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Graminacee in giardino: non solo una moda. Se ne parla giovedì 5 dicembre 2019 a Treviso al convegno nazionale Assoiride.

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Giovedì 5 dicembre 2019 a Treviso, all’Auditorium Sant’Artemio (via Cal di Breda 116), dalle ore 9,00 alle ore 15,30, è possibile partecipare al convegno nazionale di Assoiride dal tema tanto intrigante quanto attuale: l’utilizzo delle graminacee ornamentali in giardino.

Un vivaista giardiniere tedesco il primo a proporle in questa veste. Ancora pochi non addetti ai lavori le considerano “selvatiche” e informali ma il loro utilizzo è interessante sia nell’ottica di una maggior attenzione alla sostenibilità che a favore di una riduzione degli interventi manutentivi. Il grande fautore di tanta beltà, che ha avuto modo di studiare e proporre molte di queste specie graminacee ornamentali, è il misconosciuto Karl Foerster (1874-1970), un vivaista giardiniere tedesco. Le descrisse e propose in un’epoca storica davvero impensabile, considerando che al giorno d’oggi c’è ancora chi le ritiene delle erbacce e non delle erbacee. Egli pensava che “in un giardino moderno la loro assenza non è più concepibile…” ma anche sottolineava come “le erbe dominano ogni parte della terra vincendo le situazioni naturali più difficili, dalle dune spazzate dalle tempeste di mare fino ai territori sottoposti a inondazioni fluviali, dai pendii disseccati dal sole alle scarpate delle strade fin dentro l’ombra dei boschi… le erbe affrontano la prova più difficile nelle regioni montuose… si arrischiano alle altitudini più estreme… hanno come missione la preparazione dell’humus, il suo consolidamento, la protezione di innumerevoli piante… la fissazione dei detriti e soprattutto il trattenimento delle acque piovane e della rugiada”.

Risorse preziose per ogni giardino. Durante il convegno a Treviso si alterneranno il prof paesaggista Paolo Camilletti con “La storia delle graminacee nel tempo”, la prof.ssa Swantje Duthweiler con “Planting design with grasses and the influence of Karl Foerster”, Mauro Crescini dei Vivai Valfredda con “Caratteristiche botaniche e manutenzione” e infine il prof. Romeo Di Pietro con “L’uso improprio delle graminacee”. Dovremmo sempre ricordare che “l’erba è la chioma di madre Terra”. E questa è un’occasione interessante per approfondire un tema tra i più “innovativi” per giardinieri moderni.

 

23 novembre 2019, a Vicenza la presentazione dello studio “Flora del Veneto, dalle Dolomiti alla laguna veneziana”

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 23 novembre 2019, in piazza Duomo 2 a Vicenza, alle ore 17, si svolgerà la presentazione di “Flora del Veneto, dalle Dolomiti alla Laguna Veneziana“. A presentare l’incontro sarà Fabrizio Martini, già ricercatore al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste; moderatore, invece, sarà Leonardo Filesi, docente di Ecologia e Botanica all’Università Iuav di Venezia, presidente della sezione veneta della Società Botanica Italiana.

Si tratta di un corposo studio sulla flora veneta che “raccoglie, in due volumi di grande formato, oltre 3100 schede per quasi 4000 specie censite, complete di sinonimi e nomi dialettali, fotografie, cartine con la presenza delle piante nella regione, nonché dati su dimensioni, distribuzione per provincia e per altitudine, periodo di fioritura, habitat e longevità. Descrizioni dettagliate e la segnalazione delle specie protette completano le schede, dando forma a un’opera unica per originalità di contenuto, completezza di specie esaminate e ricchezza dei dati”.

Più della metà delle specie floreali d’Italia sono presenti in Veneto. Per dare l’idea dell’importanza dello studio, anche per i non addetti ai lavori, si deve tener conto che la “Flora d’Italia” (aggiornata recentemente da Sandro Pignatti, 2017) è composta da circa 7.600 specie, delle quali più di metà sono presenti in Veneto. Dobbiamo poi considerare che l’Italia, con la regione mediterranea, fa parte di uno dei 34 hotspot di particolare ricchezza di biodiversità distribuiti nel mondo (un hotspot comporta avere almeno 1.500 specie endemiche, cioè esclusive di quella regione). Se poi consideriamo che i nostri cugini del centro nord Europa hanno una ricchezza floristica ben inferiore alla nostra (circa 2.000-3.000 specie) i conti ci sono tutti. Le schede e i contributi sono di Carlo Argenti, Rizzieri Masin, Bruno Pellegrini, Giorgio Perazza, Filippo Prosser, Silvio Scortegagna, Stefano Tasinazzo. All’incontro saranno presenti gli autori e per l’occasione sarà possibile acquistare i volumi a un vantaggioso prezzo di lancio.

21 novembre 2019, in occasione della Giornata nazionale degli alberi, l’anello ciclabile dei colli Euganei diventa ancora più verde

Giovedì 21 novembre 2019, alle ore 10.45 a Montegrotto Terme (PD), la Strada del Vino Colli Euganei pianterà 80 nuovi alberi in località Turri, nell’area di sosta lungo l’anello ciclabile dei colli Euganei, in prossimità di via Catajo.
Impronta carbonica. L’iniziativa rientra nel progetto dell’Associazione per compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte durante la manifestazione Calici di Stelle Euganei ad Arquà Petrarca (PD). Il progetto, realizzato con il supporto dello spin-off dell’Università di Padova Etifor, è stato realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Montegrotto Terme che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa. La piantumazione dei nuovi alberi sarà realizzata nella Giornata nazionale degli alberi, un’occasione in più per Strada del Vino Colli Euganei di rinnovare la propria mission di valorizzare il territorio euganeo attraverso attività ed eventi sempre più all’insegna della sostenibilità.
Fonte: Strada del vino Colli Euganei

PFAS, avviate opere da Regione e Consorzi di bonifica per assicurare acqua pulita all’agricoltura e all’allevamento nell’area contaminata

“Regione e consorzi di bonifica sono in prima linea per adeguare la rete irrigua a servizio di colture, imprese agricole e allevamenti del Veneto. L’obiettivo è duplice: risparmiare una risorsa sempre più preziosa, l’oro blu del nostro millennio, e garantire a tutti – ma soprattutto ai primi anelli della catena alimentare – acqua pulita e sicura”. E’ quanto ha sottolineato l’assessore all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, concludendo il convegno a Lonigo tenutosi nei giorni scorsi, dedicato a fare il punto sulla progettazione e sullo stato di avanzamento dei progetti dei Consorzi di bonifica della pianura centro occidentale veneta, anche in relazione all’emergenza Pfas e ai rischi di contaminazione dell’acquifero e delle falde nell’area ‘rossa’ compresa tra Vicenza, Verona, Padova e Venezia, che vale oltre 310 mila ettari.

Valorizzare il Leb. L’idea forte, condivisa dai vari soggetti del tavolo regionale permanente e dai Consorzi di Bonifica, che presidiano 25 mila km di rete irrigua in Veneto è valorizzare la “colonna vertebrale del sistema irriguo veneto, il Leb, che porta l’acqua dell’Adige da Belfiore a Chioggia”, per garantire acqua ‘pulita’ ai campi veneti ed evitare prelievi dalla ‘terra dei Pfas’. La collaborazione strategica e progettuale tra Regione Veneto e i tre consorzi di bonifica del Veneto Centro-Occidentale ha consentito già di ottenere contributi per 70 milioni di euro, per cinque progetti già in fase esecutiva: 1) l’impermeabilizzazione di un tratto del canale LEB per evitare infiltrazioni e migliorare la portata irrigua di un sistema che serve più di 100 comuni che fanno capo alle province di Verona, Vicenza e Padova e Venezia (il contributo riconosciuto al consorzio di secondo grado Leb è di 20 milioni di euro); 2) la realizzazione di una condotta sotterranea di 19 km per fornire, in alternativa al fiume Fratta, acque non contaminate da Pfas ai distretti di Guà, Monastero e Fratta, all’area compresa tra Padova e Verona (42 milioni di euro dal Mipaaf al Consorzio di bonifica Adige Euganeo); 3) il risanamento dei canali a cielo aperto nei comuni di Cologna Venta, Zimella, Lonigo e Alonte (5 milioni di euro del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico al Consorzio Alta Pianura Veneta); 4) il risanamento delle acque irrigue nei comun di Cologna veneta e Asigliano Veneto (progetto da 3,5 milioni elaborato sempre dal Consorzio Alta Pianura veneta); 5) piano esecutivo degli interventi volti al risparmio idrico e al risanamento delle acque contaminate da Pfas nei comuni dell’‘area rossa’, vale a dire Cornedo Vicentino, Brogliano, Castelgomberto e Trissino (500 mila euro sempre al Consorzio Alta Pianura veneta).

Altri interventi predisposti. Oltre a questi interventi già cantierati o cantierabili, il Consorzio Alta Pianura Veneta ha predisposto, con i propri uffici tecnici, ulteriori progetti per oltre 341 milioni di euro in modo da programmare una alternativa concreta all’utilizzo dei pozzi privati per la cosiddetta irrigazione ‘di soccorso’. I progetti in lista di attesa per l’ok definitivo e i relativi finanziamenti sono: riconversione rete irrigua del bacino Togna nei comuni di Arcole, Zimella, Arzignano, Lonigo, Montorso Vicentino (importo 31 milioni di euro); estensione della rete irrigua del bacino Togna nei comuni di Arcole, San Bonifacio, Zimella, Gambellara, Lonigo, Montebello Vicentino (90 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino Fiumicello Brendola nei comuni di Brendola, Val Liona e Sarego (30 milioni); irrigazione della zona collinare compresa tra Palù e San Valentino di Brendola (5,1 milioni); opere connesse al canale LEB per l’irrigazione collinare nei comuni di Lonigo, Alonte, Orgiano, Sarego, Val Liona (42 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino della Valle Agno a beneficio dei comuni di Arzignano, Brogliano, Castelgomberto, Cornedo Vicentino, Montecchio Maggiore e Trissino (17,5 milioni); estensione della rete irrigua della Valle Agno a beneficio dei comuni di Arzignano, Montecchio Maggiore e Trissino (10 milioni); riconversione della rete irrigua del bacino del Retrone nei comuni di Montecchio Maggiore e Sovizzo (7 milioni); estensione della rete irrigua del Bacino del Retrone nei comuni di Montecchio Maggiore e Sovizzo (500 mila euro); riconversione della rete irrigua del bacino del Ronego nei comuni di Cologna Veneta, Zimella, Alonte, Asigliano Veneto e Lonigo (102 milioni); estensione della rete irrigua nel Bacino del Ronego per i comune di Zimella e Lonigo (6 milioni di euro).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Realizzato un progetto collettivo nella gronda lagunare per incrementare la biodiversità presente

Il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha redatto un progetto collettivo, “L’acqua volano per l’ambiente naturale per l’habitat di merli, usignoli e passeri nella gronda lagunare”, per la creazione di un habitat idoneo all’incremento della biodiversità in ambito rurale nella pianura veneta al fine di migliorare la qualità delle acque e sostenere la biodiversità naturalistica in aree agricole a gestione tipicamente intensiva. Gli interventi inseriti nel programma hanno previsto l’introduzione di infrastrutture verdi e di strutture funzionali all’incremento e alla valorizzazione della biodiversità naturalistica.

Sinergia d’intenti. Alla gestione operativa del progetto, di cui il Consorzio di Bonifica è capofila, hanno aderito 10 aziende agricole partner, con le quali il Consorzio ha costituito una Associazione Temporanea di Scopo finalizzata al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Inoltre sono state coinvolte nell’idea progettuale e nel percorso operativo anche le Organizzazioni Professionali Agricole di Padova e Venezia che hanno fattivamente collaborato alla buona riuscita del progetto stesso. Ha preso parte al progetto anche l’Università di Padova nella persona del prof. Maurizio Borin, direttore del Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE), realizzando approfondimenti scientifici volti al miglioramento dell’esperienza, utili per la pubblicità e la divulgazione dei risultati attesi dagli interventi.

Gli obiettivi del Consorzio Bacchiglione per incrementare la biodiversità puntano a un miglioramento della salubrità dell’aria attraverso la naturale depurazione che trattiene il CO₂ in eccesso, un aumento della funzione drenate delle fossature e delle scoline riducendo i costi di gestione e la creazione di un ambiente nel quale le aziende agricole possano trarre profitto da colture no-food.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione

Che ruolo può svolgere un fiume nel paesaggio contemporaneo? Se ne parla domani, 15 novembre, a Mirano (VE).

fiume Muson

Venerdì 15 novembre alle ore 17, nel teatro di villa Belvedere a Mirano (VE), la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con il Comune di Mirano, presenta i risultati del workshop annuale di progettazione, dedicato al fiume Muson e, in particolare, al paesaggio delle vie d’acqua da Mirano alla laguna di Venezia (ingresso libero).

Relatori. Luigi Latini, Università Iuav, Venezia, docente del workshop, Simonetta Zanon, Fondazione Benetton, che ha coordinato l’iniziativa, e i tre tutor Giacomo Casentini (architetto), Elena Lorenzetto (semiologa, borsista in Fondazione) e Luca Zilio (architetto, dottorando Iuav) illustreranno il lavoro svolto e le proposte avanzate, a partire da uno sguardo progettuale indirizzato all’acqua, vista come chiave di accesso alla comprensione dei luoghi e come guida per maturare una visione unitaria di quel paesaggio che ne è totalmente pervaso. Parteciperanno all’incontro il direttore della Fondazione Benetton, Marco Tamaro, e il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello. Nell’occasione, sarà proiettato il breve filmato, realizzato durante i giorni di workshop dal documentarista trevigiano Marco Zuin, che sarà presente all’incontro. Sarà inoltre illustrato e distribuito a tutti gli intervenuti il “Giornale del Workshop” curato e pubblicato dalla Fondazione.

Il workshop, organizzato dalla Fondazione Benetton nel quadro delle proprie attività di ricerca e sperimentazione sul paesaggio, si è svolto dal 18 al 22 giugno 2019 e ha coinvolto un gruppo di quindici giovani progettisti, selezionati tramite un bando pubblico, che ha lavorato al tema proposto andando ad approfondire il ruolo che un fiume può svolgere nel paesaggio contemporaneo, in particolare nel contesto della città diffusa veneta, in rapporto con il quadro sociale, culturale e territoriale. Guidato da tre docenti di fama internazionale (Thilo Folkerts, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Imma Jansana, Jansana-de la Villa-de Paauw Arquitectes, Barcellona; Luigi Latini, Università Iuav, Venezia),  il gruppo di lavoro ha potuto approfondire la conoscenza del sito attraverso seminari con esperti e studiosi, visite e incontri con i responsabili della sua cura e gestione, per arrivare poi a delineare alcune ipotesi progettuali per un luogo emblematico del paesaggio veneto, nella storia e nella contemporaneità. A partire dalla natura storica di un corso d’acqua che ben rappresenta la lunga vicenda delle operazioni idrauliche che caratterizzano il territorio della Repubblica Veneta e ne disegnano le forme, la riflessione progettuale ha avuto al suo centro i punti di contatto tra i conflitti e le opportunità che lo sviluppo contemporaneo ci chiama a considerare.

Il lavoro ha messo al centro la parola paesaggio, segnalando così la necessità di abbandonare punti di vista settoriali e specialistici e invece immaginare ogni proposta progettuale come frutto di un lavoro interdisciplinare coordinato, innovativo e, quando necessario, controcorrente.

Il risultato dell’esperienza sul campo corrisponde quindi a una filosofia di lavoro e a un orientamento di metodo che ha permesso di mettere a fuoco i tre temi attorno ai quali si è svolto l’esercizio progettuale: svelare il fiume, il vocabolario del fiume, riconnettere fiume e comunità. Il primo tema – svelare il fiume – è un invito a riconoscerne la presenza come primo atto progettuale, con esercizi sul campo che guardano ai modi diversi con quali il fiume si rivela ai nostri occhi, e con la strumentazione necessaria perché questo “incontro” si trasformi in paesaggi densi di relazioni e significati. Si invita dunque a guardare con nuovi occhi agli aspetti ecologici, alla presenza di manufatti idraulici ed edifici storici, agli argini in rapporto alle aree di esondazione, al paesaggio agrario, alle aree boscate.  Un secondo tema progettuale è presentato come necessità di percorrere il Muson nelle sue forme e significati mediante la scrittura di un vocabolario del fiume, oggi reso spesso invisibile da forme di rettificazione e incuria. Sono stare scritte parole – fronte, soglia, risposta, sosta, incisione – che condensano il senso di gesti progettuali disseminati lungo un corso d’acqua che diventa luogo di relazioni vitali, di connessioni ecologiche, di contatto e scambi tra diversi aspetti del territorio e della sua cultura. Il terzo tema è un invito a considerare la pratica e la filosofia del lavoro paesaggistico come strategia per riconnettere fiume e comunità. Il fiume costituisce un flusso vitale che attraversa Mirano con modalità diverse (toccando giardini storici, bacini legati allo sfruttamento dell’energia idraulica, opifici in attesa di nuovi usi ecc.) e la proposta intende stabilire un contatto diretto, perfino corporeo, sia con l’acqua, sia con il senso della memoria storica che ha il compito di stimolare nuovi immaginari, e una relazione critica con il paesaggio esistente. Per la partecipazione all’incontro di iscritti all’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori sono previsti crediti formativi professionali.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

 

Premio Ecologia Laura Conti 2019 per tesi di laurea, consegna dei lavori entro il 30 novembre

L’Ecoistituto del Veneto Alex Langer e la Fondazione ICU – Istituto Consumatori Utenti ripropongono anche per il 2019 il Premio Ecologia Laura Conti dedicato alle tesi di laurea. Giunto alla ventesima edizione, il premio continua nell’obiettivo di valorizzare tesi di laurea di neo laureati, lavori spesso pregevoli ma che troppe volte rimangono negli archivi delle Università. Fondazione ICU ed Ecoistituto del Veneto hanno come fine ricerca e divulgazione, rispettivamente, delle tematiche consumeriste ed ecologiche.

Il premio riconosce con una borsa di studio le tesi migliori e le rende note attraverso la pubblicazione di testi specifici e di articoli, oltre che nell’organizzazione di convegni ed eventi di divulgazione. Il premio, inoltre, vuole stimolare l’Università ad affrontare temi utili al futuro della nostra società. Il concorso è intitolato a Laura Conti, grande divulgatrice ambientale italiana, con la quale gli organizzatori del premio hanno collaborato per quasi venti anni, considerandola maestra e compagna di strada. Le quasi tremila tesi che ad oggi hanno concorso, sono rfintracciabili come titolo ed autore nel sito www.ecoistituto-italia.org, nelle due sezioni Ecoistituto e Fondazione ICU-Istituto Consumatori Utenti.  A questo scopo, ICU edita i Libri dei Consumatori (molti dei quali frutto di rielaborazione di tesi vincitrici), che si possono richiedere gratuitamente alla Fondazione (tel/fax 041.935.666). Ecoistituto del Veneto edita le riviste Gaia (trimestrale nazionale, che ospita spesso articoli di neolaureati vincitori del Premio), Tera e Aqua (bimestrale veneto) e i Libri di Gaia.

Possono concorrere al premio tesi di laurea che trattano vari argomenti, il risparmio e lotta agli sprechi, i Parchi e l’ecoturismo, il consumo sostenibile, la mobilità intelligente, i rifiuti, le energie rinnovabili, l’educazione ambientale, la storia dei movimenti ecologisti e consumeristi la legislazione ambientale e tanti altri temi legati all’ambiente e ai consumi. Sono ammesse tesi di tutti i livelli, compresi i Master, discusse nelle Università italiane, negli anni accademici dal 2008-2009 in poi, inviate entro il 30 NOVEMBRE 2019 alla sede dell’Ecoistituto e della Fondazione ICU.

Fonte: Ecoistituto e Fondazione ICU

 

PFAS. Ministero dell’Ambiente stanzia fondi per portare acqua pulita nelle aree inquinate. Già realizzati 7,2 km di nuovi acquedotti.

Il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020, informa che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato di aver disposto un finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS.

Approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate. Il Ministero ha, dunque, risposto positivamente alla richiesta regionale di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. Richiesta formulata in ragione dei maggiori costi emersi nel corso della progettazione e dell’esecuzione delle opere avviate per garantire la perfetta funzionalità delle interconnessioni acquedottistiche presenti nel territorio interessato. Va sottolineato che la maggiore disponibilità finanziaria della gestione commissariale consentirà di ultimare il programma emergenziale, garantendo l’approvvigionamento idrico di acqua potabile di buona qualità alle aree contaminate. Il Ministero ha disposto il finanziamento integrativo in ragione del fatto che esso consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato.

La conclusione dei lavori emergenziali è prevista nel 2020. Per quanto riguarda la realizzazione della nuova rete acquedottistica, ad oggi il Soggetto Attuatore Acque Veronesi ha realizzato circa 7,2 km di rete su un totale di 19. Grazie alle buone condizioni meteo fino alle ultime settimane, i lavori hanno potuto procedere ad un buon ritmo, garantendo di rispettare i tempi previsti da cronoprogramma nei tre cantieri avviati in parallelo.I documenti e gli atti relativi all’emergenza PFAS sono disponibili nell’area dedicata del sito ufficiale della Regione del Veneto al seguente link

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

10 novembre, in marcia sul Monte Pizzoc, raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa dell’antica foresta del Cansiglio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Toio de Savorgnani, premio Argav 2016 e di Michele Boato scritto per il periodico Tera e Aqua sull’iniziativa, anche da loro organizzata, domenica 10 novembre in Cansiglio.

Da oltre 30 lunghi anni ci si trova ogni novembre in Cansiglio per ricordare, con la nostra presenza, che l’attenzione non è calata, che siamo sempre vigili e disposti ad intervenire, che non siamo stanchi. Da quando abbiamo iniziato, nel 1988, molte cose sono cambiate: il pianeta Terra è cambiato molto più velocemente di quanto la maggioranza di noi stessi ambientalisti pensava possibile: trent’anni fa dicevamo che il nostro progresso (“progresso scorsoio” scriveva il poeta Zanzotto) era un treno senza freni, lanciato verso il baratro, ma speravamo che non fosse così. Speravamo possibile un’inversione di rotta. Invece, a 27 anni dalle Dichiarazioni di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo, le peggiori previsioni stanno cominciando a verificarsi: gli uragani quasi tropicali anche in Europa, di cui la tempesta Vaia del 2018 è stato un esempio, e le ultime cinque estati, le più calde da 240 anni, una di fila all’altra, ce lo ricordano drammaticamente. La neve abbondante e sicura per tutto l’inverno sta diventando un ricordo del passato, quindi, almeno per il Cansiglio e il Monte Cavallo, gli impianti di risalita, da Pian Cavallo, attraverso Forcella Palantina, sono uno scempio evitato. Inoltre, abbiamo manifestato per la demolizione della base radar militare sul Monte Pizzoc ed è accaduto; avevamo chiesto la demolizione, il recupero e la restituzione ad usi civili della base missilistica di Pian Cansiglio e si è realizzato. Ma altri pericoli sono vicini e possibili. Avevamo chiesto che l’Antica Foresta diventasse un Parco Regionale o una Riserva naturale Regionale o un’area UNESCO e non si è fatto nulla. Da anni stiamo chiedendo che nessuna parte del Cansiglio, un Bene Comune, una grande proprietà pubblica statale e regionale, venga venduta. Invece, hanno infilato l’ex Hotel San Marco, non utilizzato da vent’anni, nell’elenco nazionale dei beni alienabili; ma è solo uno stratagemma, un trucco vigliacco per partire da una constatazione di quasi buon senso (“perché continuare a tenerci un rudere fatiscente se privatizzandolo potrebbe essere restaurato e rimesso in funzione?“) per iniziare la svendita. Una delle foreste pubbliche più antiche d’Italia, più di mille anni di storia, messa sul mercato della speculazione privata proprio da chi si riempie la bocca di slogan retorici come “orgoglio veneto, identità veneta, la Serenissima”…Per l’ex Marco siamo già al terzo bando andato a vuoto, nessuno lo ha voluto: forse la nostra continua presenza, decine di articoli sulla stampa, manifestazioni continue delle associazioni ambientaliste (anche con l’appoggio di Radio Gamma 5), un lungo digiuno al quale hanno aderito in più di 100 tra noi, hanno fatto desistere gli acquirenti, in attesa di tempi migliori. Due anni fa, appena una settimana dopo una nostra manifestazione, hanno bruciato parte del Rifugio Casa Vallorch, un incendio doloso mai rivendicato da alcuno, tipo intimidazione mafiosa. Ecco perché, dopo oltre 30 anni, i motivi per ritrovarci ancora non mancano, per ribadire che impegnarci in prima persona per salvare anche una piccola foresta (rispetto alla Madre Terra) significa fare qualcosa di importante per tutto il pianeta. Se dappertutto ci si mobilitasse per proteggere il proprio “piccolo” territorio, sarebbe l’inizio dell’inversione di tendenza. Come dice la giovane Greta, gli stati non fanno nulla di concreto e producono solo proclami che poi non rispettano o rimandano a tempi troppo lunghi, allora è compito di tutti noi, della “gente comune”, di scendere in campo e far valere le proprie ragioni per difendere il futuro della Terra, cioè il nostro futuro, partendo dai singoli luoghi in pericolo.

Itinerario di domenica 10 novembre. Ad un anno dalla Tempesta Vaia in Cansiglio è ancora emergenza e l’accesso a Casera Palantina dalla tradizionale partenza in Pian Canaie è tuttora chiuso per l’asportazione degli alberi caduti. L’anno scorso siamo rimasti nella Piana e anche quest’anno rimaniamo nella parte meno colpita della Foresta, attorno alla cima del monte Pizzoc. Dalla strada provinciale 422, proveniente da Vittorio Veneto, dopo il passo della Crosetta si prende a sinistra la strada in salita con indicazione Pizzoc. Dopo circa 2 km girare a sinistra, indicazione Cadolten e a meno di 1 km si parcheggia davanti all’ex casa forestale. Raduno dalle 9.30 alle 10 a Cadolten. Partenza a piedi lungo la strada bianca. Dopo la chiesa di S. Floriano si imbocca a dx il sentiero 981 e poi il sentiero Berry (percorso dai partigiani durante la Resistenza), fino a Casere Croce in Pian de Geisa e si continua fino alla strada asfaltata per il Pizzoc. Alle 12 raduno sulla cima, ora Piazza della Pace, un tempo sede della base radar militare demolita dopo anni di manifestazioni. Pranzo al sacco, interventi, musica, ricordando le azioni del passato (impianti della Palantina, demolizione delle basi militari, contro l’impianto eolico, Riserva regionale, Unesco..) e del presente: NO alla vendita dell’ex albergo San Marco o di altre parti del Cansiglio. Chi ha problemi può arrivare al raduno in auto. In caso di maltempo, sotto la cima c’è il Rifugio “Città di Vittorio Veneto”. Il nuovo gestore dà tutta la sua disponibilità: possiamo pranzare al sacco, sui tavoli davanti al rifugio e usare i servizi. All’interno, per chi lo vuole, caffè, panini, ecc… Alle ore 14, tempo permettendo, si prosegue lungo il sentiero di cresta, con splendido panorama sulla pianura fino alla laguna e alle Dolomiti. Dall’Oselada si scende lungo il Vallon de le Ortighe fino alla strada forestale del Taffarel (sentiero H1) e sul sentiero H torniamo al parcheggio, alle 15,30-16. Alla fine foto di gruppo, come le altre volte, davanti al San Marco con lo striscione IL CANSIGLIO NON È IN VENDITA. A Sarmede (TV) è aperta la mostra dell’illustrazione per l’infanzia, ormai alla 32° edizione. Se c’è ghiaccio sulla strada, non potremo salire e comunicheremo un percorso accessibile alternativo (al bivio del- la SP 422, prima di salire al Pizzoc) uno/due giorni prima, via mail. Info 346.6139393 (Toio).

 

Regione Veneto, misure antismog, approvato bando per la trasformazione dell’alimentazione di veicoli da benzina e gasolio a gpl-metano

Approvato dalla Giunta regionale un nuovo bando dedicato a misure antismog. “In linea con le esigenze di contenimento degli inquinanti, tra i quali il particolato, – spiega l’assessore all’Ambiente Bottacin – e in coerenza con gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’Accordo di programma firmato nel 2017 per l’adozione di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, abbiamo inteso intervenire con un ulteriore provvedimento in uno dei settori maggiormente responsabili di emissioni inquinanti.”

Il bando prevede la concessione di contributi a soggetti privati per la trasformazione dell’alimentazione dei veicoli da benzina o gasolio a Gpl o metano, destinando contributi fino a mille euro per veicolo. “Con la delibera di approvazione del bando abbiamo ritenuto di stanziare, in prima battuta, 200.000 euro sul corrente bilancio – dettaglia Bottacin – e nel predisporre i criteri per la graduatoria, oltre a tenere conto delle emissioni, abbiamo voluto confermare, anche in questa occasione, punteggi differenti a seconda della situazione economica dei beneficiari, prevedendo una priorità per le fasce di reddito più basse.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto