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Bonifica: Francesco Cazzaro 
nuovo presidente Anbi Veneto 
per il quinquennio 2020-2024

Francesco Cazzaro

Lo scorso 15 giugno i presidenti degli 11 Consorzi di Bonifica del Veneto hanno eletto all’unanimità Francesco Cazzaro, attuale presidente del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive (sede a Venezia-Mestre), alla guida di Anbi Veneto, l’Associazione regionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue. Francesco Cazzaro, che lo scorso gennaio era stato riconfermato alla presidenza del Consorzio che guidava già dal 2015, succede a Giuseppe Romano, che ha presieduto l’associazione regionale per 10 anni. L’assemblea dei presidenti ha inoltre eletto come vicepresidente di Anbi Veneto, sempre all’unanimità, Paolo Ferraresso, presidente – anch’egli riconfermato lo scorso gennaio – del Consorzio di Bonifica Bacchiglione (sede a Padova). Entrambi manterranno le loro cariche nei rispettivi Consorzi.

Chi è. 60 anni appena compiuti, nato e residente a Villa del Conte (Pd) dove è stato anche sindaco per due mandati (2004 – 2014), Francesco Cazzaro è titolare di un’azienda agricola attiva nell’acquacoltura. L’esperienza maturata in questi primi cinque anni di presidenza al Consorzio di bonifica Acque Risorgive rappresenterà sicuramente un viatico prezioso nel nuovo ruolo di coordinamento del sistema veneto della bonifica che con i suoi 11 Consorzi per oltre 1500 dipendenti si pone a livelli d’eccellenza a livello nazionale sia per qualità delle progettualità, sia per efficienza organizzativa, sia per capacità di attrarre finanziamenti pubblici per la realizzazione di opere.

Obiettivi del mandato. “Ringrazio i colleghi presidenti per la fiducia accordatami, assicuro il mio impegno nel ricoprire questo ruolo consapevole dell’importanza sempre maggiore che sta assumendo l’attività di coordinamento nell’ambito della bonifica – ha affermato il neo presidente nel suo discorso di insediamento -. Le sfide legate ai mutamenti climatici impongo infatti ai consorzi di ragionare sempre più in un’ottica di sistema, con un’attenzione che vada anche oltre i confini del proprio comprensorio e miri alla collaborazione tra tutti gli enti di rappresentanza e portatori di interessi di un territorio, il Veneto, che a mio parere è unico. Tra i motivi per cui il nostro sistema regionale della bonifica ha raggiunto livelli di eccellenza vi è proprio la capacità di fare squadra, operando in stretto contatto con la Regione del Veneto, a partire dall’assessorato all’Agricoltura, le organizzazioni agricole, le due autorità di Bacino fino alle Università. Mi impegno, in stretto coordinamento con l’Anbi nazionale, sempre vicina alla nostra regione, a proseguire in questa strada di cooperazione ampliando ulteriormente il confronto con i cittadini che di fatto sono i destinatari finali del nostro lavoro”.

La gestione dell’acqua ad uso irriguo, sempre più complessa a causa dei lunghi periodi siccitosi, rappresenta uno dei principali ambiti di sfida con cui la bonifica dovrà confrontarsi nel prossimo futuro. Altro ambito è dato dalla sicurezza idraulica di centri abitati e campagne messi a rischio da violenti eventi atmosferici che riversano su territori fortemente urbanizzati enormi quantità d’acqua in brevissimo tempo. Infine, sempre più importante è il ruolo che i Consorzi stanno assumendo dal punto di vista ambientale con la tutela delle risorgive, la ricarica delle falde acquifere, la realizzazione di bacini di fitodepurazione e di oasi naturalistiche fondamentali per la biodiversità: azioni fondamentali per preservare il paesaggio e la qualità della vita di chi lo abita.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Riprende nel padovano “Azienda pulita”, servizio pubblico – ripreso in tutta Italia – di raccolta dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole

Ha ripreso a fine maggio 2020 “Azienda Pulita”, il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole. Il calendario, messo a punto con la Provincia, il Consorzio Agrario, la Camera di Commercio di Padova e le organizzazioni agricole, prevede i prossimi appuntamenti il 9 giugno a Conselve Consorzio Agrario, l’11 ad  Abano Terme e il 16 Stanghella.

