bonifica della Regione Veneto, Giuseppe Pan, in considerazione dell’allerta siccità che si sta registrando nelle campagne venete che, dall’inizio dell’anno, registrano 120 giorni senza precipitazioni.

Piogge previste non sufficienti. “Con l’Autorità di distretto Alpi Orientali e l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici abbiamo fatto il punto sull’andamento della stagione idrica e sul fabbisogno irriguo nei campi. La neve in quota (oltre i 1700 metri) si sta sciogliendo rapidamente a causa delle alte temperature e ingrossa le portate dei fiumi principali. Purtroppo gran parte di questa risorsa idrica finisce a mare, con scarso beneficio per la rete irrigua dei Consorzi di bonifica. Le piogge previste per la settimana prossima – non saranno in grado di dare sollievo alle colture, essendo limitate a 20-30 mm; le prime coltivazioni a soffrire, se non irrigate, sono la bietola e il mais appena seminati, insieme ai nuovi impianti dei vigneti”.

Richieste di acqua irrigua come fosse luglio. “Attualmente i Consorzi di bonifica stanno derivando il massimo possibile, nel rispetto di quanto autorizzato – rileva l’assessore – ma il netto anticipo stagionale sta determinando richieste di acqua irrigua da parte del mondo agricolo pari a quelle che di norma si registrano nei giorni caldi di luglio. A Bolzano, dove i frutteti stanno risentendo già della siccità, sono già stati attivati gli impianti di irrigazione. Se l’andamento climatico dovesse proseguire senza sostanziali variazioni dovremmo attivare i serbatoi idroelettrici montani, perché possano trattenere tutta l’acqua possibile. Una richiesta ai gestori che appare del tutto compatibile con il ridotto fabbisogno di energia elettrica di questo periodo, determinato dalla contrazione dei consumi per le misure di contenimento della pandemia da coronavirus. Ma nel medio-lungo periodo – conclude l’assessore – sarà necessario potenziare la politica di investimenti nel settore irriguo per valorizzare la risorsa idrica disponibile e aumentare la possibilità di invaso in ogni condizione dove ciò possa avvenire”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Da oggi, anche nel nostro sito i racconti sulla cultura del fosso raccolti dall’Associazione Wigwam per il progetto “Comunità Solidali e Sostenibili”

Da oggi iniziamo a pubblicare settimanalmente dei racconti che l’associazione Wigwam ha raccolto nell’ambito della didattica de “La Cultura del fosso”, progetto educativo 2019-2020 “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. A Wigwam, e ad Efrem Tassinato che la presiede, va il nostro grazie per la gentile concessione degli scritti, preziose memorie di un tempo che, confidiamo, possa tornare, anche se in modo diverso.

Iniziamo dal racconto di Antonio Giraldo, “I fossi di scolo – La poesia di un umile fosso, un universo di biodiversità che fa ritrovare il senso vero della vita“.

Ho molti ricordi dei fossati nel mio essere bambino. Qui, dove abito ancora, era tutto un intreccio di fossi più o meno pieni, anche d’estate… Ricordo l’acqua che sembrava sorgiva da tanto limpida. Era corrente, con dentro, vari tipi di pesce, guizzanti e pieni di energia. Quando ancora non c’erano tutti questi divieti, seguivo mio padre che andava a rane, di notte. I fossi ne erano pieni e al calar della sera si udiva un coro, alternato o a tempo unisono… era bello ascoltarle. O quando era in arrivo un temporale, allora erano più insistenti e annunciavano la pioggia. Dai fossi uscivano anche i molteplici rospetti, che quando pioveva saltellavano ovunque destando allegria.

Mi ricordo le tante tartarughe con al seguito le tartarughe piccine con il loro camminare un po’ impacciato, che si rovesciavano al minimo filo d’erba un po’ più robusto. Allora la mamma tornava indietro a rigirarle. I ramarri, fermi fra l’erba a godersi il sole, destavano curiosità e nel contempo tenerezza.

Quante volte ho passato i pomeriggi all’ombra degli alberi lungo il fosso. Seduto ammiravo la meravigliosa natura e sospiravo perché ne comprendevo la grandezza. Immagini, visioni di altri tempi, quando bastava poco per essere contenti. I fossi, allora, venivano puliti e se non potevano i proprietari, ci pensavano le autorità comunali con l’impiego di persone a casa dal lavoro. Il fondo del fosso era pulito, sempre e le sue rive abbondavano di alberi che poi sarebbero serviti come combustibile d’inverno.

Ricordo che quando andavo, con la mia biciclettina rossa, a scuola comunale, (dove ora sono le medie) per arrivare fino in piazza, due profondi fossi laterali mi accompagnavano fino a dove ora c’è il bar e i magazzini Livio. Un po’ dappertutto c’erano i fossi, necessari per il defluire delle acque che, partendo dalla piazza, venivano convogliate fino allo Scolo e da lì, fino alla Schilla. Certo i fossi riportano anche immagini tristi quando nel 1966 arrivò l’alluvione. Ma anche in quel contesto ebbero la loro parte importante perché basta pensare a cosa sarebbe accaduto se non ci fossero stati… l’acqua sarebbe stata più alta e non ci sarebbe stato modo di farla defluire in fretta.

Anche oggi, nonostante il progresso e l’evoluzione, i fossi sono ancora importantissimi. Il vivere odierno, per svariati motivi, ha portato al loro riempimento, con tubi e fessure, per fare defluire l’acqua e quindi lo spazio riservato alla stessa non è più quello. In questo tempo è cambiato un po’ tutto, noi per primi. Non ci sono più tartarughe sulle rive dei fossi, né rospi, né rane. Il loro posto è stato preso dal granchio rosso della Louisiana.

