• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Quote latte: allevatori in piazza per far chiarezza sulle multe

Migliaia di allevatori da tutte le regioni saranno oggi in piazza davanti a Montecitorio durante la discussione della manovra alla Camera dei Deputati che sospende il pagamento delle multe sulle quote latte. La protesta e’ stata decisa dal Consiglio nazionale della Coldiretti per chiedere chiarezza sulle quote latte. Anche una nutrita delegazione di oltre un centinaio di allevatori veneti, guidata dal presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza raggiungerà Roma per partecipare al sit-in in piazza Montecitorio. Per la migliore comprensione del perché si è arrivati a questa manifestazione, ecco riassunti di seguito gli eventi che nel tempo si sono avvicendati in merito alle “quote latte”.

Antefatto. Nel 1983-84, per far fronte alle eccedenze di produzione, l’UE ha introdotto un regime di quote latte che comprendeva il pagamento di un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte nei paesi che superavano la quota loro assegnata. Per molti anni dopo l’introduzione del regime delle quote latte l’Italia ha incontrato considerevoli problemi nella corretta applicazione del regime e nell’applicazione delle corrispondenti sanzioni. Dopo molti anni di trattative, nel luglio 2003  il Consiglio ha raggiunto un accordo all’unanimità – la Decisione del Consiglio 2003/530 – che concedeva ai produttori italiani di rimborsare i prelievi supplementari pendenti dal 1995/96 al 2001/02, per un valore € 1,386 miliardi di euro, in 14 rate annuali di pari entità, a partire dal 2004.

L’emendamento alla Manovra su quote latte. Lo scorso 7 luglio un emendamento al decreto legge sulla manovra, fortemente voluto dalla Lega e presentato in commissione Bilancio del Senato dal relatore Antonio Azzollini (Pdl),  ha stabilito che il pagamento delle rate per la restituzione delle quote latte venisse sospeso fino al 31 dicembre 2010. La copertura, pari a 5 milioni per il 2010, sarà a valere del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi di natura corrente.  La presentazione dell’emendamento ha suscitato la protesta degli allevatori in regola con il pagamento delle quote latte, di associazioni di categoria come la Coldiretti, Cia, Confagricoltura nonché del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, “istituzionalmente rispettoso” ma al contempo “sconcertato” di quanto avvenuto in Parlamento. L’emendamento ha invece trovato l’appoggio dell’associazione di categoria Copagri.

Dacian Ciolos, Commissario Ue all'Agricoltura

Il Commissario Dacian Ciolos. In risposta all’emendamento, il Commissario UE per l’Agricoltura Ciolos ha riferito che “qualsiasi provvedimento il Governo italiano adotti per sospendere il pagamento da parte dei produttori italiani di latte delle sanzioni per la passata sovrapproduzione sarebbe contrario ad diritto dell’Unione europea e la Commissione sarebbe costretta ad avviare un procedimento d’infrazione contro l’Italia“. Il Commissario ha ricordato che l’accordo politico che consente ai produttori italiani di pagare il prelievo supplementare in 14 rate annuali di pari importo – come concordato nel 2003 e riconfermato dall’esercizio di valutazione dello “stato di salute” della PAC nel 2009 – prevede già il beneficio finanziario del rimborso di somme arretrate senza alcun pagamento di interessi. “Sospendere i pagamenti di quest’anno priverebbe i produttori di latte italiani affiliati dei vantaggi finanziari previsti dall’accordo politico”, ha affermato Ciolos, che ha inviato una lettera molto ferma al ministro italiano Giancarlo Galan.

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole

La posizione del Ministro Galan. “Pur riconoscendo lo stato di crisi che sta attraversando il settore non risulta, al momento, possibile sospendere la riscossione del prelievo afferente ai periodi dal 1995/1996 in poi in ogni sua forma. Abbiamo effettivamente registrato la voce che nell’ambito della manovra vi sarebbe l’intenzione di presentare un emendamento che sospenda la riscossione del prelievo. Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 –  costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali. Ma se questa ipotesi dovesse verificarsi, mi riservo tutte le valutazioni di mia competenza a salvaguardia di  quei valori di cui prima ho parlato. Valori irrinunciabili ai quali l’Autorità di Governo non può non ispirarsi”.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

La posizione di Coldiretti Veneto. “Ancora una volta gli allevatori sono costretti ad abbandonare le proprie aziende per una questione di legalità – spiega Giorgio Piazza – Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori ma anche per lo Stato”. In Veneto, ricorda Coldiretti, la questione delle quote è sentita in particolare nel vicentino, nell’alta padovana, nel veronese, nel trevigiano e nel bellunese,  dove sono presenti circa 4.300 allevamenti ad indirizzo lattiero caseario che producono 11 milioni di quintali latte l’anno. Il settore zootecnico ha vissuto una profonda ristrutturazione non senza sacrifici e a fronte di notevoli investimenti da parte delle aziende che hanno scelto di stare sul mercato rispettando le regole. Regole che dovrebbero essere uguali per tutti. In più occasioni Coldiretti ha ricordato che il problema del settore latte non è quello delle quote ma piuttosto il prezzo, perché manca ancora una giusta remunerazione nei confronti dei produttori. Il prezzo alla stalla in Veneto è diminuito del 17% nell’ultima campagna assestandosi sui 34-36 euro al quintale (iva inclusa), importo non sufficiente per garantire un’adeguata redditività degli allevamenti.

(fonti Coldiretti Veneto/Commissione Ue Agricoltura/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

GAL del Polesine: presentati 3 bandi pubblici dei PSL 2007-2013

sx Faccioli, Peratello, Belloni e Fracasso

Con l’avviso di pubblicazione sul Bur del 9 luglio, i Gal polesani Delta Po e Adige aprono il bando relativo alla misura 311 azione 3 “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili” nell’ambito del Programma di Sviluppo Locale, Asse IV Leader del PSR Veneto 2007-2013.Gli altri due bandi, saranno pubblicati sul Bur il 16 luglio e riguardano la “Creazione e sviluppo di microimprese” (misura 312 azione 1) e la “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (misura 312, azione 2).

I bandi sono stati presentati lo scorso 7 luglio in Camera di Commercio di Rovigo, alla presenza dei due presidenti dei Gal, Francesco Peratello per il Delta Po e Alberto Faccioli per l’Adige, di Lorenzo Belloni, che ha fatto gli onori di casa e di Stefano Fracasso, direttore di entrambi i Gal Polesani. I presidenti, hanno illustrato gli aspetti tecnici e le valutazioni che hanno portato alla stesura definitiva dei bandi, sottolineando l’importanza del lavoro svolto per la ricaduta sulle aziende del territorio, auspicando che anche in questa nuova programmazione Leader possa essere concretizzato al massimo l’impegno profuso per lo sviluppo dell’intera area dei Gal Polesani.

Grazie ai bandi, i due Gal metteranno a disposizione del territorio 1.200.000 euro di contributo pubblico, che si vanno ad aggiungere ai 2.830.000 euro, messi a disposizione con i 3 bandi precedenti, per complessivi oltre 4 milioni di euro. “Con il programma di sviluppo locale, hanno detto Peratello e Faccioli, si vuole aumentare la competitività, la qualità, la distintività del territorio, dell’ambiente e delle sue produzioni, elementi chiave per rafforzare la capacità del nostro territorio di agire e contrastare la crisi economica attraverso la valorizzazione delle eccellenti e peculiari risorse di cui dispone il nostro territorio. Questo obiettivo verrà concretizzato proprio attraverso le risorse del Leader del Gal, che attiverà fino al 2014 investimenti locali per oltre 18 milioni di euro sul territorio di competenza, da utilizzare in maniera sinergica con gli altri strumenti che l’Unione Europea ha messo a disposizione per il territorio.

Entro il 23 agosto, presentazione delle domande. ” I bandi pubblicati, riguardano la misura 311 azione 3, “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili”:  le domande potranno essere presentate ad Avepa, struttura periferica di Rovigo, entro e non oltre il termine di 45 giorni (entro il 23 agosto 2010). Gli altri due bandi, che saranno pubblicati sul Bur il 16 luglio, riguardano la “Creazione e sviluppo di microimprese” (misura 312 azione 1) e la “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (misura 312, azione 2). I testi dei bandi sono già disponibili nei siti internet dei due Gal.

(fonte Gal Delta Po)

Produzione cereali in Europa: previsto un calo nei prossimi anni

Il Copa-Cogeca ha pubblicato i risultati di uno studio sulle previsioni di produzione dei cereali nel periodo 2010/2011 nell’UE-27. I dati indicano una produzione pressoché stabile con un lieve calo (1,3%) rispetto all’anno in corso. I casi di diminuzione della produzione riguardano l’orzo (-7,4%) e il grano tenero (-3,3%). I dirigenti agricoli si sono dichiarati preoccupati per gli alti costi di produzione del settore e l’enorme rischio di volatilità dei prezzi e hanno sollecitato l’intera catena agroalimentare a prendere atto della situazione.

Necessità di aver fiducia verso i mercati per continuare a produrre. Attualmente, a parere del gruppo di lavoro sui cereali, i costi di produzione superano i prezzi di mercato; i calcoli sono stati effettuati sulla base dell’attuale sistema dei pagamenti diretti. La situazione in atto rischia di condurre ad un netto calo di produzione. Paul Temple, Presidente del gruppo di lavoro sui cereali, ha dichiarato che vi è una forte domanda a livello mondiale e che i produttori necessitano di avere fiducia verso i mercati per continuare a produrre. Questo proteggerebbe anche i consumatori dall’instabilità dei prezzi e assicurerebbe agli allevatori di avere mangimi a prezzi competitivi. I dirigenti agricoli esortano l’UE a non penalizzare gli agricoltori europei nella liberalizzazione degli scambi con il Mercosur. Dato che il 60% della produzione cerealicola UE è dedicata ai mangimi per gli allevamenti, qualsiasi concessione che verrà fatta alle importazioni dall’America Latina ricadrà pesantemente sul mercato europeo.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Viaggi studio Argav: la visita dei soci a San Patrignano

San Patrignano, colline a vigneto (foto Maurizio Drago)

(di Maurizio Drago) Lo scorso giugno, un gruppo di giornalisti ARGAV ha visitato  San Patrignano, la piu’ grande comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti del mondo, nel cuore della Romagna, a ridosso di Rimini e San Marino. Un tour-press  particolarmente interessante dove per una giornata si è vissuta la vita di oltre 1500 ragazzi tutti dediti a vari lavori, pronti ad uscire dal tunnel della droga.

La storia della comunità. La storia comincia nel 1978 quando Vincenzo Muccioli aveva  accolto nella sua casa  Betty, una ragazza tossicodipendente triestina. Da allora è stata data vita a una grandissima comunità dove oltre 20 mila ragazzi sono passati e sono ritornati alla vita. I giornalisti sono stati accompagnati nella visita da alcuni giovani, quasi tutti ex tossicodipendenti che hanno trovato in San Patrignano la loro casa e il loro lavoro.

San Patrignano, lavoro artigianale (foto Maurizio Drago)

La testimonianza. Come  Luca, meno di 30 anni, ex tossicodipendente. Di lui racconta  ai giornalisti una vita giovanile d’inferno. Il padre sempre occupato e dedito agli affari, la madre ipertesa e lui, solo,  ad affrontare il mondo dove – seppur con tutti gli agi possibili – mancava la presenza dei  genitori che gli dedicassero una benché minima parte del loro tempo. Si era aggrappato all’affetto della sua fidanzata che poco dopo lo aveva abbandonato. Ecco che, solo, iniziò a drogarsi: cocaina, metadone, eroina, spingendosi sempre oltre. “Tanto – era il  pensiero di Luca – sono certo che posso smettere di essere dipendente dalla droga a posso tornare indietro”- Non immaginava invece che era una strada senza ritorno, un processo irreversibile che porta alla distruzione del corpo e della vita. Gli rimaneva la via del recupero. Ma a San Patrignano gli avevano detto: per entrare qui devi decidere e dovrai stare alle regole della comunità. Per Luca ci vollero 8 mesi per decidere di entrare. Gli ci vollero quattro anni di terapia.  Terapia significa scegliersi un lavoro, dall’agricoltura all’artigianato, rispettare le buone regola di convivenza e di rispetto.  E’ uscito finalmente dal tunnel. Ora è responsabile di settore, vuole lavorare nell’ufficio stampa e relazioni.

San Patrignano, lavoro artigianale (foto Maurizio Drago)

I grandi numeri di San Patrignano. I numeri di  San Patrignano sono considerevoli: 370 ettari, 240 solo nella comunità romagnola, altri nelle comunità staccate di Trento, Cecina, Botticello, Talentino, frutto di numerose donazioni.  52 mestieri da scegliere: dall’artigianato artistico, alla pelletteria, ceramica, tessitura, dalla falegnameria, grafica all’allevamento di cani e cavalli. Possibilità di sport e benessere dopo il lavoro.  Una enorme palestra, grandi spazi per i vari giochi. Un centro medico con 50 posti letto, un asilo, scuole, un teatro, strutture abitative, un villaggio con 60 villette… San Patrignano riesce a recuperare il 50 % delle spese con le vendite dei suoi prodotti. Il rimanente 50% è frutto di donazioni e lasciti. La comunità, attualmente coordinata dal figlio di Vincenzo Muccioli, Andrea,  non accetta contributi e denaro dagli ospiti, né dalle loro famiglie.

San Patrignano, I vigneti (foto Maurizio Drago)

Il lavoro nell’agricoltura come terapia. Primeggia soprattutto il lavoro nel mondo primario, l’agricoltura. In particolare la vitivinicoltura, i prodotti lattiero-caseari, gli allevamenti bovini, suini, caprini, la coltura orticola. San Patrignano hauna linea di produzione del vino con  104 ettari di vigneti. Per la coltivazione ci si attiene a un preciso disciplinare. Per le vigne si usa solo rame e zolfo, come facevano i contadini. Non si usano diserbanti né altri prodotti chimici. La cura della vigna è attenta e assidua sino alla raccolta. “Bisogna ritornare a fare i contadini, con il loro concetto, sia pur agevolati dai moderni mezzi tecnologici” sostiene Angelo, responsabile della vitivinicoltura “il rispetto della pianta porta a una incredibile facilitazione nella lavorazione del prodotto”. Il 60% delle cultivar è costituito dal Sangiovese. Le altre sono Chardonnay e Sauvignon . Una produzione di un chilo di uva a pianta. Ci si avvale anche di importanti consulenti esterni come dell’enologo Riccardo Cotarella che gratuitamente si mette a disposizione.Una produzione lodevole e i numeri parlano chiaro. 500 mila bottiglie di vino in un anno vendute in tutto il mondo, con propri marchi e con numerosi riconoscimenti.

San Patrignano, la nascita di un vitellino (foto Maurizio Drago)

Gli allevamenti. Si allevano inoltre bovini, suini e caprini. Il giovane Marco è il responsabile della stalla. 500 capi tra mucche, tori e vitelli. 4 mila litri di latte di alta qualità  munti alle 5 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Nella visita con i giornalisti nella stalla non è mancato l’evento di un vitellino appena nato. I ragazzi di San Patrignano si davano da fare  per aiutare il neonato quadrupede a bere  il colostro, il primissimo latte della mamma mucca. Non manca la produzione di formaggi, miele e orticoltura.

Squisito, la fiera del gusto e delle eccellenze. Si chiama Squisito e rappresenta una delle grandi manifestazioni sul mondo del cibo organizzata dai 1600 ragazzi di San Patrignano.  Si tratta di un tema che coinvolge tutta la filiera dell’alimentazione. Lo dice Stefano Bariani, uno dei responsabili che segue l’aspetto della promozione a San Patrignano.  Con lo slogan “ritorno alla semplicità’” Squisito è giunto alla sua settima edizione con un successo crescendo.

San Patrignano, I soci Argav nella mensa con i ragazzi (foto Maurizio Drago)

Al centro della mensa, una sedia vuota. I giornalisti ARGAV hanno poi pranzato nella grande mensa di San Patrignano, insieme con i ragazzi, proseguendo nel pomeriggio nella visita dei vari laboratori. All’inizio della sala una sedia vuota posta nel mezzo della grande tavola. Dinanzi la sedia  la tavola apparecchiata. “Questo è il posto dove si siedeva sempre Vincenzo Muccioli – ci dice un ragazzo – da quando è morto anche questo posto viene preparato. Ogni giorno.  Come se Vincenzo fosse qui, tutti i pranzi e tutte le cene”.  Anche questo è un simbolo di rispetto di un grande uomo che ha dato tutto per i ragazzi di San Patrignano.

6 luglio 2010: 700 agricoltori veneti al Brennero per dire stop ai millantatori

protesta allevatori Coldiretti

Da stamattina alle 7.00 una delegazione di 250 agricoltori provenienti da Treviso, Belluno e Verona staziona nell’area parcheggio al km 1 dell’autostrada del Brennero direzione sud (Austria Italia). Alle 14.00 scatta  l’ora di guardia per i colleghi di Venezia e Padova e a seguire sarà la volta degli imprenditori agricoli di Rovigo e Vicenza. A fine giornata, gli agricoltori veneti che avranno presidiato la frontiera saranno in tutto 700.

Stop ai millantatori. Un cordone umano pronto a fermare cisterne e furgoni di latte straniero, spalancare porte di tir, camion pieni di ortaggi, frutta, carne senza origine. Coldiretti dice “stop” ai millantatori che esaltando simboli dai connotati geografici ben definiti fanno passare del prodotto assolutamente anonimo come quello fatto in Italia. “Sappiamo bene  – spiega Giorgio Piazza Presidente Coldiretti Veneto alla guida dei berretti giallo verdi – che neanche l’un per cento del latte e semilavorati in arrivo dall’estero diretto in Veneto viene controllato alle frontiere. Le quantità importate nella nostra regione sono pari a quelle prodotte dagli allevatori e alimentano una fiorente industria del settore lattiero caseario che usa come brand il legame con il territorio”.

Necessaria origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari. Rispetto a questo Coldiretti si sta battendo per introdurre l’origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari che nel settore lattiero-caseario in questione è prevista solo per il latte fresco e i formaggi a denominazione d’origine. Mozzarelle, cagliate, caseinati, formaggi fusi e latte a lunga conservazione sono orfani di etichetta di provenienza ed entrano in Italia dai Paesi dell’Est o dalle lontane Repubbliche Baltiche. Il tutto in forma anonima, ovviamente, nonostante sia un diritto acquisito per tutti i consumatori l’informazione ai fini della sicurezza alimentare e del consumo consapevole.

Auspicabile una filiera solo italiana. Lo fa chiamando all’appello anche la Regione Veneto alla quale esattamente un anno fa aveva chiesto la pubblicazione dei dati delle importazioni affinchè tutti i cittadini fossero informati che l’esaltazione di un nome di paese non è sufficiente a garantire che il latte sia fornito dalle aziende locali. “Forse la logica del bilancio nel breve termine potrebbe anche giustificare determinate politiche –  insiste Piazza – ma alla lunga è dubbio il reale vantaggio per chi impiega tecniche, criteri di qualità e costi tipicamente “Made in Italy” assolutamente non paragonabili al resto del mondo. Per questo alle cooperative e strutture di trasformazione agroalimentari venete chiediamo di fare una scelta radicale e coraggiosa: mettere in trasparenza l’origine e lavorare solo produzione completamente italiana”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Adeguamento irroratrici e attrezzature diserbo: contributo CCIAA Padova per imprese agricole del padovano

La Camera di Commercio di Padova ha pubblicato un bando dall’importo complessivo di euro 50.000 per la concessione di un contributo per la taratura e la messa a norma, compresa l’eventuale sostituzione degli ugelli, di atomizzatori e barre da diserbo, secondo le modalità previste dalla normativa vigente e dalle linee tecniche di difesa integrata della Regione Veneto per l’anno 2010. Ciascuna azienda potrà presentare una sola domanda. Il contributo è a fondo perduto per un importo massimo complessivo di euro 150 per azienda.

Beneficiari e termini di presentazione domande. Sono le imprese che esercitano attività agricola e che sono regolarmente iscritte, alla data di presentazione della domanda, al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, con sede legale ed operativa in provincia di Padova, in regola, alla stessa data, con i pagamenti del diritto annuale. La presentazione delle domande va fatta dal 1 luglio 2010 al 28 febbraio 2011. Maggiori info. Servizio Promozione, Andrea Galeota tel. 049.82.08.268, Mara Cappellozza tel. 049.82.08.196 Marita Zaggia tel. 049.82.08.345 E-mail: promozione@pd.camcom.it

(fonte Camera di Commercio di Padova)

Sparite in venti anni 16 mila aziende agricole in Calabria

arance calabresi

Delle problematiche dell’agricoltura calabrese e delle sue proposte si è discusso nei giorni scorsi in un convegno all‘Ipaa, l’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente di Falerna (Cz).  È stato sottolineato che l’agricoltura calabrese da tempo attraversa un crisi di redditività delle aziende, che negli ultimi tempi è diventata sempre più profonda e preoccupante. Negli ultimi vent’anni le produzioni unitarie sono aumentate, mentre il profitto aziendale è diminuito.

Quantità e costi di produzione cresciuti, prezzi di vendita ridotti. Prendendo in considerazione la situazione di un ettaro di un’azienda agrumicola, si può notare come la produzione sia passata dai 300 quintali del 1995, con un prezzo di 500 lire al chilogrammo e un utile di gestione di 10 milioni di vecchie lire, ai 350/400 quintali del 2010 con un prezzo di 0,15 euro al chilogrammo e un profitto di 2.000 euro.  La situazione è difficile in tutti i settori produttivi agricoli. Nel comparto vitivinicolo lametino si è verificata negli anni una progressiva diminuzione delle superfici coltivate, anche a seguito delle disposizioni comunitarie e regionali che hanno incentivato l’estirpazione con un premio ad ettaro per espianto. La superficie è passata così dai 15.000 ettari originari a poche centinaia di ettari. Molte terre sono abbandonate con la conseguenza che le aziende agricole dal 1990 ad oggi sono diminuite di 16.000 unità, con una flessione del 7,3%, mentre la loro superficie complessiva si è ridotta quasi del 20%.

(fonte Lameziaweb.biz)

Cansiglio: “piano cervi” pronto entro giugno

cervi del Cansiglio

Come si sa il numero dei cervi nella foresta demaniale regionale del Cansiglio (BL-TV), gestita da Veneto Agricoltura, in questi anni ha subìto un’impennata. Molte le cause; e quindi nel 2009 ha avuto avvio la stesura del Piano di Controllo del Cervo della Foresta del Cansiglio a seguito del forte squilibrio tra la popolazione selvatica di questi ungulati e l’ambiente agro-forestale, con impatti negativi al patrimonio boschivo e prativo; a cui sono seguite consistenti richieste di risarcimento, a Veneto Agricoltura ed alla Regione, da parte delle aziende zootecniche della Piana del Cansiglio, per mancata produzione di foraggio.

100 mila euro per il ristoro danni dei cervi. Il Piano, redatto dall’Azienda regionale, ha come obiettivo principale quello di frenare la crescita della popolazione di cervi per limitare gli impatti negativi all’intero ecosistema. Un’attività complessa che ha previsto incontri con l’ISPRA (Ist. Superiore Protez. Ricerca Ambientale), Regione e Province; nello scorso settembre è giunta inoltre l’approvazione, da parte della Regione Veneto (DGR 2867 del 29.9.09), per l’assegnazione di fondi per ristoro danni (100.000 €).

Entro giugno ultimato il Piano applicativo. Attualmente si è in fase di ultimazione del Piano applicativo e del suo Regolamento. Veneto Agricoltura sta acquisendo i dati sulla situazione dalle province interessate, Belluno e Treviso, così come richiesto dall’Ispra. Entro giugno il Piano sarà ultimato. Sono state inoltre completate (Aprile 2010) le operazioni di liquidazione per i danni al foraggio arrecato dai cervi alle aziende zootecniche del Cansiglio, per gli anni 2008 e 2009.

Entro giugno 4 nuove recinzioni per la valutazione del danno al bosco. Da circa un mese sono state avviate anche le operazioni di monitoraggio della popolazione di cervi del Cansiglio e degli impatti alla vegetazione; attività necessarie per lo stesso Piano al fine di valutare la dinamica della popolazione e la sua efficienza. Ed anche (con il Dipartimento di Scienze Animali della Facoltà di Agraria dell’Università di Padova) le attività di valutazione dell’impatto dei danni sui prati. Sempre per giugno verranno predisposte 4 nuove recinzioni per la valutazione del danno al bosco che si sommano alle 5 già presenti.

(fonte Veneto Agricoltura)

Italia: troppi ostacoli al ricambio generazionale in agricoltura

In Italia il ricambio generazionale in agricoltura permane sempre ai livelli più bassi d’Europa. I conduttori agricoli sotto i 40 anni è pari al 6,9% con un costante trend in diminuzione dagli anni 2000. Di contro quelli con età superiore a 65 anni è di oltre il 44%. Occorre, per questo motivo, sviluppare politiche ed interventi che diano impulso all’imprenditoria giovanile, permettano l’apertura di nuove imprese e favoriscano l’attrattività e la sostenibilità dell’attività agricola.

Progetto giovani. Questi i punti ribaditi da una delegazione dell’Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli) della Cia-Confederazione italiana agricoltori durante l’audizione presso la Commissione Agricoltura del Senato alla quale sono stati presentati e illustrati il “Progetto giovani” e il documento programmatico della terza Assemblea elettiva del febbraio scorso. E’ stata la presidente dell’Agia Gianfranca Pirisi a mettere in evidenza sia le nuove difficoltà che le peculiarità del mondo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura nell’attuale momento di crisi e, nel contempo, ad avanzare una serie di proposte per un rilancio del settore. L’Europa – è stato rilevato – attribuisce grande attenzione alla partecipazione dei giovani alla politica agricola e non. Ne è la prova il coinvolgimento di tutte le rappresentanze giovanili a livello europeo in merito alla discussione sulla Pac post 2013. Un meccanismo, quello della condivisione, ulteriormente sancito dall’applicazione del trattato di Lisbona.

Le difficoltà incontrate dai giovani agricoltori. Per questa ragione, l’Agia-Cia, convinta che la concertazione e il dialogo siano fondamentali per la crescita e lo sviluppo del Paese, ha chiesto con forza che, come avviene in Europa, anche in Italia venga posta la stessa attenzione nel coinvolgimento dei giovani rispetto alle politiche a loro dedicate e non solo. Nel nostro Paese sussistono, infatti, molte difficoltà legate all’insediamento giovanile. Tra queste, ci sono la scarsa mobilità fondiaria e l’accesso al bene terra, gli alti costi di avviamento, l’incertezza delle prospettive economiche, la scarsità di formazione e servizi di consulenza adeguati. Ostacoli ai quali si aggiungono gli oneri amministrativi connessi all’esercizio dell’attività agricola, gli elevati prezzi di affitto e di acquisto dei terreni, gli alti costi dei macchinari, ed in generale, degli investimenti. Barriere fiscali e legali e in alcuni casi il forte rischio di “marginalità” delle aree rurali, la carenza di infrastrutture, di logistica, di mobilità, dei servizi civili e socio-sanitari, che condizionano la qualità della vita, completano il quadro dei problemi dei giovani che intendono intraprendere l’attività agricola.

Il rimedio: agire su fisco e credito. L’attuale situazione economica – ha ricordato la presidente dell’Agia Pirisi – ha influito negativamente sui redditi degli agricoltori, ma ha costituito un ulteriore ostacolo per i giovani imprenditori agricoli e alla stessa volontà di fare impresa in agricoltura. In tale contesto economico è essenziale agire tempestivamente e direttamente in difesa dei redditi delle nuove e giovani imprese agendo soprattutto su fisco e credito.

(fonte Agi)

Da giugno 2010: studenti al lavoro in campagna con i voucher

Da giugno 2010, i giovani dai 16 ai 25 anni di età, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi, possono lavorare durante l’estate ed essere remunerati con voucher, i buoni lavoro che comprendono già la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali.

Fine della scuola, inizio delle attività di raccolta in campagna. Lo rende noto la Coldiretti, l’organizzazione con il maggior numero di imprese che assumono lavoratori in agricoltura che, insieme al turismo e ai servizi, è il settore che più utilizza questa opportunità per agevolare l’accesso di studenti, pensionati e casalinghe ad un’esperienza di lavoro e di integrazione al reddito assicurando trasparenza al rapporto. La fine della scuola coincide infatti – sottolinea la Coldiretti – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne, dove iniziano le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche durante l’estate fino alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre.

Voucher: semplifica le procedure, combatte il lavoro sommerso. Lo strumento dei voucher, introdotto per la prima volta proprio in occasione della vendemmia 2008, è stato già utilizzato – precisa la Coldiretti – per pagare circa 20.000 giovani che rappresentano ben un quarto del totale di 80mila lavoratori che hanno usufruito di questo sistema di pagamento. Il 46 per cento dei voucher sono serviti – continua la Coldiretti – per remunerare il lavoro in campagna, il 14 per cento per manifestazioni sportive, culturali o di solidarietà, il 9 per cento nel commercio, l’8 per cento nei servizi, il 4 per cento per attività turistiche. Si tratta di una opportunità che attraverso la semplificazione delle procedure ha permesso di ottenere importanti risultati nella lotta al lavoro sommerso. Nonostante le difficoltà determinate dai bassi prezzi riconosciuti per i prodotti agricoli (-7 per cento nel primo trimestre del 2010) per effetto delle distorsioni e speculazioni lungo la filiera, la campagna – sostiene la Coldiretti – continua ad offrire opportunità di lavoro ad un milione di persone in Italia delle quali più del 10 per cento sono di origine extracomunitaria.

Lavoro in campagna: importante opportunità di crescita per i giovani. Per gli studenti – continua la Coldiretti – lavorare nei campi significa, oltre che prendere contatto con il mondo del  lavoro, anche fare una esperienza diretta a contatto con la natura, i suoi prodotti ed una cultura che ha fatto dell’Italia un Paese da primato a livello internazionale nell’offerta di alimenti e vini di qualità. Una occasione per conoscere la genuinità e le caratteristiche dei veri prodotti del Made in Italy per impararli a distinguere da quelli importatati spacciati come nazionali anche – conclude la Coldiretti – sugli scaffali dei mercati al momento di fare la spesa.

(fonte Coldiretti)