La novità di questa edizione di “Azienda Pulita”, spiega Coldiretti Padova, è l’ampliamento delle categorie di rifiuti che possono essere smaltiti in tutta sicurezza, ad esempio i materiali che contengono amianto, come le lastre di copertura in eternit, ma anche le batterie e gli accumulatori usati per le recinzioni elettrificate, come i rifiuti plastici impiegati nei silos, nelle mangiatoie e per le trappole sessuali usate in agricoltura biologica.

Gli agricoltori che aderiscono al servizio e devono consegnare i rifiuti devono prenotarsi al numero verde 800 051477. Ovviamente dovranno seguire le norme di distanziamento sociale e di protezione individuale indossando guanti e mascherine.

Un servizio che favorisce la raccolta differenziata in agricoltura, riduce la burocrazia e contiene i costi. “Da vent’anni Padova fa scuola in tutta Italia nella raccolta e gestione dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole – ricorda Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – grazie a questo servizio pubblico integrativo che favorisce la raccolta differenziata in agricoltura, riduce la burocrazia e contiene i costi, il tutto a vantaggio dell’ambiente. L’esperienza positiva del “Progetto Azienda Pulita”, avviato nel 2000 con la Provincia di Padova e la Camera di Commercio di Padova, è stata esportata anche nel resto dell’Italia, dove negli ultimi anni sono nate iniziative analoghe che permettono una gestione più efficiente della raccolta differenziata dei rifiuti provenienti dalle attività agricole. Un servizio efficiente, dunque, che funziona e che risolve il problema dei rifiuti in campagna senza gravare le aziende agricole con eccessive spese e incombenze burocratiche. Molto è stato fatto per la gestione dei rifiuti, e molto ancora si farà grazie alla continuità del servizio con il concreto appoggio della Provincia di Padova e della Camera di Commercio”.

A Padova e provincia attualmente aderiscono al servizio circa 8.000 aziende, vale a dire oltre il 75% delle imprese “vitali” del settore primario locale. Dall’inizio del servizio nel 2000 sono stati circa 210 mila i conferimenti di rifiuti pericolosi e non pericolosi nei centri di raccolta o chiedendo la raccolta “porta a porta”. I centri di raccolta sono 37, dislocati in tutta la provincia e organizzati nel corso dell’anno, per lo più nelle agenzie del Consorzio Agrario del Nordest. Ciò ha permesso di raccogliere in vent’anni quasi 7,4 milioni di chilogrammi di rifiuti, in media 310 mila chilogrammi l’anno di rifiuti non pericolosi e 60 mila di pericolosi. Oltre il 90% dei rifiuti raccolti viene regolarmente riciclato.

Fra le tipologie più diffuse di rifiuti non pericolosi i contenitori vuoti di prodotti fitosanitari, debitamente lavati, pneumatici usati, contenitori e sacchi di plastica, cassette in plastica e legno per frutta e verdura, contenitori vari in metallo, ma anche oli e grassi vegetali, reti antigrandine, contenitori e sacchi di carta e cartone, tubi di irrigazione, film per la copertura di serre a altro ancora. Per il 92 per cento si tratta di materie plastiche e per il 6,7 per cento di pneumatici, il resto è carta, metallo, legno. Nella categoria dei rifiuti pericolosi troviamo invece gli oli minerali esausti, i rifiuti veterinari a rischio infettivo, gli accumulatori al piombo, i filtri olio e gasolio usati, contenitori di fitosanitari non lavati, rifiuti agrochimici.

Sono notevolmente semplificati gli oneri burocratici a carico delle imprese, con costi omogenei in tutta la provincia e tariffe che nel corso degli anni hanno subito una riduzione. Le aziende agricole aderenti, anche quelle che gestiscono quantitativi modesti di rifiuti, beneficiano perciò di un significativo risparmio dei costi unitari. L’obiettivo del progetto è quello di mantenere elevata la partecipazione delle aziende agricole e di continuare in un lavoro di informazione e di formazione per supportare l’intensa attività normativa che deriva dallo Stato in termini di salvaguardia ambientale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Il Consorzio veneto orientale avvia la sperimentazione agronomica contro la desertificazione dei suoli

Con la distribuzione di matrici organiche, preliminari alla preparazione del letto di semina di soia, ha preso il via lo scorso 7 maggio, presso il podere Fiorentina di San Donà di Piave (Ve), di proprietà del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale, una sperimetazione mirata ad aumentare la fertilità del terreno in maniera poco impattante e quindi più sostenibile dal punto di vista ambientale.

In pratica lo studio intende osservare la reazione in termini di produttività del terreno a diversi trattamenti: l’appezzamento della Fiorentina è stato così suddiviso in varie parcelle su cui verranno distribuiti quantitativi differenti di compost e di digestato secco, in un secondo momento si procederà all’osservazione della risposta dal punto di vista delle coltivazioni. L’iniziativa, nata dalla collaborazione fra il Consorzio di Bonifica e l’Università di Padova (Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente), esplora dunque nuovi pecorsi per contrastare il fenomeno della desertificazione dei suoli causato dalla mancanza di sostanza organica, scesa in vaste aree del Veneto Orientale a livelli estremamente preoccupanti.

Il test ha chiaremente una valenza che supera i confini regionali: in Italia ci sono aree in cui, a causa dei cambiamenti climatici e di pratiche agronomiche forzate, la percentuale di sostanza organica, contenuta nel terreno, è scesa al 2%, soglia per la quale si può iniziare a parlare di deserto; secondo il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche), le aree a rischio sono il 70% in Sicilia, il 58% in Molise, il 57% in Puglia, il 55% in Basilicata, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%: ad evidenziare il preoccupante dato, che indica il 20% del territorio italiano in pericolo di desertificazione, è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Desertificazione, ultimo stadio di degrado del suolo. “La qualità ambientale è uno dei temi dell’azione dei Consorzi di bonifica – commenta Francesco Vincenzi, presidente ANBI – Per questo, abbiamo il dovere di impegnarci per invertire una tendenza preoccupante ed evitarne le conseguenze. Va sottolineato che un terreno ricco di sostanza organica è un suolo naturalmente fertile, che trattiene meglio l’umidità e ha minor necessità di irrigazione.” La desertificazione, causata da condizioni climatiche ma anche antropiche, rappresenta l’ultimo stadio di degrado del suolo con conseguente perdita di produttività biologica e geologica, nonché annullamento dei servizi ecosistemici forniti dal terreno, causandone alterazioni difficilmente reversibili, che comportano l’impossibilità di gestire economicamente attività di agricoltura, silvicoltura e zootecnia.

Scelta virtuosa. “Un terreno vivo drena meglio l’acqua, aumentando la sicurezza idrogeologica – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale ANBI – Per questo, l’utilizzo di ammendanti naturali è una scelta virtuosa non solo in termini di qualità e biodiversità, ma come importante tassello per incrementare, assieme alle nuove infrastrutture idriche di cui si stanno aprendo i cantieri, la resilienza del territorio alle conseguenze dei cambiamenti climatici. In Italia va superata la cultura dell’emergenza, che costa mediamente 7 miliardi all’anno in ristoro dei danni.” “Questo approccio – conclude Giorgio Piazza, presidente del Consorzio di bonifica Veneto Orientale – è l’unico possibile per poter rispondere in modo economicamente ed ambientalmente sostenibile alle sfide, che l’evidente mutamento climatico ci sta ponendo”.

Fonte: Servizio stampa Anbi

Riconoscimento Unesco Musei dell’acqua per un disegno realizzato dai bambini della scuola primaria di Olme di Mogliano Veneto (TV)

Un disegno realizzato dai bambini della 4^ b della scuola primaria di Olme di Mogliano Veneto (TV) nell’ambito del progetto didattico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive ha ottenuto una menzione speciale dalla rete globale Unesco dei Musei dell’acqua.

Conoscere i fiumi e valorizzare il territorio. La notizia del riconoscimento è stata annunciata lo scorso 18 maggio in occasione della Giornata dei Musei (IMD) al presidente del Consorzio Francesco Cazzaro e al direttore del Centro internazionale per la Civiltà dell’acqua Onlus e coordinatore della rete mondiale Unesco dei Musei dell’acqua, Eriberto Eulisse. “Il fatto che un’opera realizzata dagli studenti partecipanti al nostro progetto sulla conoscenza dei fiumi e sulla valorizzazione del territorio abbia ottenuto una menzione speciale in un concorso di livello mondiale è il miglior riconoscimento della bontà di un’iniziativa che ha coinvolto negli anni migliaia di ragazzi supportati da docenti ed esperti. Un investimento che siamo certi darà i suoi frutti in futuro”, hanno affermato Cazzaro e Eulisse.

Il disegno, realizzato nell’anno scolastico ‘17-‘18, ritrae in maniera stilizzata e variopinta un corso d’acqua con la sua fauna e la sua vegetazione. Sarà inserito nella mostra digitale online #TheWaterWeWant, disponibile su una piattaforma digitale assieme a 102 tra foto, disegni e video provenienti da tutto il mondo. Le opere sono state selezionate tra più di 400 proposte presentate da circa 7.000 studenti attraverso 24 diversi musei dell’acqua su scala mondiale.

Fonte: Servizio stampa Anbi

Paesaggio, due borse di studio disponibili, domande entro lunedì 31 agosto 2020

Farra di Soligo, località Collagu

Laureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino alle ore 12 di lunedì 31 agosto 2020 per presentare le domande di partecipazione al bando della sesta edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche nel quadro delle attività di ricerca sul paesaggio e la cura dei luoghi sviluppate con il proprio Comitato scientifico.

L’edizione 2020/2021 prevede l’attivazione di due borse di studio semestrali, per le quali viene richiesto di presentare un progetto di ricerca coerente con i temi che la fondazione sviluppa nel campo del paesaggio da oltre un trentennio di attività, con iniziative di ricerca, formazione, sperimentazione, comunicazione e divulgazione. Il tema proposto dovrà inoltre riferirsi esplicitamente a una delle tre aree tematiche: Progetto di paesaggio; Teorie e politiche per il paesaggio; Natura e giardino, intitolate rispettivamente a Sven-Ingvar Andersson (1927-2007), Rosario Assunto (1915-1994) e Ippolito Pizzetti (1926-2007), figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione.

I candidati possono presentare, individualmente, un solo progetto di ricerca dal quale risultino con chiarezza le connessioni al lavoro scientifico della Fondazione. La durata delle borse di studio, residenziali e non prorogabili, è di sei mesi. Il periodo di svolgimento sarà dal 15 gennaio 2021 al 15 luglio 2021. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 lordi. Possono candidarsi laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2020. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo.

Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it oppure può essere ritirato presso la segreteria della Fondazione (via Cornarotta 7, Treviso, aperta dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18). La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it con oggetto “Borse di studio sul paesaggio 2020/2021”. La selezione dei borsisti, insindacabile, sarà effettuata da una commissione appositamente istituita dalla Fondazione i cui membri provengono dalla sua struttura e dal suo Comitato scientifico. I risultati saranno resi noti entro venerdì 30 ottobre 2020 mediante pubblicazione nel sito e successiva comunicazione via e-mail ai selezionati.

Referenti interni delle borse di studio sul paesaggio. Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico; Silvia Brugnaro, segreteria; Simonetta Zanon, responsabile progetti paesaggio (coordinamento).  Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche: Giuseppe Barbera, Università di Palermo; Hervé Brunon, Centro André Chastel, CNRS, Parigi; Thilo Folkerts, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Anna Lambertini, Università di Firenze; Luigi Latini (presidente), Università Iuav di Venezia; Monique Mosser, Scuola superiore di architettura di Versailles, CNRS, Parigi; Joan Nogué, Università di Girona; José Tito Rojo, Università di Granada. Per ulteriori informazioni:
Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121

Fonte: Servizio stampa Fondazione  Benetton Studi Ricerche

La cultura del fosso/6. Fossi, arterie vitali dell’Italia verde, il racconto del presidente Argav Fabrizio Stelluto

Ecco il sesti racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal presidente Argav Fabrizio Stelluto che, rivolgendosi ai più giovani, racconta come i fossi siano l’abc di un rapporto corretto con la natura da vivere con rispetto, un paesaggio armonico ma anche, sicurezza idraulica.

C’è un altro modo di vedere l’Italia ed il suo territorio: è attraverso le centinaia di migliaia di chilometri di fossi, rogge, trosi, scaranti, cavi, scoli… Nomi diversi, tipici della cultura locale, ad indicare un tessuto nervoso del Paese o meglio il reticolo sanguigno, che tiene vive le campagne da Nord a Sud dell’Italia, isole comprese.

Siamo abituati distrattamente a vederli accanto, lungo strade oggi asfaltate o magari nascosti sotto improvvide piste ciclabili, ma concorrono a rispondere ad una domanda tanto elementare quanto mai posta: dove va a finire la pioggia? Dai campi, grazie ad apposite pendenze, termina nei fossi, destinati via via ad ampliarsi fino a diventare canali e fiumi, fino al mare; in città, finisce nei tombini, poi nelle fognature, quindi ai depuratori ed infine, trasportata dai canali di bonifica, defluisce anch’essa nelle acque marine.

In questo straordinario viaggio, i fossi sono fiumi in miniatura, storicamente usati anche come riserva alimentare (non a caso, nel Veneto Orientale, esistono barche a fondo piatto, chiamate “saltafossi”) ed oggi crogiuolo di biodiversità.
Ho abitato in Piemonte e lì le rogge erano regno delle rane, ma anche delle tinche, pesce allevato nelle risaie allagate anche come antidoto al proliferare delle zanzare, delle cui larve sono ghiotte: un autentico ecosistema.

Oggi la presenza dei gamberi di fiume è, ad esempio, un importante bioindicatore di salubrità ambientale, così come la presenza di tritoni, piccoli “draghi”, minacciati dalle cosiddette specie aliene che, in realtà sono specie quantomai terrene, ma invasive, trasportate in Italia dalla globalizzazione e, più spesso, dall’insipienza umana. All’epoca è stato così per molti odierni abitanti dei fossi: le nutrie (per farne pellicce di castorino), i gamberoni della Louisiana (destinati, con poca fortuna, alle nostre tavole), le tartarughe americane (importate per gli acquari). Oggigiorno, un pericolo si chiama “poligono del Giappone”, una pianta acquatica arrivata chissà come, ma dalle radici talmente potenti da sgretolare i sostegni dei ponti.

Il fosso, insomma, è un corpo vivente, soggetto alle conseguenze dei cambiamenti climatici e, proprio per questo, quantomai bisognoso di attenzione a partire da tutti noi. Chi ne ha uno vicino a casa non deve guardarlo come un ricettacolo di problemi magari da tombinare, ma deve provvedere alla sua pulizia, nel caso richiedendo l’intervento del Consorzio di Bonifica. I fossi sono l’esempio di come si sia persa la cultura del territorio; sono una delle prime “invenzioni” dell’uomo, che li utilizzava per segnare i confini, ma soprattutto per evitare che i terreni rimanessero allagati ad ogni pioggia. La crescente urbanizzazione ne ha poi fatto dimenticare la funzione, nascondendoli sotto lastre di cemento ed asfalto: una camicia di forza, che non resiste, però, alla violenza delle acque con i risultati, che tutti conosciamo.

Se ben tenuto, altresì, il fosso può diventare una macchia floreale lungo le sponde ma, soprattutto, una valvola di sicurezza in caso di piogge insistenti, perché fondamentale nello sgrondare le acque. La violenza assunta dagli eventi atmosferici (piove in maniera più concentrata nel tempo e nello spazio) rende talvolta insufficiente la capacità dei fossi, che forzatamente tracimano; non colpevolizziamoli, però, perché fanno il loro dovere fino in fondo; facciamo in modo altresì che siano sempre “in forma”, cioè puliti e integri, per assolvere in pieno al loro compito.

Inoltre, frequentiamoli di più, osservandoli col cambiare delle stagioni: per i più giovani, sono l’abc di un rapporto corretto con la natura da vivere con rispetto. Per i più grandi sono un supermercato spontaneo di aromi per la cucina, che trovano quintessenza nelle erbette primaverili. Infine, il fosso ha un’ulteriore, fondamentale funzione: “disseta” le campagne, trasportando l’acqua per l’irrigazione.

Si è usi dire che, grazie alla ricerca, si può fare agricoltura senza la terra (le culture idroponiche, ad esempio), ma non senza gli apporti idrici. Siccome dalle colture dipende la nostra alimentazione, a questo punto l’equazione è semplice: il cibo è irriguo ed il fosso ne è un’asse portante.

Precedenti racconti: 1, 2,3, 4,5

Nei cieli del Veneto sfrecciano i gruccioni, indicatori di biodiversità

Come ogni primavera arrivano puntuali i gruccioni, che ormai stanno diventando sempre più frequenti anche nel Veneto.

Indicatori di biodiversità. Questi uccelli non passano certo inosservati, sia per i loro vivaci e sgargianti colori del manto sia per la loro abilità nel volo fatta di repentini cambi di traiettorie. I gruccioni sono anche degli abili predatori di insetti, che catturano esclusivamente al volo con grande maestria e precisione. Sono anche degli indicatori di biodiversità in quanto frequentano prevalemente le campagne ad elevata qualità ambientale dove abbondano gli insetti.

Per nidificare i gruccioni hanno bisogno di pareti di terreno stabile dove scavare una tana in galleria. È per questo che è più facile individuarli lungo le sponde dei fiumi dove sono presenti habitat idonei alla loro nidificazione. Forse per questo motivo i gruccioni, nelle aree gestite da Veneto Agricoltura, si trovano un po’ ovunque, tanto che sono ormai costanti le loro presenze in particolare nel biotopo del Bonello, sul Delta del Po (Ro) e a ValleVecchia di Caorle (Ve). Spettacolari sono anche le migrazioni, occasioni in cui i gruccioni si radunano spesso in centinaia di esemplari, come può capitare di assistere in tarda estate anche nei nostri valichi alpini (ad esempio, sul Monte Pizzoc al confine con la Foresta del Cansiglio, BL-TV).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Acque di balneazione, primi controlli promuovono i siti veneti, disponibile anche un App per conoscere la qualità delle acque

Sono stati presentati i risultati della campagna di controlli sulla qualità delle acque di balneazione del mare Adriatico e dei laghi veneti, che si è svolta dall’11 al 13 maggio scorso e che ha confermato l’idoneità di 173 punti monitorati su 174.

I controlli effettuati prevedono rilievi su parametri di natura ambientale (temperatura aria, temperatura acqua, vento corrente, onde, etc.), analisi di parametri microbiologici (escherichia coli e enterococchi intestinali) e ispezioni di natura visiva (presenza di vetro, plastica, gomme, residui bituminosi, etc.). “Sulla base della classificazione effettuata alla fine della scorsa stagione balneare – spiega Bottacin – su 174 acque di balneazione controllate per un totale di 149 km di costa adibita alla balneazione, 165, ovvero il 95% del totale, hanno ottenuto la classificazione di eccellente, 5 buono e 3 sufficiente. Certamente un’ottima notizia, ora che piano piano ci si appresta all’avvio della stagione balneare dopo un periodo particolarmente difficile”.

Il programma di controlli è approvato ogni anno dalla Regione del Veneto che delibera una classificazione basata sui dati dei quattro anni precedenti. Solo un punto, all’interno del lago Centro Cadore, nello specifico quello di località “Vallesella casette” ha avuto un livello scarso e sarà temporaneamente vietato per la stagione balneare 2020, ma comunque verrà monitorato. Comunque, tutti gli altri punti dello stesso lago Centro Cadore confermano invece il massimo livello, ovvero quello dell’eccellenza. “Globalmente per il 2020 sono 1.044 i campioni programmati per un totale di 2.088 analisi, oltre ad eventuali campioni aggiuntivi che saranno effettuati in caso di riscontro di campioni anomali per verificare la persistenza o meno del fenomeno inquinante e identificarne le cause”.

I risultati delle analisi sono pubblicati nel sito ARPAV, oltre che inseriti nel “Portale acque di balneazione” del Ministero della Salute. Sui siti è anche possibile consultare il “profilo delle acque di balneazione”, una scheda dettagliata dell’area balneare che riporta una serie di informazioni utili per il cittadino e per il turista, come la conformazione fisico-geografica dell’area, la facilità di accesso al mare, l’eventuale presenza di lido attrezzato, la possibilità di accesso per gli animali. “Ricordo infine che per rendere disponibili ovunque e con immediatezza le informazioni sulla qualità delle acque di balneazione – conclude Bottacin -, la nostra agenzia ha realizzato anche una specifica app denominata appunto “Arpav balneazione” per smartphone, scaricabile dal sito e dalle piattaforme specifiche di ciascun sistema operativo”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

Vallevecchia-Brussa (Caorle-Venezia), riaperto il parcheggio per accogliere i visitatori

Vista la voglia di mare e di libertà che il lockdown ha enfatizzato, non è difficile pronosticare un occhio di riguardo della gente verso le spiagge, specie quelle incontaminate come il litorale di ValleVecchia (Caorle, VE), l’area agro-naturalistica di Veneto Agricoltura, ben conosciuta dai locali come la Brussa. Un’isola di oltre 800 ettari, frutto delle ultime bonifiche post seconda guerra mondiale, realizzata circa sessant’anni fa con finalità agronomiche, e riqualificata con un importante progetto di rinaturalizzazione da Regione e Veneto Agricoltura.

Sito “Natura 2000” della UE, a ValleVecchia ambiente e agricoltura convivono magistralmente, e l’Agenzia regionale oltre a percorsi tra boschi e aree umide rinate e subito colonizzate da rare specie di volatili stanziali e di passaggio, ha realizzato alcuni importanti ed apprezzati servizi turistici come il parcheggio al limitare della pineta litoranea – lunga circa 7 km, per governare i flussi e salvaguardare l’ambiente. Proprio per questi motivi, Veneto Agricoltura ha organizzato, in tempi brevissimi, la riapertura, da ieri, domenica 31 Maggio (Pentecoste), del parcheggio a servizio della spiaggia della Brussa.

I turisti che parcheggeranno, oltre al posto auto troveranno aperti anche i bagni e le docce, sanificati secondo la normativa anti Covid-19; anche gli accessi rispetteranno i dettati del CPDM e le normative regionali in materia. Questo servizio verrà assicurato dalla società Greenwave di Concordia S. (VE) cui Veneto Agricoltura aveva già affidato l’incarico l’anno scorso, dopo una regolare ricerca di mercato. Anche i costi rimangono confermati, 5 € al giorno per automobile. Differenti le tariffe camper. Ai camperisti si ricorda che il parcheggio è abilitato solo quale area di sosta e non come “area camper”, non essendo presenti infatti i servizi obbligatori richiesti per questa funzione, ovvero la fossa per le acque nere, piazzole con elettricità, etc.

 

La cultura del fosso/5. Un racconto nel dialetto della Bassa Padovana.

Ecco il quinto racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto in veneto da Orazio Bernardini, si intitola “Scao e schia, viajo par fossi da i arzarini a brusaure“.

Da puteo, partivo da i Arzarini, frassion de Brusene nea provincia de Padoa e caminando drio el fosso dea strada che n’dava verso ea ceseta de i Arzarini par ‘ndare a catare me nono Nadae.

Passavo davanti ea botega de Vidae (osteria e generi alimentari della Famiglia Vidale n.d.r.), pa che i tempi na roba grande, anca se solo de venti metri quadri. Prima de rivare a ea ceseta dei Arzarini, giravo a sinistra dove ghe stava i Toni Calo (Famiglia Ancona n.d.r.). Passavo el ponte del Scao (Scolo Altipiano n.d.r.), on fosso grande che ghe coreva tacà na stradina longa che no ea finiva mai, rivavo in fondo dove ghe stava ea Nea (Famiglia … n.d.r.).

Qua catavo on troso e girandoghe torno rivavo ai campi del nono Nadae Piseo (Natale Picello n.d.r.). Ghe jera na caresà longa co, parte pa parte dei ragi de vegne. In fondo catavo on ponteseo de piere, fato a volta, che me portava in corte dea casa Granda co’ i porteghi dove i meteva i cari pieni de fen. Casa granda. Cusina granda. Gran fogoearo co’ el caliero sempre pronto par far ea poenta. Me nono Nadae gheva on gran orto che confinava co ea Schia (Scolo Schilla n.d.r.). Anca questo on fosso grando. Ma pi picolo del Scao. E da rente ghe jera el loamaro e dee gran piante de nogara e parfin na vegna de ua moscata.
Me nono Nadae gaveva tanti fioi, diese vivi e tre morti picinini, che in tuti i saria sta ben tredese.

Me ricordo ben me zia Maria Piseo che, rivà a i tenpi nostri ea ga vissuo pi de 90 ani. So mario Joanin “Frapiero”, me zio, eo ciamavo roccia, parchè grande e forte. I gaveva on fioeo che se ciama Efrem e che desso dirissimo che’l sia vivace ma aeora se diseva che el fosse “discolo”. E me ricordo, ma podaria sbaliare vista ea me età, che a diese ani, par indrissarlo i lo ga mandà in coejo a Possagno. Cossi el xe “vegnù ben”.

Staltro me cùgin, che me ricordo, el se ciama Redento, fiolo de me barba Anselmo Piseo e dea Rina de i Toni Calo e questo el xe deventà on gran intenditor de vin. Mi so deventà vecio, vago verso i 80, ma so’ contento. Speta, speta, me desmentegavo: el di’ del Santo Nadae me nono, che el se ciamava Nadae parchè proprio in ch’el dì el jera nato, el me dava ea mancia disendome “daghei a to mama (Elena Picello n.d.r.) che ea te toga i noni”, cussì jera ciamà na specie de pantofoe, on gran lusso pa chei tenpi! Tenpi che ‘ndavo scuoea: prima, seconda e tersa tuti insieme. In te na camara de na casa. Da Vido ai Arzarini. Ogni puteo, da casa, se portava na soca pa metarla in te la stua par scaldarse.

E par gabineto… el fosso fora dea porta! Ragassi. Forsa e corajo. Ea andarà tuto ben. Ma bisogna canbiare registro, a incominsiare da inquinare de manco.

Chi desiderasse leggere i racconti precedenti, ecco i link: racconto 1 ,  racconto 2 racconto 3, racconto 4