Che bello sarebbe potere ancora udire quel gracidare sul far della sera e vedere i girini guizzare nei fossi, nell’acqua per la quale avevamo il rispetto più profondo essendo, essa, parte di noi, del nostro cibo, della nostra sete quotidiana, della nostra pulizia. I fossi, i fossi… dove vivo tuttora ne sono circondato ma è tutto un po’ lasciato andare come accade quando si vive senza amore.

Ambiente. Regione Veneto proroga ancora i termini collegati ai bandi auto.

Per ampliare la possibilità di accedere ai contributi previsti e non vanificarne la fruizione a causa delle attuali limitazioni nei movimenti, la regione Veneto ha deciso di estendere i termini per gli espletamenti burocratici collegati ai bandi 2019 e 2020 relativi alla rottamazione delle auto e a quello collegato alla trasformazione dell’alimentazione dei veicoli da benzina o gasolio a Gpl o metano.

Le nuove scadenze. La proroga si è resa necessaria a seguito dell’emergenza Covid-19 e dei conseguenti diversi provvedimenti emanati, che hanno messo in atto misure stringenti per contenere la diffusione del virus, con l’obiettivo di non limitare la possibilità di completare le operazioni collegate ai bandi, ovvero l’acquisto del mezzo e la presentazione della relativa documentazione. In relazione al bando rottamazione, collegato alla DGR 247/2020, attualmente ancora aperto con scadenza per presentare le domande già prorogata al 5 maggio 2020, la cessazione della circolazione del vecchio veicolo e l’acquisto del nuovo vengono posticipate da luglio al 1 settembre, mentre la presentazione della documentazione potrà essere fatta fino al 2 ottobre 2020.

La presentazione della documentazione collegata al bando rottamazione, di cui alla DGR 1235/2019, passa invece dal 30 aprile al 30 giugno 2020. Infine, la presentazione della documentazione collegata al bando per la trasformazione dell’alimentazione dei veicoli, di cui alla DGR 1619/2019, passa dal 1 giugno al 1 agosto 2020. “Sono bandi che presentano importanti incentivi, nel caso di quello ancora aperto che arrivano fino a 4.500 euro – afferma l’assessore Bottacin – era doveroso garantire che non solo la possibilità di presentare la domanda, ma anche tutte le operazioni conseguenti, andassero a buon fine e senza intoppi”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Senza pioggia agricoltura in difficoltà, Anbi invoca un piano pluriennale per interventi irrigui

Anche in questo momento di grave emergenza sanitaria i Consorzi di Bonifica sono all’opera grazie a squadre di pronto intervento attive in tutto il territorio, impegnate a mantenere i servizi essenziali soprattutto a servizio della filiera agricola a cui fa capo il comparto alimentare. Purtroppo questo inizio d’anno, come accadde nel 2017, è stato caratterizzato da poche precipitazioni. “Il 15 aprile è iniziata in Veneto la stagione irrigua e siamo già in emergenza idrica, ad affermarlo è il direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani, che traccia una panoramica sulla situazione delle campagne dal punto di vista della risorsa idrica.

Lo scenario. Quello che sta emergendo dall’Osservatorio della risorsa idrica delle Alpi Orientali per il momento è di criticità bassa; tuttavia, a fronte di un livello d’acqua invasata nei bacini montani al di sopra della media, in pianura, i fiumi registrano portate al limite del deflusso vitale e le campagne sono in stato siccitoso per la mancanza di piogge. Lo scorso 15 marzo si sono aperte le paratoie del canale LEB (la principale opera irrigua del Veneto, che attraversa le province di Verona, Vicenza e Padova trasportando acqua irrigua dell’Adige fino al Bacchiglione e irrigando anche parte della provincia di Venezia) e si sta dunque impinguando la vasta rete dei canali irrigui collegati, ma se nei prossimi giorni non pioverà non avremo i fiumi sufficientemente pieni per garantire le derivazioni al momento delle semine, e a quel punto il rischio è che si passi da una criticità bassa a una criticità media a un livello di criticità maggiore”.

Investimenti. Crestani ritorna sull’importanza di un piano pluriennale strategico d’investimenti per le opere irrigue. “La situazione attuale ci ricorda quanto siano importanti gli investimenti per rendere più efficiente la rete irrigua e fronteggiare al meglio i cambiamenti climatici. In Veneto abbiamo 15mila km di canali irrigui che servono oltre 600mila ettari di campagne. La maggior parte dell’irrigazione avviene a scorrimento, un sistema che non permette l’efficientamento della risorsa. I Consorzi della regione sono pertanto impegnati in un ampio piano di riconversione verso sistemi di irrigazione pluvirrigui che comportano un risparmio anche del 50% dell’acqua.”

Una riconversione importante ma anche onerosa. “I Consorzi di Bonifica del Veneto nel 2018 sono riusciti ad attrarre oltre 150 milioni di euro in finanziamenti statali per l’efficientamento irriguo. Però queste risorse non bastano è per questo che l’Anbi nazionale sta presentando al Governo un piano di investimenti strutturato e pluriennale. In questi giorni siamo giustamente tutti concentrati sulla crisi sanitaria dovuta al Coronavirus ma ricordiamoci che investire nell’irrigazione significa investire nell’agricoltura e mai come oggi è evidente quanto sia importante avere una filiera agroalimentare solida ed efficiente.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto