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“Alla ricerca della plastica perduta”: caccia al tesoro e laboratori per le scuole al Salone Nautico di Venezia (fino al 2 giugno)

La sostenibilità entra nel vivo del Salone Nautico di Venezia, in corso all’Arsenale fino al 2 giugno, grazie a un’iniziativa innovativa che coinvolge il pubblico e le scuole: “Alla ricerca della plastica perduta”, un progetto promosso da Yacht Club Venezia e Mureadritta, in occasione della regata L’Ammiraglia Venezia Pola Lussino.

Caccia al tesoro sostenibile

Tutti i visitatori e operatori del Salone sono invitati a partecipare alla speciale “caccia al tesoro”: un gesto semplice ma significativo, che consiste nel conferire – presso la Tesa 90 – bottiglie di plastica vuote, usate o raccolte all’interno dell’area espositiva. Le bottiglie verranno immediatamente compattate e triturate per essere trasformate in materia prima per abbigliamento tecnico nautico. Ogni partecipante riceverà una ricevuta e, con un pizzico di fortuna, potrà vincere premi sostenibili come t-shirt o cappellini speciali.

Laboratori didattici per le scuole

Dopo la giornata del 29 maggio, anche venerdì 30 maggio lo stand della regata Ammiraglia si trasforma in un laboratorio didattico gratuito per scuole primarie e secondarie di primo grado. Quattro gli appuntamenti disponibili (prenotabili su http://www.ammiraglia.org): ore 10:00, 11:00, 12:00. A guidare i laboratori sarà Alberto Olivetto, tra i massimi esperti europei di economia circolare applicata al riciclo della plastica per il settore tessile. Durante l’attività, gli studenti potranno osservare da vicino l’intero ciclo di trasformazione: dalla bottiglia usata, al compattatore, fino alla fibra tessile destinata all’abbigliamento nautico. A ciascun partecipante verrà consegnata una bottiglietta d’acqua: una volta svuotata, potranno inserirla nel compattatore e ricevere un piccolo premio.

Fonte: servizio stampa Yacht Club Venezia

A Galzignano (Padova) nato il Laboratorio di Comunità dei Colli Euganei, che tratterà di agricoltura verticale, biofilia e inclusione sociale per rispondere alla transizione demografica

Davanti a stime di progressivo invecchiamento della popolazione, l’Italia si trova oggi in una delle sfide più complesse della sua storia recente: la transizione demografica. Secondo le proiezioni Istat, entro il 2080 il nostro Paese conterà poco più di 46 milioni di abitanti, con una quota crescente di anziani. Nel 2040 si raggiungerà un vero e proprio picco con quasi 18 milioni e mezzo di over 65. E non è tutto: entro il 2043, quattro famiglie su dieci saranno composte da persone sole e 4,1 milioni di ultrasettantacinquenni vivranno senza compagnia stabile, di cui 3 milioni saranno donne. Uno scenario che cambia profondamente il modo di pensare ai servizi, agli spazi pubblici, alla coesione sociale.

A questa realtà complessa e urgente, quattro Comuni dell’area dei Colli Euganei — Galzignano Terme, Arquà Petrarca, Cinto Euganeo e Battaglia Terme — rispondono uniti, mettendo in campo visione e concretezza attraverso la partecipazione congiunta al progetto ISL04 del GAL Patavino, rivolto alla realizzazione di investimenti per il rafforzamento dei servizi di base alla popolazione delle aree rurali. Il bando ISL04, promosso nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale, punta a sostenere investimenti che favoriscano occupazione, inclusione sociale, parità di genere, sviluppo locale, valorizzazione del patrimonio culturale e antropico e promozione di pratiche sostenibili come la bioeconomia circolare e la silvicoltura. Nello specifico, mira a incentivare progetti che attivino o potenzino servizi alla persona, attività culturali e ricreative, infrastrutture sociali e ambientali nelle aree rurali.

