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“Paesaggi ereditati e progetto futuro, nuove alleanze per curare la terra”, al via oggi a Padova (ore 16) il corso a cura del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova

Cosa possiamo imparare dai paesaggi ereditati, sopravvissuti al successo dell’agricoltura industriale, per i paesaggi futuri? Come innestare un sapere colturale millenario con le scoperte delle nuove scienze biologiche, ecologiche, agronomiche? Come ritrovare nuovi equilibri per una relazione consapevole con la terra e i suoi frutti? A queste domande vuole rispondere il corso che ha inizio oggi, giovedì 16 gennaio, alle ore 16 fino alle 18.30 nel Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta a Padova, in via del Pescarotto 8. Si tratta del trentesimo corso di aggiornamento sul giardino storico dal titolo Paesaggi ereditati e progetto futuro. Nuove alleanze per curare la terra, a cura del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova e coordinato da Antonella Pietrogrande e diretto da Francesca Chiesura Lorenzoni e Francesca Dalla Vecchia.

La trentesima edizione del corso si svolgerà sino a maggio 2020. Di fronte all’incalzare dei cambiamenti climatici e dei danni ambientali, che impongono la necessità di nuove visioni e strategie per curare la terra, nostro bene comune, il corso propone una riflessione sui paesaggi agrari nella società contemporanea. Le odierne forme omologate e prive di identità dei paesaggi agrari europei sono il risultato delle radicali trasformazioni avvenute nella seconda metà del Novecento, a seguito dell’adozione di pratiche agricole di tipo monocolturale, semplificate e meccanizzate, basate sull’uso generalizzato di sostanze chimiche. L’attuazione di questo nuovo indirizzo ha provocato una drastica riduzione del numero degli addetti e un conseguente venir meno di quell’attenta custodia dei luoghi da parte di chi aveva un rapporto diretto con la terra.

«Giardino mediterraneo» è stato definito da Emilio Sereni il «bel paesaggio agrario» degli agrumeti siciliani, dove ancora oggi vengono applicate tecniche specializzate di sistemazione del suolo di origine araba. A riprova dello stretto legame tra agricoltura e giardino, Sereni ricorda come le aiuole ben squadrate, i regolari allineamenti delle alberature, il digradare delle terrazze del giardino all’italiana, ripetano le forme che disegnavano il paesaggio agrario. Anche lo scrittore Mario Rigoni Stern riprende questa immagine nella sua descrizione di una località dell’altopiano di Asiago chiamata «Giardini», per i suoi appezzamenti delimitati da muretti a secco, così ordinati e precisi da ingentilire il paesaggio. Questo concetto di bellezza, risultato del lavoro dell’uomo in armonia con la natura, è insito nell’idea  archetipica di giardino, unità di bello e buono. Il giardino, memoria del mondo, ci indica dunque la strada a cui tornare. Il rapporto tra giardino e paesaggio produttivo è infatti oggi motivo di riflessione, come dimostrano vari interventi di reintroduzione di pregiati vitigni, frutteti e orti, attuati in diversi siti storici.

Il corso terrà presenti due versanti di indagine. Da un lato proporrà un’osservazione e uno studio dei paesaggi rurali nella loro evoluzione storica e cercherà di dare delle risposte sul come e perché si sia perso un positivo rapporto tra il sapere degli uomini e l’ambiente. Dall’altro lato proporrà un’esplorazione sia delle nuove visioni dei sistemi agricoli che applicano alla coltivazione i concetti dell’ecologia, sia delle nuove pratiche di una agricoltura di ritorno, in particolare di giovani che utilizzano tecnologie innovative e recuperano nel contempo valori smarriti, paesaggi culturali, produzioni di qualità e migliori luoghi di vita. Una ricognizione del fenomeno dell’agricoltura urbana – cioè del tentativo di ibridare due mondi alternativi e due paesaggi, palesatosi in varie maniere – darà modo di approfondire un tema che sta attirando sempre maggiore interesse. Torneremo a occuparci anche di giardino storico, l’argomento che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una riflessione più complessiva sul paesaggio. Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere sull’interpretazione di questi e altri problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze di una contemporaneità consapevole, è il compito che si dà il XXX corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Programma. 16 GENNAIO, ore 16.00. Ridare nuovi equilibri ai paesaggi curando la terra. Visioni attuali dei sistemi agricoli, Giuseppe Barbera – Università degli Studi di Palermo. 23 GENNAIO, ore 16.00 Le colture del passato: quale lezione per i paesaggi futuri? Viviana Ferrario – Università IUAV di Venezia; Giustino Mezzalira – Veneto Agricoltura. 30 GENNAIO, ore 16.00 La città campagna. Evoluzione della pratica dell’agricoltura urbana dagli inizi del XX secolo, Franco Panzini – Università IUAV di Venezia. 6 FEBBRAIO, ore 16.00 L’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità vegetale: quali possibili soluzioni? Tavola rotonda con: Mariacristina Villani – Università di Padova Orto botanico; Patrizio Giulini – Gruppo Giardino
Storico Università di Padova; Nicoletta La Rocca – Università di Padova Dipartimento di Biologia; coordina Francesca Dalla Vecchia – Università di Padova Dipartimento di Biologia, Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 13 FEBBRAIO, ore 16.00 Dai paesaggi dell’abbandono al ritorno dell’agricoltura in montagna, Mauro Varotto – Università di Padova Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità. 27 FEBBRAIO, ore 16.00 Antiche bonifiche, sistemi e contratti agrari “per la cura della terra”. Il Consorzio Uomini di Massenzatica e la Corte benedettina di Correzzola
Carlo Ragazzi – presidente del Consorzio Uomini di Massenzatica; Stefano Zaggia – Università di Padova Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale. 5 MARZO, ore 16.00 Michele Busiri Vici tra arte del giardino, rapporto con il paesaggio e sistemazioni dell’antico, Tavola rotonda con Alberta Campitelli – già dirigente Ville e Parchi Storici del Comune di Roma, vice-presidente Associazione Parchi e Giardini d’Italia; Massimo De Vico Fallani – Università di Roma Sapienza; Elisa Zannoni
architetto Roma. 12 MARZO, ore 16.00 Relazioni, intrecci, connessioni fra giardino e paesaggio rurale: dai frutteti trentini al territorio del prosecco, Tavola rotonda con: Fabrizio Fronza – Agronomo, Curatore dei parchi di Levico e Roncegno; Francesco Vallerani – Università di Venezia Ca’ Foscari Dipartimento di Economia; coordina Mariapia Cunico – Università IUAV di Venezia 19 MARZO, ore 16.00 I vigneti tra paesaggi ereditati e neo-paesaggi globalizzati: i casi della Valtellina e di Saint-Émilion
Luca Bonardi – Università degli Studi di Milano Statale; Serge Briffaud – École Nationale Supérieure d’Architecture et de Paysage de Bordeaux. 26 MARZO, ore 16.00 La tempesta Vaia e il nuovo assetto del paesaggio montano, Raffaele Cavalli – Università degli Studi di Padova Dipartimento TESAF. 2 APRILE, Convegno Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano in collaborazione con: Orto Botanico Università di Padova, International Scientific Committee on Cultural Landscapes ICOMOS-IFLA, Associazione Parchi e Giardini d’Italia Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano. 16 APRILE, ore 16.00 Scritture contadine, Luciano Morbiato – Università di Padova. 23 APRILE, visita Il sistema ville-giardini-campagna nel territorio di Mirano (Venezia) a cura di Alberto Gregio, Renzo Niero – Bel-Vedere Lab, Mirano; Margherita Levorato – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 30 aprile/1-2-3-4 maggio viaggio di studio
Paesaggi e giardini dell’isola di Maiorca e gli interventi paesaggistici dell’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo a cura di Tòfol Arbona Castañer – paesaggista, specialista di analisi del territorio di Maiorca; Júlia Roman – Universitat de les Illes Balears ( UIB ); Helga Swendinger – biografa dell’arciduca, Vienna; con Silvia Datei, Margherita Levorato, Antonella Pietrogrande – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 7 MAGGIO, ore 16.00 L’acqua nei giardini del Mediterraneo arido: ieri e oggi, José Tito Rojo – Università di Granada. 14 MAGGIO, ore 16.00 Erbario cinematografico, Antonio Costa – Università di Padova. 16 MAGGIO, visita Dal Parco del castello di Miramare al progetto paesaggistico di Paolo Bürgi al San Michele sul Carso goriziano a cura di Anna Chiara Vendramin – studio Vendramin Padova, Parco Castello di Miramare, Trieste; Cristina Cremonese, Luis Zenatto – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 21 MAGGIO, ore 16.00 Agricoltura ed ecologia: esperienze sul campo, Tavola rotonda con: Sergio Lironi – presidente onorario di Legambiente- Padova; Marco Miglioranza – Agritour, Vicenza; Leopoldo Spessato – Agriaton, Padova; coordina Gianpaolo Barbariol – Gruppo Giardino Storico Università di Padova
28 MAGGIO, ore 16.00. ‘Coltivare’ paesaggi oggi in modo consapevole Anna Lambertini, Tessa Matteini – Università di Firenze Dipartimento di Architettura (DiDA) Coordinatore responsabile del corso: Antonella Pietrogrande, direttori del corso: Francesca Chiesura Lorenzoni, Francesca Dalla Vecchia. Fondatore: Patrizio Giulini; segreteria: Cristina Cremonese, Silvia Datei. Contributo di partecipazione 95 € (studenti 50 €). Ulteriori informazioni sul corso possono essere richieste scrivendo a segreteria@giardinostoricounivpadova.it

Fonte: Gruppo giardino storico Università di Padova

Qualità dell’aria in Veneto nel 2019, valori medi PM10 in calo rispetto al 2018

“I nuovi dati ARPAV sulla qualità dell’aria dimostrano un ulteriore calo dei valori medi di PM10 rispetto al 2018. Una conferma che da almeno 20 anni, pur conoscendo tutti i limiti del bacino padano dove c’è scarso ricambio di aria, siamo in diminuzione dei valori medi dei principali inquinanti a conferma che le 72 misure contenute nel piano aria hanno efficacia per le quali sono stati spesi 965 milioni di euro negli ultimi tre anni. Tra questi, 702 milioni destinati al trasporto pubblico, 106 alle infrastrutture e 92,5 milioni di euro all’efficientamento energetico”. Per il PM 10 dal 2012 il valore medio è al di sotto dei limiti imposti a livello europeo”. Così l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin commenta i primi dati disponibili, ancora in corso di elaborazione da parte di ARPAV, che fotografano la situazione della qualità dell’aria nel territorio veneto nel corso del 2019.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

L’Università di Padova mette a punto un sistema di previsione delle piene fluviali unico in Europa finanziato dalla Regione Veneto

Un modello scientifico capace di prevedere le piene dei fiumi con 72 ore di anticipo per permettere di prendere decisioni ed effettuare scelte a tutela di popolazione e territori. Questo è il modello IMAGe, sistema di previsione delle piene fluviali della Regione del Veneto, messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale dell’Università di Padova in collaborazione con la Regione.

Modello unico in Europa. “Come riconosciuto anche dall’Autorità di Distretto, il nostro è un modello unico in Europa – ha spiegato ieri l’assessore regionale all’ambiente e protezione civile Gianpaolo Bottacin, in occasione della presentazione – un modello al quale sta guardando con estremo interesse anche il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, dato che è del tutto esportabile. Per noi è fondamentale, lo abbiamo visto in occasione di Vaia. Stiamo parlando di previsione che si traduce in prevenzione, aspetto del tutto prioritario nel campo della difesa idraulica”.

Il modello permette di sapere con anticipo se e esattamente quando (a che ora) un fiume esonda attraverso delle modellazioni di generazione e di propagazione delle piene, che si traducono in report. Tutti questi dati vengono gestiti nella centrale operativa nella sede della Protezione Civile regionale a Marghera (VE). “Si parte da una previsione meteo a misura fatto dalla Regione attraverso Arpav e poi, man mano che ci si avvicina all’evento previsto, c’è una fase di interazione fra dato previsto e dato osservato – ha spiegato il professor Luigi D’Alpaos, accademico dell’Università di Padova e luminare della difesa idraulica che ha visto nascere e segue tutt’ora il progetto a capo dell’equipe di altri due docenti e tre ricercatori – stiamo parlando di una cascata di strumenti a disposizione della Regione del Veneto per gestire le emergenze fluviali, capace di garantire informazioni molto utili anche nel campo della pianificazione”.

Obiettivo: estenderlo a tutti i bacini fluviali. Il modello è stato messo a punto fino ad oggi per quanto riguarda tre bacini idraulici del Veneto: Brenta-Bacchiglione, Piave e Muson dei Sassi. Obiettivo è quello di estenderlo a tutti i bacini fluviali. “È stato particolarmente utile durante Vaia – ha sottolineato l’assessore – ad esempio i dati forniti ci hanno detto come gestire i bacini del Brenta Bacchiglione. Ad esempio ci hanno consentito di gestire il bacino del Corlo per evitare di mettere a rischio le popolazioni rivierasche e il ponte di Bassano. La Regione dal 2013 ha investito già quasi 900 milioni per opere di difesa idraulica in tutto il Veneto attraverso quello che è denominato ‘piano D’Alpaos’ – ha concluso Bottacin – e lì abbiamo previsto di investire risorse anche sugli strumenti previsionali come IMAGe. Questo strumento consente di prendere decisioni strategiche tipo l’evacuazione di intere popolazioni con adeguato supporto scientifico”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Emergenza Pfas, entro il 21 marzo 2020 acqua pulita nell’area rossa. Nel frattempo, pubblicato il bando di gara per le opere finalizzate a dare risposta all’emergenza per Montagnana (Pd) e l’area berica.

“Con la pubblicazione del nuovo bando per la realizzazione della condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore si completa una parte importante dell’intervento commissariale. Il 2020 sarà un anno fondamentale, nel quale potremo vedere completati i lavori per portare acqua pulita in tutta l’area rossa. Ricordo, comunque che, in attesa delle opere, l’acqua attualmente erogata ai Comuni della zona rossa ha già raggiunto l’obiettivo zero PFAS Zero, grazie ai sistemi di filtrazione mediante assorbimento su carbone attivo granulare, come stabilito dai limiti emanati dalla Regione Veneto. Limiti sui quali attendiamo ancora risposta dal Ministro Costa”. Così il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta la notizia, comunicata dal Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua, il quale ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020.

Bando per la bassa Padovana e l’area berica. “È stato pubblicato il bando di gara per le opere finalizzate a dare risposta all’emergenza PFAS per Montagnana (Padova) e l’area berica – spiega Dell’Acqua – stiamo parlando della nuova condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore, che comprende oltre 22 chilometri di tubazioni da posare e il serbatoio di accumulo da 10.000 metri cubi che sarà realizzato a Montagnana”. Si tratta di un intervento del costo complessivo di oltre 25 milioni, dei quali 22,6 milioni rientrano nel finanziamento per le opere commissariali. Il Soggetto Attuatore è Acquevenete spa. I lavori partiranno nei primi mesi del 2020, non appena concluse le operazioni di aggiudicazione della gara. La nuova condotta di collegamento Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore permetterà di sostituire l’attuale fornitura di acqua dalla centrale di Madonna di Lonigo, contaminata da PFAS, convogliando acqua da fonti diverse da quelle inquinate. In caso di necessità, l’acqua potrà essere prelevata anche dalle centrali di Vescovana e Piacenza d’Adige, che attingono dal fiume Adige acqua ugualmente sicura e del tutto priva di PFAS.

“L’idea alla base del progetto – prosegue Dell’Acqua – è quella di creare un grande serbatoio di accumulo a Montagnana, della capacità di 10.000 metri cubi, dove verranno convogliate le disponibilità notturne di acqua: negli orari notturni, infatti, il prelievo è minore ed è possibile creare delle scorte d’acqua da distribuire agli utenti dei Comuni interessati nel corso della giornata”. Sarà, dunque, necessario prolungare l’esistente condotta Monselice-Ponso, realizzando il nuovo tratto Ponso-Montagnana, per una lunghezza complessiva di 9.260 metri, con una condotta adduttrice del diametro nominale di 600 millimetri, in ghisa sferoidale, materiale sicuro e durevole nel tempo. La nuova tubazione sarà posata prevalentemente in campagna, lungo il tracciato di progetto della superstrada S.R. n.10 VAR, in corrispondenza del bordo sud della stessa. Le operazioni di esproprio sono già in fase avanzata. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione del nuovo serbatoio strategico di Montagnana, composto da due moduli della capacità ciascuno di 5.000 metri cubi, con annessa centrale di pompaggio.

Altri lavori. “Dal serbatoio di Montagnana sarà, quindi, realizzata la nuova tubazione di collegamento con la rete di Pojana Maggiore, sempre del diametro nominale di 600 millimetri – sottolinea il Commissario Dell’Acqua – un’ulteriore connessione verrà realizzata con la condotta esistente, proveniente dalla centrale di Madonna di Lonigo. In tal modo sarà possibile alimentare, oltre a Pojana Maggiore, anche i Comuni di Asigliano, Orgiano e Alonte e Noventa Vicentina”. Il progetto proseguirà con la realizzazione del tratto di collegamento alla rete di Montagnana, in derivazione dalla condotta per Pojana, in corrispondenza di via Sette Albere all’incrocio con via Fossa di Buoso. Questo tratto di condotta avrà un diametro nominale di 400 mm e una lunghezza di 1.670 metri. Infine, per il funzionamento complessivo del sistema, sarà necessario costruire anche 800 metri di nuova condotta a Monselice, come tratto di collegamento con la condotta di adduzione proveniente dai pozzi di Camazzole, con la posa di tubazione in ghisa sferoidale del diametro nominale di 700 mm lungo viale Tre Venezie, via Piemonte e via Veneto.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Plastic tax: Uecoop, serve piano strategico per ambiente

La plastic tax rischia di essere un’imposta non selettiva e di complicata gestione. La sua introduzione, al momento, non può essere accolta con favore, soprattutto se verrà applicata a quei manufatti che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione o consegna di prodotti alimentari, per molti dei quali non saranno disponibili, neppure fra sei mesi, alternative adeguate e più sostenibili“. E’ quanto afferma l’Unione Europea delle Cooperative (Uecoop) in occasione del vertice al Ministero dell’economia e delle finanze sul tributo per i contenitori in plastica.

La situazione odierna. E’ concreto il rischio che i maggiori costi a carico di fabbricanti e importatori vengano ribaltati sui soggetti a valle della filiera del consumo e, in particolare, sulle cooperative agricole di conferimento e sui loro soci nonché sui consumatori, senza alcuna garanzia di effetti positivi dal punto di vista ambientale. Uecoop, ricorda come gli imballaggi in plastica e i beni in polietilene siano già oggetto di un contributo ambientale a carico di produttori e utilizzatori destinato a coprire il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero e che, dal 1 gennaio 2020, aumenterà senza un coordinamento tra i diversi prelievi.

Secondo Gherardo Colombo, presidente Uecoop: “Serve un piano strategico nazionale che conduca il pubblico, e non solo il privato, ad una duratura riduzione del consumo di oggetti di uso quotidiano, oltre che monouso, con più incentivi economici e di altro tipo tesi a generare circoli economici virtuosi che producano sviluppo e posti di lavoro. Nel frattempo verificare se, in Italia e nel resto d’Europa, il sistema della raccolta, del trattamento, del riciclo e del recupero delle materie plastiche funziona davvero come dovrebbe e se no, per quali ragioni. Inoltre – conclude Colombo – si potrebbe incentivare l’intervento sui beni della pubblica amministrazione per aumentare il livello di protezione ambientale anche nei settori di diretta responsabilità della stessa Pubblica Amministrazione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop

 

Questa mattina, a Stra (VE), Luigi D’Alpaos presenta il suo ultimo libro “SOS Laguna”

Questa mattina, sabato 14 dicembre, alle ore 10, nella sede municipale di Stra (Ve), Luigi D’Alpaos, professore Emerito di Idraulica all’Università di Padova, presenta il suo ultimo libro “SOS Laguna” (Mare di Carta editore), dialogando con la giornalista e scrittrice Sara Zanferrari.

Il libro è dedicato ai più recenti problemi della laguna e ai suoi difficili rapporti con l’uomo moderno, i cui obiettivi mal si conciliano con i temi della salvaguardia dell’ambiente lagunare e sono perseguiti senza tenere nel debito conto quel fenomeno epocale che sarà il probabile innalzamento del livello medio del mare nel corso del secolo, innalzamento dato ormai per certo dai più autorevoli organismi internazionali. Il volume porta nuovi elementi al dibattito in corso sulla salva-guardia della laguna di Venezia e del suo porto commerciale.

Libri che hanno il dono della chiarezza. Luigi D’Alpaos ha avuto, fino a qualche anno fa, la cattedra di professore di idraulica all’università di Padova, una cattedra che ha onorato, sia con gli importanti studi riguardanti il Veneto (aveva, per esempio, previsto con incredibile esattezza le conseguenze dell’alluvione che ha colpito, nel 2010, il Bacchiglione), oltre che formando varie generazioni di preparati e competenti ingegneri idraulici. Pur supportati da approfonditi studi scientifici, i suoi libri vengono esposti in modo che ogni cittadino possa farsi una idea ponderata dei “prenditori”, come li definisce l’autore, e dei politici che hanno agito nell’esclusivo proprio tornaconto; non in nome del bene comune; tutto senza giri di parole ma in modo diretto.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Intercomunale Brenta Sicuro, che continua nella sua azione di collaborazione e divulgazione per far conoscere le problematiche ambientali venete, focalizzate al rischio idrogeologico: indagini sulle criticità arginali dei fiumi Brenta e Bacchiglione, supportare da autorevoli studi scientifici, hanno rilevato un alto rischio dei nostri territori. Rischio che merita la costante attenzione di ogni cittadino ed amministratore, anche se non direttamente responsabile delle manutenzioni. Altra importante battaglia in corso è quella che riguarda il completamento dell’idrovia Padova-mare che consentirebbe di alzare, in modo significativo, il livello di sicurezza di una vasta area fra le provincie di Venezia e Padova, area abitata da ben oltre 500.000 persone.

La presentazione del libro avviene con la collaborazione ed il patrocinio del Comune di Stra, che ha messo a disposizione la migliore sede possibile: il nuovo municipio di Villa Loredan. Al termine della presentazione si potrà anche acquistare il volume e richiedere all’autore la dedica. Un piccolo rinfresco, collocato nel cortile interno della villa, sarà l’occasione per un brindisi augurale di buone feste.

Fonte: Associazione Intercomunale Brenta Sicuro

 

A Montecchio Maggiore (VI) sorto un nuovo bosco per iniziativa di due studenti e con l’appoggio delle Istituzioni

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) E’ comparso un nuovo bosco con circa 500 tra alberi e arbusti a Montecchio Maggiore (VI), in una fascia compresa tra la pedemontana e la zona industriale ad Ovest. Tutto questo grazie all’impegno e alla caparbietà di due studenti, Elena Baldisseri e Aldo Soraru.

Riforestazione urbana. Il progetto, poi, ha dovuto avere il sostegno di molte componenti: dell’Associazione Civiltà del Verde di Vicenza, dell’Amministrazione Comunale, che ha reso disponibile il sito d’impianto, di Agno Chiampo Ambiente, che ha sostenuto sia finanziariamente che logisticamente l’iniziativa, come anche di molti volontari che hanno finanziato il progetto, offrendo il loro lavoro per l’impianto, e del Comitato Volontario Protezione Civile di Montecchio Maggiore, che ha supportato l’intervento per il trasporto dei materiali. Grazie a tutti loro, ma non solo, è stato possibile realizzare un intervento di riforestazione urbana. Una fascia boscata lineare per la quale è stato fondamentale anche il supporto di Veneto Agricoltura, e in particolare con la consulenza del Vivaio di Montecchio Precalcino, Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta, da cui il materiale vivaistico è provenuto.

I lavori sono iniziati venerdì pomeriggio 6 dicembre (momento del tracciamento per la predisposizione dell’impianto), proseguiti sabato pomeriggio 7 dicembre e conclusi (al 98% delle cose da fare) domenica mattina 8 dicembre. Ora mancano alcuni aggiustamenti, come la protezione delle giovani piantine in modo che non siano danneggiate dagli animali o dall’uomo (che spesso usa maldestramente il decespugliatore). Ma piano piano, con pazienza, si arriverà a ultimare l’intervento che è stato pensato circa un anno prima. Un intervento che ha costato riflessioni su cosa piantare, come piantare, quando piantare. Poi, quando sembrava arrivato il momento giusto (primi di novembre 2019) l’andamento meteo ha costretto il rinvio per oltre una mese per impraticabilità del suolo a causa delle continue piogge. Si è giunti, con soddisfazione e gran pazienza nell’accettare anche i tempi della natura, che non sono quelli dell’uomo moderno, a vedere concretizzarsi un progetto che richiamava alla necessità di mettere le “mani in Terra”, cioè riprendere contatto diretto con ciò da cui proveniamo e di cui abbiamo bisogno per vivere, una attività rivolta fattivamente a migliorare il nostro ambiente urbano. A tutto ciò ha dato ancor più valore l’utilizzo di compost di qualità prodotto localmente dalla Società Agno Chiampo Ambiente, un compost prodotto da sola matrice vegetale.

Dopo Vaia, a Finale Emilia (MO) due abeti dal Cansiglio per le festività natalizie

Due abeti rossi del Pian del Cansiglio (BL-TV), instabili a causa della tempesta VAIA dell’anno scorso, sono partiti nei giorni scorsi dagli uffici di Veneto Agricoltura  alla volta di Finale Emilia (MO). Sono stati prelevati nell’area di Pian Canale dagli operatori forestali dell’Agenzia regionale e scelti, come detto, perché colpiti e quindi pericolosi.

Un verde abbraccio tra Veneto ed Emilia. I due alberi sono stati caricati su un mezzo della Società San Marco, importante realtà emiliana che produce energia, con sede a Finale Emilia, la quale ha acquistato una quantità importante di piante schiantate provenienti dai boschi veneti. La richiesta alla Regione Veneto inviata dal sindaco di Finale Emilia, Sandro Palazzi, è stata subito accolta dal Governatore del Veneto, Luca Zaia, il quale ha chiesto a Veneto Agricoltura di mettere a disposizione i due abeti che verranno collocati, in vista delle festività natalizie, nella cittadina emiliana. Un segno che non solo ricorderà alla comunità emiliana il Natale in arrivo ma anche, con lo stesso spirito, l’abbraccio tra le due Regioni nel nome di una importante collaborazione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

MOSE, stasera tour in motonave per assistere al primo sollevamento delle paratoie alla Bocca di Malamocco, iscrizioni entro le ore 11 di oggi

Per stasera, lunedi 2 dicembre 2019, la Comunità Wigwam della Città di Venezia ha organizzato un tour in motonave per assistere al primo sollevamento del Mose alla Bocca di Malamocco. L’imbarco è previsto all’Isola del Tronchetto (parcheggio auto) alle ore 18:45 e poi alle Zattere alle ore 19:15.

Le prove di sollevamento delle paratie mobili avverranno dalle ore 20:30 alle 24:00 ed a bordo sarà servita la cena. Si tratta di un tour esplorativo, per conoscere la Bocca Portuale dove mare e Laguna si Incontrano e rivolto a tutti i cittadini portatori di interesse e per la comunità scientifica internazionale. Un progetto che rientra nell’attività della Rete internazionale Wigwam delle Comunità Locali per lo sviluppo solidale e sostenibile promossa dal Laboratorio Venezia per la Resilienza e la Residenza diretto dall’ingegner Giovanni Cecconi.

Obiettivo dell’iniziativa: lo scambio di conoscenze sulla laguna e sul progetto Mose e la sua possibile immediata operatività; la discussione e la condivisione relativamente alla petizione per la costituzione della Agenzia Lagunare Magistrato Alle Acqua – ALMA; la partecipazione ai tavoli di lavoro per sviluppare la petizione aperta ALMA e definire le azioni prioritarie insieme con le istituzioni. Attesi Veneziani e non, visitatori ed istituzioni che vogliano contribuire con presentazioni ed interventi ai tavoli di lavoro o, semplicemente, assistere alle prove di sollevamento delle paratie mobili, commentate in diretta dall’ingegnerCecconi, già direttore della Control Room del Mose, poi fondatore e ora direttore del laboratorio Wigwam per la resilienza ai cambiamenti climatici.

E’ richiesto un contributo per motonave e iscrizione alla Rete Wigwam di 20,00 euro e un contributo alle spese per la cena di 15,00 euro. In alternativa o in aggiunta si potranno portare contributi in cibarie e bevande da condividere insieme. Le prenotazioni sono accettate sino ad esaurimento posti, fino alle ore 11:00 di lunedì 2 dicembre, tramite e-mail a ceccogio@gmail.com  o tel. +39 335 1379177E’ gradito versamento anticipato del contributo associativo di 20,00 euro per la gita e di 15,00 per eventuale cena a Cecconi Giovanni IBAN IT63N0533602020000046349096 Studenti e disoccupati solo contributo di 15:00 euro per la cena, mentre il costo motonave sarà offerta da altri partecipanti.

Fonte: Servizio stampa Wigwam

 

Parco Colli Euganei, una passeggiata (1 dicembre) ed un confronto-dibattito (7 dicembre) per amarlo, rispettarlo e difenderlo

Domenica 1 dicembre 2019, alle ore 9.30, a Monselice, in provincia di Padova, partirà la passeggiata “Dalla Rocca al Montericco” in onore dei 30 anni del Parco Colli Euganei, organizzata dal Coordinamento Associazioni Ambientaliste del Parco Colli Euganei. Obiettivo, valorizzare paesaggi, storia, cultura e varietà di prodotti di questo sito sito ambientale pressoché unico.

Il ritrovo per la partenza della camminata è in via del Santuario-Piazza Mazzini. Il tempo di percorrenza del percorso, di 4 km, è di circa 1 ora. L’itinerario è in piano e adatto a tutti, anche a chi desidera portare i figli in passeggino. In programma c’è anche una sosta con spuntino alla fattoria agro-didattica “La Pignara” con visita al frantoio “Pestrin” del 1500. Il ritorno è libero. Chi desidera, può effettuare anche un’escursione alla Cava delle More e lungo i sentieri del Monte Ricco.

7 dicembre, un incontro in vista del nuovo (forse) Parco. A poco più di un mese dalla nomina del presidente del Parco, Massimo Campagnolo, il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Parco si chiede quale sia il nuovo ambientale. “Ci ritroviamo in una situazione quanto mai confusa e scombinata“, afferma Gianni Sandon, ex consigliere del Parco Colli e membro del Coordinamento. Per questo, sabato 7 dicembre viene organizzato un incontro, aperto al pubblico, ad Este (PD), alle ore 15.30, nel chiostro Santa Maria delle Consolazioni (via Francesconi 2). E’ prevista una relazione introduttiva di Giovanna Osti, presidente dell’Ordine degli Architetti di Padova, a cui seguirà il confronto dibattito con cittadini e amministratori. Infine, Paolo Castelnovi e Adriano Verdi ricorderanno Roberto Gambino, progettista del Piano Ambientale del parco e del progetto Mura di Padova.

Fonte: Coordinamento Associazioni Ambientaliste del Parco Colli Euganei