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Nel borgo Stramare di Segusino (TV), questa sera va in scena una “serata speziale”

Nell’ambito della rassegna “I Venerdì di luglio nel borgo“, giunta alla decima edizione ed organizzata da AmareSTRamare in collaborazione col Coro di Stramare, questa sera, venerdì 20 luglio, alle ore 20.45 nel borgo Stramare di Segusino (TV) si svolgerà l’incontro a ingresso gratuito “Un Mondo speciale, le spezie nella storia“. Come di consueto, anche questo incontro si svolgerà all’aperto, davanti alla chiesetta di Stramare e, al termine, ci sarà un momento conviviale. L’occasione consente di fare anche una bella passeggiata da Segusino al borgo (da  Riva Grassa, circa 25 minuti). in caso di pioggia, l’incontro si terrà in sala Zancaner a Segusino (aggiornamenti su pagina Facebook Borgo Stramare).

L’argomento della serata. Col termine spezie si indicano sostanze aromatiche di origine vegetale, generalmente di provenienza esotica, che vengono usate per aromatizzare e insaporire cibi e bevande e, specie in passato, usate anche in medicina e in farmacia (nel gergo locale, il farmacista era chiamato spezhiér). Molte di queste sostanze hanno anche altri usi: per preservare il cibo, in rituali religiosi, cosmesi o profumeria. Le spezie si distinguono dalle erbe aromatiche in quanto queste ultime sono parti verdi o foglie fresche di piante usate per dare sapore, mentre le spezie sono in genere essiccate. Le spezie hanno rappresentato per secoli il lusso nella cucina e nella medicina. Provenienti dall’Oriente – qualcuno diceva dal Paradiso terrestre – , arrivate in Occidente con i Romani e gli Arabi, hanno per secoli sedotto nobili e aristocratici. Grazie al loro commercio, Venezia divenne una potenza commerciale e, a causa delle spezie, cambiò la geografia del mondo: Vasco da Gama aprì la rotta per l’India e Cristoforo Colombo si avventurò per trovare, su commissione della regina di Spagna, una via oceanica e alternativa alla via di terra proprio per avere nuove spezie da commerciare. Toccò a Magellano e ai Portoghesi trovare la via della circumnavigazione dell’Africa. In seguito, nacquero nuovi imperi commerciali, mentre la Chiesa ne condannò l’uso. Se ne parlerà nel corso della serata con Danilo Gasparini, docente all’Università di Padova e all’Università di Venezia Ca’ Foscari (Master Cultura del Cibo e del Vino) e Giampaolo Castellan, titolare di Sidea di San Martino di Lupari (PD), azienda che da settant’anni importa e lavora tutte le spezie del mondo e che, per l’occasione, offrirà ai partecipanti esperienze olfattive e tattili dei suoi prodotti.

Fonte: Associazione AmareSTRamare

12 dicembre 2013, a Rosolina (RO) un anno di stelle di Natale

Presso il Centro floricolo “Po di Tramontana”, di Veneto Agricoltura (via Moceniga 8 – Rosolina), giovedì 12 dicembre p.v., dalle 9.00 alle 14.00, sarà visitabile il confronto varietale di “poinsettia”, pianta ornamentale meglio conosciuta come “Stella di Natale”.

Una stella di Natale al giorno! Saranno presentate, curiosamente,  ben 365 varietà (il colore dominante della famosa pianta è sicuramente il rosso, ma ve ne sono di bianche, screziate, variegate) e sarà visitabile una prova di coltivazione in tunnel a bassa temperatura, con circa 80 varietà (tutte le prove sono comunque visitabili, per appuntamento, anche prima della giornata aperta, fino al 20 dicembre). L’Euphorbia pulcherrima nota appunto come Poinsettia o Stella di Natale è una pianta ornamentale originaria del Messico, nazione nella quale cresce spontaneamente. Qui, allo stato selvatico, può raggiungere anche un’altezza fra i due e i quattro metri. Il nome “Poinsettia” deriva da Joel Roberts Poinsett, il primo Ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, che introdusse la pianta negli USA nel 1825. Appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae.  Particolarità: all’interno del suo tronco e dei suoi rami vi è una sostanza lattiginosa (il lattice), leggermente irritante per la pelle ma altamente tossica per cani e gatti. Info: 0426.664917  email: giovanna.pavarin@venetoagricoltura.org 

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Comparto riso in cerca di stabilità e certezze

“Le quotazioni del riso sono cresciute nell’ultimo semestre, veniamo però da una campagna sfavorevole. Insomma il settore è ancora in cerca di stabilità e certezze e non dobbiamo abbassare la guardia”. Lo ha detto il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo all’Assemblea della Confagricoltura di Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

Export fermo, da qui il calo del prezzo medio di mercato. Guidi ha ricordato come, in risposta alle sollecitazioni dell’industria risiera per una maggiore disponibilità di riso da esportare, i produttori, per tre anni consecutivi, abbiano incrementato le superfici coltivate (con un aumento del 10% nel triennio 2006-2009) e le rese unitarie, raggiungendo una produzione di risone di oltre 1,6 milioni di tonnellate (+ 17%). Cosa sia avvenuto il presidente di Confagricoltura lo ha spiegato così: “Alla maggiore disponibilità di prodotto non ha fatto seguito un pari aumento delle esportazioni e, pertanto, il prezzo medio di mercato dei risoni, tra il 2009 ed il 2010, è diminuito di oltre il 40%, tornando sui livelli di 5 anni prima. Ora le cose stanno andando meglio ma non ci sono certezze cosa che non fa bene ai produttori, che devono programmare gli investimenti nel lungo periodo”.

Da calibrare il peso contrattuale con le grandi aziende dell’industria alimentare. Mario Guidi, a Novara, ha quindi sottolineato il ruolo importante dell’ Ente Risi per il rilancio della ricerca diretta ad ottenere varietà più performanti, sia in termini di qualità, che di caratteristiche richieste dal mercato. “Per rilanciare la risicoltura nazionale – ha concluso Mario Guidi – servono rapporti chiari e costruttivi con l’industria alimentare, programmazione e certezze dei redditi per le imprese agricole. Serve anche aggregazione del prodotto, perché a interlocutori industriali forti deve rispondere un’agricoltura associata e organizzata, che abbia peso contrattuale”.

(fonte Asterisco Informazioni)

Coldiretti, prezzi grano, -42 per cento rispetto a 3 anni fa

Il prezzo del grano è oggi inferiore del 42 per cento rispetto al massimo storico raggiunto nel marzo 2008. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il vero problema è l’oscillazione delle quotazioni che per il grano negli ultimi tre anni sono crollate da 13 dollari per bushel del febbraio 2008 ad appena 5 dollari per bushel del febbraio 2009, a 6 dollari per bushel del febbraio 2010 per poi risalire fino agli 7,5 dollari per bushel attuali (20 centesimi al chilo).

Tema cibo derubricato a merce qualsiasi. L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è – sottolinea la Coldiretti – sempre piu’ fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro fino alle materie prime come grano, mais e soia dove hanno provocato un’insostenibile volatilità dei prezzi che mette a rischio le coltivazioni e l’allevamento in molti Paesi. Si tratta degli effetti drammatici di una globalizzazione senza regole che ha drammaticamente legittimato la derubricazione del tema cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi con effetti che vanno al furto di milioni di ettari di terre fertili a danno dei Paesi piu’ poveri fino alla speculazione sulle materie prime che sono stato l’elemento scatenante della recente ondata di rivoluzioni.

Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di interesse pubblico che – continua la Coldiretti – va sostenuto con l’introduzione di interventi di mercato innovativi nell’ambito della riforma di mercato della politica agricola comune. L’emergenza alimentare – sostiene Coldiretti – non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perche’ questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è piu’ in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero. Alle agricolture di tutto il mondo – conclude Coldiretti – devono essere garantiti credito e investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose, occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori.

(fonte Coldiretti)

In arrivo dall’Africa le nottue, guai possibili per il mais. Grazie al “Bollettino Colture Erbacee”, via e-mail ed sms suggerimenti per gli interventi fitosanitari da fare in campo

nottue

C’è una guerra in campo. Una guerra quotidiana contro i parassiti. Mais, frumento, soia, colza, ecc., sono a rischio, da sempre. E da sempre le coltivazioni vanno difese con interventi tecnici e trattamenti. Quali servono veramente? Quanti e quando farli?
Lo spiega Veneto Agricoltura, l’Azienda della Regione Veneto per lo sviluppo agricolo, che in collaborazione con Arpav, Servizio Fitosanitario regionale e Università di Padova, ha avviato uno specifico progetto informativo che punta soprattutto alla tempestività.

Il “Bollettino Colture erbacee”, attraverso e-mail ed sms informa oggi gli imprenditori agricoli su se, come e quando intervenire efficacemente in campo, riducendo il numero delle azioni e quindi i costi, e di conseguenza l’impatto sull’ambiente. Va anche segnalato che il “Bollettino” di Veneto Agricoltura, in linea con la nuova normativa europea sui fitofarmaci (Direttiva 2009/128/CE), che prevede l’attuazione obbligatoria della lotta integrata su tutte le colture, è tra i primi servizi del genere a livello europeo.

In arrivo le nottue. Nell’ultimo numero appena uscito, vengono segnalate le prime catture sulla pianura padana di farfalle migranti dall’Africa, “A. ipsilon” (le nottue), fatto che ha dato inizio allo sviluppo delle pericolose larve, che attaccano qualsiasi coltura, anche il mais, con notevoli danni ai raccolti. Il “Bollettino”, inoltre, informa sulle temperature dei terreni, si consigliano miscele appropriate di diserbanti e fungicidi, e si raccomandano metodi particolari per determinare la presenza degli insetti.

Chi fosse interessato a ricevere i messaggi di allerta via SMS può registrarsi (a titolo gratuito) fornendo il proprio numero di cellulare inviando una email bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org a  o chiamando  il numero 049.8293847 che  sarà usato esclusivamente a tale fine.

(fonte Veneto Agricoltura)

Tabacco: scelte comunitarie non più derogabili

Bovolone (VR) Tabacchicoltori a convegno

Sala gremita martedì 1 febbraio scorso a Bovolone (Vr), al convegno organizzato da Coldiretti Veneto per fare il punto sulle opportunità e prospettive della tabacchicoltura italiana. Nel cuore del distretto produttivo tabacchicolo veneto, che concentra più dell’80%, della produzione regionale si è discusso del futuro del comparto.

La riforma della politica agraria rischia di ridimensionare fortemente la coltura – ha spiegato Damiano Berzaccola Presidente di Coldiretti Verona introducendo i lavori – fortunatamente i produttori hanno retto e la superficie vocata si è mantenuta costante grazie all’impegno della filiera e ad un’importante apertura della multinazionale Philips Morris che con Coldiretti ha sottoscritto un accordo che assicura il ritiro del prodotto per un triennio”.

Il problema sta nella misura agroambientale ferma sui tavoli di Bruxelles. “Quello che manca ancora per dare fiducia al comparto è un decisivo chiarimento sul sostegno delle politiche” ha detto Gennaro Masiello, presidente dell’Organizzazione Nazionale Tabacchicoltori riferendosi alla misura agro ambientale ferma sui tavoli di Bruxelles da quasi un anno. “E’ strategico – ha continuato Masiello – chiudere quanto prima questa negoziazione per stabilizzare i prezzi su livelli remunerativi per gli agricoltori”. L’Assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato ha garantito la sua attenzione per la conclusione positiva della vicenda, ma ha sottolineato che non può promettere nulla. “La Commissione Europa – ha spiegato – ha un modo di concepire i problemi molto formale, che a volte pare slegato dalle esigenze sociali e del territorio mettendo davanti una barriera di norme e regolamenti. Sulle misure agroambientali a sostegno delle aziende ancora non ci siamo, mentre dobbiamo essere consapevoli che il cosiddetto libero mercato mondiale darà una mano al comparto solo se ci sarà anche l’aiuto al reddito”. Perentorio Giorgio Piazza, Presidente di Coldiretti Veneto, che ha richiamato la necessità di chiudere in fretta perché i soldi della Pac (Politica Agricola Comunitaria) sono degli imprenditori agricoli  e non possono essere una componente del prezzo di mercato. “Bisogna uscire al più presto da questo equivoco”.

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Insetti dannosi, è tempo di intervenire

Piralide, diabrotica, afidi: sono gli insetti che in questo momento stanno attaccando le colture, in particolare il mais. Per avere indicazioni su come intervenire in modo da evitare i danni che questi organismi possono provocare, si può consultare il “Bollettino colture erbacee” pubblicato da Veneto Agricoltura e scaricabile dal sito.

Piralide. Per quanto riguarda la piralide, insetto ben conosciuto dagli agricoltori, questo è il momento più opportuno per l’inizio dei trattamenti, ove necessario; è importante ricordare che gli interventi non vanno effettuati in periodo di fioritura e che in alcune situazioni essi hanno il vantaggio di consentire un effetto anche sulla diabrotica, insetto molto pericoloso per il mais in monosuccessione di recente introdottosi nei nostri territori.

Diabrotica. La soluzione più efficace contro la diabrotica, che evita la necessità sia di trattamenti contro gli adulti nell’anno in corso sia di trattamenti alla semina nell’anno successivo, è quella di evitare di ripetere la coltivazione del mais sullo stesso appezzamento. I tecnici di Veneto Agricoltura hanno osservato inoltre pullulazioni di afidi in appezzamenti isolati che allo stato risultano controllate da predatori (coccinellidi, sirfidi, crisope). In questo caso il consiglio è di fare particolare attenzione nella scelta di principi attivi che abbiano basso impatto sui predatori: ciò riduce il rischio sia di riprese delle infestazioni di afidi sia di infestazioni di altri fitofagi, come il ragnetto rosso.

Helicoverpa armigera. Va segnalato infine che il mais è entrato anche nella fase di suscettibilità ad Helicoverpa (Heliothis) armigera. Popolazioni elevate di questo fitofago possono causare danni non solo al mais ma anche ad altre piante erbacee. La sua presenza è monitorata con una rete di trappole specifiche che al momento non ha ancora registrato presenze significative.

(fonte Veneto Agricoltura)