Nel cuore di questo programma prende vita a Galzignano Terme un’iniziativa concreta e ambiziosa: il Laboratorio di Comunità dei Colli Euganei. Il luogo prescelto per far nascere questo nuovo polo sociale è l’ex scuola di via Fabio Filzi, oggi sede dell’Auser “A. Saggini Galzignano” APS, uno stabile che versa in uno stato di evidente vetustà, ma che si trova in un contesto urbano già fortemente riqualificato: la vicinanza al Parco dei Colli Euganei, alla biblioteca comunale, alle scuole dell’infanzia e al MuCE – Museo dei Colli Euganei, ne fanno un punto strategico per dare forma a una nuova centralità comunitaria.

Grazie al finanziamento del GAL Patavino (200 mila euro) e a un cofinanziamento comunale di 50 mila euro, potrà partire la trasformazione dell’ex scuola in un centro polifunzionale composto da tre ampie aule, due depositi e un grande atrio. Questi spazi saranno destinati ad accogliere iniziative innovative che uniscono la tradizione agricola locale alle sfide del futuro: in particolare, il progetto prevede attività di sperimentazione legate all’agricoltura verticale e al design biofilico. Agricoltura verticale significa coltivare in altezza, sfruttando spazi ridotti ma organizzati in modo efficiente, con risparmio di suolo, ottimizzazione dell’uso dell’acqua e maggiore sostenibilità. È una risposta concreta al cambiamento climatico, pensata per integrare la produzione agricola con la vita urbana, con l’obiettivo di creare prodotti di qualità in ambienti controllati e resilienti. A questa si affianca il principio della biofilia, un nuovo modo di progettare gli spazi abitativi e pubblici mettendo al centro il legame tra essere umano e natura: pareti verdi con piante vive, materiali naturali, vetri selettivi che filtrano la luce in modo ideale per la vita vegetale e il benessere umano, ventilazione naturale, forme architettoniche ispirate alla morfologia della natura. Il tutto inserito nel contesto dei Colli Euganei, un’area tutelata e a forte vocazione agricola, dove predominano colture di pregio come vite e olivo.

Il laboratorio non sarà solo un luogo fisico, ma uno spazio vivo di comunità, a disposizione delle associazioni dei quattro comuni, delle scuole, delle aziende agricole, delle università, del Parco Colli Euganei e di Auser. Un luogo dove si potranno attivare progetti formativi, workshop, percorsi transgenerazionali, esperienze pratiche che partono dalla cultura contadina e guardano al futuro. Tra i partner coinvolti ci sono le aziende agricole Bano – Serre Florovivaistiche e Le Valli – Serre Florovivaistiche, che porteranno competenze e know-how in campo agrario e florovivaistico.

I laboratori potranno accogliere anche i più piccoli, con esperienze come gli orti didattici o gli orti d’infanzia, strumenti educativi potenti per trasmettere il valore della terra e del prendersi cura. Con il primo Laboratorio di Comunità dei Colli Euganei, i Comuni di Galzignano, Arquà Petrarca, Cinto Euganeo e Battaglia Terme danno vita non solo a un’opera pubblica, ma a un processo sociale innovativo, in cui la sfida demografica diventa occasione per riscoprire la forza dei legami, la centralità della natura e il valore dell’agire insieme. Una piccola grande rivoluzione che parte dalla terra per seminare futuro.

24-25 maggio, nel Museo Esapolis di Padova, il più grande insettario d’Europa, si tiene la prima edizione di Artropocene Festival, che invita a conoscere meglio gli artropodi

Il 24 e 25 maggio 2025, nel Museo Esapolis di Padova, prende vita la prima edizione di Artropocene Festival: due giornate di incontri, spettacoli, musica e installazioni per esplorare il rapporto tra esseri umani e natura attraverso lo sguardo di chi la abita da centinaia di milioni di anni: gli artropodi.

