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Arriva dalla Francia la rete salva-frutteto

E’ una rete a maglia stretta, permeabile ai trattamenti, in grado di avvolgere i frutteti e creare una vera e propria barriera meccanica che disturba “naturalmente” l’accoppiamento della carpocapsa, il comune verme delle mele. Il geniale sistema, tutto francese, si chiama Alt-Carpò, ed è al momento una delle tecniche di contenimento a basso impatto ambientale su cui si sta concentrando maggiormente l’attenzione degli studiosi. Il suo ideatore, il tecnico agronomo Guilhem Severac, è stato ospite nei giorni scorsi all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nell’ambito di un incontro rivolto a frutticoltori e tecnici, organizzato dal Centro Trasferimento Tecnologico.

La carpocapsa è senza dubbio l’insetto chiave del melo e nel biologico rappresenta una delle principali problematiche. Nell’incontro a San Michele è stata confermata la validità della soluzione impiantistica francese adottata nei meleti della Provenza. La tecnica ‘Alt Carpo’ prevede la copertura di ogni singolo filare o di intere parcelle con una apposita rete e già al primo anno si assiste ad un quasi totale azzeramento del danno, spesso partendo da situazioni molto gravi. “L’affidabilità e la validità di questo metodo – spiega Enzo Mescalchin, responsabile dell’Unità sperimentazione agraria e agricoltura sostenibile del Centro Trasferimento Tecnologico – è stata confermata anche da prove svolte in altre zone produttive, come in Trentino, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, mentre sono in fase di verifica gli eventuali effetti collaterali”.

Accanto a Guilhem Severac, tecnico agronomo della Chambre d’Agriculture du Vaucluse – Avignone, sono intervenuti Markus Kelderer del Centro di sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg che ha presentato i risultati relativi all’uso delle reti in Alto Adige e Stefano Caruso del Consorzio fitosanitario provinciale di Modena sul tema della carpocapsa nei frutteti biologici, con particolare riguardo al pero.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Riparte “Frutta nelle scuole”

Riparte il programma comunitario Frutta nelle scuole, coordinato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che coinvolgerà oltre 10.000 scuole primarie di tutte le Regioni.
Sono state selezionate le organizzazioni di produttori che negli 8 lotti regionali procederanno alla distribuzione dei prodotti frutticoli e orticoli, privilegiando i prodotti stagionali, di qualità (Biologico, DOP, IGP) e del territorio, con una particolare attenzione all’impatto ambientale (utilizzo contenitori e confezioni biodegradabili o riutilizzabili). Almeno una volta alla settimana, fino alla conclusione dell’anno scolastico, la merenda di metà mattina sarà sostituita da frutta fresca o da spremute e centrifughe preparate al momento. Il programma ha l’obiettivo di incrementare il consumo di frutta e verdura tra i bambini delle scuole primarie e di far conoscere ed apprezzare le nostre produzioni ortofrutticole per una sana alimentazione.

Lotto 3: PA Bolzano e Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia Valore: 3.701.647,33. Offerte presentate:
1.RTI-capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct;
2. RTI capofila APOT– mandanti Apoconerpo, Apofruit Italia, Alegra, Naturitalia, Orogel Fresco e VOG Products
Aggiudicatario: RTI- capofila AOP VENETO ORTOFRUTTA – mandanti Brio s.p.a., AOP Unolombardia, OP Kiwi Sole, OP Friulfruct.

(fonte Frutta nelle Scuole)

Dopo la vite e il melo, ecco il genoma della fragola

Dopo il sequenziamento del genoma della vite e del melo, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige è protagonista di un altro importante risultato di portata internazionale: la decodifica del genoma della fragola, precisamente della fragolina di bosco, varietà Hawaii4. Il progetto è durato due anni ed è stato realizzato da un consorzio internazionale formato da 37 istituzioni scientifiche, coordinate dall’università della Florida, dove l’Italia è rappresentata unicamente dall’Istituto di San Michele.

Il più piccolo genoma di pianta coltivata finora decifrato. I risultati sono riportati in un articolo scientifico firmato da 71 autori di 37 Istituzioni, pubblicato on line sulla prestigiosa rivista Nature Genetics, lo stesso mensile scientifico del gruppo Nature dedicato alle eccellenze nel settore genetico e genomico, che nel numero di ottobre ha riservato la copertina al genoma del melo. I geni identificati sono 34.809 ed è il più piccolo genoma di pianta coltivata finora decifrato. Grazie a questo risultato si potrà sostenere e potenziare la ricerca nel campo della fragola e dei piccoli frutti (ad es. lampone) per ottenere in modo rapido nuove varietà di fragola: i tempi del miglioramento genetico convenzionale saranno velocizzati per ottenere piante in grado di produrre frutti più salubri e gustosi e che si difendono da sole dalle malattie e dagli insetti, riducendo così gli interventi agronomici in campagna e realizzando una frutticoltura più sostenibile.

Ricerca settore genomica a garanziadi un’agricoltura sostenibile. “Dopo pochi mesi dalla pubblicazione sulla stessa rivista dell’articolo sul genoma del melo questo risultato è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione –spiega il presidente Francesco Salamini-. Proseguiremo con la ricerca nel settore della genomica con l’idea di utilizzarla a garanzia di una agricoltura sostenibile, per dare risposta alle esigenze dei produttori e dei consumatori”. Il progetto ha visto partecipare 25 centri di ricerca nordamericani, due sudafricani, uno norvegese, uno francese, due spagnoli, due cileni, uno israeliano, e uno italiano, appunto, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, che ha partecipato sia per le competenze sviluppate nei due progetti di sequenziamento di vite e melo, completate rispettivamente nel 2007 e nel 2010, nonché per le strumentazioni all’avanguardia di cui si è recentemente dotato durante i due progetti.

Sequenze DNA disponibili da gennaio. “Il sequenziamento del genoma della fragola, come lo è stato per vite e melo –spiegano gli autori italiani Roberto Viola (dirigente del Centro ricerca e innovazione), Riccardo Velasco (coordinatore dell’area agricoltura del CRI) e la ricercatrice Michela Troggio– amplifica di almeno mille volte le nostre conoscenze relativamente a questa importante pianta agraria, in particolare le sue proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale, l’esplorazione della biodiversità, gli studi filogenetici ed evolutivi”. Il genoma della fragola ora, dunque, non è più un segreto e le sequenze del DNA saranno disponibili da gennaio sulle banche dati internazionali, liberamente consultabili da parte della comunità scientifica. La fragola sequenziata è la fragolina di bosco (Fragaria vesca), la quale ha contribuito per un quarto al genoma della fragola che troviamo sulle nostre tavole (Fragaria x ananassa). Il progetto ha permesso, inoltre, di identificare le relazioni tra i cromosomi della fragola e i cromosomi del pesco (entrambe sono della famiglia botanica delle Rosaceae, come del resto il melo) e le loro relazioni filogenetiche.

I “numeri” del genoma della fragola:  8 miliardi i nucleotidi sequenziati, 7 i cromosomi della fragola, 210 milioni le basi di Dna, 34.809 i geni identificati, 72 gli autori della pubblicazione scientifica, 37 le istituzioni partecipanti, di cui una italiana.

(fonte IASMA)

Dagli agricoltori anti-‘ndrangheta nasce GOEL BIO

E’ la piccola ma concreta risposta del Gruppo GOEL ai fatti di Rosarno e ad un mercato locale degli agrumi che schiaccia la dignità dei piccoli agricoltori. I prezzi sono da fame, spesso non consentono di coprire nemmeno le spese vive né il costo sindacale del lavoro: si arriva a pagare le arance 10 centesimi al chilo. E’ un mercato spesso condizionato dalla prepotenza della ‘ndrangheta che, come al solito, vive lucrando sulle fatiche e sui sacrifici dei Calabresi.

GOEL – spiega una nota – sceglie di stare al fianco degli agricoltori onesti, spesso vessati dalla ‘ndrangheta con uno “stalking” prepotente e spietato che mira a sottometterli e condizionarli, se non addirittura ad espropriarli. I prodotti di GOEL BIO non provengono dai terreni confiscati alle mafie ma dai terreni di normali e “ordinari” agricoltori onesti, che resistono giorno per giorno alle pressioni mafiose, che si sono impegnati rispettare l’ambiente con produzioni biologiche, che si sforzano di promuovere la dignità del lavoro e del territorio. .

L’offerta di Goel Bio è composta da: arance Biologiche e in conversione – varietà: Navel, Tarocco, Biondo di Caulonia; le arance vengono proposte direttamente al consumatore finale in tutta Italia, ad un prezzo equivalente ad una normale arancia non biologica. Clementine Biologiche, Olio Extravergine Biologico di alta qualità, prodotto nella Locride e nella Piana di Gioia Tauro tramite spremitura a freddo, utilizzando unicamente procedimenti meccanici. Vengono distribuiti 4 tipi di olio monocultivar, selezionati tra le migliori specie autoctone: Geracese, Carolea, Ottobratica, Sinopolese. GOEL BIO si rivolge principalmente ai circuiti commerciali diretti, senza intermediari tra produttore e consumatore finale, per garantire un’equa retribuzione del prodotto e, a sua volta, un equo salario ai lavoratori. Oltre ad offrire occupazione sana nel territorio, ciò mira a prevenire fin dalla radice fenomeni di sfruttamento dell’immigrazione. I soci produttori di GOEL BIO garantiscono infatti: il rispetto dei diritti dei lavoratori; la scrupolosa osservanza dei disciplinari di produzione biologica; l’estraneità con ogni malaffare o collusione con la ‘ndrangheta; l‘alta qualità e la tipicità delle produzioni. Gli agrumi con il bollino “GOEL BIO” e l’Olio Extra-vergine di Oliva Biologico, saranno – conclude la nota – “messaggeri della legalità e dei valori di cambiamento di GOEL”.

(fonte Agi.it)

Viaggio studio Argav in Trentino, tra le mele della Val di Non e un mondo di formaggi da gustare

3/12/10, i soci Argav in Trentino, viaggio studio a Mondo Melinda e Trentingrana

(di Gabriele Cappato, socio Argav) L’Argav ha fatto visita a due autentiche perle del Trentino: il Mondo Melinda e il Trentingrana. Non poteva chiudere meglio il suo programma di visite professionali alla fine di un’annata di attività intensissima che ha visto il suo presidente e i suoi soci a visitare alcune tra le migliori  realtà  del mondo agroalimentare e ambientale  del nord est. Anzi le perle viste sono state tre giacché oltre alle, celebri  ormai, mele della Val di Non e il gustosissimo formaggio si è avuta grazia anche di una splendida nevicata che ha ulteriormente impreziosito il paesaggio e l’atmosfera circostante.

3/12/10, visita soci Argav a Mondo Melinda, particolare stabilimento

Gabriele Weber, direttore generale Gruppo Formaggi del Trentino verifica il grado di stagionatura

Trentino all’avanguardia e pronto a sostenere le sfide del futuro. Prodotti, numeri, persone, dati di entrambi i settori sono stati tutti di ottimo interesse e hanno, se ce n’era ulteriore bisogno, confermato, come il Trentino sul piano delle produzioni, delle qualità e della commercializzazione , in particolare, in questo comparto alimentare, sia all’avanguardia e, pronto a sostenere le sfide future. Le strutture di Taio, all’entrata della Val di Non e vicine tra di loro anche per una sorta di solidale reciproco sostegno, dimostrano come il lavoro e la fiducia di tanti piccoli produttori trovino puntuali riscontri nella cura di quanto loro conferito e nella remunerazione dei loro investimenti. Migliaia sono i produttori coinvolti nella produzione della Melinda e del Trentingrana raggruppati nelle 16 cooperative aderenti al Consorzio Melinda e 18 i caseifici cooperativi affiliati all’altro rispettivo Consorzio per il formaggio. 230.000 tonnellate le mele  prodotte e commercializzate, 130.000 le forme  del grana trentino stagionate e immagazzinate.

3/12/10, visita soci in Trentino a Mondo Melinda, particolare stabilimento

Si fa presto a dare questi dati, ma molto più lungo è il dire del loro ottenimento.Per entrambi questi prodotti che stanno rendendo celebre la regione nostra contermine vi è un duro lavoro sui campi, su prati, negli allevamenti, il tutto permeato da vera passione e da esperienze che si perdono dei tempi e non è un caso che negli spot pubblicitari della Melinda vi sia l’ultima affannosa corsa per attaccare il bollino finale di qualità, simbolo mediale per dimostrare la scrupolosità con cui si vuol terminare un anno di impegno e di cura anche nel particolare.

Marco Tommasini, magazziniere Gruppo formaggi del Trentino, apre una forma di grana

“Gustatevi il nostro mondo” è lo slogan utilizzato per i formaggi del Trentino e se il “grana” è quello che sollecita  di più il gusto, i suoi fratelli minori, si fa per dire, non scherzano e trascinati dal nome delle loro splendide vallate di provenienza – Fassa, Lavarone, Primiero, Cavalese, Val di Sole – sono pronti a fargli  da cornice sontuosa e altrettanto ghiotta. “ Chapeau!” dunque ai trentini alle loro mele e ai loro formaggi.

Biodiversità: favorire le produzioni locali di nicchia

Azienda Sasse Rami di Veneto Agricoltura

In Veneto, fino a pochi decenni fa, la maggior parte delle aziende agricole coltivava pochi alberi di molteplici varietà: oggi queste stanno rapidamente scomparendo. “Progetto di recupero e salvaguardia delle biodiversità frutticole del Veneto” è la pubblicazione che Veneto Agricoltura ha dedicato al recupero delle specie di melo e pero in Veneto.

E’ l’Anno internazionale della Biodiversità: ebbene, allo scopo di ovviare alla scomparsa di queste tipiche e tradizionali varietà locali di melo e pero, Veneto Agricoltura, fin dagli anni ’90, ha avviato un programma di reperimento, coltivazione e caratterizzazione del “germoplasma autoctono”, quindi della base genetica delle varietà. Un vero e proprio tesoro conservato presso l’azienda Sasse–Rami di Ceregnano (RO), oggetto continuo di osservazioni e verifiche vegetative, pomologiche e organolettiche.

Rosa Gentile, Pom Ruggine, Pero Trentosso e Madonna delle nevi dei Colli Euganei. L’attività di recupero e conservazione dell’Azienda regionale ha portato, fino ad oggi, al reperimento di ben 136 varietà di melo e di 62 di pero; in questo volume sono presentate le cosiddette “schede pomologiche” delle prime 32 varietà di melo e 19 di pero. Tra queste la Rosa Gentile, mela profumata e croccante dell’ area pedemontana, il Pom Ruggine delle Prealpi Vicentine, il Moscatello della provincia di Rovigo, la Madonna delle nevi dei Colli Euganei, il Pero Trentosso della zona della Valpolicella, per citarne alcune.

Una “gene bank frutticola”. L’obiettivo di Veneto Agricoltura attraverso il progetto è quello di procedere alla identificazione e valorizzazione delle varietà autoctone di melo e pero nell’ottica di una frutticoltura volta alla riscoperta degli antichi sapori e per la salvaguardia del loro patrimonio genetico. Ovvero costituire una “gene bank” frutticola che risponda a quanto auspicato dalla Convenzione sulla Diversità Biologica di Rio de Janeiro del 5 giugno 1992. Ricorda l’Amministratore Unico Paolo Pizzolato che finalità della conservazione di queste varietà è anche l’utilizzazione delle più interessanti tra di loro per costituire piccoli frutteti per produzioni di nicchia nei luoghi d’origine, valorizzando così le loro potenzialità; altro traguardo, molto concreto, resta quello di poterle utilizzare nei programmi di miglioramento genetico a fini commerciali.

(fonte Veneto Agricoltura)

Effetto globalizzazione a tavola: più ananas che pesche

Il consumo di ananas degli italiani e’ raddoppiato mentre si e’ quasi dimezzato quello delle pesche negli ultimi dieci anni, con le banane che sono addirittura diventate il terzo frutto piu’ consumato dagli italiani dopo mele e arance. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della globalizzazione a tavola dalla quale si evidenzia che la frutta straniera rappresenta oggi ben il 15% di quella consumata nonostante l’Italia sia il primo produttore di frutta e verdura in Europa. Accanto all’arrivo di frutta ”esotica”, negli ultimi dieci anni si e’ anche assistito ad una crescita degli sbarchi di frutta straniera ”contro” stagione come i mirtilli dall’Argentina (+560 per cento), le ciliegie dal Cile (+122 per cento) o l’uva dal Sudafrica (+50 per cento), prodotta in abbondanza anche in Italia. Una tendenza che, denuncia l’organizzazione agricola, ”comporta spreco di denaro, energia e inquinamento ambientale per i trasporti, spesso dovuta alla perdita di conoscenza dei cicli stagionali e amplificata dalla mancanza di trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta”, sulla quale la Coldiretti chiede di ”intensificare i controlli”.

(fonte Asca)

9-10 ottobre 2010: la Valle di Non si prepara per Pomaria 2010, festa del raccolto delle mele

foto Pomaria

Nel cuore del Trentino, in Valle di Non, nel weekend del 9-10 ottobre 2010, va in scena la sesta edizione di Pomaria, la festa del raccolto delle mele della valle. La manifestazione è arricchita da momenti musicali e folcloristici, oltre che da degustazioni di prodotti tipici e vini locali.

L’edizione 2010 si prospetta una delle più belle di sempre. Nelle viuzze e nella piazza del borgo rinascimentale di Casez, oltre alla mostra di mele “antiche” e “moderne”, isole espositive rigorosamente con prodotti chilometri “0-20” (formaggi, vino Groppello della Val di Non, conserve dolci e salate, farine, sidro, piccole realtà artigianali), laboratori per imparare a trasformare la frutta in marmellata, torte, succhi, sidro; degustazioni di Slow Food per avventurosi percorsi attraverso il gusto, laboratori artigianali. E i “maestri raccoglitori” che, in un campo lasciato a disposizione dei visitatori, insegneranno loro i segreti della raccolta, aiutandoli a scegliere direttamente dalla pianta le mele che poi potranno portarsi a casa. Tra le novità del 2010 “Pom’Arte” concorso di arte estemporanea dedicato alla mela.

(fonte discoveryalps.it)

La Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario ha sequenziato il genoma del melo

Dopo la decodifica del genoma della vite, la Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige consegue un altro importante risultato. I ricercatori del Centro ricerca e innovazione hanno effettuato, infatti, l’intera sequenza del genoma del melo, per l’esattezza della varietà Golden Delicious. I risultati del progetto, durato due anni e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, sono riportati in un articolo scientifico firmato da 85 autori pubblicato su Nature Genetics, prestigiosa rivista scientifica che all’importante risultato di portata mondiale dedicherà anche la copertina della versione cartacea di ottobre.

Il progetto. Nel corso del 2007 e 2008 sono state prodotte le sequenze del DNA di melo (circa 13 miliardi di nucleotidi sequenziati) e nel 2009 i ricercatori hanno effettuato l’assemblaggio e la ricostruzione del contenuto ordinato dei geni dei 17 cromosomi del melo. Le sequenze coprono 17 volte il genoma del melo con oltre l’82% del genoma assemblato nei cromosomi ed oltre il 92% dei geni ancorati ad una precisa posizione dei cromosomi. Le sequenze del DNA saranno disponibili da lunedì 30 agosto sulle banche dati internazionali, liberamente consultabili da parte della comunità scientifica.

Le scoperte.  Il sequenziamento del genoma del melo ha consentito di fare nuove scoperte e aumentare il grado di conoscenza sulla pianta del melo e sulla sua storia. In particolare:
– il melo coltivato è stato addomesticato 3-4000 anni fa a partire da un progenitore selvatico recente, Malus sieversii, specie ancora diffusa nei boschi tra il Kazakistan e la Cina;
-il genoma del melo ha subito una duplicazione databile a circa 50 milioni di anni fa, che ha portato i suoi cromosomi dai 9 dell’antico progenitore americano ai 17 attuali;
-il numero dei geni, 57 mila, è il più elevato riportato per i genomi di piante finora considerate. Tra questi geni la pubblicazione individua il completo assetto dei 992 geni responsabili della resistenza alle malattie: un arsenale potenzialmente molto utile al miglioramento genetico;
– è disponibile un elenco di tre milioni di posizioni del genoma (marcatori molecolari) utilizzabili come riferimento per orientarsi nel genoma e scoprire le funzioni dei suoi geni;
– sono state identificate alcune famiglie di geni correlabili con lo sviluppo del pomo, nome botanico del frutto del melo e dei suoi parenti stretti (ad es. pero, cotogno, sorbo).

Le ricadute. Il risultato è di portata mondiale. Si potranno ottenere in tempi rapidi nuove varietà di melo, accelerando i tempi del miglioramento genetico convenzionale e ottenendo piante che si autodifendono dalle malattie e dagli insetti e in grado di produrre frutti più salubri e gustosi. L’obiettivo è costituire varietà di mele che riducano gli interventi agrotecnici, realizzando così una frutticoltura più sostenibile: un filone di ricerca che l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige persegue da alcuni anni. Il sequenziamento del genoma del melo amplifica di almeno mille volte le nostre conoscenze relativamente a questa importante pianta agraria, in particolare le sue proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale, l’esplorazione della biodiversità, gli studi filogenetici ed evolutivi.

Una mela su cinque in Italia è trentina. La mela è il frutto più importante delle regioni temperate. Delle 3000 varietà note circa dieci coprono oltre il 70 per cento della produzione mondiale. L’Italia è il sesto produttore al mondo, il secondo il Europa, con 2,2 milioni di tonnellate di mele prodotte. La scelta di sequenziare il genoma di Golden Delicious è stata dettata dall’importanza che questa varietà, originaria della Virginia, riveste a livello mondiale (è la seconda più diffusa al mondo) e, in particolare, in Trentino. Che, territorio tra i più vocati per la frutticoltura di qualità, dedica alla produzione della mela una superficie di circa diecimila ettari per un totale di circa 450 mila tonnellate (2009), rappresentando il 21 per cento del mercato nazionale (una mele su cinque consumate in Italia è trentina) ed raggiungendo assieme all’Alto Adige oltre il 60 per cento della produzione italiana.

Le collaborazioni. Il progetto coordinato dal Centro Ricerca e Innovazione di San Michele è stato realizzato in collaborazione con altre istituzioni internazionali: Myriad Genetics inc., Salt Lake City, Utah (USA), 454/Roche, Branford, Connecticut (USA), Amplicon Express, Pullman, Washington (USA), Washington State University, Pulllman, Washington (USA), University of Washington, Seattle, Washington (USA), INRA Anger (Francia), Plant and Food Research (New Zealand), Università di Gent, Gent, (Belgio), Parco Tecnologico Padano, Lodi (Italia), Università di Padova e Milano (Italia).

(fonte: Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige)