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Coniglicoltura in forte crisi

rabbit-meat-500x500Un comparto in forte crisi quello delle carni cunicole in cui i prezzi dei conigli all’origine continuano a calare mettendo in dubbio la sopravvivenza della categoria. Gli allevatori sono infatti costretti a fissare un prezzo al di sotto del costo di produzione pur di rimanere sul mercato.

Prezzi fermi al ribasso. Attualmente il costo di produzione dei conigli si aggira intorno a 1,80 Euro/Kg carne anche a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti base per l’alimentazione e dell’energia. Per essere remunerativo per l’allevatore il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 Euro/kg carne, invece, le ultime quotazioni della Cun (commissione unica nazionale) riportate da Ismea rilevano che dal 21 luglio il prezzo è fermo a 1,37 euro al kg. Per fare il punto sull’attuale situazione di mercato e del comparto complessivo, dopo vari incontri promossi da Coldiretti, i produttori provenienti da Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna oltre ai rappresentanti dei principali macelli e di alcune delle principali ditte mangimistiche del settore e ai commissari della Borsa Merci di Verona che fa da riferimento a livello nazionale per il comparto si sono dati appuntamento nei giorni scorsi nella sede del Consorzio Agrario di Verona.

Importazione dalla Francia. La produzione di coniglio italiano soddisfa il fabbisogno interno ma da qualche anno si registra una forte importazione straniera, prevalentemente dalla Francia. La quantità importata settimanalmente non supera il 10% dei 600.000 conigli macellati in Italia ma è purtroppo sufficiente a far crollare le quotazioni. “Coldiretti Verona – ha precisato Giuseppe Ruffini, direttore dell’organizzazione – ha creato le condizioni affinché tutti i maggiori attori della filiera si sedessero attorno a un tavolo per affrontare concretamente la profonda crisi che ha investito il comparto. Allevatori, macellatori e mangimisti sono qui oggi per creare sinergia e mettere in atto una proficua collaborazione con l’unico scopo di valorizzare il coniglio made in Italy».

Il problema del comparto riguarda anche i consumi. “Questa situazione – ha continuato Ruffini – deriva da molteplici fattori a cominciare dai mutamenti culturali delle persone, che oggi percepiscono il coniglio come un animale da compagnia, ai cambiamenti degli stili di vita che orientano il consumatore verso tipologie di carni più veloci e comode da cucinare. Per questo è necessario riavvicinare i cittadini al consumo della carne di coniglio e definire con i produttori strategie efficaci per aumentare il potere contrattuale». «I produttori – ha sottolineato Pier Andrea Odorizzi, referente per il settore zootecnico dell’area economica di Coldiretti Veneto – soffrono dell’atavica debolezza del potere contrattuale nei confronti della distribuzione, in cui il valore aggiunto ricade quasi sempre sugli ultimi anelli della filiera. Sono pertanto necessari una programmazione e un coordinamento dell’offerta“.

In progetto la costituzione di un’Associazione di Filiera per l’identificazione e la valorizzazione del Coniglio Italiano. Allo stato attuale vengono importati dalla Francia conigli sottocosto che fanno crollare le quotazioni del prodotto nazionale, dal momento che non è obbligatoria l’indicazione di origine. Questo fattore esterno condiziona pesantemente le quotazioni del coniglio vivo che oggi sono di 1,37 Euro/Kg, quasi 50 centesimi sotto il costo di produzione». «E’ assolutamente necessario valorizzare il Coniglio Italiano – ha proseguito Odorizzi – che è un prodotto qualità garantita con importanti qualità nutrizionali. Ha basso contenuto di colesterolo (70 mg per 100 g ), è molto digeribile ed è ricca di proteine (21,5 grammi su 100 di prodotto edibile) e sali minerali (calcio, ferro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, cloro, zolfo)». «Se si riuscirà a costituire l’associazione di Filiera – ha concluso Odorizzi – sarà la base su cui continuare a lavorare per la tutela del comparto. Coldiretti Verona è disponibile ad altri incontri per sostenere il comparto della coniglicoltura».

Campagna di promozione nazionale. All’incontro è stata presentata la campagna di comunicazione nazionale per il consumo della carne di coniglio italiana, grazie al sostegno di imprenditori del settore. La campagna di comunicazione (spot radiofonici e pubblicità su riviste di cucina) ha l’obiettivo di fornire una corretta informazione ai consumatori finali, sui valori di qualità, sicurezza e qualità della carne di coniglio italiana. Attivo anche un sito con informazioni e ricette: www.coniglioitaliano.it.

Coniglicotura italiana e veneta, tutti i numeri. In Italia sono allevati circa 1.000.000 di coniglie fattrici all’anno in circa 8.000 allevamenti di cui 1.500 “professionali”, pari al 44% della produzione a livello comunitario. Le Regioni con maggiore specializzazione sono Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna dove esistono allevamenti medio grandi. Il Veneto detiene oltre il 40% della produzione nazionale di conigli; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti è Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 conigli, seguita da Padova con 60.000 fattrici e 3.000.000 di conigli e Verona con 53.000 fattrici e 3.000.000 conigli e 35 produttori.

Fonte: Coldiretti Verona

13 maggio 2014, l’iniziativa “Giornate della Biodiversità avicola veneta” fa tappa a Crespano del Grappa (TV), possibilità di acquistare polli di razza Padovana e di Polverara

Fiera Mercato Gallina di Polverara Gallina_PolveraraCon il progetto “Autoconservazione”, Veneto Agricoltura ha individuato le rivendite agrarie per la diffusione della biodiversità veneta di interesse agricolo. Si inseriscono in questo ambito le Giornate della Biodiversità avicola veneta il cui prossimo appuntamento farà tappa nel trevigiano, dove  gli allevatori tpotranno acquistare martedì 13 maggio presso la Rivendita Agraria Alfa Servizi a Crespano del Grappa (TV) i polli di razza Padovana e Polverara.

Come riconoscerle. I polli Padovani e di Polverara sono caratterizzati dalla presenza di un ciuffo che sostituisce la cresta, totalmente nel caso della Padovana e parzialmente nella Polverara. Questa caratteristica li rende idonei all’allevamento in zone con inverni freddi garantendo, anche in questa stagione, una buona produzione di uova.Nella Padovana il ciuffo è reso più elegante da un’ernia craniale che gli conferisce una forma a crisantemo mentre la Polverara sfoggia un ciuffo diritto preceduto da un abbozzo di cresta. Si tratta di due razze autoctone del Veneto anche se le loro origini sono differenti; la Padovana, che deriva da polli importati dalla Polonia, è stata selezionata dagli allevatori locali ormai da molti secoli e gli esemplari che troviamo oggi, diversi dai primi soggetti importati, si possono considerare a tutti gli effetti razza veneta. La Polverara deriva invece dalla gallina di Adria, conosciuta già al tempo dei romani, anche questa selezionata dagli allevatori locali e molto diversa dai polli citati da Plinio nel primo secolo dopo Cristo e disegnata da Aldrovandi alla fine del 1500.

Per le prenotazioni: Rivendita Agraria Alfa Servizi in via Rosset n. 1, Crespano del Grappa (TV) Tel. 0423 538982 – www.alfaservizisrl.itinfo@alfaservizisrl.it). Info: maurizio.arduin@venetoagricoltura.org

Allevamento suini, abuso antibiotici in Nord Europa, interrogazione alla Commissione europea

maiale_suino_250«Ho chiesto alla Commissione di intervenire per fermare, o almeno rallentare, l’uso ingiustificato di antibiotici che viene fatto negli allevamenti intensivi di suini da ingrasso, tipici del Nord Europa. Una pratica diffusa specialmente in Germania, nonostante sia vietata dalle norme europee, che mette a rischio la salute dei consumatori». Questa la richiesta avanzata alla Commissione europea dall’eurodeputato Giancarlo Scottà (ELD), in un’interrogazione parlamentare prioritaria avente come oggetto i metodi di allevamento adottati nelle grandi produzioni di carne suina del Nord Europa.

Uso massiccio di Carbapenem. È comprovato, infatti, che in numerosi allevamenti intensivi di suini da ingrasso si faccia un uso massiccio di Carbapenem, un antibiotico che la normativa europea (Regolamento CE 1831/2003) considera una sorta di extrema ratio nella lotta ai microrganismi nocivi, da utilizzare esclusivamente per fini terapeutici. Secondo le ultime stime dell’ufficio federale tedesco per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, ad esempio, i veterinari tedeschi somministrano agli animali, spesso a puro scopo profilattico, 1734 tonnellate di antibiotici all’anno, più del doppio di quelli prescritti ai cittadini tedeschi.

Nascita di ceppi di batteri resistenti. E’ uno dei problemi che scaturisce da questo abuso di anticorpi. In particolare, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) riconosce negli allevamenti intensivi di suini da ingrasso le condizioni ideali per fungere da laboratorio naturale nella selezione di nuovi batteri antibiotico-resistenti, tra cui quelli dei generi Campylobacter, Salmonella e alcuni Escherichia, che possono provocare gravi intossicazioni alimentari. «È giusto che i consumatori siano a conoscenza di questa situazione – afferma Scottà – il mercato interno è invaso da prodotti stranieri che, oltre a penalizzare la salute economica delle nostre aziende, possono rappresentare un rischio per la salute delle persone».

Produzione intensiva e tracciabilità. «La dimensione degli allevamenti, in particolare, incide in modo determinante sul rischio di proliferazione di questi batteri – spiega Scottà – gli studi dell’EFSA a tal proposito evidenziano come un allevamento con 400 o più suini da riproduzione presenta un fattore di rischio almeno doppio rispetto ad uno con 100 capi. E in Italia la dimensione media degli allevamenti è di 90 suini». «Altro fattore di rischio – prosegue l’europarlamentare trevigiano – è la movimentazione degli animali, controllabile solo intensificando la tracciabilità, che attualmente in Europa prevede l’indicazione solamente dei luoghi di nascita e di macellazione del suino, senza considerare i passaggi intermedi. L’esigenza di un maggiore controllo delle filiere lunghe è sia di natura sanitaria, che economica: la Commissione europea, infatti, stima che ogni anno circa 25mila pazienti muoiano a causa di infezioni causate da microrganismi resistenti, con costi sanitari che ammontano a oltre 1,5 miliardi di euro all’anno».

(Fonte: Segreteria Europarlamentare Scottà)

Anche un allevatore-macellaio veneto alla fiera del “bue grasso” di Carrù (CN)

Andrea Mazzaro allevatore razza PiemonteAndrea Mazzaro non è un semplice macellaio, lui è anche allevatore, uno dei pochi della razza piemontese in Veneto. Autodidatta, diplomato sul “banco”, ha scelto di vendere la carne che lui stesso produce per dare la massima garanzia ai consumatori. Tutto questo accade nel giro di poco più di 40 chilometri: la macelleria è a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, la stalla sul Montello e l’abitazione a Quinto: un tragitto della bontà apprezzato pure dai clienti del supermercato di qualità “Eat’s” di Conegliano, con sedi anche a Milano e Verona di cui l’azienda è fornitore ufficiale.

Ambasciatore veneto del bovino piemontese. Talmente convinto del proprio lavoro da essere considerato a tutti gli effetti l’ambasciatore veneto del bovino del Piemonte. Per questo è stato accettato come “straniero” in gara alla rassegna zootecnica del “bue grasso” di Carrù a Cuneo in programma per il 12 dicembre prossimo. La Fiera ha origini antiche, poiché si hanno notizie che fin dal 1473 si tenevano mercati di bestiame con frequenza bisettimanale. Ora è diventata un tradizionale appuntamento commerciale e folkloristico, la cui importanza è diffusa anche fuori dai confini regionali.A questa manifestazione, che si tiene annualmente il secondo giovedì antecedente il Natale, sono ammessi esclusivamente bovini da macello di razza piemontese, suddivisi nelle categorie buoi, manzi, vitelle vitelli, vacche, manze, torelli e tori.

Amore non solo per la razza Piemontese, ma anche per la francese Blond d’Aquitaine. Scelti per la gara quattro esemplari di rara bellezza allevati nella stalla sul Montello, nati autoctoni in provincia di Cuneo sotto l’occhio vigile di un esperto che da tre generazioni si occupa di miglioramento genetico. I capi sono diventati grandi e grossi nel pieno regime di benessere animale, anzi possiamo dire con il massimo del confort: tutti i componenti della famiglia Mazzaro li coccolano con letti di paglia, fieno dell’Alpago e dei campi limitrofi, cereali a secco, acqua buona, e con materie prime di ottima qualità secondo tradizione, negli spazi rimodulati secondo la crescita. “Le “principesse” a quattro zampe di Andrea sono viziate – dice la sorella Patrizia che asseconda il fratello in questa impresa – hanno ossa minute ma si presentano assai robuste e cicciotte per dare la miglior porzione da gustare”. Nell’ agenda di Andrea Mazzaro c’è già in programma la partenza per la Garonna in Francia dove porterà le vacche “Blond d’Aquitaine” varietà detta anche Garonnese, ovvero il primo amore dell’imprenditore zootecnico trevigiano che ne conta un centinaio.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

30 novembre-15 dicembre 2013, nel padovano c’è la tradizionale fiera mercato “Gallina di Polverara”

Fiera Mercato Gallina di PolveraraDal 30 novembre al 15 dicembre p.v., ritorna a Polverara (PD) la tradizionale fiera mercato della Gallina di Polverara, presso il centro Ricreativo e Nuovo Palazzetto dello Sport.

Programma della festa. Nel corso della manifestazione avranno luogo diversi eventi: il mercato in viale dello Sport nei giorni 1-8-15, la Mostra Gallina di Polverara e animali da cortile, l’esposizione di prodotti locali e di artigianato, la mostra di pittura e artisti locali. Ci saranno inoltre: uno spazio permanente d’intrattenimento per i bimbi, stand gastronomici nel nuovo Palazzetto dello Sport, musica e spettacoli nel centro ricreativo.

Polverara vince il bando “Alterenergy”, progetto presentato in fiera. Oltre che per la rinomata festa, la cittadina padovana è sugli scudi per essersi classificata prima nella graduatoria relativa al bando “Alternergy“, di cui Veneto Agricoltura è partner, finanziato nell’ambito del progetto quadriennale dell’Unione Europea  “Energy Sustainability for Adriatic small communities”. Il progetto europeo ha scelto Polverara come sede per le attività di dimostrazione, produzione e utilizzo di energie sostenibili e durante la Fiera uno stand presenterà le varie azioni previste.

Sostenibilità di utilizzo delle risorse energetiche. Il progetto fa parte del Programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico ed è finalizzato alla realizzazione di attività volte all’applicazione e alla sperimentazione di modelli sostenibili di gestione e utilizzo delle risorse energetiche. Il progetto sarà a costo zero per il comune e consentirà di acquisire conoscenze e competenze nel campo delle energie rinnovabili, comportando vantaggi ed opportunità sociali, economiche ed ambientali. Tra le attività previste, presentate per l’appunto nel corso della fiera ed in agenda nei prossimi mesi, incontri formativi con gli amministratori, le imprese ed i cittadini, per promuovere l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e stili di consumo energetico maggiormente sostenibili; inoltre il comune di Polverara beneficerà dello sviluppo di un bilancio e piano energetico locale, strategico per valutare le opportunità offerte dalla programmazione regionale nel futuro periodo di programmazione 2014/2020. Polverara attraverso “Alterenergy” entrerà quindi a pieno titolo nella rete di un partenariato che vede il coinvolgimento di 17 soggetti di 8 paesi (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Herzegovina, Montenegro, Albania, Grecia e Italia) del bacino dell’Adriatico impegnati nella promozione di modelli di produzione e consumo energetico sostenibili.

(Fonte: Comune di Polverara/Veneto Agricoltura)

Come innalzare la qualità del latte attraverso l’alimentazione delle bovine, se ne parla oggi a Breganze (VI). Il 2 e 6/12, a Villorba (TV ) si parla invece del dopo quote latte e di sostenibilità.

mucche in stallaFare buon latte per produrre formaggi ancora migliori. Questo il senso dell’incontro tecnico, organizzato da Latteria Soligo e dedicato ai propri produttori che si terrà oggi (29 novembre) a partire dalle 9,30, nella sala riunioni del caseificio vicentino di Breganze (via delle Miliane a Breganze-VI).

Sicurezza alimenti. L’incontro è curato dal prof. Andrea Formigoni, del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, uno dei massimi esperti nazionali del settore che parlerà degli zuccheri nell’alimentazione della bovina da latte. Un tema, quello dell’alimentazione delle bovine dal latte di strettissima attualità perché legato sia alla sicurezza degli alimenti, sia al benessere dell’animale e quindi alla qualità della produzione, indispensabile per la realizzazione di formaggi di alta qualità. La correlazione diretta tra benessere animale e buon formaggio sarà al centro della lezione del prof. Formigoni: “L’alimentazione delle bovine intesa in senso quantitativo, qualitativo e come modalità di somministrazione, modula la composizione e la qualità casearia del latte influendo così sulle caratteristiche finali dei formaggi”.

L’influsso degli zuccheri nell’alimentazione delle bovine. Ecco allora che un approccio sempre più attento rispetto alla dieta delle bovine da latte, è la strada giusta da intraprendere, affiancando ai propri produttori il sostegno scientifico dei ricercatori: “Al di là dei ruoli determinanti svolti dai foraggi nel condizionare il benessere e le risposte dietetiche e produttive delle bovine, particolarmente interessanti – prosegue infatti il prof. Formigoni – sono le funzioni svolte da taluni nutrienti come gli amminoacidi, gli acidi grassi, gli amidi e gli zuccheri. Il peso nutrizionale di questi composti energetici negli ultimi anni è stato particolarmente rivalutato nell’alimentazione delle bovine ad elevata produzione per la capacità che essi hanno di influire positivamente sulla utilizzazione digestiva delle fibre e sui titoli lipidici del latte”.

Benessere animale. Se, da un lato, Latteria Soligo ha da tempo intrapreso la strada della collaborazione con i migliori centri di ricerca italiani, sia per il miglioramento degli allevamenti associati che per lo sviluppo di nuovi prodotti attenti alle esigenze dei consumatori, dall’altro, ha anche sottoscritto con i propri soci una carta etica dedicata proprio al benessere degli animali. Un patto racchiuso in quattro punti: 1) negli allevamenti le mucche vivono in modo confortevole, con buona circolazione d’aria e un numero di mangiatoie adeguato alle bovine presenti; 2) gli impianti di mungitura rispettano le norme internazionali per contribuire al benessere animale e non alterare la naturale qualità del latte; 3) le mucche sono nutrite con una dieta bilanciata conforme al loro fabbisogno nutrizionale. Nelle mangiatoie gli alimenti sono distribuiti a volontà e sempre disponibili; 4) tutto il processo dalla stalla alla centrale del latte è attentamente controllato e verificato.

2 e 6 dicembre, a Villorba (TV) si parla del dopo quote latte e di sostenibilità. Il ciclo di incontri voluto da Latteria Soligo per far il punto sullo stato del comparto zootecnico e lattiero caseario proseguirà con i seguenti appuntamenti: “Evoluzione del mercato e prospettive del settore lattiero-caseario dopo le quote latte” previsto lunedì 2 dicembre, ore 9,30 a Villorba (sede Apa, Vicolo Mazzini); “Alimentazione della vacca da latte, in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale”  previsto venerdì 6 dicembre a Villorba (sede A.Pro.La.V. vicolo Mazzini), ore 10,30.

(Fonte: Latteria Soligo)

Nasce il Consorzio Trentino di Piscicoltura

Nasce-il-consorzio-trentino-di-piscicoltura_largeNasce il consorzio trentino di piscicoltura, uno spin-off tra Fondazione Edmund Mach e l’associazione ASTRO per la produzione intensiva del Carpione, un pesce esclusivo del lago di Garda che San Michele ha contribuito a salvare dall’estinzione studiandone la biologia e mettendo a punto una metodica di riproduzione e allevamento.

Obiettivo del consorzio. Sarà quello di fornire materiale da semina per recuperare la specie e produrne un quantitativo rilevante per l’immissione sul mercato. Si tratta di un risultato molto importante per il Trentino e, più in generale, per la salvaguardia del suo patrimonio ittico. La Fondazione Mach è riuscita in un intento risultato vano per altri enti e istituti. Le attività di ricerca e sperimentazione sono partite nel 2008 dal recupero di tre esemplari pescati nel Garda da alcuni pescatori veronesi che collaborano con il centro ittico di San Michele. “Per la Fondazione Mach – spiega il direttore generale, Mauro Fezzi– la costituzione del consorzio è motivo di soddisfazione perché rappresenta un riconoscimento dell’impegno dedicato al settore dell’itticoltura. Se il consorzio avrà successo potrà rappresentare anche un modello importante per la valorizzazione dell’ambiente, attraverso la salvaguardia di questa specie, e non ultimo, un’interessante fonte di entrata per la Fondazione stessa”.

Cosa farà il Consorzio. La Fondazione Mach ha messo a punto e validato scientificamente una serie di metodologie per la riproduzione in cattività di questo pesce che metterà a disposizione del Consorzio. Fornirà un numero adeguato di riproduttori per la produzione delle uova, dei quali il Consorzio assumerà la custodia, e trasferirà materiale ittico di rimonta e di rinsanguamento del parco riproduttori del Consorzio. “Riteniamo che la possibilità di allevare e commercializzare un pesce di alta qualità e prelibatezza come il Carpione del Garda –spiega il direttore di Astro, Diego Coller – sia una grande opportunità per il nostro settore, in quanto possiamo inserire nella nostra gamma di prodotti un altro pesce di acqua dolce, accanto alla trota e al salmerino alpino, che può consentirci di affermarci sul mercato in una posizione importante fra i produttori di pesce d’acqua dolce. Sarà impegno di ASTRO di commercializzare il Carpione nelle zone dove questo è maggiormente conosciuto, ma anche far sì che possa essere apprezzato anche nei restanti territori nazionali ed anche esteri”.

Il progetto Carpiogarda: studiata la biologia del Carpione e brevettato il modello di riproduzione. “Nel 2008 è stato avviato il progetto Carpiogarda le cui finalità erano lo studio della biologia riproduttiva del Carpione ed il protocollo di allevamento. Successivamente gli approfondimenti scientifici e sperimentali hanno consentito di produrre un know-how ed il 21 settembre 2012 la richiesta di brevetto” spiega l’inventore Fernando Lunelli, che dirige l’impianto ittico della Fondazione Mach e che ha curato l’intero progetto di recupero. Il forte interesse economico (esigenze di mercato pari a circa 100 t/anno) e naturalistico (recupero conservazione della specie) per tale specie ha maturato l’idea di costituire lo spin-off tra la Fondazione Mach e ASTRO.

Il Carpione, pesce esclusivo del lago di Garda, dalle carni molto prelibate. Il Carpione (Salmo carpio L.,1758) vive solo nel Lago di Garda. È un salmonide, simile alla trota lacustre, ma di taglia più piccola, dalla biologia riproduttiva particolare ed unica nei salmonidi dato che si riproduce due volte all’anno a notevoli profondità (da -80 m a -180 m) sui versanti ghiaiosi di frana sommersa oppure su sedimenti fluviali sommersi, principalmente della sponda bresciana. Comportamento gregario, alimentazione costituita da plancton e piccoli crostacei anche negli adulti, carni chiare e molto prelibate. Dall’arte culinaria è considerato al top delle specie d’acqua dolce. Negli anni precedenti agli anni Sessanta la pesca professionale produceva mediamente circa 250 quintali all’anno (dichiarati) con punte oltre i 450 quintali mentre negli ultimi anni, periodo 2007-2013, le catture sono inferiori a 50 kg. Per i pescatori professionisti rivestiva una fonte economica rilevante ed un indotto per tutto il territorio rivierasco e oltre, fino a Milano.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

24 settembre 2013, a Padova si firma l’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e l’organizzazione di un progetto di filiera italiana

mucche in stallaQuesta mattina, alle 10.30, presso la sala convegni dell’Hotel Crowne Plaza di Padova, si terrà la presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.

Programma. Ore 10.00 Registrazione partecipanti. ore10.30 firma Accordo Quadro da parte dei Legali Rappresentanti di Associazione Produttori Unicarve, Cooperativa Produttori Unicarve, Gruppo Colomberotto S.p.A., Consorzio L’Italia Zootecnica, Consorzio Agrario Lombardo Veneto, Intermizoo S.p.A., APROLAV – Associazione Produttori Latte del Veneto, Borsa Merci Telematica Italiana, Agriventure S.P.A. – Gruppo Intesa Sanpaolo, Cassa di Risparmio del Veneto – Gruppo Intesa Sanpaolo. Ore 10.45 presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.  Ore 11.30 Intervento dei partecipanti all’Accordo Quadro. Ore 12.15 chiusura dei lavori.

L’Accordo Quadro ha due scopi: il primo è finalizzato a regolare il mercato dei bovini da carne, programmando l’acquisto dei ristalli, l’ingrasso, la macellazione, la commercializzazione della carne; il secondo è finalizzato alla produzione di ristalli italiani con l’utilizzo del seme sessato per garantire e migliorare la rimonta nelle aziende di vacche da latte e l’utilizzo del seme di tori da carne, per la produzione di vitelli italiani da svezzare e poi destinare all’ingrasso, per una filiera tutta italiana.

(Fonte: Unicarve)

15 marzo 2013, a Padova, giornata di informazione e confronto “Gli insetti vanno a tavola”, scenari possibili dell’entomologia applicata all’alimentazione sostenibile e come nuova opportunità di lavoro

Incontro EsapolisFolclore, cucina, scienza, ecologia, sostenibilità e legislazione della nuova frontiera dell’alimentazione globale: tante le motivazioni per cui può interessare la giornata di informazione e confronto in programma venerdì 15 marzo 2013 dalle 15 alle 22 presso Esapolis, il grande museo del MicroMegaMondo della provincia di Padova. L’incontro è rivolto soprattutto ad addetti ai lavori, studenti e a tutti coloro che manifestano interesse per un possibile futuro alimentare.

Programma. Ore 15, Enzo Moretto, direttore Esapolis, parlerà del ruolo del museo da lui diretto nella divulgazione del mondo degli insetti anche per incentivare un utilizzo sostenibile delle risorse e la creazione di nuovi mercati e professioni. Ore 15.50, Maurizio G. Paoletti, Università di Padova, parlerà dell’utilizzo sostenibile della biodiversità, gli insetti. Ore 16.50, Valerio Giaccone, Università di Padova, parlerà di come far diventare gli insetti un “alimento” per l’uomo: aspetti igienico sanitari e di normativa. Ore 18.20, Elisabetta Torcoli, laurenda Università di Padova, parlerà dell’esperienza di allevamento di Acheta domestica (il grillo) e Galleria Mellonella (la tarma) con caratterizzazione chimica e microbiologica a scopo alimentare umano. Ore 18.50, Silvia Cappellozza, Ricercatrice CRA, parlerà di quando mangiare insetti fa bene alla salute: il baco da seta fra nutrizione e nutraceutica (neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica”). Ore 19.20 Irene Amoruso, Università di Padova, parlerà degli spin-off universitari: come valorizzare il ponte tra la ricerca accademica e le imprese. Ore 19.40, Enzo Moretto riprenderà la parola per un’introduzione all’entomologia con la presentazione di alcune specie di artropodi utilizzati. Alle ore 20.00 c’è la Prova del cuoco, con incontro con un cuoco professionista che interagirà con il pubblico. Ore 20.45. La cena, per chi desidera fermarsi (costo a carico del partecipanti, con 20% di sconto sul listino) sarà però nella pizzeria Daniel, accanto al Museo (via dei Colli 28, con parcheggio sul retro da via Eulero, lat. di via Ciamician). Prenotazione obbligatoria: tel. 049.89.10.189 email: info@butterflyarc.it

Partner. L’iniziativa è realizzata dal Museo Esapolis in collaborazione con Università di Padova, Provincia di Padova, Centro di Ricerca Agricoltura (CRA), Unità di Apicoltura e Bachicoltura di Bologna del CRA, Associazione Universitaria Studenti Forestali, Amici della Terra Italia Onlus.

(Fonte: Museo Esapolis)

Veneto, per i pastori vaganti meno burocrazia

gregge di pecore in Sardegna

La Giunta Regionale del Veneto ha semplificato drasticamente le procedure per il pascolo vagante. Il 26 giugno 2012 è stata pubblicata sul Bur (e dunque resa operativa da questa data) la delibera che regola la transumanza nei mesi extra alpeggio, quando le greggi scendono in pianura. I pastori vaganti dovevano infatti presentare decine e decine di domande ad altrettanti sindaci, che spesso nemmeno rispondevano, facendo poi multare i pastori dai vigili al loro passaggio. D’ora in poi, per ottenere il permesso di passaggio delle pecore, ai pastori basterà un unico nulla osta da parte dei veterinari delle Usl e, per tutti i comuni di competenza attraversati, sarà in vigore anche il principio del silenzio assenso.

(Fonte: Il Gazzettino del 23 luglio 2012)