Il festival, il cui obiettivo è quello di promuovere il pensiero critico e la cultura scientifica attraverso linguaggi accessibili e interdisciplinari, in un contesto che unisce consapevolezza, stupore e inclusività, ospiterà alcuni dei nomi più autorevoli della divulgazione scientifica italiana, tra cui il professor Giorgio Vallortigara, con un intervento dedicato ai “Cervelli in miniatura”; Giacomo Moro Mauretto (Entropy for Life), con cui si parlerà di alimentazione a base di insetti; Riccardo De Marco (Content creator di Geopop (@il_dena_), che ci guiderà alla scoperta dei meccanismi (e dei rimedi) delle punture di zanzara. E ancora: Generazione STEM, Andrea Boscherini, Non è la Zebra, Seli Nature, Jacopo De Luca e molti altri, per promuovere un approccio sempre più curioso, informato e consapevole verso la natura che ci circonda.

Le giornate si concluderanno con spettacoli di stand-up comedy, come Fill Pill e il suo show “Divulgazione Coatta Ambientale”, e performance musicali dal vivo, tra cui Bum Bum Fritz, Paul Lution e Mystic Natural. Non mancheranno attività per tutte le età: laboratori interattivi a cura del Museo Esapolis (laboratori tattili), Brio Sfera (“1000 modi per estinguersi” e “50 sfumature di biodiversità”) e Fattoria Mini Mondo (“Impariamo a conoscere e rispettare gli animali esotici”).

In occasione del festival, verrà inaugurata la mostra fotografica WANE – We Are Nature Expedition di Valeria Barbi (autrice) e Davide Agati (fotografo e videomaker). Un reportage costruito in 22 mesi di viaggio lungo la Panamericana, attraverso 16 paesi e quasi 80.000 chilometri, per raccontare gli impatti delle attività umane sulla biodiversità e le storie di chi si impegna ogni giorno per proteggerla. Programma completo e info sul sito https://artropocenefestival.odoo.com/website
Biglietti su Eventbrite https://www.eventbrite.it/…/artropocene-festival (entrata gratuita per bambini fino a 10 anni)

Fonte: Museo Esapolis

23 maggio, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti dedicato al tema: “La sabbia, un ecosistema vivo”

Si tiene venerdì 23 maggio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, il corso di formazione giornalisti “La sabbia, un ecosistema vivo” organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav. Accredito in piattaforma formazione (2 crediti).

La sabbia è un elemento familiare nel panorama del litorale veneto, ma non è solo il fondo che calpestiamo in spiaggia: è un ecosistema ricco di vita e di molteplici sfaccettature. Quanti tipi di sabbia esistono? Dove si trovano? Come vengono utilizzati? Da chi sono abitati? Il corso illustrerà i diversi aspetti di un ambiente insospettabilmente vivace: tra gli argomenti citati “La sabbia, un elemento caratterizzante l’ambiente veneto”, “Vite nella sabbia”, “Il giro del mondo di sabbia in sabbia”.

Relatori

Fabrizio Stelluto, giornalista, Presidente Argav, modererà la serata; Jacopo Richard, tecnico Gestione naturalistica aree litoranee Veneto Agricoltura, parlerà di “Vite nella sabbia”; Stefano Boscolo Cucco, ingegnere idraulico, rappresenta la quinta generazione di una storica famiglia di “sabionanti” e collabora con università, enti pubblici e gruppi di ricerca scientifica sulle problematiche interconnesse agli ambienti costieri e parlerà de “Il giro del mondo di sabbia in sabbia”; Elena Lana, coordinatrice “Jesolo Sand Nativity”, parlerà di “Sabbia e arte”.

Fino al 25 maggio, la Settimana nazionale della bonifica, in Veneto tanti eventi promossi dagli 11 Consorzi

Decolla la Settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione, promossa da ANBI Associazione Nazionale Bonifica e Irrigazione fino al 25 maggio, e che quest’anno in Veneto si rafforza numericamente e qualitativamente come un grande evento diffuso su tutta la regione e un unico filo conduttore: “Il cerchio dell’acqua. Risorse idriche e multifunzionalità per la sostenibilità”, tema che racchiude tematiche inerenti al ciclo dell’acqua, alla gestione attenta e al riuso della risorsa, ai servizi ecosistemici generati dalla pratica irrigua. Ma, come sempre, rappresenta soprattutto uno spunto di riflessione che i consorzi declinano in visite guidate a impianti idrovori e grandi opere di presa, biciclettate, passeggiate ecologiche, convegni, presentazioni, inaugurazioni.

30 eventi (quasi) tutti gratuiti; necessaria, in alcuni casi, la registrazione attraverso le procedure indicate dai consorzi di bonifica nelle rispettive pagine Facebook e nei rispettivi siti dove sono riportati i programmi completi e informazioni utili. Per aggiornamenti, modalità di partecipazione e altre info utili si rimanda ai siti e alle pagine social dei singoli consorzi di bonifica.La Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione è patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e da UNARGA, l’Unione nazionale delle Associazioni Regionali dei Giornalisti Agroambientali. Media partner: Rai Tg Regione

Il Veneto Orientale racconta la storia della bonifica

Il ricco programma predisposto dal Consorzio di bonifica Veneto Orientale (San Donà di Piave, VE)si configura come un vero e proprio festival con iniziative rivolte a pubblici molto diversi: famiglie, amanti dello sport, appassionati di storia e territorio. Nel fine settimana del 24-25maggio sono previste visite guidate alle storiche idrovore di Termine, Torre di Fine, Cittanova e Sindacale, una mostra fotografica (in piazza indipendenza a San Donà di Piave), tour di gravel, passeggiate ecologiche, musica e incontri.

Eventi in tutto il Veneto

Visite guidate a impianti un po’ ovunque: il Consorzio di bonifica Veronese (Verona) apre la presa irrigua sull’Adige a Sciorne, il consorzio di bonifica Brenta (Cittadella, Pd) guida i visitatori nel Parco di San Lazzaro a Bassano del Grappa, il consorzio di bonifica Acque Risorgive (Venezia-Mestre) apre la rinnovata idrovora di Lova a Campagna Lupia, il consorzio di bonifica Piave (Montebelluna, TV) guiderà i visitatori all’idrovora di Portesine di Roncade, alle opere di presa irrigua a Nervesa della Battaglia e Fener e alle aree umide di Castelfranco Veneto, il consorzio Bacchiglione (Padova) aprirà l’idrovora di Santa Margherita a Codevigo e guiderà il pubblico in visita al canale Alicorno di Padova e all’area umida di Dolo (VE); visite ai bacini di Giavenale e alle risorgive del Bacchiglione per il consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta (San Bonifacio, Vr) che promuove anche l’incontro SOS Agri.clima presso l’azienda Buggiani di Legnago (22 maggio). Per Acque Risorgive la settimana della Bonifica è anche occasione per inaugurare l’ampliamento dell’idrovora di Lova di Campagna Lupia (Ve). Tra le iniziative oltre la Settimana della Bonifica, ma idealmente sempre all’interno di questo contesto, il convegno promosso dal consorzio di bonifica Delta del Po (Taglio di Po, Ro) dedicato alle aree costiere del Delta (Taglio di Po, Idrovora di Ca’ Vendramin, 28 maggio), l’inaugurazione di un grande intervento di riconversione irrigua ad opera del consorzio Piave (5 giugno, Crocetta del Montello), il consorzio di bonifica Adige Euganeo (Este, PD) celebra i 100 anni dell’idrovora di Barbegara a Correzzola (data da definire).

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Aviaria: in Italia situazione sotto controllo, criticità in Polonia e Ungheria

In Italia l’ultimo report relativo all’influenza aviaria segnalava, a partire da settembre 2024, 97 focolai tra gli uccelli selvatici, 56 per quanto riguarda il pollame domestico e 3 focolai tra i mammiferi. Negli ultimi mesi, da febbraio 2025, si è registrato un unico focolaio in un allevamento di polli in Piemonte, e 5 isolamenti in uccelli selvatici, tutti limitati al mese di febbraio.

Una situazione di fatto sotto controllo, frutto di un lavoro sinergico tra Ministeri, Istituti Zooprofilattici, autorità sanitarie competenti e comparto avicolo. Nel resto d’Europa le condizioni purtroppo non sono le stesse.

Sempre nel periodo ottobre 2024-marzo 2025, nel Vecchio Continente il totale dei focolai è salito a 1.500, di cui 934 tra gli uccelli selvatici e 566 tra gli allevamenti, in 34 Paesi diversi. Gli stati maggiormente colpiti sono Germania e Paesi Bassi, per i volatili selvatici, mentre Polonia e Ungheria per quanto riguarda gli allevamenti. Difficile anche la situazione negli Stati Uniti, dove la malattia si è diffusa anche tra i bovini con oltre un migliaio di focolai attivi. Qui il prezzo delle uova, per riflesso condizionato, è volato alle stelle.

“Queste situazioni di criticità – precisa Antonia Ricci, direttrice generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie dove ha sede il Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria – sono sicuramente allarmanti e da tenere sotto stretto monitoraggio. Dimostrano come questa sia una malattia molto pericolosa per gli animali e che si diffonde con una rapidità enorme.”“Se non si è pronti a mettere in atto misure di controllo e contenimento efficaci la malattia diventa ingovernabile. In Italia abbiamo – purtroppo – un’esperienza di molti anni in questo campo, che ci permette di intervenire prontamente, lavorando in collaborazione con il Ministero della Salute e le autorità regionali, e che ci ha fatto diventare un riferimento a livello internazionale, non solo per l’Europa ma anche per l’Organizzazione mondiale della salute animale (WOAH) e per la FAO. La prossima settimana un team di nostri esperti sarà proprio in Polonia per aiutare i colleghi polacchi a controllare la diffusione della malattia.”

“È fondamentale ricordare – continua Ricci – che non c’è nessun rischio di trasmissione del virus attraverso il consumo di carne e di uova. È un virus che può diventare potenzialmente pericoloso per l’uomo attraverso la trasmissione respiratoria ma ad oggi non abbiamo evidenza che questo salto di specie stia avvenendo.”“In Italia opera un’industria avicola molto sviluppata, moderna e autosufficiente Nel nostro paese produciamo più carne di pollo di quanta ne viene consumata e dunque non c’è l’esigenza di importare. L’industria avicola nel corso del tempo ha saputo rispondere alle numerose sfide dal punto di vista sanitario, per esempio riducendo drasticamente l’uso di antibiotici, diventando dunque un modello anche per gli altri Paesi.”

“Su mandato del Ministero della Salute e assieme al comparto industriale, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, agli Istituti Zooprofilattici e alle istituzioni sanitarie locali e regionali – conclude Ricci – stiamo lavorando a un piano strategico nazionale per il controllo dell’influenza aviaria che possa prevedere anche la vaccinazione come strumento di prevenzione, insieme a tutte le altre misure che abbiamo visto essere efficaci per il controllo della malattia.”

Fonte: servizio stampa Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezia

 

A Vallevecchia (Venezia), prima schiusa di fratini, rara specie di uccelli

Bora, maltempo e poi la notizia lieta. Dopo le peripezie migratorie affrontate dai genitori, nella mattinata di lunedì 14 aprile scorso si sono schiuse le prime uova di fratino del 2025 sulla spiaggia di Vallevecchia (Venezia). Una nascita di cui è protagonista anche Veneto Agricoltura, che monitora e gestisce le nidificazioni di questa rara specie di uccello da ormai cinque anni.

Il progetto messo in piedi dall’Agenzia prevede la protezione dei nidi rinvenuti durante i monitoraggi attraverso l’istituzione di un’area di rispetto nell’intero spazio circostante e il posizionamento di una gabbia metallica che consente l’entrata e l’uscita dei genitori, evitando nel contempo la predazione delle uova da parte di altri animali. In questo modo, cova, schiusa e cura dei piccoli possono avvenire in condizioni ideali e così i fratini, minacciati, oltre che dai cambiamenti ambientali, anche dai cani lasciati liberi a scorrazzare nelle spiagge, riescono ad allontanare in tutta sicurezza la minaccia d’estinzione che ancora li riguarda.

I tre pulcini inanellati ieri a Vallevecchia rappresentano solo il primo segnale positivo del 2025: dalle attività di monitoraggio delle nidificazioni eseguite del personale di Veneto Agricoltura, assieme alla Polizia Metropolitana della Città di Venezia e ai volontari di Guardia Costiera Ausiliaria Delta Tagliamento, emerge che, a breve, altre buone nuove potrebbero giungere da un nido poco distante da quello oggetto della schiusa inaugurale. Un successo possibile anche grazie ai contributi decisivi del Comune di Caorle, che ha emesso un’ordinanza per recintare un tratto di spiaggia e aumentare le possibilità di sopravvivenza di uova e pulcini, e dei visitatori di Vallevecchia (e non solo), che, adottando semplici norme comportamentali, tra cui rimanere fermi in prossimità dei nidi, segnalare a Veneto Agricoltura quelli non protetti e tenere i cani al guinzaglio, facilitano in maniera considerevole la conservazione dei fratini negli habitat costieri del Veneto.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

La tecnologia al servizio delle api

Le api rappresentano un pilastro essenziale dell’equilibrio ecologico e della produttività agricola. È un dato ormai acquisito nel mondo agricolo che circa il 75% delle piante da fiore e più del 30% delle colture globali dipendano, almeno in parte, dall’impollinazione animale, soprattutto quella effettuata dalle api. Frutta, ortaggi, foraggi e molte colture strategiche come mele, mandorle o pomodori non potrebbero esistere, o lo farebbero con estrema difficoltà, senza il loro contributo. Ma il ruolo delle api va ben oltre la produttività: sono custodi silenziose della biodiversità e della salute dell’ambiente.

Negli ultimi decenni, però, questo equilibrio è stato messo seriamente a rischio da una molteplicità di fattori: cambiamenti climatici, inquinamento, perdita di habitat, nuove malattie. La protezione delle api è diventata quindi un’urgenza concreta, non solo per la salvaguardia ambientale, ma anche per la sopravvivenza di interi settori produttivi. In questo contesto si inserisce un’iniziativa ambiziosa e lungimirante, frutto della collaborazione tra Co.Di.Pr.A. Trento (Consorzio di Difesa dei Produttori Agricoli della Provincia di Trento), Melixa, ITAS Mutua, Agriduemila Hub Innovation, Rurall e Agririsk.

Le realtà coinvolte hanno siglato un accordo di sperimentazione per una polizza collettiva contro la mancata produzione di miele, basato sull’introduzione delle “arnie digitali” Melixa. “L’accordo prevede la fornitura gratuita, per tutto il 2025, di arnie digitali a una selezione di apicoltori che aderiscono alla polizza per la mancata produzione di miele attivata in collaborazione con ITAS Mutua – ha spiegato Alessandro Zorer, responsabile ricerca e sviluppo di Melixa. Le arnie, dotate di bilancia ad alta sensibilità e sensori ambientali, consentono un monitoraggio continuo e in tempo reale dell’attività delle colonie di api. Questi strumenti permettono non solo di rilevare con precisione eventuali cali produttivi, ma anche di comprendere in profondità i fattori che influenzano la salute degli alveari e la resa del miele”. Il progetto ha già riscosso notevole successo tra gli apicoltori soci del Consorzio che hanno potuto conoscere in anteprima le potenzialità di questa sperimentazione grazie ad un incontro organizzato presso la sede di Co.Di.Pr.A. a Trento.

Agriduemila Hub Innovation e Rurall cureranno la raccolta e la gestione dei dati attraverso una piattaforma dedicata, mentre Melixa si occuperà della fornitura e del supporto tecnico degli strumenti. Agririsk faciliterà l’adesione al progetto e il processo autorizzativo per l’uso dei dati. Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dall’analisi scientifica dei dati raccolti: Co.Di.Pr.A. e ITAS Mutua, insieme agli altri partner, si impegnano a definire una metodologia rigorosa per valutare le perdite produttive e, di conseguenza, migliorare l’efficacia della copertura assicurativa.

Se i risultati della sperimentazione si riveleranno solidi e coerenti, i dati raccolti potrebbero essere integrati nella polizza collettiva già a partire dalla campagna assicurativa 2026, segnando un’evoluzione significativa nel modo in cui si proteggono gli apicoltori dai rischi legati al clima e ad altri fattori critici.

Dietro questa sperimentazione c’è una visione più ampia, che vuole integrare le tecnologie digitali nelle pratiche agricole per affrontare in modo più consapevole e resiliente le sfide ambientali e produttive. L’arnia digitale di Melixa, alimentata da pannelli solari e gestibile da remoto via app o portale web, è un esempio concreto di come l’innovazione possa diventare alleata della sostenibilità. Progettata in Italia, consente di ottimizzare la gestione degli apiari, ridurre i costi e anticipare criticità grazie a un sistema modulare e adattabile. A testimonianza della sinergia tra tecnologia e sviluppo sostenibile, Agriduemila Hub Innovation ha recentemente acquisito una quota del capitale di Melixa, rafforzando così un progetto industriale che guarda con determinazione alla transizione ecologica e alla valorizzazione delle filiere locali.

La collaborazione punta ad affermare un nuovo modello di apicoltura, intelligente e responsabile, in grado di rispondere alle esigenze del territorio ma anche alle sfide globali. L’interpretazione dei dati consentirà di sviluppare sistemi di conoscenza ambientale e di sostenibilità. “L’introduzione delle arnie digitali nel contesto assicurativo – ha evidenziato Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – rappresenta un cambio di paradigma: da una gestione del rischio basata su stime generiche, si passa a un modello più preciso, trasparente e personalizzato, fondato su dati oggettivi e misurabili. È un’opportunità unica per migliorare la competitività delle imprese agricole, tutelare la biodiversità e promuovere un’agricoltura sempre più attenta alle dinamiche ambientali.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

27 aprile, a Baver (Treviso) incontro su “Eno-geografie, dialogo fra un geografo d’acqua e un vignaiolo sotto il livello del mare”

Domenica 27 Aprile p.v. a Baver (Pianzano-Treviso), nella locanda alla Nave, sala Daniele Botteon, alle 17, si svolgerà l’incontro “Eno-geografie, dialogo fra un geografo d’acqua e un vignaiolo sotto il livello del mare”, organizzato in collaborazione con Libreria IL PUNTO – Vittorio Veneto (TV)

Un racconto che fluisce e intreccia la ricerca geografica e un’idea di fare vino

Uno scambio che unisce l’esperienza di un geografo e quella di un vignaiolo accomunati dalla passione e dall’interesse per un paesaggio delicato e fragile come quello tra i margini settentrionali della laguna di Venezia e la foce del fiume Sile o Piave vecchia. Una geografia d’acqua completamente plasmata dall’abitare, che porta con sé i segni delle continue trasformazioni. Questo paesaggio è da considerarsi come un cyborg idraulico, un ibrido di naturale-tecnicità, in cui un evento ha effetti sull’intero sistema ed è proprio il concetto di sistema che emerge chiaramente e che lo studio delle acque ci consegna come insegnamento.
Con “cyborg-paesaggi” si intendono quei territori in cui i limiti tra natura e cultura, acqua e terra, assenze e presenze, affollamento e desolazione sono precari e incerti, nonché continuamente da negoziare e da discutere. Tutto il territorio che sta alle spalle della laguna è paesaggio di bonifica ed è uno degli esempi più riusciti di “cyborg-paesaggio”. Se un ingranaggio della macchina-paesaggio si rompe o si inceppa, in poco tempo la stabilità artificiale che rende possibile separare l’acqua dalla terra si interrompe e l’equilibrio cessa.
Abitare e coltivare queste terre incerte è una sfida, e la geografia in questo aiuta, perché è immaginazione, collocandosi tra il piacere della (ri)scoperta e quello di poter andare oltre l’esistente e immaginare ciò che potrebbe essere possibile, cioè dei futuri possibili.

Interventi

Francesco Visentin, geografo all’Università degli Studi di Udine e autore del libro Geografie d’acqua: paesaggi ibridi – Marsilio Editori; Marco Billotto, vignaiolo, azienda agricola Vigne Salse, Musile di Piave (VE); Introduce: Paolo Dal Cin, sommelier Fisar, ViniDiTerritori.

Fonte: Associazione culturale Borgo Baver Odv

Cuneo salino, l’esperienza del Delta del Po in soccorso del Tevere

Le peculiarità geografiche e idrauliche del Delta del Po spingono il Consorzio di bonifica Delta del Po (sede a Taglio di Po, Rovigo) ad approcci, studi e soluzioni innovative la cui rilevanza travalica i confini regionali. A tal proposito, con riferimento particolare al contrasto alla desertificazione e alla risalita del cuneo salino, il Consorzio è stato invitato a intervenire al convegno che si ètenuto a Roma nei giorni scorsi nella sede della Regione Lazio, promosso dal Consorzio di bonifica Litorale Nord di Roma e dalla stessa Regione, dal titolo “L’intrusione del cuneo salino sulle colture del litorale romano: stato dell’arte e prospettive”.

Fari puntati sul fiume Tevere

Nel contesto generale del cambiamento climatico caratterizzato da periodi siccitosi sempre più lunghi, il Tevere sta riscontrando un aggravamento del fenomeno. Nel 2022, anno della grande siccità, l’acqua del mare è risalita fino a 40 chilometri nell’entroterra. Record a parte, la risalita del cuneo salino rappresenta ormai una costante per il territorio, con gravi danni all’agricoltura. “Così come le bonifiche venete hanno ispirato, negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, la bonifica dell’Agro Pontino, oggi le sperimentazioni e le azioni per il contrasto al cuneo salino intraprese nel nostro Delta ispirano i territori in prossimità della foce del Tevere alle prese con un aggravamento dello stesso problema”, spiega Virginia Taschini, presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po.

Barriere antisale

Le misure adottate dal Consorzio per fronteggiare i cambiamenti climatici, sono state oggetto dell’intervento del direttore Rodolfo Laurenti, che si è soffermato sulle barriere antisale che verranno realizzate sull’Adige e sul Po di Pila. La prima inserita nel piano del Commissario Straordinario Nazionale all’Emergenza Idrica Nicola dell’Acqua è già stata finanziata con 42 milioni di euro ed è dunque in procinto di essere realizzata. La nuova infrastruttura sul Po di Pila sopperirà le attuali barriere sul Po di Tolle e sul Po della Donzella, sempre meno efficaci nel fronteggiare la spinta del mare. Inserita nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI) costerà 90 milioni di euro, ancora da stanziare.

Intelligenza artificiale

Nel corso della mattinata, grande risalto è stato dato all’intervento del professor Paolo Tarolli, ordinario di idraulica agraria dell’Università degli Studi di Padova, che ha illustrato la sperimentazione che il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali (TESAF) dell’ateneo patavino sta svolgendo con il consorzio di bonifica. Uno studio innovativo basato sull’Intelligenza Artificiale, quale strumento in grado di prevedere la progressione della salinizzazione del suolo attorno alla Sacca di Scardovari, analizzando in tempo reale l’enorme mole di dati provenienti da satelliti, sonde nel terreno, misuratori di salinità nei rami del fiume Po.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto