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Concessioni pesca a Porto Caleri (Ro). Manzato: “A breve bando per assegnazione superfici”.

Pesca vongole Porto Caleri (Ro)

“Abbiamo iniziato a lavorare concretamente alla definizione di un bando finalizzato all’assegnazione delle concessioni per lo svolgimento di attività di molluschicoltura nella laguna di Caleri, in Polesine”. A dare l’annuncio è l’assessore regionale alla pesca, Franco Manzato, dopo l’incontro avvenuto nei giorni scorsi con il collega della Provincia di Rovigo, Claudio Bellan.

Bando congiunto Regione-Provincia. “Abbiamo analizzato con Bellan – ha spiegato Manzato – i principali aspetti della questione al fine di definire i contenuti delle norme tecniche che Regione e Provincia predisporranno al più presto per il rilascio di 18 ettari di superficie del demanio marittimo in laguna di Caleri. Con l’Amministrazione provinciale abbiamo concordato di procedere alla pubblicazione di un bando congiunto per l’assegnazione delle concessioni, demandando ai nostri uffici regionali il compito di effettuare un ulteriore approfondimento con le categorie interessate del settore pesca per affinare i contenuti tecnici da inserire nello stesso bando di gara”. Gli assessori hanno condiviso l’esigenza di conseguire la più ampia distribuzione possibile tra gli operatori del settore delle superfici al momento disponibili, cercando di stabilire dei meccanismi perequativi al fine di permettere alle aziende di avere delle aree adeguate a sostenere la redditività delle imprese e degli investimenti. “Abbiamo, infine, deciso di incontrarci nuovamente entro questo mese di luglio – ha concluso Manzato –, per esaminare le risultanze degli incontri tecnici svoltisi nel frattempo e procedere quindi con la massima celerità possibile alla pubblicazione del bando”.

(Fonte: Regione Veneto)

Pesca nel Polesine, ritardi nelle concessioni, molluschicoltori al limite

Pesca vongole Caleri

Diciotto ettari di laguna Caleri da dare in concessione ai coltivatori di vongole. Poca cosa per risollevare le sorti dell’acquacoltura nelle valli rosolinesi, ma i molluschicoltori li stanno aspettando dalla Regione Veneto fin dal 2008. A lanciare l’ennesimo appello, ma con tono da ultimatum, sono Alfieri Baruffaldi e Ivan Padovan, rispettivamente presidente e vice del Consorzio Delta nord di Rosolina, associato a Impresa pesca Coldiretti.

In pericolo l’attività economica principale del Delta. ”“Questo ritardo nel rilascio delle concessioni non ce lo spieghiamo – ha detto Alfieri Baruffaldi – Dal 2008, nonostante innumerevoli incontri che tutto il mondo della pesca che opera nelle lagune di Caleri e Marinetta, ha avuto con le istituzioni preposte e nonostante l’approvazione di uno specifico protocollo d’intesa con le linee guida per le concessioni, non si arriva da nessuna parte. I nostri associati sono stanchi e pretendono delle risposte. Ormai siamo pronti a gesti eclatanti”.

da sx Ivan Padovan e Alfieri Baruffaldi, vice presidente e presidente Consorzio Delta nord di Rosolina

Forte disparità di trattamento. Il problema dei 280 molluschicoltori rosolinesi (fra consorzi, cooperative e imprese singole) nasce da una forte disparità di trattamento rispetto alle marinerie limitrofe: un vongolaro polesano può contare in media su 4500 metri quadri di laguna pro capite da coltivare, quando i colleghi ferraresi di Goro ne coltivano 10 mila a testa e quelli veneziani di Chioggia ne hanno a disposizione 20 mila metri quadri pro capite. Dell’intera laguna di Caleri che presenta caratteristiche di demanialità e che sarebbe, dunque, passibile di concessione marittima, la Regione Veneto ha promesso di metterne a bando soltanto diciotto ettari, il che significa circa 500-600 metri quadri in più per ciascun coltivatore di vongole. Pochi rispetto alle necessità, ma anche quei pochi non arrivano. La maggior superficie coltivabile significa maggiore produzione e possibilità delle imprese ittiche polesane di restare sul mercato, coprendo i costi di gestione e del carburante.

Penalizzato un prodotto di alta qualità. “I segnali dei mercati ci dicono che la vongola verace di Caleri non ha rivali per qualità – ha aggiunto Baruffaldi – La pesca e la molluschicoltura sono attività economiche portanti per il Delta e non possiamo permetterci di perderle. Lanciamo un appello a tutti gli enti preposti di intervenire al più presto e di prendere a cuore le problematiche del comparto. La buona gestione delle lagune si rifletterebbe non solo sul settore ittico, ma sulla stessa sopravvivenza degli ambienti naturali lagunari, con ricadute in termini di creazione di nuovi posti di lavoro”. “Se al problema dei ritardi nelle concessioni – ha concluso Baruffaldi – aggiungiamo la mancanza di interventi per la vivificazione delle lagune, si capisce che si sta mettendo a rischio un settore strategico per l’economia e l’ambiente del Delta”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Il Governo apre la strada al pesce “made in Italy”

È una delle novità del Decreto Sviluppo, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri: il pesce, sia venduto al dettaglio sia servito al ristorante, potrà avere un etichetta che lo garantisca come Made in Italy. In base al provvedimento governativo, chi vende al dettaglio o comunque somministra prodotti, può inserire nelle etichette due tipi d’informazioni: innanzitutto la dicitura “Prodotto italiano” e poi i dati sulla zona di pesca o sulla specie.

Prossimo passo, rendere obbligatoria l’etichetta d’origine. Per il legislatore, tale strategia dovrebbe combattere il fenomeno della contraffazione nell’alimentazione, dove due piatti su tre vengono illegalmente dall’estero. Così vongole spacciate come italiane sono della Turchia, il pangasio del Mekong “diventa” cernia, mentre lo squalo smeriglio viene travestito da pesce spada. Sul provvedimento si è espressa Coldiretti tramite Tonino Giardini, responsabile del settore pesca, per il quale «l’indicazione dell’origine per il pesce italiano è un provvedimento positivo, ma non sufficiente ad assicurare al consumatore la possibilità di conoscere sempre l’origine di quanto porta in tavola o mangia al ristorante». Il passo successivo per Coldiretti è rendere obbligatoria l’etichetta d’origine. Sarà in particolare necessario avere la massima attenzione per i pesci d’allevamento di acqua dolce a partire dalle trote. In questo comparto, infatti, l’Italia è al primo posto in Europa per produzione e certificazione di filiera, una garanzia di qualità che merita di trovare riconoscimento a livello continentale.

(Fonte: Garantitaly.it)

Un evento curioso: un “pesciolino” in laguna

(di Fabrizio Ferrari, socio ARGAV) In questo ultimo secolo abbiamo visto cose molto strane. I mutamenti climatici ci hanno abituato a non meravigliarci di nulla. Ormai da oltre un decennio si cattura il pesce balestra in Alto Adriatico, una specie tropicale che lentamente è risalita sempre più a Nord dagli anni ’70 del Novecento.

Cinque anni fa un capodoglio entrò tra una coppia di imbarcazioni che andavano a strascico con la volante davanti a Chioggia e, dopo alcuni colpi di coda, se n’andò dopo aver fatto a pezzi la rete e costretto gli equipaggi ad un mesto rientro in porto. Di capodogli in Alto Adriatico non esisteva memoria. Ora un altro evento che non si ricorda. Un tonno rosso ( Thunnus Thynnus ) di ben 230 chili è stato catturato la penultima settimana dello scorso aprile nella laguna di Venezia. Il grosso pelagico, certamente dell’età di dieci o undici anni, si è infilato in una rete da posta per la cattura delle seppioline, probabilmente per inseguire un branco di prede. I pescatori , che se ne stavano in barca tranquilli, hanno visto la rete muoversi in modo violento e strano, accorsi, hanno subito chiesto aiuto ad un equipaggio ch’era nei pressi.

Dieci uomini hanno impiegato più di un’ora per tirare a bordo il grosso esemplare finito in una fragile rete posizionata con paline ai margini di un canale lagunare. Una simile cattura era per loro davvero inimmaginabile. Ma se un tonno di quella grandezza ha un valore commerciale sostanzioso, c’è anche un risvolto di non poco conto. La cattura dei tonni è contingentata e chi l’esercita deve essere autorizzato. A tal punto c’è da chiedersi se la cattura sia stata davvero un colpo di fortuna o invece nasconda spiacevoli risvolti sanzionatori. Nell’ultimo mezzo secolo nella laguna di Venezia sono entrati e sono stati catturati esemplari di pesce luna, delfini, ma tonni mai!

Curioso è pure il periodo in cui è avvenuta la cattura. Usualmente i tonni giungono in Alto Adriatico lungo la costa italiana a fine agosto per poi ridiscendere lungo la costa istriana a settembre. Le catture di fine estate, in passato sono state anche abbondanti. Negli anni ’80 del Novecento, navi fattoria giapponesi giungevano a Porto Garibaldi per acquistare il tonno rosso catturato dai pescatori locali. Oggidì il mare non finisce mai di stupire. I mutamenti climatici, le variazioni delle correnti di profondità e dei tassi di salinità, hanno prodotto mutamenti strutturali della biomassa che mai avremmo immaginato e di cui non conosciamo la dinamica. Di questi tempi non è il caso di stupirsi di nulla. Può accadere di tutto!

Pesca, dal 21 aprile l’Italia dipende dall’export

Con più di due pesci su tre consumati in Italia che provengono dall’estero è evidente il rischio che venga spacciato come Made in Italy pesce importato. E’ l’allarme lanciato da ImpresaPesca Coldiretti nel commentare il rapporto della New economics foundation (Nef) e da Ocean2012, secondo cui il 21 aprile è il “fish dependence day” italiano, cioe’ il giorno in cui l’Italia inizia a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio abbisogno di pesce.

Italia indipendente per il 30% per cento del pesce che consuma. Stando al rapporto “Fish Dependence: The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere“, l’Italia e’ autosufficiente per appena il 30 per cento del pesce che consuma, a fronte del 51 per cento della media dei 27 Paesi europei. Il deficit del nostro Paese potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la metà sono rappresentati dal gasolio. Quindi nell’ effettuare acquisti il consiglio di Coldiretti è di verificare sul bancone la presenza obbligatoria dell’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca, e scegliere la “zona Fao 37” se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo. Una precauzione che purtroppo non vale al ristorante al ristorante dove invece la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata obbligatoriamente e c’è il rischio che venga spacciato per italiano un prodotto importato.

Da dove proviene il pescato. Le vongole – spiega la Coldiretti – possono anche provenire dalla Turchia, mentre i gamberetti, che rappresentano quasi la metà del pesce importato in Italia, sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, ma anche il pangasio del Mekong venduto come cernia, l’halibut atlantico al posto delle sogliole o lo squalo smeriglio venduto come pesce spada. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione.

Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola. Il settore della pesca – secondo dati di ImpresaPesca Coldiretti – vede impegnate 13.300 imbarcazioni, mentre la top-ten delle produzioni e’ guidata dalle acciughe (54.312 tonnellate), seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. Un patrimonio economico, sociale ed ambientale che è oggi a rischio con il solo l’aumento del prezzo del gasolio, rincarato del 25 per cento, che sta costando alle imprese di pesca duemila euro in più. Il gasolio incide fino alla metà dei costi di produzione e l’aumento delle quotazioni fatto registrare negli ultimi dodici mesi ha aggravato una situazione resa già difficile dal contemporaneo calo dei prezzi pagati ai pescatori.

Su 1 euro di prezzo al consumo, 25 centesimi al pescatore. La forbice tra prezzo all’origine e prezzo al consumo – ricorda Coldiretti Impresa Pesca – si e’ sempre piu’ allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi. Un ulteriore fattore di crisi è poi rappresentato dal problema dal cosiddetto “credit crunch”, la stretta creditizia da parte delle banche. La quasi totalita’ degli istituti negli ultimi mesi ha ristretto gli affidamenti alle imprese del settore o di contro, ove possibile, ha elevato le garanzie. In questo modo – conclude Coldiretti ImpresaPesca – si stanno limitando gli investimenti nella pesca e nell’acquacoltura e togliendo la liquidita’ necessaria alle stesse operazioni di ordinaria gestione commerciale.

(Fonte: Agi.it)

Pescare nel bellunese, disponibile on line la guida

Quest’anno “Pescare 2012 guida alla pesca nel bellunese”, redatta annualmente dal Settore Tutela e Gestione della Fauna e delle Risorse Idriche “Pescare”, viene distribuita gratuitamente nella sola versione digitale scaricabile dal sito della Provincia. Quanti fossero interessati ad averne una copia possono collegarsi al servizio E-commerce ed effetuare il download del manualetto.

(Fonte: Provincia Belluno)

Pesca, disastro nei vivai di cozze del Delta del Po di Rovigo

ciclo di maturazione della cozza dal novellame al mitile maturo

Dramma. Senza abuso di parole. E’ stata perduta quasi l’intera produzione di cozze del Delta del Po e compromesso il ciclo produttivo dell’anno prossimo. La denuncia arriva dai mitilicoltori bassopolesani di Unci pesca e Impresa pesca Coldiretti, usciti in mare a controllare i vivai dopo settimane di burrasca e mareggiate. Le aree interessate sono tutti gli allevamenti di cozze del litorale polesano, a Porto Levante, a Pila, a Scardovari, ma anche nel veneziano, a Chioggia e Pellestrina.

I danni. Da una prima indagine sommaria è andato perduto tra il 50 e l’80 per cento del raccolto di cozze, per un danno stimato di 800-900 mila euro o più. «E’ come quando si scrollano i grappoli d’uva – spiega Alessandro Faccioli di Impresa pesca e Unci pesca, facendo riferimento alle reste di cozze sospese nei vivai a mare – non è rimasto più niente. Teniamo presente che era tutto prodotto quasi maturo, prossimo alla vendita che sarebbe avvenuta tra un mese e mezzo circa. Insieme al raccolto è stato portato via anche il novellame e questo pregiudicherà il prossimo ciclo produttivo e, dunque, il raccolto del prossimo anno».

In gioco l’esistenza stessa delle imprese di mitilicoltura. Le cozze si maturano in circa 12 mesi, raggruppate in formazioni a grappolo allungato, chiamate “reste”, che vengono legate a delle funi e sospese con galleggianti in mare. I vivai hanno dimensioni variabili, tra i 1000 ed i 1200 metri di lunghezza. «Dopo settimane di maltempo – spiega ancora Faccioli – con temperature largamente sotto lo zero, con venti dominanti di Bora oltre i 120-130 chilometri orari e onde di sette metri, ai primi giorni utili per uscire in barca a controllare i vivai, i mitilicoltori hanno scoperto la distruzione. Se a questo evento eccezionale aggiungiamo l’aumento dei costi del gasolio per le barche si capisce che in gioco c’è l’esistenza stessa delle imprese di mitilicoltura. Come Unci pesca e Impresa pesca chiederemo la verifica delle condizioni per la dichiarazione dello stato di calamità naturale».

Compromesso anche il raccolto del prossimo anno. «Stiamo verificando i vivai – spiega Fabrizio Boscolo, presidente della cooperativa Villaggio pescatori di Pila, raggiunto al telefono mentre era fuori in barca – Sono tutti scrollati, non c’è neanche più una cozza attaccata. Fra i nostri associati c’è chi ha perso il 90 per cento del prodotto. La cosa ancora più grave è che è stata portata via anche la semina dell’anno prossimo. Infatti – spiega Boscolo – anche il novellame si attacca alle reste e noi lo raccogliamo per l’anno successivo, invece è andato perso. Fra noi abbiamo gente che ha un mutuo da pagare e molti giovani che avevano investito tutto su questa attività».

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Pesca Alto Adriatico: Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna pronte per avviare distretto

Creare una lobby comune per sostenere la pesca italiana dell’Alto Adriatico e impedirle di sparire: è l’obiettivo unanime indicato lunedì 13 febbraio scorso a Chioggia nel corso dell’incontro tra le Regioni del Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, promosso in vista della riunione con il ministro Mario Catania, prevista per giovedì prossimo 16 febbraio, dalla quale dovrebbe nascere il Distretto della pesca dell’Alto Adriatico.

Evitare il tracollo dell’attività di pesca. Nel corso del dibattito sono state definite le richieste della marineria delle tre Regioni, che saranno formalmente perfezionate nelle prossime ore, mentre le istituzioni regionali, i parlamentari e gli europarlamentari presenti hanno dato la loro disponibilità ad operare per evitare che l’attività di pesca svolta dagli operatori italiani in questo mare tracolli e le si possa invece garantire un futuro economico e produttivo. Alla riunione, convocata e presieduta dall’assessore del Veneto Franco Manzato, sono intervenuti tra gli altri l’assessore del Friuli-Venezia Giulia Claudio Violino, i vertici amministrativi dell’Emilia-Romagna con Piergiorgio Vasi, i consiglieri regionali veneti Carlo Alberto Tesserin e Lucio Tiozzo, il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson, il vicesindaco di Caorle Gianni Stival, rappresentanti delle organizzazioni dei pescatori delle tre Regioni interessati, i parlamentari Luca Bellotti, Corrado Callegari, Sabina Fabi e l’europarlamentare Antonio Cancian.

Concorrenza sleale. La prossima creazione del Distretto della Pesca dell’Alto Adriatico dovrebbe dare una prima risposta, formalizzando per questa realtà marittima e peschereccia l’esistenza di specificità che richiedono risposte mirate e adatte alle diversità esistenti e dando più forza alle istituzioni e alle realtà locali. Ma i problemi sul tappeto sono tantissimi e vanno dalla lievitazione dei costi del carburante, che rende non redditizia l’attività, alla introduzione di regole e metodi di pesca fissati dall’Europa ritenuti da tutti gli operatori inidonei per le specie ittiche di questo mare, dall’eccesso di burocratizzazione a sanzioni non graduate che possono arrivare fino al ritiro della licenza di pesca fino alla concorrenza di marinerie dirimpettaie, come quella croata, che non ha le stesse limitazioni di quella italiana creando di fatto una situazione di concorrenza sleale. Sono tutte questioni di non facile soluzione ma, come ha ricordato Manzato, che vanno affrontate e alle quali dare risposta perché non si limitano a mettere in difficoltà il comparto quanto piuttosto lo stanno uccidendo senza possibilità di ritorno.

(Fonte: Regione Veneto)

Coldiretti, frutta e verdura gratis a Venezia contro le speculazioni, allarme settore pesca per costo gasolio e norme Ue

foto adnkronos.com

Per combattere i rincari anomali dei prezzi causati dal periodo di blocco della circolazione dei Tir, gli agricoltori di Coldiretti Veneto accompagnati dal direttore Enzo Pagliano, oggi alle ore 11.30 a Venezia  offriranno frutta e verdura a pensionati o famiglie in difficoltà lungo il Canal Grande con diverse fermate e concludendo le consegne omaggio alla mensa dei poveri di Betania in Cannaregio.

La distribuzione gratuita è organizzata per denunciare le perdite degli agricoltori dovute allo sciopero dei trasportatori e per segnalare le speculazioni non motivate che si stanno verificando nella vendita al dettaglio e che colpiscono  le fasce più deboli della società.

Crisi della pesca. Tra aumento del prezzo del gasolio e nuove norme comunitarie, cresce anche la sofferenza del settore ittico veneto. A denunciarlo è Impresa pesca Coldiretti, fortemente preoccupata dopo il boom fatto registrare dalle quotazioni di carburante, aumentate del 25 per cento rispetto a dodici mesi fa.  Un problema che si fa sentire sul bilancio economico delle imbarcazioni, ulteriormente aggravato dall’entrata in vigore delle nuove norme comunitarie, a partire dal provvedimento che introduce l’Iva al 21 per cento sul costo del carburante e sulle provviste di bordo per la flotta della pesca costiera, che rappresenta poi la quasi totalità delle imbarcazioni regionali. A questo si aggiunge il crollo fatto registrare nella prima parte del 2011 a livello di produzione, tanto da rendere necessari due mesi continuativi di fermo pesca. Il tutto si innesta in una situazione di particolare crisi del mercato, in cui la produzione locale soffre di prezzi all’origine in consistente calo.

Un ulteriore fattore di crisi è oggi rappresentato dal cosiddetto “credit crunch” (stretta del credito), già denunciato da Impresa pesca Coldiretti. Negli ultimi mesi, la quasi totalità degli istituti bancari ha ristretto gli affidamenti alle imprese ittiche o per contro, ove possibile, ha elevato le garanzie. Tali operazioni del sistema bancario stanno limitando gli investimenti nella pesca e nell’acquacoltura e togliendo la liquidità necessaria e basilare per operazioni anche di ordinaria gestione commerciale delle imprese. «Appare fondamentale, nel breve periodo – dichiara Alessandro Faccioli di Impresa pesca Coldiretti – affrontare l’emergenza a livello regionale, in maniera tale da proporre idee e azioni concrete, tali da intervenire quali ammortizzatori utili alle problematiche del credito e della carenza di liquidità determinata dall’aumento dei costi di gestione ed anche dagli adempimenti comunitari, che costringono le imprese ad aggravare ulteriormente i loro bilanci con esposizioni temporanee assai pesanti».

(Fonte: Coldiretti Veneto e Coldiretti Rovigo)

Pesca, nasce la figura professionale del “giovane imprenditore ittico”

“Con questo provvedimento vogliamo dare un chiaro segnale di contrasto alla pesca illegale e cominciare un percorso che, in attuazione della legge delega, ci consenta di dotare il comparto di una disciplina semplificata, organica ed in linea con le disposizioni comunitarie. In particolare abbiamo razionalizzato le norme relative ai controlli e alle frodi nel settore ittico e dell’acquacoltura e previsto adeguate sanzioni”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato l’approvazione del decreto che contiene le misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura, in attuazione della delega contenuta nella Legge Comunitaria 2009.

Definite le attività professionali e non del settore. “Il decreto definisce con chiarezza – ha proseguito il Ministro – le varie attività professionali e non professionali del settore, dando così dei confini sicuri anche alla pesca non professionale, individuata come quell’attività che sfrutta le risorse acquatiche marine vive per fini ricreativi, turistici, sportivi e scientifici. Si tratta di un intervento importante per dare certezza ad un settore che più di altri è stato toccato dalla crisi ed anche per questo è stata introdotta la figura professionale del giovane imprenditore ittico, che da oggi potrà accedere ai benefici previsti dalla legge per tale categoria”.

(fonte Asterisconet.it)