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Quote latte: con la loro fine, prezzi giù del 16% ma per l’Italia le Dop faranno da paracadute, ne parla a Fieragricola il vicepresidente del Gruppo Consultivo Latte della Commissione Ue

Per il mondo del latte in Europa è attesa una frenata dei prezzi, molto più pesante nel Centro e nel Nord che non in Italia. Nel 2015, quando il regime delle quote latte andrà in soffitta, potrebbe non esserci il programmato «atterraggio morbido». E l’abolizione delle quote, votata sull’onda di un liberismo chiamato a togliere ingessature produttive, è stata una decisione più subita dall’Italia che voluta nei negoziati europei. Così pensa Tommaso Mario Abrate, responsabile del settore lattiero caseario di Fedagri – Confcooperative, recentemente nominato vicepresidente del Gruppo Consultivo Latte in Europa, «l’organismo col quale la Commissione europea si confronta sulla sua politica di settore con le rappresentanze della filiera: i produttori di latte, i trasformatori, a carattere cooperativo ed industriale, il commercio e il consumo», spiega lo stesso Abrate in un’intervista rilasciata a Fieragricola-Veronafiere, pubblicata integralmente sul sito.

Quote addio, ma prezzi in discesa: per l’Italia -8 per cento. La situazione richiamata da Abrate all’esito dell’ultima campagna scandita dalle quote (che scadranno col 31 marzo 2015) è complessa. «Come hanno previsto gli economisti del settore, il superamento delle quote lattiere produrrà un assestamento al ribasso dei prezzi del 16 per cento, mediamente, che si ridurrà all’8 per cento per l’Italia, in forza del suo modello produttivo incentrato sui formaggi Dop». Uno scenario è in grado di produrre «uno sconvolgimento degli assetti attuali, soprattutto nei Paesi della fascia mediterranea nei quali è maggiore il frazionamento produttivo e competitivo».

Un mercato oltre le leggi di domanda e offerta. Dopo il biennio 2008-2009 di forte crisi, il comparto lattiero ha vissuto una «lunga fase positiva, che ha consentito di fronteggiare l’aumento dei costi». Per Tommaso Mario Abrate, però, «una cosa è certa: il mercato non è più la risultanza della domanda e dell’offerta sul piano interno, ma è l’effetto delle dinamiche produttive e commerciali a livello globale; con questo nuovo fronte dobbiamo confrontarci ed organizzarci, soprattutto nelle fasce più deboli, costituite dalla produzione del latte e dalla trasformazione».

 «Pacchetto Latte Ue»: obiettivi ridimensionati, Italia in salvo. Secondo Abrate, l’approvazione nelle scorse settimane del «Milk Package» è frutto di un compromesso fra i 27 Stati dell’Ue. «Gli obiettivi originari erano ambiziosi ma sono poi stati sfumati – spiega il vicepresidente del Gruppo consultivo Latte -: il Pacchetto latte si limita a rafforzare la capacità dei produttori sul piano meramente negoziale, mentre per l’Italia e per diversi altri Paesi la vera priorità sarebbe stata concentrare l’offerta del latte sul piano economico». Fortunatamente per l’Italia, il Pacchetto consente la programmazione produttiva dei formaggi Dop, che permetterà di «gestire le quantità prodotte in funzione della domanda».

 Un modello europeo per la cooperazione italiana. È questo l’auspicio di Abrate, per superare i limiti di competitività dettati dalle dimensioni. «Nella campagna 2010-2011, la cooperazione europea, che rappresenta il 58 per cento del latte prodotto, ha distribuito ai produttori soci una maggiorazione di prezzo, rispetto alle industrie, dell’1,1 per cento. Le prime 5 cooperative europee hanno liquidato sul latte conferito un’integrazione di prezzo di ben 400 milioni di euro». Risultati addirittura migliori per le cooperative italiane, che hanno liquidato, rispetto al latte compravenduto, «un maggior prezzo medio del 15 per cento, con punte fino al 40 per cento in diverse aree produttive». Tuttavia, «il tessuto competitivo italiano è ancora fortemente frammentato. Stiamo dedicando un impegno prioritario alla concentrazione delle cooperative mediante sinergie, fusioni ed incorporazioni animati dalla consapevolezza che necessita “meno cooperative, più cooperazione”».

Gli obiettivi del Gruppo Consultivo Latte. «I temi da affrontare in questa sede sono tanti – annuncia il vicepresidente Abrate – in particolare come accelerare le integrazioni, che sono essenziali per avere adeguata capacità negoziale nei confronti del sistema distributivo e per affrontare sinergicamente nuovi mercati extraeuropei. Un altro punto essenziale per i Paesi meridionali dell’Ue e per l’Italia in particolare è come tutelare a livello internazionale i marchi delle Dop, rilanciando una iniziativa che purtroppo non si è concretizzata nei negoziati Wto del 2008, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno dell’agropirateria».

(Fonte: VeronaFiere)

De Castro: “Quote latte addio, non si torna indietro” e sulla PAC: “Difficile chiudere entro l’estate 2013”

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

“Non c’è alcuna possibilità che le quote latte rimangano in piedi. Con il 2015 avremo il mercato libero in Europa, nonostante ogni tanto qualche Stato membro chieda di mantenere lo status quo”. Così ha dichiarato ieri Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, nel corso del Dairy Forum sul mercato mondiale del latte, organizzato da Clal e che Fieragricola, la rassegna di Veronafiere dedicata al comparto primario, ha seguito.

Dal 2015, quote latte in soffitta. Dunque, non si torna indietro rispetto a quanto deciso nel 2008 a Bruxelles: col 1° aprile 2015 il regime delle quote latte, la cui applicazione in Italia ha suscitato problemi e polemiche, andrà in soffitta. Per De Castro, comunque, «siamo già entrati nella fase di avvio del post-quote». A livello mondiale, nel 2011 sono stati prodotti 728 milioni di tonnellate di latte, con una crescita del 2 per cento sull’anno precedente (dati: Fao). «La domanda di prodotto – avverte De Castro – ha avuto un’accelerazione maggiore, sopra il 3 per cento». Questo significa che in futuro i prezzi del latte aumenteranno.

Da mesi il mercato vive una fase discendente nelle quotazioni. «La settimana prossima – anticipa il presidente della Commissione agricoltura al Parlamento europeo – a Strasburgo ragioneremo su come affrontare tale situazione, anche perché il famoso “soft landing”, l’atterraggio morbido che l’Ue aveva ipotizzato, non c’è stato». Nel futuro, il comparto lattiero caseario dovrà rafforzarsi sulle linee del «Pacchetto latte», approvato recentemente a livello comunitario. «La strada è quella del dialogo interprofessionale, delle op, di contratti di filiera», spiega De Castro. L’Italia è indietro: «In Francia c’è già il decreto applicativo sul Pacchetto latte».

La riforma della Pac post 2013 è in ritardo. Sulla Politica agricola comune la situazione è ancora incerta. Così come è stata proposta dal commissario europeo Dacian Cioloş non piace per molti aspetti, dalla burocrazia eccessiva alle incognite sull’Ocm unica. «Il prossimo 18-19 giugno il Parlamento europeo avanzerà le proprie contro-proposte – conclude De Castro – ma credo sia ambizioso chiudere tutto entro l’estate del 2013, anche se tutto è possibile. La politica, talvolta, ha dato prove di grandi accelerazioni».

(Fonte: Veronafiere)

Quote latte: proroga multe, indagine Ue su aiuti stato Italia, un mese di tempo per fornire informazioni a Bruxelles

La Commissione europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura di indagine formale in linea con la normativa europea sugli aiuti di stato, invitandola a fornire qualsiasi informazione utile, in relazione alla proroga di sei mesi, ossia al 30 giugno 2011, del pagamento della rata delle multe sul latte in scadenza al 31 dicembre 2010. L’Italia ha un mese, dal giorno in cui ha ricevuto la lettera della Commissione Ue, per inviare a Bruxelles le osservazioni richieste.

I dubbi Ue. La Commissione europea, nella lettera inviata all’Italia, solleva numerosi dubbi sulla compatibilità della decisione di prorogare al 31 giugno 2011, il pagamento della rata delle multe sul latte. ”Il costo della proroga – precisa – è imputato su una dotazione globale di 5 milioni di euro destinata a fini diversi”. Bruxelles in primo luogo constata l’esistenza dell’aiuto ”che nessuna delle informazioni trasmesse dalle autorità italiane permette di giustificare sulla base delle norme applicabili in materia di aiuti di stato nel settore agricolo”.

In secondo luogo – dice – la proroga comporta ”una violazione” della decisione del Consiglio dei ministri ecofin, quando nel 2003 accettarono in via eccezionale che l’Italia si sostituisse ai produttori nel pagamento delle multe per le campagne dal 1995-1996 al 2000-2001, consentendo agli stessi produttori di estinguere il loro debito tramite pagamenti differiti su vari anni e senza interessi. Per Bruxelles quindi, la proroga si aggiunge a ”quell’aiuto unico massimo non cumulabile con nessun altro tipo di intervento”.

Aiuti “de minimis”. Inoltre, precisa la Commissione, le autorità italiane hanno reso noto che intendevano imputare l’equivalente sovvenzione della proroga di pagamento sull’aiuto “de minimis”, previsto per l’Italia, che permette di accordare fino ad un massimo di 7.500 euro per beneficiario, senza il preventivo via libera di Bruxelles. Anche su questo, la Commissione Ue solleva dubbi sulla possibilità che l’insieme degli aiuti “de minimis” possano superare il tetto nazionale di 320,5 milioni di euro.

(Fonte: Ansa.it)

Quote latte, ancora consentita la rateizzazione

L’Agea, Agenzia per le erogazioni in agricoltura, rende noto che in merito all’applicazione della legge n. 33/2009 concernente le modalità di riscossione del prelievo “quote latte”, anche alla luce delle recenti pronunce in sede giurisdizionale che hanno visto prevalere le ragioni dell’amministrazione, rende noto ai produttori interessati che è ancora consentita la rateizzazione degli importi dovuti anche per coloro che hanno lasciato scadere i termini di legge.

L’Agea, pertanto, invita chi intenda oggi mettersi in regola, evitando così di incorrere nelle procedure di riscossione coattiva degli importi dovuti nonché di revoca delle quote integrative assegnate, ad aderire alla rateizzazione nelle forme normativamente previste.

(fonte: Agricolturaonweb)

Truffa quote latte: condanne di Milano confermano linea Coldiretti per la legalità

“La sentenza del Tribunale di Milano conferma la correttezza delle nostre posizioni per il rispetto della legge e ripristina la legalità di una vicenda, come quella delle quote latte, che non ha trovato, fino ad ora, giustizia” – e’ questo il commento di Coldiretti Veneto in merito alle condanne del Foro lombardo nei confronti di alcuni rappresentanti di cooperative e società che avrebbero incoraggiato allevatori per una truffa del valore di 100 milioni di euro ai danni dell’Unione Europea.

Condanne da 1 a 5 anni e mezzo di carcere. Produttori, come tanti altri in Veneto, che sono stati incantati dalle false promesse di chi non poteva mantenerle, trascinati in questa situazione dall’illusione di essere nel giusto per poi essere coinvolti  in procedimenti giudiziari rei di aver agito fuori dalle regole. Alla fine del processo, l’intervento della magistratura ha comportato condanne penali pesanti: da 1 a 5 anni e mezzo di carcere.

Trecento allevatori veneti non hanno ancora onorato le multe imposte a livello comunitario (più di 300 milioni di euro nelle campagne 1995/1996 – 2008/2009), mentre più di 4000 colleghi hanno invece provveduto a regolarizzare la propria posizione, aderendo ai provvedimenti legislativi che consentono la rateizzazione del debito. Coldiretti Veneto si e’ sempre schierata a difesa dagli interessi degli allevatori che negli anni hanno sopportato costi aggiuntivi, nel rispetto della legalità, acquistando o affittando quote o regolarizzando la propria posizione.

(fonte Coldiretti Veneto)

Pacchetto lattiero-caseario, negoziati in sede Ue più difficili del previsto

I negoziati in corso tra il Consiglio e il Parlamento europeo sui contratti nel settore del latte e dei suoi derivati si sta rivelando più difficile del previsto. La quantità di punti motivo di conflitto, tra i quali i contratti obbligatori tra produttori e caseifici, è la conferma di quanto complicati siano i negoziati in corso sul settore del latte. In questi giorni, il Comitato Speciale Agricoltura (CSA) ha discusso il mandato da dare alla Presidenza del Consiglio per avviare le discussioni con il Parlamento Europeo (PE). La prossima riunione è in programma il 19 settembre.

I punti in discussione. Uno degli emendamenti più controversi è quello di rendere obbligatori in tutta l’UE i contratti tra produttori di latte e caseifici riportanti l’indicazione dei premi, la quantità da fornire e la durata. Al momento, sembra che in seno al Consiglio ci sia un’ampia convergenza circa la volontà di respingere questo emendamento parlamentare in quanto si preferirebbe lasciare agli Stati membri la decisione se prevedere o meno contratti obbligatori. La posizione del Consiglio non appare invece ancora del tutto chiara su altre questioni per le quali il PE ha presentato proposte di modifica. Si tratta, in particolare, dei diversi aspetti relativi le forniture di prodotti di qualità (DOP e IGP) e la lunghezza dei contratti. Le posizioni degli Stati Membri sono al riguardo molto diverse.

Le proposte della Commissione circa il potere negoziale dei produttori hanno quale obiettivo quello di consentire alle Organizzazioni di Produttori (OP) di negoziare collettivamente le varie clausole contrattuali con i caseifici a nome di tutti o alcuni dei loro associati. Al fine di mantenere una concorrenza leale ed efficace, sono stati imposti alcuni limiti quantitativi. Nella proposta iniziale, la quantità era limitata al 3,5% della produzione totale dell’UE o al 33% della produzione totale nazionale di qualsiasi Stato Membro coinvolto nei negoziati. La Commissione Agricoltura del PE ha invece suggerito il compromesso del 3,5% del mercato UE e il 40% della produzione totale nazionale. Un emendamento del PE propone di consentire agli Stati membri la cui produzione risulta essere inferiore a 500.000 t di aumentare la percentuale di produzione nazionale al 75% (ciò vale solo per il Lussemburgo, Cipro e Malta).

Altri punti in discussione al CSA. Delega alla Commissione per le OP. Si tratta di un emendamento del PE inteso a garantire che la Commissione possa adottare misure speciali per evitare che le OP vengano penalizzate se superano la soglia del 33% in un solo anno. Questo emendamento non dovrebbe creare alcun problema per gli Stati Membri. Impatto del regolamento sulle cooperative. Paesi come l’Olanda, che hanno un sistema molto sviluppato di cooperative, hanno chiesto di non essere inclusi nell’ambito di applicazione del regolamento. La Commissione Agricoltura del PE chiede invece che le cooperative rientrino nella normativa. Scopo del testo dovrebbe essere quello di dare agli Stati Membri una maggiore flessibilità in applicazione del regime alle cooperative.

(Fonte Veneto Agricoltura Europa)

Quote latte, il recupero delle multe non sarà interrotto

“In relazione ad alcuni articoli di stampa apparsi in questi giorni, imprecisi se non addirittura fuorvianti, e relativi al recupero delle cosiddette quote latte, previste dal decreto legge approvato nel Consiglio dei ministri del 30 giugno, l’ufficio stampa del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestaliprecisa che le norme inserite nel provvedimento non interrompono l’azione di recupero delle multe già avviate da Equitalia”.  E ancora: “Le disposizioni prevedono soltanto il trasferimento delle cartelle esattoriali ad Agea perché provveda al recupero  dei crediti vantati dallo Stato sulla base delle azioni già avviate e in considerazione che Agea, essendo l’Organo pagatore nazionale, costituisce l’ente competente nel settore agricolo e lattiero-caseario”.

(fonte: Mipaaf – Ministero delle politiche agricole alimentari forestali)

Milleproroghe, Confagricoltura: “Sulle quote latte prove generali per un condono tombale a favore di chi ha deciso di non pagare”

“Sembrano le prove generali per un condono tombale e gratuito. Una sceneggiata che si potrebbe definire grottesca se non fosse uno schiaffo a tutti gli italiani onesti” questo il commento di Confagricoltura sull’approvazione in Senato dell’emendamento al “Milleproroghe” che ammette un’altra proroga, dopo quella decisa in Finanziaria, al pagamento della rata delle multe per lo sforamento sulle quote latte.

Rinvio perpetuo? “Dalle garanzie entusiastiche di risoluzione totale del problema e di assoluto rigore verso chi non avesse rispettato il sistema di rateizzazione varato dall’allora ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia – prosegue Confagricoltura – , si è passati ad una realtà di rinvio perpetuo, che irride ogni regola e si traduce in una amara beffa per gli allevatori che a prezzo di sacrifici pesantissimi hanno onorato ogni impegno” . Ma non è tutto: “Gli italiani devono aver ben chiaro che l’ammontare delle multe è già stato anticipato alla casse europee con i soldi delle loro tasse – sottolinea l’organizzazione agricola – e oggi questi soldi vanno a beneficio di pochi strafottenti privilegiati ai quali viene permesso di rimandare il pagamento di volta in volta, mentre non ci sono fondi per null’altro, dall’agricoltura alla ricerca, dalla Sanità alle forze dell’Ordine”.

Confidiamo nell’azione del ministro Giancarlo Galan, che sulla questione ha fatto sentire più volte forte e chiaro il suo sdegno, per un intervento decisivo all’atto del maxiemendamento sul “Milleproroghe” che il governo presenterà questa settimana. “Inoltre ci sono altre due considerazioni da fare, entrambi gravissime, sull’emendamento”, avverte Confagricoltura: “Innanzitutto gli importi a copertura del provvedimento appaiono spropositati alle esigenze e suggeriscono l’ipotesi che ci sia la volontà politica di rendere tombali le multe per gli splafonamenti. Poi c’è da osservare che, prevedendo per la copertura di questa spesa un taglio lineare dei fondi di tutti i ministeri, a pagare le multe saranno nuovamente tutti i cittadini italiani ai cui portafogli un drappello di allevatori che ha sempre operato in spregio alle regole è autorizzato a mettere mano”.

(fonte Confagricoltura)

Latte veneto: i dati 2010

Diminuiscono nel 2010 gli allevamenti da latte nel Veneto e si contrae in parte la produzione. Questo il dato principale che emerge dalle ultime ricerche sul lattiero-caseario dell’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura. Un lavoro che conferma sfortunatamente il trend negativo del settore iniziato con la campagna 2004/2005 (1.203.000 tonnellate prodotti nel 2003/04 e 1.106.000 nel 2009/10).

Nonostante ciò il comparto nel Veneto tiene; e si conferma terzo produttore nazionale di latte con una quota pari al 10% (40% la Lombardia e 16% l’Emilia Romagna). Un risultato apprezzabile considerati gli annosi problemi di mercato e la riduzione progressiva delle quotazioni del latte crudo alla stalla. Con picchi che hanno sfiorato il +50%, è anche cresciuta l’anno scorso la media regionale di produzione di latte per azienda, passata dai 1.765 quintali del 2003/2004 ai 2.607 (+60% a Treviso e Venezia). Un dato che, considerato che il numero di aziende è diminuito dalle 6.814 del 2003/04 alle 4.223 del 2009/10, spiega il processo in atto di concentrazione e progressiva industrializzazione rurale nella produzione del latte, mirante al contenimento dei costi e la redditività aziendale.

Vicenza la provincia regina nel totale della produzione regionale (30%), seguita sul podio da Verona (25%) e Treviso (15%). Il valore della produzione 2009 è stato di circa quattrocento milioni di euro pari al 10% di tutto il settore agricolo Veneto, in diminuzione rispetto al 2008, dovuto all’andamento negativo del prezzo del latte alla stalla. La “mandria” di vacche da latte è composta da poco più di 200.000 capi che coprono circa l’11% del totale nazionale. Le razze più presenti in regione sono la Bruna Alpina, la Pezzata Rossa e, soprattutto, la Frisona italiana che, con quasi 100.000 vacche, rappresenta quindi il 50% circa del patrimonio regionale. L’indagine di Veneto Agricoltura conferma inoltre che la maggior parte del latte veneto viene destinata alla caseificazione, per la produzione di formaggi tipici e a denominazione d’origine.

(fonte Veneto Agricoltura)

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)