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L’Istituto per l’agricoltura e l’ambiente “M.T. Bellini” di Trecenta (Rovigo)si arricchisce di una nuova proposta formativa rivolta allo studio del tartufo

(di Antonio Verni, giornalista socio Argav) Scuola, come momento di apprendimento e formazione, per il lavoro, per la vita. Per una valorizzazione dell’ambiente, asse portante della realizzazione stessa dell’uomo. In questo contesto, ben si inserisce l’incontro organizzato il 28 marzo scorso dall’Istituto professionale di Stato per l’agricoltura e l’ambiente ‘M. T. Bellini’ di Trecenta, in provincia di Rovigo, in collaborazione con l’Associazione micologica Bresadola, gruppo di Rovigo, e con l’Associazione Amici del tartufo polesano, pure di Rovigo. ‘Esplorazioni agrarie’, il titolo del meeting, meglio una giornata formativa avente per focus il tema ‘Tartufi e funghi’, poiché il tartufo non è altro che un fungo ipogeo (nella foto i due relatori, Giorgio Pavan e Valerio Pelucchi).

Scopo dell’incontro, annunciare ai ragazzi e alle autorità presenti la volontà di introdurre l’attività formativa dello studio dei tartufi, con tanto di laboratorio e serra per la micorizzazione delle piante, mirata alla produzione e all’utilizzo dei tartufi. Lo ha detto chiaramente la dirigente scolastica dell’Istituto ‘Bruno Munari’, prof. Angela Belfiore, cui il plesso Bellini fa riferimento, a cospetto delle autorità scolastiche locali, prof. Maria Miletta, referente per il Bellini, prof. Giuseppina Bozzolan, referente dell’Istituto ‘Enzo Bari’ e la coordinatrice dell’Istituto ‘Bruno Munari’, prof. Anna Martini. Oltre al rappresentante dell’Associazione micologica Bresadola, Valerio Pelucchi, di Pontelagoscuro di Ferrara, che era stato incaricato dal presidente Alessio Nalin, e ai rappresentanti degli Amici del tartufo polesano, Antonio Baccini, di Fiesso Umbertiano (Rovigo), presidente, e Giorgio Pavan, di Castelguglielmo (Rovigo),componente del direttivo Argav, erano presenti anche il dottor Alessandro Ballasso, di Veneto Agricoltura, il sen. Mario Dalla Tor, il comandante della stazione carabinieri di Trecenta, mar. Alessandro Di Manna, altri docenti e fautori dell’iniziativa.

La giornata è iniziata con un intervento dell’assessore regionale veneto, Cristiano Corazzari, che ha portato i saluti della Regione e del Presidente Luca Zaia, e dell’assessore provinciale, Fabio Benetti, che ha porto quelli della Provincia e del Presidente della Provincia di Rovigo, Enrico Ferrarese. Entrambi hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa e ribadito come il Polesine potrebbe maggiormente valorizzare questa vocazione, caratterizzandosi per la produzione di tartufi. Da parte loro, i professori Alberto Calesella, Giuseppe Ribaudo e Claudio Previatello, rispettivamente coordinatore referente del convitto della scuola Bellini, referente per il progetto e referente per la serra, hanno riaffermato come l’Ipsaa ‘Bellini’ potrebbe diventare un polo dedicato all’analisi e alla micorizzazione di varietà arboree autoctone, atte alla produzione di tartufi.

A sua volta il dottor Ballasso ha ricordato come in Polesine crescano tutte le nove specie di tartufi commestibili e commerciabili previsti dalla normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo, legge 752 del 16 dicembre 1985 e legge regionale 30 del 28 giugno 1988, concernente la disciplina della raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi, e modifiche: Bur n. 122 del 13 settembre 2024.

Ed ecco i magnifici nove: Tuber magnatum Pico, volgarmente detto tartufo bianco, che si raccoglie dal 1° ottobre al 31 dicembre; Tuber melanosporum Vittadini, ovvero il tartufo nero pregiato, la cui cerca va dal 15 novembre al 15 marzo; Tuber brumale varietà moschatum, ossia il tartufo moscato, pure dal 15 novembre al 15 marzo; Tuber aestivum Vittadini, o tartufo di estate o scorzone, dal 1° giugno al 30 novembre; Tuber aestivum varietà uncinatum, o tartufo uncinato, dal 15 settembre al 31 gennaio; Tuber brumale Vittadini, o tartufo nero d’inverno o trifola nera, dal 1° gennaio al 15 marzo; Tuber borchii Vittadini, o bianchetto o marzuolo, dal 15 gennaio al 15 aprile; Tuber macrosporum Vittadini, o tartufo nero liscio, dal 1° settembre al 31 dicembre; Tuber mesentericum Vittadini, o tartufo nero ordinario, dal 1° settembre al 31 gennaio. Questo il consueto calendario di raccolta, tuttavia la legge regionale ribadisce che “in relazione alle particolarità climatiche e ambientali, la Giunta regionale può variare il calendario di raccolta, sentito il parere della commissione” apposita.

In Veneto si raccolgono soprattutto il tartufo bianco pregiato che, secondo alcuni, per proprietà organolettiche non ha nulla da invidiare a quello di Alba; il tartufo bianchetto o marzuolo e lo scorzone o tartufo nero estivo. Il bianco pregiato ha dimensioni medie che variano dai 2 agli 8 centimetri, tuttavia può raggiungere anche i 15 centimetri. E’ caratteristico delle province di Rovigo e Padova, talora lo si trova anche in provincia di Vicenza. Nelle zone di pianura solitamente è in simbiosi con farnia, tiglio e nocciolo. Il bianchetto o marzuolo ha dimensioni medie di 2 – 4 centimetri. Può arrivare ai 7. Secondo gli esperti spesso lo si trova nelle zone dove cresce il bianco pregiato. Solitamente è in simbiosi con il pino domestico, ma può esserlo anche con rovere, roverella e cerro. Lo si raccoglie soprattutto nelle province di Rovigo e Venezia, nelle pinete litoranee. Il tartufo nero estivo o scorzone ha dimensioni fino a circa 10 centimetri. Solitamente è in simbiosi con la farnia, la rovere, il faggio, il carpino bianco, il nocciolo. E’ più tipico delle province di Vicenza, Verona e Belluno che non di Rovigo.

Per praticare la raccolta dei tartufi, la legge regionale prescrive che i raccoglitori debbano “essere muniti di apposito tesserino di idoneità che li autorizza alla ricerca e alla raccolta… il rilascio del tesserino è subordinato all’esito favorevole di apposito esame per l’accertamento della idoneità degli interessati”. La legge regionale stabilisce anche che “gli istituti universitari, gli enti culturali o di ricerca a fini didattici e scientifici, possono procedere in qualunque momento, previo rilascio di specifica autorizzazione da parte della Giunta regionale, alla raccolta di tartufi…”. “La ricerca e la raccolta dei tartufi – si legge ancora – è libera nei boschi e nei terreni non coltivati… Hanno diritto di proprietà sui tartufi prodotti nelle tartufaie coltivate o controllate riconosciute tutti coloro che le conducano, purché vengano apposte apposite tabelle delimitanti le tartufaie stesse”.

I due relatori, Giorgio Pavan e Valerio Pelucchi, hanno affrontato le tematiche relative alla produzione e alla raccolta dei tartufi. Più tecnicamente, si sono soffermati su: “Sistema riproduttivo di funghi e tartufi, sistemi di propagazione naturale e indotta, la corretta determinazione delle specie tramite interpretazione di aspetto, colore e dimensione delle spore, oltre a normative, tesserini di autorizzazione regionale”. La ricerca dei tartufi può essere effettuata con l’ausilio di uno o due cani. Per lo scavo si utilizza un apposito vanghetto o vanghella. I due relatori ne hanno mostrati di diverso tipo. Hanno sottolineato come le buche aperte per l’estrazione dei tartufi debbano essere di nuovo riempite con la terra rimossa e livellate. Giorgio Pavan ha reso noto come dal 1° gennaio 2025 sia stata introdotta una tassa di concessione di 100 euro per la raccolta dei tartufi.

La giornata di formazione si è conclusa con una prova di abilità nella cerca del tartufo da parte del cane Billo, condotto da Lorenzo Cavallari, nell’azienda agricola ‘La Marzanata’, annessa all’Istituto Bellini. Si trova nei pressi del Gorgo della sposa, in quel di Trecenta. Il cane Billo è un bell’esemplare di lagotto romagnolo, a detta di molti, una razza dotata di buon olfatto, particolarmente atta alla ricerca dei tartufi. Un tempo il lagotto era un cane da riporto d’acqua. La selezione ha favorito la specializzazione nella cerca del tartufo.

24 maggio, a Rovigo il corso di formazione giornalisti proposta da Fondazione Enpaia in collaborazione con Odg Veneto e Argav inerente alla tutela dei diritti del lavoro in agricoltura

agricoltura

Venerdì 24 maggio p.v. si svolgerà a Rovigo, nella sala Pasquale Arzeton del Consorzio di Bonifica Adige Po (Piazza Garibaldi, 8) dalle 09:00 alle 14 il corso di formazione giornalisti sul tema “Tutela dei diritti del lavoro in agricoltura: aspetti legislativi ed adempimenti normativi. I punti cardine della deontologia professionale”, proposto da Fondazione Enpaia in collaborazione con Odg Veneto e Argav (iscrizione piattaforma formazione, 7 crediti, corso. carattere deontologico).

L’argomento affrontato. Al di là dei temi del lavoro e del welfare, il corso di formazione prende spunto anche dalle recenti vicende degli ultimi conflitti che hanno trasformato il problema della insufficienza alimentare in un vero e proprio problema geopolitico. Quello in cui l’Italia si distingue da altri paesi nel mondo è nell’aver creato intorno al settore primario un sistema che dà valore alla filiera del cibo. E non solo in termini di qualità dei prodotti offerti, ma anche in termini di esperienze di lavoro dei protagonisti della nostra agricoltura.  L’agricoltura italiana ha un valore aggiunto molto alto, il secondo in Europa con 38,2 miliardi di euro, ed esprime una classe imprenditoriale capace di fare investimenti e produrre cibo di qualità. Questo successo lo si deve anche ad un’impalcatura di norme e leggi che regolano gli ambiti della previdenza, dell’assistenza e delle pensioni. Il tutto finalizzato a dare certezza nel ricevere servizi qualitativamente superiori ed a garantire un futuro più sicuro a chi opera in questo settore.  Tra i temi trattati durante l’incontro figurano: la mission di Fondazione Enpaia un “unicum” nel panorama italiano e internazionale; I suoi servizi all’avanguardia per un’agricoltura competitiva, in prima linea e sostenibile. Doveri e diritti dei datori di lavoro e dei dipendenti in agricoltura in tema di previdenza, assistenza e pensioni. L’evoluzione di aspetti normativi e legislativi e provvedimenti collegati – il ruolo del Parlamento a difesa del settore delle politiche di sostegno del settore primario. Azioni di contrasto per agevolare l’emersione del lavoro sommerso, lotta al caporalato. Come si costruisce una filiera del cibo italiano di qualità attraverso un sistema previdenziale corretto. Proiezione filmato sul valore della bonifica realizzato dal Consorzio Adige PO

Relatori. Giuliano Gargano, presidente Ordine dei Giornalisti del Veneto; Roberto Branco, presidente Consorzio di Bonifica Adige PO; Giorgio Piazza, presidente Fondazione Enpaia; Massimo Fiorio, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Ten. Col. Umberto Geri Comandante Nucleo Carabinieri Tutela del Lavoro – Venezia; Fabrizio Stelluto, presidente Arga Veneto e Trentino Alto Adige, responsabile nazionale comunicazione ANBI; Francesco Gagliardi, area comunicazione Fondazione Enpaia; Giuseppe Peleggi, direzione Studi, Ricerche e Rilevazioni Statistiche Enpaia; Umberto Geri, Comandante Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro – Venezia.

Trento. Summer school Sergio Ferrari, conclusa la prima edizione

Sergio Ferrari

Gestione del rischio in agricoltura, cambiamento climatico, miglioramento genetico, sostenibilità, innovazione tecnologica, sono solo alcuni dei temi della prima edizione della Summer School Sergio Ferrari organizzata da Agriduemila Hub Innovation con il supporto della Cooperazione Trentina, di Casa del Vino e del Comune di Isera che si è conclusa lo scorso 22 ottobre, con la cerimonia di consegna dei diplomi. Gli studenti, 13 persone tra giornalisti, blogger e comunicatori provenienti da tutta Italia, hanno avuto la possibilità di conoscere dalla voce dei protagonisti della ricerca e dell’ambito imprenditoriale agricolo e associazionistico le diverse sfaccettature che l’agricoltura conserva.

Chi era Sergio Ferrari. Giornalista agricolo corrispondente delle principali testate tecnico-scientifiche nazionali e di testate generaliste, già docente presso la Fondazione Edmund Mach, allora Istituto Agrario di San Michele all’Adige, socio Argav e molto altro. Da sempre molto attento verso la formazione, in particolare dei giovani, per riuscire a comunicare in maniera chiara e reale il mondo agricolo con lo scopo di far conoscere il più possibile la vera agricoltura ai consumatori, ma non solo. Pignolo, accurato e preparato, un maestro e un esempio per tanti giornalisti. “Vi è la forte necessità di comunicare bene, specialmente gli argomenti delicati e complessi del mondo agricolo – ha spiegato Attilio Scienza, presidente del comitato scientifico della Summer School Sergio Ferrari – in modo particolare in questo periodo storico effervescente dove assistiamo ad una evoluzione del mondo e della società. Dobbiamo essere portatori di innovazione e impegnarci a raggiungere in maniera ottimale sia i comunicatori che i lettori, con tutte le declinazioni possibili” – ha concluso Scienza. “L’innovazione tecnologica e il trasferimento di conoscenza – ha evidenziato Andrea Berti, amministratore delegato di Agriduemila Hub Innovation e membro del comitato scientifico della scuola – sono gli asset sui quali dobbiamo lavorare per riuscire a sviluppare un settore resiliente e sempre più forte verso i cambiamenti che ogni giorno tocchiamo con mano. Proprio per questo abbiamo supportato in maniera fattiva la Summer School dedicata a Sergio Ferrari, del quale ho un buon ricordo e con il quale siamo sempre riusciti a confrontarci in maniera costruttiva, a volte anche scontrandoci. La Summer School vuole proprio essere un momento di reale confronto con tutti i portatori di interesse del nostro mondo a favore di comunicatori che hanno la possibilità di sentire raccontata la vera agricoltura”.

La prima edizione ha visto una verticalizzazione sulla viticoltura e sull’enologia con i massimi esperti di questo mondo che si sono susseguiti sulla cattedra in lezioni frontali e in tavole rotonde. I partecipanti hanno potuto anche conoscere la realtà di Melinda, le ultimissime novità nate dalle sperimentazioni condotte dalla Fondazione Edmund Mach in vigneto, assaggiare vini del territorio trentino con l’aiuto ragionato di sommelier professionisti e conoscere i segreti della distillazione. Entusiasmo e soddisfazione da parte dei partecipanti che hanno sottolineato in maniera unanime l’elevata qualità dei contenuti della Summer School Sergio Ferrari, l’ottimale organizzazione, curata da Costanza Fregoni, tutor della scuola, con il supporto del direttore della scuola Nereo Pederzolli e di Pietro Bertanza, socio Argav. Il comitato scientifico è già al lavoro per organizzare la prossima edizione della Summer School Sergio Ferrari, in primis per individuare la filiera da abbracciare e raccontar agli studenti comunicatori, tra le altre solo al vaglio l’ortofrutta, il comparto lattiero-caseario e l’olio.

Fonte: Servizio stampa Agriduemila srl

18-22 settembre 2023, a Isera (TN) la prima edizione della Summer School intitolata alla memoria del giornalista, socio Argav, Sergio Ferrari e rivolta a giornalisti e blogger del settore agricolo

Sergio Ferrari

I soci Argav trentini Giancarlo Orsingher (vice presidente Argav) e Pietro Bertanza (direttamente coinvolto nell’organizzazione del percorso di studi) ci informano di un’interessante iniziativa dedicata alla memoria di Sergio Ferrari, compianto giornalista trentino, socio Argav: si tratta della Summer School che si terrà a Isera (TN) dal 18 al 22 settembre 2023 alla Casa del Vino della Vallagarina, rivolta a giornalisti pubblicisti/professionisti e blogger (max 15, min 10) già operanti sul territorio nazionale, che si occupano di comunicazione in ambito agricolo nei media generalisti. La Scuola di alta formazione è organizzata da Agriduemila Hub Innovation Srl, società  interamente partecipata da Co.Di.Pr.A. di Trento, in collaborazione con Cooperazione Trentina e Casa del Vino

Obiettivi del corso. I temi come paesaggio, agroalimentare, enogastronomia, sostenibilità e cambio climatico, ormai tutti interdipendenti tra loro, trovano nelle cronache giornalistiche, anche generaliste, uno spazio prima sconosciuto. Numerose ricerche hanno dimostrato che i consumatori sono diventati più critici verso la comunicazione tradizionale: migliorano le tecniche di zapping e di zipping degli spot pubblicitari e di ad-block su Internet. Al contrario, il 92% delle persone afferma di fidarsi abbastanza delle raccomandazioni di altri individui che ritengono più informati o più esperti di loro. Aumentano invece i consumatori che utilizzano specificamente i media digitali per informarsi prima di decidere un acquisto. Gli addetti ai lavori, i giornalisti, si sono resi conto che gli italiani hanno quasi del tutto dimenticato il loro passato rurale e tutte quelle nozioni che erano alla base della loro cultura generale sulla produzione degli alimenti. I giornalisti sono quindi chiamati a fare tra tramite tra mondo rurale e mondo urbano. A questo bisogno di conoscenze specifiche vuole rispondere la Scuola di alta formazione “Sergio Ferrari”, con una preparazione approfondita sui temi che attraversano la produzione agroalimentare in questi tempi di grande evoluzione delle tecniche produttive, offrendo ai giornalisti strumenti adeguati per comprendere problemi e soluzioniSono pertanto necessarie conoscenze tecniche specifiche che spesso mancano a chi scrive di agricoltura e che generano incomprensioni, leggende metropolitane o nei casi più gravi delle fake news. Il giornalismo di oggi è spesso generico e obbliga i cronisti a occuparsi di tutto, non consentendo quindi una trattazione di tematiche agricole all’altezza dei bisogni di informazione del consumatore contemporaneo. È soprattutto una questione di metodo: gli argomenti tecnico-scientifici possono essere affrontati solo da chi conosce i problemi ed è in grado di scrivere senza il rischio di errori grossolani.

L’ammissione è su presentazione di domanda e su approvazione del Comitato scientifico sulla base di specifici requisiti. Nei 5 giorni di studio, sono previste 3 ore di lezione mattutina frontale, una giornata dedicata a visite a centri di ricerca, tavole rotonde pomeridiane con partecipazione di speaker, realtà produttive e aziende locali, aperitivi con degustazioni di prodotti del territorio. Ulteriori informazioni inerenti alla partecipazione a questo link.

Fonte: Agriduemila Hub Innovation srl

Bonifica è sostenibilità, al Museo regionale della bonifica “Ca’ Vendramin” l’evento conclusivo del progetto scuola di ANBI Veneto

Ca Vendramin

“Acqua, ambiente, territorio. Bonifica è sostenibilità” – il progetto didattico curato da ANBI Veneto con i suoi 11 Consorzi di Bonifica, in collaborazione con la Direzione Istruzione e Formazione della Regione del Veneto e l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto – giunge al termine dopo un anno ricco di lezioni, visite guidate, laboratori didattici sul tema della bonifica e dell’acqua che hanno coinvolto 50 scuole del Veneto (Istituiti comprensivi Istituti superiori e Istituti professionali) e 80 classi per un totale di oltre 1500 studenti dalle scuole primarie alle scuole secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie fino agli istituti professionali del Veneto.

L’evento conclusivo, occasione per i ragazzi di raccontare e mostrare ai propri coetanei i lavori svolti in questi mesi, si terrà presso il Museo Regionale della Bonifica “Ca’ Vendramin” di Taglio di Po, in via Veneto 38, domani, giovedì 18 maggio 2023, alle 10.00 in un evento che ANBI Veneto promuove nel contesto della Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione e nell’ambito della Settimana della Sostenibilità #PoDeltaSWEEK, organizzata da Fondazione Ca’ Vendramin e Consorzio di Bonifica Delta del Po. “La conoscenza dei corsi d’acqua è una chiave di lettura fondamentale per comprendere il proprio territorio, la sua storia, le sue peculiarità ambientali, produttive e sociali. Questa conoscenza è ancora più importante in epoca di cambiamenti climatici, dove lunghi periodi siccitosi sono interrotti da eventi temporaleschi anche estremi – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro -. Insieme alla Direzione Formazione e Istruzione della Regione del Veneto e all’Ufficio Scolastico Regionale, abbiamo individuato un format composito di attività rivolte ai ragazzi finalizzate non solo alla conoscenza dei corsi d’acqua, ma addirittura a instaurare un rapporto di amicizia tra i ragazzi e i canali o fiumi che passano in prossimità delle loro scuole. Il concetto di fondo è molto semplice: con l’amicizia e la conoscenza si accompagna il rispetto.”

Rappresentante nell’evento di Ca’ Vendramin sono le Scuole Primarie di Porto Viro “Porticino” e “Mons. Sante Tiozzo” dell’Istituto comprensivo di Porto Viro, la Scuola Primaria “Vittorino da Feltre” dell’Istituto Comprensivo 1 di Adria, la scuola secondaria di primo grado “Dante Alighieri” di Pozzonovo  (Pd) e l’Istituto Professionale IRIGEM di Rosà (Vi). Oltre a bambini e ragazzi, e ai rispettivi docenti e dirigenti scolastici, interverranno il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro, il direttore Andrea Crestani, i rappresentanti dei Consorzi di Bonifica, i rappresentanti della Direzione Istruzione e Formazione della Regione del Veneto e dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

I pescatori veneti diventano “manager del mare” con il percorso di alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche che vede una collaborazione pubblico-privato

Partecipanti e manifesto pesca_evento finale FishLab 15_10_22

La pandemia, il riscaldamento climatico, le tensioni geopolitiche e il loro impatto sul versante delle materie prime e dell’energia impongono al settore della pesca un’accelerazione verso strategie innovative, anche per rendere le imprese capaci di resistere alle incertezze e alla concorrenza europea. A questa necessità di formazione e managerializzazione degli imprenditori della filiera ittica ha voluto dare risposta e strumenti il percorso di “Alta formazione in gestione strategica delle risorse ittiche – FishLab”, che sabato scorso, a Ca’ Dolfin a Venezia, ha visto la sua ultima lezione trasformata in un evento aperto, il cui pubblico era costituito da rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categorie, oltre a responsabili di mercati ittici, aziende e operatori del settore e ricercatori.

Sono i numeri a dire quanto la partita sia importante per l’economia regionale. La pesca veneta infatti vede oggi attive più 3.800 aziende (il 15% del totale nazionale) e dà lavoro direttamente a 7.500 addetti di cui il 10% donne (dati Infocamere 2021), oltre a mobilitare un importante indotto in servizi e attività collegate, a partire da quelle di trasformazione, distribuzione e promozione. Un valore della produzione che globalmente si aggira intorno ai 140 milioni di euro, pari al 6,2% di quello nazionale, e una quantità media prodotta di 60mila tonnellate tra il 2016 e il 2020 (dati Osservatorio della pesca Agenzia veneta 2020). Per sostenere oggi le imprese di questo settore così importante per l’economia regionale servono modelli di business efficienti, processi di innovazione e un rilancio del comparto in chiave sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale, capace di tenere sul fronte della redditività e delle marginalità. E magari un marchio unitario per la sua promozione e commercializzazione, come emerso dal progetto.

Primo nel suo genere in Italia, il percorso è promosso da Isfid Prisma, ente di formazione e consulenza di Legacoop Veneto, in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia e Agrifood Innovation and Management Lab, laboratorio di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Management dell’Ateneo veneziano. È realizzato nell’ambito del progetto “Percorsi di Alta Formazione per il settore della Pesca” e finanziato dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Avviato a novembre 2021, si è trattato di un vero e proprio laboratorio di coprogettazione, che ha visto confrontarsi e lavorare insieme docenti e ricercatori di Università Ca’ Foscari e i sedici partecipanti (presidenti, direttori e componenti dei Cda delle maggiori cooperative venete del settore pesca, nella foto in alto) con la finalità di favorire la crescita professionale e manageriale delle aziende dell’economia blu, accompagnando i corsisti nell’acquisire competenze in quello che è definito il “management del mare”, attraverso metodi didattici innovativi come il design thinking e il lean management.

Interventi. Sul valore del percorso Christine Mauracher, direttrice di Agrifood Management and Innovation Lab e responsabile scientifica di FishLab, ha spiegato: «I cambiamenti degli stili alimentari e la ricerca di alternative alle proteine derivanti dalla carne offrono al settore diverse opportunità di sviluppo. La chiave risiede nella capacità della pesca veneta di crescere rimanendo sostenibile – vale a dire valorizzando l’enorme varietà di specie che il nostro mare offre – e di far percepire adeguatamente al consumatore la qualità del prodotto, il valore di pratiche ecologicamente e socialmente responsabili, l’importanza nutrizionale del pescato. Il nostro percorso ha ingaggiato le cooperative venete su questi temi per coprogettare possibili sviluppi su cui sia gli operatori privati che pubblici potranno investire, anche attraendo risorse dai piani di stimolo dell’economia come il Pnrr». «L’obiettivo del nostro lavoro è mettere a disposizione degli operatori del comparto i risultati aggiornati della ricerca accademica e insieme a loro declinarli all’interno di progetti concreti – ha aggiunto Vladi Finotto, ricercatore del laboratorio multidisciplinare sull’agrifood di Ca’ Foscari e delegato della rettrice alla valorizzazione della conoscenza –. Le traiettorie individuate in FishLab insistono su: l’uso del digitale per la tracciabilità e per la comunicazione della stessa ai consumatori; la valorizzazione dei dati della pesca per l’efficientamento dei processi di tutta la filiera e il recupero di redditività; l’utilizzo di strumenti digitali e analogici per comunicare organicamente l’identità della pesca veneta su tutti i canali distributivi. Finanziamenti focalizzati e impegno degli operatori potranno portare a maturazione questi progetti nel giro di alcuni mesi». «Un progetto che nella sua articolazione innovativa è facilmente replicabile ed “esportabile” – ha sottolineato Daniela Novelli, responsabile dell’area consulenza e formazione di Isfid Prisma – anche in comparti diversi, e si pone pertanto come base di sviluppo per altri possibili percorsi formativi professionali che si implementino nel tempo e contribuiscano alla strutturazione di una collaborazione pubblico-privato tra i diversi attori del comparto pesca interessati all’apprendimento permanente». «Oltre a formare competenze manageriali, il percorso ha rafforzato un’identità comune della pesca veneta e ai partecipanti ha fatto comprendere come sia importante sentirsi “sistema” e muoversi come tale, anche per essere più forti e competitivi». Sono le parole di Antonio Gottardo, presidente del Flag Veneziano e responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Veneto, che ha continuato: «Tutto ciò per un mondo estremamente complesso e diversificato. Questo ha potuto portare alla fine alla stesura di un Manifesto che ne definisce e trasmette valori e visione, nonché evidenzia il ruolo dei pescatori su molteplici versanti». «Il settore della pesca e dell’acquacoltura è di primaria importanza per il Veneto – ha sottolineato anche Francesco Calzavara, assessore alla Programmazione e al Bilancio della Regione del Veneto – e in un contesto particolare come l’attuale sta dimostrando grande resilienza. Per continuare a distinguerci in un ambito di attività vivace e con buoni margini di crescita, dobbiamo sfruttare ogni sinergia possibile creando figure ad hoc, altamente specializzate, capaci di cogliere le innovazioni per guidare la crescita del comparto: il “management del mare” va proprio in questa direzione. E pensare ed agire come sistema potrà inoltre aiutare ad avere un quadro chiaro del futuro, in cui la filiera potrà orientare le prossime strategie». Infine, ad offrire uno sguardo europeo è intervenuta Rosanna Conte, europarlamentare della Commissione Pesca: «L’acquacoltura europea può e deve essere al centro delle politiche agroalimentari dell’Ue. Dagli allevamenti Ue arriva solo il 10% del pesce consumato dai cittadini europei, mentre su scala globale la quota supera il 50%. L’Europa importa oltre il 70% dei prodotti ittici consumati. È ora di invertire la rotta, e su questo da Strasburgo arrivano chiare indicazioni. Promuovere la nostra acquacoltura vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche avere prodotti alimentari sostenibili e di qualità, e creare nuovi posti di lavoro. Per farlo, serve innanzitutto un quadro giuridico favorevole alle imprese, che tenga conto di tutti e tre i pilastri della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Il nuovo meccanismo di assistenza all’acquacoltura può essere uno strumento innovativo, ma deve coinvolgere tutte le parti interessate. Occorre inoltre rafforzare la ricerca e l’innovazione».

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

Venerdì 24 settembre 2021, la PAC 2023-2027 al centro del corso di aggiornamento professionale Odg organizzato in collaborazione con Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768La conviviale mensile di venerdì 24 settembre 2021 al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) è stata approvata dall’Ordine dei Giornalisti come corso di formazione professionale presentato da Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto. L’incontro, previsto dalle ore 19 alle ore 21, è dedicato al tema “La Politica Agricola Comune 2023-2027: inquadramento e principali novita”, attribuente 2 crediti. Di seguito il programma, invitando i colleghi giornalisti ad iscriversi, come di consueto, attraverso la piattaforma Sigef.

Programma. Durante il corso, realizzato grazie all’interessamento del consigliere Argav Renzo Michieletto, saranno spiegati i motivi per cui l’agricoltura europea continua ad essere periodicamente riformata. Il focus sarà sulle principali novità della prossima PAC, che interesserà il periodo 2023-2027. Il corso è gratuito ed il numero massimo di partecipanti ammessi è 20 nel rispetto dei protocolli anti Covid. Ore 19.00 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav; Relazione: Ore 19.10 Samuele Trestini (Docente di Economia e Politica Agroalimentare all’Università degli Studi di Padova-Dipartimento TESAF).

Nata a Bassano (VI) la Scuola di Politiche Sementis, dove s’incontra chi esplora, lezioni a partire dal 7 novembre 2020

Il gruppo dei giovani fondatori

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) A Villa Angarano San Giuseppe a Bassano del Grappa (VI), lo scorso sabato 12 settembre ha avuto luogo la presentazione di un progetto organizzato da giovani che, ritrovatisi in videoconferenza durante il lockdown e gradualmente sempre più numerosi, hanno sentito un grande bisogno di cambiamento. Il seme di questa iniziativa era già presente prima dell’attuale situazione sanitaria ma i primi germogli hanno iniziato a svilupparsi da marzo di quest’anno e settimana dopo settimana, mese dopo mese, questo gruppo di ragazzi ha progettato questa scuola di politiche nata da una necessità diventata impellente e non più rinviabile. Un’esigenza di cambiamento dove si è incontrato “chi esplora” e “non ha paura di tracciare nuove rotte”, nella consapevolezza della corresponsabilità che tutti abbiamo affinché questo nostro mondo sia un po’ migliore; soprattutto avendo attenzione per le generazioni future.

Tre semi nel logo: dimensione personale/spirituale, dimensione sociale e dimensione politica. Forse un’esigenza nata anche per approfondire tematiche quanto mai attuali, anziché “bersi” ogni cosa che rigurgita internet. Un percorso sicuramente più faticoso. Ci hanno illustrato la mappa del cammino che intendono fare e proporre, con le dieci significative tappe: cambiamento climatico ed energia, giustizia sociale, economia e disuguaglianze, rifiuti ed economia circolare, tecnologia e impresa, ambiente e migrazioni, biodiversità, alimentazione e agricoltura, diritto alla città, interazione col territorio e mobilità, identità e cultura veneta, cambio di paradigmi e comunità. Un progetto fatto di 10 temi cardine (le tappe) da trattare in 10 incontri suddivisi in 10 mesi; un sabato al mese, dal prossimo 7 novembre.

Un momento della presentazione

Un progetto con una visione coraggiosa, lungimirante, ma anche concreto e pratico che punta non solo a poter dare risposte ma soprattutto a porsi molte domande. Il metodo considerato è infatti basato sul conoscere, per capire, per scegliere. E’ il saper sentire, per saper pianificare, per saper agire. Per ogni giornata è prevista una formazione mattutina, con l‘aiuto di esperti in materia (es: Luca Mercalli, Giustino Mezzalira, Paolo Pileri…), e azione pomeridiana. Dopo la sessione mattutina seguirà un pranzo con prodotti locali ed ecosostenibili e la sessione pomeridiana di confronto ed azione. La scuola di politiche è rivolta a giovani dai 16 ai 29 anni e ci si può iscrivere andando sul sito web: www.scuolasementis.it.

Ma è un peccato che a questa scuola non possano iscriversi adulti e attuali o aspiranti amministratori pubblici, perché ne avremmo bisogno tutti; con una unica condizione: lasciare a casa tutte le nostre convinzioni e pregiudizi (o risposte semplici – se non semplicistiche – a problemi complessi) ma mettendoci invece in gioco sapendo soprattutto porci domande (che contano di più in un percorso di crescita, valido a qualsiasi età). Una scuola che “cerca risposte che diventino proposte alle sfide del presente” è auspicabile che possa crescere e diffondersi per raccontare un altro modo di vivere possibile, “tracciando nuove rotte e con un cambio di paradigmi”. Da seguire su instagram: @scuolasementis.

 

All’Esac di Vicenza, corso per disoccupati o inoccupati di oltre 30 anni per addetti alla ristorazione collettiva sostenibile finanziato dal FSE, domande entro il 5 luglio 2019

ESAC Formazione promuove un percorso formativo per “Addetto alla ristorazione collettiva sostenibile” con tirocinio finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Si tratta di un percorso professionalizzante rivolto a disoccupati o inoccupati over 30 che intendono diventare addetti alla ristorazione collettiva sostenibile. Obiettivo: formare lavoratori che sappiano coniugare le competenze pratiche del lavoro in cucina a quelle teoriche sui principi nutrizionali e sugli aspetti della sostenibilità alimentare e ambientale.

Profilo professionale. Il percorso, completamente gratuito, grazie alle attività formative (120 ore) e al tirocinio in azienda (480 ore) intende ampliare le conoscenze e competenze richieste dalla tradizionale figura di management aziendale nel percorso di avvicinamento e introduzione di tecniche e procedure operative, finalizzate alla sostenibilità ambientale nella ristorazione collettiva, con l’obiettivo di caratterizzare l’azienda migliorandone l’immagine, l’ambiente di lavoro, le capacità di controllo gestionale e di garantirne la redditività ottimizzando e rendendo efficiente il rapporto fra costi, qualità e prezzi di vendita.

Apertura termini per la presentazione delle domande di ammissioneLe selezioni si terranno lunedì 8 luglio presso il Centro Formazione ESAC. I termini per inviare la documentazione scadono venerdì 5 luglio alle ore 10.00.

Struttura del progetto. Orientamento individuale al ruolo per definizione del progetto di tirocinio (4 ore). Attività formativa in aula (120 ore). Tirocinio in azienda (480 ore) che potrà essere avviato, qualora il progetto venga finanziato dalla Regione Veneto, a partire dal mese di settembre 2019. Attività di accompagnamento al tirocinio (12 ore).

Destinatari e requisiti di ammissione. Essere inoccupati/disoccupati beneficiari e non di prestazioni di sostegno al reddito a qualsiasi titolo. Avere un’età superiore a 30 anni. Essere residenti/domiciliati in Veneto. Verrà data priorità a coloro che sono in possesso di esperienze lavorative pregresse in ambito di preparazione e distribuzione pasti presso aziende appartenenti al mondo della ristorazione collettiva e/o commerciale.

Indennità di frequenza. Per i destinatari è prevista un’indennità di frequenza esclusivamente per le ore effettivamente svolte di tirocinio. L’indennità sarà riconosciuta al solo per le ore effettivamente svolte ed al raggiungimento di almeno il 70% del monte ore previsto in ciascuna attività. Per informazioni e adesioni segreteria didattica allo 0444 964300.

Fonte: Esac formazione

 

 

 

Università a portata di click: Coldiretti e Università telematica eCampus siglano una partnership per nuova sede a Verona

L’Università a portata di tutti con un click trova sede a Verona. Coldiretti Verona e Università telematica eCampus hanno siglato una partnership per aprire una base veronese. Negli uffici della Federazione scaligera da aprile c’è una segreteria informativa a cui le persone interessate potranno fare riferimento per ricevere chiarimenti e modalità di accesso all’Università online. In un prossimo futuro Verona potrebbe diventare sede di esami.

L’accordo prevede una convenzione per i soci Coldiretti, che vogliono intraprendere o riprendere percorsi di studio, con una scontistica del 30% sulla retta annuale e la possibilità di coinvolgere docenti di eCampus in iniziative formative e convegni della Federazione. La segreteria informativa di eCampus in sede Coldiretti sarà attiva il lunedì e giovedì dalle 14 alle 17 al numero: 045 8678250; oppure 328 5742573.

L’Università online sta riscuotendo sempre più successo perché consente, attraverso la formazione a distanza, di conciliare studio e lavoro, o più in generale, di combinare lo studio con gli impegni della vita quotidiana. Un modo per rendere accessibile lo studio a tutti. “Questo è un modo – evidenzia Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – per dare ai nostri soci e ai veronesi la possibilità di ampliare le proprie conoscenze con percorsi universitari o master di specializzazione, anche se stanno svolgendo un lavoro o comunque impegnati in altre attività. Oggi gli imprenditori agricoli provengono da percorsi formativi diversi dall’agricoltura e spesso decidono di apprendere competenze complementari alla loro attività per avere competenze trasversali”.

Quella di Verona è la seconda sede dell’Università eCampus in Veneto, dopo Padova. La sede principale è situata a Novedrate (Como), altre sedi sono distribuite su tutto il territorio italiano. ECampus, che oggi conta 30mila studenti 5 facoltà e 44 percorsi di laurea, è strutturata come un ateneo tradizionale per quanto riguarda le sessioni d’esame e il titolo di studio rilasciato ma una diversa modalità organizzativa delle lezioni: gli studenti possono seguire online dal proprio computer o dall’App mobile in qualsiasi momento, con a disposizione un tutor personale online e le uniche attività che è indispensabile svolgere in presenza, nelle sedi accademiche, sono gli esami e la discussione della tesi. “Oggi la nostra società è costantemente connessa e informata attraverso strumenti multimediali, pertanto l’Università, che rappresenta il mondo dell’innovazione e del progresso non poteva non adeguarsi. Gli iscritti all’Università di eCampus sono oggi 30mila, raddoppiati nell’ultimo anno, a dimostrazione dell’interesse crescente per questa formazione superiore attenta e aperta alle imprese”, sottolinea Alfonso Lovito, direttore generale Università eCampus.

Testimonianza. Roberto Brun, veronese di 49 anni, è un imprenditore nel settore della commercializzazione dell’ortofrutta. E’ iscritto a eCampus  dal 2016 alla facoltà di Scienze della Comunicazione e prossimo alla laurea. “Laurearmi era il mio sogno – precisa – e tramite l’Università online si sta realizzandolo, pur continuando a lavorare. Ho trovato professionalità, correttezza e disponibilità da parte docenti per ricevere chiarimenti. Ho svolto gli esami a Padova conseguendo dei 27 come 18, quindi senza agevolazioni particolari”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona