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Tappo a vite, bottiglia piatta, in plastica: è il vino del futuro?

La Gran Bretagna sembra intenzionata a lasciare in eredità agli ormai prossimi partner europei un’altra della sue novità destinate a far inorridire i cultori del buon vino: una speciale bottiglia in plastica riciclata dalla forma disegnata con il principale obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale dovuto alle spedizioni. Una bottiglia dal collo tradizionale ma per il resto piatta.

L’idea è stata realizzata dall’azienda britannica “Garçon Wines”, che si è posta come prioritario il problema degli ingombri e gli sprechi di spazio determinati dalle normali bottiglie a base rotonda. Una questione legata in realtà esclusivamente al trasporto e alla spedizione di grandi quantitativi di bottiglie. A questo è stato aggiunto anche un supposto beneficio ambientale: la strana bottiglia progettata dai creativi dietro l’azienda britannica, la definiscono al 100% eco-friendly, perché realizzata con materiale riciclato e a sua volta riciclabile. Quasi dimenticando che il più riciclabile tra tutti i materiali è da sempre il vetro.

Nello stesso spazio di una confezione da quattro bottiglie tradizionali ce ne stanno dieci di quelle piatte. Comunque, l’originale bottiglia è stata appiattita rispetto al modello tradizionale con base circolare conservando il volume complessivo che resta pari ai tradizionali 0,75 litri. Aver schiacciato la bottiglia permette all’azienda di realizzare uno speciale cartone in grado di racchiudere 10 bottiglie piatte nello stesso spazio occupato da 4 bottiglie regolari. La bottiglia è proposta con un tappo a vite ed è realizzata interamente in pet riciclato per risultare più leggera e più semplice da riciclare. Evidentemente però con questa forma e con questo materiale il vino perde una parte di quel fascino che è anche uno dei motivi del suo successo mondiale.

Fonte: Garantitaly.it

Lotta alla burocrazia nel settore primario, FIVI chiede al Ministero dell’Agricoltura la creazione di un “ufficio centrale etichette”

Etichette viniIn apertura del 2014 i vignaioli indipendenti italiani associati a FIVI lanciano una proposta concreta al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo: la creazione di un ufficio centrale che abbia autorità decisionale in materia di etichettature. La proposta è stata avanzata a Piacenza, dove a dicembre scorso oltre un terzo degli oltre 750 soci FIVI si è riunito per l’annuale Mercato dei Vini.

Approvazione preventiva in modo da non sbagliare. Un ufficio unico, gestito a livello centrale/regionale o presso gli enti certificatori, che controlli, verifichi e stabilisca la conformità o non conformità di un’etichetta a quanto stabilito dalle normative, e di conseguenza ne approvi o meno l’utilizzo. Una struttura che crei modelli corretti di etichette, i quali, una volta validati e adottati dai vignaioli, non vengano contestati in alcun dettaglio dagli enti/uffici periferici preposti ai controlli. In sostanza si chiedono linee chiare e soprattutto l’approvazione in via preventiva, in modo da evitare di stampare migliaia di etichette scoprendo poi che non sono conformi alla legge.

Necessita di ovviare a interpretazioni diverse. La proposta nasce da due, importantissime, considerazioni:l’80 % delle sanzioni comminate alle imprese vitivinicole in sede di controlli ha per oggetto le etichette; le esperienze maturate dagli oltre 750 vignaioli soci FIVI evidenziano come durante i controlli svolti da soggetti diversi, o in regioni diverse, emergano interpretazioni differenti sulla conformità o meno dei vari elementi presenti nelle etichette. FIVI è assolutamente favorevole ai controlli in quanto garanzia per i consumatori e per i vignaioli stessi, ma chiede chiarezza e linee guida univoche per permettere alle imprese di agire in modo corretto. Un ufficio che approvi le etichette in via preventiva e al quale facciano riferimento i vari organi controllori, è una struttura fondamentale e necessaria. Strutture simili esistono già in altri paesi, come ad esempio negli USA dove, per quanto riguarda l’importazione di vini, le etichette devono essere tutte preventivamente autorizzate.

Redatto un dossier burocrazia. Sono gli eccessi dell’apparato burocratico che FIVI ha denunciato e per i quali ha proposto soluzioni concrete nel dossier burocrazia presentato in tutte le sedi istituzionali preposte in Italia e in Europa. L’obiettivo dei Vignaioli Indipendenti è quello di poter svolgere correttamente il proprio lavoro, senza esser costretti a sprecare energie e soprattutto risorse economiche. Confusione e mancanza di chiarezza hanno un costo che incide pesantemente sul bilancio e impedisce di lavorare.

(Fonte: FIVI)

“Da vitigni antichi vini nuovi”: presentato il progetto della Regione Veneto per la promozione del TAI

Presentazione Tai a Le Calandre

(di Cinzia Dal Brolo, socio Argav) Location prestigiosa, cucina di assoluta eccellenza a cura del pluristellato chef Massimiliano Alajmo del Ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano, (al primo posto nella classifica delle guide più autorevoli) hanno fatto da “cornice” alla  presentazione del programma di promozione dei vini Tai, Lison e Tai Rosso, così denominati dopo che l’Unione Europea ha definitivamente sancito l’attribuzione della denominazione Tokai all’Ungheria e ai suoi vini.

L’apparente sconfitta si è, nel tempo, trasformata in una nuova “opportunità commerciale” per i vini veneti, considerati a buon diritto la più autentica espressione del territorio, in quanto il Tai , secondo le parole del governatore Zaia, “è il vino di sempre, antico nelle radici, nel vitigno, con un nome diverso.” Mercoledì 1 dicembre c’è stata la presentazione ufficiale del progetto, realizzato con il contributo economico della Regione Veneto e del MIPAF. Presenti i Presidenti delle rispettive Doc, Federico Tassoni (Colli Berici), Mauro Stival (Lison Pramaggiore), Antonio Bonotto (Piave), e una folta schiera di giornalisti ai quali Carlo Favero, Direttore del Consorzio Lison Pramaggiore ha illustrato le parti più salienti del Progetto; a partire dai dati della produzione 2009 che ha raggiunto quasi 2 milioni di bottiglie, di cui il 70% è rappresentato dai vini del Lison. Sottolineando che anche la vendemmia 2010 fa ben sperare, confermando la dinamicità di un territorio finora rimasto ai margini del mercato.

Buon Feed-back è arrivato dalla promozione dei vini TAI all’aeroporto Marco Polo di Venezia, fatti degustare ai passeggeri in transito; con numeri che, da giugno a novembre, hanno fotografato un andamento positivo. Inoltre, a supporto del progetto, a partire dal 2011 è prevista una nutrita serie di iniziative: convegni, workshop, momenti conviviali, incontri pubblici. Una ventina le etichette presentate alla stampa, i migliori vini delle tre DOC: ogni territorio rappresenta una storia a sé, ma il denominatore è comune: vini ottenuti da uve TOCAI. Nella parte più orientale della provincia di Venezia, (Lison-Pramaggiore) si producono bianchi e rossi dalle fragranze aromatiche, tipici di vitigni coltivati su terreni pianeggianti, temperati dalla vicinanza all’Adriatico, ricchi di calcio.  I vini del Piave Doc annoverano bianchi e rossi caratteristici di un territorio (bassa pianura compresa tra i confini nordorientali della provincia di Treviso fino alla foce del Piave) che punta alla valorizzazione sia di vitigni ben radicati e già conosciuti, sia di quelli nuovi come il Raboso superiore che entrerà a far parte della DOCG. Infine, i vini prodotti nei Colli Berici (a sud della città di Vicenza) testimoniano una produzione diversificata grazie a terreni di varia natura, roccia calcarea, argille rosse, rocce basaltiche che assicurano un carattere ben “strutturato” al prodotto. In particolare il TAI Rosso, di colore rubino intenso, con note di lampone e frutti di bosco, di sapore asciutto. Proposto sia nella versione classica, che in quella “riserva” dopo un periodo di affinamento in legno.

Una menzione particolare va ai piatti appositamente creati da Massimiliano Alajmo, in grado di “esaltare” i vini, i cui abbinamenti sono stati guidati dal sommelier Alessandro Scorsone; per esempio la “Battuta di carne cruda arrotolata con astice e lattuga”, abbinata a freschi TAI rosso; o il “Maialino da latte arrosto con purè di marroni tartufato” a celebrare i Tai Rosso più strutturati. Infine, a sottolineare il valore di eccellenza, Alessandro Scorsone, ha definito “autentici” i vini veneti, diversi per zone di provenienza, piacevoli e facili da gustare, ricchi di storia e tradizione”. Un patrimonio da valorizzare nel panorama internazionale, con un mix di azioni mirate di Marketing strategico.

Concorso manifesto 2011 Città del Vino: proposte raccolte fino al 30 novembre 2010

Tradurre in un’immagine unica lo spirito che anima i territori a piu’ alta vocazione vitivinicola d’Italia, quasi 600 tra piccole e grandi citta’ che dal nord al sud del Belpaese sono le ”custodi” dei terroir dove nascono i grandi vini italiani: ecco la mission di chi, fino al 30 novembre, vorra’ cimentarsi con creativita’ ed inventiva nel ‘‘Concorso per il manifesto 2011” delle Citta’ del Vino, aperto a tutti gli enoappassionati per realizzare l’immagine che accompagnerà le Citta’ del Vino per un intero anno di eventi e iniziative.

A idearla, gli enoapassionati. ”Lo spirito partecipativo delle Citta’ del Vino e la volonta’ di un profondo radicamento sul territorio attraverso il coinvolgimento di tutti, come di chi lo vive ogni giorno e ne conosce la storia e le tradizioni piu’ autentiche – spiega il presidente delle Citta’ del Vino Giampaolo Pioli – sono alla base della scelta di promuovere ogni anno questo concorso e di aprirlo a chiunque voglia partecipare, grafici, designer o semplicemente enoappassionati”. I bozzetti possono essere realizzati con qualunque tecnica, forme e colori, singolarmente o in gruppo, e l’opera migliore, sottoposta al giudizio di una giuria, rappresentera’ per un intero anno l’immagine delle Citta’ del Vino, dal manifesto ufficiale alla guida. L’autore ricevera’ un premio di 2.500 euro e un weekend da trascorrere in un agriturismo di una prestigiosa area vitivinicola italiana. Inoltre, e’ previsto un premio speciale per le scuole di primo e secondo grado: un buono del valore di 1.000 euro per l’acquisto di materiale didattico.

(fonte Associazione Città del Vino)

Giovani imprenditori: spopola l’“Erasmus agricolo”

Andare da 1 a 6 mesi in un’azienda agricola europea, oppure ospitare  nella propria qualche giovane imprenditore “in erba” straniero. Questo format, grazie ad un processo virtuoso di passaparola, attivato spontaneamente anche sui principali social network del web, sta facendo decollare il progetto. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che sottolinea come stia prendendo molto piede l’iniziativa voluta dall’Unione Europea e denominata “Eye”, ovvero “Erasmus per i giovani imprenditori”.

Per gli stranieri, voglia di scoprire il made in Italy rurale. Si tratta -afferma la Cia- di una formula ben riuscita finalizzata a creare relazioni costruttive tra centinaia di giovani imprenditori europei. Il programma si rivolge a giovani imprenditori (ovvero ad imprenditori in essere da meno di 3 anni) e a nuovi imprenditori (quindi coloro che aspirano a diventarlo). Non solo. Il programma si rivolge anche ad imprese avviate e con esperienza che scelgono di partecipare in qualità di aziende ospitanti. L’“Eye” offre la possibilità ai giovani/nuovi imprenditori di trascorrere un periodo di lavoro, presso un’azienda di successo, in uno dei 27 Paesi dell’Unione Europea, inclusi i nuovi stati membri. Le aziende del comparto vitivinicolo italiano -evidenzia la Cia- sono in testa alle liste di preferenza degli stranieri, ma vanno molto forte anche gli agriturismi e le aziende multifunzionali. I giovani sono attratti dalla curiosità di scoprire le alchimie che portano al successo del “made in Italy rurale”.

Per gli italiani, desiderio di attivare link utili a “costo zero”. Gli italiani, invece, scelgono prevalentemente di essere ospitati in aziende del Nord Europa, ma l’Est sta diventando un orizzonte appetito, in particolare per attivare sinergie per nuovi business nel settore zootecnico e del “turismo verde”. Come organizzazione agricola -prosegue la Cia- monitoriamo costantemente questo progetto, perché è una grande e costruttiva opportunità che ci permette di analizzare le aspettative e le tendenze dei giovani imprenditori. Non ci limitiamo a questo: suggeriamo le mete degli scambi, con criteri precisi e utili. Altro aspetto da non snobbare è quello legato al portafoglio. Difficilmente i giovani riescono a fare esperienze del genere a “costo zero”: con questo “Erasmus” ciò, invece, avviene. La Commissione Europea ha infatti stanziato delle borse di studio per supportare economicamente gli imprenditori in partenza durante il periodo di permanenza nell’azienda del paese prescelto.

Borse di studio ancora disponibili. Il programma -conclude la Cia- viene curato dal nostro ufficio di Rappresentanza a Bruxelles. Scrivendo all’indirizzo cia.bxl@skynet.be è possibile ricevere supporto e maggiori informazioni sull’iniziativa, mentre per partecipare occorre iscriversi on-line al sito. Sono ancora disponibili borse di studio per imprenditori che intendano trascorrere un periodo all’estero ed intendano farlo entro giugno 2011.

(fonte Cia)

La via del vino sui social network

Sempre più web e sempre più social network nel futuro del vino: un vero e proprio boom di siti, blog, portali, pagine su facebook… per una comunicazione sempre più diretta fra cantine e pubblico. La trasparenza delle fonti è un problema, ma può essere superato; parte da Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distallati che chiude oggi a VeronaFiere,  la riflessione per regole condivise.

Social network: tante opportunità, ma anche qualche rischio. La rete di internet come opportunità da cogliere velocemente per emergere in un mondo fatto di centinaia di migliaia di etichette: è questo il must uscito dal convegno organizzato durante Vinitaly 2010 dal titolo “Vino, Web e Social Network: opportunità e responsabilità”, che ha posto però anche all’attenzione il problema del controllo e della tracciabilità delle informazioni messe in rete. Un convegno che proprio grazie a un social network come twitter e ai blogger presenti ai lavori è stato seguito in tempo reale da migliaia di utenti al di fuori delle mura della sala conferenze.

L’80% delle persone s’informa su Internet prima di fare un acquisto importante. Internet e i vari social network quali i blog, twitter, facebook, ma anche youtube sono il nuovo strumento di comunicazione che può permettere anche ai piccoli produttori vitivinicoli di entrare direttamente in contatto con i consumatori, per farsi conoscere ma anche per “conversare” in tempo reale dei loro gusti e delle tendenze in atto senza intermediazioni. Dall’altra parte, i consumatori per la prima volta possono scegliere e scambiarsi opinioni direttamente, tanto che ormai l’80% delle persone si informa su internet prima di fare un acquisto importante e il 70% confronta i prezzi sulla rete.

Vino: argomento del 2% delle conversazioni in internet. Si tratta di un nuovo modo di fare marketing, a prezzi accessibili e con attività mirate e facilmente verificabili nei risultati che permettono di ottimizzare le risorse, pur andando a colpire puntualmente il singolo potenziale cliente. Molto si basa sul passaparola, e questo dà al consumatore un potere mai avuto prima. Che lo strumento di internet abbia enormi potenzialità per il settore enologico lo dimostra il fatto che il vino compare in quasi il 2% delle conversazioni in rete che si svolgono nelle principali lingue europee, per un totale di 105 mila conversazioni ogni giorno.

Veridicità delle informazioni: meglio l’autocontrollo con un codice etico condiviso. Ma a chi non la conosce la rete fa paura, e anche tra gli operatori dell’informazione c’è forte la preoccupazione che, essendo alla portata di tutti, i blog e i social network possano diventare strumento per decidere anche la cattiva sorte di un’azienda, attraverso la diffusione di false informazioni. Al controllo e alle regole imposte, però, tra chi utilizza la rete prevale l’idea che sia meglio l’autocontrollo, da raggiungere magari attraverso un codice etico condiviso, ferma restando la capacità, già dimostrata dalla rete, di scoprire e subito isolare chi sbaglia o chi non si dimostra credibile.

Invito al mondo del vino di fidarsi di internet. Il confronto sul tema è agli inizi, da Vinitaly sono state lanciate, grazie anche alla presenza tra i relatori di Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, le prime idee per trovare un punto di sintesi che porti il mondo del vino a fidarsi di internet. Ma già da ora il messaggio è che non bisogna avere paura della rete e che è importante iniziare a percorrere le nuove strade del marketing. Lo dicono gli analisti dei media (tra i relatori del convegno Enrico Grazzini del Corriere della Sera) e i blogger (Filippo Ronco di TigullioVino e Vinix e Giampiero Nadali di Aristide Blog), ma anche dalle cantine che la stanno utilizzando con profitto in termini di immagine (Francesco Zonin con l’esperienza di My Feudo tra i relatori e Lorenzo Biscontin di Santa Margherita tra il pubblico).

(fonte Veronafiere)