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Pesca, accordo UE su misure da finanziare nel periodo 2014-2020, tra cui la sovvenzione al fermo pesca temporaneo e definitivo chiesta dall’Italia

I ministri della Pesca dei 27 Stati Membri hanno raggiunto a Bruxelles un accordo politico (contrari solo Germania, Malta, Lituania e Belgio) per definire quali misure di gestione dell’attività di pesca potranno essere finanziate dal futuro Fondo europeo del settore per il periodo di programmazione 2014-2020. Nell’accordo rientrano anche le misure per cui l’Italia si è battuta in questi anni: il finanziamento del fermo provvisorio e del fermo definitivo dell’attività di pesca.

Tutela del pescato nel momento della riproduzione. In base all’accordo, ogni Stato Membro potrà destinare fino al 15% di quella che sarà la sua dotazione finanziaria 2014-2020 ad un determinato “pacchetto” di misure. In questo insieme rientrano – come chiedeva appunto l’Italia – la sovvenzione europea al fermo temporaneo dell’attività di pesca (importante per la tutela degli stock soprattutto nel momento della riproduzione) e il fermo definitivo con un contributo alla demolizione delle imbarcazioni. In particolare sul fermo definitivo l’intervento potrà essere finanziato con contributi UE fino al 2017. Un terzo elemento del “pacchetto” di misure, ma che interessa molto meno l’Italia, riguarda la possibilità di sovvenzionare la sostituzione dei motori delle imbarcazioni.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Allarme in Polesine, la laguna Marinetta si sta interrando, rischi per produzione vongole e navigazione

lavorazione vongole in laguna

“E’ fondamentale intervenire urgentemente in laguna Marinetta, con opere infrastrutturali di salvaguardia, tali da impedire l’ingresso di imponenti quantità di sabbia dal mare alla laguna, che interrando le concessioni dei produttori soffocano i molluschi”. E’ quanto dichiara Alessandro Faccioli di Coldiretti “Impresa pesca” a nome dei consorzi Delta nord e Molluschicolo polesano.

Sito di eccellenza per l’allevamento delle vongole veraci del Delta veneto. L’associazione e i due consorzi Consorzi hanno inviato, nei giorni scorsi, un telegramma agli assessori regionali Maurizio Conte, Franco Manzato e Marialuisa Coppola ed agli enti preposti alla salvaguardia degli ambienti lagunari, affinché si prendano in esame urgentemente tutte quelle azioni necessarie a scongiurare situazioni di ulteriore criticità per il comparto ittico. La laguna di Marinetta, che si trova tra i comuni di Porto Viro e Rosolina, è estesa circa 200 ettari. Essa rappresenta uno dei siti di eccellenza per l’allevamento delle vongole veraci del Delta. In essa trovano occupazione oltre 300 addetti. Negli ultimi anni questa laguna si sta interrando, principalmente a causa del copioso apporto di sedimenti che dalla bocca a mare di Albarella vengono sospinti dalle mareggiate, soprattutto di Bora. “Va pure ricordato – conclude Faccioli – che l’abbassamento del fondale, in alcuni punti, mette anche a rischio la sicurezza della navigazione”.

(Fonte: Coldiretti Impresa Pesca Rovigo)

Costituito il GAC Chioggia Delta del Po, gestirà le risorse europee Fep per la pesca ed acquacoltura

Con la firma dell’atto costitutivo è nato il 26 settembre scorso il Gruppo di azione costiera (Gac) di Chioggia Delta del Po, organismo frutto del partenariato fra enti pubblici, associazioni di categoria della pesca e dell’acquacoltura e soggetti portatori di interesse di altri settori di rilievo in ambito socio economico ed ambientale dell’area costiera bassopolesana e chioggiotta.

L’organigramma. L’assemblea dei 15 soci, radunata al municipio di Chioggia,  ha sottolineato con un applauso l’elezione del presidente, che è Maurizio Salvagno attuale vicesindaco del comune lagunare, ed il consiglio d’amministrazione, che è composta da: l’assessore Raffaele Crepaldi per il Comune di Porto Tolle, due riconosciuti esperti del settore come Antonio Gottardo per Lega pesca e Alessandro Faccioli per Coldiretti Impresa pesca e Unci pesca, Giovanni Vianello presidente di Bancadria in rappresentanza dei privati, oltre allo stesso Salvagno per Chioggia.

Obiettivo. Il Gac Chioggia Delta del Po gestirà le risorse stanziate dal Fondo europeo per la pesca (Fep) per implementare la progettualità a favore di pescatori, acquacoltori e realtà rurali costiere, secondo quanto contenuto nel Piano di sviluppo locale già approvato dalla Regione Veneto.  Fanno parte del nuovo Gac i Comuni di Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina e Chioggia, le provincie di Rovigo e Venezia, tutte le associazioni della pesca e dell’acquacoltura che operano nel bassopolesine e nel chioggiotto, Bancadria, il Distretto ittico e la Fondazione della pesca di Chioggia.  Il Gac Chioggia Delta del Po, insieme al Venezia orientale (Vegac) sono gli unici due Gruppi di azione locale del Veneto.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Pesca, finisce il fermo in Alto Adriatico. Manzato: ma almeno un’altra settimana sarebbe stata utile.

“Almeno un’altra settimana di fermo pesca sarebbe stata utile e, del resto, d’accordo con le altre regioni del Distretto Alto Adriatico l’avevo chiesta al ministro. Spero che la nostra responsabilità di autogoverno, anche di fronte alla situazione che si presenta di fronte alla riapertura della pesca, possa determinare un blocco dell’attività non a tavolino, ma rapportabile all’effettiva ripresa degli stock ittici”. Anche per Franco Manzato, assessore alla pesca del Veneto, il fermo pesca anticipato non ha dato risultati che possano essere considerati definitivi, anzi.

“Manca il pesce adulto – concorda Manzato – e a questo si sommano anche le gravi morie di molluschi in alcune aree della laguna di Venezia e delle lagune del Delta del Po, a causa del particolare andamento climatico di quest’estate. Di certo il problema di cosa pescare con le nuove normative europee esiste e rischia di penalizzare l’impegno degli addetti ai lavori e le imprese per l’aumento dei costi, in particolare del gasolio, per rimettere le barche da pesca in mare”. Ieri infatti si è concluso il fermo pesca, iniziato il 16 luglio su pressante richiesta del Veneto e accolto favorevolmente anche dalle altre Regioni del Distretto, per adeguare la “tregua” alle esigenze di questo tratto di mare. La durata del fermo è però rimasta sempre la stessa, mentre agli stock ittici sarebbe servito un po’ di tempo in più per raggiungere le taglie legalmente commerciabili.

Garantire un futuro al settore pesca. “Riprenderemo il discorso e sentirò al più presto i colleghi delle altre Regioni per concordare un’azione comune rispetto ad un obiettivo che è di tutti: garantire un futuro a questo settore economico tradizionale, nel rispetto di quelle che sono le peculiarità dell’Alto Adriatico, adeguando nel contempo la pressione di pesca per non compromettere in modo irreversibile una risorsa che è importante dal punto di vista economico e sociale non solo per le nostre aree costiere. Il che in pratica si dovrà tradurre anche in una gestione delle risorse alieutiche non solo per quanto riguarda il fermo pesca ma per tutti gli aspetti che attengono alle nostre specificità”.

(Fonte: Regione Veneto)

Moria di molluschi nel Delta del Po, chiesto lo stato d’emergenza ma mancano i soldi

Manzato incontra le cooperative di pescatori del Delta del PoAprire subito un tavolo tecnico con tutti i settori interessati, per elaborare iniziative sia per una risposta immediata sia per una progettualità di medio e lungo periodo che dia sicurezza all’attività dei pescatori del Delta del Po, circa 1500 persone, per la metà donne, che lavorano in un settore produttivo apprezzato e ricercato, per il quale è anche in corso la procedura per la Denominazione d’Origine Protetta per la Cozza di Scardovari.

Moria di molluschi, perdite per 1,5 milioni di euro. Sono queste le linee d’azione tracciate nei giorni scorsi dall’assessore alla Pesca del Veneto Franco Manzato nel corso dell’incontro con il consorzio e le cooperative interessate, svoltosi nella sede consortile di Scardovari, per valutare come poter fronteggiare la moria di molluschi conseguente allo stato di anossia delle lagune deltizie, che ha causato perdite economiche valutate finora in circa 1,5 milioni, pari alla metà del guadagno in situazioni normali, e con prospetti di ripresa in tempi brevi tutt’altro che rosee. All’incontro erano presenti tra gli altri anche il sindaco di Porto Tolle Silvano Finotti, i consiglieri regionali Graziano Azzalin e Cristiano Corazzari, l’assessore alla pesca della provincia di Rovigo Claudio Bellan.

Chiesto a Roma lo stato d’emergenza, ma mancano i soldi. “Dobbiamo sgombrare il campo da illusioni – ha affermato Manzato – in una situazione dove servirebbe un aiuto immediato che difficilmente potremo avere. Come Regione siamo intervenuti richiedendo tempestivamente a Roma lo stato di emergenza per le produzioni del territorio devastate dalla siccità con effetti senza precedenti. Le nostre emergenze spesso non sono però condivise a livello centrale e non ci sono soldi. Nel caso della pesca nelle lagune del Delta, il danno si concentra proprio nel periodo di produzione tradizionalmente più idoneo, quando i molluschi raggiungono la taglia commerciale migliore”. Il caldo e la situazione idraulica delle lagune hanno fatto però abbassare il livello di ossigeno nelle acque, causando la morte del prodotto e danni alle semine. Il tutto ha innescato ha avviato una reazione a catena che ha eliminato sempre più ossigeno dalle acque. “La partita si gioca sul Polesine – ha concluso Manzato – che qui ha una delle sue maggiori ‘industrie’: dobbiamo operare in piena collaborazione tra consorzio e istituzioni, con massima serietà ed impegno”.

(Fonte: Regione Veneto)

Distretto di Pesca Nord Adriatico, il 26 luglio 2012 a Chioggia (VE) s’insedia il Comitato di gestione. A guidare il primio biennio, l’assessore all’Agricoltura Manzato

Il Distretto di Pesca Nord Adriatico è finalmente una realtà – commenta Coldiretti Impresa Pesca nell’apprendere l’’insediamento ufficiale del Comitato di gestione che avverrà il prossimo 26 luglio a Chioggia (Ve).

Veneto alla guida del primio biennio. Si tratta di una conferma ufficiale di un processo avviato dieci anni fa e di quanto istituito con decreto ministeriale nel 2010 – spiega Coldiretti che si congratula con l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato che guiderà il primo biennio di attività grazie alla designazione stabilita dal Ministro Mario Catania e condivisa anche dagli altri due colleghi assessori dell’Emilia Romagna, Tiberio Rabboni e del Friuli Venezia Giulia, Claudio Violino, i quali costituiranno, insieme al rappresentante ministeriale Francesco Saverio Abate, il Comitato di gestione.

Ma che cos’ha di particolare quest’area per meritarsi un Distretto ? Innanzitutto la peculiarità di essere un mare molto pescoso e l’offerta di dimensioni diverse rispetto agli altri fondali marini. Nel bacino veneto-friulano ed emiliano vivono, ad esempio, specie particolari: come nel caso del nasello, che al nord è il grande merluzzo ma anche della canocchia, crostaceo solitario che predilige i fondi sabbiosi e che solo qui si può pescare anche a tre miglia. In questo ambito caratteristico si pratica la piccola pesca, segno di un rapporto forte tra mare e pescatore e risultato di tradizioni tramandate da generazioni. Sistemi di cattura, potenza delle imbarcazioni, limite delle 12 miglia determinano un basso impatto ambientale così che fauna e flora possano rigenerarsi.

Un distretto che dà lavoro a 4 mila addetti. L’affermazione della biodiversità e di una cultura del lavoro tramandato dalle comunità che dà occupazione a circa 4mila addetti trova similitudini storiche fino al litorale croato e istriano considerato un confine amico per il Distretto dell’Alto Adriatico che si propone come sintesi di politiche condivise per il rilancio economico e sociale del comparto secondo le disposizioni legislative della Politica Comune che punta ad una riforma caratterizzata da una forte regionalizzazione della governance.  Un lavoro di squadra che è anche un buon esercizio diplomatico che ha prodotto risultati fino ad ora impensabili, come l’anticipo del fermo pesca ottenuto dal Ministero grazie al pressing dei tre assessori per questo Coldiretti Impresa Pesca guarda a questa soluzione positivamente, considerandola una strada per dare al comparto strumenti e nuove opportunità ma soprattutto un futuro.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Concessioni pesca a Porto Caleri (Ro). Manzato: “A breve bando per assegnazione superfici”.

Pesca vongole Porto Caleri (Ro)

“Abbiamo iniziato a lavorare concretamente alla definizione di un bando finalizzato all’assegnazione delle concessioni per lo svolgimento di attività di molluschicoltura nella laguna di Caleri, in Polesine”. A dare l’annuncio è l’assessore regionale alla pesca, Franco Manzato, dopo l’incontro avvenuto nei giorni scorsi con il collega della Provincia di Rovigo, Claudio Bellan.

Bando congiunto Regione-Provincia. “Abbiamo analizzato con Bellan – ha spiegato Manzato – i principali aspetti della questione al fine di definire i contenuti delle norme tecniche che Regione e Provincia predisporranno al più presto per il rilascio di 18 ettari di superficie del demanio marittimo in laguna di Caleri. Con l’Amministrazione provinciale abbiamo concordato di procedere alla pubblicazione di un bando congiunto per l’assegnazione delle concessioni, demandando ai nostri uffici regionali il compito di effettuare un ulteriore approfondimento con le categorie interessate del settore pesca per affinare i contenuti tecnici da inserire nello stesso bando di gara”. Gli assessori hanno condiviso l’esigenza di conseguire la più ampia distribuzione possibile tra gli operatori del settore delle superfici al momento disponibili, cercando di stabilire dei meccanismi perequativi al fine di permettere alle aziende di avere delle aree adeguate a sostenere la redditività delle imprese e degli investimenti. “Abbiamo, infine, deciso di incontrarci nuovamente entro questo mese di luglio – ha concluso Manzato –, per esaminare le risultanze degli incontri tecnici svoltisi nel frattempo e procedere quindi con la massima celerità possibile alla pubblicazione del bando”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca nel Polesine, ritardi nelle concessioni, molluschicoltori al limite

Pesca vongole Caleri

Diciotto ettari di laguna Caleri da dare in concessione ai coltivatori di vongole. Poca cosa per risollevare le sorti dell’acquacoltura nelle valli rosolinesi, ma i molluschicoltori li stanno aspettando dalla Regione Veneto fin dal 2008. A lanciare l’ennesimo appello, ma con tono da ultimatum, sono Alfieri Baruffaldi e Ivan Padovan, rispettivamente presidente e vice del Consorzio Delta nord di Rosolina, associato a Impresa pesca Coldiretti.

In pericolo l’attività economica principale del Delta. ”“Questo ritardo nel rilascio delle concessioni non ce lo spieghiamo – ha detto Alfieri Baruffaldi – Dal 2008, nonostante innumerevoli incontri che tutto il mondo della pesca che opera nelle lagune di Caleri e Marinetta, ha avuto con le istituzioni preposte e nonostante l’approvazione di uno specifico protocollo d’intesa con le linee guida per le concessioni, non si arriva da nessuna parte. I nostri associati sono stanchi e pretendono delle risposte. Ormai siamo pronti a gesti eclatanti”.

da sx Ivan Padovan e Alfieri Baruffaldi, vice presidente e presidente Consorzio Delta nord di Rosolina

Forte disparità di trattamento. Il problema dei 280 molluschicoltori rosolinesi (fra consorzi, cooperative e imprese singole) nasce da una forte disparità di trattamento rispetto alle marinerie limitrofe: un vongolaro polesano può contare in media su 4500 metri quadri di laguna pro capite da coltivare, quando i colleghi ferraresi di Goro ne coltivano 10 mila a testa e quelli veneziani di Chioggia ne hanno a disposizione 20 mila metri quadri pro capite. Dell’intera laguna di Caleri che presenta caratteristiche di demanialità e che sarebbe, dunque, passibile di concessione marittima, la Regione Veneto ha promesso di metterne a bando soltanto diciotto ettari, il che significa circa 500-600 metri quadri in più per ciascun coltivatore di vongole. Pochi rispetto alle necessità, ma anche quei pochi non arrivano. La maggior superficie coltivabile significa maggiore produzione e possibilità delle imprese ittiche polesane di restare sul mercato, coprendo i costi di gestione e del carburante.

Penalizzato un prodotto di alta qualità. “I segnali dei mercati ci dicono che la vongola verace di Caleri non ha rivali per qualità – ha aggiunto Baruffaldi – La pesca e la molluschicoltura sono attività economiche portanti per il Delta e non possiamo permetterci di perderle. Lanciamo un appello a tutti gli enti preposti di intervenire al più presto e di prendere a cuore le problematiche del comparto. La buona gestione delle lagune si rifletterebbe non solo sul settore ittico, ma sulla stessa sopravvivenza degli ambienti naturali lagunari, con ricadute in termini di creazione di nuovi posti di lavoro”. “Se al problema dei ritardi nelle concessioni – ha concluso Baruffaldi – aggiungiamo la mancanza di interventi per la vivificazione delle lagune, si capisce che si sta mettendo a rischio un settore strategico per l’economia e l’ambiente del Delta”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Il Governo apre la strada al pesce “made in Italy”

È una delle novità del Decreto Sviluppo, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri: il pesce, sia venduto al dettaglio sia servito al ristorante, potrà avere un etichetta che lo garantisca come Made in Italy. In base al provvedimento governativo, chi vende al dettaglio o comunque somministra prodotti, può inserire nelle etichette due tipi d’informazioni: innanzitutto la dicitura “Prodotto italiano” e poi i dati sulla zona di pesca o sulla specie.

Prossimo passo, rendere obbligatoria l’etichetta d’origine. Per il legislatore, tale strategia dovrebbe combattere il fenomeno della contraffazione nell’alimentazione, dove due piatti su tre vengono illegalmente dall’estero. Così vongole spacciate come italiane sono della Turchia, il pangasio del Mekong “diventa” cernia, mentre lo squalo smeriglio viene travestito da pesce spada. Sul provvedimento si è espressa Coldiretti tramite Tonino Giardini, responsabile del settore pesca, per il quale «l’indicazione dell’origine per il pesce italiano è un provvedimento positivo, ma non sufficiente ad assicurare al consumatore la possibilità di conoscere sempre l’origine di quanto porta in tavola o mangia al ristorante». Il passo successivo per Coldiretti è rendere obbligatoria l’etichetta d’origine. Sarà in particolare necessario avere la massima attenzione per i pesci d’allevamento di acqua dolce a partire dalle trote. In questo comparto, infatti, l’Italia è al primo posto in Europa per produzione e certificazione di filiera, una garanzia di qualità che merita di trovare riconoscimento a livello continentale.

(Fonte: Garantitaly.it)

Un evento curioso: un “pesciolino” in laguna

(di Fabrizio Ferrari, socio ARGAV) In questo ultimo secolo abbiamo visto cose molto strane. I mutamenti climatici ci hanno abituato a non meravigliarci di nulla. Ormai da oltre un decennio si cattura il pesce balestra in Alto Adriatico, una specie tropicale che lentamente è risalita sempre più a Nord dagli anni ’70 del Novecento.

Cinque anni fa un capodoglio entrò tra una coppia di imbarcazioni che andavano a strascico con la volante davanti a Chioggia e, dopo alcuni colpi di coda, se n’andò dopo aver fatto a pezzi la rete e costretto gli equipaggi ad un mesto rientro in porto. Di capodogli in Alto Adriatico non esisteva memoria. Ora un altro evento che non si ricorda. Un tonno rosso ( Thunnus Thynnus ) di ben 230 chili è stato catturato la penultima settimana dello scorso aprile nella laguna di Venezia. Il grosso pelagico, certamente dell’età di dieci o undici anni, si è infilato in una rete da posta per la cattura delle seppioline, probabilmente per inseguire un branco di prede. I pescatori , che se ne stavano in barca tranquilli, hanno visto la rete muoversi in modo violento e strano, accorsi, hanno subito chiesto aiuto ad un equipaggio ch’era nei pressi.

Dieci uomini hanno impiegato più di un’ora per tirare a bordo il grosso esemplare finito in una fragile rete posizionata con paline ai margini di un canale lagunare. Una simile cattura era per loro davvero inimmaginabile. Ma se un tonno di quella grandezza ha un valore commerciale sostanzioso, c’è anche un risvolto di non poco conto. La cattura dei tonni è contingentata e chi l’esercita deve essere autorizzato. A tal punto c’è da chiedersi se la cattura sia stata davvero un colpo di fortuna o invece nasconda spiacevoli risvolti sanzionatori. Nell’ultimo mezzo secolo nella laguna di Venezia sono entrati e sono stati catturati esemplari di pesce luna, delfini, ma tonni mai!

Curioso è pure il periodo in cui è avvenuta la cattura. Usualmente i tonni giungono in Alto Adriatico lungo la costa italiana a fine agosto per poi ridiscendere lungo la costa istriana a settembre. Le catture di fine estate, in passato sono state anche abbondanti. Negli anni ’80 del Novecento, navi fattoria giapponesi giungevano a Porto Garibaldi per acquistare il tonno rosso catturato dai pescatori locali. Oggidì il mare non finisce mai di stupire. I mutamenti climatici, le variazioni delle correnti di profondità e dei tassi di salinità, hanno prodotto mutamenti strutturali della biomassa che mai avremmo immaginato e di cui non conosciamo la dinamica. Di questi tempi non è il caso di stupirsi di nulla. Può accadere di tutto!