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4 settembre-12 ottobre 2025, torna a Bibione (Venezia) “Calma Piatta”, il festival delle arti e delle scienze per il mare

Dal 4 settembre al 12 ottobre 2025 Bibione (Venezia) ospiterà la seconda edizione del festival “Calma Piatta” con un programma di incontri pubblici, proiezioni, spettacoli, esperienze in spiaggia e laboratori per persone di tutte le età. Giunto alla seconda edizione, la manifestazione – organizzata dall’Associazione Menti Libere, con il patrocinio del Comune di San Michele al Tagliamento e il contributo di Banca Credifriuli, ABIT, Bibione Green&Smart srl Società Benefit, Lions Club Bibione e AVIS-AIDO Bibione – si propone di “smuovere le acque” e promuovere la conoscenza e la tutela dell’ecosistema marino e degli habitat naturali costieri, messi a rischio dalle azioni umane. Un evento diffuso nel territorio della località balneare, per connettere e animare i suoi luoghi, privilegiando i contesti naturali di pregio e promuovendone la conoscenza e la tutela, per il benessere della nostra specie e di tutti gli organismi che li abitano. Tutti gli eventi sono a partecipazione gratuita.

Il programma

La seconda edizione di “Calma Piatta” è dedicata all’ “Ascolto profondo, suoni in emersione” ed esplora la creatività sonica dei mari e degli oceani, ricordandoci che sono ambienti tutt’altro che silenziosi. Sono tantissimi gli organismi marini che emettono suoni per comunicare, per orientarsi, per difendersi dai predatori o per il corteggiamento. L’inquinamento acustico generato dalle attività umane sta però causando il declino di diverse specie di cetacei e pesci. Le barriere coralline stanno diventando ambienti silenziosi. Come possiamo educarci a un ascolto consapevole e sintonizzarci nuovamente alla creatività sonica del Pianeta Blu?

Il Festival inaugurerà giovedì 4 settembre alle ore 20:30 con una serata di cinema all’aperto a Punta Baseleghe, in affaccio sulla laguna di Caorle e Bibione. Il Camping Capalonga ospiterà la proiezione del pluripremiato docu-film Blue Carbon, grazie alla partnership con Wake Europe Project, un importante progetto europeo di sensibilizzazione e risveglio civico, fondato dai giornalisti internazionali Annalisa Piras e Bill Emmott. In un viaggio tra musica e scienza, la produttrice musicale, dj e biologa marina Jayda G ci inviterà ad ascoltare con attenzione i messaggi del Pianeta Blu, esplorando le potenzialità degli oceani per la lotta ai cambiamenti climatici e l’importanza della conservazione degli habitat costieri. Al termine della proiezione seguirà un dibattito con Barbara Favaro, responsabile di progetti internazionali sul carbonio blu.

I laboratori creativi

Giovedì 4 settembre, dalle 17:00 alle 18:00, l’Oasi naturalistica Val Grande ospiterà il laboratorio “Dall’energia al suono”, a cura di Kaleidoscienza. Un’esplorazione sensoriale ed empirica per scoprire che anche il suono è una forma di energia e orchestrare insieme un’originale partitura sonora. Venerdì 5 settembre, dalle 16:00 alle 17:30, il Faro di Punta Tagliamento ospiterà invece il laboratorio di riciclo creativo PlasticArt, a cura di Cas*Aupa. Un’attività educativa e divertente, che stimola la creatività e la consapevolezza ecologica. Grazie alla collaborazione con Cas*Aupa e al supporto di WWF Area Marina Protetta di Miramare, durante le giornate del Festival sarà allestito un totem sonoro realizzato in plastica riciclata, che trasmetterà alcune registrazioni sonore subacquee di animali acquatici. Il Faro di Bibione, simbolo della località e punto di riferimento nella costa Alto Adriatica per la promozione culturale e artistica, sarà il protagonista anche di una mattinata all’insegna di divulgazione, teatro, laboratori ed esperienze immersive in spiaggia.

Domenica 7 settembre, a partire dalle 10:30, sul palco di Calma Piatta si alterneranno lo spettacolo teatrale per famiglie “Silenzio, parla il mare!” a cura della compagnia Teatrobàndus e l’incontro “Arte e scienza in ascolto”, che vedrà dialogare la biologa marina e ricercatrice del CNR-ISMAR Venezia Marta Picciulin con la curatrice e progettista culturale dell’Associazione Etrarte Eleonora Cedaro. Modererà l’incontro Maria Cristina Pedicchio, Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Promozione della Ricerca Europea. Due eventi importanti per immergerci nei paesaggi sonori delle profondità marine e conoscere le potenzialità di arte e scienza di cooperare in sinergia per promuovere la conoscenza della creatività sonica dei mari e i rischi legati all’inquinamento acustico di impatto antropico.

I più piccoli potranno partecipare all’attività didattica “Intrighi subacquei”, organizzata dal WWF Area Marina Protetta di Miramare: un gioco a squadre per esplorare la biodiversità marina e alcune problematiche che ne minacciano la conservazione. Nell’arco della giornata sarà inoltre allestito uno spazio bookshop con albi illustrati e pubblicazioni tematiche, a cura della libreria Todoro di Portogruaro. Il Festival si arricchisce anche di due proposte immersive nella spiaggia adiacente il Faro, per risvegliare l’ascolto profondo e scoprire la complessità di un mondo che vive al di sotto delle onde e la cui esistenza è sempre più messa a rischio dall’impatto delle attività umane. Primo appuntamento venerdì 5 settembre alle ore 18:00 con il laboratorio somatico “Oltre il suono”, condotto da Marta Sandri, in cui esplorare in modo giocoso e intuitivo la forza creativa dei nostri corpi e voci in risonanza con i suoni della natura. Secondo appuntamento domenica 7 settembre alle ore 18:30, con il racconto sonoro “Silenzioso Sommerso Story”. Una narrazione immersiva nella sonosfera dei mari e degli oceani, ideata dagli artisti Alexandra Genzini e Marco Stefanelli in collaborazione con l’OGS. Un’esperienza unica da vivere collettivamente in riva al mare al tramonto.

Gli eventi di ottobre

Il Festival chiuderà a ottobre con due date pensate per coinvolgere la comunità locale durante la bassa stagione e promuovere azioni di cittadinanza attiva e cura del territorio. Giovedì 9 ottobre alle ore 20:30 presso il Savoy Beach Hotel, la ricercatrice del CNR-ISMAR Venezia Fantina Madricardo e il geologo marino Fabio Trincardi, ex direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR, a Roma, dialogheranno sul palco per evidenziare gli “Impatti antropici visibili e invisibili sui sistemi costieri: dall’erosione all’inquinamento acustico”. Un incontro pensato per aprire gli occhi – e le orecchie – su una realtà complessa, ma cruciale per la salute dell’ecosistema marino. Cleanin’ March – domenica 12 ottobre sarà invece una giornata dedicata alla cura del territorio, tra pulizia comunitaria della spiaggia, musica dal vivo con i DeCanto e un laboratorio per bambini e bambine, in collaborazione con Legambiente Veneto Orientale. Il ritrovo è previsto alle h 10:00 in Via Procione, all’inizio della ciclopedonale che porta al Faro. 

I promotori del festival

Menti libere è un’associazione no profit attiva dal 2012 in progetti di promozione del rispetto ambientale e dell’inclusione sociale attraverso il linguaggio dell’arte e della creatività come strumenti di espressione, benessere e aggregazione. Organizza progetti di rigenerazione urbana partecipata, residenze artistiche, eventi e didattica, creando spazi di incontro per persone di tutte le età e culture, prediligendo contesti marginalizzati e favorendo la partecipazione delle giovani generazioni. Lavora con comunità, enti pubblici e istituzioni per generare cambiamento attraverso processi partecipati. Info: Sito web: www.calmapiattafestival.it, canali social: Instagram/Facebook @calmapiattafestival, Email: info@calmapiattafestival.it. Dove previsto, le modalità di iscrizione sono consultabili dal sito. Eventuali variazioni del programma verranno comunicate sul sito e sulle pagine social.

Fonte testo e immagine: servizio stampa Comune San Michele al Tagliamento

Granchio blu, minaccia o risorsa?

Il granchio blu atlantico (Callinectes sapidus) è una specie aliena introdotta nel Mediterraneo al di fuori del suo habitat naturale, che si estende lungo la costa occidentale dell’oceano Atlantico. Questo crostaceo è caratterizzato da un’elevata capacità di adattamento, fecondità e comportamento aggressivo, e oggi è considerato una delle specie più invasive presenti nei nostri mari. A partire dall’estate del 2023, infatti, il granchio blu ha invaso in modo massiccio il Delta del Po, mettendo in ginocchio la produzione di vongole veraci, settore in cui l’Italia detiene il primato europeo. In questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’IZSVe si può conoscere meglio il granchio blu e le attività che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sta conducendo relativamente a questa specie.

Fonte testo e video: servizio comunicazione IZSVe/credit foto Coldiretti Veneto

Piani agricoli nazionali: più verdi, ma ancora non abbastanza per gli obiettivi dell’Unione Europea

La politica agricola comune (PAC) è un ambito di intervento fondamentale dell’Unione europea, a cui è destinato il 31 % della dotazione finanziaria dell’UE per il periodo 2021-2027. Basata sui piani definiti da ciascuno Stato membro, si articola in due fondi: il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Ma c’è un abisso tra i valori-obiettivo climatico-ambientali dell’UE e i piani agricoli elaborati dagli Stati membri, questa è la conclusione di una relazione pubblicata dalla Corte dei conti europea.

La politica agricola comune (PAC) per il periodo 2023-2027 ha dato agli Stati membri la flessibilità necessaria per riflettere nei propri piani gli ambiziosi obiettivi ecologici dell’UE. Tutti gli Stati membri si sono avvalsi delle esenzioni per le condizioni agricole e ambientali, mentre alcuni di essi hanno ridotto o ritardato l’applicazione delle misure verdi necessarie per ottenere i fondi dell’UE. Nel complesso, gli auditor della Corte concludono che i piani nazionali della PAC non sono molto più ambiziosi di prima per la tutela ambientale.

I 378,5 miliardi di euro erogati dalla PAC 2021-2027 mirano, oltre che ad assicurare il sostegno a un reddito adeguato per gli agricoltori, alla sicurezza alimentare e ai mezzi di sostentamento nelle zone rurali, oltre a difendere l’ambiente dai danni e dai cambiamenti climatici, che possono anch’essi avere ripercussioni dirette sulla produzione agricola (in caso, ad esempio, di condizioni meteorologiche estreme). “L’impostazione della politica agricola comune è migliorata sotto il profilo ecologico. Tuttavia, rispetto al passato, non abbiamo riscontrato differenze sostanziali nei piani agricoli degli Stati membri”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “La nostra conclusione è che le ambizioni climatico-ambientali dell’UE non trovano sponda a livello nazionale e che mancano, inoltre, elementi chiave per valutare la performance ecologica”.

La nuova PAC ha introdotto maggiori condizioni per ottenere i fondi dell’UE, offrendo nel contempo agli Stati membri maggiore flessibilità nell’applicazione di determinate norme. Ha poi istituito i regimi ecologici, che premiano le pratiche benefiche per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali, e ha riconfermato le misure di sviluppo rurale; in entrambi i casi ha previsto l’obbligo, assolto da tutti gli Stati membri, di assegnare una percentuale minima di fondi alle misure climatico-ambientali.

Tuttavia, rispetto al periodo precedente, la Corte non ha riscontrato un miglioramento sostanziale dei piani PAC sotto il profilo ecologico. Inoltre, in risposta alle proteste degli agricoltori del maggio 2024, sono stati allentati alcuni requisiti di condizionalità (come la rotazione delle colture per migliorare la qualità del suolo, ora divenuta facoltativa) e, pertanto, l’impatto verde dei piani potrebbe essere ancora inferiore.

La Corte ha inoltre rilevato che i piani PAC non sono ben allineati al Green Deal, che pure rappresenta una delle principali politiche dell’UE a favore del clima e dell’ambiente. Le norme non impongono agli Stati membri di includere nei rispettivi piani agricoli una stima dei contributi della PAC ai valori-obiettivo del Green Deal. A giudizio della Corte, l’aumento dei terreni coltivati con metodi biologici è l’unico obiettivo misurabile; peraltro, sarà molto difficile raggiungere il valore fissato dal Green Deal a questo riguardo per il 2030. Stando all’analisi della Corte, il conseguimento degli obiettivi del Green Deal dipende in larga misura da azioni che esulano dalla PAC.

Gli auditor segnalano poi che il quadro di monitoraggio per verificare la performance ecologica della PAC è stato semplificato, ma manca di elementi chiave (ad esempio, la mera comunicazione delle azioni intraprese per ridurre le emissioni non è indicativa di una loro riduzione effettiva). La Corte raccomanda pertanto di rafforzare il quadro, in particolare definendo con chiarezza valori-obiettivo e indicatori di risultato che misurino i progressi compiuti.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Tartarughe marine e cetacei spiaggiati, nidi di Caretta caretta presenti nelle coste venete, la giunta firma un provvedimento a favore della loro gestione e tutela

Complici i cambiamenti climatici con la temperatura del mare più calda nelle coste venete e in particolare nel litorale veneziano tra Cavallino, Pellestrina e Chioggia, sono in aumento i ritrovamenti di tartarughe e in parte minore di delfini spiaggiati. Da gennaio 2025 sono già state rinvenute 12 tartarughe vive, 99 tartarughe morte e 9 delfini morti, nel 2024 sono state 111 le tartarughe trovate morte e 8 delfini contro le 87 tartarughe morte e i 12 delfini morti del 2020.

A fronte di questi eventi, l’assessore regionale ai Parchi e alla Pesca, Cristiano Corazzari ha presentato il nuovo Protocollo, approvato con delibera di Giunta, per la gestione lungo le coste del Veneto di tartarughe marine e cetacei spiaggiati e la tutela degli eventuali nidi di Caretta caretta (fino ad oggi sono solo due i casi di nidificazione di tartarughe sulle coste venete, avvenuti entrambi nel 2021 uno a Jesolo e il secondo nel Delta del Po). Sarà aggiornato ogni tre anni per recepire le novità normative e scientifiche. Risponde alle richieste del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in attuazione della Rete nazionale degli spiaggiamenti dei mammiferi marini.

Afferma Corazzari: “Tartarughe marine e cetacei rappresentano specie di straordinario valore ecologico e culturale, sentinelle della salute del mare. Il nostro obiettivo è costruire una rete regionale capace di intervenire in modo tempestivo ed efficace, mettendo a sistema competenze scientifiche, sanitarie e operative. La tutela della biodiversità non è solo un dovere verso l’ambiente, ma anche un investimento sul futuro del territorio e delle generazioni che lo abiteranno. Da sottolineare inoltre che questi interventi vengono realizzati senza arrecare alcun danno alla pesca, garantendo che le attività di protezione non vadano a discapito dei pescatori”.

Il protocollo nasce in sinergia con Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione, ARPAV, Ente Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po, Direzioni regionali competenti in materia di ambiente, sanità veterinaria, turismo e biodiversità, Comuni costieri e Capitanerie di Porto, Musei naturalistici e centri di recupero. Inoltre, si inserisce in un percorso già avviato dalla Regione con l’istituzione di un HUB della fauna selvatica terrestre e marina nel Delta del Po e con la partecipazione a progetti strategici europei come Interreg POSEIDONE, dedicati al monitoraggio e alla conservazione delle specie marine.

Fonte testo: ufficio stampa Regione Veneto, credit foto Caretta caretta Ufficio stampa Legambiente Veneto

Incendi boschivi, ogni anno nell’Unione Europea va in fumo una superficie superiore a quella del Molise, risultati incerti per le misure comunitarie stanziate per evitarli

Gli incendi boschivi rappresentano una delle diverse calamità naturali che si sono intensificate a causa dei cambiamenti climatici, bruciando vaste aree di zone boschive e provocando vittime, perdita di biodiversità e perdite economiche stimate a circa due miliardi di euro all’anno. Tuttavia, la resilienza delle foreste agli incendi boschivi può essere migliorata, ad esempio attraverso una governance dei rischi appropriata, un’adeguata gestione delle foreste e attività di pianificazione del paesaggio. Sebbene la Commissione europea sostenga i paesi dell’UE mediante finanziamenti, la politica forestale resta di competenza di ciascuno Stato membro. A questo riguardo, la Corte dei conti europea ha effettuato una speciale relazione in merito a come gli Stati membri utilizzano le risorse Ue per affrontare gli incendi boschivi.

Ebbene, i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea non sono sempre utilizzati in maniera efficace sul campo. Nel documento si legge che i fondi UE per affrontare gli incendi boschivi non sono spesi in maniera sistematica laddove le necessità e i rischi sono maggiori, o in una prospettiva a lungo termine, nonostante ciò sia di cruciale importanza per il conseguimento di risultati tangibili. Adottare questo tipo di approccio è invece fondamentale, in quanto gli incendi boschivi sono divenuti più frequenti e gravi nell’UE negli ultimi anni.

Sebbene l’ammontare preciso di questi fondi UE non sia in larga misura noto, una cosa è certa: un importo sempre crescente di finanziamenti UE (in particolare mediante il dispositivo per la ripresa e la resilienza – RRF) potrebbe essere utilizzato a tale scopo. E siccome prevenire è meglio che curare, i paesi dell’UE adesso tendono a concentrarsi più sulle misure di prevenzione, come la creazione di fasce tagliafuoco e la rimozione della vegetazione. In Portogallo, ad esempio, la Corte dei conti europea ha rilevato che la percentuale spesa in questo ambito è salita dal 20 % al 61 % tra il 2017 e il 2022. Analogamente, nella regione nord-occidentale spagnola della Galizia, è dal 2018 che la prevenzione fa la parte del leone nel bilancio relativo agli incendi boschivi. Sono questi segnali incoraggianti, in quanto gli esperti ritengono che il passaggio verso la prevenzione sia necessario per ridurre la probabilità e l’impatto degli incendi.

Nonostante ciò, gli incendi boschivi si sono intensificati negli ultimi anni, sia in termini di quantità che di entità. E i cambiamenti climatici sicuramente hanno una parte in questa tendenza. Nell’UE il numero degli incendi boschivi riguardanti superfici superiori a 30 ettari è triplicato tra il 2006-2010 e il 2021-2024, raggiungendo nel secondo periodo un numero medio annuo di quasi 1.900. Di conseguenza, anche l’area colpita è aumentata significativamente, fino ad arrivare a una media annua di oltre 5.250 km quadrati negli ultimi quattro anni. In altre parole, una superficie superiore a quella del Molise va in fumo nell’UE ogni anno.

“Rafforzare le misure di prevenzione contro gli incendi boschivi è senza dubbio un passo nella giusta direzione”, ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Ma per evitare che il sostegno dell’UE si riveli solo un fuoco di paglia, i fondi dell’Unione devono essere spesi in modo da garantire i migliori risultati e un impatto sostenibile”.La Corte dei conti europea ritiene che i progetti selezionati per ricevere i finanziamenti UE non sempre sono indirizzati a aree in cui l’impatto sarà maggiore. In alcune regioni spagnole, ad esempio, la dotazione finanziaria era ripartita tra tutte le province, a prescindere dai rischi e dalle esigenze. Inoltre, la Corte dei conti europea ha riscontrato che alcune delle misure finanziate si basavano su informazioni non aggiornate. In Grecia, ad esempio, dove nel 2023 l’area bruciata è stata di tre volte superiore alla media annuale per il periodo 2006-2022, l’elenco delle aree soggette al rischio di incendi boschivi risale a oltre 45 anni fa. In Portogallo, la Corte ha rilevato che un’area parzialmente inondata aveva ricevuto in priorità fondi UE per affrontare gli incendi boschivi. All’origine di ciò vi era il mancato aggiornamento della mappa della pericolosità, per cui era stato ignorato il fatto che diversi anni fa era stata costruita una diga in quel punto.

Nel complesso, la Corte dei conti europea conclude che è difficile stabilire gli effettivi risultati conseguiti dai finanziamenti dell’UE per affrontare gli incendi boschivi. Ciò non è però solo dovuto a una mancanza di dati, indicatori incoerenti o un monitoraggio carente: dipende anche dal fatto che la sostenibilità delle azioni finanziate non è sempre assicurata, soprattutto in relazione all’RRF. Nonostante quest’ultimo abbia fornito significativi finanziamenti supplementari una tantum (470 milioni di euro in Grecia per lavori di prevenzione e 390 milioni di euro in Portogallo), nessuno di tali paesi riserva risorse UE o nazionali per assicurare che le misure di prevenzione restino efficaci nel lungo termine. La Corte dei conti europea conclude pertanto che è possibile che l’impatto dell’azione dell’UE in materia di prevenzione si limiti a un massimo di tre o quattro anni.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

No al Fondo Unico a scapito delle aree interne, il grido d’allarme lanciato a Roma dal Veneto della bonifica. 4 veneti eletti nell’assemblea nazionale

“C’è il rischio concreto che vengano tagliate risorse previste nella Pac, anche per l’agricoltura irrigua, e diluite in un Fondo Unico insieme a ricerca, coesione e innovazione. Da Roma, il Veneto dei consorzi di bonifica unisce la sua voce a quella di ANBI (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni) nell’appello alle istituzioni nazionali ed Europee: il Fondo Unico sarebbe un grave errore che il nostro Paese non può correre, e soprattutto non lo può correre la nostra regione, vista l’importanza che rivestono agricoltura e sicurezza idraulica.” Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, rientrato da Roma dove, l’8 e il 9 luglio scorso, si è tenuta l’assemblea nazionale ANBI. “Siamo a fianco di ANBI– continua Vantini –nell’appello rivolto alla politica a riscoprire una nuova centralità per le aree interne che, attraverso infrastrutture idrauliche in grado di trattenere acqua, possono svolgere un ruolo strategico anche a servizio di territori più ampi”.

4 veneti eletti nel Consiglio nazionale ANBI

Al Carpegna Palace di Roma, nelle cui sale si è tenuta l’assemblea, nella mattina di martedì 8 luglio, i presidenti dei consorzi di bonifica d’Italia hanno eletto i nuovi membri del consiglio nazionale. Ben rappresentato il Veneto che fornirà ad ANBI quattro consiglieri. Oltre ad Alex Vantini, che vestirà questo ruolo d’ufficio in quanto presidente di ANBI Veneto e che al contempo ricopre la carica del consorzio di bonifica Veronese, siederanno in consiglio il presidente del consorzio di bonifica Adige Euganeo Fabrizio Bertin, la presidente del consorzio Delta del Po Virginia Taschini, il presidente del consorzio di bonifica Veneto Orientale, Andrea Pegoraro. Spetterà al consiglio deliberare i programmi annuali di attività per la realizzazione delle direttive determinate dall’Assemblea dei presidenti e, quest’anno, eleggere il presidente nazionale di ANBI.

Numerose le personalità che si sono avvicendate nella due giorni di assemblea. Tra queste: il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigidia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Un quarto, il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, è intervenuto con un video messaggio dal Giappone dove si trova in missione. Presenti i rappresentanti delle attività agricole: il presidente di Coldiretti Ettore Prandini con il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il presidente di CIA Cristiano Fini.

Fonte testo e foto: servizio stampa ANBI Veneto

Concorso “Crisi climatica-La grande sfida”, scadenza 30 settembre 2025

Il concorso di comunicazione e creatività per opere edite e inedite sul tema dei cambiamenti climatici, organizzato dall’Associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia con la collaborazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Europe Direct Veneto del Comune di Venezia e il patrocinio di Cmcc (Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici), Wwf Italia, Legambiente, Isde Italia Medici per l’ambiente, ha lo scopo di valorizzare le opere e i progetti che propongono un messaggio efficace sul tema della crisi climatica e sugli aspetti ambientali e sociali a essa connessi.

Modalità di partecipazione

Possono partecipare al concorso tutti gli autori e i proponenti di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto18 anni al momento della scadenza. Autori di età inferiore ai 18 anni possono aderire attraverso appositi gruppi scolastici o all’interno di collettivi formali o informali.Possono essere candidate opere e progetti inediti di comunicazione creativa attraverso tecniche e modalità espressive di ogni genere. I partecipanti possono partecipare a entrambe le seguenti sezioni e con più opere per ogni sezione: Sezione 1 Candidatura di opere e progetti inediti da parte di autori individuali o collettivi. Sezione 2 Segnalazione di opere edite e progetti realizzati/pubblici a cura di autori, editori o altri soggetti terzi.

Alcuni temi privilegiati

L’edizione 2025 del concorso richiama un’attenzione particolare, anche se non esclusiva, su alcuni aspetti tematici: la “catena” delle responsabilità e la cultura della pubblica amministrazione nelle emergenze ambientali, raccontare creativamente le alternative sostenibili alla fast fashion: il nostro armadio e il “linguaggio” dei vestiti, violenza di genere, identità di genere e azione antropica sull’ambiente; esperienze di adattamento sociale e ambientale; Nord Italia, tra primato economico e hot spot climatico del Mediterraneo (Pianura Padana, zone alpine e costiere); Venezia tra potenziale laboratorio ambientale ed esempio eclatante di gestione insostenibile; trasporto pubblico italiano tra inefficienze, costi inaccessibili ed emarginazione dei giovani. Esempi internazionali virtuosi. – Continente europeo: le temperature crescono più rapidamente che nel resto del pianeta. Dove e come vivere.

Scadenza e contatti

Scadenze per la presentazione delle opere (a concorso@cut.it max 5MB) 30 settembre 2025 – ore 24 per tutti i partecipanti. Il 4 dicembre 2025 si terrà un evento pubblico di condivisione dei risultati nell’Ateneo di Venezia, con letture pubbliche di estratti dei testi, videoproiezione ed esposizione delle opere candidate, con la presenza del climatologo Luca Mercalli e di altri esperti del settore scientifico e culturale. Info complete: www.cut.it o pagina ufficiale di Ca’ Foscari. Per informazioni: Comune di Venezia, Europe Direct Venezia Veneto, Ca’ Farsetti, San Marco 4136 – 30124 Venezia numero verde 800 496200 http://www.comune.venezia.it/europedirect
infoeuropa@comune.venezia.ithttps://www.comune.venezia.it/sites/comune.venezia.it/files/immagini/EuropeDirect/cc13-bandoitaliano.pdf

Fonte: Europe Direct Veneto Venezia

Selva di Grigno (Trento). La riserva naturale Fontanazzo si rivela uno scrigno di biodiversità in fatto di insetti impollinatori

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) 4-24-75: non è la terna vincente di un’estrazione del lotto, bensì i numeri che, in un certo senso, sintetizzano il progetto di monitoraggio degli insetti impollinatori realizzato, con sviluppi futuri, all’interno della Riserva naturale provinciale “Fontanazzo” di Selva di Grigno.

Negli anni scorsi, l’associazione Selva Green, con la collaborazione di Fondazione E. Mach,  WBA-World Biodiversity Association e Rete di Riserve del fiume Brenta, ha avviato un “progetto di comunità” rivolto ai residenti della frazione in un’iniziativa di notevole interesse ambientale volta a preservare e a migliorare la biodiversità. L’associazione ha iniziato con il prendere in affitto alcuni appezzamenti all’interno della Riserva, coltivati fino ad allora a mais e a soia per l’alimentazione animale, convertendoli a “prato biodiverso” dopo che una ditta sementiera aveva individuato il miscuglio di sementi locali più adatto alla zona. E, come ci racconta il presidente di Selva Green Stefano Marighetti, la semina è stato il primo momento comunitario, perché si è svolta in occasione di feste e altre iniziative, appunto, “di comunità”.

E’ cresciuto così un bel prato, composto da diverse specie di piante sul quale nel 2021, cioè quattro anni fa – ed ecco il primo numero della “terna vincente” – è iniziato il monitoraggio degli insetti impollinatori. Non tutti però, perché gli impollinatori sono tantissimi: fra questi troviamo infatti ditteri (le varie specie di mosche), lepidotteri come farfalle e falene, odonati come le libellule, le vespe, alcuni coleotteri, uccelli, alcuni rettili come le lucertole, i pipistrelli e poi, naturalmente, le api. Il monitoraggio a Fontanazzo si è occupato proprio delle api o meglio di tutti gli apoidei che non appartengono al genere “Apis”, del quale fa parte l’ape domestica, quella cioè allevata dall’uomo per produrre miele. Perché è da ricordare che sulla Terra esistono addirittura circa 20.000 specie di insetti apoidei, più o meno 2.000 in Europa e 1.017 di queste nella sola Italia.

La tecnica di ricerca applicata al Fontanazzo – come ci spiega Paolo Fontana, l’entomologo della Fondazione E. Mach che ha coordinato il progetto – ha utilizzato le cosiddette “Pantrap”, tre vaschette di tre colori diversi (bianco, giallo e azzurro) per attirare i diversi insetti con all’interno acqua e una piccola goccia di tensioattivo; lasciate esposte per 48 ore a un’altezza di 40 centimetri da terra vengono poi ritirate filtrandone il contenuto e inserendo nelle provette i singoli insetti raccolti. Il campionamento, che prevede cinque gruppi di Pantrap, è stato ripetuto dai volontari di Selva Green una volta al mese da marzo ad agosto dal 2021 al 2024. Quindi sei mesi per quattro anni ed ecco il secondo “numero estratto”: 24, vale a dire i campionamenti nel corso dei quattro anni.

Il passaggio successivo del lavoro è stato quello che ha portato al terzo numero: ogni singolo insetto raccolto è stato infatti analizzato e, grazie alla grande competenza di Livia Zanotelli, entomologa della Fondazione E. Mach, è stato classificato assegnandogli nome e cognome, cioè genere e specie.

E i risultati sono stati molto interessanti perché in soli quattro anni di monitoraggio, lavorando su una striscia molto limitata di prato e con una raccolta di insetti per nulla invasiva, sono state censite ben 75 specie diverse di apoidei, più del 7% di tutte le specie conosciute in Italia!

Questo dato conferma l’importanza dell’area Natura2000 del “Fontanazzo” e in realtà di tutte le altre riserve all’interno della Rete del Brenta, che costituiscono dei veri e propri scrigni di biodiversità, per gli insetti, ma naturalmente anche per il resto della fauna, oltre che per la varietà floristica. Il discorso vale ovviamente per tutte le altre aree naturali presenti nel resto del Trentino e in tutto il mondo: porzioni di territorio, magari anche piccolissime, che consentono la vita a un numero incredibile di esseri viventi portando un grande beneficio, anche alla vita dell’uomo. Se venissero a mancare gli insetti impollinatori, ad esempio, una grande varietà di frutta e verdura non esisterebbe perché non più impollinata e non avremmo così a disposizione il 35% della produzione globale di alimenti, come ad esempio mele, pere, pesche, ciliegie, prugne, kiwi, meloni, pomodori, zucche, zucchine.

Grazie alla semina del “prato biodiverso” il monitoraggio ha anche evidenziato l’importanza ambientale della corretta gestione dei prati da parte dell’uomo. Al Fontanazzo sono state in realtà organizzate diverse altre attività legate alla biodiversità e alla ricerca sugli apoidei, come la produzione di miele nelle arnie posizionate in zona dalla Fondazione E. Mach e la cui analisi del polline trasportato dalle api ha consentito di conoscerne la composizione precisa, con le “preferenze alimentari” degli insetti.

Numerose sono state poi le iniziative di comunicazione, informazione e didattica come il posizionamento di “hotel per insetti”, svariate visite guidate con scolaresche e gruppi di cittadini e incontri di approfondimento come quello di fine maggio scorso quando sono stati illustrati i risultati che qui abbiamo riassunto o quello di giugno incentrato sulla sostenibilità in Valsugana.

Dalle Bonifiche Venete all’Europa: il Consorzio Adige Euganeo in prima linea contro la salinizzazione dei suoli con il Progetto VENUS

Nelle aree più depresse della gronda lagunare di Venezia, dove il terreno giace sotto il livello del mare anche di 3-4 metri e la minaccia della salinizzazione si acuisce anno dopo anno a causa della risalita del cuneo salino, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo è pioniere di un’iniziativa fondamentale per il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente. Parte integrante del progetto internazionale VENUS, un’operazione finanziata dal programma PRIMA di Horizon 2020, il Consorzio sta conducendo una sperimentazione cruciale per comprendere e contrastare gli effetti devastanti del cambiamento climatico e della crescente salinità dei suoli.

La sfida globale e la risposta locale

La regione mediterranea, infatti, è un epicentro di pressioni ambientali. Il riscaldamento globale, l’aumento demografico, l’agricoltura intensiva e la desertificazione stanno erodendo la disponibilità di acqua dolce e la produttività dei terreni agricoli. Di fronte a queste sfide, il progetto VENUS, del valore di oltre 4 milioni di euro, nasce con l’ambizioso obiettivo di dimostrare il potenziale ambientale ed economico di specie vegetali neglette e sottoutilizzate (NUS). Si tratta di piante resilienti che, richiedendo poca acqua e adattandosi a suoli aridi e salini, possono trasformare terreni marginali in aree produttive, migliorando la qualità del suolo e prevenendo conflitti per le risorse idriche.

Il cuore della sperimentazione nel Veneziano

Nel comprensorio del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, l’applicazione pratica di questa visione è già una realtà. Due aree sperimentali, di 4.000 metri quadrati nei pressi dell’impianto Gesia a Cavarzere e di 8.000 metri quadrati presso l’impianto Zennare (vedi foto in alto) a Chioggia, sono diventate il fulcro di uno studio pionieristico. Qui, alla fine di maggio di quest’anno, dopo approfondite diagnosi sulla salute e la struttura del terreno – parametri confrontabili con quelli delle altre aree coinvolte a livello internazionale – sono state trapiantate alcune delle varietà testate già lo scorso anno, con un preciso sesto d’impianto. Si tratta di specie come la Salicornia, l’Atriplex, la Beta Marittima, la Salsola oppositifolia e la Suaeda Maritima. In alcuni casi, queste piante sono state abbinate a coltivazioni di pomodoro, permettendo un confronto diretto sul successo colturale in terreni limosi e salsi, tipici della gronda lagunare. Un primo trapianto era già stato effettuato lo scorso novembre, e i risultati finora sono incoraggianti: tutte le specie stanno trovando un ambiente favorevole, dimostrando la loro intrinseca resilienza.

Verso il “nuovo mais”

“Ci sono grosse aspettative – spiega Lorenzo Frison, ingegnere del Consorzio di bonifica Adige Euganeo e responsabile del progetto – non solo in termini di risultati colturali, ma soprattutto nella direzione di capire quanto queste piante possano aiutare concretamente nella desalinizzazione dei suoli”. Tra qualche mese, le prime analisi, che saranno condotte da un laboratorio greco, determineranno il valore e la quantità di principi attivi contenuti nelle coltivazioni. È un aspetto cruciale, poiché si tratta principalmente di piante con un elevato potenziale per l’industria farmaceutica. Il progetto VENUS, che coinvolge 12 partner da 8 paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna, Egitto, Giordania, Marocco, Algeria, Tunisia), non si limita alla sperimentazione agronomica. Il suo orizzonte è molto più ampio: mira infatti a costruire una filiera completa e un mercato che possa rendere remunerativa la produzione di queste colture. Frison non nasconde l’ambizione: “Per quanto ci riguarda, da queste piante potrebbe nascere il successore del mais. Il nostro intento è proprio quello di offrire una nuova possibilità di coltura a quelle aree che, purtroppo, lottano ogni giorno con la salinizzazione dei suoli”.

Un dialogo costante per soluzioni innovative

Naturalmente, la ricerca richiede prudenza. “Ci sono ancora tante cose da valutare – avverte Frison – per esempio, dobbiamo accertarci che alcune varietà non si rivelino infestanti”. Per questo, il progetto prevede un confronto costante e capillare con i partner internazionali e il coinvolgimento diretto degli operatori agricoli dei territori interessati. La collaborazione con gli altri paesi, infatti, è fondamentale per integrare conoscenze tradizionali e tecniche moderne, sviluppando soluzioni adattabili alle specifiche condizioni del Mediterraneo. Il prossimo appuntamento internazionale del Consorzio sarà il 10-11 settembre, quando si terrà un incontro sull’Isola di Chios, in Grecia, per valutare i progressi. Intanto, per gli agricoltori e la cittadinanza del territorio, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo sta organizzando un open day presumibilmente nel mese di novembre. Sarà l’occasione per toccare con mano l’innovazione che, partendo dalle bonifiche venete, si proietta a livello internazionale per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo. Il progetto VENUS si afferma così come un passo decisivo verso un futuro agricolo più resiliente e sostenibile, un futuro in cui il Consorzio di bonifica Adige Euganeo gioca un ruolo da protagonista.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

Delta del Po, entra nel vivo il progetto di vivificazione delle lagune

Dati alla mano la correlazione è evidente: ai finanziamenti per la manutenzione delle lagune corrisponde un aumento della produttività, e dunque della redditività, per le attività legate alla pesca e all’acquacoltura. Prerequisiti per lo sviluppo dell’ittiofauna sono, infatti, precisi valori di ossigenazione e salinità, e le dinamiche di interscambio tra acqua dolce, acqua salmastra e mare. Tutti aspetti che si verificano là dove le lagune presentano bocche di porto, barene, canali in grado di garantire la corretta idrodinamica e preservare l’ambiente dagli effetti delle erosioni, delle sedimentazioni, degli eccessi di acqua salata o dolce. Aspetti che richiedono interventi di manutenzione ambientale possibili solo con adeguate dotazioni finanziarie.

Il grafico illustrato dal direttore del consorzio di bonifica Delta del Po Rodolfo Laurenti nel corso del convegno “Delta, lagune, aree costiere. Una nuova sostenibilità ambientale, economica e sociale”, promosso dal consorzio stesso e tenutosi lo scorso 28 maggio nel Museo Regionale delle Bonifiche Ca’ Vendramin a Taglio di Po (Ro), non lascia dubbi: al picco dei finanziamenti regionali per la manutenzione delle lagune di Scardovari, Canarin, Barbamarco (4,68 milioni di euro nel 2009) fa seguito il picco di produttività (oltre 100.000 quintali di vongole nel 2010); al crollo dei finanziamenti, segue un calo progressivo della produttività.

Ecco, dunque, che le nuove risorse FSC 2021-2027 stanziate dalla Regione del Veneto per il progetto “Interventi per la vivificazione degli ambiti lagunari del Delta del Po”rappresentano per le lagune di Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle un aiuto fondamentale con finalità ambientali, paesaggistiche, economiche e sociali. Voluti fortemente dall’assessore regionale al Territorio, alla Caccia e alla Pesca Cristiano Corazzari, si tratta di 14 milioni di euro che verranno gestiti dal Consorzio di Bonifica Delta del Po in qualità di soggetto attuatore per l’escavo di nuovi canali, il ripristino di canali già esistenti, il consolidamento, la ridefinizione e la realizzazione ex novo di barene. Un grande piano, già avviato nella fase di assegnazione dei rilievi, che entrerà nella fase di progettazione entro l’estate e che si tradurrà in sei anni (dal 2026 al 2031) di lavori suddivisi su più lotti funzionali.

Coinvolte le lagune Caleri, Marinetta e Vallona, Barbamarco, Basson, Canarin, Scardovari, vale a dire gran parte degli 8.844 ettari di lagune del Delta del Po. Chiara la duplice finalità: da un lato tutelare uno degli ecosistemi acquatici più affascinanti e ricchi di biodiversità al mondo, dall’altro preservare e migliorare le condizioni per le attività produttive, in primis quelle relative alla pesca, ma con un occhio di riguardo anche al turismo lento, capace di attrare visitatori dall’estero interessati agli aspetti paesaggistici e ambientali.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto